Un grazie speciale, poi, va a tutti coloro che non ci hanno creduto, a chi mi diceva di lasciar perdere, a chi mi diceva che non ce l’avrei mai fatta, che questa non era la mia strada, a chi se ne è andato quando le cose si sono fatte difficili. Senza la vostra sfiducia, il mio orgoglio e la mia testardaggine non sarebbero mai stati solleticati abbastanza da darmi la forza di andare avanti. Grazie davvero.
(Ultime righe dei ringraziamenti della mia tesi)
il bello degli ingegneri è che hanno sempre una dote non sfruttata che un’altra parte di mondo avrebbe usato per guadagnarci i milioni. L’ingegnere no, fa calcoli. Fenomenale.
(Ceres, che ringrazio)
E come disse Lao Tse "Ghe ’ndemo in culo a tuti, noialtri!"
(Forse era Confucio...)
(5Corde, il commento del secolo

)
Un grazie sentito a *Template* per lo splendido lavoro fatto nel personalizzare il mio blog, e l’infinita pazienza nello starmi dietro.
(questo BLOG è stato visitato 5301 volte)
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mercoledì 16 agosto 2006 - ore 16:58
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Today is gonna be the day
That theyre gonna throw it back to you
By now you shouldve somehow
Realized what you gotta do
I dont believe that anybody
Feels the way I do about you now
Backbeat the word was on the street
That the fire in your heart is out
Im sure youve heard it all before
But you never really had a doubt
I dont believe that anybody feels
The way I do about you now
And all the roads we have to walk along are winding
And all the lights that lead us there are blinding
There are many things that I would
Like to say to you
I dont know how
Because maybe
Youre gonna be the one who saves me ?
And after all
Youre my wonderwall
Today was gonna be the day?
But theyll never throw it back to you
By now you shouldve somehow
Realized what youre not to do
I dont believe that anybody
Feels the way I do
About you now
And all the roads that lead to you were winding
And all the lights that light the way are blinding
There are many things that I would like to say to you
I dont know how
I said maybe
Youre gonna be the one who saves me ?
And after all
Youre my wonderwall
I said maybe
Youre gonna be the one who saves me ?
And after an
Youre my wonderwall
Said maybe
Youre gonna be the one that saves me
Youre gonna be the one that saves me
Youre gonna be the one that saves me
(Wonderwall, Oasis) Curioso come non ti rendi conto di cercare una cosa, se non quando lhai trovata.
Ed ovviamente quando lhai persa.
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PERMALINK
domenica 30 luglio 2006 - ore 00:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E strano sentire i propri pensieri parlare dal cuore di un altro.
Cambia il posto, cambia chi beve e chi ascolta, ma i discorsi sono gli stessi.
Tutti quei "No, ma io...", "Si, perche lei...", "E allora poi...", ripetuti ancora ed ancora, ed ancora.
Attori diversi, palcosenico diverso, stesso copione.
Ce persino larroganza di dare dei consigli, pensando che siano migliori di quelli che hai ricevuto tu, e solo distrattamente ti sfiora il pensiero che, magari, chi ti ha dato quei consigli pensava la stessa cosa.
E mentre lo convinci a mangiare dopo giorni in cui ha appena appena toccato cibo (ricordi? "No, non ho piu fame, non ho tanta voglia di mangiare in questi periodo"), ritorni con la mente a quegli anni, a quelle sensazioni. E capisci come non mai il disgraziato che ti sta vicino, che ti ascolta, annuisce alle tue parole senza capire altro che il proprio dolore, ma ti e grato (gratidudine pura e semplice, quasi dimentico che un amico e pensato anche a questo) anche solo di essere li, a far finta di non aver fame per farlo mangiare, ad ascoltare i suoi piu intimi sproloqui.
Ed alla fine e la stanchezza che lo vince, il mero essersi finalmente sfogato gli dona, finalmente, la rilassatezza di cui ha bisogno per mettersi a dormire...
Buona notte, piccolo uomo.
