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"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Signore,
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perché te solo
io vorrei amare".










Sorridendo il Signore
gli rispose così:
"Amo il sole, amo le stelle,
amo Chiara e le sorelle;
amo il cuore degli uomini,
amo tutte le cose belle.
O Francesco,
non devi pianger più,
perché io amo
ciò che ami tu
".

































Ho visto che
... non esiste razza nè colore,
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...sorrisi più grandi dove la povertà è più tremenda.

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Quando ti imbatti in una cosa bella, la racconti.
E quando ti imbatti in una cosa vera, la dici.
E se hai capito che la storia di Gesù è come un lampo che ha illuminato per sempre il cammino del mondo e dell’uomo dandogli un senso, allora lo racconti a tutti.
Non puoi farne a meno.
E se l’incontro con Gesù Cristo ha cambiato la tua esistenza dandole forza, direzione, gioia di vivere, allora inviti gli amici a condividerla.

Bruno Maggioni




Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. (Ezra Pound)

- Non bisogna mai mollare, dottore - Disse l’infermiere. - Ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni (Stefano Benni, Elianto)

Quando uno sogna da solo è soltanto un sogno, quando si sogna insieme è la realtà che comincia
H.Camara


Ritenni di non sapere altro, in mezzo a voi, se non Gesù Cristo, e questi crocifisso
(1 Cor 2,2)




sabato 22 settembre 2007 - ore 10:00


La vita in Cristo (3)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cambia il tempo, cambiano i motivi, ma non la radicalità di una scelta

IL CELIBATO SACERDOTALE NELLA VITA ODIERNA

Problematica del celibato sacerdotale


C’è chi si chiede, oggi, se non si potrebbe rimanere buon sacerdote anche senza vivere nello stato celibe. Certamente il celibato sacerdotale, introducendo una scelta del tutto particolare nella vita sia umana sia cristiana, implica il sacrificio di qualche bene. È senz’altro possibile pensare che lo stato matrimoniale, in certe situazioni, possa in qualche modo maggiormente facilitare l’accesso alla vocazione sacerdotale e, persino, presso qualche sacerdote favorire un equilibrio umano affettivo più profondo; però, ciò non toglie che il celibato, in se stesso, sia più appropriato alla missione sacerdotale e che la conseguente rinunzia possa tradursi in carità redentiva.
Non esiste stato o vocazione che non comporti la rinunzia a certi valori, non solamente in quanto vissuti da creature umane, ma anche perché in esse deve potersi effondere la grazia del mistero pasquale del Signore.
La convenienza della connessione del celibato con l’ufficio sacerdotale o della loro limitata disgiunzione non costituisce una semplice scelta disciplinare: è decisione pastorale di governo ecclesiastico, la quale non può basarsi in forma esclusiva né sulla sola luce della fede né sulla mera indagine sociologica, ma deve risultare dalla fusione armonica dei due elementi.(11) Sono codeterminanti l’approfondimento dei valori sacerdotali, comunicati da una fede viva, e la riflessione attenta sull’esperienza sacerdotale.


Motivazioni del celibato

Nell’esigere il celibato, la Chiesa ha motivazioni profonde, che si fondano sulla imitazione del Cristo, sulla funzione di rappresentatività del Cristo capo della comunità e sulla disponibilità di servizi come mezzo indispensabile per edificare continuamente la Chiesa.(12) Essa non è mossa da ragioni di "purezza rituale" o dal concetto che solo per mezzo del celibato si possa giungere alla santificazione.
Tra le motivazioni storicamente addotte per giustificare il celibato sacerdotale vi possono essere anche quelle che si rivelano caduche con il passare del tempo; ma ciò non deve condurre a rinnegare la convenienza tra celibato e sacerdozio, perché questa è una esperienza viva della Chiesa collegata non tanto con questa o con quell’altra motivazione, quanto piuttosto con la realtà fondamentale del cristianesimo, che è la persona di Gesù Cristo, il quale fu, nello stesso tempo, vergine e sacerdote. (13)
Nel senso proposto dalla Chiesa, il celibato non è un elemento esterno, impersonale, ma è parte integrante della vita e del ministero sacerdotale. Originariamente esso è sempre un dono conferito dall’alto; un dono, però, che deve pervadere la vocazione sacerdotale, divenendone una componente quanto mai importante e qualificante.


