"Ogni giorno di più mi convinco che lo sperpero della nostra esistenza risiede
nell’amore che non abbiamo donato. L’amore che doniamo è la sola ricchezza
che conserveremo per l’eternità" [Gustavo Rol]
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venerdì 13 luglio 2007 - ore 14:08
Chiaroscuro
(categoria: " Riflessioni ")
La mia ombra, proiettata sul muro dalla fioca luce di un lampione da giardino, mi osserva. Seduto sotto il portico, dando le spalle ai campi di granturco e alla volta stellata, la guardo.
Resto immobile, salvo l’impercettibile movimento di due dita che si godono il contatto rassicurante di un fedele rotolino cancerogeno.
Una macchia scura su un muro, questo sono ora, niente di più che una macchia informe che deve la sua vita a una luce artificiale. Il contorno è nitido, familiare, e allo stesso tempo scomposto, amletico. Nessuna espressione, nessun lineamento. Sono un’entità monocroma a cui restano poche ore di vita.
E’ strano come a volte basti un alito di vento o una parola a far cadere qualcosa che fino a pochi istanti prima sembrava inattaccabile. A volte è un lento ma inesorabile processo fuori da ogni nostro controllo, come la goccia che scava la roccia, a minare gravemente la stabilità di una struttura psico-fisica ritenuta incrollabile; altre volte è l’improvvisa follia di un incalcolabile tornado a spazzar via le poche e preziose certezze, musicali e non, conquistate sul campo con fatica e merito.
Chi c’è dietro a quel nero fantasma aggrappato alla parete? Chi si nasconde in quella figura silenziosa senza occhi nè bocca? Sento i suoi occhi invisibili su di me, ascolto il suo respiro sommesso, indovino i suoi pensieri. Si sta chiedendo quando è successo, quando è successo che mi son smarrito. Si domanda perchè ho lasciato che la paura inghiottisse la mia mente e congelasse ogni possibile forma di felicità. Guarda i miei occhi galleggiare nell’incertezza di una sera troppo bella per essere vera e per questo quasi irreale, mentre un senso di crudele ineluttabilità mi avvolge affettuosamente fra le sue pungenti spire.
La cenere che cade scandisce il fluire del tempo, ed è palpabile la sensazione di un vuoto incolmabile, come se qualcosa sia stato perso per sempre. Ragione e sentimento vagano alla cieca in due differenti labirinti concentrici, cercando disperatamente di farmi uscire da questa impasse esistenziale in chiaroscuro.
A salvarmi è un deus ex machina, che spegne il lampione calando il sipario, come una mano di vernice fresca per nascondere una macchia sul muro.
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lunedì 9 luglio 2007 - ore 16:26
perchè così non sono io
(categoria: " Riflessioni ")
Se n’è andata, senza alcun preavviso. Prima c’era e un attimo dopo non c’era più. Sparita.
Non l’avrei mai creduto ma…ora mi sento solo. Non è la stessa cosa camminare di notte per le vie del centro senza di lei attaccata alle scarpe, senza la sua rassicurante e imprescindibile presenza.
Quando ci si abitua a qualcosa o a qualcuno non ci si rende conto dell’importanza che ha per noi, poi perdi quella cosa o quella persona e solo allora ti rendi conto di quanto ne avevi bisogno, e fai il possibile perché tutto torni come prima. Spesso è troppo tardi.
Ora, io non so se stavolta sia troppo tardi e dunque voglio cercarla. Ma dove? Idea: andrò all’ufficio oggetti smarriti, sia mai che qualcuno l’abbia trovata e non sapendo che farsene l’abbia portata lì. E se avesse deciso di tenersela? Non credo sia possibile averne due, quindi…….a meno che anche quella persona ne fosse sprovvista! Dannazione.
Sta calando il sole e di lei nessuna traccia. Nessuna rincorsa, nessun gioco dello specchio, nessuna grottesca imitazione delle mie forme e dei miei movimenti. Recandomi all’ufficio oggetti smarriti ne incontro tante ma nessuna assomiglia alla mia. Si accendono i lampioni e comincio a sentirmi sempre più solo e abbandonato. Arrivo. “Mi scusi signora, per caso qualcuno ha portato qui la mia ombra?”