Lieto di averti riportato indietro questa volta...
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PERMALINK
mercoledì 12 luglio 2006 - ore 00:10
Riflessione della serata
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ogni lacrima di una donna non fermata è come un taglio su di un dipinto prezioso.
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PERMALINK
mercoledì 5 luglio 2006 - ore 00:58
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io sono folla.
L’inebriante totalita’ dell’essere pensiero comune.
Pensiero semplice, primitivo: la caccia e’ andata bene. Il nemico e’ vinto.
Urla belluine a stento coordinate in canti tribali, essere uno in molti e molti in uno. La perdita completa della propria individualita’ nell’essere un’unica entita’ ebbra di gioia.
Grazie ragazzi.

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PERMALINK
giovedì 29 giugno 2006 - ore 20:57
De Ingegneribus (lez. II)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
L’opera di sensibilizzazione continua L’universitàPer il predestinato, l’iscrizione al Politecnico rappresenta solo un atto burocratico, una banale azione il cui risultato sarà il riconoscimento formale, da parte dello Stato, del suo essere un ingegnere.
Cosa che, peraltro, egli sapeva benissimo di essere già dalla nascita.
Pertanto la scelta della facoltà non è il risultato di dubbi angosciosi e di notti insonni passate a sfogliare i piani di studio di tutte le università italiane, da Araldica a Zoologia. No, andare all’università è una cosa che egli sa già fare, geneticamente, come dimensionare un flussometro o calcolare il logaritmo neperiano di 3.
Ma non tutti gli iscritti al primo anno di Ingegneria hanno la forza dei propri cromosomi dalla loro.
C’è chi lo fa come precisa scelta per entrare più facilmente nel mondo del lavoro (salvo poi scoprire, una volta laureato, che le statistiche erano sbagliate, e che sarebbe stato molto più conveniente iscriversi a Geologia o, meglio ancora, fare un corso da parquettista).
C’è chi si iscrive all’Università al solo scopo di ritardare di un anno la partenza a militare: tanto vale allora buttarsi su una facoltà che permetta di vantarsi con i propri parenti e scroccare laute mance natalizie ("Mica mi sono iscritto a una facoltà qualsiasi ... ").
C’è chi lo fa perché al liceo aveva 8 in matematica e fisica e chi perché, nelle stesse materie, aveva 4, ma "era tutta colpa dei professori che non sapevano valorizzare il mio lato scientifico. Gliela farò vedere io, chi aveva ragione ... ". Tempo medio di permanenza in facoltà: 3 settimane, 1 mese al massimo, se c’è qualche compagna di corso carina (evento altamente improbabile).
E, a proposito di compagne carine, non mancano nemmeno le iscrizioni dettate dal cuore più che dalla ragione:
"Anche il mio ragazzo si è iscritto a Ingegneria. Così frequenteremo le stesse lezioni e studieremo insieme e ci vedremo tutto il giorno" (Per coppie innamorate e/o psicopatiche).
"Il mio ragazzo si è iscritto a Economia, e la sede di Ingegneria è quella più lontana" (Per coppie già un po’ meno innamorate).
"Il mio ragazzo è al secondo anno di Ingegneria: almeno non dovrò comprare i libri" (Coppia che non ha più niente da dirsi o coppia genovese).
AnalisiMai nome fu più azzeccato: non si contano gli aspiranti ingegneri che finiscono in analisi dopo il 12’ tentativo di passare l’esame.
E in effetti questo esame è uno dei più grossi spartiacque del corso di laurea:
chi riesce a passarlo solo al 10’ tentativo perderà notti di sonno, perderà peso e perderà i capelli.
chi lo passa alla prima, in compenso, perderà gli amici: l’invidia è una gran brutta bestia.
In entrambi i casi affrontare l’esame di Analisi 1 ha un che di epico, è un po’ come una grande battaglia, ognuno ha la sua fetta di aneddoti più o meno grotteschi da raccontare. E, come le grandi battaglie, anche Analisi 1 ha i suoi eroi.
