"Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a coloro che sognano di notte soltanto." Edgar Allan Poe
"Non sono niente. / Non sarò mai niente. / Non posso volere d’essere niente. / A parte questo, ho in me tutti i sogni del mondo..."Alvaro de Campos (Tabacaria)
"Un mattino, ci si sveglia. E’ il momento di ritirarsi dal mondo, per meglio sbalordirsene. Un mattino, si prende il tempo per guardarsi vivere" da Neve di M. Fermine
"Ci sono due specie di persone. Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono. E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita." da Neve di M. Fermine
"Mi sembrava che l’anima viva dei colori emettesse un richiamo musicale, quando l’inflessibile volontà del pennello strappava loro una parte di vita." W. Kandinsky
"Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale, che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove." F. Pessoa da Poesie inedite
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giovedì 5 ottobre 2006 - ore 10:09
Lollipop Lollipop Oh lolli lolli lolli
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lollipop lollipop
Oh lolli lolli lolli
Lollipop lollipop.....
Call my baby lollipop
Tell you why
His kiss is sweeter than an apple pie
And when he does his shaky rockin dance
Man, I havent got a chance
I call him
Lollipop lollipop
Oh lolli lolli lolli
Lollipop lollipop.....
Sweeter than candy on a stick
Huckleberry, chimry or lime
If you had a choice
Hed be your pick
But lollipop is mine
Lollipop lollipop
Oh lolli lolli lolli
Lollipop lollipop.....
Crazy way he thrills me
Tell you why
Just like a lightning from the sky
He loves to kiss me till I cant see straight
GEE, MY LOLLIPOP IS GREAT
I call him
Lollipop lollipop
Oh lolli lolli lolli
Lollipop lollipop...
Chordettes
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mercoledì 4 ottobre 2006 - ore 11:05
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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martedì 3 ottobre 2006 - ore 09:34
monti monti monti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
dopo la prematura eliminazione del Rampy adesso luomo giusto è il MONTI!!!
Nome Omar
Cognome Monti
Nata/o a Firenze
Data di nascita 17 ottobre 1975
Segno zodiacale Bilancia
Stato civile: celibe. Altezza: 170 cm. Peso: 82 kg. Occhi: castani. Capelli: castani. Segni particolari: nessuno. Studi effettuati: diploma magistrale. Ha frequentato la facoltà di Lettere per 5 anni.
Lavoro: pizzaiolo, campione di enigmistica.
Hobby e Sport: la sua più grande passione è lenigmistica. Non pratica nessuno sport.
Ama i classici della letteratura italiana, da Manzoni a Calvino, ed è appassionato della musica melodica italiana degli anni 60 ?70. La sua più grande passione, però, è lenigmistica a cui dedica anche 8-10 ore al giorno. E stato campione, fino allo scorso anno, dei cruciverba più difficili del mondo e sogna di lavorare per una trasmissione televisiva o per una rivista legata ai giochi enigmistici.
Questa passione, però, lo "isola" molto: "A Montecatini, dove vivo, nessuno ha il mio hobby. Gli amici più vicini sono a Firenze. E finora non ho mai avuto una ragazza. Non lho cercata per il tempo che mi porta via lenigmistica". Omar, infatti, preferisce passare il suo tempo con i giochi di parole piuttosto che uscendo con le ragazze. Non ha mai dato un bacio ed è vergine: "Ho avuto delle cotte, ma sono tutte state a senso unico, mai corrisposte". La sua donna ideale deve condividere la sua passione per lenigmistica, mentre fisicamente deve essere "non molto alta e minuta". Non fa vita mondana: "Appena ho un po di tempo libero mi chiudo in casa tra le mie riviste e i miei dizionari".
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martedì 3 ottobre 2006 - ore 09:26
On Air
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 17:59
Trovo molto interessante...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
...la mia parte intollerante...
