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NICK: Freno
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STO LEGGENDO
Roba scritta da altri, è anche interessante.


HO VISTO
LEI (clicca):


STO ASCOLTANDO


Lei...


E ovviamente loro.


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
Sportivo, comodo.


ORA VORREI TANTO...
Dormire un po’.


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...




OGGI IL MIO UMORE E'...
Balle girate.


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

 


MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata






-------------------------------------------------------------

Ladies and gentlemen,
Welcome to the disclaimer!
That’s right, the disclaimer!
This American apple pie institution
Known as parental discretion
Will cleanse any sense of innuendo or sarcasm
From the words that might actually make you think
And will also insult your intelligence at the same time
So protect your family!
This blog contains explicit depictions
Of things which are real.
These real things are commonly known as life.
So, if it sounds sarcastic, don’t take it seriously.
If it sounds dangerous,
Do not try this at home or at all.
And if it offends you, just don’t read it.

-------------------------------------------------------------

Look at you, Hacker. A pathetic creature of meat and bone, panting and sweating as you run through my corridors. How can you challenge a perfect, immortal machine?"

-------------------------------------------------------------

"We’ve had to endure much, you and I, but soon there will be order again. A new age. Aquinas spoke of the mythical city on the hill, soon that city will be real and we will be crowned its kings. Or, better than kings... GODS!"

-------------------------------------------------------------

Qui metterò il testo della canzone della settimana... suppongo fotografi bene l’umore. Chiedete pure per autore e titolo, oppure usate goooooooooooogle che va tanto bene.

29/03/2009

Head under water
And they tell me to breathe easy for a while
The breathing gets harder, even I know that
You made room for me but it’s too soon to see
If I’m happy in your hands
I’m unusually hard to hold on to
Blank stares at blank pages
No easy way to say this
You mean well, but you make this hard on me
I’m not gonna write you a love song
’cause you asked for it
’cause you need one, you see
I’m not gonna write you a love song
’cause you tell me it’s
Make or breaking this
If you’re on your way
I’m not gonna write you to stay
If all you have is leaving I’m gonna need a better
Reason to write you a love song today
I learned the hard way
That they all say things you want to hear
And my heavy heart sinks deep down under you and
Your twisted words,
Your help just hurts
You are not what I thought you were
Hello to high and dry
Convinced me to please you
Made me think that I need this too
I’m trying to let you hear me as I am
I’m not gonna write you a love song
’cause you asked for it
’cause you need one, you see
I’m not gonna write you a love song
’cause you tell me it’s
Make or breaking this
If you’re on your way
I’m not gonna write you to stay
If all you have is leaving I’m gonna need a better
Reason to write you a love song today
Promise me that you’ll leave the light on
To help me see with daylight, my guide, gone
’cause I believe there’s a way you can love me
Because I say
I won’t write you a love song
’cause you asked for it
’cause you need one, you see
I’m not gonna write you a love song
’cause you tell me it’s make or breaking this
Is that why you wanted a love song
’cause you asked for it
’cause you need one, you see
I’m not gonna write you a love song
’cause you tell me it’s make or breaking this
If you’re on your way
I’m not gonna write you to stay
If your heart is nowhere in it
I don’t want it for a minute
Babe, I’ll walk the seven seas when I believe that
There’s a reason to
Write you a love song today

(questo BLOG è stato visitato 6342 volte)
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(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


lunedì 10 settembre 2007
ore 19:00
(categoria: "Vita Quotidiana")


La chiamata alle armi

Oggi il Presidente mi ha chiamato e mi ha detto che il 22 devo andare a New York. Son belle cose.


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domenica 9 settembre 2007
ore 16:15
(categoria: "Vita Quotidiana")



Dopo questo infinito resoconto, ho pensato fosse il momento di tornare a parlare dei fatti miei... Come? Dalla regia mi informano che non gliene frega una mazza a nessuno...



Non importa.



Quello che è successo in queste due settimane in cui ho solo scritto il resoconto può essere velocemente riassunto con: durante la settimana lavoravo, al weekend mi ubriacavo, sempre. Mi sono reso conto venerdì che non era questo l’andazzo giusto, quindi da ieri sera ho deciso che mi limito. E infatti ieri mi sono limitato.

