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sabato 29 dicembre 2007 - ore 10:04


INCENERITORE DI PADOVA
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Per chi non lo sapesse, di inceneritori belli belli ne abbiamo uno anche a Padova che l’amministrazione vorrebbe allargare, nella disinformazione totale dei cittadini.

firma qui la petizione

P E T I Z I O N E POPOLARE
AL SINDACO DEL COMUNE DI PADOVA
AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI PADOVA
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE VENETO

Noi sottoscritti
Premesso che:
- A Padova, in Viale della Navigazione Interna, 34, località San Lazzaro, la società Acegas-Aps SpA gestisce un impianto per l’incenerimento a recupero energetico dei rifiuti di venti comuni del Bacino PD2, dove risiedono circa 400mila persone;
- l’impianto di incenerimento fu realizzato negli anni ’50 e messo in funzione nel 1962; attualmente è costituito da due linee che sono in grado di incenerire circa 72.000 tonnellate di rifiuti l’anno;
- l’inceneritore di Padova smaltisce i rifiuti urbani provenienti prevalentemente dalla città di Padova e comunque dal Bacino PD2; i rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività produttive e commerciali; i rifiuti sanitari pericolosi provenienti da attività ospedaliere purchè privi di altri costituenti elencati nell’allegato 2 della Direttiva 91/689/CEE; i farmaci provenienti da attività ospedaliere o da raccolte differenziate;
- Acegas-Aps SpA è soggetta al controllo del Comune di Padova con una quota di partecipazione del 49,85% e del Comune di Trieste con una quota di partecipazione del 50,15%. I membri del C.d.A. di Acegas-Aps SpA sono ripartiti in modo paritetico tra il Comune di Padova e il Comune di Trieste;
- con delibera 3361 del 7 novembre 2003 la Regione Veneto ha approvato l’ampliamento dell’inceneritore della società Acegas-Aps SpA, che prevede la costruzione di una “terza linea” che consentirà di smaltire circa 170.000 tonnellate di rifiuti in un anno;
- - la Regione Veneto ha autorizzato il progetto di realizzazione della “terza linea” dell’inceneritore in carenza della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, pur essendo stato approvato dalla CTRA (commissione tecnica regionale ambiente) dopo l’entrata in vigore della normativa sulla VIA (VIA, L.R. 10 del 26/03/99);
- l’Istituto Oncologico Veneto, su incarico della Regione Veneto, ha presentato una relazione sul “Rischio di sarcoma in rapporto all’esposizione ambientale a diossine emesse dagli inceneritori”. Lo studio, che ha preso in esame tutti i casi maligni di sarcoma nel periodo 1990-1996, ha preso l’avvio dall’osservazione di un eccesso significativo di sarcomi dei tessuti molli nei comuni dove risultano attivi gli inceneritori della provincia di Venezia oltre ad un grande inceneritore per i rifiuti urbani situato a Padova (San Lazzaro - Camin);
- tra le considerazioni generali della relazione dell’Istituto Oncologico Veneto, si evidenzia “..l’indagine nel suo complesso suggerisce che lo smaltimento dei rifiuti segua percorsi alternativi a quello dell’incenerimento, dal momento che si rende responsabile della dispersione in atmosfera di cancerogeni che, oltre a riconoscere una molteplicità di cellule bersaglio, sono in grado di agire per effetto di una bio-accumulazione...”. “...Le politiche ambientali dovrebbero porre al centro delle proprie strategie la riduzione della produzione dei rifiuti come necessario obiettivo di prevenzione primaria”;
- l’inceneritore di Padova della società Acegas-Aps SpA è ubicato in prossimità del quartiere di Camin- San Gregorio; a circa 2000 metri in linea d’aria dall’Istituto Oncologico del Veneto; - a circa 2300 metri in linea d’aria dal Centro Leucemie Infantili “Città della Speranza” - a circa 2300 metri in linea d’aria dall’Ospedale Civile di Padova - a circa 2500 metri in linea d’aria dal centro della città di Padova;
- l’inceneritore di Padova è in prossimità di stabilimenti a rischio di incidenti rilevanti di cui al D.Lgs. 334/99 che recepisce la Direttiva comunitaria 96/82/CE (Severo II) : Air Liquide Italia srl – Loundbeck ex Vis Farmaceutici – Geremia srl – Air Liquide Italia srl – Di Lenardo Spa – A.P.S. Spa – Acciaierie Venete Riunite Spa – Nuova F.N.T. Spa- Firema Trasporti Spa - Coloritalia srl – Ente Autonomo Magazzini Generali;
- la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con una sentenza del 5 luglio 2007 ha condannato lo Stato italiano per non aver sottoposto, prima della concessione dell’autorizzazione alla costruzione, il progetto di “terza linea” dell’inceneritore della società ASM Brescia SpA, impianto di cui all’allegato I della direttiva del Consiglio 27 giugno 1985, 85/337/CEE, concernente la Valutazione dell’Impatto Ambientale di determinati progetti pubblici o privati come modificata dalla direttiva del Consiglio 3 marzo 1997, 97/11/CE; non avendo reso accessibile al pubblico, in uno o più luoghi aperti al pubblico, per un adeguato periodo di tempo affinché esso potesse esprimere le proprie osservazioni prima della decisione dell’autorità competente, la domanda di autorizzazione all’esercizio della “terza linea” dell’inceneritore di Brescia, e non avendo messo a disposizione del pubblico la decisione relativa a tale domanda e una copia dell’autorizzazione.
