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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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sabato 21 ottobre 2006
ore 10:01
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lo sfogo di Clio Napolitano: "Che formalismo sul Colle"
di MICHELE SERRA

BISOGNEREBBE essere nei panni di Clio Bittoni Napolitano, attuale padrona di casa al Quirinale, per capire quali siano, nel dettaglio, le "formalità" alle quali fatica ad abituarsi, lei normale cittadina per una vita intera, nel suo nuovo e prestigioso ruolo di prima signora della Repubblica.

Ma basta essere italiani per intuire che questa confidenza, fatta a un gruppo di studenti di scuola media, contiene una diffidenza decisamente "moderna" per la visione barocca e controriformista del potere che è tipica del nostro Paese. (E a Roma, non per merito o per colpa ma semplicemente per retaggio storico, gronda da ogni muro di palazzo).

Con malizia assolutamente politica, la signora Clio ha del resto specificato che bersaglio della sua educata insofferenza è "quella retorica che era propria del papato e della monarchia", ricordando ai suoi giovanissimi interlocutori che l’impegnativa magnificenza del Quirinale era a misura dei papi e dei re, dunque non della Repubblica... Di più, ha aggiunto che la pompa del cerimoniale appartiene alle "abitudini" di quel Palazzo, ma non è prevista da alcuna legge e soprattutto non dalla Costituzione.

Pur se toni e intenzioni erano più che garbati, non si può certo dire che l’esordio in un dibattito pubblico della signora Clio sia stato sfuggente o ipocrita. Ha parlato come una cittadina italiana di solida cultura democratica, e di lunga esperienza politica, che vede piuttosto compresse, tra quelle mura insigni, le sue abitudini ex-ante, tra le quali la sua partecipazione "alle iniziative del partito al quale io sono iscritta". E fin qui, si tratta di comprensibili riflessioni personali.

Ma ha inquadrato questo suo disagio dentro una questione, quella dell’eccesso di "formalità", che interessa molto anche l’opinione pubblica del nostro paese, specie da quando l’ingresso in Europa ci ha avvicinato a abitudini istituzionali parecchio differenti dalle nostre. Sarà anche pura mitologia democratica quella della regina di Norvegia che va al supermercato da sola come una massaia, o dei ministri inglesi, non importa se conservatori o laburisti, che raggiungono Downing Street in bicicletta, con le mollette a serrare i pantaloni. Ma allude, quella aneddotica, a una concezione del potere che è più pragmatica e meno formale. (Più "nordica" e meno spagnolesca, si sarebbe detto: ma ora, con Zapatero, si può dire di meno...).

Nel recente e notevolissimo The Queen, film inglese sui giorni della morte di Lady Diana, Tony Blair viene descritto mentre tratta al telefono gli affari di Stato seduto al tavolo del tinello con moglie e figli, in tuta, col televisore acceso, come un qualunque padre borghese d’Inghilterra. E la Royal Family, che pure è raffigurata anche dentro la raggelante crisalide di tradizioni irrigidite che le impedì, in quel frangente, di avvicinarsi al lutto popolare, assomiglia a una dinastia rurale e militare che appena può si abbandona ai suoi ruvidi costumi campagnoli. Impagabile la scena della regina in panne sulla sua vecchia Land Rover, guidata personalmente lungo tratturi e brughiere, con gonna lunga e scarpe grosse.

La neo-presidentessa (carica inesistente, ma definiamola così per calarla meglio nel personaggio...) che rimpiange la sua libera vita borghese fa pensare anche a questo: alla solitudine di ogni regnante in palazzi troppo grandi, con responsabilità a volte soverchianti e, spesso, noiosissimi obblighi di cerimoniale che fanno pensare più alla vacuità del potere che al suo peso. In più, in Italia, c’è la coscienza di un costume civile ancora parecchio incerto, con poteri che amano i piedistalli e cittadini disabituati a pensare che la vera formalità democratica non è scappellarsi di fronte ai notabili, ma pagare le tasse e rispettare le leggi.

La breve riflessione della signora Clio, fatta nelle forme dirette e immediatamente comprensibili che sono tipiche delle donne (anche delle donne di potere) aiuta a pensare anche a questo: che la forma è importantissima, ma il formalismo spesso è un pomposo sipario che copre la poca sostanza. E la sostanza, in democrazia, è che lo spirito di cittadinanza sia così forte, così condiviso, che basta un minimo di forma per garantirlo.


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venerdì 20 ottobre 2006
ore 18:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



I 101 personaggi che hanno cambiato la storia senza essere mai nati

Hanno cambiato i costumi, plasmato la società, modificando anche il corso della storia umana. Si tratta di 101 personaggi mai vissuti come la bambola Barbie, Babbo Natale, Sigfrido che secondo un gruppo di studiosi statunitensi avrebbero influenzato il nostro modo di vivere. A livello mondiale.