Ora che ho ripreso a fare un po’ di vita notturna made in Italy, posso confermare le differenze che passano tra qui e là (là = USA), e devo dire che visto che le italiane che vanno in discoteca si tirano talmente tanto da sembrare molto più fighe di quello che sarebbero in realtà (molte guadagnano un voto nella "Scala Freno per la Classificazione della Passera"©®™, alcuni casi anche due non si sa come, forse è l’alcol nel mio sangue), se le americane (che son culturalmente straccione) avessero tutta sta cura del proprio aspetto sarebbero imperiali. Figurarsi le canadesi o le australiane poi, top assoluto primato mondiale nonc’èpropriostoria. Problema: tra "tirarsi" e "tirarsela" la differenza è minima (3 lettere), quindi meglio straccione e socievoli, IMHO.

Sono giunto poi alla conclusione che per sopportare certe situazioni non sarò MAI abbastanza ubriaco. Ultime rivelazioni mi hanno fatto fare delle modifiche alla mia TopList.

La nave pirata nella gabbia è divertente, anche se ti distruggi e di fatto rischi la vita. E’ incredibile, a pensarci, che sia permessa una giostra COSI’ pericolosa, in barba a ogni norma 626 eccetera. Ma tant’è, ho fatto il giro e ho fatto i numeri.

E adesso dovrei lavorare, ma proprio non ho balle.


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sabato 8 settembre 2007
ore 14:17
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 8 (last!)

Los Angeles, 2

Al rientro abbiamo convenuto che dovevamo assolutamente trovare un posto dove dormire che fosse comodo alle zone vitali della città. è capitato un miracolo di culo e abbiamo rimediato una stanza in un motel proprio su Hollywood Boulevard, gestito da un cinese pazzoide che girava con delle cuffie enormi e diceva frasi sconnesse, ma che in compenso era in grado di farti il calcolo delle tasse su un prezzo in un nanosecondo.
Con questo campo base l’ultima giornata californiana è trascorsa senza patemi: pomeriggio al Kodak Theater, precena a Rodeo Drive, giusto il tempo di renderci conto che nella strada più costosa di tutti gli Stati Uniti la roba da vestire, a prezzo pieno, costa ancora meno che scontata da noi ai magazzini, un po’ di ssiòppin’ dell’ultim’ora tanto per gradire e affossare un altro po’ la carta di credito (estratto conto finale mese di agosto: 1093 euri, di cui però 250 spesi precedentemente alle ferie... davvero pensavo peggio, anche se il piano budget iniziale è stato ampiamente abbattuto), e serata nei localini Hollywoodiani.

Giusto il tempo la mattina dopo di riconsegnare la macchina, vedere che nessuno si è lamentato per il coglione che ci è venuto addosso, e 14 ore di aereo (con scalo ad Atlanta per la gioia del Pipel che ha rivisto un saccone di neri amici suoi) ci hanno separato da Venezia, dove incredibilmente sono arrivate anche le nostre valigie, sane e salve (a parte il Pipel che è stato ispezionato, si devono essere ricordati dell’incidente alla frontiera col Messico ).

Commento finale: grandissima vacanza, assolutamente spossante sul piano fisico, ma di quelle che non si dimenticano. E adesso vediamo per il futuro, ho in mente la Giappolandia tra un paio d’anni sicuramente, l’estate prossima ho delle proposte per Dubai o Stoccolma, ma forse me ne sto a casa a lavorare, chissà.


