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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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giovedì 21 giugno 2007
ore 16:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
www.informaminori.it Laboratorio Veneto sulla comunicazione dellinfanzia e delladolescenza
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giovedì 21 giugno 2007
ore 15:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Veltroni e il rischio del remake di Ilvo Diamanti
Forse non è entusiasta di "scendere in campo" così presto. Lontano (forse) dalle elezioni. In Italia, soprattutto, conviene sempre stare fuori. Assistere. Incombere. Essere chiamati in causa. Intervenire nel dibattito, esprimere una posizione, lanciare una parola dordine. Ma senza essere coinvolti. Fino allultimo minuto. Perché, quando prendi parte, la magia svanisce in fretta. Da "santo subito" si diventa "bersaglio". Di tutti. Avversari e soprattutto amici. Anche di quelli che prima incitavano a entrare nellagone, a spenderti in prima persona. A essere generoso. Però, è difficile per Walter Veltroni continuare a lungo a fare il predestinato che si schermisce. E attende, il più a lungo possibile, prima di esporsi. Per evitare il fuoco nemico e quello amico. Ormai, la corsa è lanciata. A ottobre gli elettori del Partito Democratico voteranno, direttamente, per il segretario. Non per un portavoce indicato da Prodi. O per qualche altra carica di scarso valore. Troppo seria la situazione in cui versano la maggioranza e il governo per alimentare ulteriormente la delusione degli elettori.
Il gioco, quindi, si fa duro. Perché in gioco cè la leadership futura e presente. Condivisa con - e contesa a - Prodi. Piero Fassino, al quale non può venire imputata mancanza di generosità, ha pensato bene di rompere lui gli, gli indugi. E ha candidato Veltroni. Da troppo tempo in attesa "sul bordo del fiume" , come ha osservato Salvatore Vassallo sul "Corriere della Sera". Lo ha costretto a nuotare. Ad affrontare le acque insidiose della contesa con gli altri candidati. Forse. Perché qui cè un problema ancora irrisolto. Veltroni, oggi, è davvero il più popolare fra i leader del centrosinistra. Non cè sondaggio che non lo veda largamente in testa, nelle scelte dei sostenitori e degli elettori del Partito Democratico. Se, però, intende confermare e perfino rafforzare questa posizione, non si può affidare a un referendum dallesito scontato. A un altro plebiscito. Come quello tributato a Prodi, alle primarie del 2005. A un altro rito collettivo intorno a un solo celebrante. Prodi è linventore e il testimone dellUlivo. Lunico ad avere sconfitto Berlusconi. E costretto ad abbandonare, nel 1998, non dagli avversari politici, ma dai presunti alleati. Veltroni no. E il sindaco di Roma. Un passato comunista definitivamente passato. Lontano. Perfino incomprensibile. Perché nulla, in lui, evoca quelleredità scomoda. Da cui lo distaccano, anzitutto, ragioni fisionomiche e di stile. Veltroni. duro nella sostanza e lieve allapparenza. Il più amato e atteso, dagli elettori dellUlivo e del PD. E, però, un leader fra altri leader. Per questo non può essere promosso e "trainato" dalle tradizionali logiche di partito. Da intese trasversali, fra segreterie. Che prevedano, magari, una sorta di ticket: lui alla segreteria di partito con un uomo della Margherita accanto. Per dire: Franceschini. E, per completare, il quadro, un altro, che raccolga la rappresentanza della "società civile". Non può. Ne uscirebbe indebolito. Un leader come altri della prima e, soprattutto, seconda Repubblica. Frutto di compromessi. Secondo laurea regola "cancelli". Perché i leader forti emergono sempre da lotte dure e aspre. Senza esclusione di colpi. Comè avvenuto (almeno fino agli anni Settanta) anche nella prima Repubblica, nei partiti di massa. Come avviene negli altri Paesi. Per dire: Sarkozy e Ségolène Royal non sono mica stati portati dagli altri leader di partito. Non Sarkò, che ha dovuto affrontare lopposizione irriducibile di Chirac. Non Ségò, che ha avuto contro tutti gli "elefanti" socialisti. Compreso il suo "compagno segretario", François Hollande. Che ne ha mal sopportato lascesa. Perché non sopportava il fatto di diventare il "segretario consorte". E in Inghilterra: Tony Blair, che, dal 1994, ha "conquistato" Labour e ne ha modificato la stessa identità, facendone un partito nuovo. Oggi, per dieci anni, "cede" il passo a Gordon Brown. Un successore che non ha scelto, non gli piace; e che, se non bastasse, sua moglie Chèrie detesta apertamente.
