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"Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo è la sola ricchezza che conserveremo per l’eternità" [Gustavo Rol]
Amabilmente lei, lo cercava con lo sguardo fra le ombre della sera Assiduamente lui, la immaginava sperduta in una città straniera ..assieme guardavano le stelle.. ..assieme contavano le ore.. Amaramente lei, si impauriva di fronte a una distanza incolmabile Ardentemente lui, desiderava perdersi ancora in quel blu così fragile ..assieme parlavano al vento.. ..assieme attendevano il futuro..
..e poi è pignolo, meticoloso, deve sempre puntualizzare, sempre pronto a correggerti al minimo errore, a farti notare che hai dimenticato una doppia, o hai messo una virgola dove avresti dovuto mettere un punto e virgola, o che si pronuncia cadùco e non càduco, vìoli e non viòli. E osserva tutti, continuamente, giudica le persone senza conoscerle solamente dalle scarpe che indossano, tipo che se uno si mette i sandali è uno sfigato, e se si mette i sandali con i calzini merita come minimo l’incarcerazione o la lobotomia. Che poi lui è il re dei permalosi e quindi non gli si può dir nulla, quindi lui può permettersi di fare qualsiasi osservazione ma guai a te se gli fai notare che ha parcheggiato male o che sarebbe il caso che facesse un po’ di palestra, e intanto ti senti dire che non hai dei sani principi morali, che uscendo con quella sua amica che ti ha presentato hai calpestato la sua concezione dell’amicizia, che non hai rispettato le regole, che non potrai mai essere un amico vero perché non condividi la sua filosofia e dunque non potrà mai fidarsi completamente di te, solo perché gli hai portato un frappè al cioccolato quando lui te l’aveva chiesto alla nocciola, che poi neanche gli piace la nocciola e quindi tu volevi anche fargli un favore. E poi quando monti in macchina sua devi pulirti le scarpe prima di salire, devi stare attento a come chiudi la porta, non puoi toccare l’autoradio o l’accendisigari né aprire il bauletto o cambiare l’inclinazione del sedile senza un permesso scritto, altrimenti potrebbe toglierti il saluto o mandarti a casa la finanza dopo aver spifferato che scarichi film porno con emule, film che tra l’altro hai scaricato per lui quando ancora non aveva internet a casa. E non osare fare mai la pur minima osservazione mentre guida perché rischi veramente di ritrovarti la cintura di sicurezza bene avvolta attorno al collo, che poi si distrae continuamente cambiando CD o mandando sms o sfogliando l’atlante autostradale, ed è un vero miracolo che in 10 anni di patente non abbia mai tirato sotto un gatto, una vecchia o la banda del paese. Che poi minimizza, è un abile rigiratore di frittate, esperto arrampicatore sugli specchi, furbo mischiatore delle carte in tavola, cosicchè riesce a convincerti che tu sei un povero malato di mente che necessita di cure o per lo meno di un trapianto di cervello mentre i suoi difetti e le sue fisime sono soltanto sciocchezze.
Quante volte ho creduto di avere qualcosa di maledettamente sbagliato, quante volte ho creduto di non meritare la luce di due occhi che piangono di gioia, quante volte ho creduto che fosse impossibile trasformare una smorfia in un sorriso.
E poi ho visto il cielo colorarsi di rosa, mentre le sue mani cercavano le mie, e ho intravisto qualcosa all’orizzonte, lì dove aria e terra diventan cosa sola..
Quante volte ho creduto di essere costretto a vivere nell’epoca sbagliata, quante volte ho creduto di vedere un’altra persona fissandomi allo specchio, quante volte ho creduto che nascondersi sotto al letto fosse un modo per fuggire alla realtà.
E poi ho sentito il vento accarezzarmi la pelle, mentre la sua bocca cercava la mia, e ho intravisto qualcosa all’orizzonte, lì dove presente e futuro diventan cosa sola..