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mercoledì 5 settembre 2007
ore 23:42
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 7

San Diego, 2

Rientrati a San Diego siamo stati colti da un’incredibile stanchezza. Dopo aver mangiato una delle cose peggiori che io ricordi siamo tornati filati in hotel. Il giorno dopo MARE, con gente in surf a gogo. Dopo il devasto messicano ci voleva una giornatina relax. La sera, dopo aver bestemmiato il giusto per il parcheggio causa partita di baseball, ci siamo infilati in un bar ritrovo di tifosi di baseball ubriachi. Il cameriere, fuori come un pergolo, continuava a pigliare per il culo un gruppetto di tifosi degli avversari, ma il tutto in estrema allegria. Quando abbiamo scoperto che i Padres (la squadra di San Diego) avevano perso ci siamo chiesti quanto in quel bar la gente sarebbe stata contenta in caso di vittoria, tanta era la felicità che ci circondava. Ma il tutto era probabilmente causato dagli ettolitri di birra in circolo nel sangue degli avventori. Menzione speciale alle due sorelle (amiche?) fighe che hanno deliziato tutti con uno spettacolino ai limiti del torrido, col Pipel che ubriaco e distrutto (mi si è praticamente addormentato mentre mangiava, aveva gli occhi girati all’indietro tipo eroinomane) si è fatto sgamare che le riprendeva con la fotocamera tipo i peggio maniaci. Però appena hanno saputo che eravamo italiani non erano più incazzate, vai a capire il perchè.

Un fanculo a quell’omino insulso col cane insulso tanto quanto lui che ci è venuto addosso in retromarcia: il classico personaggio che piglia la corsia del telepass senza averlo e prima cozza contro la sbarra, poi mette la retro e si fa arare da un tir carico di cherosene provocando un maxitamponamento con 12 morti. Sì insomma uscendo dal parcheggio, dato che quello davanti a lui aveva dei problemi col pagamento, ha pensato bene di pigliare la rampa a spirale in retro, senza guardare. E noi che gli eravamo dietro più di bestemmiargli in faccia... per fortuna non ci ha rotto niente, a parte i marroni ma quello più che lui è stato il cane (che non era il Cane Pico).

prossimo episodio, Los Angeles, 2


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lunedì 3 settembre 2007
ore 23:27
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 6

Tijuana

Dopo una colazione a base di ciambelle, siam passati per Mission Boulevard a raccattare Antonio, e poi via verso il Messico.
Alle ore 12.00 del 16 agosto tre idioti hanno attraversato a piedi il confine.
Ciò che è successo da qui in avanti è avvolto nella nebbia. Foto e video testimoniano che ci siamo scolati un secchio di birre a un bar con un cameriere idolissimo e che poi un tizio è venuto a cacciarci in gola della tequila e a prenderci pure un po’ a sberle mentre soffiava in un fischietto. Ma sono ricordi molto confusi.
Alle ore 18.30 del 16 agosto due idioti ubriachi sono rientrati a piedi dal Messico.
Un’ora dopo il terzo idiota ubriaco è stato rilasciato dalla polizia di frontiera, che già gli altri due si erano immaginati chissà che torture nelle prigioni messicane. A questo proposito, è bello vedere come sulla carta verde ci sia scritto esplicitamente di non separarsene mai, perchè senza carta verde di fatto risulti clandestino. E nonostante questo il Pipel aveva deciso di lasciarla in albergo, "tanto a che serve". Vabè, cavoli suoi, a parte che l’abbiamo aspettato un’ora.
Però scena:
- passo io dal poliziotto, e lui: "Ah, italiano, CCIAOO!" E passo.
- passa Antonio: "Io pure italiano" (in italiano!!!) E passa.
Dopo 10 secondi ci voltiamo e il Pipel che era dietro di noi è sparito.
Facciamo per tornare indietro ma i poliziotti ci accompagnano gentilmente alla porta, non si poteva tornare indietro.
- "Ma c’è un nostro amico..."
- "Se non siete parenti, non possiamo dirvi niente"
- "Ma come non potete dirci niente?"
- "Ah ma se lo arrestiamo ve lo diciamo"
- "Ma come "se lo arrestiamo""?

Ilarità e bestemmie, circa come quando alla festa sulla spiaggia l’asciugamano ha preso fuoco.