Pensate a Ciccio (non un gran nome per un ingegnere, ma tant’è ... ) che, dopo mesi di accurata preparazione, si presenta a dare l’esame, salutando gli amici al grido di "ho studiato tutto. L’unica cosa che proprio non so, sono i due teoremi di Lagrange. Non ho capito niente".
... 15 minuti dopo
Professore: "Buongiorno".
Ciccio: "Buongiorno".
Professore: "Dunque.... cosa potrei chiederle... mi dimostri il teorema di Lagrange".
L’uomo comune inizierebbe a urlare, a balbettare patetiche scuse o a piagnucolare sul tono "le giuro che è l’unica cosa che non ho studiato, mi faccia un’altra domanda, la prego ... ".
Ma Ciccio è un eroe e affronta la morte guardandola negli occhi: "Quale? Il primo o il secondo? ".
"II primo".
A questo punto la platea è conquistata e segue la vicenda col fiato sospeso, sperando nel miracolo. Ciccio è già entrato nel mito e, se cedesse, lo capiremmo. Ma lui no. Prolunga l’agonia e lotta fino all’ultimo.
"Veramente il Primo non l’ho fatto".
"Non importa. Mi dimostri pure il secondo".
"Non ho fatto neppure il secondo. Vado? ".
"Vada".
Applausi e pacche sulle spalle.
Ciccio è anche il perfetto esempio di un’altra classe di laureandi: lo sfortunatissimo. Quello a cui chiederanno sempre l’unica parte che non ha studiato o, se ha studiato tutto, quella che ha capito un po’ meno o, se ha capito tutto, qualcosa che non è nel programma o che non è neppure ancora stato dimostrato.
Per questo, all’appello successivo, i Cicci combattivi si preparano sempre più meticolosamente, arrivando a telefonare ai pronipoti di Lagrange, per chiedere se per caso il loro trisavolo non avesse un terzo teorema gelosamente custodito nel cassetto (la probabile risposta sarà: effettivamente sì, l’abbiamo venduto ieri a un professore di Ingegneria, ha detto che lo avrebbe usato per un esame ... )
Alla fine però, stanchi di lottare, i Cicci di tutte le sezioni di Ingegneria si piegheranno al destino, accetteranno qualunque voto pur di porre fine al calvario e si laureeranno con un’immeritatissima media del 22.
Scienza delle costruzioniEsperienza comune a tutti i corsi di laurea, è considerato dai professori e da una certa categoria di studenti come un esame fondamentale per la formazione del laureando. E’ invece un orrido mattonazzo secondo altri studenti, quelli che hanno una vita.
La materia insegnata varia a seconda del corso di laurea, così come l’insegnante. Ciò nonostante alcune peculiarità si manifestano trasversalmente in tutte le sezioni, da Elettronica a Gestionale:
il professore ha 80 anni, un nome strano e ripete la stessa lezione, parola per parola, negli stessi giorni e alla stessa ora da 35 anni. Lieve controindicazione: gli ultimi ritrovati della scienza e della tecnica sono un tantino "trascurati" e il professore, nella lezione del 12 febbraio, auspica l’avvento di uno strumento di calcolo più veloce del pur sempre utilissimo regolo.
Non esiste alcun libro su cui studiare. Oppure ce ne sono 12, da cui prendere a spizzichi e bocconi. Oppure ce n’è uno solo, ma è in tedesco, scritto a mano con calligrafia indecifrabile.
L’esame comincia con la frase "Le chiederò qualcosa di facile ... " e finisce con lo studente in lacrime, giunto al livello più basso della sua autostima.
Contrariamente ad Analisi, Scienza delle costruzioni è un esame che si passa alla prima. La variabile, in questo caso, è il tempo necessario per prepararsi. Ed è una variabile molto variabile: si va da tre settimane (il figlio del rettore) ad alcuni anni.