Considerato che:
- l’incenerimento degli RSU è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell’ambiente e della salute. E’ inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e l’immissione sistematica e continua nell’atmosfera di milioni di m3 di fumi, polveri grossolane, (PM10) e fini (PM2.5), costituite da nanoparticelle, di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) estremamente pericolose, perchè persistenti ed accumulabili negli organismi viventi;
- l’impianto di Padova incenerisce ogni anno 72.000 tonnellate di rifiuti, quantità che verrà più che raddoppiata quando entrerà in funzione la “terza linea” con una capacità di incenerimento di 170.000 tonnellate di rifiuti l’anno; per arrivare, secondo la proposta di
una “quarta linea” della società Acegas-Aps SpA, alle 270.000 tonnellate l’anno di rifiuti inceneriti, portando la potenzialità dell’impianto a quasi quattro volte più di quella attuale;
- nel mese di giugno 2007, nel corso di un’assemblea pubblica, l’assessore all’Ambiente del Comune di Padova ha reso noto di aver incaricato lo studio Ates di Massanzago della Verifica di Impatto Ambientale sul progetto di costruzione della “terza linea” dell’inceneritore della società Acegas-Aps SpA. Lo stesso assessore all’Ambiente del Comune di Padova ha dichiarato: “La verifica di impatto ambientale durerà tra i sei e gli otto mesi, al termine dei quali i risultati saranno legge per l’azienda APS. Se risulterà non compatibile con l’ambiente il progetto sarà bloccato”;
- i lavori di realizzazione della ”terza linea” dell’inceneritore della società Acegas-Aps SpA, che richiederanno investimenti pubblici per circa 64 milioni di euro, sono iniziati nel marzo 2007, hanno un tempo contrattuale di due anni dalla consegna dei lavori, quindi si prevede termineranno entro la prima metà del 2009;
- la Valutazione di Impatto Ambientale ha ragione di essere solo se viene realizzata prima, e non dopo la costruzione della “terza linea” dell’inceneritore della società Acegas-Aps SpA;
- nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO), che comprende la provincia di Treviso, si è raggiunta una raccolta differenziata spinta da record nazionale (al 75% di rifiuti riciclato). La raccolta differenziata spinta, per la scarsità del residuo che rimane, è chiaramente incompatibile con l’incenerimento. Inoltre, per ogni tonnellata di rifiuti riciclati c’è un risparmio energetico medio di 4.234.000 chilocalorie rispetto alle 1.194.000 chilocalorie dell’incenerimento con recupero energetico;
- la città di Padova nel 2005 ha raccolto in maniera differenziata circa il 40% dei suoi rifiuti.
Chiediamo:
- che, in attesa delle risultanze della Verifica di Impatto Ambientale dello studio Ates, il Comune di Padova si attivi presso la Regione Veneto affinchè sia sospesa l’autorizzazione, già concessa ad Acegas-Aps Spa, alla costruzione della “terza linea” dell’inceneritore di Padova;
- che, in attesa delle risultanze della Verifica di Impatto Ambientale dello studio Ates, la Regione Veneto sospenda l’autorizzazione, già concessa ad Acegas-Aps Spa, alla costruzione della “terza linea” dell’inceneritore di Padova;
- che il Comune di Padova si impegni ad adottare un piano che:
a) punti prioritariamente alla riduzione dei rifiuti alla fonte e venga istituito un organo di controllo che vigili costantemente il sistema di riduzione degli imballaggi, al quale dovrà assoggettarsi ed uniformarsi l’industria della grande e piccola distribuzione;
b) fissi l’obiettivo del 70% di raccolta differenziata in due anni, tramite il potenziamento della raccolta porta a porta con l’eliminazione totale dei cassonetti su strada;
c) preveda la costruzione di impianti di compostaggio;
d) che raggiunti questi obiettivi, si preveda la chiusura dell’inceneritore, sostituendolo con un impianto di trattamento meccanico biologico, di ciò che resta dopo la prima fase di riutilizzo e di riciclaggio;
- che lo studio di VIA contempli anche “l’Opzione Zero”. Quest’ultima non consiste solo nel non costruire gli impianti, ma pianifica un’alternativa di riduzione della produzione dei rifiuti industriali e il miglioramento della loro qualità nel tempo, secondo gli obiettivi prioritari europei e nazionali;
- che si proceda alla revisione del Piano Provinciale dei Rifiuti in direzione di un incremento della raccolta differenziata nei comuni che ancora realizzano quote inferiori al 50%, sulla base di esperienze fatte da alcuni consorzi per la raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani, i quali arrivano al 75% di riciclo con smaltimenti in discarica o in inceneritore molto bassi (meno di 100kg/ab/anno). Metodo mutuato dalle “migliori pratiche” esistenti. Questo per arrivare nel medio periodo all’obiettivo strategico Zero Rifiuti.

