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Kiyoaki
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CITTA': Metropolis
COSA COMBINO: passeggio nella mente
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| Così intravidi un altro sole, diverso da quello che per lungo tempo mi aveva concesso i propri benefici, un sole saturo delle fiamme di un'oscura passione, un sole che non bruciava mai la pelle, che aveva un fulgore ancora più strano: il sole della morte.
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mercoledì 20 aprile 2005
ore 11:42 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Duello infernale
Sessanta chilometri in preda al delirio. Nessun posto per nascondersi, nessuna possibilità di riposo. La carne che si scioglie inevitabilmente lasciando intravedere le ossa, non più bianche, ma grigie, come già ripulite dai vermi e dal tempo. Impossibile celare le iridi consumate dagli sguardi deformi fissi come il pregiudizio. Un unico luogo, la casuale dimora di dio, deserto dell'uomo, la lotta feroce dei demoni che strappano brandelli di carne al Cristo morente in croce, come Prometeo incatenato al Caucaso. La lotta logorante con le parole e il loro eco distorto, la marea dei pensieri annidati striscianti e montanti. Poco alla volta le onde rallentano, il fondo si fa più prossimo al livello stradale, ma solo il termine della notte arriva a dare sollievo ai muscoli della mente tesi allo spasimo nella lotta con la folla, con la pioggia, con le nubi informi, con il vomito del vuoto, e con ogni sottile stratagemma dell'astutissimo nemico.
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domenica 10 aprile 2005
ore 15:19 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Variazione su tema
Libera la mente, e il corpo la seguirà.
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martedì 22 marzo 2005
ore 14:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Incontri che cambiano la vita
Sabato pomeriggio ho avuto il piacere di conoscere di persona Rufus13, Lercio e, soprattutto (il germanismo “über alles” rende meglio il concetto), Carlà. Nella primitiva stesura mentale, immaginavo i caratteri che di lì a non molto avrebbero riempito il foglio bianco striato di elettricità, e quel nome era composto da caratteri maiuscoli, in grassetto, e di un paio di punti più alti di tutti gli altri. Ma ora mi rendo conto che il tratto volutamente evidente farebbe risaltare nel volgare piano visivo la potenza simbolica celata dietro a un nome, incisa in realtà in ben più impegnativi e profondi piani semantici. Altre volte, quando traversavo come un’ombra le piazze, in cerca di succhiare l’ebbrezza che sfuggiva agli altri grotteschi vampiri, mi era capitato di intravederlo, seguendo gli insulti che gli amici gli gettavano contro e che lui, puntualmente, evitava con noncurante eleganza, come un ballerino, o un grande pugile, lasciando che finissero a sgocciolare la lurida pochezza giù per un tombino. Ma la sensazione di disinvolta invincibilità che emanava dai suoi abiti vagamente ispirati alla pacchiana estetica heavy metal, mi giungeva sempre come un velo di effimera importanza, quella stessa infantile euforia mista a meraviglia che si prova trovandosi il cammino interrotto dalla troupe di uno spot pubblicitario. Quel sabato camminavo, rapido, rapace e nei miei desideri tagliente. Uno di quei giorni in cui la normale prospettiva non basta, ma annoia, invecchia, maledice sorridente. Gli occhi li avevo liberati, sciolti dal guinzaglio dell’educazione e del razionale seguito di un percorso. Cercavo di respirare più odori possibili, di scomporli, selezionarli, seguirli se invitanti, ma tutto doveva essere molto rapido, molto operativo. Le vibrazioni di energia ipodermica dei vecchi tempi tornavano vibranti, come crepe in un muro di muscoli repressi. Infilavo una strada senza sapere l’esatto motivo, ma sapendo per certo che era quello giusto. A momenti finivo risucchiato dai corposi flussi di persone, simili a vocianti cadaveri mossi da un sistema di ingranaggi accurato e asettico. Il mio muoversi era un’alternarsi di luoghi affollati e sobborghi isolati, così procedendo sbucai vicino a una chiesa, una chiesa che volevo vedere dentro. Quando vedo una chiesa voglio vederla dentro, mi piace il dentro delle chiese. Provo un senso di regressione e alienazione. Mi sembra di essere un bambino che non capisce più dove si trova. Fu mentre seguivo questi smottamenti di pensieri che rividi, inconsuetamente vicino al luogo di culto, ma fiammeggiante e alto sulla strada, Carlà. Sotto il chiodo di pelle nera, indossava una maglia della stessa assenza di colore, decorata con lingue di fuoco che sembravano quasi illuminare dal basso il volto orgoglioso, rendendolo solenne e vagamente minaccioso. Era attorniato da due fedeli servitori (non me ne vogliano Lercio e Rufus13, ma certe cose si riconoscono a pelle). La scena mi fece pensare a un anticristo, che alle implorazioni dei ladroni si strappa i chiodi con una bestemmia, e sceso dalla croce inizia a ballare, balla, balla vecchia spugna! Non mi sentivo pronto per avvicinarmi a Carlà, temevo di scottarmi, così mi presentai timidamente a Lercio, che avevo riconosciuto in uno dei due aiutanti. In altro contesto sarei stato entusiasta di conoscerlo di persona, ma in quel momento si trattava solamente di un rispettoso vassallo, quasi un