L’inedita classifica degli ’dei’ è stata stilata da Alan Lazar, Dan Karlan, Jeremy Salter, in un libro pubblicato da HarperCollins e uscito in questi giorni nelle librerie anglosassoni, dal titolo "I 101 personaggi più influenti che non sono mai vissuti". Il numero uno della graduatoria è il "Marlboro Man", l’affascinante cowboy che, ritratto nel suo ranch sulle rive del Colorado, contribuì alla diffusione del vizio del fumo in tutto il mondo. Sulla sua immagine, il capello stetson calcato in testa, la sigaretta all’angolo della bocca, ricade - secondo gli autori - la responsabilità di milioni di morti per cancro ai polmoni.

Al numero due si piazza il "Grande Fratello" dello scrittore George Orwell, incarnazione del potere onnipresente che schiaccia l’individuo. Segue Re Artù, personaggio in bilico tra la leggenda e la storia, che impersonifica le qualità ideali del leader politico e del monarca. In quarta posizione Babbo Natale, anzi Santa Claus, così come lo ha definito l’iconografia inventata negli Stati Uniti negli ultimi decenni del XIX secolo, riadattando un culto ben più antico, quello di San Nicola, venerato dai cristiani del Medio Oriente.
Poi, giù a seguire, Amleto, Frankenstein, Sigfrido, Sherlock Holmes, Romeo e Giulietta, il dottor Jekyll e mister Hyde.

Barbie si trova al 43/esimo posto, mentre Icaro, l’eroe della mitologia che ispirò i fratelli Wright e il sogno dell’umanità di sconfiggere la gravità, si trova all’80/esimo posto. I 101 personaggi provengono tutti dalla finzione, dal mito, dalle leggende, dalla televisione o dal cinema. Alcuni di loro sono sopravvissuti ai millenni, altri, come James Bond (51/esimo posto, simbolo dell’intrigo, del fascino sessuale e della britannicità) sono nati in tempi più recenti.

Gli dei dell’antica Grecia e dell’Antica Roma hanno fatto scuola: a loro gli studiosi statunitensi sembrano ispirarsi per costruire la graduatoria. Nel primo capitolo del libro, gli autori osservano che le divinità non si limitavano a stare dietro le forze della natura: erano esse stesse le vere forze in campo.


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venerdì 20 ottobre 2006
ore 14:50
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sai cos’ebbe cuore di pensare quel signore?
Che tua madre dovrà prenderti in braccio
ed alla pioggia e al vento andar per la città
a guadagnarsi il pane e il vestimento.
Ed alle impietosite genti
la man tremante stenderà
gridando: Udite, udite
la triste mia canzon.
A un infelice madre la carità,
muovetevi a pietà....
E Butterfly, orribile destino, danzerà per te,
E come fece già
La Geisha canterà!
E la canzon giuliva e lieta in un sighizzo finirà!


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venerdì 20 ottobre 2006
ore 12:36
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 19 ottobre 2006
ore 19:40
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 19 ottobre 2006
ore 16:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



Fitch e S&P declassano l’Italia
"Arduo riportare deficit sotto il 3%"

ROMA - Le agenzie di valutazione finanziaria ’declassano’ l’Italia. Fitch ha tagliato il rating dell’Italia da ’AA’ a ’AA-’. A monte della decisione, spiega un portavoce dell’agenzia, la valutazione secondo la quale "sarà difficile per l’Italia riportare il deficit sotto il 3%. Dopo la retrocessione l’outlook è stato portato da negativo a stabile. Poco dopo anche Standard & Poor’s ha declassato il debito pubblico italiano riducendolo da ’AA-’ ad ’A+’. L’agenzia ha invece confermato il voto ’A1+’ sul breve termine. Stabile l’outlook.

Mentre Moody’s lascia invariato a ’AA2’ il rating assegnato all’Italia: "I problemi strutturali dell’Italia sono già rispecchiati nel rating attuale", spiega l’agenzia.

Le motivazioni di S&P. "Il declassamento - spiega il portavoce Moritz Kraemer - riflette l’inadeguatezza della risposta data dal nuovo governo ai problemi strutturali economici e di bilancio dell’Italia". Decisamente significativo il titolo del documento sull’Italia, "Finanziaria italiana 2007: si chiude la porta su un’altra possibilità di risanamento".