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venerdì 28 dicembre 2007 - ore 18:28


Inceneritori e nanopatologie - NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non sarà un argomento leggero e divertente come tette e culi o gossip.. macchissenefrega io non voglio farmi fottere - e adesso leggi!!



Ormai non esiste più alcun dubbio a livello scientifico: le micro- e nanoparticelle, comunque prodotte, una volta che siano riuscite a penetrare nell’organismo innescano tutta una serie di reazioni che possono tramutarsi in malattie. Le nanopatologie, appunto.
Se è vero che le manifestazioni patologiche più comuni sono forme tumorali, è altrettanto vero che malformazioni fetali, malattie infiammatorie, allergiche e perfino neurologiche sono tutt’altro che rare. A prova di questo, basta osservare ciò che accade ai reduci, militari o civili che siano, delle guerre del Golfo o dei Balcani o a chi sia scampato al crollo delle Torri Gemelle di New York e di quel crollo ha inalato le polveri.
“Comunque prodotte”, ho scritto sopra a proposito di queste particelle che sono inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. E l’ultimo aggettivo è sinonimo di patogenico. Il fatto, poi, che siano anche non biodegradabili, vale a dire che l’organismo non possieda meccanismi per trasformarle in qualcosa di eliminabile, rende l’innesco per la malattia “eterno”, dove l’aggettivo eterno va inteso secondo la durata della vita umana.
Le particelle di cui si è detto hanno dimensioni piccolissime, da qualche centesimo di millimetro fino a pochi milionesimi di millimetro, e più queste sono piccole, più la loro capacità di penetrare intimamente nei tessuti è spiccata; tanto spiccata da riuscire perfino, in alcune circostanze e al di sotto di dimensioni inferiori al micron (un millesimo di m millimetro), a penetrare nel nucleo delle cellule senza ledere la membrana che le avvolge. Come questo accada sarà il tema di un incipiente progetto di ricerca europeo che vedrà coinvolto come coordinatore il nostro gruppo.
Se è vero che la natura è una produttrice di queste polveri, e i vulcani ne sono un esempio, è pure vero che le polveri di origine naturale costituiscono una frazione minoritaria del totale che oggi si trova sia in atmosfera (atmosfera significa ciò che respiriamo) sia depositato al suolo, ed è pure vero che la loro granulometria media è, tutto sommato, relativamente grossolana.
È l’uomo il grande produttore di particolato, soprattutto quello più fine. Questo perché la tecnologia moderna è riuscita ad ottenere a buon mercato temperature molto elevate a cui eseguire le più svariate operazioni, e, in linea generale e a parità di materiale bruciato, più elevata è la temperatura alla quale un processo di combustione avviene, minore è la dimensione delle particelle che ne derivano. A questo proposito, occorre anche tenere conto del fatto che ogni processo di combustione, nessuno escluso, produce particolato, sia esso primario o secondario. Per particolato primario s’intende quello che nasce direttamente nel crogiolo, per secondario, invece, quello che origina dalla reazione tra i gas esalati dalla combustione (tra gli altri, ossidi di azoto e di zolfo) e la luce, il vapor d’acqua e i composti principalmente organici che si trovano in atmosfera.