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 15:39
new entry
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 11:12
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Le immagini arrivano da Chengdu, nella provincia cinese dello Sichuan, dive si trova il centro ricerche per questa specie. E una straordinaria cucciolata di nove piccoli panda, che presto diventeranno la maggiore attrazione per i turisti che ogni anno visitano la struttura.
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 11:10
27. La forza del senso per loro è altrove
(categoria: " Vita Quotidiana ")
8. Autentico.
Una splendida espressione che si coltivava con fervore ai tempi della civiltà era: lautentico. Spesso lo mettevamo in connessione strettissima con un altro termine che ci era caro: lorigine. Avevamo questa idea che in profondità, allorigine delle cose e dei gesti, dimorasse il luogo aurorale del loro affacciarsi alla creazione: lì, dove essi inziavano, si poteva scorgere il loro profilo autentico. Lo immaginavamo, ovviamente, alto e nobile: e si misurava la tensione morale di un gesto o di unidea o di un comportamento proprio misurando la sua prossimità allautenticità originaria. Era un modo di impostare le cose piuttosto fragile, ma era chiaro, e felicemente normativo. Faceva intravedere una regola: ed era una regola bella. Esteticamente apprezzabile, e dunque, in qualche modo, fondata.
Ma adesso? Se cè una cosa che i barbari tendono a polverizzare sono proprio le nozioni di autentico e di origine. Sono convinti che il senso si sviluppi solo dove le cose si mettono in movimento, entrando in sequenza le une con le altre, per cui la categoria di origine suona loro piuttosto insignificante. E quasi un luogo di immobile solitudine in cui il senso delle cose è ancora tutto da venire. Dove noi vedevamo il nido sacro dellautentico, delloriginario, loro vedono lantro di una preistoria in cui il mondo è poco più che una promessa. Dove noi collocavamo lesistere per eccellenza, autentico e puro, loro leggono soltanto un iniziale momento di pericolosa fragilità: la forza del senso, per loro, è altrove. E dopo.
Detto così fa impressione, ma tradotto in qualche esempio vedrete che suonerà meno traumatico. Marilyn Monroe. Qual era lautentico volto di quella donna? Importa davvero a qualcuno saperlo? Non è più importante registrare quello che ha rappresentato per milioni di uomini, ciò che è stata ed è nellimmaginario collettivo? Se vi dicono che in realtà il sesso le dava fastidio, vi importa qualcosa? Ipotizziamo per un attimo che le desse fastidio veramente: non percepite come questo tratto autentico, originario, non restituisca affatto il senso che quella donna ha avuto per la cultura occidentale? Ciò che è realmente autentico, nella sua figura, è ciò che di quella figura si è cristallizzato nella percezione collettiva. Marylin Monroe è Marilyn Monroe, non Norma Jeane Mortensen (che era il suo nome autentico e originario).
Trasferite un simile ragionamento a qualsiasi evento: e avrete il senso, ad esempio, di questo giornale che state leggendo. Pensate che in queste pagine si stia cercando di ricostruire il volto autentico del mondo? Non cè traccia di una simile ambizione. Cè invece un formidabile talento (qui e in tutto il giornalismo contemporaneo) nel cristallizzare a realtà il friabile materiale che i fatti sprigionano entrando in connessione con altri fatti e con il pubblico. E come se loro (i giornalisti) fossero capaci, più di altri, di seguire le traiettorie dei fatti e scorgere lesatto punto in cui esse incrociano un ascolto collettivo, un nervo scoperto, una disponibilità danimo: solo lì, in quella felice congiunzione, i fatti diventano realtà. Quanto conservano dei loro tratti originari e, come dicevamo noi, autentici? Molto poco, in genere. Ma quei tratti, per convenzione, sono divenuti detriti inessenziali. Qualcosa come il nome vero di Marilyn Monroe.