Siamo rientrati a San Diego contenti, quello sì.

prossimo episodio, San Diego, 2


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domenica 2 settembre 2007
ore 16:05
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 5

San Diego, 1

Ci abbiamo messo 3 ore ad arrivare in città, dopo un po’ di miglia su una delle mitiche freeways americane. Per prima cosa abbiamo cercato Antonio e abbiamo provato a vedere se beccavamo un motel/ostello dalle parti sue... niente da fare, col casino assurdo che c’era abbiamo dovuto ripiegare su un hotel in centro, che lasciamo perdere. Parcheggiare in centro a San Diego è roba da ricchi, millemilioni di dollari al minuto. Dopo aver mangiato qualcosa ci siamo diretti nuovamente in zona baia, abbiamo raccattato il buon Antonio e abbiamo cercato un paio di locali da lui consigliati. Quella sera mi sono innamorato non so quante volte, un passerificio clamoroso (ancora nei miei sogni la coppia di bionde CLAMOROSE, la barista che ha fatto perdere la testa al Pipel, più un saccone di altre tipe di cui parlerò solo in privato), tipe molto socievoli e con una buona tendenza a non tirarsela. E’ stata proprio una bella serata, sicuramente il modo migliore per iniziare la permanenza a San Diego.
E il giorno dopo ci attendeva la trasferta in Messico...

prossimo episodio, Tijuana


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giovedì 30 agosto 2007
ore 23:40
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 4

Los Angeles, 1

Abbandonata Santa Monica siamo andati convintissimi verso il centro di Los Angeles... visto che io facevo il navigatore, io decidevo dove andare e dove girare. Così ho impostato l’itinerario per percorrere tutta la famosissima Sunset Boulevard. Dopo un primo tratto tutto curve e curvette sulle colline di Hollywood, i passaggi nei punti chiave: Bel Air, Beverly Hills, eccetera. Un giro sulle colline della mitica scritta, giusto il tempo di apprezzare la cordialità dell’americano medio, ed eccoci sulla Walk of Fame di Hollywood Boulevard, con tutte le stelle di personaggi più o meno celebri incastonate nelle mattonelle dei marciapiedi. Nomi altisonanti come il governatore Schwarzy o Julia Roberts, nomi meritevoli come Chuck Norris e John Ritter, nomi mitici come Jim Morrison e Freddy Mercury. Per non parlare delle impronte nel cemento davanti al Chinese Theatre, tra cui spiccava l’immarcescibile Steven Seagal. Un po’ di vasche sulla strada e subito verso Downtown. Rimediato un motel la serata è stata presto organizzata: cena in centro e serata a Sunset. La cena, in una tavola calda storica vicino al WTC, allucinante. Un vecchio cameriere mezzo matto, roba cucinata davanti al naso, convinzione sempre più radicata che gli americani non capiscono uno stracazzo di niente quando si tratta di cibo. Mi sono ripromesso di andare al Toscano a mangiarmi la fiorentina alla prima occasione, solo per ricordarmi di quanto gli americani non capiscano uno stracazzo di niente. Dopo cena, arrivati a Sunset, dapprima ci siam bevuti una birra in un localino simpatico poi abbiamo puntato su un posto, il Vegas, che pareva bello. Arrivati là davanti, a parte due strafighe lì per un motivo sconosciuto, abbiamo capito che ad essere entrati là dentro avremmo rischiato la spanatura dell’ano, quindi zitti zitti ce la siamo filata. Peccato, serata buttata. Non sapevamo che il bello doveva ancora venire...
Il giorno dopo abbiamo visitato i Warner Bros Studios... mi sono esaltato come un bambino, ho visto tutto il set di Gilmore Girls e quello di ER, in più mi sono fatto una foto sul divano del Central Perk!!! Ho capito che la TV ingrassa, infatti se Kristen Bell entra nel costume che ho visto esposto vuol dire che ha un fisico PERFETTO. Per non parlare delle 3 copie di Generale Lee e dell’abbigliamento di Steve Urkel! Peccato che i set Paramount siano stati chiusi al pubblico dopo l’11 settembre, avrei fatto un salto volentieri da quelli di Nip/Tuck e Smallville... e peccato non essere andati (non sapevamo dove fossero) agli studios della Fox... sarei impazzito a vedere il CTU.
Al pomeriggio, dopo una visita obbligata al cimitero delle star e dopo un passaggio davanti alla Playboy’s Mansion, si partiva di nuovo...

prossimo episodio, San Diego, 1


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domenica 26 agosto 2007
ore 17:37
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 3

Santa Monica

Dopo 5 orette di aereo precedute da bestemmie perchè il nostro volo era stato cancellato, quindi eravamo stati infilati in un altro aereo che partiva 4 ore più tardi, ovviamente senza venire avvertiti, beh insomma dopo ste 5 ore abbiam ritirato la macchina e ci siamo avviati di gran carriera verso Santa Monica, la terra di Baywatch.

