Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola. Daniel Pennac
HO VISTO
Ecco che se ne va. Uno dei prototipi di Dio, un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per le produzioni di massa. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire.
"Che modo imbarazzante di morire". "Certo, ma niente è in confronto a Walter, mio cugino". "Com’è morto?". "Si è spezzato il collo". "E sarebbe imbarazzante?". "Se l’è spezzato cercando di succhiarsi il cazzo"
STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
dire l’incredibile e fare l’improbabile
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
La mia anima strafogata di birra è più triste di tutti gli alberi di Natale morti del mondo. Hank
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) ..i capelli in disordine! l'umido li increspa maledettamente...uffi! 2) rendersi conto di vivere una vita che non è la tua 3) Lo Squaraus in un posto frequentato e senza BAGNI!!!
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase... 2) essere i campioni del mondo e sfottere i vicini tedeschi,francesi puzzoni ecc.. 3) vedere un sorriso dove non c'è mai stato 4) il kebab
Se un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perché ode un diverso tamburo. Lasciatelo camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana. Thoreau
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venerdì 30 novembre 2007 - ore 17:53
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nella vita bisogna capire qual è il nostro sogno, individuare l’obbiettivo. Questa è però a tutti gli effetti un’evoluzione del nosto io, che si trasforma poi in rivoluzione! La storia è una figata. Senza ombra di dubbio ne vale la pena perché l’alternativa è una vita da scontento. Frustrazione, rabbia, noia… Ho mollato l’università perché trovavo fosse un’accozzaglia buttata alla rinfusa di cose inutili (come l’ultimo pezzettino di carta igienica attaccato al rotolo quando finisce) costruita attorno ad una manciata di esami bellissimi. Sostanzialmente la statistica a me fa cagare (per restare in tema), economia e diritto idem. Ma soprattutto a me i sociologi stanno sulle palle! studiano per tutta la vita un sistema, che li ha già inculati, ma si sentono in diritto di guardarci come cavie. A loro, gli “scienziati della società”, finita lezione mi veniva da urlargli - menatevelo meno che siamo tutti nella stessa merda! E così prima di dare di matto in aula e inveire contro il prof ho tagliato la testa al toro, anche se un po’ titubante per pareri contrari da ogni direzione, ho fatto ciao ciao con la manina e tanti auguri a tutti i miei compagni. Questo però non è il motivo della mia frustrazione, piuttosto di quella di mio padre che pagava le rate dell’università, povero. Non riesco a comunicare molto con lui e questo mi dispiace, gli voglio bene ma non siamo fatti l’uno per l’altro. Sono sicuro che se gli spiegassi “cosa voglio fare da grande” non capirebbe, gli assomiglio secondo me perché nemmeno io sono in grado di capire i sogni degli altri. Siamo a nostro modo concentrati su noi stessi, alla ricerca della nostra personale felicità. Ma questo è un po’ un problema di tutti, in fondo. A meno che due persone non abbiano lo stesso sogno e non siano in competizione per raggiungerlo, capire l’altro è cosa assai difficile. I grandi uomini (e donne ovviamente), secondo me, sono di due tipi: quelli che grazie ad una grandissima intelligenza riescono a capire le altre persone e quelli che grazie ad una grandissima saggezza scappano dalle persone, (non perché ne hanno paura). Se volete i nomi non farei altro che suggerirvi un paio di scrittori. In vita mia penso di averne conosciuto di persona soltanto uno (di grande uomo), e l’unica cosa che sono riuscito a dirgli è stato un commento sulle sigarette che fumava, le cammel, perché all’epoca le fumavo anch’io. Sono stato seduto accanto a lui in un bar nel paesino costruito sopra quello fantasma distrutto dal vajont, in gita scolastica, sei sette anni fa. Lui disse: quando trovate la vera cosa che volete fare nella vita impegnatevi per farla, tutto il resto deve sottostare, tutte le vostre energie sprigionatele in una unico grande tentativo di realizzazione. Unico per tutta la vita e contro ogni avversità, perché non c’è di peggio che morire con il rimpianto di non averci provato.
