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Io non invecchio...miglioro.




mercoledì 22 febbraio 2006 - ore 23:28


La Puttana contadina
(categoria: " Poesia ")


La muraglia di fronte che acceca il cortile ha sovente un riflesso di sole bambino che ricorda la stalla. E la camera sfatta e deserta al mattino quando il corpo si sveglia, sa l’odore del primo profumo inesperto. Fino il corpo, intrecciato al lenzuolo, è lo stesso dei primi anni, che il cuore balzava scoprendo. Ci si sveglia deserte al richiamo inoltrato del mattino e riemerge nella greve penombra l’abbandono di un altro risveglio: la talla dell’infanzia e la greve stanchezza del sole caloroso sugli usci indolenti. Un profumo impregnava leggero il sudore consueto dei capelli, e le bestie annusavano. Il corpo si godeva furtivo la carezza del sole insinuante e pacata come fosse un contatto. L’abbandono del letto attutisce le membra tese giovani e tozze, come ancora bambine. a bambina inesperta annusava il sentore del tabacco e del fieno e tremava al contatto fuggitivo dell’uomo: le piaceva giocare. Qualche volta giocava distesa con l’uomo dentro il fieno, ma l’uomo non fiutava i capelli: le cercava nel fieno le membra contratte, le fiaccava, schiacciandole come fosse suo padre. Il profumo eran fiori pestati sui sassi.



Molte volte ritorna nel lento risveglio quel disfatto sapore di fiori lontani e di stalla e di sole. Non c’è uomo che sappia la sottile carezza di quell’acre ricordo. Non c’è uomo che veda oltre il corpo disteso quell’infanzia trascorsa nell’ansia inesperta.


Cesare Pavese.


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giovedì 9 febbraio 2006 - ore 10:33


Bene
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Bene, se mi dici che ci trovi anche dei fiori in questa storia, sono tuoi ma è inutile cercarmi sotto il tavolo, ormai non ci sto più
ho preso qualche treno, qualche nave, qualche sogno, qualche tempo fa. Ricordi che giocavo coi tuoi occhi nella stanza, e ti chiamavo mia, e inoltre la coperta all’uncinetto, c’era il soffio della tua pazzia e allora la tua faccia vietnamita ricordava tutto quel che ho.
E adesso puoi richiuderti nel bagno a commentare le mie poesie
però stai attenta a tendermi la mano, perché il braccio non lo voglio più mia madre è sempre lì che si nasconde dietro i muri e non si trova mai e i fiori nella vasca sono tutto quel che resta e quel che manca, tutto quel che hai e puoi chiamarmi ancora amore mio



E qualche volta aspettami sul ponte, i miei amici sono tutti là
con lunghe sciarpe nere ed occhi chiari, hanno scelto la semplicità se Luigi si sporge verso l’acqua sono solo fatti suoi. E ancora mille volte, mille anni, ci scommetto, mi ringrazierai per quel sorriso ladro e per i giochi, i mille giochi che sapevi già e ancora mi dirai che non vuoi essere cambiata, che ti piaci come sei. Però non mi confondere con niente e con nessuno, e vedrai...niente e nessuno ti confonderà
soltanto l’innocenza nei miei occhi, c’è nè già meno di ieri, ma che male c’è le navi di Pierino erano carta di giornale, eppure vedi, sono andate via magari dove tu volevi andare ed io non ti ho portato mai e puoi chiamarmi ancora amore mio.


Francesco De Gregori 1974

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venerdì 27 gennaio 2006 - ore 22:40


Colore di Pioggia e di Ferro
(categoria: " Poesia ")


Dicevi:



morte, silenzio, solitudine;
come amore, vita. Parole
delle nostre provvisorie immagini.
E il vento s’è levato leggero ogni mattina
e il tempo colore di pioggia e di ferro
è passato sulle pietre,
sul nostro chiuso ronzio di maledetti.
Ancora la verità è lontana.
E dimmi, uomo spaccato sulla croce,
e tu dalle mani grosse di sangue,
come risponderò a quelli che domandano?

Ora, ora:

prima che altro silenzio
entri negli occhi, prima che altro vento
salga e altra ruggine fiorisca.