In più è un esame letale per quelli successivi, perché in qualunque caso provoca reazioni scomposte dei professori e tre frasi tipiche:
Per chi lo ha passato per un pelo: "Eh, ma lei mi ha preso solo 18 di Scienza, io non posso certo darle di più. Che figura ci faremmo?".
Per chi lo ha passato alla grande: "Ma come? Lei mi prende 30 di Scienza delle Costruzioni e mi viene a dire che non conosce la teoria di Xrebohjhrtevic? Ma lo ha passato lei o un suo sosia?".
Per chi non lo ha ancora sostenuto: "Ma come? Lei non mi ha ancora passato Scienza e si presenta qui da me?".
L’ultimo caso è il peggiore, perché a questo punto al povero studente tocca pure sorbirsi un’ardita metafora, diversa a seconda della sezione:
(Civile) "Lei vuole costruire il tetto prima di aver gettato le fondamenta?".
(Meccanica) "Lei vuole progettare il tergicristallo prima di aver dimensionato il motore?".
(Chimica) "Lei vuole fare reagire lo stagno con l’uranio e invece usa il plutonio?" (metafora che non c’entra assolutamente niente; del resto i chimici sono gente strana).
L’ultimo esameIl passaggio del tempo a Ingegneria è segnato dall’allungarsi dei nomi degli esami. Si passa da Fisica a Meccanica Razionale (strano nome che sottintende l’esistenza di una Meccanica Irrazionale) a Meccanica Applicata alle Macchine. E ultimo esame, pertanto, di solito si chiama "Ingegneria del Reattore Nucleare a Fusione" o "Cinetica Statica dei processi chimici industriali".
La prima parte del corso, quella più complessa, consiste nell’impararne il nome a memoria.
La seconda parte è una prova di coraggio e fantasia: si tratta di presentarsi all’esame sapendo il meno possibile e di inventare la scusa più assurda per giustificare la propria totale impreparazione. A riprova del livello di ottenebramento psichico raggiunto, il laureando pretende non solo di passare l’ultimo esame senza sapere nemmeno di cosa parli, ma se prende meno di 28 si lamenta pure.
D’altro canto, applicato nella vita di tutti i giorni, il ragionamento non è del tutto campato in aria: al bar, per esempio, dopo ventotto birre si può sperare che almeno la ventinovesima sia offerta dalla casa.
La tesiE una specie di rappresentazione teatrale della vita che verrà, dell’impatto, ormai prossimo, dell’ingegnere con il mondo del lavoro. In quanto tale, i primi mesi di tesi vengono passati nell’inattività più assoluta (rappresentazione della disoccupazione). Poi a giocare a Tetris con il potentissimo computer acquistato per scrivere la tesi (periodo di formazione). Quindi ci si getta nella stesura della tesi vera e propria, con l’entusiasmo del neoassunto.
Qualche mese dopo, da questo sforzo titanico uscirà un’imperdibile opera di 600 pagine, interessantissima già a partire dal titolo:
Influenza della pallinatura sulla resistenza a fatica di un composito a matrice metallica. Dopo aver speso novecentomila lire tra fotocopie e rilegatura, il quasi ing. si avvia orgoglioso in segreteria, consegnando la tesi con una settimana di anticipo rispetto alla scadenza, "cosi avranno il tempo di leggerla con più attenzione".
Lì lo sbarbato vedrà che il suo prezioso lavoro verrà riposto in una campana di plastica bianca con la strana scritta "Solo Carta" e gli verrà consegnato un modulo in cui gli si chiede di esporre in tre righe titolo e contenuto della tesi. Tre! Riuscire a condensare in tre righe sei mesi di ricerche è un impresa che meriterebbe la laurea ad honorem in Lettere. Vista la lunghezza dei titoli, tra l’altro, si finisce con lo scrivere cose del genere:
Tìtolo: Analisi della fattibilità del progetto di contenimento dell’inquinamento acustico nelle immediate vicinanze dell’Aeroporto di Malpensa 2000, mediante l’installazione di barriere fonoassorbenti in silicato laminato.