In questo genere di cose il giornalismo, e in genere i media, rappresentano effettivamente la punta avanzata di una barbarie trionfante. Più o meno consapevolmente praticano una lettura del mondo che sposta il baricentro delle cose dalla loro origine alle loro conseguenze. Bene o male, per il giornalismo moderno il punto importante di un fatto è la quantità di movimento che è in grado di generare nel tessuto mentale del pubblico. A livelli estremi, un conflitto epocale e sanguinario in un paesino dellAfrica resta per un giornale occidentale una non-notizia fino a quando non entra in sequenza con porzioni di mondo in possesso del pubblico occidentale. Bisognerebbe ad esempio che Bertinotti ne parlasse, anche solo prendendo un caffè, allora sì potrebbe diventare una notizia. Per quanto possa sembrare assurdo, è esattamente ciò che ci aspettiamo dai media: paghiamo per avere quel genere di lettura del mondo. In ciò, ci allineiamo, non si sa quanto consapevoli, a unidea di fondo, squisitamente barbara, che in teoria non condividiamo ma in realtà pratichiamo senza alcuna difficoltà: il senso delle cose non alberga in un loro tratto originario e autentico, ma nella traccia che da esse sprigiona quando entrano in connessione con altri pezzi di mondo. Si potrebbe dire: non sono ciò che sono, ma quel che diventano. Comunque si giudichi un simile modo di pensare, quel che ci importa qui è capirne il tratto barbaro: cioè capire che non si tratta di una degenerazione dettata da una forma di follia, ma la conseguenza di un certo modo di pensare il senso del mondo: è il corollario di una logica precisa. Discutibile, ma precisa.
Per questo oggi è divenuto così difficile rifarsi a un senso autentico dei nostri gesti: perché siamo in bilico tra due visioni del mondo, e tendiamo ad applicarle, simultaneamente, tutte due. Da una parte conserviamo ancora tiepido il ricordo di quando il senso delle cose era concesso a chi avesse la purezza e il rigore di risalire il corso del tempo, e di accostarsi al luogo della loro origine. Dallaltra sappiamo ormai bene che esiste solo ciò che incrocia le nostre traiettorie, e spesso esiste solo in quel momento: intuiamo che è nel loro istante di massima leggerezza e velocità che le cose entrano a far parte di figure più ampie, dove noi riconosciamo la pregnanza di una scrittura, e dove abbiamo imparato a leggere il mondo. Così deambuliamo piuttosto smarriti, rimpiangendo il tempo in cui i gesti erano autentici, e vivendo quello in cui linautenticità è divenuta sinonimo di esistenza.
Non che sia una posizione particolarmente comoda.
9. Differenza.
E già che siamo in una puntata difficile, liquidiamo anche sta faccenda della differenza. Che facile non è. Ma importante, sì. Anche qui è utile il riferimento alla civiltà pre-barbara. E prendiamo ancora una volta la musica classica, come esempio più chiaro di altri. Qual era il modello di sviluppo di quel mondo? Voglio dire, il suo modo di crescere, di perfezionarsi, di divenire? In genere, ciò che determinava il movimento era un passo avanti: un miglioramento, un superamento, un progresso. Mozart porta il sinfonismo di Haydn a nuove vette espressive. Beethoven traghetta il sinfonismo mozartiano oltre il Settecento. Schubert porta in superficie le implicazioni romantiche del sinfonismo beethoveniano. Ecc., ecc. Tutta la storia della musica è leggibile come un costante auto-superamento in cui ogni passo prosegue e completa quello precedente. La saldatura del nuovo al vecchio assicurava lautorevolezza; lo sprigionare del nuovo dal vecchio assicurava il successo. In questo modo il movimento di un particolare gesto creativo veniva ad assomigliare a una progressiva fioritura che esprimeva, alla fine, tutta la ricchezza di un seme originario. A monte di un simile modello dinamico è riconoscibile una convinzione fortemente radicata nel DNA della civiltà borghese e romantica: lidea che il bello sia indissolubilmente legato a una qualche forma di progresso. Il gesto creatore aveva un valore quando produceva un passo avanti, e il nuovo aveva un valore quando portava a compimento il vecchio. Evidentemente mutuata dalla cultura scientifica (totem indiscusso, per quella civiltà) una simile convinzione portava a interpretare lo sviluppo dellumano come una ascesa quasi oggettiva, inarrestabile, di volta in volta rimessa in moto dal genio singolare di un individuo particolare.
