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Destinato a soffrire è colui che, come un imbecille, prende troppo sul serio le cose dell’anima (C.Baudelaire)

Se gli uomini conoscessero cio’ che pensano le donne, sarebbero venti volte piu’ audaci (A. Karr)

"La mente è come un paracadute" diceva Einstein, "funziona solo se la apri".

"Il vostro capodanno?! ...è come un mio normale lunedì sera!" David Lee Roth

Preso individualmente, l’Uomo è l’animale più intelligente della Terra. Preso come società, è di gran lunga il più stupido.

Ne ammazza più l’ignoranza della febbre spagnola.


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domenica 10 agosto 2008 - ore 15:13


La rete che libera
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Il Senato oggi [1 Agosto 2008 ndr.] ha varato il taglio delle provvidenze all’editoria di partito e ai giornali editi da cooperative fasulle come quella del quotidiano Libero (creato con un partito monarchico altrettanto fasullo). Gli attuali 414 milioni di euro erogati nell’annualità dal governo diventeranno 200 entro il 2011.

Mediaset, per far fronte alla crisi di introiti pubblicitari, chiede soldi a Youtube. Siccome gli introiti pubblicitari sono in caduta libera (bastano ormai meno di 500 euro per trasmettere una televendita al mattino su Rete4) Mediaset li vuole spillare a Youtube nell’intento di farlo chiudere, possibilmente con tutta la Rete. Mediaset vorrebbe che gli italiani dimenticassero che stanno pagando 350 mila euro al giorno di multa per l’abusivismo di Rete4. Giacché gran parte di quei video riguardano proprio Emilio Fido, sarebbe opportuno diminuire drasticamente tutte quelle esose richieste economiche al sito. Propongo a Youtube di chiedere analogo risarcimento a Mediaset per tutti gli spezzoni di video tratti dal sito che “Striscia la notizia” e altri programmi hanno mandato in onda negli ultimi mesi.

Guarda caso, Internet non chiede soldi per essere visto e letto in tutto il mondo. E’ un treno obbligato che chi non prende è perduto. Giornalisti, scrittori, musicisti, industriali, fruttivendoli, agricoltori. Tutti nessuno escluso. La conoscenza di Internet è il passaporto per entrare nella civiltà moderna. Chi sta fuori rimarrà un indigeno che venererà a vita i lampi di temporale. Come quegli editori pazzi che si stanno ancora scambiando le frequenze televisive fritte a suon di milioni di euro. Molti di loro non sanno che con quei milioni potrebbero campare di rendita divertendosi ad aprire una web tv con un investimento pari ad una mancetta domenicale. In libertà e in competizione.

I cambiamenti nel campo dei media e dell’informazione fluttuano di giorno in giorno. L’onda dello spostamento del mercato pubblicitario su Internet miete le prime vittime dell’editoria tradizionale televisiva. Prima che scompaiano le emittenti con i loro storici marchi, scompaiono i programmi, rimpiazzati con vecchi film meno costosi se non addirittura gratuiti.
L’ultima defunta in ordine di tempo è la sindacation Supersix, che dopo oltre 20 anni di onorata attività ha chiuso i battenti. E’ stata assorbita da “Facile tv” che fornisce gratuitamente le televisioni locali di programmi preconfezionati e sponsorizzati pronti per l’emissione. Soluzione comoda per queste ultime che possono riempire i buchi dei loro palinsesti a costo zero, facendo figurare in bilancio più ore di trasmissioni auto prodotte che comportano qualche vantaggio in termini di ore da dedicare al commerciale.
Le televisioni locali sono spesso scatole vuote, costosi capricci di ricchi imprenditori che le usano come biglietto da visita per i loro affari. Oltre che godere di finanziamenti pubblici proporzionati al peso delle amicizie e delle simpatie politiche, le tv locali servono spesso per nascondere nei loro bilanci i buchi creati in altre attività.

