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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 17 ottobre 2006
ore 11:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Morto il cantante Andrea Parodi Era l’ex voce dei Tazenda
Andrea Parodi, l’ex voce dei Tazenda, è morto all’alba a Cagliari. Parodi, che si era separato dai Tazenda da tempo, aveva scoperto circa un anno fa di avere un tumore e della sua malattia aveva parlato in più interviste e durante i suoi concerti. Premiato dai critici a Sanremo nel 1991 per il brano "Spunta la luna dal monte", era in coma da alcuni giorni ed è spirato poco prima delle 6.
L’artista era stato premiato nel 1991 dai critici a Sanremo per il brano Spunta la luna dal monte, presentato con i Tazenda e Pierangelo Bertoli.
Il 22 settembre Parodi era salito l’ultima volta sul palco all’Anfiteatro romano di Cagliari per un concerto-omaggio alla carriera dell’artista sardo-ligure considerato una delle figure centrali della scena sarda e nazionale. Insieme con i Tazenda, l’inconfondibile voce di Andrea Parodi aveva intonato "Desvelos", un brano breve e inteso fatto proprio per esaltare le sue doti canore. Poi una serie di classici: da "Carrasecare" a "Sa Festa", da "A sa zente" a "Non potho riposare", da "Disimparados" a "Pitzinnos in sa guerra" (nato da una collaborazione con Fabrizio De Andrè). Il finale, tra lunghi applausi, era stato dedicato a "Nanneddu meu" e ad una suggestiva versione vocale del "Deu te salvet Maria", l’Ave Maria in sardo.
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martedì 17 ottobre 2006
ore 10:57 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 17 ottobre 2006
ore 10:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Lavori atipici e stipendi incerti: la tribù delle famiglie precarie di MICHELE SMARGIASSI
AMANTI alla giornata, sposi furtivi, genitori dazzardo. Pranzano insieme al bar se capita, educano i figli via sms, perfino le effusioni più intime le incastrano alla meglio nellimprevedibile agenda delle loro giornate. La forma della "famiglia tradizionale", così cara a vescovi e moralisti, quella è rispettata: maschio, femmina, casa, figli; ma dietro cè ormai un oggetto sociale del tutto nuovo, forse rivoluzionario. Atipico come la condizione professionale che lo ha prodotto. Le famiglie che campano su buste paga precarie, intermittenti, temporanee, non vivono come le altre, quelle dei "garantiti" a posto fisso. Eppure, se le cifre dicono la verità, saranno il modello di famiglia prevalente nel futuro prossimo.
Nel 2001 (e il dato, lultimo disponibile, è già preistorico) quasi otto milioni di italiani vivevano in famiglie messe su col cuore oltre lostacolo, senza la sicurezza del reddito. La meraviglia, semmai, è che non rinunciano a sposarsi, né a far figli. Ma la pagano con lansia. E rimediano con linventiva, forse un po con lincoscienza da eterni adolescenti.
Eccole dunque, le Coppie flessibili, finalmente sotto la lente non delleconomista ma del sociologo della vita quotidiana: Luca Salmieri, docente a Roma, ne ha studiate a fondo 163, tutte napoletane, seguendole passo passo, con questionari e lunghe interviste. Il suo resoconto, ora pubblicato dal Mulino, somiglia a quello delletnologo alle prese con una tribù dai comportamenti anomali, bizzarri, apparentemente irrazionali.
Perché lavano i piatti alle due di notte e fanno lamore a casa della suocera alle tre del pomeriggio? Ma perché vogliono vivere, vivere comunque, e metter su famiglia anche se "non si ha una posizione", come dicevano i nostri nonni. Anche se sulla carta didentità, ormai, alla voce "professione" sempre più spesso cè scritto "omessa". Questa è il primo luogo comune sfatato: non è vero che la precarietà economica, la busta paga che oggi cè e domani forse no, scoraggia i progetti di coppia.
La paura di non farcela a fine mese trattiene sulla soglia dellaltare solo due coppie su dieci; più della metà di quelle che esitano lo fanno sperando semmai in un lavoro più appagante. Ma quelli che il salto lhanno già fatto non sono né incoscienti né rinunciatari: semplicemente hanno scoperto che la famiglia può essere lunica oasi di stabilità nel deserto dellincertezza. Meglio essere in due dentro la navicella della vita precaria. Meglio, perché due salari precari messi assieme sono un po meno precari, quando un contratto finisce laltro va avanti, ci si sostiene a staffetta nei momenti critici e tremendi del passaggio da un posto di lavoro allaltro. Ma soprattutto perché, nella gestione quotidiana, due agende impazzite possono farne una quasi tollerabile.
