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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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sabato 4 novembre 2006
ore 12:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



Torsello ha lasciato l’Afghanistan
Fra poche ore il rientro in Italia



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venerdì 3 novembre 2006
ore 11:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



Se vi fosse acqua
E niente roccia
Se vi fosse roccia
E anche acqua
E acqua
Una sorgente
Una pozza fra la roccia
Se soltanto vi fosse suono d’acqua
Non la cicala
E l’erba secca che canta
Ma suono d’acqua sopra una roccia
Dove il tordo eremita canta in mezzo ai pini
Drip drop drip drop drop drop drop
Ma non c’è acqua

Chi è il terzo che sempre ti cammina accanto?
Se conto, siamo soltanto tu ed io insieme
Ma quando guardo innanzi a me lungo la strada bianca
C’è sempre un altro che ti cammina accanto
Che scivola ravvolto in un ammanto bruno, incappucciato
Io non so se sia un uomo o una donna
- Ma chi è che ti sta sull’altro fianco?

Cos’è quel suono alto nell’aria
Quel mormorio di lamento materno
Chi sono quelle orde incappucciate che sciamano
Su pianure infinite, inciampando nella terra screpolata
Accerchiata soltanto dal piatto orizzonte
Qual è quella città sulle montagne
Che si spacca e si riforma e scoppia nell’aria violetta
Torri che crollano
Gerusalemme Atene Alessandria
Vienna Londra
Irreali

Una donna distese i suoi capelli lunghi e neri
E sviolinò su quelle corde un bisbiglio di musica
E pipistrelli con volti di bambini nella luce violetta
Squittivano, e battevano le ali
E strisciavano a capo all’ingiù lungo un muro annerito
E capovolte nell’aria c’erano torri

Squillanti di campane che rammentano, e segnavano le ore
E voci che cantano dalle cisterne vuote e dai pozzi ormai secchi.

(Eliot, "Cosa disse il tuono")


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giovedì 2 novembre 2006
ore 18:59
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 2 novembre 2006
ore 13:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



La scuola degli alunni ’fantasma’
truffa nel siracusano: 58 indagati

Gli alunni non c’erano, i registri erano falsi e addirittura compilati, in alcuni casi, con inchiostro simpatico, così da poter essere modificati in qualunque momento, anche gli insegnanti erano presenti, ma per finta, molti infatti si assentavano, anche per lunghi periodi dell’anno, e, però, grazie, a certificati di medici compiacenti, la loro presenza era assicurata.

Questi sono alcuni degli elementi che, secondo la guardia di finanza Augusta (Siracura), facevano dell’istituto scolastico privato "Montessori" di Priolo, nel siracusano, una scuola molto particolare. Le irregolarità sono state scoperte al termine di una lunga indagine che ha consentito di raccogliere un corposo fascicolo fatto di testimonianze e documentazione.

Sarebbe così emerso che le prime classi dell’istituto venivano composte all’insaputa di molti iscritti e che i nominativi in qualche caso appartenevano addirittura a persone residenti in altre regioni italiane. Inoltre agli insegnanti venivano rilasciati attestati di servizio in cambio di stipendi bassi e in qualche caso inesistenti.

Al termine dell’inchiesta gli indagati sono 58. Nel mirino degli inquirenti sono finiti, oltre ai dirigenti, anche gli stessi insegnanti e il personale amministrativo. Ora devono rispondere, a vario titolo, di associazione a delinquere, falso in atto pubblico e false dichiarazioni a pubblico ufficiale. L’attività illecita serviva a giustificare la percezione dei contributi pubblici concessi alle scuole private.


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giovedì 2 novembre 2006
ore 10:59
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 2 novembre 2006
ore 09:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



Calcio balilla, il mito che non perde mai
Dall’oratorio oggi è un vero sport
di MAURIZIO CROSETTI

Quel fortissimo clack. E poi sentire la manopola un po’ morbida, l’impugnatura tra le dita. E il rumore che fa la pallina quando viaggia nella pancia del calcio balilla, dopo il gol. Palla contesa, palla alla difesa. Le cento lire incastrate nell’asta col pomello, perché si possa giocare all’infinito senza pagare. E il segnapunti, e le palline che schizzano e volano. Ma rullare non si può, i ganci invece sì.