Ciò che m’importa sottolineare è che il declino del sistema televisivo è inarrestabile come una valanga che prende corpo e velocità: La7 ha sforbiciato conduttori e programmi. Spariti i Chiambretti e i Ferrara che lasciano il posto alle Lilly Gruber, l’emittente Telecom darà spazio a volti nuovi a costo quasi zero.
Ci sono comuni che rinunciano a regalare alla famiglia Berlusconi 70 mila euro a puntata per ospitare il carrozzone di “Veline” sul proprio territorio. Mentre Lucca ha declinato l’invito del Biscione, ci sono realtà come Reggio Calabria che di serate per quel programma monnezza hanno fatto incetta, pagando gli onorari alla famiglia del presidente del consiglio tramite l’utilizzo di fondi pubblici (nostri). Peccato che il comune di Reggio quei soldi non li abbia investiti per istituire corsi gratuiti di utilizzo internet, riservati ai cittadini di mezza età tradizionalmente “televisionari” e non si sia prodigato per migliorare l’accessibilità alla Rete con l’installazione di antennine wireless, come ha fatto Milano nel parco Sempione. Avrebbe dato opportunità di crescita a giovani informatici e reso utile servizio ai propri cittadini. Niente. Reggio è uno dei tanti comuni che preferiscono apparire su Mediaset per alimentare il cieco divismo televisivo, di cui il Sud in particolare ancora oggi si nutre. Alla faccia di quelle povere - spesso brutte - illuse che in cambio di visibilità sfilano gratis su quel palco facendo la pappa ad Antonio Ricci e ad Ezio Greggio.

Ma sta cambiando rapidamente tutto. Televisioni locali e nazionali sono sulla stessa barca che fa acqua trascinata dalla stessa corrente. Si taglia tutto, persino le spese per il rilevamento dell’Auditel che fornisce dati mensili di ascolto empirici e fittizi in libroni pesanti come macigni. Anche il festival di Sanremo per la prima volta dopo oltre 50 anni potrebbe essere tagliato. Costa troppo e perde ascolti perché mentre gli anziani muoiono, i giovani guardano Mtv connessi ad Internet.

Tratto da http://www.danielemartinelli.it/

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lunedì 4 agosto 2008 - ore 15:19


Vertical Gardens - Living Walls
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Here’s an idea for gardening in a small space: go vertical!

Patrick Blanc appears to be a pioneer in the field:













[In vertical gardens,] plants are rooted in fibrous material anchored to a wall. Water trickles down between the sheets and feeds moss, vines and other plants. Bacteria on the roots of the plants metabolize air impurities such as volatile organic compounds.


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martedì 29 luglio 2008 - ore 18:39



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo molti mesi di indecisione segnalo questo articolo (il collegamento a fine post).


Invito tutti quelli che vogliono dormire la notte e vivere tranquilli il giorno a NON leggerlo! Non è uno scherzo!
SILVIA non lo leggere, tu sai a cosa mi riferisco!


Lo dedico ai liberi pensatori e a quelli che hanno già conosciuto certe verità:


L’autore:
Avvocato. Docente a contratto di diritto civile all’università di Teramo (SSPPL). Direttore scientifico della rivista Altalexmese. Codirettore della rivista "La pratica forense" edita da Maggioli; Coordinatore della collana "L’esame da avvocato" edita da Maggioli. Curatore del corso di preparazione all’esame da avvocato, Viterbo. Docente nei corsi intensivi del CSA per l’esame da avvocato (Milano, Bologna). Autore dei testi: Corso di diritto amministrativo (La tribuna, 2002); Corso di diritto penale (ed. Altalex, 2007); Obbligazioni e responsabilità civile (Napoli, 1996); Il contratto (MAGGIOLI, 2007); Responsabilità civile (Simone, 2001); I singoli contratti (Simone, 1998). Autore di articoli, note a sentenza, saggi.

La massoneria deviata è una Harley Davidson che non mi posso permettere

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martedì 22 luglio 2008 - ore 19:48


Mae West
(categoria: " Pensieri ")





- Definizione di curva: la più graziosa distanza tra due punti.

- Dai mano libera a un uomo e te la ritroverai dappertutto.

- A volte mi sembra di aver conosciuto così tanti uomini che l’FBI dovrebbe venire da me quando ha bisogno di impronte digitali.

- A me piacciono solo due tipi di uomini: gli stranieri e quelli del mio Paese.

- Non è importante quanti uomini ci sono nella tua vita, ma quanta vita c’è nei tuoi uomini.


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sabato 19 luglio 2008 - ore 08:25


Hellzapoppin’ (1941)
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Incredibile!!!






