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L’identità
è
una brutta bestia

L’amore,
finito

Il sesso,
un’astrazione

Io
sono
una persona
semplice solare e sincera.


martedì 12 maggio 2009 - ore 12:44


Per farla finita col canzoniere delle mie ossa
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tu:

"And I’m hit
1.80 down
Oh I’m hit, you know I’m hit to the floor
And I’m rising
1.80 up
Well I’m rising, you know I’m rising to get some more
1.80 down is what you’ve got now
1.80 up is what you’ve got now
Rising, I’m rising to get some more".

E anche tu:


"You see it’s our style to keep it true
I’ve had a bad year, a lot to go through
I’ve been knocked out, beat down, black and blue
She’s not the one coming back for you".

13.05 ore 14.38 E poi tu, che ti eri nascosta dietro la lavagna, per non farti trovare:

"Come into the union district
drive down on sharmon palms
white ghettos paint a picture
broken homes and broken bones

i was so full of scotch i could not stand up
i was hitting the shots and i moved to a cup
release me from moral assumption
total rejection total destruction
nihilistic feelings are moving
if you try real hard you’ll see right through them."

Rimanete lì, canzoni maledette del blues distorto delle ossa rotte! Non vi voglio addosso a me. Mi andate strette, chè da quando mi sono ricalcificato, sono tornato a respirare e ho anche preso 5 chili.





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lunedì 11 maggio 2009 - ore 23:59


Windows
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mia madre non mi riprende nemmeno più se mangio le mele con la buccia; mio padre mi lascia consigli di sartoria sulla spalla destra.

Vorrei sperare sia solo merito della borsa viola veleno che cucio a ritmi che farebbero diventare froci anche i proci. Non delle finestre semestrali che io ed il mio plasma abbiamo chiuso solo sulla carta.

Ne apro altre ora, in atri sistemi operativi. Perchè ho bisogno di sole aria e tigli anche quando viene sera, perchè non voglio sorvegliarmi nè punirmi ma avere cura di me

Se la mia stanza è troppo panottica, ti dedico la bambina che all’uscita dalla mia vecchia scuola schiaffeggiava un compagno più nero di lei dicendogli di imparare l’italiano, i francesi che guido al parcheggio, l’orrido avvocato che questionava su come chiudevo la bici sul suo passaggio e l’arresto di un lucido ubriaco che salmodiava, sfidando il senso e la grammatica oltre che la legge "non ho alcun reato, non ho alcun reato".

click.



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domenica 10 maggio 2009 - ore 20:31


Occhi a spillo sulla coscienza di zeno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ti espongo la verità oscena della mia incompletezza incompiuta: il power point non serve e gli appunti meno, se il verdicchio mi incoraggia a correre il rischio di perdere punti. Voglio che tu la trafigga, quella verità, coi i tuoi occhi. Oppure ci sono altri stumenti di lavoro su noi stessi: siamo compagni di officina e dormiamo sotto giacche a tenda dietro il parto della valle. Se poi cresco, io divento un fiore ma sto cominciando a fumare: la tua bocca lo sa, che non voglio smettere.

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venerdì 8 maggio 2009 - ore 00:45


Gli equivoci del derma e i brufoli dell’anima
(categoria: " Vita Quotidiana ")


I bicchieri di quel bar si demoliscono come diamanti a cui una qualche ingegneria saccente abbia impietosamente sgamato il punto di rottura. Il mio è quando mi tocca sentire che ACAB è un libro che giustifica. Ti rispondo che quello, al limite, è il tuo subconscio maternamente pasoliniano, attratto dalla pornografia delle divise e dalle pisciate territoriali dei ruoli. Troppo complicato. Risposta fuori bersaglio. Ma almeno ci ho provato. E per chiarirmi non funzionerebbero nemmeno le microsfere, ma prometto a me stesso e ai miei pori che la prossima volta interreagisco. E’ che le mie idee giocano a twister nude con la mia famiglia.

Ma è questione di velocità, del suono. I bicchieri a precipizio hanno già baciato i sanpietrini con lo schiocco e ricordano a noi, sull’orlo della lite, che non è nè il tempo nè il luogo. Siamo a ricreazione. Ti lascio il rispetto per la coerenza e le figurine di Stalin. Io mi tengo il surf situazionauta e la bici senza freni. Preferisco l’aderenza dei pantaloni, alle situazioni, attillandomi , se necessario, anche a ciò che mi disgusta. Questa volta non è masochismo, è documentazione. E niente è a caso, imparavo da lei, nella nostra Belle Epoque. Infatti riascolto "it’s just the ability to reason that wears so thin", mentre uso i mulini a vento di rami tagliati, per salutare il polline. Senza fretta, benedetta primavera!

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giovedì 7 maggio 2009 - ore 11:37


Colonna Infame
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Was würden Sie tun, wenn junge Männer gegen Ihre Wohnungstür schlagen und Ihre Familie bedrohen? Sie würden 110 wählen? Frau E. rief die Polizei, zwei Mal. Rechte Jugendliche waren in das Haus eingedrungen, in dem die kurdische Familie wohnt, hämmerten an die Tür, brüllten »Scheiß-Ausländer« und »Wir ficken Dich«. Die Polizei war nicht da. Die Kinder hatten Angst. Da nahm ihr Ehemann Musa E. ein Tischbein und jagte die jungen Rechten die Treppe hinunter. Ein Angreifer soll dabei leichte Verletzungen an Schulter und Unterarm erlitten haben.