Non può, Veltroni, proporsi come il candidato necessario e predestinato. La sua legittimazione ne uscirebbe danneggiata. Se è bravo, carismatico e popolare - e indubbiamente lo è - deve sfruttare queste doti per "conquistare" il partito. Contro altri candidati disposti a sfidarlo. Candidati veri e credibili. I leader principali: Fassino, Rutelli, DAlema. Le eterne promesse, in attesa di essere promosse da un leader: Dario Franceschini ed Enrico Letta (bravi e preparati; ma, fin qui, perfetti come assistenti). Poi, i sindaci e i governatori del Nord: Chiamparino e Illy (aspetteranno un altro disastro elettorale per conquistarsi spazio politico?). E magari qualche grande firma di cui tanto si discute. E che tanto fa discutere. Montezemolo accanto a Monti. O viceversa. Se decidessero di "traghettare" il PD verso il centro, invece di attendere che la sinistra affondi lasciando aperto lo spazio di centro...
Una competizione vera, tra candidati veri, con progetti veri. Poche parole e poche idee, ma chiare e distinte. Per coinvolgere gli elettori del PD, galvanizzarli. Farli uscire dalla depressione che li ha attanagliati. Scoraggiati. La leadership del Partito Democratico, val bene una "lotta"; leale e aperta. E quindi dura. Selettiva. Altrimenti è difficile che gli elettori e i sostenitori del PD affollino di nuovo i seggi, per confermare una scelta già scritta. Per partecipare un nuovo plebiscito. A sostegno di un candidato pre-stabilito. Dalle segreterie dei partiti. E pre-annunciato. Dai giornali e dalle agenzie di sondaggi. E già avvenuto una volta. Allestire il remake, o peggio, le repliche di quello spettacolo, ancora nella memoria di tutti - come sa Veltroni, che è un cinefilo fine - è molto rischioso. Potrebbe risolversi in un flop.
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mercoledì 20 giugno 2007
ore 11:34 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 19 giugno 2007
ore 17:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Maturità, manca un prof su quattro Non ammessi il 4% degli studenti di SALVO INTRAVAIA
Fuga dalla maturità. Un commissario esterno su 4 si è ammalato è ha dato forfait. La notizia circolava da ieri, quando gli impiegati degli Uffici scolastici provinciali (gli ex provveditorati) sono stati invasi di fax e telegrammi di rinuncia. E a poche ore dalla prova scritta di Italiano, prevista per domani mattina, arriva lufficialità. "Secondo una stima del ministero - dice Mariangela Bastico, vice ministro della Pubblica istruzione ospite questa mattina di RepubblicaTv - il 25 per cento dei commissari esterni ha rinunciato. Ma non occorre allarmarsi, gli uffici scolastici sono attrezzati per effettuare tutte le sostituzioni. La cosa importante e che tutti i docenti siano al proprio posto entro lavvio degli esami".
Se il dato sarà confermato saranno oltre 10 mila i prof che non se la sono sentita, ufficialmente per malattia, di affrontare altre quattro settimane di lavoro. Infatti, al telegramma segue sempre un certificato medico di una settimana circa. Ma la sensazione è che la fuga non si è ancora arrestata visto che le comunicazioni di rinuncia continuano ad arrivare. Anche per questo il ministro Fioroni ha annunciato che saranno inviate vsite fiscali ai docenti che hanno presentato certificati di malattia.