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giovedì 17 luglio 2008 - ore 15:17


Utopia esiste e si chiama Friburgo
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Friburgo può vantarsi di essere forse la città piu ecologica d’Europa, ed ha l’ambizione di ridurre del 25% entro il 2010 la quantità di biossido di azoto immessa nell’atmosfera. Nella sua area industriale sono localizzate 500 aziende attive nel settore della ricerca e della produzione di tecnologie applicate alla fonti rinnovabili. Tetti e facciate sono rivolti a sud e sono attrezzati con pannelli solari, fotovoltaici e schermati, progettati da designer e architetti che hanno raccolto la sfida di trasformarli in oggetti d’arte, e che d’inverno catturano il sole e d’estate lo filtrano per garantire condizioni climatiche ottimali. Le ringhiere dei balconi vi sembrano piu spesse del normale? E perche ci si lava con l’acqua che scorre al loro interno e si riscalda al sole.


Ma il vero monumento di questa citta del sole è la Solarhaus, il simbolo e il prototipo della casa solare: 145 metri quadrati servita da sistemi di riscaldamento, produzione dall’energia solare di acqua calda e l’elettricità. La facciata sud è formata da 89 metri quadrati di isolamento opaco che protegge dal calore e serve da sistema solare passivo, in grado di produrre 6000 rwh l’anno. E’ dotata inoltre di un dispositivo di produzione energetica in grado di dividere l’idrogeno e l’ossigeno dall’acqua mediante elettrolisi, permettendo di impiegare l’idrogeno come fonte energetica a lungo termine, come combustibile nell’area cucine e come fonte di riscaldamento ulteriore nei mesi invernali. Ma la Solarhaus non è piu un caso di studio. L’edilizia ecologica ha trovato applicazione a tutti i livelli. I cittadini possono acquistare quote di un impianto fotovoltaico, pur non essendo proprietari di un tetto solare, permettendo la realizzazione su edifici privati e pubblici di impianti fotovoltaici collegati alla rete per oltre 300 kw. Anche il sistema finanziario collabora erogando incentivi economici per i cittadini che installano impianti solari, termici o fotovoltaici. Inoltre, dal 1999 ogni consumatore di elettricità, anche se non ha installato un proprio impianto contribuisce aderendo alle cooperative solari. Cosi’ un intero quartiere della città è stato progettato e costruito in verde. E’ il Distretto Vauban, dove la maggior parte degli edifici e’ solare.
Esemplare tra tutti il Wohnen und Arbeiten (Vivere e lavorare): conserva l’85% dell’energia con un costo maggiorato di appena 7%; l’impianto di ventilazione recupera l’82% delle calorie provenienti dall’impianto di riscaldamento; i gas prodotti dall’impianto di fognatura servono per cucinare; la maggioranza delle finestre si affaccia a sud, per recuperare e incamerare la luce solare. Solo metà dei residenti usa l’auto e la parcheggia fuori dal quartiere in un edificio multipiano ricoperto di pannelli, che lascia liberi gli spazi esterni e i giardini.
Accanto è sorto Schlierberg, edificato con case a schiera a surplus Energi, in grado cioè di rimettere in rete l’energia in eccesso rispetto a quella consumata.

Alessandro Ronchi

Se penso che Padova è gemellata con Friburgo...

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venerdì 11 luglio 2008 - ore 11:21


Un italiano con le palle
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dal suo blog il Dott. Stefano Montanari scrive:





"POI NON NE VOGLIO PIU’ PARLARE"

E va bene. Però, poi, giuratemi che da ora in poi non mi chiederete più niente di Beppe Grillo.

Sono quasi al termine di un viaggio piuttosto lunghetto al Sud per raccattate qualche soldo a favore di questa ricerca che sta rischiando la morte per la soddisfazione di tanti avversari noti, di tanti sospettabili e di qualcuno che pochi si sognerebbero di sospettare. Dunque, sono in condizioni di fortuna e questo post non sarà come i soliti.Nel corso di tutte queste conferenze ho quasi regolarmente ricevuto domande su Beppe Grillo, così come accadde nel corso della ormai famigerata trasmissione Porta a Porta del personaggio Vespa. E anche le mail più recenti sono una piccola tempesta di domande sul tema.

Mi si chiede perché Beppe Grillo avversa Per Il Bene Comune e perché nel suo blog ha messo dei filtri che bloccano qualsiasi accenno si faccia al mio nome.Certo, la cosa mi addolora e non mi va affatto di parlarne, ma sono stanco di dover sfuggire alle domande.

Grillo si è schierato dalla parte politica di Di Pietro, cosa, peraltro, del tutto legittima e su cui non deve spiegazioni né a me né a nessuno.