Mentre tutto il mondo cambiava, il calcio balilla no. Un ometto in porta, due in difesa, cinque a centrocampo, tre in attacco. Rossi contro blu. Pettinati con la scriminatura, come se avessero la brillantina. Undici rodolfi valentini impomatati che simulano la partita di pallone incollati alle loro aste lucenti, e si gioca saltellando da una manopola all’altra (se si è due contro due), oppure a coppie tenendo strette le proprie, io in attacco, tu in difesa che poi ci scambiamo. Da mezzo secolo. Nei bar, all’oratorio, nelle comunità, a casa, in carcere, negli ospedali. E da venerdì, al "Palais" di Saint Vincent, Valle d’Aosta, in gara per un titolo mondiale: 36 nazioni, 50 giocatori, la più brava del mondo è italiana e si chiama Samantha Di Paolo.

"Ho imparato nel bar di mia mamma, avevo nove anni e salivo sulla sedia altrimenti non ci arrivavo. Mi alleno cinque ore al giorno, ma se dico che il calcio balilla è uno sport mi ridono dietro. Ritmi da professionista e guadagni da dilettante: è già tanto se ti copri le spese. Eppure è sport, eccome. Servono forza, testa, destrezza, fortuna. E magari, trovandolo, anche uno sponsor".

In Italia abbiamo 18 mila tesserati e milioni di praticanti. I campioni si mettono il talco sulle mani, come i ginnasti, e spruzzano grasso liquido sulle aste per farle scorrere meglio. C’è anche una Federazione, con un responsabile sportivo (Roberto Giovannini, pure lui in gara a Saint Vincent) che dice: "Il calcio balilla piace perché è rimasto quello di sempre, con 50 centesimi giochi una partita al bar, e se vuoi comprartene uno ti dura tutta la vita: sono indistruttibili".

I migliori li fabbricano a Pozzolo Formigaro, provincia di Alessandria (costo medio, da 300 a 900 euro). La ditta si chiama Garlando, tutto cominciò negli Anni 40 quando il pioniere Renato, artigiano, andò a lavorare per un bizzarro marsigliese di nome Marcel Zosso. Costui si era messo in testa di costruire "bigliardini" (però il nome ufficiale è quell’altro, un po’ fascista, dove balilla sta per ragazzo, omino). Renato Garlando si mise in proprio nel 1954, e adesso l’azienda produce 30 mila pezzi l’anno per 10 milioni di euro di fatturato e una sessantina di dipendenti. "Esportiamo anche in Cina, ma due terzi della produzione è per i privati" spiega Francesco Belletti, direttore commerciale. "Si gioca tanto in casa, e il boom l’abbiamo avuto proprio negli anni dei videogiochi. Forse perché il calcio balilla è così fisico, materiale, non è virtuale, ci giochi con altre persone, è tutto il contrario rispetto alla solitudine delle PlayStation".

L’oggetto è sempre quello dell’oratorio, con la pallina da recuperare con la mano. Però è un’illusione ottica. La forma e il senso del gioco sono eterni, i materiali no: oggi si usano "legni stabilizzati" (termine tecnico, "Mds"), gli ometti sono stampati direttamente sui tubi d’acciaio cromato con tecniche coperte da segreti industriali, perché guai se il giocatore poi "slitta". Legno, metallo, plastica (le palline bianche sono di polipropilene) per assorbire forza e gesti classici: il corpo che si appoggia all’asta eppure lei non si piega, nel gran colpo del polso goleador. Il mobile invece si sposta, prende a viaggiare come una zattera su quell’oceano in tempesta che è la partita, e qui bisogna parlare di regole. Diverse, stranamente, tra Italia e resto del mondo. Noi siamo più severi e vietiamo il doppio tocco, cioè il gancio, mentre all’estero ammettono passaggi, passetti, stop e tiri, trascinate e "virgole" (gli americani, sempre esagerati, hanno persino inventato il calcio balilla con tre portieri). "Per mia fortuna vivo in Svizzera" dice Samantha la campionessa "e mi alleno contro i maschi con le regole dei mondiali". Anche per questo è di nuovo favorita, mentre il più forte in assoluto è un belga, Frederic Collignon, che si porta a casa 200 mila euro all’anno.
Guadagnano bene solo i fuoriclasse, e solo se maschi: una cosa antica non può che essere maschilista. Invece il senso generale è più democratico, si comincia a gareggiare ufficialmente a sei anni e si prosegue fino a sessanta e oltre. Ed è anche una guerra commerciale. I soliti cinesi fabbricano montagne di calcio balilla giocattolo, però quelli super non hanno ancora imparato a farli. In compenso, noi italiani abbiamo inventato il bigliardino sponsorizzato, cioè tappezzato di scritte ed esposto nei locali pubblici. Non è tanto romantico, ma fa girare soldi e qualcosa bisogna pure concedere.
Tanto, nel cuore del gioco, non c’è commercio capace di cancellare quel favoloso e remotissimo clack.