Risuonano dentro di me gli echi di risa ovattate e brindisi al chiaro di luna. Le sinuose volute di fumo azzurrognolo che salivano stanche a velare lo sguardo, e sullo sfondo il notturno baluginio delle stelle fra le calme acque di un lago di montagna. Quali misteriosi e infiniti concatenamenti di eventi ci hanno portato ad essere qui, ora, insieme. Ognuno sulle sue gambe, seguendo la propria strada, vivendo esperienze completamente diverse, ma ovunque abbiano vissuto i miei amici in tutti questi anni era sempre la stessa la luna che guardavamo, e sempre la stessa era la faccia della luna che si mostrava ai nostri occhi sognanti rivolti all’insù, a scrutare l’ignoto. Parole bisbigliate, parole lanciate nell’oscurità come guizzanti e infuocati dardi silenziosi che accendono ora sorrisi sinceri, ora malinconiche perplessitudini, a volte entusiastiche aspettative. Ciò che vedremo non ci è dato sapere, né vorremmo saperlo. Ho capito che alla fine del viaggio non sarà così importante dove sarò arrivato, bensì ciò che ho provato durante il cammino, ogni singola emozione che avrò vissuto giorno dopo giorno, anno dopo anno. E non importa se sarò arrivato sulla luna o se avrò soltanto un piccolo orticello a farmi compagnia, ciò che conta è non avere rimpianti. Se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto? Prenderei le stesse decisioni? Commetterei gli stessi stupidi errori? Inseguirei follemente i medesimi sogni? Un’altra estate che si aggiunge alle altre 29, una delle più belle. E sorrido perché non ho rimpianti.
Andare all’università per avere una laurea, laurearsi in ingegneria per poter avere un lavoro remunerativo, lavorare per pagarsi l’università, studiare tanto per laurearsi prima, ma se studi non lavori e se non lavori non ti paghi l’università, se lavori di più hai i soldi per le tasse universitarie ma studi meno e impieghi più tempo a laurearti, come un cane che si morde la coda senza capire che è la sua, finalmente ti laurei, e non hai un soldo, mandi curriculum anche su Marte e pianeti limitrofi, inizi a lavorare e apri un conto in banca, chiedi un prestito per comprarti una macchina con cui andare a lavorare, lavori per pagare le rate della macchina e il bollo e l’assicurazione, se non compravi la macchina e non andavi a lavorare era la stessa cosa, ma la macchina è uno status symbol, più bella è la macchina e più ragazze belle avrai, più bella è la macchina e più è costosa, lavori di più per comprarti una macchina più bella, ora hai tante ragazze belle, le ragazze ti fanno spendere più soldi, devi lavorare di più per guadagnare i soldi da spendere con le ragazze che salgono sulla macchina che hai comprato per andare a lavorare, lavorando di più per poter prendere una macchina più bella, fai gli straordinari e progetti macchine ordinarie che arricchiscono il tuo capo che diventa milionario e ha un parco macchine straordinario e ti frega tutte le ragazze, non hai ragazze con cui spendere i soldi che hai guadagnato lavorando di più, compri una pistola per ammazzare il tuo capo, non hai più un capo che ti frega le ragazze e che ti dà lavoro, non hai più un lavoro che ti permette di pagare la macchina che avevi comprato per andare a lavorare, vendi la macchina per pagare un avvocato che ti scagioni dall’accusa di aver ammazzato il tuo capo, la macchina ha già 250 mila chilometri e riesci a venderla a un tunisino per 300 euro, non riesci a pagare un avvocato bravo che ti scagioni, ti difendi da solo in tribunale citando Churchill e Biscardi e ricordando i casi di Tortora e Corona, passi 20 anni in gattabuia a chiederti perché diavolo ti sei iscritto all’università quando potevi semplicemente fare l’autostop fino a Budapest e buttarti nel mondo della pornografia.