Di Pietro è, nei fatti, uno dei peggiori devastatori dell’ambiente, e il suo “braccio armato” è un tale Aurelio Misiti, parlamentare di Italia dei Valori, cementificatore indefesso, propugnatore di TAV, MOSE, Ponte di Messina, inceneritori e di quant’altro si possa pensare nell’ottica della pirateria ambientale. Perché l’onorevole, professore e ingegnere (credo), si schieri così non posso saperlo. Ignoranza, interesse economico o pura follia. O, magari, sono io a sbagliare e con tutta quella roba il popolo italiano diventa automaticamente e per legge sano e ricco. A fianco di detto Misiti si schiera apertamente tale Antonio Borghesi, pure lui parlamentare di Italia dei Valori.

Di Pietro, come è suo costume, agisce nella più perfetta ipocrisia. Nel corso di un’infelice trasmissione TV chiamata Matrix cui io ebbi la sventura di partecipare, l’ex ministro disse che lui è contrario agl’inceneritori, ma poiché “non esiste alternativa”… Ignoranza e basta o peggio?Ora, è chiaro che Italia dei Valori non può essere contenta di ciò che sto facendo io che vado a rompere le uova nel paniere. Dunque, mi deve massacrare così come stanno facendo Destra e Sinistra alleate in questa battaglia per la difesa di ovvi interessi comuni. Dove si manducca, Dio mi conducca è il vecchio detto bolognese che non necessita di traduzione.

Se fin qui è tutto comprensibile, assai meno lo diventa, almeno per me, quando tento di capire la posizione di Grillo, a meno di non fare della dietrologia. Come può essere possibile che Beppe possa sostenere posizioni simili palesando un’incoerenza di una portata colossale? No lo so, non lo voglio sapere, non m’interessa minimamente e non risponderò a chi mi chiede pareri.

I miei tentativi di mettermi in contatto con lui sono stati fallimentari. Quando Grillo vede il mio numero comparire sul display del cellulare non risponde, così come non risponde alle mie mail che, peraltro, non invio più, se non altro per dignità. Evidentemente crede che io gli chieda spiegazioni che, altrettanto evidentemente, non ha. Ma a me, lo ripeto, non interessano le spiegazioni perché ognuno deve rispondere solo a se stesso e lui non certo a me.

Malauguratamente l’ipocrisia di Di Pietro è quella di regime: Porto Marghera brucia e al massimo c’è un po’ di vapore acqueo nell’aria, così come fu a Treviso quando bruciò la De Longhi, a Saonara di Padova quando bruciò un centro di riciclaggio dei rifiuti, appena fuori Parma quando bruciò una discarica, qua e là in Puglia, e potrei riempire pagine con il solo elenco. Non è successo nulla. Nulla che il popolo bue, carne da voto, possa sapere. E qui la casta è fatta di roccia.

Non che fuori di qua vada meglio. In Francia una centrale nucleare perde uranio che finisce in due fiumi provenzali e anche lì è tutta salute. Ora, per tornare a noi, la manovra è quella di toglierci il microscopio, lo strumento principe di lavoro che IO mi sono guadagnato percorrendo l’Italia per un anno intero. Mille porte su cui IO ho bussato. Duecentoventi conferenze che IO ho tenuto per mendicare quattrini, senza un soldo nemmeno di rimborso spese. Soldi e fatica miei. Gloria per altri che vestono le penne del pavone e che ora si arrogano diritti che non hanno. Tutto nei piani.

Così, adesso ho ripreso a mendicare, se non altro per mettere qualche pezza nei debiti che la ricerca ha inevitabilmente aperto.A margine, rendo noto ai mascalzoni che si riempiono la bocca di veleno, che in tutto questo io non solo non ho introitato un soldo, ma ci ho rimesso tutto quanto avevo messo da parte nella mia vita.

E allora, grazie.

Mal che vada (o ben che vada a questi personaggi), manderò tutto al diavolo. Io il mio dovere l’ho fatto.


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domenica 29 giugno 2008 - ore 15:51



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Sapere produce potenza, ignorare produce potere.

Non esiste potere al mondo che prima o poi non soccomba alla potenza. I governanti per poter governare in modo tanto sciagurato sono costretti a sostenere una ignoranza dotta delle vere dinamiche del mondo.
Pur essendone a conoscenza sono costretti a ignorare che nove decimi dell’umanità vive sequestrata nell’ergastolo lavorativo, ovvero trascorre otto decimi del giorno per procurarsi il necessario.
I governanti devono sistematicamente ignorare che ogni giorno muoiono di fame 35.000 bambini.
Devono fingere che l’attuale metodo di gestione del mondo sia il solo possibile e per rendere credibile una tale assurdità, seminano guerre, malattie e malessere in tutto il globo terrestre.

