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giovedì 25 gennaio 2007 - ore 13:25


STANCO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


PREVIOUSLY UNRELEASED: rewind 10-1-07

Buio. Apro gli occhi e me li riempie. C’è solo l’orologio dello stereo a fare un po’ di luce ma data la miopia vedo solo una fluorescenza verdastra, un po’ spettrale. Solita storia. Mi sveglio di scatto da un sogno. Tento di lasciarlo a metà strada tra il sonno e la veglia,dove forse non lo troverò più. Esco dal letto: una specie di fornace. Vado in bagno e quando torno butto via una coperta. Me ne sto in silezio a sentire la pallina da ping pong nella mia testa sbattere di qua e di là, mentre tento inutilmente di afferrarla. Ci sono un milione di frasi che rimbombano: cose vecchie di anni, cose di poche ore prima. Se ne tornano ad ondate, si portano dietro immagini. Alle volte mi scopro a guardarle da distante, come faccio con le cose degli altri. Fanno meno male, vedi più chiaramente e forse un po’ aiuta quando devi riindossare i soliti vecchi panni...


FAST FORWARD: stamattina

mi sveglio circa 3,4 volte. Lo stesso incubo ripetuto, ripreso sempre da dove l’avevo lasciato poco prima. Mi restano impresse poche parole, pronunciate da qualcosa che pareva essere stato una persona. Ha il sorriso di uno squalo, occhi completamente neri, la pelle del volto come ustionata e qualcosa che pare essere il patetico resto di un paio di corna, o forse sono solo capelli. Lo vedo di lato, non capisco se parla con me. "Avevi ragione: sono molto meglio gli incubi, i colori sono più vividi, durano più a lungo...". Lo dice compiaciuto e sorridente, mentre guarda una vetrata multicolore. Mi sveglio senza un sobbalzo. Semplicemente apro gli occhi. Curioso: sono spaventato dai sogni, quelli che la gente fa volentieri, non dagli incubi. Ripenso alle ultime notti, a tutte le volte che mi sono svegliato di soprassalto da quello che poteva essere un bel sogno. Anche oggi piove. Ripeto il rito: ascolto in silenzio.
Ora forse so cos’è che mi fa svegliare con il cuore che batte contro le ossa. Sorrido.

Piove roba ghiacciata. Dicono che nevicherà. Tira un vento forte e freddo. Ho poca voglia di andare a lavoro, preferirei starmene a letto a finire di sentire il discorso di quella cosa ridicola e grottesca. O magari camminare per i fatti miei, fuori da queste quattro mura, lasciare che qualcos’altro di me si ghiacci e ne resti solo un eco sordo e distante.

non si torna indietro.



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mercoledì 24 gennaio 2007 - ore 22:30


TO PROTECT AND CHERISH
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Perso nel vento che soffia
c’è un granello che danza
una foglia,un filo
un acquilone strappato

c’è solo un cuore
che batte piano il tempo
per una canzone senza note
un ritornello dolce

c’è qualcosa di nascosto
nel petto di uno sconosciuto
una filastrocca, una ninna nanna
per i sogni che farai




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martedì 23 gennaio 2007 - ore 16:39


NOT SO EASY...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei rimanermene così: perso sotto le coperte, cercando un po’ di tepore mentre la pioggia batte sui coppi. Vorrei rimanere ad ascoltare quel fruscio costante, sentire l’acqua correre giù per la gronda e immaginare il cielo scuro pesare sopra strade e campi, illudermi di essere in un posto sicuro e confortevole, lontano dagli affanni...

...sono sveglio già da un po’. Mi giro e rigiro ma finisco sempre a pancia in su, fissando il soffito, attento ad ogni goccia che cade quasi fosse un discorso a se, e non una voce persa in un coro. Ancora non capisco troppe cose, ancora non si sono rimarginate abbastanza ferite. Realizzo amaramente una cosa però: non ho niente da dare. Meglio così.

La tangenziale è bloccata per un incidente, piove piano. Procedo a passo d’uomo. Supero il blocco e la strada mi si apre davanti grigia e deserta. Dritta. Corro per necessità, a quest’ora è solo necessità.