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PERMALINK
mercoledì 4 luglio 2007 - ore 17:44
EQUO? NO, EQUINO.
(categoria: " Scienza e Tecnica ")
Da un articolo del "Corriere della sera":
Un embrione, al 99,9 per cento umano e per lo 0,1 animale, «nascerà» tra qualche mese. E non in qualche remoto laboratorio dell’Estremo Oriente, bensì a due passi da casa nostra, nei centri universitari di Londra, Newcastle ed Edimburgo, in Gran Bretagna. Si tratta di ciò che viene detto una chimera o, più correttamente, un ibrido.
…nel mondo si fanno già da tempo esperimenti avanzati. Ci sono la pecora con gli organi al 15 per cento «umani», creata nel marzo scorso da Esmail Zanjani, dell’Università del Nevada; i topi con l’1 per cento di cellule cerebrali umane di Irving Weissman della Stanford University; e le galline che pigolano come quaglie perché Evan Babalan della McGill Universtity di Montreal ha trapiantato nel loro cervello neuroni di quaglie… Premetto che oramai non mi stupisco più di niente, e questo è dovuto ad un fatto ben preciso: accadde un caldo pomeriggio di un anno fa, quando sorpresi il mio cane nell’atto di montare da tergo la gatta del vicino. In quel preciso istante mi tremò la terra sotto ai piedi e crollarono tutte le mie certezze. Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di vedere il video di un cane che si masturba utilizzando le zampe anteriori, restando in equilibrio su quelle posteriori: una scena patetica e squallida allo stesso tempo. Assomigliava a un mio amico.
Cani che sodomizzano gatti. Uomini che diventano donne per andare con altri uomini. Donne che diventano uomini per per poter pisciare in piedi. Uomini che diventano donne per andare con uomini che una volta erano donne: tanto valeva che restassero com’erano prima! Cecchi Paone. E ora gli ibridi.
Di questo passo non so davvero dove andremo a finire. Chissà, magari un giorno mia madre mi sveglierà grugnendo e grufolando perché mio padre le avrà trapiantato i neuroni di una scrofa con la speranza di ottenere dei benefici a letto. Il mio cane mi leggerà ogni mattina le notizie sportive perché gli avrò trapiantato i neuroni di Bruno Longhi. Poi uscirò per andare a comprare il latte e dietro il bancone ci sarà una mucca a cui avranno trapiantato i neuroni del fornaio. E io potrei anche decidere di comprare un cavallo e sottoporci a un esperimento scientifico mirato a trasmettermi il suo “vigore fisico”. Poi passerei tutto il mio tempo a soddisfare lo sciame di donne che brameranno le mie prestazioni. Ovviamente il cavallo andrà in ufficio al mio posto.
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PERMALINK
lunedì 2 luglio 2007 - ore 12:24
A RIMINI TUTTO PUO’ SUCCEDERE
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Una visione paradisiaca. Boccoli dorati che danzano nella calda brezza pomeridiana, occhi color verde smeraldo che rivelano dolcezza e allo stesso tempo fanno pensare alla natura più selvaggia, morbide e generose forme che uno striminzito costumino bianco tentano invano di nascondere. In piedi sopra un grosso scoglio piatto, con il mare splendido di Rimini alle spalle e le onde che si divertono ad accarezzarle le caviglie, quella ragazza meravigliosa sembra guardare nella mia direzione, e se non mi sentissi già abbastanza ubriaco giurerei che mi sta addirittura chiamando. Mi strofino gli occhi, guardo di nuovo: la bomba sexy è ancora lì che mi guarda, e ora fa ampi cenni con le braccia invitandomi a raggiungerla! Birra o non birra la Romagna è piena di sorprese, e se queste sorprese hanno pure una quarta meglio ancora. Corro dalla mia sirenetta senza pensarci due volte.
“HO PERSO L’ANELLO! MI E’ CADUTO IN MEZZO AGLI SCOGLI!” mi strilla in un orecchio appena le sono vicino.
“Ah...ehm.…” farfuglio imbarazzato, e i miei occhi proprio non riescono a non cadere sul suo sinuoso davanzale.
“IO NON SO NUOTARE! PER FAVORE VAI A PRENDERMELO TU, TI PREGO!” mi implora con gli occhioni da cerbiatta.