[Salvatore Quasimodo]


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mercoledì 25 gennaio 2006 - ore 21:53


Chet Baker
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Faccia da bambino, una sorta di James Dean e come lui un ribelle, è bianco ma sembra un angelo maledetto, la sua vita è percorsa con continuo affanno mentre la sua tromba regala un suono pulito, morbido, un’arte inconfondibile che lo colloca tra Miles Davis, il suo idolo, e Fats Navarro richiamando impudentemente Bix Beiderbecke, ma quest’ultima è senz’altro un’esagerazione.
Il padre è un musicista dilettante, suona il banjo, gli regala un trombone che il tredicenne Chesney "Chet" Baker cambierà presto con una tromba. Da tre anni Chet vive in California e si è iscritto alla Gendale Junior High School, terminati gli studi obbligatori, in modo del tutto inaspettato si arruola nell’esercito, qui suonerà nella Band della 298 Armata di stanza a Berlino. È il primo di una serie di "mattane" che caratterizzeranno la sua burrascosa vita. Proprio in Europa, grazie all’aiuto del contrabbassista Dan Bagley, entra in contatto con la musica jazz, fino allora a lui poco conosciuta. Al termine della ferma, siamo nel 1948, Baker sente la necessità di approfondire le proprie conoscenze musicali iscrivendosi ai corsi dell’El Camino College di Los Angeles. Nuovamente nell’esercito, suona nella banda del Presidio di San Francisco, ma l’ambiente non gli è adatto, diserta, la sua fuga dura poco più di un mese, catturato dalla polizia sarà processato da un tribunale militare che lo riformerà per ragioni psichiatriche! Nel 1952 è a Los Angeles e si esibisce in compagnia di alcuni grandi sax: Charlie Parker, Stan Getz, Dexter Gordon. Il proprietario dell’Haig lo ingaggia per suonare nel trio di Mulligan che è giunto da New York. Chet è felice di suonare con Gerry anche perché quest’ultimo è reduce da alcune incisioni divenute storiche (The birth of the cool), realizzate con Davis, suo nuovo idolo.
Tra i due si formerà una perfetta sintonia musicale che non troverà riscontro nei loro rapporti umani. È un ottimo momento, di questo periodo sono le incisioni di Lullaby of the leaves, Bernie’s tune, Line for Lyons, Frenesia. Alla fine del 1953 rompe con Mulligan e forma un proprio gruppo che avrà tra i suoi elementi anche Lee Konitz, discepolo di Tristano. Seguiranno altre formazioni, solitamente quartetti, e altre registrazioni che incontreranno sempre il favore di un pubblico che non si stancherà mai di acquistare i suoi dischi (lungo la sua carriera, Baker, consapevole? inciderà quasi 150 Lp, un numero notevole per pensare che siano tutti di validi...). Al sound della sua tromba sottile e completamente priva di vibrato, al fraseggio elegante e sempre accompagnato da una buona vena creativa, ora aggiunge la propria voce.