Natura del rapporto celibato - sacerdozio

La convenienza tra celibato e sacerdozio appare sempre maggiore a mano a mano che si mette in luce l’aspetto cristologico, ecclesiologico ed escatologico del celibato. Per questo il Concilio Vaticano II parla di "multimodam convenientiam", con riferimento alla consacrazione e alla missione del sacerdote nell’ambito del mistero del Cristo e della Chiesa.(14) Il Sinodo summenzionato riafferma la legge vigente del celibato "in ragione dell’intima e molteplice convenienza tra l’ufficio pastorale e la vita celibe".(15)
Il sacerdote è rappresentante della persona del Cristo, deputato dalla sua ordinazione non solo al compito di edificare il popolo di Dio, mediante il ministero della parola e l’eucaristia, ma anche a manifestare in un modo unico e sacramentale l’amore fraterno, servendo così ugualmente la causa della edificazione del regno.
L’invito fatto da Gesù agli Apostoli di lasciare tutto, oltre che mirare ad una maggiore disponibilità per l’avvento del regno, comprendeva anche la prospettiva di entrare nella comunione apostolica, ove si possono realizzare profonde e benefiche relazioni interpersonali. Il celibato sacerdotale è una comunione con il celibato del Cristo. La novità del sacerdozio cristiano partecipa intimamente della novità del Cristo,(16) perché una visione di fede presiede a tutto lo svolgimento delle ragioni che militano a favore del sacro celibato nel suo significato cristologico, ecclesiologico ed escatologico.(17)
Il sacerdote, partecipando realmente dell’unico sacerdozio del Redentore, ha in lui anche "il modello diretto e il supremo ideale" che, appunto in quanto supremo, è logicamente aperto a tutti gli eroismi e alle più ardue conquiste.(18) Di qui l’ansia di voler riprodurre, nell’esercizio del sacerdozio, lo stesso stato e la stessa sorte del Signore, per una configurazione a lui più perfetta possibile.(19)


Difficoltà odierne al celibato sacerdotale

Sembra che il celibato sacerdotale non sia favorito dall’ambiente sociologico odierno.(20) Le idee sono in radicale processo di revisione e la società non opera certo in favore della stabilità della vocazione, ma piuttosto in senso contrario. Tutto questo fa sì che il celibato sia particolarmente esposto alla crisi. Esso sembra, oggi, secondo alcuni, parzialmente ostacolare la missione sacerdotale nel porsi al servizio degli umili e dei poveri. Il sacerdote desidera essere inserito nella vicenda umana senza privilegi, esenzioni o limitazioni; amerebbe partecipare alle fondamentali esperienze dell’uomo (lavoro, insicurezza, abitazione, amore, cultura, divertimento ecc.); soprattutto sente il forte richiamo dell’amore umano.
Il celibato sacerdotale, oltre ad essere, oggi, non facilmente comprensibile da molti, riesce particolarmente difficile quando è vissuto da persona che si crede lesa nella sua autonomia e misconosciuta nelle sue rivendicazioni. In tale situazione, il soggetto cerca istintivamente, per compensazione, di rivalersi richiedendo un supplemento di affetto, anche se vietato.
La ricerca di compensazioni affettive può essere favorita anche dal semplice fatto che le donne - con le quali il sacerdote ha rapporti in forza del suo ministero - sono portate a confidarsi con lui, anche perché il suo stato celibe suscita fiducia; esse talvolta ricercano, presso di lui, un appoggio maschile. Inoltre, nel diffuso ambiente promiscuo, la situazione è resa più difficile per i pericoli ai quali particolarmente nella società d’oggi è esposta la castità dei candidati.(21)