“Io?? ..ehm….ma…quanto è profonda l’acqua?”
“E IO CHE NE SO!!! QUELL’ANELLO E’ MOLTO IMPORTANTE PER ME! TI SCONGIURO..TE NE SAREI MOOOLTO RICONOSCENTE..” miagola lei, appoggiandomi una mano sulla spalla.
“…...ri….conoscente….?” deglutisco
“Sì’…..molto…..” con un sussurro, avvicinandosi leggermente e guardandomi negli occhi.
“Vado! Ti riporterò l’anello!” esclamo baldanzoso, dirigendomi verso il punto che mi aveva indicato.
Tocco l’acqua con la punta del piede: temperatura glaciale! Pazienza, il miraggio della ricompensa che quella dea dell’amore ha in serbo per me è ben più forte della paura di ghiacciarmi i testicoli. Mi tuffo, imprecando fra me e me nell’istante in cui il mio corpo passa da 36 a 5 gradi celsius con conseguenti danni permanenti alle parti intime, estremamente sensibili alle repentine variazioni di temperatura.
Infilo la testa sott’acqua e guardo giù: ma quanto cacchio è profondo??? Osservo il magico mondo subacqueo e subito lo vedo, piccolo, rotondo, luccicante: l’anello dell’amore! Faccio un bel respiro e mi immergo. Fallisco. Riemergo.
“L’HAI TROVATO??” ulula la bionda amazzone romagnola.
“Sì! L’ho visto! Ma non ho raggiunto il fondo, cazzo saranno almeno 4 metri di profondità!”
“E COSA SONO 4 METRI?!? DAI RIPROVA!”
“Umpf….”
Solo la vista del suo splendido corpo da questa posizione vantaggiosa mi dà la forza di immergermi nuovamente nelle gelide ma limpide acque riminesi. Mai viste delle gambe così lunghe. Ritento.
Faccio un bel respiro profondo in cui cerco di inspirare la maggior quantità d’aria e poi giù, a guadagnare il meraviglioso fondale della riviera romagnola, a caccia di un anello che mi darà l’accesso ad un mondo altrettanto meraviglioso e a una notte da sogno in compagnia di una pupa da sballo.
Fallisco miseramente. Dannazione non riesco a raggiungere il fondo, sono troppi i metri di profondità!
Riemergo mesto.
“ALLORA??? L’HAI PRESO?”
“Macchè…è troppo profondo, non ce la faccio…mi spiace.”
“COOOSA?!? SEI PROPRIO UN PAPPAMOLLE! VERGOGNATI!” tuona lei voltandomi le spalle.
“Ma…cavolo…te l’ho detto, è troppo profondo! E’ impossibile raggiungere il fondo e tornar su senza che mi venga un’embolia!!” mi giustifico arrossendo.
“OK LASCIA STARE, CHIEDERO’ A QUALCUN ALTRO. PEGGIO PER TE…AVREMMO POTUTO DIVERTIRCI INSIEME QUESTA NOTTE….”
Sento un leggero formicolio al basso ventre. Mi immergo ancora. E ancora. E ancora! Quel fottuto anello è qua, proprio sotto di me, a pochi metri, e rappresenta la chiave del paradiso! Ma fallisco ripetutamente.
Dopo il sedicesimo tentativo a vuoto, ormai allo stremo delle forze, risalgo in superficie e mi siedo sconsolato su uno scoglio. Lei non c’è più, è andata a cercare qualcuno meno inetto di me.
Osservo gli spettacolari colori del tramonto che si tuffa nelle morbide acque di questo incantevole tratto di mare, in cui bellezza, armonia e quiete si fondono magicamente.
Questa è l’ultima volta, giuro, che vengo a Rimini senza le pinne!

concorso
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mercoledì 27 giugno 2007 - ore 13:19
Io infrango la legge e tu?
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Amico: Ma sei diventato pazzo?!? Devi liberartene al più presto!
Fresh: Calmati amico, so quello che faccio.
Amico: E invece no che non lo sai! Stai rischiando grosso, fidati di me, devi liberartene immediatamente!
Fresh: Senti, voglio correre il rischio.
Amico: Tu devi esserti rincoglionito tutto d’un colpo!! Ti rendi conto che se ti fanno una perquisa ti sbattono dentro e gettano via la chiave???