È una voce "infantile" capace di metterti sottosopra. Una voce che non cambia nel tempo, una voce che ha incontrato l’indifferenza della critica. Una critica che non è mai stata benevola con lui, forse frenata dagli aspetti sconcertanti del personaggio Baker. Nella primavera del 1955 partecipa con Brubeck, Desmond, Mulligan ed altri al concerto dedicato al jazz della West Coast tenutosi alla Carnigie Hall di New York. Seguono una lunga serie di situazioni negative; continui arresti, litigi, ricoveri in ospedali psichiatrici, la rottura con la moglie, fatti che segnano la sua vita e la sua carriera. Purtroppo la droga comincia a prendere il sopravvento. Si fa ricoverare al Lexington Federal Hospital del Kentucky per disintossicarsi. Dopo una parentesi che lo vede suonare nuovamente al fianco di Mulligan nel dicembre del 1947, inizia a New York una serie di incisioni per la Riverside. I primi d’agosto dell’anno seguente parte per l’Europa, è un viaggio di speranze perché, nonostante i successi, non ha un soldo, la droga lo ha nuovamente prosciugato e aveva solo 30 anni. In Europa e in particolare a Milano, trova fans ed amici pronti ad aiutarlo, sia procurandogli lavoro, sia sostenendolo economicamente, sia affettivamente. Tutto sembra andare per verso il giusto ma una sera a Napoli, la scomparsa della sua tromba lo getta nello sconforto. Si chiude in camerino e si buca. Soccorso dagli amici è aiutato da un medico di Lucca a disintossicarsi ma cede nuovamente alla droga. Questa volta la polizia interviene. Al tempo il sistema giudiziario era molto intransigente nei confronti degli artisti che facevano uso di sostanze stupefacenti e con Baker usarono la mano pesante. Il processo terminò con una condanna a 18 mesi di carcere, ridotta a 16, che scontò per intero! Rilasciato ritrova gli amici che lo sostengono ancora una volta e non sarà l’ultima; arrestato in Germania e in Francia, farà un mese di carcere in Inghilterra e sarà definitivamente espulso dalla Germania come cittadino indesiderato sempre per detenzione ed uso di stupefacenti. Tornato negli U.S.A. è ancora peggio. Sarà pestato da alcuni gorilla forse per un debito, in ogni modo sempre per droga. È il 1970 e siamo a San Francisco ma questa volta il danno è enorme i gorilla gli rompono i denti e il labbro! Il suono della sua tromba, che negli ultimi tempi era scaduto, sarebbe riuscito a tornare quello di un tempo? Ancora una volta, 1974, trova rifugio, definitivamente, in Italia e la forza di ricominciare.
È un uomo precocemente invecchiato, segnato in tutto, ma sembra vivere una nuova vita musicale perché il sound è migliorato, sicuramente nelle note gravi che predilige. Prosegue il consumo di droghe ma sembra avere trovato un equilibrio.
Suona con diversi gruppi, anche nel film autobiografico Let’s get lost del 1987, escono altri Lp poi, improvvisamente, quell’esile equilibrio si rompe; siamo ad Amsterdam è l’alba del 13 maggio del 1988 quando Chet si lasciò andare dalla finestra del suo alloggio, aveva solo 58 anni.


(Yale, Oklahoma 23 dicembre 1929 - Amsterdam, Olanda 13 maggio 1988)


[Jazz56autori...]

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venerdì 20 gennaio 2006 - ore 13:48


The most beautiful men in the world ##05
(categoria: " Riflessioni ")


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mercoledì 18 gennaio 2006 - ore 14:10


Giulia
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Amo le persone semplici come angeli.
La loro purezza che non potrò mai avere e che inseguirò tutta la vita. L’estrema facilità con cui riescono a sembrare così ingenui.




Poter essere, non solo per alcuni e brevi istanti, Sincero, Primigenio.



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martedì 17 gennaio 2006 - ore 22:26


Sognato per l’inverno...a lei
(categoria: " Poesia ")


Andremo, d’inverno, in un vagoncino rosa
con tanti cuscini blu.
Sarà dolce. Un nido di baci folli posa
nei cantucci molli.

Tu chiuderai gli occhi, per non vedere dai vetri
smorfiare l’ombre delle sere,
la plebaglia di démoni e di lupi tetri,
mostruosità arcigne e nere.




Poi la tua guancia graffiare si sentirà...
un bacetto, un ragno matto, ti correrà
sul collo...

Intanto tu mi dirai: "Cerca!", chinando a me la testa,
prenderemo tempo a scovare quella bestia
che viaggia così tanto...


[Arthur Rimbaud, In treno, 7 ottobre [18]70.




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lunedì 16 gennaio 2006 - ore 22:00


The most beautiful men in the world ##04
(categoria: " Riflessioni ")


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sabato 14 gennaio 2006 - ore 02:16