Contenuto: Fattibile.
Dopodiché, 10 minuti di discorso dall’effetto più potente di un litro di valium e l’ingegnere è finalmente tale. Il suo destino è compiuto.
(tratto da
"Gli Ingegneri" di
Leonardo Poggi)
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PERMALINK
martedì 27 giugno 2006 - ore 23:37
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Le passanti
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà
a quella conosciuta appena
non c’era tempo e valeva la pena
di perderci un secolo in più.
A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l’hai vista passare
dal balcone a un segreto più in là
e ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità.
Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino
e magari sei l’unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano.
A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato, inutile pazzia,
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato.
Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino
per poco che la felicità ritorni
è molto raro che ci si ricordi
degli episodi del cammino.
Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarti
di quelle felicità intraviste
dei baci che non si è osato dare
delle occasioni lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti.
Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine,
una maniera di viversi insieme,
si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere.
(F. De Andrè) L’ho risentita dopo un paio di vite... cosi’, all’improvviso questa canzone e’ stata messa dal dj che c’e’ Lassu’... e mi e’ stato regalato un sorriso...

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PERMALINK
venerdì 16 giugno 2006 - ore 21:43
Amori interrotti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E poi ci sono gli amori interrotti.
Quelli che cominciano in una sera di primavera, seduti sui gradoni di una piazza, a chiaccherare di tutto e di nulla, di quelli che hai freddo? ti do la mia giacca.
Quegli amori in cui senti la scintilla, quella che quasi non ricordavi piu’, quella che oddio, ma saro’ in grado di sentirla ancora? Serate in cui camminate piano nel rientrare, lasciando che la notte vi scivoli intorno, rallentando i vostri passi per non avvicinare troppo il momento della separazione.
E poi sotto casa sua vi guardate a lungo, perche’ non potete baciarvi la prima sera, perche’ e’ troppo presto, anche se sentite quel qualcosa che scorre tra voi... ma siete amici, anche se qualcosa sta cambiando, e quindi sarebbe strano, sopratutto dopo una sola cena insieme... amici... un amico non hai voglia di baciarlo come se fosse l’unica cosa importante nella tua vita, non vuoi sentire il suo odore sulla tua pelle, il suo sapore sulle tue labbra.
Messaggi, telefonate, mail. E tutto va bene.
Poi finisce.
Non capisci come sia successo, cosa si sia rotto.
Vi rivedete, ridete un sacco, state bene insieme, ma...
Ma.
Non e’ quella sera, quelle parole, quella intimita’.
Ci si saluta, molti dai ti chiamo, mi raccomando non sparire.
Ma i messaggi non arrivano piu’, le mail finiscono e ci si risente solo pro forma.
Ed alla fine non dispiace a nessuno dei due.
Sono semplicemente amori che nascono e muoiono in una sera, che alla fine non lasciano nemmeno un’amicizia.
Sono solo amori interrotti.
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PERMALINK
domenica 11 giugno 2006 - ore 23:42
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Roland alzo’ lo sguardo e vide Susan alla finestra, una visione luminosa nel grigiore di quel mattino autunnale. Il cuore gli spicco’ un balzo nel petto e anche se in quel momento non poteva saperlo, era cosi’ che sopratutto l’avrebbe ricordata per sempre. l’amata Susan fanciulla alla finestra. Cosi’ incrociamo i fantasmi che ci perseguiteranno negli anni futuri; siedono insigignicanti ai bordi della strada come poveri mendicanti e, dovessimo accorcerci di loro, li scorgiamo solo con la coda dell’occhio. La possibilita’ che fossero li’ ad aspettare proprio noi raramente ci attraversa i pensieri. Invece aspettano e quando siamo passati raccolgono i loro fagotti di ricordi e s’incamimnano sulle nostre orme e piano piano, metro dopo metro, guadagnano terreno.
("La sfera del buio - La Torre nera vol. 4", S. King)
Accade cosi’, in giornate dove tutto e’ andato bene e sono completamente sereno e rilassato.
