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martedì 25 marzo 2008 - ore 17:33


ALLA FACCIA DEL LUPO FEROCE QUA SOPRA...
(categoria: " Vita Quotidiana ")








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martedì 18 marzo 2008 - ore 13:59


QUESTO E QUELLO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alle volte è difficile aprire un cassetto e fare i conti con quello che puoi trovarci dentro.
Sono uno che mette via piccole cose insignificanti: raccolgo frammenti, schegge, trucioli e, lo ammetto, qualche coccio.
Arriva inevitabilmente il giorno che hai bisogno di spazio e, si sa, i cassetti, per magici che siano, un fondo ce l’hanno sempre.
Scatole, scatolette, fermagli, lettere, biglietti del treno, orologi fermi, orecchini, nastri, cartoline, anelli, bossoli, spicci, vecchi occhiali, vecchi diari, coltelli, soldatini di plastica come quelli con cui i bambini non sanno più giocare.
Dentro i cassetti ci sono scatole che non vuoi più aprire. Sulle lenti degli occhiali temi possano essersi attardati fotogrammi di un caldo pomeriggio di Maggio. Bossoli. Il proiettile certe volte te lo porti dietro.
Bhe, arriva il momento di fare i conti con questa ridda di fantasmi solidi, tangibili e affilati.
Scavi e t’inabissi mentre le pareti ti franano addosso, solo per toccare il fondo sul quale giace una foto dimenticata solo a parole.
Non è sempre facile fare i conti con quello che puoi trovare dentro un cassetto ma il più delle volte è necessario, perchè, per quanto magico, ogni cassetto ha un fondo e su quel fondo giace qualcosa da ricordare.




Sera fredda.

Ti accorgi di quanto poco basti per star bene solo quando riesci ad eliminare tutto il superfluo.

L’una di notte.

In fondo basta un pallone bucato, trovato per strada, per dimenticare di avere trent’anni e scarpe costose ai piedi. Bastano un lampione per fare la mea, quattro macchine, un paio d’alberi per potersi nascondere.

Quasi le due.

Sai cosa c’è? che siamo gli stessi. Gli stessi sotto le cicatrici, dentro vestiti diversi, dietro le maschere di tutti i giorni.
E sai cosa? Noi infondo, non abbiamo mai avuto bisogno di parole.




"Experience is a hard teacher because she gives the test first, the lesson afterwards."

"God will not look you over for medals, degrees or diplomas, but for scars."




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domenica 2 marzo 2008 - ore 12:41


CHASING SHADOWS
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Deep Purple - 1969





Chasing shadows, over my walls
with myself hardly sleeping
Dwarfs and giants, twenty feet tall
fill the room with their creeping

Sounds of breathing sharpen my ears
then they fade into nothing
Someone’s laughter out in the street
fills the night with their loving

I feel the ice in my head
Running its hands through my bed
Not even dreaming I seem to be dead
Colours of yellow and colours of red

All I’m asking some secret voice
is to lead me to darkness
I’m so tired, dawn never comes
I just hide in the shadows



Kansas - 1982





Some of you may know me and many of you won’t
I am just a player in the band
Some of you will listen and some of you will hear
Some of you may laugh at me and some of you will cheer
’Cause all of us, we are an audience
Looking for evidence, to help it all make sense

(Chorus)
Have we left the answers far behind
Are we running from the light
And our legs are growing weaker
Chasing shadows in the night

Tell me have you noticed, the tide is rolling in
The waves are crashing harder now
The shore is wearing thin
The message in the bottle, has been lost at sea
But the word live on forever, it’s meant to be

(Chorus)
(Instrumental)
(Chorus)


Stratovarius - 1994





Chasing Shadows
I have been sailing across the oceans
flying across the blue sky
Without never finding the answer
the answer to the question why
just when you think you reach it, it’s gone

Chasing Shadows, Chasing shadows
Chasing Shadows, all your life

Harder you try to fix things in your life
Faster you know it’s in vain
Searching for loving from strangest places
Nothing is left but the pain

Chasing Shadows, Chasing shadows
Chasing Shadows, all your life




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domenica 2 marzo 2008 - ore 02:10



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Certe sere nascono storte, c’è poco da fare per raddrizzarle e anche quando quello che fai ti sembra assurdo, forse addirittura vergognoso, ti rendi conto tuttavia che è l’unica opzione che ti resta.

Alle volte fa davvero freddo da queste parti, le parole non scaldano mai abbastanza.