Da Torino a Palermo, passando per Roma, Milano e Napoli il lavoro nei provveditorati agli studi è frenetico. Tra le grandi città, le situazioni più critiche si registrano, al momento, a Palermo e Roma dove la situazione è definita critica: 700 Esterni e 150 presidenti hanno gettato la spugna. In queste ore si sta provvedendo a sostituire i presidenti rinunciatari, che dovrebbero aggirarsi attorno a 500 e successivamente, ma sempre entro oggi, si provvederà alla sostituzione degli insegnanti di Italiano. Dopo si potranno nominare i prof delle seconde materie scritte: Latino al classico e Matematica allo scientifico. E solo in seguito verranno nominati gli altri insegnanti che completeranno le commissioni. Domani, quindi, non è detto che i 497 mila studenti che affronteranno la prova di Italiano conosceranno tutti i docenti che li esamineranno.
Ma non tutti stanno vivendo ore di batticuore per la notte prima degli esami. Quasi 20 mila studenti non ce lha fatta. "In base a un monitoraggio effettuato sull80 per cento delle scuole italiane - prosegue la Bastico - il numero degli ammessi agli esami è del 96 per cento". Cioè, quattro studenti dellultimo anno su 100 non sono stati considerati abbastanza preparati dai loro stessi professori e sono stati bloccati prima. Per loro si apre un altro anno si scuola e la speranza da parte delle famiglie di studiare di più. E il primo leffetto delle modifiche apportate dal Governo alla legge sugli esami di stato in cui è stata ripristinata lammissione agli esami. Tanto per avere unidea del cambiamento, il numero di non ammessi alla maturità - cui occorre sommare i bocciati - del 2007 supera i bocciati dellanno scorso: in tutto il 3,5 per cento.
E domani si parte con la prova di Italiano. Poi sarà la volta del compito scritto relativo allindirizzo di studio specifico e, dopo un paio di giorni di riposo, lunedì 25 sarà la volta della terza prova. Il vice ministro Bastico che ha scelto le tracce per gli esami tranquillizza gli studenti. "Lesame è improntato alla massima serietà ma non ci saranno sorprese né trappole". Insomma, chi ha studiato può stare sereno.
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martedì 19 giugno 2007
ore 16:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Wrestling a scuola, docente ferito MACERATA - Non bastavano i frequenti e sbalorditivi episodi di bullismo. Ora a scuola entra anche il wrestling. E a farne le spese è stato un docente di un istituto tecnico di Macerata, che ha dovuto subire una costola rotta e un mese di prognosi dopo essere stato accolto in maniera davvero particolare da due studenti che si sono improvvisati lottatori.
Al pari di Hulk Hogan i due ragazzi hanno atterrato con una mossa di wrestling il professor Luciano Norscini, 55 anni, di Porto Potenza Picena, insegnante di elettrotecnica. Una mossa tanto dura da avergli procurato una frattura alla costola, costringendolo a casa per un mese. Il docente dellIpsia di Macerata, sezione distaccata dellistituto professionale di Corridonia, ha presentato una denuncia anche se ha atteso la fine dellanno scolastico prima di rivolgersi ai carabinieri. In un certo senso è stato riguardoso nei confronti dei due studenti: il ritardo nella presentazione della denuncia è motivato dal fatto di voler evitare che ai due ragazzi fosse impedito di sostenere lesame di maturità.
Il fatto risale al 23 marzo scorso. Secondo il docente, assistito dallavvocato Massimo Pistelli, è stato un episodio di bullismo, per giunta ripreso dai soliti videofonini. I due studenti, che in questi giorni sono impegnati con gli esami di Stato, non hanno ricevuto alcuna notifica e quindi non hanno nominato ancora dei legali. La loro tesi difensiva - riferiscono alcuni compagni - è che si è trattato soltanto di uno scherzo. E sembrano inclini a ridimensionare lepisodio anche alcuni colleghi dellinsegnante, che parlano di una «stupidaggine eccessivamente gonfiata».