E utile capire che, probabilmente, per i barbari, questo modello di sviluppo non significa quasi niente. Non è loro congeniale. Probabilmente non credono più nel progresso tout court (e chi ci crede più?). Di sicuro hanno in mente unaltra idea di movimento. Il passo in avanti è una cosa che non capiscono: credono nel passo di fianco. Il movimento accade quando qualcuno è in grado di spezzare la linearità dello sviluppo, e si sposta di fianco. Non accade nulla di rilevante se non nella differenza. Il valore è la differenza, intesa come deviazione laterale dal dettato dello sviluppo. Prendiamo la moda, ad esempio. Si può dire che il pantalone a vita bassa è un superamento del Levis 501? Non credo. O che lombelico di fuori è un passo avanti rispetto alla minigonna? Assurdo. La moda non si spiega con lidea di un progresso lineare a cui di volta in volta singoli stilisti danno unaccelerata geniale. Se vai a vedere lesatto punto in cui il sistema cambia, trovi poco più che uno spostamento laterale, la generazione di una differenza. Voi direte: va bè, la moda, cosa centra? Daccordo, prendiamo un altro esempio, e torniamo alla musica. Si può dire che i Red Hot Chili Peppers o Madonna o Björk siano il superamento di qualcosa, o un passo avanti rispetto a qualcosa? Magari lo sono anche, ma non è questo il punto. Il loro successo è più probabilmente fondato sulla capacità di compiere un passo di fianco, sulla loro capacità di generare una differenza, forte, ben strutturata, autosufficiente. Non è daltronde quello che cercano ossessivamente le multinazionali della musica? Un sound differente. Mica cercano un superamento di Springsteen. Cercano qualcosa di diverso da Springsteen. Fanno una fatica tremenda a trovarlo, di questi tempi, e questo ci deve far capire come il passo di fianco sia tuttaltro che facile, e anzi, sia forse la cosa più difficile: quando molto più semplice sarebbe trovare uno Schubert, dopo Beethoven. Ma i barbari non sanno che farsene di uno Schubert. Cercano la differenza.
Ancora una volta: lo fanno perché è coerente con i loro principi. Se il crepitare del senso è inscritto nelle sequenze disegnate dalla gente attraverso la giungla delle cose fattibili, lobbiettivo di qualsiasi creatività non può essere che quello di intercettare quelle traiettorie e diventare parte di esse: la vedete la necessità di muoversi nello spazio? Nel passo di fianco, qualsiasi tradizione creativa va a cercare il senso là dove esso accade. Nella differenza, e non nel progresso, lo trova. Se volete, proprio il giornalismo, che è ormai una forma darte, vi fornisce lesempio più chiaro: esso non racconta il mondo ma produce news, cioè considera come evento solo ciò che si dà come differenza rispetto al giorno prima. Non ciò che ne è sviluppo, progresso o al limite regresso. La continuità del divenire è poi cautamente ricostruita nei commenti, o in rari reportage che cercano di riallestire narrazioni di mondo. Ma la tecnica di base del giornalismo è oggi una sequenza di passi di fianco che intercettano il senso del mondo registrandone tutti gli scarti laterali. Anche qui, è uno sviluppo orizzontale, nello spazio e sulla superficie, che sostituisce il cammino verticale dellapprofondimento e della comprensione. Apparentemente, una rovina: ma comè che, poi, ogni mattina, è quel che cerchiamo?