Al momento attuale, la legge prescrive che l’inquinamento particolato dell’aria sia valutato determinando la concentrazione di particelle che abbiano un diametro aerodinamico medio di 10 micron - le ormai famose PM10 - e prescrive che la valutazione avvenga per massa. Nulla si dice ancora, invece, a proposito delle polveri più sottili: le PM2,5 (cioè particelle con un diametro aerodinamico medio di 2,5 micron), le PM1 (diametro da 1 micron) e le PM0,1 (diametro da 0,1 micron). Sono proprio quelle le polveri realmente patogene, con una patogenicità che cresce in modo quasi esponenziale con il diminuire del diametro. E per avere un’idea degli effetti sulla salute di queste poveri occorre che le particelle siano non pesate ma classificate per dimensione e contate. Dal punto di vista pratico, la massa di una particella da 10 micron corrisponde a quella di 64 particelle da 2,5 micron, oppure di 1.000 da un micron, oppure, ancora, a quella di 1.000.000 di particelle da 0,1 micron. Perciò, valutare il particolato in massa e non per numero e dimensione delle particelle non dà indicazioni utili dal punto di vista sanitario e può, anzi, essere fuorviante.
Venendo al problema dell’inquinamento da rifiuti, è ovvio che questi debbano, in qualche modo, essere smaltiti.
A questo punto, è necessario ricordare la cosiddetta legge di Lavoisier o della conservazione della massa. Questa recita che in una reazione chimica la massa delle sostanze reagenti è uguale alla massa dei prodotti di reazione. Il che significa che, secondo le leggi che regolano l’universo, noi riusciamo solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa.
Ciò che avviene quando s’inceneriscono i rifiuti, dunque, altro non è se non la loro trasformazione in qualcosa d’altro, e questa trasformazione è ottenuta tramite l’applicazione di energia sotto forma di calore.
Stante tutto ciò che ho scritto sopra e che è notissimo sia tra gli scienziati sia tra gli studenti delle scuole medie, se noi bruciamo l’immondizia, altro non facciamo se non trasformarla in particelle tanto piccole da farle scomparire alla vista e, con i cosiddetti “termovalorizzatori” – una parola che esiste solo in Italiano e che evoca l’idea ingenuamente falsa che si ricavi valore economico dall’operazione – la trasformazione produce particelle ancora più minute e, dunque, più tossiche.
Malauguratamente, non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha ben poca importanza: il “termovalorizzatore” produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugl’inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata) e la quantità enorme di altro particolato non rientra nelle valutazioni. Ragion per cui, a norma di legge l’aria è pulita. Ancora malauguratamente, tuttavia, l’organismo non si cura delle leggi e le patologie da polveri sottili (le PM10 sono tecnicamente polveri grossolane), un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento. Tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili.
Tornando ala legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.
Affermare, poi, che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un ulteriore falso, dato che le ceneri vanno “smaltite” per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1.
Si mediti, poi, anche sul fatto che l’incenerimento comporta il mancato riciclaggio di materiali come plastiche, carta e legno. I “termovalorizzatori” devono funzionare ad alta temperatura e, per questo, hanno bisogno di quei materiali che possiedono un’alta capacità calorifica, vale a dire proprio le plastiche, la carta e il legno che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt’altro che difficile riciclaggio.