Il tramonto:vista dal pezzettino del postino babbuino,in primo piano palme.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lo sportellino di comunicazione si stava aprendo scricchilando, Roger ascoltava vigile tutti i piccoli suoni umanamente impercettibili che andavano a comporre la metallica traccia audio. …Signor roger?...c c c…ci sarebbe una bo bob o…bolla da firmare… – sputò a fatica il postino Matunga affacciandosi nella camera quadra di Roger Slemton -. Matunga sapeva fin troppo bene quanto fosse pericolosa la sua missione, in quel momento avrebbe preferito sparire. Sciogliersi nell’aria in mille bollicine, e volare via trascinato dal vento, arrivare alle nuvole e diventare pioggia,. Per poi cadere, goccia veloce nel cielo, in un’isola tropicale qualsiasi, magari tra le dune di una meravigliosa spiaggia all’ora del tramonto. Invece era li: davanti allo sportellino di Roger Slemton, l’essere anche detto “lo schianta babbuini”. Massacratore della civiltà e deturpatore della decenza pubblica, una bastardo yankee, un drogato clinico e, in modo indecente, un maniaco sessuale malato e perverso. Disturbare il sonno dello Stupratore di babbuini, trascinando rumorosamente la manopola dello sportellino di comunicazione n.597773 Md. ACasella cubica 1188 intestata al Sig. Slemton Roger, metteva Matunga in una posizione di grande rischio. Matunga era una specie di babbuino, se lo fosse o meno, un babbuino, lui non lo sapeva. Ma a Roger Slemton questo non importava, esattamente nell’istante in cui la traccia audio “voce del postino babbuino” terminò, chiuse le comunicazioni audio ed entrò in modalità Ninja. La scena si svolse in modo così veloce da rendere inspiegabile la quantità di sangue sparso sulle pareti dell’appartamento cubico del Sig. Slemton. Le sciabolate sfrecciarono veloci nell’aria, da varie posizioni scoppiarono i colpi degli Uzi che Roger sapeva usare come armi letali. In pochi secondi del postino babbuino non rimasero che le briciole. Pezzettini di Matunga sarebbero stati trasportati da milioni di formiche soldato, tra cunicoli sotterranei e sacche, dove le formiche operaie smistavano il cibo che poi sarebbe finito nella pancia bitorzoluta della Regina. Ma si sà, le formiche quando perdono la strada non la ritrovano mai più, così capitò che una di queste sbalzata da un colpo di vento così lontana da non rintracciare più le tracce di feromone rilasciate sulla superficie del terreno dalle compagne, dopo innumerevoli viaggi giunse in una meravigliosa spiaggia Caraibica, proprio all’ora del tramonto.
Ooh bon! È cominciato il mio programma intensivo di disintossicazione. L’operazione avrà nome in codice “equilibrium” che tradotto in italiano, per i meno avezzi alla lingua di Sua Maestà La regina d’Inghilterra, è “equilibrio”. Il nome della missione è puramente casuale, e come direbbe il mio caro amico edi, “ragazzi… sono in morte bianca, blond toccami la gamba, non mi sento più le gambe, non ho più sensazioni!” La storia è questa? Si staranno chiedendo i lettori della gazzetta dello sport. No, rispondo pacato, lasciatemi spiegare. Esiste una fase molto interessante del lavorare, questa avviene nell’esatto istante in cui ti stai accendendo la prima cicca dopo otto ore di lavoro, e termina, fulminea e bastarda, nel momento in cui schiacci con la suola della scarpa la stessa cicca. Sai che dovrai entrare e sognare per altre 4-5 ore quel fugace momento di totale godimento e libertà spirituale. Questo si chiama “tabagismo!” esclamerebbe ora l’abituale lettore della gazzetta dello sport. No, rispondo pacato ma leggermente innervosito, lasciatemi spiegare. Dopo esattamente 2 mesi di Mojito sono riuscito a scappare, e ora sono libero! Mi sento un po’ come steve mc queen quando in “la grande fuga” riesce a scappare dal campo di prigionia, riesce a trovare dei vestiti e finalmente si siede in un bar e ordina una birra. Cazzo sarebbe stata la più buona birra della storia del cinema, però non sono sicuro che steve mc queen ordini davvero quella birra nel film. Mi piace pensarlo, e io adesso mi sento così: evaso, seduto in un bar, con una birra in mano...
non importava quanto le volessi, tutte quelle cose che solo i soldi mi avrebbero garantito: cera una corrente infernale che mi trascinava nella direzione opposta, verso lanarchia e la povertà e la follia. Lesasperante convinzione per cui un uomo può condurre una vita decente anche senza sputtanarsi.
domani devo aggiornare un po il blog e il cervello, anzi facciamo che formatto il cervello e forse aggiorno il blog cmq è arrivato il grande freddo ragazzi, cerchiamo tutti di evitare i mezzi pubblici e i vegani. e che dio benedica la cicca dopo il caffè, amen