Abbiamo trovato un simpatico ostello a due passi dalla spiaggia e ci siamo installati. La prima sera abbiamo studiato un po’ la vita di Santa Monica... nella fattispecie il pontile. Credo che resterò a vita innamorato di Annikka, la bellissima e simpaticissima cameriera norvegese del Bubba Gump. In spiaggia c’era poco o nulla di notte, credo che la cosa sia dovuta al fatto che manco là si può portare alcolici... lì ho capito perchè negli states si DEVASTANO TOTALMENTE quando sono al college... finalmente un posto dove l’alcol è ammesso! O perlomeno tollerato! Fatto è che la città pareva abbastanza spenta...
Il giorno dopo lo si è trascorso in spiaggia, e ci sono un po’ di cose da dire:

- le bagnine fighe come quelle della tv esistono, c’abbiamo le prove
- l’oceano là c’ha delle alghe di 4 metri che fan fastidio
- il resto della passerina che si vede in tv invece è abbastanza carente

Dopo aver convenuto che le tipe migliori che stavano in spiaggia erano le nuotatrici juniores canadesi, che erano così tenere in bikini col segno bianco del costume da gara, abbiamo affrontato le onde dell’oceano divertendoci da matti, non ci fosse stata quella vegetazione tipo giungla equatoriale sarebbe stato anche meglio.
Alla sera in ostello si è conosciuto un terroncello, tale Antonio, in vacanza negli states da solo. Ci è parso simpatico, quindi abbiam deciso di uscire assieme per la serata. La Promenade di Santa Monica, segnata anche sulle guide come un carnaio pieno di gente e casino, era invece un desolante deserto. Memori di cosa sia viale Ceccarini a Riccione ci siamo rimasti proprio di merda.
Agganciate due tizie per strada abbiamo chiesto informazioni su posti un minimo frequentati e siamo stati condotti in un bel locale sopra un albergo (in america è proprio di moda), comunque non certo brulicante di gente... appurato comunque che le tipe, seppur abbastanza alticce, volevano solo farsi offrire da bere e non c’era proprio trippa pe’ggatti, le abbiamo sfanculate senza ovviamente pagare i loro drink. Con Antonio siamo rimasti d’accordo di ribeccarci a San Diego per andare a Tijuana (la sua conoscenza dello spagnolo era estremamente utile, e poi era simpatico). Il giorno dopo abbiamo lasciato Santa Monica con un senso di tristezza e delusione, solo minimamente mitigate dal fatto che un errore nelle macchinette ci aveva di fatto regalato il parcheggio per due giorni. E sarebbero stati soldi.

prossimo episodio, Los Angeles, 1


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giovedì 23 agosto 2007
ore 15:21
(categoria: "Viaggi")


I’m back, part 2

New York: vita notturna

La permanenza in una città grande come New York poneva due spinosi interrogativi: dove mangiare la sera? E soprattutto, posti tattici per il dopocena?

Al primo interrogativo rispondeva la nostra infallibile guida, che ci ha sempre indirizzati bene. Consiglio particolarmente Po, nel West Village. Avrei un centinaio di rimostranze da fare agli americani, rei di:

- non lavarsi il culo;

- spacciare per "italiana" della roba che qui sarebbe da denuncia penale. E non parlo di ristoranti italiani (sia mai...), bensì anche solo di condimenti e/o formaggio e/o salsine "italian" che manco per il cazzo vedi qui;

- non lavarsi il culo;

- far pagare l’acqua frizzante 9 dollari al litro, 10 volte la benzina;

- non lavarsi il culo;