"La tua parte razionale è ben conscia e convinta di tutto questo, è il resto di te che non lo accetta...".

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lunedì 25 febbraio 2008 - ore 13:55


SOSTANZIALMENTE DI BUON UMORE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ti ho lasciato il "piacere" di scrivermi
ma non leggo.
Non c’è sostanziale differenza tra questo
e il tuo ostracismo, no?
Sgattaioli dentro anonimamente e chiedi "favori".
A che titolo?
Mi pare che i morti non parlino, giusto?
Non ascoltano nemmeno, così mi dicono.
E se ti pare che tutto questo sia meschino,
infantile e irrispettoso,
avrò pur imparato la lezione da qualcuno.
Il dialogo civile te lo lascio
chissà che ad averlo tra le mani
non impari cosa sia.

Avrò quel che merito
nel bene - ne dubito
e nel male - di questo non dubito affatto

come sempre.

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domenica 24 febbraio 2008 - ore 18:26



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi gira strana, quindi forse è meglio se me ne sto zitto e ascolto buona musica. Con un po’ di fortuna tutto quello per cui non vale la pena sprecare il fiato se ne scivolerà via e resterà solo quello per cui ha senso aprir bocca...





"per suonare la batteria non puoi essere normale, devi per forza essere un po’ pazzo"

- Nick -








Broken
[Sonata Artica]
I was raised from a broken seed,
I grew up to be and unwanted weed
Ever faster the time exceeds me,
little harder again to remember...you.

Held a torch for you, when lightning stroke me,
once again, hope I died for the last time
Only one I have a thing greater than you,
little light on the sky every night.

Morning dew on the field, where I met you
I was frozen a year, couldn’t get through
Got a sign, not a scar, on my shoulder,
I am not quite the man you take me for...

Fell in love with the weakness within me
Tried to force me the Ring and own me
Guess you found what you’d think would oblige me,
little version of me to consume you...

I’d give my everything to you,follow you thru the garden of oblivion
If only I could tell you everything, the little things you’ll never dare to ask me...

Do you really know me? I might be a God
Show me that you care and have a cry
How do you see me?... as the one?
Can you see my blood when I’m bleeding
How can you love this exile, and how could I desire you
When my pain is my pain and your is too...

On this deadwinter’s night
Darkness becomes this child
Bless this night with a tear
For I have none I fear...

Seven lifes of a man, passed before me
Seven graves, one for every love I’ve had
Only once I have broken my so called heart
Only one made me see why they cry

Will I learn how to be one of you someday?
Will I still feel the eyes that behold me
Will I hear what you think, when you see me?
Will it tear me apart if you feel for me...

I ’d give my everything to you, follow you thru the garden of oblivion.
If only I could tell you everything, the little things you’ll never dare to ask me...

Do you really know me? ...I might be a God
Show me that you care and have a cry
How do you see me? ...as the one?
Can you see my blood when I’m bleeding
How can you love this exile, and how could I desire you
When my pain is my pain and your is too...

On this deadwinter’s night
Darkness becomes this child
Bless this night with a tear
For I have none I fear...

Little broken, always been, a part of you belongs to me
You were never mine to love, but this all has made it easy for me...

Burning feathers, not an angel,
Heaven’s closed , Hell’s soldout
So I walk on the earth, behind the curtains, hidden from everyone,
until I find a new life to ruin again...

On this deadwinter’s night. Darkness becomes this child
Bless this night with a tear. For I have none I fear...


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venerdì 22 febbraio 2008 - ore 10:25



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi serviamo nebbia.
Bianca,lattea.
Silenziosa.
Ovatta, intorpidisce.
Sfoca i contorni, smussa gli spigoli, rende vaghi suoni, pensieri, sensazioni.

Lungo una striscia d’asfalto dritta e anonima il movimento diventa un’illusione. Il tempo se ne fugge di soppiatto.
Gli occhi aperti, ipnotizzati, a disegnare strane figure su una tela evanescente, a richiamare un carosello di fantasmi che danzano in cerchio.

Oggi serviamo nebbia, perlacea ed avvolgente. Adatta per i sognatori, per chi vuole dimenticare ma solo a parole, perfetta per chi vuole fuggire, ideale per dipingere con le dita come i bambini.

***


"Non ci si dovrebbe stupire che dal dolore talvolta nasca la bellezza, infondo, nel cuore di ogni perla è nascosto un grano di sabbia."