Dafür wurde der Familienvater wegen gefährlicher Körperverletzung zu fünf Monaten Haft auf Bewährung verurteilt. Notwehr konnte das Amtsgericht Potsdam nicht erkennen, und von einem rassistischen Angriff könne keine Rede sein. Die Jugendlichen hätten lediglich »eine Sacheklären« wollen. DAS VERFAHREN GEGEN DIE ANGREIFER WURDE EINGESTELLT.

Wir haben den Prozess von Anfang bis Ende, sieben Tage lang, beobachtet. Das Urteil ist nicht haltbar. Wir wollen Musa E. helfen, in Berufung zugehen, und dazu brauchen wir Hilfe. Denn die Beiordnung eines Pflichtverteidigers wurde abgelehnt, obwohl dem Hartz IV-Empfänger eine erhebliche Strafe droht. Auch eine Beschwerde wurde verworfen.

Um etwa 5.000 Euro Anwalts- und Gerichtskosten für die Berufung zu finanzieren, bitten wir um Spenden und um Mithilfe, die Kampagne bekannt zu machen. Die ersten Spenderinnen und Spender schreiben auf www.notwehrfonds.de über ihr Engagement:

Heilgard Asmus, Vorsitzende des Aktionsbündnisses gegen Gewalt, Rechtsextremismus und Fremdenfeindlichkeit findet es »besorgniserregend,dass ausländische Mitbürger auch in ihrem Zuhause nicht vor Rassismus sicher sein können.« Die Generalsuperintendentin der EvangelischenKirche bittet »alle Bürgerinnen und Bürger, die Spendenkampagne zu unterstützen.«

Der Potsdamer Diakonie-Geschäftsführer Marcel Kankarowitsch sieht in demUrteil gegen Musa E. ein »fatales Signal«, weil es so wirke, »als ob es kein Unrecht sei, Migranten zu bedrohen.« Andrea Würdinger, die Vorsitzende des Republikanischen Anwaltsvereins, will spenden, weil eine Korrektur des Urteils gegen Musa E. nicht daran scheitern dürfe, »dass er als Hartz IV-Empfänger keinen Anwalt bezahlen kann.«

Was sagt ihr, was sagen Sie?

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venerdì 1 maggio 2009 - ore 13:24


La classe, après. Essere dentro, prima.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Guerra e tregua. Tregua e basta.

Piuttosto di leggere Tolstoj ho ascoltato i tuoi dolori interinali da contratto andato marcio. Ma le mie orecchie non solidarizzano: quell’ufficio era un vespaio e io ho imparato solo la pericolosità del ciclo e lo squilibrio ormonale delle confidenze, coi vostri profumi che facevano mobbing alle mie narici.

Eppure, quello è stato solo uno degli in(s)contri; capita sempre più spesso, come le moto che cadono sulla vena del tram, di uscire solo e vedere volti noti. Come se io cominciassi a somigliare a questa città o lei a me.

Forse stiamo crescendo. Forse corroboriamo sempre più spesso la teoria della appropriazione casuale e della raccolta differenziata, senza caccia. Il fatto è che a me personalmente della piccola-bottega-balthasar non è mai importato assolutamente niente. Ma stamattina vedendoli dalla prospettiva della mia bici, le parole di sottofondo erano "ci stanno" e mi sentivo leggero.

E i pantaloni viola di Carlo Covi, i figli degli autonomi coi palloncini della cisl e le bandoliere dei carabinieri che traballavano sui papaveri rossi non sembravano un quadro corale di Bosh. Perchè c’ero dentro e non pensavo alle molotov del Mauerpark o al contrabbasso alle 5 del mattino sulla U5 Richtung Hönow.

La pace è un’altra cosa e la imparo odiando.

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giovedì 30 aprile 2009 - ore 11:41


Albedo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Altrove: il fuoco della mia attenzione. I destini incrociati non sembrano un castello, ma dei portici intorno ad una piazza.

Quindi, dei Propagandhi noto il Gabbeh su cui suda il bassista.
Dei blog noto gli sfondi.
Delle conferenze noto le lampade.

In queste condizioni la struttura del mio pensare è l’azzardo
dell’istinto incendiario.

Ma quando ci imbrocco, stendo tutti e me per primo.
Pecore nere ed alchimia invece di dimostrazioni e sinapsi: le condizioni per sublimare la minoranza sotto la pioggia e le foglie.




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martedì 28 aprile 2009 - ore 20:07


From Marcuse books to Kappa pants: fenomenologia del cosa-fai-stasera?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La mia personalissima imitatio Christi e theologia crucis dovrebbero avermi già da tempo donato un pò di ubiquità. E sarebbe il caso di metterla in pratica. Per ogni evenienza, creo affinità elettive momentanee con compagni insospettabili.

L’importante: raddrizzare la schiena.
La direzione: una conseguenza.
La moltiplicazione dei pani e delle mete: una sorpresa.

Ormai è palese, ma solo quello che trovo per caso può essere mio; solo le mete che non mi prefisso possono essere raggiungibili senza sapere quale tram, quale metrò, altrimenti prendo un tassì. Come quelle canzoni sulla collinetta, raggiunte in bici, da solo nel 2007 mentre mi stavano avvicinando a me stesso prima ancora che a lei.

Esercizio ispirato al couch surfing at Nicola’s: provare a vedere l’organizzazione come uno strumento non come una porcata squallida.


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