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NICK: Lou
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CITTA': provincia di Treviso
COSA COMBINO: Giurisprudenza
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Sometimes I wonder who am I
Who made the trees, who made the sky
Who made the storms, who made heartbreak
I wonder how much life I can take
LOU REED ”

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lunedì 23 giugno 2003
ore 09:23
(categoria: "Musica e Canzoni")


Heroin - be the death of me
Testo e traduzione, cme al solito:

Heroin Eroina
I don't know just where I'm going But I'm gonna try for the kingdom if I can 'Cause it makes me feel like I'm a man When I put a spike into my vein Then I tell you things aren't quite the same When I'm rushing on my run And I feel just like Jesus' son And I guess that I just don't know And I guess that I just don't know
I have made big decision
I'm gonna try to nullify my life
'Cause when the blood begins to flow
When it shoots up the dropper's neck
When I'm closing in on death
And you can't help me, not you guys
Or all you sweet girls with all your sweet talk
You can all go take a walk
And I guess I just don't know
And I guess that I just don't know
I wish that I was born a thousand years ago
I wish that I'd sailed the darkened seas
On a great big clipper ship
Going from this land here to that
Ah, in a sailor's suit and cap
Away from the big city
Where a man cannot be free
Of all the evils of this town
And of himself and those around
Oh, and I guess that I just don't know
Oh, and I guess that I just don't know
Heroin, be the death of me
Heroin, it's my wife and it's my life, ha-ha
Because a mainer to my vein
Leads to a center in my head
And then I'm better off than dead
Because when the smack begins to flow
I really don't care anymore
About all the Jim-Jims in this town
And all the politicians making crazy sounds
And everybody putting everybody else down
And all the dead bodies piled up in mounds
'Cause when the smack begins to flow
Then I really don't care anymore
Ah, when that heroin is in my blood, hah
And that blood is in my head
Man thank God that I'm good as dead
And thank your God that I'm not aware
And thank God that I just don't care
And I guess that I just don't know
Oh, and I guess that I just don't know


Non so proprio dove vado
ma proverò a raggiungere il regno se ci riesco
perché mi sento un vero uomo
quando infilo l’ago in vera
poi dico che le cose non sono affatto le stesse
quando mi sto godendo la mia pera
e mi sento come il figlio di Gesù
e ammetto che non so niente
e ammetto che non so proprio niente
Io ho preso una grande decisione
proverò ad annullare la mia vita
perché quando il sangue comncia a scorrere
quando sale il collo della siringa
quando mi sto avvicinando alla morte
E non potete aiutarmi, certo non voi, ragazzi
né voi, ragazze dolci con le vostre parole dolci
potete andare tutti a farvi una passeggiata
ammetto che non so proprio niente
e ammetto che non so proprio niente
Vorrei essere nato mille anni fa
vorrei aver navigato per mari oscuri
su un grande veliero
navigare da una terra all’altra
ah, in abito e cappello da marinaio
Via dalla grande città
dove un uomo non può essere libero
dai mali di questa città
e da se stesso e da quelli attorno a lui
e ammetto che non so proprio niente
e ammetto che non so proprio niente
Eroina, che tu sia la mia morte
eroina, è mia moglie, è la mia vita, ha ha
perché un ago nella mia vena
porta al centro del mio cervello
e sto meglio che se fossi morto
Perché quando la roba comincia a entrare in circolo
non me ne frega più niente
di voi Tizi e Cai di questa città
e di tutti i politici che schiamazzano come pazzi
e di quelli che insultano tutti gli altri e
tutti i morti ammucchiati uno sull’altro
perchè quando il bacia comincia ad arrivare
allora non mi importa proprio più nulla
Perché quando l’eroina è nel mio sangue
e il sangue è nella mia testa
ringrazio Dio, sto meglio che se fossi morto!
ringrazio il tuo Dio che non sono cosciente
ringrazio Dio che non me ne frega più niente
e ammetto che non so proprio nulla
e ammetto che non so proprio niente





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lunedì 23 giugno 2003
ore 09:11
(categoria: "Informatica")