In realtà anche i colleghi del docente e il preside smontano un po il caso. «A suo tempo - ha spiegato il preside - ci siamo occupati dellepisodio e nella relazione del direttore della sede di Macerata si spiega che il professore stava scherzando con i ragazzi del quinto anno. Era un venerdì ed erano gli ultimi minuti dellultima ora. Stavano provando una mossa di wrestling quando il docente, nel tentativo di divincolarsi, ha sentito questo dolore costale». Però il docente non la pensa proprio così. Anche perché dietro la denuncia cè un mancato rimborso da parte dellInail: il prof sostiene che, visto che sia lente sia lassicurazione della scuola non hanno ravvisato gli estremi per il risarcimento al danno subito, non ha visto altra strada per risolvere la questione che rivolgersi alla magistratura. Nella denuncia, ha spiegato di aver notato alcuni ragazzi della quinta classe che facevano finire a terra un compagno di scuola con delle mosse di wrestling, in fondo allaula, verso la fine della lezione. Episodi ricorrenti, secondo linsegnante, con una vittima diversa ogni volta, indicata da un «capetto». «Ho chiesto a uno di loro, quello che indicava agli altri il compagno da attaccare, come mai lui non veniva atterrato mai - ha spiegato - Lui ha risposto che avrebbe atterrato anche me». Il docente si sarebbe volontariamente sottoposto alla prova. «Il ragazzo ha chiamato gli altri ad aiutarlo, ma solo uno lha seguito mentre il resto della classe tirava fuori i cellulari per riprendere la scena». Afferrato dai due ragazzi alla schiena e a una gamba, il professor Norscini racconta di aver perso lequilibrio, aggrappandosi a uno degli studenti e avvertendo «un dolore fortissimo al torace». Il referto del pronto soccorso parla di infrazione alla settima costola anteriore sinistra.
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martedì 19 giugno 2007
ore 09:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 18 giugno 2007
ore 17:55 (categoria:
"Vita Quotidiana")
In arrivo un giro di vite per i docenti condannati di SALVO INTRAVAIA
ROMA - "Da lunedì alla Camera emendamenti per rendere più rigoroso sistema sanzionatorio del personale della scuola". Lannuncio è dello stesso ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, che ha avviato una serie di provvedimenti che inaspriranno le sanzioni disciplinari per i dipendenti condannati dalla giustizia ordinaria. Insomma niente più impunità per tutti coloro, insegnanti, bidelli e dirigenti scolastici che si sono macchiati, e si macchieranno, di reati gravissimi come quello di pedofilia.
Fioroni precisa che la relazione della Corte dei conti citata da alcuni organi di stampa "è stata presentata ad aprile 2006 e fa riferimento a dati acquisiti nel periodo 2001-2005". Ma proprio "in considerazione della gravità dei fatti riportati nella relazione, pur esigui nel numero per quanto riguarda il settore scuola" che conta un milione di dipendenti il ministro ha deciso di prendere provvedimenti.
Il fatto è che la giustizia sarebbe un po troppo lenta, tanto che lo scorso dicembre il ministro ha emanato una circolare. "Ma per rimuovere gli ostacoli di natura legislativa e contrattuale - spiega il titolare del dicastero di viale Trastevere - che ancora oggi impediscono lefficacia e la tempestività delle sanzioni disciplinari, è stato necessario predisporre emendamenti al disegno di legge Norme urgenti in materia di istruzione che verranno presentati già lunedì prossimo alla Camera e contestualmente avviare una revisione del contratto collettivo di lavoro insieme alle parti sociali".
Tra i punti qualificanti "per semplificare e snellire il procedimento disciplinare, proprio alla luce delle osservazioni formulate lanno scorso dalla Corte dei Conti, si elimina la natura vincolante del parere di "organi collegiali consultivi" (Collegio dei docenti, Consiglio scolastico provinciale e Consiglio nazionale della Pubblica istruzione, ndr) e si introduce un termine di 30 giorni entro il quale dovrà essere reso il parere. Decorso tale termine lamministrazione potrà comunque procedere, cosa che oggi non è possibile".