Fresh: Te l’ho detto, correrò il rischio.
Amico: .....
Fresh: Sono stufo della vecchia vita, piatta e monotona. Voglio sentirmi vivo, provare delle emozioni nuove, è così difficile da capire?
Amico: Emozioni nuove?!? Lanciati col bunjee jumping se vuoi sentire ancora il cazzo che tira! Non occorre infrangere la legge per sentirti più vivo! Ci sono 1000 altri modi ONESTI di rendere la propria vita elettrizzante. Guarda me ad esempio.
Fresh: Tu??? Ma se la cosa più elettrizzante che fai è dare l’acqua ai fiori la domenica mattina!
Amico: E il mio corso di paracadutismo allora? Te ne sei dimenticato?
Fresh: Ma se è un corso per corrispondenza!
Amico: Beh..leggere i consigli dei paracadutisti è comunque molto emozionante, ti presterò un paio di riviste. In ogni caso devi disfarti della roba prima che qualcuno faccia una soffiata.
Fresh: Proprio non ci arrivi. Per me quella roba ha un valore inestimabile e non voglio né riuscirei a separarmici. E poi si vive una volta da sola, un po’ di peperoncino nel culo non fa male, eccheccazzo!
Amico: Peperoncino?!? Sì non ho più dubbi, tu sei pazzo. Ma come fai a vivere con l’ansia che ti scoprano?
Fresh: Per ora ci convivo tranquillamente. Anzi mi fa star meglio, mi dà l’adrenalina!
Amico: Non so proprio come tu faccia. Dev’essere una situazione di tensione continua..
Fresh: Mi sto stupendo io stesso del mio sangue freddo! Chi l’avrebbe detto. Oramai sono un ometto, so come affrontare i pericoli.
Amico: Sì ma dovrai dormire con un occhio aperto, sempre a guardarti le spalle..
Fresh: Sì lo so..ma almeno è una vita emozionante, sempre sulla cresta dell’onda, ai limiti della legalità.
Amico: Ai limiti della legalità??? Tu quei limiti li hai oltrepassati da un pezzo! Qui rischi 5 anni di galera!!!
Fresh: La gattabuia non mi spaventa. E vuoi sapere una cosa? La roba non l’ho nemmeno nascosta, è lì in bella vista, sopra il mobiletto in salotto.
Amico: O GESUMMARIA!!! Basta così, non voglio sapere nient’altro, la vita è tua e sei libero di buttarla nel cesso come meglio credi. Poi però non dire che ti avevo avvertito.
Fresh: Mi fa piacere che ti preoccupi per me, davvero, e ti ringrazio. Ma ormai non mi spaventa più niente e ho deciso di andare fino in fondo. So quello che faccio.
Amico: Ok mi arrendo. Fa come vuoi. Buona fortuna amico.
Fresh: Grazie, ne avrò bisogno.
Poche ore prima..
Caserma dei Carabinieri di XxxxxxxxxAppuntato: Tenghi, questi sono suoi.
Fresh: Dove son stati ritrovati?
Appuntato: Nei dintorni delle immediate vicinanze contingenti alla stazione ferroviaria dei treni.
Fresh: Però io mi son già rifatto tutti i documenti.
Appuntato: AH SUL SERIO?
Fresh: Eh sì, ancora un anno fa. Sono venuto proprio qui a denunciare il furto del portafoglio e lei mi ha preparato le carte per poter rifare tutti i documenti.
Appuntato: Ah..
Fresh: .....
Appuntato: In questo caso specifico essendo che lei ha già provveduto a ripristinare i propri documenti personali e non potendo circolare liberamente con più copie diverse dello stesso documento deve necessariamente eliminare fisicamente i documenti vecchi, che poi non sono più validi in quanto lei si è già adoperato per farsi fare quelli nuovi. Ha capito?
Fresh: ehm..no
Appuntato: LI DEVE DISTRUGGERE!
Fresh: AH! Va bene
Appuntato: Chiaro? Mi raccomando, io glieli restituisco ma lei deve assolutamente distruggerli appena arriva a casa, perché se glieli trovano in un futuro prossimo lei finirà nei guai.
