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L’identità è una brutta bestia L’amore, finito Il sesso, un’astrazione Io sono una persona semplice solare e sincera. domenica 13 settembre 2009 - ore 11:18 Gaba Gaba Hey! LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK sabato 12 settembre 2009 - ore 10:52 Citare Alessandro Calabrese, a giudizio la disperazione è una forma superiore di critica per ora noi la chiameremo felicità COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 10 settembre 2009 - ore 01:24 Ossidoridurre Boezio Sapere oggi significa che il futuro è imploso nel presente. Come la mia mano che si chiude a pugno e la bocca che contemporaneamente succhia spaghetti inesistenti. Non è interessante ora sindacare su quanto questa consapevolezza sia fondata o ragionevole. C’è. E se c’è ha degli effetti. Uno di questi prende la distinzione tra placida contemplazione e nervosismo incendiario e la fa diventare una convenzione dialettica, strumentale alle dinamiche antropofaghe di me e di te. Entrambe le posizioni presuppongono una volontà, un minimo ventaglio di possibilità ma soprattuto delle condizioni materiali di attuazione. Entrambe queste posizoni sono inattuali. Ora, volontà e possibilità siamo andati liquindandole nelle precedenti puntate, decadi e autocannibalismi . Rimane da bilanciare la reazione di condizioni materiali e desiderio a contatto con la disperazione: niente si crea e niente si distrugge. E non so proprio se sia una consolazione. So che noi dovremmo reinventarci, o trovare modi di viaggiare gratis sui treni regionali. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK venerdì 4 settembre 2009 - ore 00:34 Der Tod in Venedig und Tonio al Parchetto Vorrei sapere come avresti reagito tu, come avrebbe reagito Petter, come avrebbe reagito un qualsiasi adulto cresciuto, infettato e vaccinato se sull’altalena gli avessero dato della capra tibetana e del panzone tra i crackers e la fontanella. Così poi, proprio quando il quarto d’ora di cura mensile pareva fortunatamente gocciolare via senza conseguenze sull’equilibrio delle nostre amichevoli incomunicabilità. Io ai metalivelli educativi non so giocare e ho rubato quindi il pancino ad Alessia distraendola con un bruta alleggerito di una t. E quasi quasi mi portavo Pimpy a casa nel cestino. Mi sa proprio che dovrei iscrivermi ad un Master di recupero anni d’asilo invece di ponderare espatri forzati, nuovi numeri di social cabaret e salto della scimmia. E’ che le risposte veloci le do solo quando non servono, come quando divento una latrina emozionale sul divano o come quando vedo i fuochi d’artificio nelle menopause. Il resto sono ascessi che spuntano, anche recidivi, anche a distanza di anni. E la valle lo sa: come ha lavorato la muerte a Venezia fino ad intaccare mondi e progettualità, sotto le gengive, guadagnandosi diritto e possibilità di comparire ad ogni sorsata di acqua fresca. Ma io ho sete: la bevo via senza filtri o cloro. LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK mercoledì 26 agosto 2009 - ore 15:48 La Boîte à Outils Qualcuno avrebbe dovuto ricordarglielo a Michel:" Lascia nella cassetta degli attrezzi anche qualche arnese da scasso per i cancelli che blindano il Lido di sera, o almeno un dizionario per l’approccio alla security di chissadove, scura con le torce! Ti ricordi MIchel? ". Invece di sbeffeggiarmi col dito in bocca da quel trafiletto sul mattino, fuori da ogni accademia o bastione metafisico, la tenerezza esclusiva che ci univa. Eppure sul senso del tempo, riempito con pleromi di succo d’uva e scogli durante moezin di radioline migranti, non dovrebbero esserci orari di chiusura o lezioni da apprendere. Solo la capacità di sentire e dire Inshallah alla mia clavicola insabbiata mentre ti rincorrevo ed alle corse intercity in toilette, in nero. LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK lunedì 24 agosto 2009 - ore 21:01 Milo Aukerman ha capito quasi tutto, ed io? Le farfalle: dallo stomaco alla stanza, prima del caffè, non da Dani. E ne voglio ancora e ancora e ancora. Perchè mi calma, mi ritma, mi riordina senza forse nemmeno lontanamente sospettarlo. Quello che fai è sgamarmi a ripetizione, a random anche senza mondi, ma come allo specchio. E forse tutto questo è meno pericoloso delle immagini che lavorano clandestine nei cunicoli passati, quelli sotto il paesaggio interiore e la geografia dell’anima: come chi ha subito un danno e sa di poter sopravvivere, ricordatelo. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK venerdì 21 agosto 2009 - ore 14:32 Visto da vicino nessuno è normale Scandisci serale, serafico citando a tradimento muri di Gorizia che mi fanno venire voglia di latte e menta. E la maniglia della macchina di mio padre può confermarlo: non lo è nemmeno lei. Mi chiama, divelta, ostentando oscena la sua sicura penzolante innuendo compiaciuta cacciaviti samaritani che la hanno curata con l’unica violenza possibile. In cambio volevano una ricerca di filatelici o una capatina a Sant’Antonio. Questo il prezzo della nemesi, quando vado al mare coi genitori sbagliati. O forse - ti scrivevo - ho barattato ogni parvenza di interiorità analitica con sensazioni sorde e dilanianti a scoppio ritardato, piuttosto di mercanteggiare l’equilibrio. Se mi salvi ai chen mecchiu e starr ai chen mecchiu. LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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