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domenica 21 gennaio 2007 - ore 20:17


"CARO" BABBO FOTTUTO NATALE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


no, non sono in ritardo: mi sto prendendo in anticipo in modo da darti il tempo di organizzarti.
Siccome ritengo di aver fatto parecchio il bravo l’anno scorso, di essermi comportato tutto sommato bene e, ciononostante, di aver fatto la fine del tacchino il giorno del ringaziamento (sorvolerei sul ripeno), sono qui a dirti due cosette:

1. avendoti fatto credito ritengo di avere il diritto di comportarmi malissimo per tutto quest’anno senza nessuna possibile rappresaglia da parte tua o di qualcuno dei tuoi simpatici folletti culattoni o di chicchessia

2. di seguito ti illustro qualche simpatico giocattolino, così, tanto per darti un’idea, che ESIGO trovare sotto il fottuto albero il prossimo natale...

PS: se non hai capito l’antifona stai pronto a trovarti a letto un paio di teste di renna (so che da voi i cavalli non abbondano) come avvertimento/promemoria...per cui:
ciccione vestito di rosso avvisato,regalo assicurato.....no?















....anche senza bionda va bene...


Se proprio non ce la fa i con queste, prova con qualcosa di più economico...







non è che sia proprio la mia eh...troppo piccina...


anyway...INTESI??


...ricordati le renne...

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giovedì 18 gennaio 2007 - ore 15:56


COSI’ COME DEVE ESSERE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"non la farai soffrire, vero?" - "chi ti dice che non sarà lei a far soffrire me?"

sarà la nebbia: le piaceva. Sarà qualcos’altro ma mi tornano in mente quella testolina bionda e due occhioni azzurri da perdercisi dentro. A guardar bene è stata anche l’unica ragazza che io abbia dovuto difendere, nonostante sapesse cavarsela già bene per conto suo. Strade diverse, prese abbastanza in fretta tutto sommato. Credo sia stata la prima persona a dirmi che assomiglio ad Hetfield...e mi sono sempre chiesto da che angolazione mi guardi la gente per trovare questa somiglianza...

Tempo da neve? Speriamo, non mi dispiacerebbero quattro passi mentre viene giù.C’è qualcosa che mi placa nel vedere i fiocchi che cadono, sarà che talvolta se ne scendono lenti, un po’ pigri e un po’ assonnati. Me ne sto fuori, ramingo tra gli alberi o per stradine deserte. Credo sia il freddo: anestetizza. Lentamente intorpidisce quelle parti di me che sembrano non volermi dar tregua e mi pare quasi di essere sereno. Tempra, indurisce e quei sentimenti, quelle senzazioni dolorose cristallizzano. Mi sento freddo e distante anche io, come quello che mi circonda. Lascio che mi scenda nei polmoni, nelle ossa. Trovo uno strano tepore in quella morsa gelida, come se in qualche modo volesse proteggermi e forse, in qualche modo doloroso, ci riesce.

"cos’è successo?" - "..."



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mercoledì 17 gennaio 2007 - ore 13:18


4/4 e MI min
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Chiudo il bagagliaio distrattamente, a sufficienza da farmi tornare indietro, riaprirlo e controllare di aver preso tutto. Esco da Cygnus,passo a fianco di Pleiadi e di Lybra...Pegaso, Antares...Questo posto ha nomi evocativi ma nel complesso è solo cemento armato, cartongesso e vetro. Niente di più. La vecchia signora mi porta a casa brontolando mentre le tiro il collo per immettermi in tangenziale. A dire il vero non ne avrei bisogno: la strada è quasi deserta, ma mi va di sentire un po’ di baccano da sotto il cofano. La piccina è già a letto e a quest’ora non mi va di svegliarla. Deposito la roba in salotto, qualcuno domani mi maledirà per questo. Esco sotto il portico, il maglione addosso. Non fa troppo freddo. Non è la stessa sera: il cielo è coperto e non c’è luna, la sdraio è chiusa, in garage, in attesa che faccia abbastanza caldo da sedercisi con una birra in mano, i piedi sulla fioriera e un po’ di serenità in corpo. Mi appoggio ad una colonna, con il debito di sonno che mi ritrovo dovrei essere a nanna da un pezzo ma l’omino della sabbia pare aver svuotato il suo sacchetto su qualche altra testa: "mi spiace ragazzo, questa sera ti dice male." - "sai che novità..."