Fresh: Certo, non si preoccupi. Arrivederci
Appuntato: Arrivederla. E mi raccomando ancora, LI DISTRUGGA! Non si dimentichi di farlo..
Fresh: Certo certo, appena arrivo a casa preparo un bel falò. Buona giornata
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lunedì 25 giugno 2007 - ore 17:23
Un tranquillo weekend di iattura
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono vivo, ed è già qualcosa.
Di certo son ben lontano da una condizione fisica accettabile ma coi tempi che corrono mi sembra comunque una cosa non da poco essere in piedi sulle mie gambe. C’è gente che va dal medico per farsi controllare le tonsille e si ritrova dopo 1 settimana fresco di varicocelectomia. Non è il mio caso, fortunatamente. Ma dopo 1 settimana passata facendo la spola fra il letto, il divano rosso, il cesso grande, il divano color panna e il cesso piccolo (non chiedetemi perché la permanenza sul divano rosso mi spingesse ad usare il cesso grande mentre lo stravaccamento su quello color panna mi costringesse ad usufruire del cesso piccolo; io ora l’ho capito ma non ho intenzione di spiegarvelo), con un linfonodo in gola gonfio come una palla da bowling, febbroni equine accompagnate da allucinazioni a sfondo sessuale (sempre equine) unite a visioni mistiche in cui l’arcangelo Gabriele mi ha più volte predetto la mia prossima maternità, nausea, vertigini e senso di stanchezza generale che mi ha costretto a rispolverare il mio caro vecchio Girello per poter deambulare allegramente per casa senza correre il rischio di stramazzare al suolo come un caco maturo, improvvise emicranie a intermittenza che mi hanno fatto SERIAMENTE dubitare di avere soltanto una poltiglia grigia nella testa, convincendomi invece della bontà dell’opinione opinabile di un caro amico alcolista da poco uscito dal riformatorio, il quale sostiene che in realtà i neuroni altro non sono che minuscole scimmiette affette da nanismo acuto e amanti delle percussioni: praticamente tanti piccolissimi Tulli de Episcopo, solo un po’ più mattacchioni dell’originale. Beh dicevo, dopo una settimana così, non soffro di varicocele ma ho due balle di fieno al posto dei testicoli. Considerando anche il non trascurabile fatto che avevo il we già bell’e programmato, con tanto di 120 euro già sborsati per assicurarmi uno dei pochi posti a disposizione per torrenteggiare come un’anguilla e arrampicarmi come un’iguana nella splendida Val di Ledro presso il Lago di Garda, ovvero un Wild Adventure Weekend all’insegna del pericolo facendo canyoning lungo un torrente infestato da caimani e arrampicata sportiva con una ferratina di difficoltà 11 (pare che alla vista della parete anche Manolo si sia tirato indietro). E invece no. Divano rosso e cesso grande. Divano piccolo e cesso color panna. Bestemmie e la nonna che ti porta il lattuccio. Testicoli immani e la nonna che ti infila il termometruccio. MMS di amici al mare e la nonna che ti porta l’antibioticuccio. E pare che non sia possibile nemmeno recuperare i soldi. E poi oggi decido che sto bene, faccio finta di non aver più nulla e così sono regolarmente al lavoro, peccato che gli occhi brucino e che mi sembri di avere 100 aghi conficcati in gola. Apro la posta e trovo una di quelle catene di sant’antonio del cazzo, una lettera di buon auspicio che promette cose inenarrabili nel caso io la inoltri ad almeno 327 persone entro 16 secondi dal momento in cui l’ho ricevuta, e ovviamente minaccia pesantemente la mia persona nel caso io decidessi sventuratamente di interrompere la fottuta catena. Con tanto di suggestivi esempi di persone (di cui si riportano minuziosamente nome, cognome, residenza e numero di scarpe) che hanno malauguratamente sottovalutato la potenza della catena e hanno cestinato la mail, esattamente come ho fatto io non appena ho finito di leggerla. Cancella mail. Svuota cestino. Ooohhhhh là. Mi sento meglio. E CHISSENESTRAFREGA se Jim Sutton di Boston è morto di lebbra 5 minuti dopo aver cestinato la mail, e se Carlos Nadal di Valencia è stato investito da uno stormo di piccioni infetti