- impedirti in ogni modo di bere più di una birra e farti sentire un criminale se tocchi qualcosa di alcolico, che comunque costa uno sproposito (15 dollari un gin&lemon... da noi ti ubriachi col rosso della casa, là nonostante la produzione molto buona di vino californiano ogni atomo etilico costa un rene);

- non lavarsi il culo;

- infilare tonnellate di aglio in ogni cosa contenga del pesce;

- non lavarsi il culo;

- farti spendere un capitale per mangiare 2 robe del menga (da noi, 15 euri all’agriturismo per mangiare come ludri e tirar su la ciucca di cui sopra);

- non lavarsi il culo;

- impedirti legalmente di farti una birra in qualsiasi posto non sia casa tua.

Alla seconda domanda invece hanno risposto in due: Nadine, la carinissima cameriera dell’Hard Rock Cafè di Times Square, e un terrone di Bari beccato a Central Park. La zona tra Low Midtown e il West Village (in particolare: Gansevoort Street) è sicuramente la migliore per trascorrere una bella serata, ci sono tanti simpatici localini (uno in particolare sul tetto di un hotel era veramente bello e ben frequentato) e non si è molto distanti dalla zona dei club, ovvero le discoteche.
Sulle discoteche è il caso di fare un discorso a parte: il revival non esiste non esistono vasco e ligabue non esistono i tormentoni merdosi nostri tipo digei bobo o digei francesco o gabri ponte , e il quantitativo di passerina che gira è notevole, e tutta per regolamento oltre i 21 anni (conosco un tizio che, letto questo, non andrà più negli States ). Il problema è che i club sono dei veri e propri buchi dove si sta fraccati peggio che da noi, che è assolutamente impossibile causa casino assurdo tentare un qualsiasi genere di approccio che non sia quello stile Night At The Roxbury (vedi sezione "sto ascoltando"), e che la selezione all’ingresso è implacabile. Ricordiamo un Pipel rimbalzato all’ingresso dell’Home causa vestiario poco appropriato (dopo che nemmeno due ore prima mi aveva guardato tipo alieno "TI METTI LA CRAVATTA?"), nonchè un "ghei con una giacca in fintapelle e seri problemi di autostima" (che da ora in avanti chiameremo per comodità Isso) che ci ha dato dimostrazione del significato di "gioco al massacro". Isso sta davanti a uno dei club più in di Manhattan, e ha potere decisionale su chi entra e chi no. Isso ha qualche direttiva, ma fondamentalmente pensa a se stesso. Isso ti guarda e decide se puoi entrare. Facciamo qualche esempio:

- Cuba Gooding Jr. può entrare (sì, era proprio lui)
- uno che arriva assediato da fotografi può entrare
- una passerina può entrare
- un suo amico (di Isso) può entrare
- uno che lo corrompe può entrare (giuro, gli ho visto arrivare attraverso finte strette di mano non so quanti biglietti da venti dollari, comunque la corruzione minima stava sui 50)
- il suo spacciatore può entrare (i soldi di cui sopra glieli ho visti uscire a uno in cambio di una bustina di cui non ho carpito esattamente il contenuto ma basta usare un po’ la fantasia)... però lo spacciatore non è entrato che aveva altra gente da rifornire
- gli altri... beh gli altri non entrano, fine della storia.

Per la cronaca, non l’ho corrotto, non gli ho venduto droga, non sono una passerina e nemmeno Cuba Gooding Jr, non mi assediavano i fotografi e non ci tenevo affatto ad essere suo amico. Semplicemente si è cambiato posto quando ci si è resi conto di che aria tirava. Isso però deve ringraziare il fatto che non sono uno che va in cerca di rogne, altrimenti lo sputtanavo subito lui e la sua bustina a uno qualsiasi dei millemila pullotti che stazionano di notte in quella strada.

Desidero ringraziare un tizio da Udine per i preziosi suggerimenti a un certo punto della serata di giovedì.
Desidero ringraziare la biondona stile Trish Stratus del bar all’angolo tra la 10th Avenue e la 27th Street per il supporto morale involontario.
Desidero ringraziare la pornostar (mica per finta, quella faceva i porno davvero) di cui mi sfugge il nome che abbiamo incrociato in un angolo buio della 28th Street.
Desidero ringraziare la cameriera dell’Home per essere una delle migliori dimostrazioni di MALE esistenti sul pianeta.