A ruota libera senza filtro lascio che il pensiero si materializzi non voglio virgole setacci regole fanculo al lessico e al dolce stil novo e allora parlo parlo da solo o con un mozzicone fra i polpastrelli guardando quei lumini lassù appesi per ricordarci quanto piccoli siamo e quanto effimeri sembrano i nostri crucci quotidiani guardati da un’altra prospettiva magari quella del piccolo principe eppure corriamo ci affanniamo spintoniamo per arrivare davanti per avere di più come se di più volesse dire felicità quando invece è su un altro livello che bisogna spostarsi ma pochi lo capiscono pochi hanno la giusta sensibilità per cogliere il vero senso profondo di ciò che succede e se ci riesci allora la quantità non conta più nulla e puoi andar via anche con un deca come non credeva max pezzali perché la ricchezza è nascosta fra le righe e in mezzo alle parole e sotto le foglie e dentro le gocce di pioggia e fra i capelli e sopra una nuvola veloce e lungo i raggi di un sole rosso acceso che arde più di qualsiasi caminetto e vedrai un senso nello sguardo incerto di lei che vuole solo te e nient’altro perché poche sono le cose necessarie e tu lo sai ma non lo vuoi capire che con un fiore in mano hai già metà di quello che ti serve e devi avere dei principi da seguire ed essere fiero di riuscire a rispettarli perché un giorno ti guarderai indietro e dirai ok cazzo ho sbagliato ne ho fatti di errori ma ho sempre imparato la lezione e non ho mai fatto due volte lo stesso errore e sì sono orgoglioso dei miei principi e non ho permesso a nessuno di calpestarli perché danno ricchezza alla mia vita un valore aggiunto inestimabile che nessuno mi toglierà e poi l’amore oh sì l’amore che ho donato è mille volte più prezioso di quello che ho ricevuto e ogni goccia di amore negato è uno spreco imperdonabile che mi fa abbassare gli occhi e guardare questo misero pezzo di terra che mi è rimasto che però è tutto ed è più fertile di una giovane donna in primavera ed è qui che sarò quando tornerai da me fra qualche anno e sarà tutto come prima esattamente come quando avevamo vent’anni e facevamo le capriole giù per i pendii verdi abbracciando la vita con lo slancio e l’ottimismo propri degli animi ancora immacolati e con la gioia di un bimbo la mattina di natale.
La sindrome di Pitagora. Secondo giorno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono indeciso, non so se scendere dal letto perché stanotte ho fatto un bel sogno che però non riesco a ricordare, e so che non appena appoggerò un piede per terra perderò ogni chance di riuscire a ricordarlo. Però non posso rimanere a letto tutto il giorno, non con una giornata di sole come questa, anche perchè il mattino ha l’oro in bocca e se voglio diventare ricco devo chiamare subito un ladro dentista. Niente da fare, il sogno resta un puzzle nebuloso e frammentario, ricordo nitidamente soltanto la scena in cui incido con una chiave inglese la scritta in italiano “Tu me li gonfi e tua moglie me li svuota” sulla fiancata della macchina del capo. Decido quindi di scendere dal letto, ma con quale piede? Ieri ho appoggiato prima il sinistro e non è stata una bella giornata: prima il latte scaduto, poi la gomma della bici a terra, infine la macchinetta del caffè senza caffè. Per non parlare della brutta faccenda della gamba di mia nonna rimasta impigliata nel tosaerba, e proprio mentre falciavo il prato. Robe da matti. Ho perso più di un’ora per ritrovare tutti i pezzetti della tibia, e indovina un po’? Il Super Attack era finito! Una sfiga dietro l’altra. Metto a terra prima il piede destro. Perché il linoleum è freddo e invece la moquette è sempre tiepida? Vado nel bagno azzurro, anche se è più piccolo, perché lo specchio del bagno rosa mi fa sembrare più brutto. Gli specchi deformano sempre la nostra immagine, chi più chi meno, e quello che c’è nel bagno azzurro mi fa assomigliare a Fabio Fazio, azzerando la mia autostima. Nel bagno rosa invece certe mattine vedo Omar Pedrini che si lava il viso, o Edward Norton che si mette il gel, e se sono davvero fortunato vedo la mia vicina di casa che si fa la doccia. Lascia sempre la finestra aperta. Ho notato che alcuni asciugamani non asciugano le mani, né altre parti del corpo. E mi è capitato di indossare k-way perfettamente permeabili, e non è piacevole scoprirlo in montagna a 2800 metri sotto un violento acquazzone con un vento che piegava le corna agli stambecchi. Sono pronto per fare colazione e il quesito del giorno è: se è vero che l’unione fa la forza, perché chi fa da sé fa per tre?