È il tempo, più ancora che il soldo, il gran tiranno della famiglia flessibile. Tempo che sfugge al controllo, tempo eterodiretto. Solo 4 intervistati su dieci hanno un orario dufficio rigido. Ma gli altri non sono affatto più liberi: sono anzi più servi dellorologio. Dove manca il cartellino, troneggia la minacciosa "scadenza", la deadline da non mancare, calcolata sempre stretta, e il tempo di lavoro allora invade pericolosamente il tempo della vita. Ci si porta il lavoro a casa materialmente e anche mentalmente.
Week-end, feste, perfino le serate domestiche (da 5 a 15 ogni mese sono occupate per lavoro) non sono più al sicuro. Il tempo libero diventa un concetto sfumato: comprende anche le faccende domestiche sbrigate a ore inverosimili, per ottimizzare. Tre su quattro sono insoddisfatti della combinazione fra i propri tempi e quelli del partner. Si rimedia in stile Tarzan, saltando da una liana allaltra: ogni giornata è diversa dalla precedente, tutta da improvvisare, il disordine è la regola, ci si dà appuntamento via cellulare, last minute, "Come sei messa? Ci vediamo in centro tra mezzora?". Cogli lattimo: anche se è sempre lei, dei due, quella più disposta a sacrificare i propri tempi.
Il questionario, pudicamente, non sintrufola fra le lenzuola, ma qualche coppia racconta senza imbarazzo di incontri intimi fugaci, approfittando del miracolo di una mezza giornata libera in comune, magari a casa di mammà che è vicino allasilo dei bimbi così dopo siamo già lì.
I bambini, appunto. Vera grande sfida al destino. Il primo figlio è ancora una scommessa su basi razionali, calcolate. Il secondo è puro salto nel vuoto, per non perdere lappuntamento con la biologia ("Non si può aspettare quarantanni"), o per fatalismo vitalistico: "è arrivato, bene così". In qualche modo li tireranno su, ci sono nonni, vicini, amiche, babysitter. Salvo patire sensi di colpa da abbandono: la maggioranza delle coppie interamente flessibili passa coi figli meno di due ore al giorno. Reazioni dansia: "Come fai a educare tua figlia quando non sai neppure dove andrà a pranzo domani?". Ma poi si va avanti, senza rifletterci troppo.
Ecco insomma leffetto inatteso della precarietà: un ritorno forzoso al "se non si va non si vede" degli adolescenti. Col rischio che diventi regressione, rifiuto della responsabilità, fuga in se stessi, venato perfino di egoismo: quando solo uno dei due partner è "flessibile", il conto corrente è cointestato (in 76 casi su cento), mentre se lo sono tutti e due, ciascuno si tiene i suoi soldi (54 per cento). Famiglie di lungo-adolescenti, coraggiose, disordinate, affaticate, vulnerabili: chi teme per lavvenire della famiglia tradizionale, più che ai pacs, pensi a loro.
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lunedì 16 ottobre 2006
ore 23:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Corrado Guzzanti e i suoi "camerati" "Anche nello spazio cè lo spettro di B" di CLAUDIA MORGOGLIONE
Immaginate un film di cento minuti che, come dice il suo autore, "è roba sperimentale, con una voce fuori campo ininterrotta che pronuncia almeno quattro aggettivi al secondo, nello stile dei cinegiornali Anni Trenta. Fatto per mostrare come la propaganda del ventennio utilizzasse, in fondo, lo stesso linguaggio di quella di oggi, vedi Berlusconi. Insomma, una pellicola poco adatta al pubblico: credo che ben pochi andranno a vederla...". Messa così, una bella sfida, non cè che dire. A osarla - nella veste di regista, sceneggiatore, narratore e protagonista - è Corrado Guzzanti. Che dopo quattro anni di tormenti e di (infinito) montaggio, presenta alla Festa del Cinema, e a fine settimana nelle sale, il suo Fascisti su Marte.
Unopera ispirata ai celebri sketch della trasmissione tv di RaiTre Il caso Scafroglia (anno 2002), diventati poi - "per una serie di disgrazie a catena", scherza lui - unavventura cinematografica, grazie allintervento della Fandango di Domenico Procacci. Risultato: una folle opera di fantascienza in perfetto stile "littorio". In cui, con lescamotage di alcuni spezzoni di cinegiornali, vediamo un gruppo di cinque camerati tutti dun pezzo (Guzzanti, Marco Marzocca, Lillo Petrolo, Andrea Blarzino, Andrea Purgatori), atterrare sul pianeta rosso, insieme a un balilla un po ritardato (Andrea Salerno, che nella vita fa il dirigente Rai).
Siamo nel 1939: senza cibo né acqua, i sei riescono a sopravvivere a suon di ideologia mussoliniana; inventando anche dei nemici immaginari, dei sassi che loro ribattezzano "mimimmi". Finché un gruppo di aliene li salva. Tutti, tranne uno... ovvero il leader Barbagli, il più intriso di fanatismo.