Presupposti dell’educazione al celibato

Il celibato, considerato nella sua prospettiva concreta d’oggi, pone in evidenza la necessità di consentire una maturità affettiva umana e, insieme, di far vivere la continenza come espressione della carità apostolica.(22) Una continenza non interiormente dominata dalla carità apostolica non è per nulla evangelica, né d’altronde potrebbe essere praticata dalla persona consacrata, la quale ha scelto il celibato per vivere e comunicare la carità ecclesiale in modo più intenso e originale.
La persona celibe, matura affettivamente e spiritualmente, non si sente sotto la costrizione della legge canonica esteriore, né giudica le precauzioni necessarie come prescrizione imposta dall’esterno.
La castità celibataria non è tanto un tributo che si paga al Signore, quanto piuttosto un dono che si riceve dalla sua misericordia. La persona che entra in questo stato di vita deve essere consapevole che non si assume solo un peso, ma riceve soprattutto una grazia liberatrice.
Lo scopo della formazione seminaristica è di preparare un uomo maturo, responsabile, un sacerdote perfetto e fedele. Però le condizioni odierne del mondo non facilitano una tale maturazione e perfezione; questa situazione socio - ambientale negativa impone pertanto un accrescimento di responsabilità personale nei candidati al sacerdozio; infatti, il compito di attuare pienamente la loro vocazione ricade, in fondo, su di essi stessi.


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Note
(11) Cfr. CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 29; Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 674, n. 42.
(12) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16; Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit., p. 915.
(13) Cfr. CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, nn. 43, 46.
(14) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16. (15) Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit., p. 916. (16) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 664, n. 19. (17) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., pp. 663?671, nn. 17?34. (18) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl.. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 664, n. 19; p. 666 seg., n. 24. (19) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 665, n. 21. (20)Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 657, n. l. (21) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10. (22) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, nn.10 ? 11.



vocations.it





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venerdì 21 settembre 2007 - ore 16:16


La vita in Cristo (2)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è sempre un motivo...


IL CELIBATO NELLA VITA DELLA CHIESA

Significato del sacramento dell’ordine


I sacramenti del battesimo e dell’ordine fanno partecipare, attraverso il mistero pasquale del Signore, al sacerdozio del Cristo.
L’ordine sacro è una partecipazione alla funzione "capitale" del Cristo sacerdote; conferisce il sacerdozio ministeriale, che differisce essenzialmente - e non solo di grado - dal sacerdozio comune conferito dal battesimo;(2) costituisce i sacerdoti "ministri", cioè rappresentanti di Gesù Cristo, come capo della Chiesa, e partecipi dell’autorità con la quale egli stesso fa crescere, santifica e governa il suo corpo mistico.(3)
I presbiteri, "in virtù dell’unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura al Cristo sacerdote".(4) Essi, come il Cristo e nella sua carità, sono inviati per la salvezza del popolo di Dio; sono chiamati ad indirizzare gli uomini, mediante la comunità ecclesiale, fondata sulla parola di Dio e l’eucaristia, verso una sempre più estesa e profonda vita nello spirito del Cristo, cosi da testimoniare sempre più la sua resurrezione.


Il sacerdozio e le virtù evangeliche

Le virtù evangeliche si iscrivono, contemporaneamente, sia come imperativi sia come grazie nella consacrazione sacerdotale. Il candidato al sacerdozio, consacrandosi al Cristo sacerdote, ne assume gli impegni evangelici, prolungando la sua stessa missione e testimoniandolo con una vita evangelica.
Il sacerdozio ministeriale richiede quella forma particolare di amore che è la carità pastorale, con la quale il sacerdote tende a donare tutta la sua vita per la salvezza degli altri, e la esige proprio in quanto la dona. Le virtù evangeliche sono precisamente al servizio di questa carità pastorale.
Se è vero che ogni cristiano è consacrato a Dio nel Cristo ed è al servizio dei fratelli, non è men vero che la consacrazione a Dio nel sacerdozio esige una partecipazione più generosa e più completa, che trova appunto nell’esercizio delle virtù evangeliche la risposta più adeguata all’ideale di perfezione sacerdotale.