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mercoledì 1 novembre 2006
ore 18:26
(categoria: "Vita Quotidiana")



L’Iraq in rotta verso il caos in un grafico del comando Usa

Un paese che si avvicina gradualmente
al caos, e si allontana sempre di più dalla pace: è questa l’immagine della situazione irachena, sintetizzata - in un grafico - dagli esperti militari americani. Uno schema colorato utilizzato ad un briefing del Comando centrale degli Stati Uniti due settimane fa, il 18 ottobre scorso; documento a uso esclusivamente interno (e proprio per questo interessante), che però è stato intercettato dal New York Times. E pubblicato, oggi, sul suo sito.

Come spiega il quotidiano, il documento consente di avere la visione di come i comandi militari giudichino (realisticamente, cioè in maniera molto negativa) la situazione e l’evolversi della guerra in Iraq, in particolare in riferimento all’escalation delle cosiddette "violenze settarie": cioè quelle compiute da specifici gruppi (etnici, religiosi, o di altra natura).

E dunque, in quest’ottica, vediamo come l’Iraq si stia sempre più rapidamente allontanando dalla pace. Nel grafico, infatti, una situazione di relativa tranquillità è contrassegnata (nel lato sinistro della tavola) dal colore verde. Poi però la linea - cioè l’evolversi degli eventi sul teatro iracheno - va avanti, e cambia colore: si passa al giallo e poi all’arancione, man mano che aumentano gli scontri. Fino a tendere al rosso, cioè al caos completo.

Il grafico mostra che tra gli episodi che hanno segnato una brusca accelerazione, dal verde verso il rosso, c’è l’attentato di febbraio a Samarra contro la moschea sciita. Con un ulteriore peggioramento proprio nel mese di ottobre appena trascorso, segnato da attacchi sanguonosi e da grandissima tensione, nonostante l’azione lanciata dagli Usa per cercare di arginare la violenza.

Quanto ai parametri utilizzati per misurare il livello di conflittualità, e dunque il caos incombente, c’è da dire che gli esperti americani hanno valutato anche fattori come l’inefficacia della polizia irachena e l’alternante influenza di figure politiche e religiose moderate, piuttosto che criteri più tradizionalmente militari, come la forza delle milizie nemiche e il controllo del territorio. E naturalmente gli omicidi, le esplosioni "spontanee" di violenza, e così via.

L’analisi, con relativo schema colorato, è stato messa a punto da una divisione mlitare che si occupa di intelligence, e che è diretta dal generale John P. Abizaid. L’uomo che, lo scorso agosto, avvertì pubblicamente dei rischi di una vera e propria guerra civile irachena.


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martedì 31 ottobre 2006
ore 16:37
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 31 ottobre 2006
ore 16:37
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 31 ottobre 2006
ore 16:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



Radicali, scontro Pannella-Capezzone
di Luca Gelmini

Poteva capitare solo ai radicali. In quale altro partito del globo terracqueo i panni sporchi si lavano in pubblico? Tra i pannelliani accade questo e altro. Accade cioè che una delicata riunione, ufficialmente a porte chiuse, si trasformi in una micidiale resa dei conti tra il leader storico e il suo delfino. Il tutto strombazzato sul sito della radio del partito (che è poi andato in tilt per i troppi contatti, guarda l’integrale). Senza censure, ci mancherebbe: altrimenti che radicali sarebbero.