Inoltre, "si prevede un termine stringente non superiore a 90 giorni entro il quale chiudere il procedimento disciplinare e, infine, si introduce una norma che semplifica la possibilità di adottare provvedimenti di sospensione di urgenza del personale della scuola nel caso in cui sussistano ragioni collegate a gravi fattori di turbamento dellambiente scolastico e di pregiudizio del rapporto fiduciario tra scuola e famiglia". Unaltra novità riguarda i rapporti tra procedimenti penali e procedimenti disciplinari. Il governo ha presentato un apposito provvedimento legislativo "finalizzato a recepire le indicazioni della Corte per evitare che lungaggini e farraginosità burocratiche impediscano la tempestiva applicazione delle sentenze penali".
Secondo la Corte sono troppi i docenti condannati per gravi reati penali ancora in cattedra. Tra il 2001 e il 2005, "su un campione di 47 condanne (per reati a sfondo sessuale su minori, ndr) passate in giudicato la certezza della espulsione dalla amministrazione, se non addirittura dal solo insegnamento, si ha solo nel 50 per cento dei casi", si legge nella relazione. Metà dei docenti, dei bidelli e degli addetti alle segreterie condannati per reati a sfondo sessuale spesso nei confronti degli stessi alunni, dopo avere scontato blande o addirittura nessuna sanzione disciplinare sono rimasti al proprio posto, percependo regolare stipendio ma, soprattutto, restando nello stesso ambiente dove si sono consumati i delitti.
Sotto accusa gli organismi consultivi (i Consigli scolastici provinciali e il Consiglio nazionale della pubblica istruzione) a prevalente composizione sindacale - ma anche i Centri servizi amministrativi (gli ex provveditorati) e le direzioni scolastiche regionali - che, nel comminare le sanzioni nei confronti del personale della scuola, svolgono un ruolo di primo piano. Nel corposo documento di 75 pagine oltre dieci sono dedicate agli "esiti dei reati di violenza sessuale negli istituti scolastici".
Nel capitolo dedicato alla scuola cè di tutto: docenti che dopo avere violentato le proprie alunne sono stati trasferiti ad altra sede e bidelli cui è stata inflitta una sospensione dal servizio di dieci giorni di sospensione e successivamente reintegrati. O ancora, presidi corrotti che se la sono cavata con pene risibili di fronte ai pesanti capi dimputazione contestati dalla giustizia penale.
Un esempio per tutti, fra quelli contenuti nella relazione. Il prof STOB, vicepreside di un liceo toscano, è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione "perché riconosciuto colpevole di aver compiuto - nellarco temporale 1990/1993 - numerosi atti di libidine violenti nei confronti di diverse alunne. Il tutto dopo averle convocate nellufficio di presidenza del Liceo ovvero nella pubblica via, allinterno di una autovettura". Nel 2001, il provveditore agli studi di Firenze decide di archiviare il caso, e non procedere disciplinarmente nei confronti del docente. Motivo? "Nel notevole lasso di tempo che è ormai trascorso dalle circostanze che diedero luogo al procedimento penale, con la conseguenza che la continuazione dellazione disciplinare stravolgerebbe le finalità che sono connaturate allistituto. Si deve, inoltre, dare atto della considerazione che meritano le attestazioni e lapprezzamento per il particolare e notevole impegno profuso in questi anni come collaboratore del capo dIstituto e responsabile dei vari settori del Liceo", scrive il provveditore di allora. Gli atti di libidine violenta ci sono stati ma nel frattempo il prof è stato "impeccabile" e allora niente punizione.
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lunedì 18 giugno 2007
ore 12:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Usa, morire con una risata: il condannato cerca battute di VITTORIO ZUCCONI
MORIR dal ridere, in faccia al boia che sta per giustiziarti, armato soltanto di unultima battuta per esorcizzare il terrore. Il classico morto che cammina della letteratura abolizionista diventa il "morto che ride", nel penitenziario del Texas dove Patrick Knight sarà ucciso tra una settimana, alle ore 18.00 del 26 giugno, confortato dalle barzellette sullesecuzione che ha chiesto di mandargli per confortarlo e "ridurre un po la tensione". Non fiori, non opere di bene, non preci né veglie con flebili e inutili lumini fuori dal carcere, ma unultima, macabra risata. Prima dello stantuffo nel braccio di un uomo che non chiede requiem, ma barzellette per lassassino.