Natura specifica del celibato

Il celibato ha un evidente valore positivo come totale disponibilità all’esercizio del ministero sacerdotale e come mezzo di consacrazione a Dio con cuore indiviso; ha un valore di segno e di testimonianza dell’amore quasi paradossale per il regno dei cieli.
A proposito del fondamento del celibato, nel documento conclusivo del Sinodo citato si legge che "il celibato dei sacerdoti concorda pienamente con la chiamata alla sequela apostolica del Cristo e anche con la risposta incondizionata del chiamato, il quale assume il servizio pastorale".(5) Viene, parimenti, fatto rilevare che "se il celibato, poi, è vissuto in spirito evangelico, nell’orazione e nella vigilanza, con povertà, in letizia, nel disprezzo degli onori e in amore fraterno, esso è un segno che non può restare a lungo nascosto, ma proclama efficacemente il Cristo agli uomini anche della nostra età".(6)
Il celibato trascende le vie comuni e implica un impegno totale della persona. Esso non si conserva se non mediante la collaborazione con la grazia di Dio; più che come una legge ecclesiastica, il celibato va inteso come una "qualificazione", alla quale viene conferito il valore di una offerta pubblica davanti alla Chiesa.
Il celibato, quindi, è una offerta, una oblazione, un vero e proprio sacrificio di carattere pubblico oltre che personale; non è una semplice rinunzia ad un sacramento - qual è il matrimonio - per il regno dei cieli. "Il candidato deve concepire questa forma di vita non come imposta dal di fuori, ma piuttosto come la manifestazione della sua libera donazione, che viene accettata e ratificata dalla Chiesa per mezzo del vescovo".(7)


Il celibato nella prospettiva apostolica

Nessuno dubita che Gesù Cristo ha posto davanti agli occhi di tutti i discepoli le massime esigenze per la sua sequela. In questo contesto ha richiesto ancora più profonde disposizioni da coloro che ha chiamato al compito apostolico. Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni lasciarono tutto per seguire il Cristo (Mc 1, 16 - 20), il quale esaltò il celibato abbracciato per il regno dei cieli (Mt 19,12). Paolo Apostolo visse questo radicalismo evangelico e lo considerò come dono divino, che consente di meglio dedicarsi, con cuore indiviso, al Signore.
In tale modo, nei ministri della Chiesa con il celibato si rafforza la disponibilità nell’opera del vangelo, si aumenta la loro capacità di testimonianza e si custodisce la libertà per contestare ogni oppressione. Nel celibato si ha una mirabile partecipazione a quella kènosis (abbassamento, annientamento) che fu la via del Cristo nel suo mistero pasquale.
Innestato nella vita sacerdotale, il celibato, pur non essendo necessario in modo assoluto né all’esistenza né all’esercizio del sacerdozio, tuttavia gli è così confacente da illuminarne la natura e favorirne l’azione. Esso realizza in modo eminente le dimensioni di consacrazione a Dio, di configurazione al Cristo, di dedizione alla Chiesa, che sono caratteristiche proprie del sacerdozio; esprime l’ideale che il carattere sacerdotale tende a promuovere.


Il celibato nella prospettiva escatologica

Il celibato tende ad illuminare e a potenziare la stessa carità del sacerdote: perfeziona e, in certo modo, anticipa la futura vita caritativa risorta nel Cristo, cui il sacerdozio orienta.(8)
Con il celibato abbracciato e vissuto per il regno dei cieli, il sacerdote risponde all’appello della configurazione al Cristo e anticipa il mondo futuro, già presente per mezzo della fede e della carità. Tale consacrazione costituisce così un segno della speranza escatologica, un segno profetico della realtà futura, quando tutti gli uomini, unificati nel Cristo dal suo Spirito, non vivranno che per la lode del Padre.
Ogni cristiano, peraltro, ha il dovere di testimoniare nel mondo la carità del Cristo, e tutta la vita cristiana - dal martirio alla vita religiosa, dal sacerdozio alla vita coniugale - appare permeata del carattere escatologico.
Non è, propriamente parlando, il celibato che conferisce il senso escatologico al sacerdozio. Questo già lo possiede per se stesso, come lo possiedono, per se stessi e in modo complementare, tutti gli altri stati o vocazioni di vita cristiana. Tuttavia, il celibato sacerdotale è armonizzato con il senso escatologico del sacerdozio e, sotto certi aspetti, lo potenzia ulteriormente e in modo singolare;(9)gli offre la possibilità di immedesimarsi più pienamente con la perfetta carità del Cristo risorto.(10)





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Note
(2) Cfr. CONC. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 10.
(3) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 2.
(4) CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis,. n. 2; Cfr. CONC. VAT. Il, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 28; PAOLO VI, Lett. Encici. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 664, n. 19 segg..
(5) DOC. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit., p. 915.
(6) Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit, p. 915.
(7) Doc. SYN. EP., 30 nov. 1971, De sacerdotio ministeriali, cit, p. 917.
(8) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10; Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16.
(9) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Presbyterorum ordinis, n. 16; PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 663, n. 17.
(10) Cfr. CONC. VAT. II, Decr. Optatam totius, n. 10; PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 670 seg., nn. 33?34.