(27-continua)
(2 ottobre 2006 - A. Baricco - www.repubblica.it)
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lunedì 2 ottobre 2006 - ore 09:21
26. Sarebbe utile avere qualcuno capace di dare risposte
(categoria: " Vita Quotidiana ")
6. Tecnica.
Sistemi passanti, conoscenza come surfing, sequenze sintetiche, esperienze in forma di traiettoria: ormai dovreste riconoscere facilmente le forme e la logica del movimento del barbaro. Così potete capire una delle poche obiezioni sensate e fondate che la civiltà può avanzare: è solo tecnica senza contenuto. Cioè: è una forma di perizia, di acrobazia, di gioco di prestigio: che però non genera alcun valore, o principio, o conoscenza. E vero? Difficile dirlo. Ma è vero che, per il barbaro, in fondo, qualsiasi tessera del mondo equivale a unaltra: è il suo viaggio, il suo surfing, la sua sequenza che le rende, di volta in volta, significative. Così, leggere Calvino, collezionare film con Moana Pozzi, mangiare giapponese, tifare per la Roma e suonare la viola da gamba diventano cose, in sé, equivalenti, che assurgono a un significato particolare solo grazie al gesto che le inanella tutte, mettendole in sequenza, e quindi trasformandole in esperienza. Praticamente il senso non è nelle cose: è generato dalla tecnica di chi le percepisce. E unidea non nuova, per carità, ma nel caso barbaro suona abbastanza inquietante: dato che la tecnica è, tutto sommato, alla portata di qualsiasi barbaro, bisogna abituarsi allidea che la sequenza messa su da un perfetto imbecille sia generatrice di senso e, quindi, testimonianza di una qualche, inedita, forma di intelligenza. In pratica, finiremo per dare credito a qualsiasi fesseria che si dia in forma di sequenza superficiale, veloce, e spettacolare: così come in passato, ad esempio, abbiamo riconosciuto automaticamente come arte qualsiasi brano di musica colta che si desse in forma cervellotica e incomprensibile. Dato che siamo gente che è arrivata a esporre tele con un taglio, e a studiarle, e a pensarle come uno snodo importante della civiltà, noi tutti siamo in predicato di inchinarci di fronte al primo barbaro che metta in sequenza, per dire, un bambino sbudellato, il gioco degli scacchi e la madonna di Fatima. Il rischio è reale.
Daltra parte, sarebbe forse anche il caso di chiedersi: era poi tanto diverso per altre storiche mutazioni come, ad esempio, illuminismo e romanticismo? Non erano quelle, anche, delle tecniche? E ogni volta che sono state usate come tecnica pura, virtuosismo, esibizione, non hanno prodotto anchesse cose deprecabili? E quanti fessi sono diventati eroi per il solo fatto che usavano quella tecnica, nel momento giusto, e nei paesi giusti? Questo dovrebbe indurci a condannare illuminismo e romanticismo come mutazioni rovinose? La musica di Clayderman ci dice qualcosa sul valore di quella di Chopin? Lesistenza di umani che appendono in salotto puzzle di incorniciati di paesaggi svizzeri confuta la grandezza della percezione romantica della natura?
Peccato che questi siano solo inizi di pensieri. Qui ci sarebbe da andare avanti per puntate e puntate. Tranquilli, non lo faccio. Il che non vuol dire che non lo possiate fare voi, nella vostra cameretta.
7. Democrazia.
E se lavvento della democrazia fosse uno dei primi segnali dellarrivo dei barbari? Terreno minato! Potrei fermarmi qui, e invece vado avanti, rischiando di saltare.