IL DUELLO - A pochi giorni dal congresso (a Padova da giovedì), lo scontro sotterraneo che da settimane contrappone Pannella da un lato e Capezzone dall’altro esplode così sul web. Il diverbio (ripreso oggi anche dal Giornale) è duro, senza sconti come nello stile di via Torre Argentina. La direzione è quella del 26 ottobre. Capezzone versus Pannella è un lungo duello che dura due ore, a base di parolacce in romanesco, sospetti e accuse reciproche. Col giovane segretario, a un passo dall’addio (l’assise veneta dovrebbe infatti ufficializzare l’incoronazione di Rita Bernardini, attuale tesoriere e fedelissima di Pannella), che rivendica il lavoro compiuto in cinque mesi: «Noi - anzi mi permetto di dire io - le ho azzeccate tutte: l’agenda Giavazzi, la legge Biagi, il tavolo dei volenterosi», sbotta Capezzone. E invece - si lamenta con Pannella - «vengo destituito» con una gestione autolesionistica, «da Tafazzi». E ancora: «Sembra che il calo degli iscritti sia colpa di quello stronzo di Capezzone. Io sono presidente di questa cazzo di commissione (quella delle Attività produttive ndr), grazie a te, Emma e alla baracca radicale, ma...». Quindi il grido morettiano: «Smettiamola di farci del male». E rivolto a Marco: «Domenica hai fatto un’ora di trasmissione per farmi un culo così». «Perché - invoca Capezzone - ti devi infilare nel cliché più stupido, quello di Pannella che divora i suoi figli?». Replica immediata: «È da 20 anni che non mi faccio spaventare da questo». Pannella si scalda: «Ma aooh? Ti credi davvero di essere il grande stratega mentre gli altri sono degli stronzi?». Capezzone prova a ricucire: «Io sono calmo e tu no, sto facendo esercizi buddisti per non perdere la calma». E quell’altro di rimando: «Non cambiare le carte in tavola, dici menzogne». Capezzone non molla: «Ho aperto dei varchi mediatici con campagne che mi sono inventato io». Pannella: «Qualche ideuzza ti è venuta anche da noi...».

SUL WEB - «Ma noi siamo gli unici - attacca il segretario - che in 5 mesi non hanno mai creato un problema al governo Prodi, avendone una caterva così. Sui Pacs, sull’eutanasia, sul testamento biologico, sui diritti civili, ci stanno prendendo per il culo». Di seguito: «Mentre tu al congresso dell’anno scorso dicevi indulto, indulto, indulto, io ribattevo con Pacs, droga e Giavazzi». «Ci stiamo cespuglizzando» è l’accusa di Capezzone, al quale non è neanche andata giù la maniera con cui è stato segato dal governo Prodi il tavolo dei volenterosi: «Se l’avesse fatto Berlusconi, avremmo avuto l’Italia in rivolta contro il porco fascista». Pannella gli rinfaccia: «Se dipendeva da te, la Rosa nel pugno era già chiusa». E Capezzone se la piglia allora con l’alleato dello Sdi: «Basta con la fregnaccia di Boselli che "perdiamo peso politico", lo perde lui che non l’ha mai avuto. Gli è stata regalata la possibilità di aprire una vertenza al giorno, e stronzo com’è, non l’ha mai fatto». Ma è il rapporto ormai usurato con Pannella che tiene banco. «E’ indice di un malanimo che non capisco. Ma io ho per te affetto e rispetto» tende la mano Capezzone. «Io ho il malanimo - ribatte Pannella - e lo esprimo». Capezzone: «Io sono calmo». Pannella: «Sì, lo sappiamo che dormi solo tre ore...». A quel punto prende la parola Emma Bonino, rimasta silente fino ad allora e sollecitata ad intervenire da Pannella.
«Se il gioco è tra governativi è movimentisti non mi sta bene. Se uno non fa tre dichiarazioni al giorno contro il governo, è succube? Ma dai!» sbotta il ministro. «Caro Daniele - polemizza Emma - non basti da solo, anche se sei bravissimo. Anch’io nel mio piccolo...». E le scappa un pesante improperio che Oltretevere non gradiranno.

LE REPLICHE - Quando il bubbone è scoppiato, Pannella decide di intervenire ai microfoni di Radio Radicale: «È il modo per rianimare il nostro soggetto politico, quello che è e quello che ci unisce». Quanto a Capezzone, «l’ho dovuto difendere contro le antipatie e le critiche anche giuste, dicendo "guardate che questo è uno di grande valore", di cui occorre fare tesoro. Naturalmente - fa notare Pannella - poi per il carattere di Daniele è tutto scontato, questo non è nulla. Poi, magari, uno gli dice che ha un neo sulla punta del naso e si incazza. Pannella conclude guardando a Padova: «Mi dicono che nel congresso ci saranno anche quelli che vengono a difendere Daniele e le democrazie, ben vengano». Capezzone in una nota nella quale ribadisce che è pronto a rinunciare al suo incarico di segretario perché «è naturale che vi sia un ricambio» si dice «fiero del fatto che il nostro sia un partito aperto, dove le discussioni sono conoscibili e giudicabili da tutti. Non solo non mi dispiace ma lo rivendico come metodo».


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