Lampi di te annebbiano la mie mente, con il tuo sorriso, i tuoi occhi, la tua voce... ti ho rivista ed e’ stato bello, piacevole. La tua serenita’ che finalmente ha fugato i miei ultimi dubbi sulla tua scelta, il tuo affannarti serena nel percorrere la tua strada di donna, con dietro di te l’ombra della bambina che ho conosciuto ed amato...
Non ho piu’ nessuna incertezza sulla tua felicita’, ma questo non cancella le ombre di nostalgia che vivono ai margini del mio sguardo. Ma e’ una nostalgia piacevole, di quelle che ti lasciano con il sorriso, nonostante la punta di tristezza che la tua assenza mi procura.
Fai buon viaggio nella tua vita, sorellina...
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PERMALINK
martedì 30 maggio 2006 - ore 21:08
De Ingegneribus (lez. I)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Per sensibilizzare la razza umana verso di noi... Siamo tutti concordi nel ritenere la simpatia una delle caratteristiche fondamentali di una persona, insieme all’intelligenza e alla bellezza (e al suo conto in banca). Ma in un mondo dove, pronunciate con il giusto accento, le parole bello e furbo significano rispettivamente "pezzo di ciospo" e "bravo fesso", anche l’espressione "è simpatico" deve destare sospetto, se usata in due contesti particolari.
"Com’è quella ragazza?" - "Mah... è simpatica".
In questo caso si indica, senza possibilità di malintesi, che la suddetta ragazza è irrimediabilmente un rospo.
"Ti presento un mio amico. E un ingegnere, però è simpatico".
In quest’altro caso si intende implicitamente che la stragrande maggioranza degli ingegneri sono degli sfigati totali.
E nell’immaginario collettivo, effettivamente, l’immagine dell’ingegnere non spicca per brillantezza. Egli è riconosciuto come un genialoide e ci si fida di lui ogni qual volta si prende un aereo, si sale su una funivia, si passa su un viadotto o dentro una galleria. Ma nella lista delle persone con cui si gradirebbe passare una serata, l’ingegnere viene poco prima del mostro di Milwaukee.
Oltretutto è l’ingegnere stesso ad alimentare questa cattiva fama e a ritenere che la nomea di noiosissimo attribuita ai suoi colleghi (non a se stesso, si badi) sia del tutto meritata. Al punto che il metodo più rapido per far breccia nel suo cuore è dirgli "tu sei un ingegnere atipico".
Ma è tutto vero? Gli ingegneri sono realmente dei noiosissimi fanatici di motori a propulsione idrodinamica, o sotto la rude scorza di civili, elettrici, meccanici, nucleari e quant’altro si nascondono degli allegri simpaticoni ? E in che modo saper risolvere un’equazione differenziale di quarto grado li aiuta nella vita di tutti i giorni?
Da BambinoIngegneri si nasce o si diventa? Né l’uno né l’altro. Quello che conta è nascere in una famiglia della serie "mio figlio sarà un ingegnere e io farò di tutto affinché ciò accada". Apparentemente simile ai suoi coetanei, dunque, a uno sguardo attento il bimbo predestinato è riconoscibile da alcuni particolari.
Il nome.L’ovvia osservazione che nessun "Gigi" o "Pino" sarà mai un importante dirigente d’azienda fa sì che il genitore avveduto programmi persino il nome del nascituro, che non viene scelto dall’elenco dei Santi, bensì da quello dei premi Nobel. Più il nome è altisonante (ad esempio Alberto, Giorgio, Fabrizio ecc…) e più importante è il personaggio, maggiori saranno le aspettative dei genitori.
L’educazioneE una parte fondamentale del progetto "figlio ingegnere" e una delle più difficili da realizzare. Si tratta di far apparire interessante ed allettante una carriera da progettista alla Fiat. Un’opera propagandistica che, in quanto a fantasia, supera quella dei "comunisti che mangiano i bambini".