Radio Radicale
Vi segnalo il più grande sito di attualità e archivio audio-video esistente riguardo la politica: www.radioradicale.it da cui è possibile tra laltro seguire tutte le sedute di Camera, Senato e Paralemnto Europeo in diretta. In alternativa se non vi va di star accati tutto il giorno ad internet c'è sempre la tradizionale Radio Radicale che in Veneto dovrebbe avere un pò ovunque queste frequenze:
104,7 Mhz
105,5 Mhz




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domenica 22 giugno 2003
ore 20:56
(categoria: "Musica e Canzoni")


Da www.ondarock.it
LOU REED - The King of New York

Il tormento e l'Ecstasy

di Claudio Fabretti

Ha trascinato il rock nei bassifondi urbani, tra tossici e pervertiti, folli e assassini. I suoi vizi, sbattuti in faccia al mondo in brani storici come "Heroin" o "Vicious", lo hanno portato a un soffio dalla morte. Oggi, Lou Reed (1942, Usa) ha cantato per il Papa nel concerto del Giubileo per "Un mondo senza debiti". E vive in piena Ecstasy, titolo del suo album del 2000. "Un'estasi intesa nella sua accezione greca di "essere fuori di sé" - precisa-. Ho voluto raccontarla attraverso storie di persone che l'hanno sperimentata o che la cercano, liberandosi dagli schemi della vita".
Ma la parabola "salvifica" di Lou Reed non è quella delle rockstar opportuniste. Pochi come lui, infatti, hanno saputo restare sinceri in tanti anni di carriera. Il padre del rock decadente non ha mai abiurato i suoi temi: l'emarginazione, la solitudine, l'alienazione. Non è mai venuto meno all'onestà e al realismo di fondo della sua opera. E non si è piegato alle leggi dell'industria discografica: "Non mi interessano più. Per anni mi sono immerso nello stile di vita del rock'n'roll, esploravo la droga, la follia. Poi ho dovuto smettere perché rischiavo di tirare le cuoia. Dalla fine degli anni '70, mi sono concentrato soltanto sulla ricerca di un suono perfetto. Ho trovato un'altra mania, insomma, un'altra ragione per andare avanti".

Boicottaggi e politica
Il Rock'n'roll animal, come si auto-definiva nel manifesto live del 1974, ha sempre avuto un'anima politica. L'ultima sfida, in questo senso, è stata l'annullamento della tournée austriaca per protesta contro l'ascesa della destra razzista di Haider: "Era un gesto che sentivo di fare. Tutto qui. Ho ricevuto critiche e anche molti complimenti. Ma sono state solo chiacchiere, in realtà è come se nessuno mi avesse seguito". Un giudizio forse troppo severo, visto che anche altri musicisti, a partire da Sting, sembrano decisi a portare avanti il boicottaggio.
Da Farm Aid ai tour per Amnesty International, dal progetto anti-apartheid di Sun City all'Homeless children benefit fino alla militanza per i Democratici, Lou Reed ha ribadito negli anni la sua vocazione per la politica. Una politica che non è mai passata per la scorciatoia della demagogia. La sua voce, tesa e nervosa, ha raccontato trent'anni di America. Ma a parlare sono stati soprattutto i suoi personaggi: criminali e intellettuali, bambini perduti e prostitute, suicidi e travestiti. Un universo di anime dannate e nevrotiche che ha popolato le sue canzoni fin dall'esordio, intimamente legato alla cultura d'avanguardia della New York degli anni Sessanta. È qui che Louis Alan Reed, originario di Freeport (Long Island) viene a studiare poesia alla Syracuse University. Ed è proprio nella Grande Mela che incontra un altro "genio maledetto", John Cale. Insieme, danno vita a una band che si chiama Primitives, poi Warlocks, quindi The Velvet Undeground (dal nome di una novella pornografica).

