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Mr. Blond, 25 anni
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Che dei libri possano sconvolgere a tal punto la nostra coscienza e lasciare che il mondo vada a rotoli ha di che toglierci la parola.
Daniel Pennac

HO VISTO

Ecco che se ne va. Uno dei prototipi di Dio, un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per le produzioni di massa. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire.


"Che modo imbarazzante di morire". "Certo, ma niente è in confronto a Walter, mio cugino". "Com’è morto?". "Si è spezzato il collo". "E sarebbe imbarazzante?". "Se l’è spezzato cercando di succhiarsi il cazzo"


STO ASCOLTANDO


















ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

dire l’incredibile e fare l’improbabile



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...

La mia anima strafogata di birra è più triste di tutti gli alberi di Natale morti del mondo.
Hank


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) ..i capelli in disordine! l'umido li increspa maledettamente...uffi!
2) rendersi conto di vivere una vita che non è la tua
3) Lo Squaraus in un posto frequentato e senza BAGNI!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) essere i campioni del mondo e sfottere i vicini tedeschi,francesi puzzoni ecc..
3) vedere un sorriso dove non c'è mai stato
4) il kebab


Se un uomo non tiene il passo con i compagni, forse questo accade perché ode un diverso tamburo. Lasciatelo camminare secondo la musica che sente, quale che sia il suo ritmo o per quanto sia lontana. Thoreau


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mercoledì 23 maggio 2007 - ore 18:22


campioni d’europa
(categoria: " Vita Quotidiana ")










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lunedì 21 maggio 2007 - ore 23:02


fondamentale
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- heilà blond come va?
beh dai non c’è male, il solito.
- e il corso di barman com’è andato?
taci va che il tipo del jamaica mi ha paccato maledetto!
- e adesso?
eh adesso ho scoperto che i miei conoscono uno dei presidenti storici dell’aibes che gli ha dato un numero per me, domani chiamo...
- a buono cazzo pensa te, e la festa?
a merda non parlarmene tutto a puttane come al solito, ma insisto e prima o poi...
- e la donna?
beh ieri le ho fatto le patatine fritte è già qualcosa
- e l’università come va?
seguo un corso da un paio di settimane mi sto riprendendo...poi la gente è sempre la stessa tutti fanecchi a scienze politiche
- e già tutti fanecchi! e vacanze niente?
la vedo dura quest’anno no go schei
- orco mi dispiace, io vado ad amsterdam due mesi
amsterdam?

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mercoledì 16 maggio 2007 - ore 17:35


caramella?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


bwhahahaha ecco perchè da bambini ci dicevano sempre di non accettare caramelle dagli sconosciuti



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martedì 15 maggio 2007 - ore 17:36


super concorso con fantastici premi!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


si si ecco tra due visitatori arriverò al favoloso traguardo di 1000 visite, diciamo che è un evento che aspettavo da molto tempo e gli sforzi, il costante allenamento, l’impegno totale a questa nuova disciplina che è il bloggers undergroun chillout verranno premiati.
Per festeggiare il momento visitatorio io pasteggierò immerso fino al cuoio capelluto con aranciata e fonzies collegato 24 su 24 fino allo scadere del countdown underground chillout, che comunque dovrebbe arrivare a breve. Intanto mentre ascolto Stand by Me nella versione cantata da Marvin Gaye penso che potrei essere molto generoso con il millesimo visitatore offrendo come vincita il kit del vero fanecco:
- un pacchetto di cartine originali Rizla+ mezzo pieno
- una statuetta di bambino con alettone rubata al ristorante cinese
- un bellissimo accendino molto colorato, molto fashion beautiful underground






in caso di 1000esimo ospite non identificabile (ospite) i premi saranno devoluti in beneficienza ad associazioni underground.

sponsored by Gruppo Test your might, General President corporation: Scorpion, operative publishment: Liu Kang, Agent Provocateur al Fashion: Sub-zero, General bitch of JavaScript: Sonya.