Patrick Knight ha trascorso 16 dei suoi 39 anni nel braccio della morte del carcere di Polunsky, nel sud del Texas alle porte di Houston, lo stato leader nella produzione di omici legali. Il trasferimento ad altro incarico nel 2001 dellexecutioner in chief, del boia in capo George W. Bush che rimane tuttora insuperato nella classifica della forca con un totale storico di 152 esecuzioni e nessuna commutazione, ha ridotto il lavoro per gli addetti alla siringa.
Ma il Texas continua a rimanere primo fra gli Stati Uniti, e dunque nel mondo, fra le 68 nazioni come Cina, Sudan, Yemen, Iran, Iraq, Cuba, Corea del Nord, Botswana, Arabia Saudita, Siria, Somalia, Mongolia, Uganda e Guinea Equatoriale e altri templi dei diritti umani e civili, dove la pena capitale è ancora considerata legittima e praticata.
Knight sarà lottavo in questo 2007, ma certamente il primo nella storia del patibolo ad avere trascorso gli ultimi giorni della propria vita non a diffondere petizioni, a chiedere pietà, a convertirsi a una fede tardiva, a implorare commutazioni e neppure a proclamare ingiustizie.
Il suo crimine, luccisione ad Amarillo, sempre nel Texas, per rapina e per droga, dei coniugi Walter e Mary Walker nel 1991, è fuori discussione. Li uccise lui, dopo averli torturati, per rubare la loro automobile, lha ammesso e ha accettato la pena estrema. Ma vuole negare allo stato e al sistema giudiziario che lo sopprimerà la soddisfazione delle lacrime e della paura. "Io vi riderò in faccia".
Poiché ai detenuti nei penitenziari più duri, e soprattutto nei raggi della morte, è proibito possedere un computer, per aprire il suo sito di humor nerissimo ha chiesto laiuto di un amico, che raccoglie le barzellette sul sito di MySpace e le recapita in carcere. Knight le sta selezionando e per la scelta finale, quella del passo daddio prima che si abbassi il sipario nella stanzetta dove gli saranno iniettati in vena i tre cocktail letali e dolorosissimi, secondo le più recenti inchieste, utilizzerà una giuria di suoi pari, gli altri condannati che hanno appuntamento - si dice così nel gergo dellultima stazione, date, come per un appuntamento damore - con il boia.
Lispirazione gli è venuta dal classico Dead Man Walking, il morto che cammina, della suora Helen Prejean, ma adattato. "Io voglio essere il dead man laughing", il morto che ride.
La messe di barzellette e di battute raccolta finora è modesta, ammesso che si possa davvero ridere con un omicida, per lo più ispirata al comprensibile odio per la professione legale, la giurisprudenza e il sistema giudiziario che in ogni carcere è merce standard e negli autori che hanno offerto il loro contributo si avverte un certo rancore per la legge. "Che cosa fanno mille giudici incatenati a un blocco di cemento sul fondo delloceano? Un buon primo passo". "Perché gli avvocati vorrebbero far sesso con i loro clienti detenuti? Per potere chiedere una doppia parcella".
Altre sono riciclaggi di vecchie barzellette ispirate al gallows humor, allo spirito della forca che in questa terra di giudici spicci e di cappi gettati attorni ai rami più robusti della frontiera ha una lunga tradizione. Abbondano le variazioni sul motivo maschilista delle bionde stupide, nella gag della rossa, della bruna e della bionda condannate a morte che devono essere uccise su una sedia elettrica difettosa. Fino a quando la bionda si spazientisce e cinguetta: "Ho trovato io il guasto e ve lo aggiusto".