Sono passati mesi eppure paiono anni. Ho lasciato qualcosa di me indietro, seduto su degli scalini di cemento, in una mite giornata di maggio. Non ho bisogno di uno specchio in questo momento, ho un’idea abbastanza nitida di come sono. Ciuffi d’erba verde. Pare quasi di aver cambiato pelle ma sono poi così diverso da com’ero? E’ come se avessi accelerato in discesa, solo per sbattere il muso più forte alla prima curva brusca. Bhe,è stato un bel botto, non c’è che dire.
Sono passati mesi, già. C’è qualcuno, lì indietro, qualcuno che ero io.

Mi fermo sulla soglia, appena prima di entrare. Faccio qualche passo indietro ed esco dal portico. Mando un bacio al cielo. Da qualche parte pioverà.

"mi spiace ragazzo, davvero, questa sera ti dice male" - "mmmf, sai che novità..."

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lunedì 15 gennaio 2007 - ore 20:36


NIENTE DI NUOVO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Gradevolmente sorpreso da una resistenza inaspettata. Stanco, un po’ troppo. Che diavolo è successo? Mi porto dietro quello che resta della notte passata.
Un parco semi deserto,risa e grida in lontananza, nascoste tra gli alberi bui. Sono ancora qui. Un déjà-vù. No, non esattamente, non è un disturbo della mente: è solo un ricordo. Lentamente il ricordo si moltiplica e diventa I ricordi. Serate calde e afose, notti gelide, in compagnia, da solo. Da solo. Guardo la mia ombra, proiettata di sbiego da un lampione. E’ qualcosa di nuovo forse? Alzo gli occhi e osservo le luci gialle e calde specchiarsi nell’acqua immobile. Mi rivedo cento volte,sempre diverso,sempre uguale. Sorrido e soffio fuori il fumo insieme al fiato che condensa. Sorrido. E’ quel sorriso che non ti piaceva, e ti faceva guardar storto. Non ti preoccupare: è sempre stato così...

...una gran voglia di mandare tutto a fanculo e partire senza dare troppe spiegazioni. "Ciao, parto". Uno zaino fatto alla buona,il serbatoio pieno e poco altro. Lasciarsi tutto alle spalle il tempo che basta, fosse un giorno o un anno. Sentire che assieme al vento e alla pioggia, dalla pelle ti scivola via anche l’amarezza, quel sorriso stanco che la faceva preoccupare. Sentire che il sole lentamente asciuga tutto e che anche di te resta solo l’essenziale: quella parte ferita forse, ma sostanzialmente indistruttibile, quel qualcosa che ti ha fatto sentire solo, stare solo, ma che ha trascinato a te persone che valeva la pena di incontrare lungo la via. Sentire che ogni lacrima versata non è stata sale sui nervi scoperti ma ha bagnato il terreno arido e qualcosa di buono è nato anche dal dolore. Sentire che c’è un posto chiamato "casa", ma che non sta alle tue spalle: sta lì davanti, che lo porti dentro di te dovunque vai. Casa è nel cuore, dove i colori non sbiadiscono, dove non ci sono dissolvenze e una risata resta limpida e serena, per sempre.

Quasi vado per terra, spingendo indiero la sedia in equilibrio precario, tentando di agguantare con gli occhi un frammento di cielo attraverso l’unica piccola finestra del Bunker.
Ogni tanto un colpo fa vacillare un po’, avverto la fitta, fa male ma non cado. Sorrido. Sono stanco, un po’ troppo stanco.

Qualcuno nasce per cercare di raggiungere una linea sempre più distante, sempre un po’ più in là, sapendo che forse non la raggiungerà mai ma anche che solo rincorrendola si sentirà in pace.