perché non aveva 327 contatti a cui inoltrare la mail, e se Renato Tiozzo di Chioggia è stato sbranato da una nutria di 130 chili mentre felice si accingeva ad addentare un panino con folpi e acciughe fregandosene del severo monito che la lettera gli aveva posto. Io, nonostante tutto, non ci credo. E poco importa se ho appena assistito dalla finestra del mio ufficio al furto della mia auto, e pazienza se mia mamma mi ha appena mandato un sms con scritto “Lo zio ricco a cui volevi tanto bene si è suicidato” e se poi mi ha mandato un altro sms con scritto “e nel testamento ha lasciato tutto a tuo cugino”, e me ne fotto se la mia ragazza mi ha appena lasciato con uno speedy message dicendomi che si è innamorata di mio fratello con cui tra l’altro scopa già da un bel pezzo e che se proprio voglio saperlo ebbene con me ha sempre simulato TUTTI gli orgasmi, e sorvolo pure sull’improvvisa incontinenza di cui sembro chiaramente soffrire da qualche ora, che può essere anche comodo non doversi alzare per andare in bagno. Sorrido perfino sul fatto che i miei capelli stanno improvvisamente PIOVENDO sopra la tastiera rendendomi difficile l’individuazione dei tasti e la conclusione di questo post. Sorrido perché il pelato piace, e poi niente e nessuno potrà convincermi che questi ultimi fatti poco favorevoli siano in qualche modo correlati con l’immediata eliminazione di quella fantomatica mail, eh no. E in ogni caso, cari amici, sono vivo, ed è già qualcosa.
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PERMALINK
lunedì 18 giugno 2007 - ore 14:04
OPINIONI TERRESTRI
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Abbastanza psicologico per rendersi conto che si può star bene senza esagerare con il vino, ci si cosparge di una bella sequenza di gesti vuoti ma riprodotti. Succhiati le caramelle di shampoo intorno al mondo e quando dormo distruggimi bene il fresbee, elimina il buonsenso e lasciami delirare, lasciami delirare in pace. Spensierati come ci sentivamo l’altro giorno, dei chili di musicassette sopra la testa per rompere il vetro della finestra e andare fuori, come Tognazzi azzi fa, come lo sguardo guida la volgarità, ci son state delle scene pregne ma le ho smarrite già. Assai psicologico per rendersi conto che si può star bene senza spappolare il fegato, ci si passa sotto due o tre volte la testa come dal barbiere. Togliamo la moquette e poi usiamo lo skate per scivolare meglio sopra la vendetta, ometto del distributore aiuto sto finendo la miscela della mia Lambretta.
Se non avete capito una benemerita mazza e vi state chiedendo se io sia diventato definitivamente pazzo, ebbene spiegatemi il significato delle prime due strofe di questa canzone di Bersani:
GIUDIZI UNIVERSALI
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane,
ci si spalma sopra un bel giretto di parole vuote ma doppiate
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone,
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Liberi com’eravamo ieri, dei centimetri di libri sotto i piedi
per tirare la maniglia della porta e andare fuori,
come Mastroianni anni fa, come la voce guida la pubblicità
ci sono stati dei momenti intensi ma li ho persi già.
Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole
Leviamo via il tappeto e poi mettiamoci dei pattini per scivolare meglio sopra l’odio
Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più...
Vuoti di memoria, non c’è posto per tenere insieme tutte le puntate di una storia
piccolissimo particolare, ti ho perduto senza cattiveria
Mangiati le bolle di sapone intorno al mondo e quando dormo taglia bene l’aquilone
togli la ragione e lasciami sognare, lasciami sognare in pace
Libero com’ero stato ieri ho dei centimetri di cielo sotto ai piedi
adesso tiro la maniglia della porta e vado fuori
come Mastroianni anni fa, sono una nuvola, fra poco pioverà
e non c’è niente che mi sposta o vento che mi sposterà
Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti
Leggera leggera si bagna la fiamma
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei...