"La Finanziaria - spiega Standard & Poor - fa poco per avanzare significativamente sulla strada di riforme sul lato dell’offerta e nei fatti porterà ad un aumento netto della spesa in percentuale del Pil invece di ridurre l’alta spesa, che è la causa di fondo degli squilibri di bilancio italiani".

All’interno della manovra stilata per il 2007, spiega ancora l’agenzia, "quello che manca non è la tassazione ma la disciplina di spesa", capace di farsi sentire anche sullo "scenario futuro" dell’Italia che "è uno dei Paesi più anziani d’ Europa" e, pertanto, destinato a sostenere costi elevati in materia sanitaria.

Le motivazioni di Fitch. Più ’morbida’ Fitch: secondo l’agenzia lo sforzo di correzione dei conti del governo Prodi è "serio", ma per quanto riguarda la correzione da 15 miliardi di euro previsti nella finanziaria 2007 l’agenzia di rating ritiene che "una larga parte delle misure della correzione netta rifletta attesi miglioramenti dell’esazione fiscale e dell’efficienza della spesa pubblica".

Ma, sottolinea Fitch, "mentre riconosciamo lo sforzo serio fatto in questi settori, è molto difficile valutare l’impatto e i tempi di questi miglioramenti di efficienza sull’andamento del bilancio".

Le preoccupazioni sull’alto livello del debito pubblico, ricorda l’agenzia, "si erano attenutate in tempi recenti parallelamente al suo trend al ribasso. Ma, a causa di una crescita della spesa primaria pari al 2% del pil registrata tra il 2002 e il 2005 e ad una debole crescita economica, il profilo della riduzione del debito si è progressivamente assottigliato a partire dal 2002 e nel 2005 è aumentato del 2,4% del pil fino a toccare quota 106,4%, il primo incremento in dieci anni".

Secondo Fitch, inoltre, "l’economia italiana ha sofferto di una significativa perdita di competitività negli ultimi anni come testimoniato da una forte crescita dei tassi di cambio reali e da un declino delle quote di mercato nell’export". E nonostante le riforme definite prioritarie dal nuovo governo "è difficile ipotizzare una crescita potenziale molto superiore all’1% nel medio termine".

Fitch ritiene che il governo "il cui impegno nelle riforme fiscali non è in questione" troverà "difficile implementare le dure riforme fiscali necessarie a riportare l’avanzo primario al 3,5% del Pil nel breve-medio termine condizione necessaria per riportare il debito pubblico su un trend discendente".


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giovedì 19 ottobre 2006
ore 11:28
(categoria: "Vita Quotidiana")





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mercoledì 18 ottobre 2006
ore 15:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



I druidi festeggiano con una cerimonia pagana l’inclusione del sito archeologico di Stonehenge tra i 21 che si contendono l’ammissione tra le 7 meraviglie del mondo moderno. La graduatoria finale delle "magnifiche sette" sarà annunciata il 7 luglio 2007 a Lisbona.







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mercoledì 18 ottobre 2006
ore 11:54
(categoria: "Vita Quotidiana")



Spagna, lesbiche e mamme
Storica sentenza del tribunale

MADRID - Per la prima volta in Spagna una coppia di lesbiche sposate e con un bambino ottenuto tramite inseminazione artificiale, ha ottenuto che lo Stato riconoscesse ad entrambe il diritto di essere madri.

La legge spagnola che regola la riproduzione assistita è stata più volte criticata dalle associazioni omosessuali per la "disparità di trattamento" e perché fonte di "disgusto e discriminazione". La normativa prevede che il marito diventi automaticamente padre nel caso di coppie eterosessuali, mentre per le coppie lesbiche, la madre non biologica deve passare attraverso lunghe e complicate procedure di adozione per acquisire dei diritti sul figlio.

Il Tirbunale, invece, ha invertito la rotta. E Maria Angeles ed Antonia, di 30 e 40 anni, non trattengono l’entusiasmo per la decisione del giudice di registrare anche Antonia, la seconda "mamma". "Ora sono madre - dice - per me, per mia moglie e per tutti".

Il ministero della Giustizia prepara però il ricorso, argomentando che in questo modo "si discriminano le madri non biologiche che hanno dovuto adottare".


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mercoledì 18 ottobre 2006
ore 10:14
(categoria: "Vita Quotidiana")



La lotta ai cambiamenti climatici passa per il risparmio energetico, compreso quello legato ai consumi delle luci rosse del distretto del sesso di Amsterdam. Così stamane militanti di Greenpeace hanno cambiato le lampadine delle vetrine dove le "lucciole" olandesi si offrono ai turisti, sostituendole con bulbi ad alta efficienza. L’iniziativa è parte di una campagna olandese di più ampio respiro nella quale sono state distribuite più di un milione di nuove lampadine.



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