Con i Velvet nella leggenda
Suonano al Café Bizarre, al Greenwich Village. Ma i loro testi sono troppo scandalosi. Una sera, nonostante un esplicito divieto, eseguono "Black angel's death song" e vengono licenziati in tronco. Quella notte, però, trovano un nuovo fan, un artista noto nell'ambiente underground newyorkese: si chiama Andy Warhol. Sarà proprio il maestro della pop-art a lanciarli in uno show multimediale, "The exploding plastic inevitable". Warhol aggiungerà all'organico la sua cantante prediletta, Nico, bionda tedesca dalla voce spettrale con un passato di modella e attrice (con un'apparizione nella "Dolce vita" di Federico Fellini). Da questa formula magica scaturirà The Velvet Underground and Nico, uno degli album più importanti della storia del rock, griffato da una banana in copertina a firma dello stesso Warhol. Brani come "Venus in furs", "I'll be your mirror" e "All tomorrow's parties" diventeranno opere di culto per intere generazioni di musicisti e appassionati. Il gruppo, però, si dissolverà presto, lasciando un'aura maledetta su due dei suoi componenti, Nico e Sterling Morrison, che moriranno anni dopo in circostanze misteriose. L'opera-requiem per Andy Warhol, Songs for Drella, firmata da Reed e Cale nel 1990, ed effimeri tentativi di ricostituzione, come quello del 1993, non riusciranno a rianimare la leggenda della band.
Considerato "il padrino del punk" per la sua propensione ad affrontare i temi più scomodi e violenti, il Lou Reed solista, in fondo, non ha mai abbandonato il sentiero dei Velvet. Dall'esibizionismo glam di Transformer (prodotto da David Bowie), che lanciò due suoi grandi hit ("Walk on the wild side" e "Satellite of love"), fino al canzoniere metropolitano di New York (il più amato dalla critica), dalla disperazione di Berlin alla malinconia di Coney Island baby, è rimasta sempre la stessa voglia di esplorare cuore e anima del rock, sperimentando stilemi lontani dalla forma-canzone tradizionale. Ma, a differenza del suo amico Bowie, Reed non ha mai fatto troppo caso alle mode. "Non mi hanno mai appassionato - racconta -. Mi interessa solo la musica. Ho sempre pensato di avere qualcosa di importante da dire e continuo a pensarlo. È per questo che continuo ad andare avanti. Il mio Dio è il rock'n'roll, un potere oscuro che può cambiarti la vita. La mia religione è suonare la chitarra".

New York City Man
Difficile scindere le storie di questo cantore metropolitano da New York, la città che ha saputo scandagliare con spietata lucidità. "I'm a New York City Man", dichiarava apertamente in una sua recente canzone. Oggi dice: "Amo New York, anche se ho sempre voglia di scappare". Lou Reed, invece, in Europa non manca mai. In Italia, è tornato per proporre i brani di Ecstasy, un album duro e emozionante, con testi sempre molto espliciti. "Ho un buco nel cuore/ grande come un autocarro/ non basterà la scopata di una notte a riempirlo", mormora nel "mantra" post- moderno di "Like a possum", diciotto minuti di tensione pura che rievocano le imprese più audaci dei Velvet Underground. Ma in fondo Lou è un romantico. Si è sposato con l'ex-moglie, Sylvia Morales, nel giorno di San Valentino. E oggi parla con entusiasmo dell'attuale compagna, la compositrice d'avanguardia Laurie Anderson, che suona il violino in due brani di "Ecstasy" ("Rouge" e "Rock minuet"): "È stato un privilegio poter lavorare con lei. Avevamo bisogno di un'artista speciale per quelle parti: lei era la persona giusta. È stata geniale".
Ma la musica è soltanto una parte della storia. Il cantautore newyorkese, infatti, ha sempre amato spaziare tra le arti. Ha recitato in due film, "Così lontano, così vicino" di Wim Wenders e "Blue in the face" di Wayne Wang (séguito di "Smoke", sempre da un soggetto di Paul Auster), mentre uno dei suoi classici, "Perfect day", è stato rilanciato dalla colonna sonora di "Trainspotting". Ha composto la musica e i testi per "Poe-try", una piece teatrale di Robert Wilson, basata sui versi di Edgar Allan Poe. Sta scrivendo un romanzo giallo ambientato a New York. E non ha alcuna intenzione di diventare un vecchio rocker nostalgico: "Penso che la vita sia troppo breve per concentrarsi sul passato. Preferisco guardare al futuro".

The Raven (2002) è un concept-album dedicato al maestro del terrore, Edgar Allan Poe. Si tratta della logica derivazione di "POEtry". Il disco, co-prodotto insieme a Hal Willner, si avvale di ospiti d'eccezione, quali gli attori Willem Dafoe e Steve Buscemi e i musicisti David Bowie, Laurie Anderson, Ornette Coleman, i Blind Boys of Alabama e Anna e Kate McGarrigle, oltre agli abituali compagni musicisti Mike Rathke (chitarra), Fernando Saunders (basso), Tony Smith (batteria), più l'aggiunto Friedrich Paravicini (tastiere). L'album esce in due versioni, una singola, con 17 canzoni, uno strumentale e tre brani recitati, e una limitata doppia, con 18 canzoni e 18 recitati.