Allora, Corrado: come nasce unopera così particolare? "Non avevamo la pretesa di fare un vero film, era una cosa nata per la tv. Poi, con lintervento del generale Procacci, è approdata al cinema. Ci rendiamo conto che è una stranezza, roba sperimentale. Diciamo che, quando Il caso Scafroglia è finito, ho ricevuto decine di e-mail: mi chiedevano come andava a finire lavventura dei fascisti su Marte. Allora abbiamo riaffittato i costumi e siamo tornati in questa stranissima cava della Magliana (periferia di Roma, ndr) in cui abbiamo girato. Senza nemmeno sapere perché: forse per noi stessi, forse per farne un dvd. Pensi che il primo montaggio era di 4 ore e un quarto... praticamente, il ventennio in tempo reale!".
Cosa la affascinava del progetto "marziano"? "Mi incuriosiva il fatto che il linguaggio della propaganda in fondo è sempre lo stesso, nel nostro Paese: resiste anche nella Seconda Repubblica. Un linguaggio mistificatorio, nazionalista, a base di slogan e di verità non dette".
In alcuni passaggi del film ci sono espressioni tipicamente berlusconiane: "miracolo marziano", "scelta di campo". Anche in N di Paolo Virzì, presentato qui alla Festa due giorni fa, si ironizza su "miracolo elbano" e "mi consenta". Insomma Berlusconi è, e resta, unossessione nazionale? "Sì, luomo indubbiamente lo è. E ci vorrà un bel po di tempo, per disintossicarci da lui. Del resto, lidea del film è proprio quella di mostrare le affinità tra la vecchia e lattuale propaganda".
Sullo schermo appaiono anche le immagini di veterani della politica - Andreotti, Cossiga, Forlani - e di Licio Gelli: perché questa scelta? "Di politici ne avrei messi anche di più, mi sono contenuto per motivi di montaggio. Quanto a Gelli, è un riferimento alla storia segreta dItalia, con i suoi misteri cospiratori".
Tutti temi molto seri, al di là della veste ironica. "Se proprio si vuole prendere Fascisti su Marte sul serio - e io non lo consiglio - il senso, come si capisce dallepilogo del film, è che non si approda mai a una verità storica definitiva. Come nelle campagne elettorali: i due candidati citano dati Istat completamente diversi tra loro, e nessun giornalista li smentisce".
Porterà di nuovo questa critica sotto forma di satira in tv? "Non lo so, non ho progetti. Devo dire che non ho affatto il desiderio di tornare in televisione. Ma dato che questo film non andrà a vederlo nessuno, credo mi toccherà farlo...".
E il teatro? "Forse sì. Dopo luscita di Fascisti su Marte, il bambino che mi hanno strappato via, credo che tornerò a vivere... Vedremo".
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lunedì 16 ottobre 2006
ore 21:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 16 ottobre 2006
ore 15:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tokyo, spopola il blog della moglie tirannnica di Francesco Tortora
TOKYO - Allinizio doveva essere solo una finestra multimediale da dove un uomo daffari giapponese raccontava la sua tragica vita di coppia, ma in meno di sei anni il blog "Kazuma, oni-yome nikki" (i diari di una moglie-demoniaca) è diventato un grandioso successo tanto che ispirandosi a questo blog nella terra del Sol Levante sono stati prodotti numerosi libri, film, serie Tv e videogame.
BLOG - Nel blog Kazuma, pseudonimo del protagonista, che continua a rimanere anonimo nonostante il grande successo, racconta la dura vita di ogni giorno con una donna prepotente e tirannica: la moglie costringe Kazuma a mangiare gli avanzi lasciati da sua figlia, a dormire in un letto separato quando Kazuma si ammala, ad andare a cogliere gli ortaggi nel giardino anche quando fuori cè un tifone e lo tormenta con le sue richieste e le sue volontà. Il personaggio televisivo è peggiore: una volta costringe il marito ad andare in un negozio di biancheria intima a comprarle delle sottovesti allultima moda mentre lei è in un salone di bellezza. Quando il marito non si presenta con il prodotto desiderato la donna lo costringe a disegnare la sottoveste, ma egli è arrestato dalle guardie di sicurezza del locale perchè pensano che sia un pervertito.
BERSAGLIO - Ma se lintento del protagonista del blog era quello di essere compatito ha sicuramente sbagliato bersaglio: la moglie demoniaca è diventata una vera icona femminista giapponese e molti magazine hanno creato sezioni con il titolo "demon wife" nelle quali casalinghe e donne in carriera raccontano come fanno rigar dritto i propri consorti. "Molte donne pensano che sia divertente vedere un uomo sottomesso mentre sua moglie è autoritaria e forte" dice la portavoce di Ameba Books, la casa editrice che ha pubblicato "Demon Wife Diaries".