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giovedì 14 giugno 2007 - ore 14:31
FRESH MOROBOSHI
(categoria: " Fotografia e arte.. ")
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martedì 12 giugno 2007 - ore 14:29
La sindrome di Pitagora. Primo giorno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Cavolo arriva un temporale. Con che velocità si sta avvicinando? E perché passa così tanto tempo tra il momento in cui vedo il lampo e il momento in cui sento il tuono? Ovvio, perché la velocità della luce è molto maggiore della velocità del suono. Ma di quanto? Conoscendo questo rapporto potrei capire quanto è ancora lontano il temporale da casa mia, mi basterebbe contare i secondi che passano tra il lampo e il tuono. I fulmini non dovrebbero colpire sempre gli oggetti più alti? E perché allora a volte colpiscono una casa invece di colpire il campanile? Con il temporale non ho voglia di uscire, me ne starò a letto. Però è rischioso, molto rischioso, perché le statistiche dicono che il letto è il luogo dove muore la maggioranza delle persone. Ok mi alzo, ho qualche giro da fare e non voglio rimandare ancora, che già l’ho fatto in giardino ieri notte dopo l’ennesima sbornia. Ho bevuto per dimenticare ma mi son dimenticato le cose sbagliate, tipo pagare la multa entro il termine fissato, così ora dovrò pagare il doppio. La prossima volta che berrò per dimenticare dovrò ricordarmi di dimenticare le cose giuste. Forse dipende da cosa bevo..ad esempio l’ultima volta che mi sono ubriacato con la birra mi son dimenticato le tabelline del 7 e del 9. Ieri sera ho bevuto solo havana-cola, e al momento non riesco assolutamente a ricordare chi ha vinto l’ultima edizione del festival di Sanremo, ma chissà quante altre cose ho scordato. E’ ancora vivo Don Lurio? I pinguini vivono al Polo nord o al Polo sud? Perché lo struzzo infila la testa sotto la sabbia? Perché la mia macchina non è in garage? Scendo dal letto (il fatto che io appoggi a terra prima il piede destro o prima quello sinistro influenzerà la mia giornata?), mi lavo il viso e i denti in modo meccanico, sempre con gli stessi identici movimenti (mi gratto i testicoli in questo modo tutte le mattine??), vado in cucina e metto su il caffè, non potendo fare a meno di chiedermi se non sarebbe stato meglio prima bere il caffè e poi lavarmi i denti. Potrei comunque lavarli di nuovo, e poi mangiare un pocket coffee per avere ancora in bocca il gusto di caffè. Sono pronto per uscire e piove a dirotto. Da cosa dipende la dimensione delle gocce d’acqua? Sono senza ombrello, esito qualche istante sulla porta di casa chiedendomi se prenderò più pioggia correndo o camminando. Perché il k-way è impermeabile e le mutande di lana no? Il coefficiente di impermeabilità di un materiale ha qualche legame col potere mediatico che un calendario della Canalis ha sulla mente di un adolescente alle prese con le prime forme gravi di acne giovanile? C’è un metodo scientifico per misurare il grado di pazzia di una persona? E come fa un ragno a tendere un filo tra due oggetti? Lega un sasso ad un’estremità del filo e poi lo lancia? O si fa aiutare da qualche altro insetto, tipo un cimice o un coleottero? Perché ho i piedi zuppi? Perché il fine giustifica i mezzi e invece il rozzo no? E perché non mi ricordo cos’ho mangiato ieri sera e mi ricordo perfettamente nei minimi dettagli quella volta all’asilo in cui mi son fatto la cacca addosso? E infine, come fa Berlusconi ad essere ancora a piede libero?
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lunedì 11 giugno 2007 - ore 14:53
SWEET DINNER
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E’ soave questo gracidare, inusuale (per me) ma pittoresco sottofondo musicale a una serata scoppiettante e anche un po’ piccante: in una parola, scoppiccante. Scorre veloce il tempo, fra racconti di cappa e spada, minuziosi studi sulle diversità etimologiche di vari dialetti, flebo a base di grappa con iniezioni di succo alla pera, torrenti di vino e valanghe di cicche, foto “miracolose” che trasformano ranocchie in principesse (ogni riferimento a fatti e persone realmente esistenti è puramente voluto), teorie post-moderne sul viver meglio in funzione di improbabili future scoperte scientifiche. Sentirsi a casa ed essere se stessi, con persone che conosci da meno di un’ora, è davvero una gran cosa. Un plauso a colei che ha saputo magistralmente inventare e mettere in scena un così armonioso mix di simpatia, arte culinaria e bellezza.
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