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giovedì 20 settembre 2007 - ore 16:50


La vita in Cristo (1)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una premessa indispensabile

Condizioni di vita autenticamente cristiana.

Matrimonio e celibato sono due stati di vita autenticamente cristiana. Ambedue sono modi di realizzazione specifica della vocazione cristiana.(1)
Il celibato per il regno dei cieli (Mt 19, 12) è un dono fatto da Gesù Cristo alla sua Chiesa. Non è un carisma che appartenga essenzialmente ed esclusivamente al sacerdozio; non è quindi una vocazione necessaria e unica del sacerdote. Esso può essere vissuto, nella Chiesa, da gruppi di persone che sono chiamate, in forme diverse all’esperienza delle virtù evangeliche.
Il celibato costituisce, perciò, un segno che va inquadrato nel posto che gli compete tra gli altri valori evangelici. In quanto è scelto e vissuto per il regno dei cieli, esso è strettamente legato alle altre virtù evangeliche della povertà e dell’obbedienza; infatti, tali virtù, prese nel loro insieme, sono tra loro collegate e complementari, ed esprimono una esistenza totalmente inserita nel vangelo.






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Note
(1) Cfr. PAOLO VI, Lett. Encicl. Sacerdotalis caelibatus, cit., p. 665, n. 20.




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giovedì 20 settembre 2007 - ore 10:26


La vita in Cristo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dal momento che l’argomento proposto ha suscitato interesse, vado ad affrontare il tema per gradi, in più post, di modo da poterne discernere i vari aspetti... prendendo spunto da una sintesi di un articolo comparso su internet.
Invito a rispettare i temi e commentare nei post appropriati.




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mercoledì 19 settembre 2007 - ore 09:56


La citazione del buongiorno
(categoria: " Pensieri ")


La vita di ognuno è un’attesa. Il presente non basta a nessuno:

l’occhio e il cuore sono sempre avanti, oltre la breve gioia, oltre i

limiti del nostro possesso, oltre le mete raggiunte con aspra fatica.

In un primo momento della nostra esperienza pare che ci manchi

qualcosa; più tardi ci si accorge che ci manca "qualcuno", e lo

attendiamo...



(Don Primo Mazzolari)






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sabato 15 settembre 2007 - ore 08:30


Citazione del buongiorno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Accendere una fiamma


L’opera del maestro non deve consistere nel riempiere un sacco, ma nell’accendere una fiamma.




Plutarco



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venerdì 14 settembre 2007 - ore 09:43


Francesco di Sales non sa dove metter le mani...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


So perfettamente cosa dovrei fare, ma non so cosa farei

Un pastore protestante, per accertarsi fino a che limite arrivasse la mitezza di Francesco di Sales (1567-1622), gli pose la questione:«Se riceveste uno schiaffo, cosa fareste?»
Risposta del santo vescovo:«So perfettamente quel che dovrei fare, ma non so cosa farei...»


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mercoledì 12 settembre 2007 - ore 21:27


Un intervento piccante
(categoria: " Vita Quotidiana ")


SOCIETA’
Il cattolicesimo di Moggi e quello di don Sante


7 settembre 2007

Per mezza vacanza mi prudevano le punte delle dita, dalla voglia di scrivere su questa vicenda, che ha avuto la sfortuna di incappare nel vorace tritacarne mediatico.
Poi, sembrava quasi che con la fine della calura estiva il tutto fosse pronto per il dimenticatoio. E invece, ieri rieccoti il don Sante al TG1, che, udite udite, ci rivela di avere anche un’altra donna in parrocchia (e pure altri scoop per dicembre!).

Non sono sorpreso da questo. In fondo, monsignor Milingo ha avuto ben altri "successi" in tal campo. Quello in cui Sante è riuscito a fare addirittura di peggio, è nel raggiungere le vette della sbruffoneria, della sfida, del tradimento verso quel Cristo al quale aveva promesso solo amore ed obbedienza.