La tattica è semplice: si tratta di incensare Ingegneria e contemporaneamente gettare fango su tutte le altre facoltà e professioni, con frasi del tipo:
"Guarda com’è robusto e alto quel signore, Enrico; è senz’altro un ingegnere".
"Dai cento lire a quel laureato in scienze politiche che chiede l’elemosina, Odoacre".
"Uuuh, Rinaldo, guarda che carina quella bimba. Da grande diventerà sicuramente la moglie di un ingegnere ... ".
"Aleramo, fai il bravo, altrimenti chiamo l’idraulico! ".
Tra le mura domestiche verranno lette solo fiabe opportunamente modificate: Biancaneve e i sette ingegneri minerari, Cappuccetto Rosso e il Filosofo cattivo, Pollicino (con il rettore di Lettere nella parte dell’Orco). I papà più diabolici arriveranno anche a doppiare i film e il bimbo crescerà avendo come eroe l’Ingegner Rambo.
I giochiMentre i bambini normali fanno le battaglie con i soldatini, l’ingegnerino all’età di due anni ha già ricevuto una confezione da 20 kg di Lego, il Meccano, il Piccolo Chimico e ha dovuto firmare una dichiarazione in cui si impegna, prima di richiedere altri doni, a trovare il punto di fusione dello stagno e a costruire una riproduzione del ponte di Brooklyn in scala 1:10. E se proprio riesce a convincere i suoi a regalargli un bambolotto, si ritroverà ad essere l’unico bambino della compagnia a giocare con "Big Jim progettista", in giacca e cravatta e 24 ore in finta pelle.
Al giorno d’oggi cambia la forma, ma resta la sostanza; niente Lego né Big Jim, dunque. Ma, quando tutti i bambini videogiocano con Lara Croft o Fifa 2000, l’ingegnerino passa le sue ore al computer a "divertirsi" con Autocad 14.
Come salvarsiSe vi chiamate Rubbia (di nome), se nella versione del Titanic che avete visto la colpa era di un cattivissimo architetto che aveva sabotato l’altrimenti magnifico piano dell’Ing. Di Caprio e se all’ultimo Natale vi hanno regalato un tecnigrafo, siete messi male. L’unica soluzione è far fuori mamma e papà. Del resto, il fatto che essi abbiano deliberatamente deciso di farvi perdere 5 diottrie e metà dei capelli entro i 24 anni, e di farvi passare il resto della vostra vita a progettare alberi a camme, costituirà sicuramente un’attenuante nel caso vi becchino.
Ma attenzione: pensate prima a come mettere in pratica il vostro proposito. Se vi vengono in mente soluzioni efferate, passi. Ma se pensate di collegarealla maniglia della porta del salotto un’asta a bilanciere che, innestandosi in un toroide genera un impulso elettromagnetico che manda un segnale radiocomandato a un braccio meccanico che agisce sul grilletto di un fucile a precisione...
Se pensate tutto questo, lasciate perdere: l’opera di ingegnerizzazione è stata completata e non c’è più niente da fare.
(tratto da
"Gli Ingegneri" di
Leonardo Poggi)
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PERMALINK
venerdì 12 maggio 2006 - ore 21:35
(categoria: " Vita Quotidiana ")
E quando camminero solo nella valle della morte, o Signore, non avro paura, perche sono io il piu dannato figlio di puttana di tutta la valle... Si, ma che fatica esserlo.
Con le decisioni da prendere, di quelle scomode.
Con la stanchezza che ti mastica la base del cervello piano piano, lentamente, come quei bocconi difficili da mandare giu, ma che non puoi sputare.
Con i giri del motore che ti urlano che ci sei ancora, ed i freni a cui strappi un centimetro in piu al giorno, fin che ce ne.
Con un futuro da costruire, con mattoncini di lego e qualche idea confusa.
Rivalutando e decidendo, affrontando ed evitando, come fanno tutti ogni santo giorno.
Io ci sono.
E vado avanti.
Fin che ce ne.
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