Tralascio qui del tutto il problema economico perché non rientra nell’argomento specifico, ma il bilancio energetico è fallimentare e, se non ci fossero le tasse dei cittadini a sostenere questa forma di trattamento dei rifiuti, a nessuno verrebbe mai l’idea di costruire impianti così irrazionali.
Rimandando per un trattamento esaustivo dell’argomento ai numerosi testi che lo descrivono compiutamente, compresi i siti Internet dell’ARPA e di varie AUSL, la conclusione che qualunque scienziato non può che trarre è che incenerire i rifiuti è una pratica che non si regge su alcun razionale. Ma, al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate.
Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.

Stefano Montanari – Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics
Via E. Fermi, 1/L – 41057 San Vito (Modena)
Nanodiagnostics





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lunedì 24 dicembre 2007 - ore 18:55


Buon Natale!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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mercoledì 19 dicembre 2007 - ore 10:14


...ah il Natale!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")









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giovedì 13 dicembre 2007 - ore 15:12


Bellissimo regalo.. grazie!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che sorpresa!!!











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martedì 11 dicembre 2007 - ore 22:48


Le donne: sfingi senza segreti
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Dal Messaggero - A tu per tu - 19/11/04

Caro Signor Gervaso, ho quasi trent’anni, vivo solo, ho un buon lavoro, ma non mi sono mai innamorato. Forse per questo non conosco le donne. Le poche che frequento sono solo amiche con le quali, tutt’al più, vado al cinema, in discoteca, al ristorante, in pizzeria, a prendere un aperitivo. Lei, invece, ha fama di conoscerle molto bene e di averne avute tante. Le sarei grato se in questa rubrica, che seguo con interesse, pur non condividendo molte sue idee, mi parlasse dall’altra metà del cielo. Scusi se non mi firmo, ma non vorrei diventare lo zimbello dei miei amici. Si accontenti del nome:
Federico .


Caro Federico, chi le ha detto che conosco bene le donne? E chi le ha detto che ne ho collezionate a iosa? Le conosco, o me ne illudo, abbastanza, che non significa bene. Le conosco perché ne ho avute tante, ma più come amiche che come amanti. Anche perché mia moglie vigila su di me come una Grande Sorella. Fatica sprecata perché la mia fedeltà coniugale è a prova di bomba. Non ho mai tradito Vittoria e non la tradirò mai, e se qualcuno, con la perfidia ispirata dall’invidia che la virtù suscita negli animi meschini, sostiene il contrario, la mia coscienza di marito è immacolata.
Forse conosco le donne più di lei. E sa perché? Perché ho qualche anno di più: anzi, parecchi. E perché ho capito da un pezzo quello che un giorno anche lei capirà: le donne vanno solo amate e adorate. Se vuole (ma non lo meritano), anche odiate. Lasci che le citi le parole di uomini illustri, ben più illustri di me, saggi, ben più saggi di me, e certamente meno casti, sull’altra metà del cielo, che non è più metà, ma tre quarti, forse quattro quinti, dell’intera volta. Dostoevskij: “La donna, solo il diavolo sa cos’è”; Durrell: “Con una donna si possono fare solo tre cose: amare, soffrire per lei o farne letteratura”; Oscar Wilde: “Donne: sfingi senza segreti”; Bierce: “La donna sarebbe più affascinante se si potesse cadere fra le sue braccia senza cadere nelle sue mani”; Balzac: “Un uomo, per malizioso che sia, non dirà mai delle donne tanto bene né tanto male quanto ne pensano loro stesse”; Conrad, più longanime: “Essere donna è terribilmente difficile, dovendo avere a che fare con gli uomini”.
Sulle donne sono stati scritti migliaia di volumi e milioni di parole. Senza di loro tutto sarebbe più facile, ma anche più squallido. E’ vero che ci fanno disperare, ma quanto ci fanno godere. Senza le donne io, prima di conoscere mia moglie, la mia bellissima moglie (scusate, se insisto), sarei stato infelicissimo. In ogni donna, emulo in questo del mio precettore Casanova, ho sempre cercato, e quasi sempre trovato, qualcosa di unico e d’irripetibile. L’avventuriero veneziano, maestro di arte amatoria e di etica libertina, non discriminava: belle e brutte, grasse e magre, bionde, brune, castane, grigie, come la marchesa d’Urfe, commesse e contesse, massaie e salonnière, donne di mondo, di vita e di chiesa. Ognuna gli dava qualcosa di suo e lui con enfasi ricambiava. Le divertiva per conquistarle, ma nell’intimità dell’alcova, niente scherzi e niente ironia. Solo piacere per piacere, e non solo fisico, a conferma dell’aureo motto di Chamfort: “L’amore è lo scambio di due fantasie e il contatto di due epidermidi”. Giacomo sapeva molto bene, lui che sapeva tutto, anche Orazio e Ariosto a memoria, che la donna, nel rapporto di coppia, se autentico, esige la moralità. Guai all’uomo che gioca con i sentimenti, anche se i propri è disposto a impegnarli solo per un’ora, per un giorno, per un week-end.
Con le donne è inutile mentire. E non perché non conoscano la menzogna, ma perché, maestre nell’arte di dire bugie, lo sono anche nel dire bugie utili. Simulatrici e dissimulatrici nate, negano l’evidenza, facendoti diffidare di quello che vedi, di quello che senti, di tutto ciò che a loro giova metter in dubbio. C’è un solo modo per farle capitolare: arrendersi senza condizioni, affidarsi a loro, diventandone i docili pupilli, i servizievoli officianti. Il tentativo di estorcere i favori femminili è la cosa più improvvida, il passo più falso. Sono le donne che devono offriteli, dopo averteli fatti sospirare con i sorrisi, gli ammiccamenti, le stesse ritrosie. Sappia, e non lo dimentichi mai, che è la donna che sceglie il momento di accoglierci fra le sue braccia (e non solo fra le sue braccia). E’ lei che detta le regole, all’occorrenza le manipola e le sovverte, e se noi non stiamo al suo gioco, ci gioca e perdiamo la partita.
Sono creature complesse, le donne. Complesse, ma divine, specialmente quando scoprono la loro natura pagana. Quando, nei panni di Venere, ti fanno sentire un guerriero come Marte o un bel cacciatore come Adone. Sulle donne avrei tante altre cose da dirle. Così tante che ci rinuncio.