Vengono recitati e riscritti, tra gli altri, “Il crollo della casa Usher” (presente solo nella versione doppia), “Il corvo” (la title track “The raven”, recitata da un inquietante Dafoe), e “Il pozzo e il pendolo”. Si alternano nuove canzoni, vecchi classici reinterpretati (la splendida “Perfect day” da Transformer, reinterpretata dal nuovo talento Anthony, e “The bed” da Berlin), brani strumentali (tra cui la rumorosa “Fire inside”, rappresentazione sonora dell’11 settembre) e brani recitati. In questi ultimi, diverse voci si intrecciano su un tappeto di basi musicali sperimentali o classicheggianti (per lo più dominate dagli archi di Jane Scarpantoni, già collaboratrice dei Rem).

Si spazia dal rock teso di "Prologue" e "Burning Embers", all'eccentrica "Hop frog", cantata con David Bowie, dalle atmosfere acustiche di "Who I am", riflessione sull'invecchiamento ispirata all'universo poetico di Poe, al duetto con Laurie Anderson in "Call on me", dallo swing ironico di "Broadway song" (cantata in chiave "lounge" da Steve Buscemi) al piano delicato di "Vanishing act" e al jazz-rock di "Guilty" (con il sax dell'inventore del free jazz, Ornette Coleman), fino al blues di "I wanna know" (interpretata insieme ai Blind Boys of Alabama).





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domenica 22 giugno 2003
ore 11:20
(categoria: "Cinema")


Andate a vedere soul of a man!
Gran film davvero: documentario mai pesante alterna la vita dei tre bluesmen a delle cover di loro canzoni da parte di musicisti contemporanei tra cui Nick Cave, Beck e soprattutto Lou Reed che interpreta 2 pezzi tra cui quello dei titoli di coda e si supera!



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sabato 21 giugno 2003
ore 17:42
(categoria: "Musica e Canzoni")


The lizard king
Dovevo ancora mettere una foto del Re Lucertola: che vergogna!




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sabato 21 giugno 2003
ore 14:33
(categoria: "Cinema")


The soul of a man
stasera vado a vedere THE SOUL OF A MAN di Wim Wenders con Lou Reed: per un evento così è ora di tronare al cinema dopo una purtroppo lunga astinenza.



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sabato 21 giugno 2003
ore 13:42
(categoria: "Riflessioni")


Chiusura discoteche alle 3
ORARI DI CHIUSURA DISCOTECHE E PROIBIZIONISMO ALCOOL/RADICALI: “IL GOVERNO ABBAIA MA NON MORDE!”.
ORARI DI CHIUSURA DISCOTECHE E PROIBIZIONISMO ALCOOL/RADICALI: “IL GOVERNO ABBAIA MA NON MORDE!”.
E INTANTO LA LEGGE- QUADRO SUI CONSUMI ALCOLICI E’ INATTUATA E GLI AUTOVELOX E GLI ETILOMETRI SONO OGGETTI RARI…

Rispetto al disegno di legge del governo che fissa l’orario di chiusura delle discoteche alle 3 di notte e istituisce dalle 3 alle 5 di notte il proibizionismo sugli alcoolici, Giulio Manfredi (Comitato Nazionale Radicali Italiani) ha commentato:

“Da tredici anni, ogni governo ha denunciato fermamente le “stragi del sabato sera” ed ha promesso interventi rapidi e risolutivi; promesse non mantenute. La legge quadro in materia di alcool e di problemi alcolcorrelati (L. 30 marzo 2001, n. 125) è carta straccia: all’art. 3, comma 2, è scritto che “entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge (quindi entro il 17 giugno 2001, ndr) il Ministro dell’interno adotta i provvedimenti opportuni affinchè siano intensificati i controlli sulle strade durante le ore in cui è maggiore il rischio di incidenti legati al consumo e all’abuso di alcol, dotando gli addetti ai controlli di attrezzature idonee, secondo una distribuzione territoriale sufficiente a garantire un’attività di controllo continuativa.”. Sono passati due anni ma gli autovelox e gli etilometri sono ancora oggetti rari (in Veneto funzionano 4 etilometri, ne servirebbero 600/fonte trasmissione “Report” della RAI)…
Non parliamo poi di quel passaggio della legge che sancisce il divieto della pubblicità di bevande alcoliche e superalcoliche che “rappresenti in modo positivo l’assunzione di bevande alcoliche o superalcoliche...” (art. 13, comma 2, lettera c); chi trasmette tali pubblicità dovrebbe pagare una sanzione da 5 a 20 milioni, raddoppiata per ogni ulteriore trasgressione; se tale sanzione venisse applicata, la maggior parte delle emittenti (compresa la RAI) dovrebbero chiudere i battenti per fallimento!

Per finire, chi controlla il rispetto del divieto di vendita di alcoolici ai minori di 16 anni? In Spagna a chi sgarra chiudono il locale, in Italia aspettiamo ancora oggi l’applicazione delle multe…
La verità è questa: rispetto ad un proibizionismo su alcune droghe (eroina e cannabis) feroce e criminogeno, rispetto ad un proibizionismo sul tabacco che sta raggiungendo la ferocia di quello made in USA, chi ci governa ha sempre avuto un occhio di riguardo per le lobbies dei produttori di bevande alcoliche; ora si è accorto che la disparità di trattamento è troppo evidente e fa la voce grossa per coprire il vuoto di iniziative; tanto, tra una settimana andiamo tutti al mare e a settembre ci sarà un’altra emergenza da affrontare… naturalmente solo a parole!”.

Torino, 21 giugno 2003





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sabato 21 giugno 2003
ore 13:39
(categoria: "Musica e Canzoni")


Black Sabbath - Born Again
BORN AGAIN - NATO DI NUOVO

Come guardi attraverso la mia finestra
in fondo nella mia stanza
agli arazzi tutti sbiaditi, con
le loro glorie lontane e distanti
nascoste nell'oscurità,
le dita gelide di una passione dimenticata
sfiorano dolcemente le mie labbra
alle estremità della mia anima primitiva

Come guardi attraverso la mia porta
in fondo nella mia stanza
puoi sentire il possente muro del potere
sta aspettando, aspettando nell'oscurità
Le ombre distanti degli eroi dimenticati,
quelli che vissero con me
risorgeranno ancora quando noi sfideremo e uccideremo

Nato di nuovo
Tu nascerai di nuovo

Guarda questo principe del male
combattere per il tuo volere
combattendo tutti i sacerdoti della vergogna
Per infuocare la mia sfida, mi sono rivolto
ai cuori degli dei mutanti
che pensano che siamo tutti uguali
Loro stanno controllando le nostre menti
e ci stanno usando per fama e fortuna

Come guardi attraverso la mia finestra
in fondo nella mia stanza
al tuo futuro e alla tua libertà,
vedi ostacoli grigi e di plastica fluttuare in cerchio.
E come assaggi il sapore dei frutti della nuova sensazione
che sfiorano dolcemente le tue labbra
non appena risorgeremo quando sfideremo e uccideremo

Nato di nuovo
Tu nascerai di nuovo

Se vuoi essere un re per un giorno
fai quello che ti dico

Tutti devono pensare come un cacciatore
che insegue la preda

Per restare vivo tra la notte e il giorno
fai come faccio io



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venerdì 20 giugno 2003
ore 09:11
(categoria: "Riflessioni")


IRAQ SENZA IRACHENI

IRAQ SENZA IRACHENI (di Emma Bonino)
Articolo pubblicato su "L’Unità" a pag. 1

Liberazione/1

IRAQ SENZA IRACHENI

Emma Bonino


Senza priorità ben poco si può ottenere, in politica come in qualunque altro campo. Come politico, quindi, ho sempre creduto nel primato dei diritti umani e delle libertà personali. La loro affermazione deve venire prima di ogni altra questione, per quanto importante, quali la ricerca di un’equa distribuzione della ricchezza o la parità di trattamento fra i sessi. Lo dico come donna: i diritti umani e le libertà personali sono umani, ci riguardano tutti, ricchi e poveri, uomini e donne.
La fine della tirannia di Saddam Hussein è il presupposto di un nuovo ordine politico basato sui diritti umani e sulle libertà personali in Iraq e, auguriamocelo, in tutta la regione.