Ora, leggevo sul giornale che il parroco si è messo a sparare il solito polpettone anticlericale. "Il celibato è solo una disciplina assurda", "I preti orientali possono sposarsi", ecc ecc...
Cose così le posso capire da un rosapugnone che voglia ingerire nella vita della Chiesa; non da un consacrato ad essa. A parte che posso trovare quanti colleghi di don Sante volete, felici di poter donare tutti se stessi a Gesù nel celibato, e di obbedire alla Chiesa in questo (tra l’altro, tutti sanno cosa comporta essere prete: chi sceglie questa strada, deve essere ben consapevole e preparato).

Ecco solo un articolo, tra i tanti punti che si possono trovare a favore del celibato sacerdotale.

E poi, c’è da riflettere su una profonda incoerenza. Don Sante è sacerdote cattolico. Quindi, riconosce nella Chiesa la voce e l’autorità di Cristo. Beh, concorderete che è una ben misera visione di Dio, la sua: l’Onnipotente, l’Onniscente, che in 2000 anni di Chiesa impone ai suoi sacerdoti un errore così madornale.
Roba da atei militanti, non da uomini di fede.

Se c’è un fatto che ancor più mi mette tristezza in questa vicenda, dopo la condotta del parroco, è la parrocchia e i parrocchiani. Tutti lì, a sostenerlo come se fosse un’eroe nazionale.
Al TG affermavano che don Sante li portava a fare le gite, li intratteneva, ecc...
Se così è, se è per questo che gli vanno dietro invece di schierarsi con la Chiesa, alla quale loro dovrebbero essere fedeli appunto, non gli fa onore: dimostrano di essere le classiche persone superficiali, che hanno un cattolicesimo fatto di gite, di schitarrate, di falò sulla spiaggia. Il loro don Sante gli faceva l’animatore turistico: poco importa della Chiesa, di Cristo, del Vescovo. Facciamo una bella votazione pubblica, come se tutto d’un tratto fossero i soldati a scegliere il caporale..
A questo punto, tanto vale andare e metter su un gruppo di escursioni alpino, o roba del genere: cosa c’entra tutto ciò, con la sequela di Dio?

Don Sante confessa anche di aver sognato Gesù, che gli diceva di smettere con il celibato. Ora, anche io posso sognare Giovanni Paolo II che mi dice di mettermi a ballare il tip tap nudo sulla strada, ma non per questo la considero la tappa di un percorso di ascesi mistica.
A questo punto, don Sante, che ormai non riconosce più il Cristo ecclesiale e si ritiene anche degno di visioni mistiche, dovrebbe per coerenza umana fondare una sua chiesa, e i suoi fedeli dovrebbero seguirlo.
Ma invece rimane lì, un baluardo di incoerenza e di incoscienza. E sostiene l’incredibile: di seguire il Diritto Canonico, fidanzandosi. Diritto Canonico che mai parla di disobbedienza al proprio Vescovo.
E poi, c’è bisogno di trovarlo scritto sul Diritto Canonico che il fidanzamento cristiano è preparazione al matrimonio? Altrimenti a cosa? A una convivenza? A una relazione di solo sesso??
Del resto dovremo stare attenti a questi ragionamenti: ahimé, nel Diritto Canonico non c’è neanche scritto di non bere acido muriatico, o di non imboccare la A14 contromano...


Per questo, l’indefesso don Sante si becca anche gli strali dell’associazione dei preti sposati, un po più coerenti di lui a loro modo, e che gli rimproverano di non voler assumersi le sue responsabilità.
Ci fa la figura del falso, dell’ipocrita, di quello con il piede in due staffe.

Nello stesso giornale, nella stessa pagina, si parlava della devozione di Moggi. Un Moggi che va a Lourdes, mischiato tra i pellegrini. Chissà, forse molti dei donsantieri lo considerano quasi un’anticristo: in fondo, per chi si amalgama al mondo, e ne acquista gli stessi preconcetti, i Cattivi sono solo Berlusconi, Bush, Moggi, forse anche il Papa.


A me invece commuove molto una persona così che va in pellegrinaggio. Non so poi quanto ne ricaverà, sta a lui deciderlo, ma sembra uno dei poveri pubblicani del Vangelo che, conosciuti da tutti per la la loro fama, vanno a magiare con Gesù, provocando anche allora le solite malelingue.