appendice, anzi, il braccio violento della Legge. La legge di Carlà. Temevo che questi si accorgesse del mio timore nei suoi confronti, così finsi disinvoltura, ma non potevo mentire a lungo. Carlà avanzò di un paio di passi e tese la mano, scandendo bene il suo nome: “C – A – R – L – A’ “. E basta. Come a dire “Non chiedere altro. Non chiedere mai più altro”. Una misteriosa energia promana dai suoi occhi. Qualcosa di innaturale e al tempo stesso profondamente ferino, aggrappato orribilmente ai più celati anfratti della psiche umana. Un’energia inquietante, non scevra della seduzione sessuale, qualcosa che colpisce simile alla sfumata consapevolezza, alla compiaciuta estrema debolezza fisica proprie dello stato febbrile. Non dubitavo di come riuscisse ad esercitare un immenso potere sui suoi fedeli, fino a soggiogarli totalmente. Scambiammo due parole, ma fu come un sasso gettato su uno specchio d’acqua inflessibile e limpidissimo. Le espressioni usate per prendere contatto, la banalità dell’appena fatto e dello stiamo per fare erano i pallidi tentacoli di un discorso polimorfo, che la vera comunicazione incideva e scavava come un cuore cancerogeno di un nuovo organismo nato divorando la realtà. La casualità di questo incontro è stato il fulmine articolato e inarrestabile della volontà di Carlà, tesa alla meta. Il linguaggio: un servo, l’azione: la donna giustamente sottomessa. Spero di essere pronto, e degno per quanto si profila all’orizzonte.

Si ringrazia Lercio per la concessione all'uso della fotografia soprariportata
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mercoledì 16 marzo 2005
ore 15:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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martedì 15 marzo 2005
ore 11:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Disgusto II
Esiste una cosa soltanto che mi disgusta più del potere: il servilismo del potere: chi, affascinato dal potere pur senza possederlo, si accontenta di allignare alla sua ombra, scambiando la propria dignità con le briciole che il padrone gli fa piovere sul capo chino.
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venerdì 11 marzo 2005
ore 13:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
D'inverno
Ogni mattina, appena passata la curva del cimitero, ritrovo alla mia sinistra (com'è nell'ordine naturale delle cose), l'ultimo campo superstite, coperto dai cadaveri gelati di vecchie sterpaglie e sporcato da macchie di neve morente. Ogni mattina, accovacciato sul ciglio, un gatto nero osserva placido, gli occhi verdi attenti e muti, quell'attimo che saremmo disposti a scambiare con la stessa vita. Una fotografia restaurata che si anima, proiettandosi nella retina dello spettatore. E accompagnata dalla meraviglia, ne rapisce attimi di esistenza.
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mercoledì 2 marzo 2005
ore 18:26 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cura
La cura inizia a fare effetto, a insinuarsi come una lucertola iridescente attraverso le crepe della coscienza. Le prime avvisaglie sono occorse due sere fa, poco dopo la mezzanotte. Completa solitudine rivolta a parole taglienti, brucianti, fino a temerne la violenza. Ho cercato di traversarle, di difendermi armato di uno sguardo stanco, avvolto dalla penombra. Ma solo l'innocenza del mio stupore ha potuto salvarmi, trascinandomi nel vortice d'inchiostro. La Bellezza donata da coloro che vivono tra le ombre.
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lunedì 21 febbraio 2005
ore 13:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Malcolm X
21 febbraio 1965: viene assassinato un grande uomo.

"I believe that there will ultimately be a clash between the oppressed and those that do the oppressing. I believe that there will be a clash between those who want freedom, justice and equality for everyone and those who want to continue the systems of exploitation"
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domenica 20 febbraio 2005
ore 22:06 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Specchio
Il tempo tradisce, tradisce sé stesso, tradisce la sua idea di me, mi inganna e ferisce, strisciando sinuoso tra le sabbie d’argento. Rimango indietro, qualcosa non mi è bastato, qualcosa che cercavo frugando nei tuoi occhi, senza riuscire nemmeno a scalfirne la superficie, e allora tentavo almeno di ripeterli nei miei. Così che la mattina, fissandomi allo specchio, trapassandone il riflesso, riuscissi a scorgerli, nell’illusione della tua voce di fronte a me.
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mercoledì 16 febbraio 2005
ore 17:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Detrimento
Rovine, macerie, lamiere contorne, liquami luridamente striscianti, mutazioni genetiche. Manifesti di vite artificiali disintegrate e rinate in disordinate combinazioni postumane senza alcuna legge, che non sia quella della sopravvivenza della specie. Uno scenario senza dubbio accattivante, una visione, se così vogliamo chiamarla, piuttosto desolata, ad un occhio superficiale. In realtà affascinante, al momento opportuno e nelle opportune condizioni di spirito. Incoerente e insensato presagio, questa mattina, quando il buon vecchio Franco, ha iniziato da un adagio con brio a diocaneggiare senza freno. Del resto, il mattino ha l'oro in bocca.
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