Sostanzialmente però sono rimasto deluso dalla settimana di permanenza in costa est... New York è una città troppo particolare evidentemente, ero partito con idee sbagliate. Quel che è certo è che posti come i nostri centri o le nostre birrerie non esistono.

prossimo episodio, Santa Monica


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mercoledì 22 agosto 2007
ore 14:53
(categoria: "Viaggi")


I’m back

E rieccomi qui... due settimane negli States assieme al Pipel decisamente sfiancanti, ma estremamente divertenti. Pensavo di fare un resoconto giorno per giorno di quello che si era fatto, ma sarebbe troppo lungo, e poi è poco interessante sapere se la cosa X l’abbiamo fatta il giorno Y. Meglio dividere città per città, citando le cose più significative.

New York: turismo

Dopo un numero a due cifre di ore di volo causa anche scalo ad Atlanta, arriviamo sfiniti a mezzanotte all’areoporto La Guardia. Subito porchi perchè le valigie di mezzo aereo erano rimaste in Georgia. Fato ha voluto che la Delta abbia un volo tra le due città ogni ora, quindi incredibilmente il tutto ci è stato recapitato col volo successivo. Usciti becchiamo subito un tassista abusivo che ci offre a un prezzo carissimo di portarci in albergo. Stufi marci, incuranti della tariffa oscena e del fatto che questo avrebbe potuto portarci anche nel Bronx per farci derubare da dei suoi amici, saliamo. A parte l’abusivismo invece il tizio si rivela quantomeno onesto e ci porta a destinazione, nell’Upper West Side di Manhattan. E’ l’una di notte, siamo svegli da 24 ore, ci registriamo all’ostello (una vera stamberga... assolutamente da NON andarci con la morosa) e ci buttiamo a letto.
Chiaramente il giorno dopo si era in piedi alle 6, stupido jet lag... lo scombussolamento del sonno sarà un problema per il Pipel in entrambe le settimane, clamoroso come praticamente dormisse in piedi, sia in metropolitana, sia a cena, sia in giro.
In qualsiasi caso, consci di essere destinati a mangiare male sia a pranzo sia a cena per tutta la nostra permanenza oltreoceano, abbiamo immediatamente cercato un posto dove fare ALMENO una colazione come dio comanda. A un paio di isolati dal nostro dormitorio abbiamo beccato il Caffè Lalo, che ci ha subito convinto. L’ambiente mi sapeva di già visto, infatti si è scoperto che il bar aveva fatto da set per alcune scene di un film con Tom Hanks e Meg Ryan. Ve l’assicuro, mangiare qualcosa di molto simile a un’accoppiata cappuccino-brioche alla mattina ti dà la forza di fare qualunque cosa, eravamo commossi. Io sono poi riuscito finalmente a mangiarmi un hot-dog colossale a un baracchino ad un angolo di strada... un’altra voce cancellata dalla lista "cose da fare".

Di New York c’è da dire che puzza. Ma è tipo stare in zona concerie a Chiampo, non c’è un posto della città che si salvi, a parte i parchi. Ci siam chiesti a cosa potesse essere dovuto sto schifo... forse gli sfiati della metro, forse le immondizie in mezzo alla strada in attesa di raccolta, forse le prese d’aria degli impianti di condizionamento dei grattacieli che sparano direttamente in strada, forse le tre cose assieme. Tuttavia, come sa ogni buon abitante di Chiampo, "dopo un po’ ti abitui e non la senti più". Inoltre, chi ha concepito gli orari e i percorsi della metro si era fatto di eroina tagliata con la forfora. Venire a capo del tutto, specie le variazioni notturne, è praticamente impossibile. Fico trovarsi nel bel mezzo di Harlem alle 2 di notte perchè la metro ha saltato la tua stazione, e le 4 successive.