E, come allora, i più lontani dalla salvezza non sono loro, ma i sepolcri imbiancati, anche della casta sacerdotale. Preghiamo quindi, con molta intensità, per questi ultimi.

Fonte: Il Cannocchiale


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lunedì 10 settembre 2007 - ore 15:11



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il Vescovo a Don Sante: "Non è la prima volta che un presbitero sbaglia"


PADOVA NEWS 10-09-2007


"Non e’ la prima volta che un presbitero sbaglia ma quando l’interessato accetta di aprirsi con verita’ e con umilta’, e’ sempre stato accolto e aiutato con grande carita’ e con riservatezza , sia dal vescovo che dai confratelli preti e ha avuto la possibilita’ di rivedere e poi anche di riprendere la propria vita sacerdotale e il servizio pastorale. E’ questo che chiediamo con preghiera insistente e con speranza anche per il nostro fratello".
Cosi il vescovo di Padova, mons. Antonio Mattiazzo, nell’omelia celebrata nel Duomo della citta’ del santo, all’inaugurazione dell’assemblea diocesana, presenti tutte le parrocchie della citta’ riunite e a centinaia di fedeli, celebratasi ieri, riferendosi a Don Sante Sguotti, l’ormai noto prete papa’ di Monterosso (Padova). Parte dell’omelia del Vescovo e’ stata riportata oggi da alcuni quotidiani locali.

"Sono stato a Monterosso - ha detto il Vescovo - e gli ho detto che le porte della nostra Chiesa sono sempre aperte. E da questa assemblea invio alla comunita’ di Monterosso il saluto di pace e il desiderio di preghiera e di piena comunione".

"La vicenda — ha detto il vescovo — mi ha profondamente addolorato e ferito e so che ha fatto soffrire e che ha sconcertato anche tanti preti, religiosi, laici e intere comunita’. Da parte mia e dei miei piu’ stretti collaboratori abbiamo cercato di ispirarci a criteri di misericordia, di rispetto delle persone e di discrezione, e nello stesso tempo di ricerca della verita’. Questa vicenda cosi’ dolorosa e’ una lezione ’salutare’ che il Signore ci da’, per provocarci alla conversione, al risveglio della coscienza. La nostra innata debolezza, spesso diventa terreno sul quale si muove chi ci tenta per allontanarci dalla verita’, da Dio e dagli impegni cristiani ed ecclesiali. Per questo abbiamo bisogno di preghiera costante".


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venerdì 7 settembre 2007 - ore 15:15


Il problema è un altro
(categoria: " Riflessioni ")




Il potere e la gloria.
Non è il figlio il problema di don Sante Sguotti.
Il problema è che ne farà della sua vocazione

Per spiegare le sue ragioni don Sante Sguotti, parroco di Monterosso, ha convocato una conferenza stampa. In chiesa, davanti all’altare, ha parlato per più di due ore. Poiché su di lui erano circolati numerosi pettegolezzi, don Sante ha detto che «Laura la conosco da più di otto anni, ma non in maniera biblica. Sono innamorato di questa donna e ci fidanzeremo in forma casta, se lei vorrà, il prossimo 2 dicembre». Se l’è presa col Vaticano e con la Curia di Padova, e ha affermato di voler incontrare Milingo. Se don Sante fosse il padre del bambino quel che ha fatto sarebbe meno grave delle sue dichiarazioni.Che un prete si possa innamorare è augurabile a lui e a chi gli sta intorno: significa che sa ancora amare. Che un prete ceda alla debolezza e abbia una relazione con una donna, non è augurabile alla chiarezza della sua vocazione, ma, se sorretto da un adeguato pentimento, il fatto può rivelarsi uno spunto per una nuova conversione. Ma se un prete nega di aver fatto l’amore e ci propina le sue seghe mentali sul "fidanzamento casto", questo va meno bene e a farne le spese sarà prima lui, poi la sua "compagna", poi quel bambino. Don Sante farebbe bene a leggersi Il Potere e la gloria di Graham Greene, storia di un prete vigliacco e lussurioso che, nel Messico della Cristiada, tenta di scappare da se stesso, dai fucili, da sua figlia. Ma che è continuamente richiamato a essere quel che Dio l’ha chiamato a essere. Perché, come scrive Greene, «l’unica cosa che conta nella vita è diventare santi».

Tempi num.36 del 06/09/2007


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