Ma anche accettando questa premessa e la premessa che la democrazia viene prima di tutto e il resto deve essere relegato in seconda fila, emerge in questa fase iniziale della ricostruzione politica dell’Iraq una caratteristica che colpisce: la vistosa, di fatto assurda, inadeguata rappresentanza delle donne.
In occasione della prima conferenza sponsorizzata dagli Stati Uniti a Baghdad per decidere in ordine a un nuovo governo per il Paese, su 300 delegati c’erano solo cinque donne. Una di queste cinque, Zainab Al-Suwaij, scrivendo sul New York Times il 23 maggio ha descritto con delusione e speranza cosa si provava a “parlare dinanzi ad un mare di uomini compresi sceicchi e religiosi”. Un’altra, Safia Taleb Al Souhail, girando per l’Iraq e per le capitali della regione in cerca di appoggio allo scopo di rivedere questa situazione inaccettabile.

Le donne costituiscono il 55% circa della popolazione irachena. Grazie ai due decenni di guerre di Saddam Hussein, ci sono più donne che uomini. E’ concepibile che una democrazia funzionante possa essere costruita in Iraq senza la loro piena partecipazione, ignorando le idee, la forza e la volontà di oltre metà della popolazione (anche considerando che in Iraq le donne hanno un elevato livello di istruzione)? Nell’Afghanistan del dopo talebani c’è stato in tentativo più rigoroso di includere le donne nel processo di costruzione della democrazia e di ricostruzione politica. Due donne sono titolari di un ministero nel nuovo governo, per lo più grazie ad una campagna mondiale via Internet – un “satyagraha” (n.d.t. in India “resistenza passiva” mondiale – lanciata dal Partito Radicale Transnazionale culminata nel dicembre del 2001 in un giorno di sciopero della fame da parte di oltre 6.000 persone.
Dobbiamo pertanto giungere alla conclusione che in Iraq siamo al punto di partenza? Dobbiamo lanciare una campagna analoga? Non è sufficientemente chiaro che il processo per insediare un sistema politico in Iraq deve essere ancor più profondo che in Afganistan, deve abbracciare ogni livello a partire dalla base, se vogliamo che rappresenti un esempio per la regione o il mondo intero?

L’inclusione e la promozione delle donne deve essere, fin dall’inizio, parte integrante del processo di costruzione della democrazia e di ricostruzione politica ed economica in Iraq. Le donne debbono essere un pilastro di questo processo: per il bene della stessa democrazia, dei diritti umani e delle libertà personali e, quindi, delle donne e degli uomini iracheni.

Questo principio è stato riconosciuto e accolto in numerose risoluzioni dell’Onu, in particolare nella risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Ancor più esplicito al riguardo è il Rapporto dell’Onu sullo sviluppo arabo. Il 7 maggio, il sotto-segretario di Stato americano Richard Armitage, parlando alla BBC della necessità di una ricostruzione politica in iraq che includa tutte le componenti, ha detto: “Se c’è un campo nel quale probabilmente siamo indietro…è quello della rappresentanza delle donne”. Nel Regno Unito la parlamentare Joan Ruddock ha più volte preso posizione pubblicamente al riguardo. In seno al Parlamento Europeo ho fatto del mio meglio e una delegazione di donne europarlamentari si recherà in Iraq nel prossimo futuro grazie all’impegno di Anna Karamanou, presidente della Commissione Donne del Parlamento Europeo.
Sono tutte cose positive e gradite. Ma siamo ancora lontani, dalla mobilitazione dell’opinione pubblica mondiale per la quale si sta battendo, tra gli altri, il Partito Radicale Transnazionale. La questione merita la massima attenzione dei media, una attenzione essenziale se vogliamo realizzare una mobilitazione di massa. Chissà, forse lo stesso movimento per la pace potrebbe fare suo questo tema.

Emma Bonino è membro del Partito Radicale Transnazionale ed europarlamentare
IPS
Traduzione di Carlo Antonio Biscotto



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venerdì 20 giugno 2003
ore 09:04
(categoria: "Musica e Canzoni")


MARQUEE MOON
E procuratevi anche questo che è davvero un fondamentale:




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