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venerdì 15 febbraio 2008 - ore 12:08



(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è poi la storia di quel tipo che, alzatosi dal letto una grigia mattina di Febbraio, scostò le tende e trovò in veranda il Vecchio Nick seduto sul dondolo, una tazza di caffè fumante in mano e una coperta pesante tirata su, fin quasi al petto.
Aveva l’aria un po’ triste ma non triste come uno a cui sia capitato qualcosa di brutto (al Vecchio Nick ne erano capitate di tutti i colori questo si ma non si era mai perso d’animo). Pareva piuttosto un po’ malinconico e certo la mattina era quella giusta per sentirsi così.
Il caffè gli fumava tra le mani, aggiungendo volute di fumo al grigio della nebbia d’attorno.
Il nostro uomo stette in silenzio a fissarlo per un po’, incerto se uscire a chiedergli se voleva entrare a scaldarsi o se scacciarlo dalla veranda.
- Potrei anche solo uscire a salutarlo, d’altronde si tratta di buona educazione. - pensò. Poi però pensò anche che il Vecchio Nick era famoso per avere un carattere assai bizzarro e che anche la buona educazione poteva irritarlo.
Lo guardò trarre un profondo sospiro ma non seppe dire se il suo petto si alzasse davvero o se fosse solo la sua immaginazione. Lo vide portare la tazza alle labbra e trarre composto un sorso di caffè fumante.
Rannicchiato così su quel dondolo pareva ben misera cosa, a dispetto di quel che di lui (e su di lui) si dicesse.
Il nostro ospite era comunque un uomo di buon cuore, certo non un santo, questo no (il Vecchio Nick difficilmente si sarebbe seduto nella veranda di un santo, anche se in passato era capitato) quindi decise di uscire e dare il buon giorno a Nick.
Si mise addosso una pesante vestaglia di flanella, quel tipo di vestaglia che è una sorta di cimelio di famiglia, e se ne uscì con una tazza di caffè bollente in mano.
- Buongiorno a te Nick!-
Sulle prime il Vecchio Nick parve non averlo sentito, poi, con una voce inaspettatamente cortese disse - Buongiorno! Vieni sederti qui accanto a me. Ce ne vorrà prima che il sole buchi questa nebbia e io ho voglia di fare quattro chiacchiere prima di ripartire.
certo un po’ titubante ma non per questo scoraggiato, il nostro andò a sedersi sul dondolo, accolto da un tiepido sorriso.
In silenzio, per un po’ fissarono i rami ancora spogli sui quali facevano capolino le prime gemme intirizzite dalla brina.
Quando il silenzio parve aver esaurito quel che aveva da dire (ma era solo un’impressione: si sa che il silenzio ha più storie da raccontare di chiunque altro, basta stare ad ascoltarlo) il Vecchio Nick disse - Allora, che ne pensi? - - Che penso di cosa Nick? – chiese l’uomo un po’ perplesso.
- Di tutto questo - e dicendolo, con la testa indicò il giardino e il mondo che pareva finire appena al di là del cancello, inghiottito da un manto chiaro e ovattato.
L’uomo esitò a rispondere. A dire il vero non si fidava un granché. Il Vecchio Nick era famoso per essere un briccone di prima. Tuttavia decise di fidarsi di quell’aria un po’ così, come di chi stia facendo la domanda più a se stesso che a chi gli sta davanti, e di rispondere sinceramente.
- Mi sembra solo una gran baraonda. Per dirla come il poeta qui si fa "tanto rumore per nulla". -
Il Vecchio Nick abbozzò un sorriso divertito, come di un nonno alla battuta sagace di un vispo nipotino - Eh già, il giovane Will ne aveva capite di cose. -
Sentendosi incoraggiato il nostro continuò – Insomma, qui tutti si danno un gran da fare per sciocchezze, si affannano in mille cose inutili, credono di poter far cantare un gallo come un’allodola. -
- Provano a rincorrere i loro sogni. - disse il Vecchio Nick.
- Io credo piuttosto che si diano una gran pena a rincorrere i sogni qualcun’altro. Non tutti forse, ma buona parte. -
Di nuovo il Vecchio Nick parve soddisfatto. Parve addirittura sul punto di dargli una pacchetta sulla spalla.
Invece chiese - E tu invece, cosa vai rincorrendo? -
- Io? Nick, guardami: alla mia età quello che potevo agguantare l’ho agguantato, il resto lo lascio a chi è sarà più fortunato di me. -