Roberto Gervaso


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domenica 9 dicembre 2007 - ore 17:23


Fête des Lumières - Lyon - un anno fa
(categoria: " Accadde Domani ")























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giovedì 6 dicembre 2007 - ore 10:55


Che culo lavorare in tv!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per chi guarda ancora la tv...
Per tutte colore che sognano di fare la velina...



Notizia del 30 novembre 2007 - 02:00 fonte: libero.it

"Non sono solo sedere"

Cannelle sempre più piccante: "Grazie al mio didietro sono diventata famosa, ma ora voglio raccontare lo schifo del mondo dello spettacolo e aiutare i più deboli"
di Massimo Mencaglia




È stata il sogno erotico degli italiani di una ventina di anni fa, quando lo spot della Morositas imperversava. Il suo didietro con mutandine rosa che ondeggiando saliva la scaletta ha mandato fuori di testa un’intera generazione. Cannelle, nome d’arte di Helena Viranin da qualche tempo è uscita dal mondo dello spettacolo per dedicarsi ad altro: volontariato, progetti sull’immigrazione e fotografia. Recentemente ha festeggiato i suoi 48 anni con un party a Milano. Intanto però è sbarcata su internet e ha aperto un sito tutto suo dove intende raccontare la sua verità sulla sua vita privata e sul mondo dello show-business con "un pizzico di malizia".

La vediamo solo saltuariamente in tv: dove sta e cosa fa?
Vivo a Milano ormai da tanti anni e mi sento italiana d’adozione. Dopo aver lasciato lo spettacolo mi sto impegnando su due programmi importanti: dal 2001 mi occupo di volontariato, immigrazione e bambini disagiati, sto realizzando un libro fotografico dedicato all’India con foto mie scelte tra le oltre 6000 che ho scattato e si intitolerà "Sorriso d’India". Con la raccolta dei soldi vorrei collaborare con le associazioni che si occupano di bambini che lavorano. Insomma voglio far capire che non sono solo una bella donna, con un bel sedere.

Tutti la ricordano come la ragazza Morositas. Le dispiace?
All’epoca fu un’esplosione di notorietà: mi riconoscevano dalla camminata! All’aeroporto mi ricordo che mi chiesero se fossi quella della pubblicità per il mio portamento. Ero una ragazza e la cosa mi piaceva, mi gratificava. Voleva dire che ero famosa. Poi ho capito che stavo diventando un "animale esotico".