Bix Beiderbecke
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Bianco, morì a soli 28 anni per un raffreddore trascurato, deciso all’alcool, fu trombettista raro, con Armstrong è stato il maestro di tutti. L’alone che lo circonda, ha reso inevitabile che intorno alla sua figura nascesse la leggenda. Il regista italiano Pupi Avati, amante del jazz e musicista dilettante, diresse nel 1991 il suo omaggio al mito: "Bix un’ipotesi leggendaria". Leon Bix Beiderbecke nato a Davenport nello Iowa, fu il massimo rappresentante dello stile di Chicago che fu il primo sincero tentativo dei bianchi di suonare il jazz in modo personale. La sua famiglia era originaria della Pomerania (Germania), fece parte del coro della locale chiesa protestante e mostrò subito predisposizione per la musica. Suona il pianoforte che trova in casa e a 16 anni, dopo aver ascoltato un disco dell’Original Dixieland Jass Band di Nick La Rocca, s’innamora della cornetta, tromba a canna corta resa popolare dalla facile emissione. Altri dischi lo influenzano e lo affascinano (Armstrong) a questi si aggiungono musicisti europei contemporanei come Stravinsky, Schoenberg, Debussy: In a mist (Nella nebbia) pezzo per solo pianoforte, noto anche come "Bixology", è un suo omaggio all’impressionismo, allo stile di Debussy. A diciotto anni lavora già come professionista, seguono ingaggi che lo portano a lavorare sui battelli del lago Michigan o nei locali di Chicago.



Nel 1923 entra a far parte dei Wolverines, formazione con cui poté esprimere il suo jazz e registrare più di un disco, anche se il gruppo, costituito da musicisti semiprofessionisti, sicuramente non era alla sua altezza. Mosso dalla fanatica idea di inseguire una perfezione stilistica che, secondo lui, non riuscirà mai a trovare, lascia il gruppo e cambia formazione. Suona con Goldkette e Whiteman, orchestre inadatte e lontane dal suo jazz. Stringe amicizia con Trumbauer, saxofonista, e grazie all’aiuto dell’amico, che ne riconosce il gran talento, si organizzano sedute di registrazione: "Bix Beiderbecke and his gang" suonano At The Jazz Ball, Royal Garden Blues, per citare alcuni esempi. Queste sedute dell’ottobre del 1927, come altre che Trumbauer saprà organizzare, sono le uniche occasioni in cui Bix riesce a suonare il jazz senza essere incatenato dagli scontati arrangiamenti delle grandi orchestre. Va New York e poi ritorna a Chicago ancora con Goldkette. Scioltasi l’orchestra nel 1927, accetta un nuovo ingaggio con Whiteman che lo apprezza e lo aiuta quando l’alcool ne minerà definitivamente il fisico. È ora a Davenport per curarsi ma invano. Perso il posto eccolo di nuovo a Chicago e a New York dove suona con Dorsey e Goodmann. Nel 1931 un banale raffreddore trascurato degenererà in polmonite portandolo, in agosto, alla morte. Si spegne così prematuramente un genio, un artista unico, una delle massime espressioni del jazz bianco.


[jazz56 autori...]


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mercoledì 11 gennaio 2006 - ore 13:30


Un Santo a piedi Nudi
(categoria: " Riflessioni ")




" Quell’estate andiamo in vacanza in alta Savoia, e conosco una francese di venticinque anni, si chiama Georgette. Io si vede le piaccio così lei mi invita in camera sua con la scusa di farmi vedere un album di fotografie, poi lo prende e se lo mette dentro. e’ stata la mia prima volta, e avevo appena dodici anni. A undici avevo incominciato a masturbarmi leggendo "Pantera bionda", un fumetto la cui protagonista vestiva di pelle di leopardo e aveva sempre le coscie fuori.
Insomma sono stato instradato al sesso nel modo giusto, perchè vivendo per strada-merito dei miei, che me lo hanno permesso-ho imparato capire tutto alla svelta e in maniera normale. Chissà quanti miei coetanei, invece, hanno conosciuto il sesso nei gabinetti dei collegi di lusso, con i compagni di scuola o con i preti.
A tredici, quattordici anni, ai baracconi, ho conosciuto un giro di ragazzine , si chiamavano Tina, Alda, Marilina, Gianna. Erano figLie di puttana, nel senso che le loro madri facevano qul mestiere. C’erano delle feste, nei carrugi, io ci andavo con i miei amici e quegli incontri finivano regolarmente in gloria.
Insomma a dodici anni conoscevo la vita molto più di mio fratello, che aveva quattro anni più di me. Solo che a scuola lui prendeva nove, e io tre."


[tratto da Amico Fragile, di Cesare G. Romana. Biografia di Fabrizio De Andrè]

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