- E non ti dà fastidio che qualcun’altro si prenda quello che sarebbe potuto essere tuo?- suggerì Nick.
Che fosse perché gli pareva che ormai fossero in confidenza o perché il freddo l’aveva reso un po’ più ottuso, l’uomo non sentì puzza di zolfo e disse - Certo che mi dà fastidio! -
Se sia stato un guizzo fugace quanto un bagliore sull’acqua negli occhi di Nick o un po’ di buon senso rimasto in cantina, subito aggiunse - Bhe, d’altronde a te non dà fastidio che altri si siano presi il tuo posto di lavoro Nick? -.
Certo la mossa fu azzardata: Nick non amava che si tirasse fuori quell’argomento ma forse era in giornata buona. Che la giornata buona fosse per lui o per il suo ospite non saprei dirlo.
Tirò un sorso di caffè fumante e disse - E non c’è niente che ti manchi? -
L’uomo ci pensò un po’ e alla fine, con un po’ di imbarazzo disse - Forse l’unica cosa che mi manca è l’amore, Nick - e si affrettò ad aggiungere - ma per quello tu non puoi fare niente mi dicono. -
Il Vecchio Nick se ne uscì con una bella risata, fresca come una mattina di primavera e la brina sulle gemme parve sciogliersi un po’.
- Ah birbante, saresti sorpreso a sapere quello che posso e quello che non posso fare! -
- E poi , in fondo forse ho già avuto la mia parte e non dovrei lamentarmi -
- Vedi giovanotto, quello è solo il nome che gli danno e, nella peggiore delle ipotesi, l’idea che te ne fai. Per quello, credi al Vecchio Nick, non c’è nemmeno da scomodare una di quelle vecchie bacucche che se ne stanno in cucina a rigirare il mestolo, blaterando da sole, la retina in testa e un gattaccio spocchioso tra le gambe. La gente scarabocchia quella cosa su pagine che starebbero meglio intonse, ci mette la glassa in pasticceria, la ricama con colori chiassosi sui vestiti, la strilla in brutte canzoni e più se ne inventano e più se ne fanno. Ascolta un vecchio che di strada ne ha fatta un po’: se è questo quello che ti manca, stai bene come stai. Un tizio che forse qualcosa c’aveva capito, una volta ha detto "l’unica cosa che sappiamo dell’amore è che non ne sappiamo davvero niente finché non lo proviamo e anche dopo quello che ne sappiamo dire è ben poco". -
Il nostro amico si trovò a fissare gli occhi del Vecchio Nick e per un attimo gli sembrarono quelli di un nonno saggio e un po’ stanco.
In lontananza un gallo cantò con la voce roca di uno che si è appena svegliato.
- Pare che sia ora - disse il Vecchio Nick e dicendolo si alzò, poggiò la tazza di caffè fumante e piegò la coperta, posandola sul sedile.
- Posso farti una domanda, Nick? - chiese l’uomo.
- Certo, attendo a quel che chiedi però...- ma il tono era di finta minaccia, d’altra parte Nick aveva pur sempre una reputazione da difendere.
- E tu, non c’è niente che ti manchi, che desideri? -
Forse fu il modo ingenuo con il quale glielo chiese, chi lo sa, ma il Vecchio Nick rispose sereno, per nulla infastidito - Mi piacerebbe poter desiderare quello che vogliono tutti ed in insieme a quello un bel bagno caldo magari, una tazza di buon caffè e un posto dove riposare le ossa. - E detto questo si allontanò verso il cancello, sparendo alla vista inghiottito dagli ultimi barbagli di nebbia impigliati tra i rami.
Il caffè nella tazza gli lanciò un ultimo saluto con un esile, diafano filo di fumo.


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giovedì 14 febbraio 2008 - ore 12:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")





...ten years of silver and blood...




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mercoledì 6 febbraio 2008 - ore 21:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Era un rullante Hollywood 14" x 5,5" ,un colore che definirei cherry sparkle.
Avrò avuto 9-10 anni e al posto delle bacchette due pezzi di legno ricavati dal manico di non so cosa.
Ricordavano delle 5B ma allora non potevo saperlo. Mio nonno ci sapeva fare.
Battevo a caso, picchiando forte, in una specie di recita alle elementari. Che bello.

It sounded like:
tum tum pa tu-pa-pa
tum tum pa tu-pa-pa
tum tum pa tu-pa-pa
tu-pa tu-pa tum
tu-pa!

...

it sounded like...


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