Cè poco da fare: se i barbari sono quello che io ho cercato di descrivere qui, la democrazia ha molti tratti tipici del gesto barbaro. Pensate allidea di polverizzare il senso (che nella politica è il potere) sulla superficie di tanti punti equivalenti (i cittadini) invece che mantenerlo ancorato a un unico punto sacro (il re, il tiranno). Pensate allidea che il potere vada assegnato non alluomo più nobile, neanche al migliore o al più forte, ma a quello più linkato (più votato). Pensate alla convinzione che il potere non ha nessuna legittimazione verticale (il re era leletto di Dio), ma ha una sua legittimazione orizzontale (il consenso dei cittadini): così che tutta la storia del potere si gioca in superficie, dove solo valgono i fatti attuali, e non centra con la profondità, dove varrebbero lappartenere a una dinastia, o il professare una certa religione. Pensate alla storica, fisiologica propensione della democrazia a fare della medietà un valore, scegliendo sistematicamente di applicare le idee e le soluzioni che trovano il maggior consenso possibile. Pensate alla velocità con cui la democrazia rimette in gioco il potere, cioè pensate a cosa sono i quattro anni delle elezioni presidenziali americane rispetto ai secoli di potere di una dinastia o ai decenni di un tiranno. Non è tutto così singolarmente barbaro? Cosa significherà mai? Non sarà per caso che la democrazia è uno dei grembi della civiltà barbara, uno dei suoi luoghi di fondazione? O è solo unillusione ottica?
Come sarebbe utile avere qualcuno capace di dare un risposta. Io riesco, a mala pena, a intravedere la domanda. Che mi si fa ancora più complicata se abbandono qualsiasi prudenza e mi spingo a rilevare come la democrazia assomigli alla barbarie soprattutto nei suoi tratti degenerati. Quelli che abbiamo sotto gli occhi. Faccio due esempi. Vi ricordate la nostalgia? Una cosa che ho scritto nella scorsa puntata: che non si capisce niente dei barbari se non si capisce che la loro mutazione è sempre imperfetta perché è condizionata da unirrazionale nostalgia per il mondo che stanno distruggendo. Forse perfino da un sottile complesso di colpa. Ecco. Come vi suona lidea che, con ogni probabilità, al vertice delle democrazie occidentali, cioè negli USA, ad avere il potere negli ultimi anni e nei prossimi, sono state e saranno sostanzialmente due famiglie, Bush e Clinton? Non è una forma perversa di nostalgia per le care vecchie dinastie? E decidere democraticamente, come si è fatto in Italia, di farsi guidare, semplicemente, dalluomo più ricco del paese, non è una forma infantile di autoconfutazione nostalgica, di ripensamento tardivo? Cosè questa assurda forma di degenerazione per cui si ripristina, in modo mascherato, il nemico che si era vinto? Non è la stessa forma di nostalgia, e di complesso di colpa, che vena quasi tutti i gesti barbari? Non è lo stesso tipo di imprecisione?
E il secondo esempio, lultimo poi smetto. Questa sensazione che la democrazia sia ormai una tecnica che gira a vuoto, celebrando un unico valore davvero riconoscibile, cioè se stessa. Non so se sia una mia perversione, o un sentire comune a molti. Ma certo si ha così spesso il dubbio che perfino i principi di libertà, uguaglianza, solidarietà che fondarono lidea della democrazia siano per così dire scivolati sullo sfondo, e che lunico valore effettivo della democrazia sia la democrazia. Quando si limitano le libertà individuali in nome della sicurezza. Quando si ammorbidiscono i principi morali per esportare, con la guerra, la democrazia. Quando si accorpa la complessità del sentire politico nella opposizione di due poli che, in realtà, si contendono una pugno di indecisi collocati in mezzo. Non è il trionfo della tecnica sui principi? E non assomiglia sorprendentemente allo stesso possibile delirio barbaro, che rischia di santificare una semplice tecnica, rendendola una divinità appoggiata su un vuoto di contenuti? Guardate negli occhi democrazia e barbarie: ci vedrete la stessa inclinazione a diventare meccanismi perfetti che scattano a ripetizione senza produrre nullaltro che se stessi. Orologi che funzionano perfettamente, ma che non spostano nessuna lancetta.
(26-continua)
(23 settembre 2006 - A.Baricco - www.repubblica.it)
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PERMALINK
venerdì 29 settembre 2006 - ore 15:16
ovunque...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
... Ho sassi nelle scarpe
e polvere sul cuore
freddo nel sole
e non bastan le parole...
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