Rari lettori di classici suggeriscono le ultime parole famose di Charlie Chaplin sul letto di morte, che al prete che chiedeva al Signore di avere pietà della sua anima sussurrò: "E perché non dovrebbe? Dopotutto appartiene a Lui" e una suora di evidente buona cultura offre la citazione del martire cattolico Tommaso Moro, che, spinto dal boia su un patibolo traballante gli disse: "Per favore mi aiuti a salire, che poi a scendere ci penso da solo".
La barzelletta o la battuta prescelta dalle giuria dei dannati sarà declamata ad alta voce dal morituro, quando già sarà legato alla barella nella stanza dellesecuzione e nessuna legge può impedirglielo. Il diritto di pronunciare un ultimo messaggio è garantito e di solito consiste in richieste di perdono, affermazione di amore per i propri cari, estreme e vane proteste di ingiustizia suprema, "voi uccidete un innocente", che non turbano gli addetti ai lavori.
Turbati invece, e fortemente, da questa tragica irriverenza, sono molti texani, da questo gesto che pare un rifiuto sfrontato di contrizione per un delitto confessato e orribile e una mostruosa mancanza di rispetto per i parenti dei coniugi trucidati. Lo sceriffo della contea dove avvenne il massacro ha chiesto al giudice di vietare a Patrick Knight lo sberleffo macabro, ma il giudice ha risposto che il giustiziando ha il diritto di dire quel che vuole, anche "lultima sul morto che ride". E che nel suo caso, sarà proprio lultima.
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lunedì 18 giugno 2007
ore 11:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 16 giugno 2007
ore 13:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La bandiera della laicità MICHELE SERRA
Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nellisolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico. Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.
Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e perfino elementare dei princìpi repubblicani: quello delluguaglianza dei diritti. Luguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale. Ci andrei perché ho il fondato timore che la nuova casa comune dei democratici, il Pd, nasca mettendo tra parentesi questo principio pur di non scontentare la sua componente clericale (non cattolica: clericale. I cattolici sono tuttaltra cosa).
Ci andrei perché gli elettori potenziali del Pd hanno il dovere di far sapere ai Padri Costituenti del partito, chiunque essi siano, che non sono disposti a votare per una classe dirigente che tentenni o peggio litighi già di fronte al primo mattone. Che è quello della laicità dello Stato. Una piazza San Giovanni popolata solamente da persone omosessuali e transessuali, oggi, sarebbe il segno di una sconfitta. Le varie campagne clericali in atto tendono a far passare lintera questione delle convivenze, della riforma della legislazione familiare, dei Dico, come una questione di nicchia.
Problemi di una minoranza culturalmente difforme e sessualmente non ortodossa, che non riguardano il placido corso della vita civile di maggioranza, quella della "famiglia tradizionale". Ma è vero il contrario. Lintero assetto (culturale, civile, politico, legislativo) dei diritti individuali e dei diritti di relazione riguarda il complesso della nostra comunità nazionale. La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti.
Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio. E i peccati di orgoglio sono comunque meno dannosi e dolorosi delle umiliazioni e dellautonegazione. E se la piazza dovesse essere dominata soprattutto da questi siparietti, per la gioia di cameraman e cronisti, la colpa sarebbe soprattutto degli assenti, che non hanno capito che piazza San Giovanni, oggi, è di tutti i cittadini. Se ci sono pregiudizi da mettere da parte, e diffidenze "estetiche" da sopire, oggi è il giorno giusto. Ci andrei, infine, perché in quella piazza romana, oggi, nessuno chiederà di negare diritti altrui in favore dei propri. Nessuno vorrà promuovere un Modello penalizzando gli altri. Non sarà una piazza che lavora per sottrazione, come quella rispettabile ma sotto sotto minacciosa del Family Day. Sarà una piazza che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla.
Nessuna "famiglia tradizionale" si è mai sentita censurata o impedita o sminuita dalle scelte differenti di altre persone. Nessun eterosessuale ha potuto misurare, nel suo intimo, la violenza di sentirsi definire "contro natura". Chi si sente minacciato dallomosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è perfino qualcosa di più del concetto di laicità.
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