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domenica 14 gennaio 2007 - ore 13:41


TRE COLPI
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Padre,figlio e spirito santo...poi facevi un gesto con la mano,come a buttare all’aria tutto.Guardavi in alto con un sorriso sornione, come per dire: "va ben così?". Poi sorridevi a me. "Ti ti ghea fà, perchè ti xè in gamba! Ti xè in gamba!"...
Non c’era verso di farti star fermo. Scappavi di continuo. Hai dovuto perdere le gambe per darti una calmata. Non c’era persona che non ti conoscesse, nessuno con cui non ti fermassi a parlare. Il Rigoletto.
Quante cose non ti ho detto? Quanto ho urlato quando nessuno poteva sentirmi?
Ieri...5 milioni di anni fa...4 anni...oggi.
Avrei voluto portarti in spalla, come si fa con gli eroi. Tu lo meritavi. Ti avrei portato in braccio,ormai non pesavi più niente,eri un bambino.
Ti accarezzavo la testa e il viso, continuavo a chiamarti, volevo che aprisi gli occhi, che sapessi che ero lì, che non ti avevo abbandonato, che non l’avrei mai fatto e che ti avrei reso fiero di me ogni giorno della mia vita...ho fallito...



c’è un guscio vuoto
racchiuso nel marmo
protetto dal legno
un’inutile reliquia

C’è un sorriso
libero nel cielo





GLORY TO THE BRAVE

Snow is falling down on this glorious land
colors fading, turning into white again
To fallen heroes angels sting, they cry their winter tears
endless mourning days will turn to years

So this is goodbye, I take leave of you and
spread your wings and you will fly away now, fly away now

Nothing on earth stays forever
but none of your deeds were in vain
Deep in our hearts you will live again
you’re gone to the home of the brave

Every solemn moment I will treasure inside
even though it’s hard to understand
that a silent wind can blow that candle out
taking everything leaving the pain far behind

You call out my name, but your voice is fading
into the wind, embraced, you’ll fly away now, fly away now

Nothing on earth stays forever
but none of your deeds were in vain
Deep in our hearts you will live again
you’re gone to the home of the brave

My eyes are closed I feel you’re faraway (so close)
far beyond that shining star
I know you’ll find what you’ve been fighting for
far beyond that shining star

Down on bended knee I pray, bring courage to these souls
make’em live forever in the heart of the bold
So I say farewell my friends, I hope we’ll meet again
when my time has come to fall from the grace

So this is goodbye, I take leave of you and
spread your wings and you will fly away now, fly away now

Nothing on earth stays forever
but none of your deeds were in vain
Deep in our hearts you will live again
you’re gone to the home of the brave

TU VIVRAI PER SEMPRE

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venerdì 12 gennaio 2007 - ore 16:45


INFONDO E’ UN GIORNO COME UN ALTRO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il tempo uggioso mi rende pensieroso. Metereopatico, metereopsicopatico, metereostronzo? in ogni caso già di mio non sono messo bene.

Forse alle volte penso troppo.Forse dovrei togliere quel forse.Forse.

Una macchina si allontana sotto una pioggerellina talmente sottile da essere poco più consistente della nebbia. Non mi piacciono le Philip Morris,troppo leggere, ma l’ultima Malboro s’è sbriciolata in cenere tra Le mie dita più di un’ora e mezza fa. E così me ne sto senza una Sigaretta, con un sapore strano in bocca, a godermi la luce dei lampioni piovere insieme a quest’acquerugiola. Alzo il bavero e faccio quattro passi. Mi stupisco di quanto sgombra sia la mia mente adesso. Non è che veda più chiaramente, solo non trovo niente che valga la pena di essere osserevato con attenzione.
Ci sono occhi che brillano nella mia testa, un sorriso che ha il profumo di cose conosciute e un attimo di silenzio, come tanto tempo fa. Un istante di serenità. Sorrido. Poi anche questo pensiero se ne va.

Frasi.Soppesiamo bene quello che diciamo.Talvolta quella che passa per esitazione non è altro che riflessione.

L’istinto è una gran bella cosa, ne ha salvati parecchi ma ne ha sotterrati altrettanti.

say those words to me
stare in my eyes and tell me
say those words to me
stare in my cold eyes and tell me

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