In che senso?
Ero considerata solo come donna, come corpo. Sono stata il desiderio sessuale degli uomini. Non avete idea di quanti mi vengono a raccontare cosa facevano quando guardavano lo spot... potete immaginare! Diciamo che ho reso felici tanti uomini e un po’ mi fa piacere essere stata un sex symbol che ha fatto sognare i maschi italiani. Però un po’ la cosa mi imbarazza. Perché capisco che non potrò mai ripulirmi l’immagine che mio malgrado mi è stata costruita addosso.

Quindi quel sedere così perfetto per lei non è stata una fortuna?
Non so se proprio è una fortuna, però la mia immagine è stata sempre quella di femmina da possedere. Io sono una molto... abbondante, sono carica, ma quando ho fatto per esempio cose sexy non ho mai esagerato, qualche nudo ma niente di volgare. Sono sempre stata molto corteggiata e anche sul lavoro non sono mai riuscita ad avere rapporti di amicizia veri.

Tanto successo quindi, ma anche problemi...
Io sono arrivata in Italia giovanissima ma già affermata in Francia come nuova Josephine Beker. Ero davvero bella, una perla. Ero gelosa di me stessa e per questo non mi davo a nessuno. Così sono stata educata e fin lì non ne avevo mai avuto bisogno. Dopo lo spot Morositas la mia vita è cambiata: tanti, troppi occhi addosso e tutti che volevano portarmi a letto. E io ho continuato a non darmi...

Questo non darsi le è costato caro per la carriera?
Direi di sì.

Qualcuno è mai riuscito a darle un pizzicotto?
Non per mia concessione. I pochi che ci sono riusciti si sono beccati uno schiaffo. Mi ricordo di un regista a Roma che si era spinto un po’ troppo in là... Sono arrivata a non sopportare più la mia bellezza, a essere gelosa del mio didietro anche dal punto di vista sessuale, quello lì è diventato un tabù per me, proprio perché troppo desiderato dagli uomini.

Quindi non è trasgressiva come gli altri pensano?
La mia esperienza sessuale più audace, lo confermo, è stata una relazione a tre per compiacere il mio ex. Non so se lo rifarei...

Diceva dei suoi tanti amori: uno che ricorda particolarmente
Ricordo la storia con Mario Cipollini, che mi ha corteggiato a lungo. Lui è veramente bellissimo, però al momento del dunque mi ha deluso per il modo con cui mi ha chiesto di fare sesso con lui. Non ci sono stata.

Lei ha detto basta al mondo dello spettacolo: perché?
Perché è squallido. Vai avanti solo se sei amico di qualcuno o devi "darla via" a quelli importanti. La tv non è modello sano per i giovani, non solo per i contenuti ma anche perché è l’esempio che si va avanti solo coi compromessi. La tv dovrebbe valorizzare chi ha competenza e bravura e veri professionisti. Oggi in tv c’è gente che non sa fare nulla. E per di più chi entra è solo perché ha ceduto a ricatti.

Invece ai suoi tempi?
Beh, io non dico di essere arrivata che ero la ballerina di Bejart, però qualcosa sapevo fare.

Ci racconta qualcosa di Guadalupa, la sua terra natale?
È un’isola bellissima nelle Antille francesi. Un posto che consiglio di andare a visitare. Ci sono spiagge bellissime bianche nella zone di Grande-terre, ma secondo me la Guadalupa più incontaminata è quella di Basse-terre con foreste, cascate e spiagge scure. Si usa l’euro e poi si mangia bene: vi consiglio il Dombre e l’Accras che sono due piatti tipici deliziosi.

Quindi non la rivedremo presto in tv?
No, per me è un discorso chiuso.

Neanche se le facessero un’offerta grossa?
Beh, se mi offrissero di presentare un talk show sull’immigrazione e sui talenti che arrivano dall’estero credo che sarei davvero la persona giusta.