Ma accade che i poeti, come diceva Pasolini, “sanno”.
Sanno che vivere sereni e felici costa pochissimo. Sanno che con meno della metà del denaro sperperato ogni anno in questo Paese
per pagare le prostitute, la droga e le armi, si potrebbe offrire un pranzo gratuito a tutti gli italiani e procurare a ognuno un’abitazione.
E li immaginate voi gli esseri umani senza l’incubo del mutuo, senza l’incubo del lavoro e senza l’incubo del procurarsi il cibo?
Sanno, i poeti, che all’essere umano occorre veramente poco per poter godere la vita: una casa, del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…
Un qualsiasi Stato dovrebbe davvero infiammarsi per la vergogna
nel constatare di non riuscire a procurare l’indispensabile ai suoi cittadini…
Anzi mi piacerebbe che ogni essere umano avesse come estremo ideale proprio questo massimo di semplicità: un’abitazione, del buon cibo, molti amici, molti e rari amori, l’accesso alle opere d’arte, pittoriche, letterarie, musicali e cinematografiche, la possibilità ogni tanto di esplorare il mondo…
Tutto questo i poeti lo sanno e non perdono occasione per comunicarlo a tutti.

Silvano Agosti


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domenica 29 giugno 2008 - ore 14:41


NO FUN!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")







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venerdì 27 giugno 2008 - ore 13:36


IOR Istituto Opere Religiose
(categoria: " Vita Quotidiana ")




L’Istituto Opere Religiose è la banca del Vaticano. In deposito 5 miliardi di euro.
Ai correntisti offre rendimenti record, impermeabilità ai controlli e segretezza totale
Scandali, affari e misteri
tutti i segreti dello Ior

di CURZIO MALTESE

Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior

LA CHIESA cattolica è l’unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, "sterco del diavolo". Vangelo secondo Matteo: "E’ più facile che un cammello passi nella cruna dell’ago, che un ricco entri nel regno dei cieli". Ma è anche l’unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l’Istituto Opere Religiose.

La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all’interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l’importanza. All’interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell’ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia "qualcuno ha avuto problemi con la giustizia", rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l’istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d’assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d’oro. Nessuna traccia.

Da vent’anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l’allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l’avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall’America al portone di casa.

Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull’improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l’ultima notte.
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l’uomo che aveva salvato Paolo VI dall’attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l’Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2.

Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un’intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell’Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d’arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l’extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche "una vittima", anzi "un’ingenua vittima".

Dal 1989, con l’arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all’esterno quanto ostacolato all’interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). "Il vero dominus dello Ior - scrive Galli - rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto".

A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l’oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, "più vicino al cielo". I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: "Un’aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest’ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi".

La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l’ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent’anni. Da Tangentopoli alle stragi del ’93 alla scalata dei "furbetti" e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l’ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana.

L’autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: "Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont...". Il fatto è che una parte considerevole della "madre di tutte le tangenti", per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell’inchiesta "Why Not" di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. "Monsignor Dardozzi - racconterà a Galli lo stesso Caloia - col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all’Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d’urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!". La risposta sarà di poche ma definitive righe: "Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale".

I magistrati del pool valutano l’ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto "ente fondante della Città del Vaticano", è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l’effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull’opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: "Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro".

Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell’Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che "Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano". "Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione". Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un’ipotesi. "Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma". Mannoia non è uno qualsiasi.

E’ secondo Giovanni Falcone "il più attendibile dei collaboratori di giustizia", per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell’Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell’Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: "Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?".

Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei "furbetti del quartierino". Il 10 luglio dell’anno scorso il capo dei "furbetti", Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: "Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro". Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l’elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: "I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M’ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero".

Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell’incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: "Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male".
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all’ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del "complotto politico" contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l’appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell’ex governatore con Maria Cristina Rosati.

Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell’Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E’ difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle "missio sui iuris" alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior.

Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell’azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l’ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui).

Con l’immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l’ultima puntata dell’inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L’epoca Marcinkus è archiviata ma l’opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo "stato più ricco del mondo", come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell’unica inchiesta di un’autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni.

Nessuna autorità italiana ha mai avviato un’inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la "finanza bianca" ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell’Opus Dei. In un’Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana.


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