SUCCESSO - I giornalisti più radicali affermano che il grande merito del blog è quello di aver messo in discussione uno dei pilastri della società giapponese, il conservatorismo maschile e di aver aperto una vera e propria guerra tra sessi. Solo il libro e il sequel ricavati dal blog hanno fruttato a Kazuma 300.000 dollari in diritti dautore e la cifra è destinata a salire grazie alle serie Tv, ai film e ai videogame che sono in produzione. La sua vita certo non è cambiato, perchè in un passaggio sul suo diario interattivo, dice che "sua moglie maneggia le finanze familiari e non gli permette di spendere tanti soldi". E secondo Kazuma non cè via di fuga: "Mi dice che se le cose così non mi stanno bene, io potrei non usare più il computer".
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lunedì 16 ottobre 2006
ore 14:03 (categoria:
"Vita Quotidiana")
come in italia
Svezia, si dimettono i ministri evasori Dopo il responsabile del Commercio, se ne va anche quello della Cultura: non pagava il canone tv e retribuiva in nero la tata
STOCCOLMA - Il nuovo governo conservatore svedese perde i pezzi. Nel giro di tre giorni si sono dimessi due ministri. Lultimo in ordine di tempo è stato il responsabile della Cultura, Cecilia Stego Chilo. Le sue dimissioni sono arrivate dopo che la stampa svedese aveva rivelato che il ministro non pagava da 16 anni il canone televisivo e retribuiva in nero la tata dei suoi figli. Sabato scorso anche il ministro del Commercio, Maria Borelius, aveva presentato le proprie dimissioni per le stesse ragioni.
EVASIONE - «Sono molto dispiaciuta di dover lasciare il ministero della Cultura dopo così poco tempo», ha dichiarato Stego Chilo. Lex ministro ha detto di non poter svolgere il suo compito dopo che si è scoperto che evadeva le tasse. Ha infatti pagato la sua governante meno di quanto fissato nei tariffari e non le ha pagato il canone televisivo, pari a poco meno di 200 euro allanno.
REAZIONI - La coalizione di centro destra (Moderati, Liberali, Centro, Cristiano Democratici) ha battuto di misura lo scorso settembre il governo socialdemocratico al potere dal 1994. Fin dal giuramento del nuovo governo, non solo Cecilia Stego Chilo ma anche il ministro Maria Borelius avevano ammesso di non aver pagato i contributi alle rispettive tate e di non aver pagato il canone televisivo (Stego Chilo per sedici anni). Ammissione, questa, che ha provocato molta reazioni spingendo allautoaccusa un altro ministro, Tobias Billstrom: anche il titolare delle Migrazioni ha fatto autocoscienza ammettendo di essere sfuggito allimposta per la tv pubblica.
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lunedì 16 ottobre 2006
ore 12:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E morta Ondina Valla, prima azzurra doro alle Olimpiadi
E morta Ondina Valla, la prima italiana a vincere una medaglia doro alle Olimpiadi. La Valla il suo vero nome era Trebisonda), bolognese, 90 anni, trionfò negli 80 metri a ostacoli ai giochi di Berlino del 1936. Il 6 agosto di quellanno, latleta azzurra vinse in 11"7; il giorno prima, in semifinale, aveva stabilito il record mondiale in 11"6.
Ondina Valla era nata a Bologna il 20 maggio 1916. Nella sua grande carriera ha collezionato 18 presenze in Nazionale, dove è stata allenata da Vittorio Costa e successivamente da Boyd Comstock. Il 5 agosto 1936 ai Giochi Olimpici, in semifinale, corse gli 80 metri ad ostacoli in 11.6, tempo che fu omologato come primato mondiale anche se ventoso (allora non era ancora stata varata la regola che non accetta il vento oltre i 2 metri al secondo).
Dotata di forte personalità fu "primadonna" sin da ragazzina, quando vinse i campionati interscolastici bolognesi. Fu infatti tra le migliori dItalia già a 13 anni, campionessa italiana assoluta a 14 anni, quando vestì anche la maglia della Nazionale. Eclettica, gareggiò per 15 anni ad alto livello sia nelle corse piane che nei salti e sugli ostacoli, con un leggero regresso dopo il 1936 per problemi alla schiena (spondilosi vertebrale).
Famosa la sua rivalità con Claudia Testoni, laltra fuoriclasse dellatletica italiana dellepoca. Il bilancio dei confronti diretti a fine carriera parla a favore di Ondina Valla: 60 a 33 (più 5 ex-aequo) su 98 duelli.
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lunedì 16 ottobre 2006
ore 11:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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domenica 15 ottobre 2006
ore 22:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")

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