E un reality le farebbe schifo?
Io ho sentito tramite il mio agente se c’era la possibilità di partecipare ma mi hanno esclusa e io ho detto: meglio così! Tanto è tutto finto e ci partecipano solo gli amici degli amici e quelli che frequentano i giri giusti e io non ne faccio parte: che devo dire? Non pippo, non fumo, non faccio orge, non sono lesbica...

Quindi il suo futuro è su internet dove sta avviando un sito che si annuncia molto pepato...
Cannellelife.com conterrà i miei video, sarà una sorta di diario con il racconto della mia vita, della mia verità. Un esperimento per aggirare la tv e le sue logiche schifose. Con internet ognuno potrà fare la sua televisione senza dipendere dagli altri. Intendo mostrare come sono veramente e rivelare cosa c’è davvero nel mondo dello spettacolo. Tante ragazze devono sapere a cosa vanno incontro...

Lei ha una figlia di 22 anni, quali ambizioni ha?
Rebecca è bellissima, ha studiato e vuole fare l’attrice...

E lei è d’accordo?
Avrei preferito di no, però... Pensi com’è indietro l’Italia: quando io arrivai qui oltre 20 anni fa mi proposero di fare in un film la parte di una cameriera africana che "barlava gosì". E a mia figlia hanno offerto lo stesso ruolo.

Ma lei non l’ha messa in guardia?
Certo, ma lei come tante altre giovani è convinta che nel mondo dello spettacolo vai avanti se sei bravo, come in America. Ma qui funziona in modo diverso. Sa quante persone, dopo avere sentito le mie denunce a Domenica In da Pippo Baudo, mi hanno mandato mail per raccontarmi le brutte avventure vissute nel mondo dello spettacolo: ragazzi ricattati psicologicamente e sessualmente per poter lavorare come attori o figuranti, pagati 20 o al massimo 50 euro al giorno. È l’ora che qualcuno denunci tutto questo squallore!



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mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 21:56


ArtIntervista
(categoria: " Pensieri ")




Cos’è la trasgressione?
È un obbligo dell’arte. La creatività deve trasgredire delle regole acquisite. La sovversione appartiene all’arte, e senza non può considerarsi tale. Bisogna stravolgere l’ordine dei valori e rimettere in discussione le cose. Costantemente. La responsabilità dell’artista è proprio questa. Chi non trasgredisce non è un vero artista. Prendiamo Caravaggio, dipingeva le Madonne, ma non credeva in Dio, era sodomita e le modelle che usava per fare le madonne erano delle prostitute. Indubbiamente non era nelle regole etiche del tempo. L’arte è semplicemente l’espressione più alta della comunicazione. Deve portare avanti delle nuove idee.

È vero che non va al cinema e non guarda la televisione per non essere influenzato dalle immagini?
Sì è così. La televisione, anche quando non la si guarda, la si vede lo stesso. È come l’aria inquinata, anche chi non prende mai l’auto, è obbligato a respirarla. Cerco di difendermi il più possibile da questo bombardamento continuo di immagini.

Oliviero Toscani su cafebabel

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mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 14:53


Welcome
(categoria: " Pensieri ")


Dopo svariati giorni a cercare una personalizzazione decente al blog (e non avendola ancora trovata!) inauguro il mio spazio con un pezzo tratto dall’articolo di Antonella Randazzo "Psicologia della finanza" .

Benvenuti! Spero che vi piaccia!


"Quando si crede in qualcosa che non ha un fondamento concreto, o è contrario all’esperienza comune, si è considerati creduloni, o in preda ad un’evidente fascinazione irrazionale.

Tuttavia, quando tale fascinazione coinvolge moltissime persone, si parla di "credenze religiose o ideologiche", che, pur se in alcuni aspetti prive di riscontro reale, sono assunte per "fede".

Si ritiene che tali credenze siano abbracciate consapevolmente, ma esistono casi in cui gli esseri umani accettano realtà assurde o irrazionali, implicitamente, ovvero senza averne alcuna consapevolezza.

Ciò può avvenire per diversi motivi: perché alcuni aspetti della realtà si ereditano dalla famiglia e non vengono mai messi in discussione poiché ritenuti implicitamente veri in assoluto, oppure perché l’intero sistema si articola su quelle presunte verità, e dunque l’individuo avrebbe bisogno di un lungo impegno su se stesso per comprendere che quel sistema è soltanto uno dei tanti possibili."

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