Le tappe sono state le classiche turistiche, in ordine sparso:

- la cima dell’Empire State Building, che dopo l’11 settembre è tornato a essere il grattacielo più alto di NY. Un macello di gente, peccato solo la cappa di smog che ha impedito di fare delle foto all’altezza. La vista era comunque mozzafiato.

- Grand Central, il Crysler e tutti gli altri grattacieli di Midtown, uno diverso dall’altro e tutti altissimi.

- Central Park. E’ facilissimo perdersi là dentro, le vie sono un casino, due volte lo abbiamo attraversato due volte ne siamo usciti 20 isolati più in là di dove dovevamo andare. Però è incredibile trovare una zona verde totalmente isolata dal traffico in un contesto come quello di Manhattan. Inoltre è pienissimo di gente a tutte le ore del giorno, in particolare di maniaci del footing che si incazzano da morire se sei in mezzo alla strada, magari per fare una foto, e li costringi a deviare di mezzo metro dal loro percorso stabilito.

- Times Square. Non c’è altro da dire, è un lucernario.

- Wall Street, l’unica zona pedonale del Downtown, piena di agenti di sicurezza e transenne... c’avran paura di un’OPA da parte di Bin Laden?

- Ground Zero... beh, gran buco. Stanno ancora scavando e mettendo delle fondamenta, il nuovo WTC evidentemente è in costruzione.

- Battery Park, dove mi son divertito a improvvisarmi JC Denton e a cercare di trovare un passaggio segreto per Castle Clinton dietro a un distributore di bibite... senza successo.

- Liberty Island e Ellis Island, abbiamo fatto le foto gag e i video panoramici.

- Little Italy, una schifezza. Inutile andarci, di italiano dentro non c’è più nessuno e il quartiere è stato quasi totalmente inghiottito da Chinatown... qualcosa resta a Soho, ma poco nulla.

- il ponte di Brooklin, gran bella vista. Dal punto in cui era stato fatto il servizio delle Divas, ottime panoramiche. Sul pontile inoltre stavano girando un video di qualche cantante rap/hip-hop, non ho idea di chi caspita fossero quei due, in compenso il vaporetto gli ha rovinato la scena per due volte.

- il Madison Square Garden, dove per due volte inutilmente ho cercato lo shop che vendeva i ditoni giganti di gommapiuma... ho sempre trovato chiuso. Peccato essere partiti proprio domenica 12, visto che il 13 arrivava Monday Night Raw nel Tempio del Wrestling...

- Macy’s, ovvero come farsi prendere dalla shoppingmania manco fossimo delle ragazzette con la carta di credito del papi. Lì capisci quanto gli italiani sono ladri: tra cambio favorevole, sconti e prezzi comunque bassi si è fatta incetta spendendo sì e no quello che qui si sarebbe speso per comprarsi 2-3 robe al massimo. Certo, gli americani sono tendenzialmente straccioni anche peggio di quelli che qui si vestono D&G (gli italiani infatti si riconoscevano lontano 100 metri, stile inconfondibile sia per terroniD&G, sia per gente vestita bene), quindi se ci fossero i prezzi LADRI che ci son qui non ci sarebbero nemmeno quelle 2-3 persone su 100 di buon gusto, tra cui il commesso che ha voluto a tutti i costi sapere da dove venivano i miei bellissimi occhiali fèscion. Però da noi si esagera al contrario.

- i musei, MET, Guggenheim, MOMA, NYNS, "perchè noi si è anche gente di cultura". Certo l’arte moderna non è per tutti, ma mi fa ridere vedere come la gente si affannasse a dire "oooo che figo questo, oooo che figo st’altro", quando in realtà manco sapevano che stavano guardando. Più apprezzabile il Pipel col suo perentorio ma onesto "sta roba mi fa cagare, preferisco gli elefanti dell’altro museo". In qualsiasi caso, il meglio dell’arte mondiale sta praticamente tutto esposto in Italia oppure a Parigi, Londra e San Pietroburgo (tutta roba che comunque si son fregati da noi... RIDATECI LA GIOCONDA CHE SIAMO CAMPIONI DEL MONDO!)

prossimo episodio, New York: vita notturna


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