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domenica 6 maggio 2007 - ore 23:29


fedeli alla linea
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975.Il socialismo era come l’universo:in espansione.La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre.Le risposi che i Giacobini avevano ragione e che,Terrore o no la Rivoluzione Francese era stata una cosa giusta. La maestra non ritenne di fare altre domande. Ma abbiamo anche molti ricordi Di quel piccolo mondo antico fogazzaro:- l’astronave da trecento punti di Space Invaders- Enrico Berlinguer alla tv- le vittorie olimpiche di Alberto JuantorenaIn nome della Rivoluzione Cubana- i Sandinisti al potere in Nicaragua- il catechista che votava Pannella- gli amici del campetto passati dalle MarlboroDirettamente all’eroina alla faccia delle droghe leggere- i fumetti di Zora la vampira porno e la Prinz senza ritorno- il referendum sul divorzio e non capivamo perchéSe vinceva il No il divorzio c’era e se vinceva il Si non c’era- Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese- i Van Halen- la prima sega- la vicina di casa, un travestito ai più noto come Lola che Mia madre chiamava Antonio con nostro sommo sbigottimento- Jarmila Kratochivilova- il Toblerone, qualcuno sa perché- una scritta degli ultras della Reggiana dopo il raid aereo americano su Tripoli negli anni ottanta.Diceva: "grazie Reagan, bombardaci Parma"- e poi la nostra meravigliosa toponomastica:Via Carlo MarxVia Ho Chi MinhVia Che GuevaraVia Dolores IbarruriVia StalingradoVia Maresciallo TitoPiazza Lenin a CavriagoE la grande banca non più locale con sede inVia Rivoluzione d’Ottobre- e infine il mio quartiere, dove il Partito Comunista prendeva il 74% e la Democrazia Cristiana il 6%

robespierre - Offlaga disco pax






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giovedì 3 maggio 2007 - ore 23:24


primo giorno (con le betulle stronze e robomerd)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


capitolo 1 -
da un pezzo mi ero abituato a rimanere a letto, la mattina mi svegliavo presto e poi per ore me ne restavo li a guardare il soffitto. poi alzavo un braccio e gustavo il piacere di una piccola fatica, osservavo la mano e muovendo le dita disegnavo nastri colorati. alcuni rimanevano impigliati sul mio dito così innervosito e stanco ributtavo giù il braccio. Quella mattina mi svegliai di buon umore, attraverso le tende filtrava una bella luce, così decisi di muovermi prima del solito. Era comunque troppo presto per cominciare a pensare. In quel periodo pensavo abbastanza da guadagnarmi da vivere così decisi di prendermi un giorno di ferie. Tirate le tende esaminai la giornata, si trattava di un bellissimo preludio alla primavera, le solite cose: uccellini che cantano,fiori che sbocciano,insetti che danzano. Tutto il verde tremava godendo al tiepido sole.
Terminata la lunga colazione, fatta di caffè e due sigarette, buttai nello zaino il necessario per una puntata solitaria nel mondo.
Ma dovevo ancora decidere dove andare e non era una decisione che intendevo prendere così su due piedi. Inoltre il trambusto dei preparativi mi aveva stancato. Così scesi in cortile sorseggiando un long island, ottimo dopo la colazione e fissai l’amaca tra due grandi alberi gemelli. erano due bellissime betulle tutte prese a far strofinare tra loro le foglie appuntite.
Mi addormentai dopo quattro pagine di Così parlò Zarathustra...

Quando mi svegliai pioveva sangue, o almeno era quello che pareva a me. Ma mi sbagliavo perché erano le betulle a mollare quella brodaglia rossa, piangevano? Non feci a tempo ad approfondire perchè mi rivolsero la parola - il mondo come lo conoscevi è finito – mi guardai attorno, erano proprio le foglie a parlare e ce l’avevano con me. - care betulle piangenti, a parte che mi avete sbrodolato addosso la vostra merdosissima sbobba rossa, io del mondo non so proprio un cazzo – cercai subito di fare il duro, e grazie al risveglio poco grazioso mi veniva bene.
- stupido umano non ti rendi conto ancora del cambiamento che è avvenuto – dissero le foglie con lo stesso tono di prima, - può essere, - dissi io spavaldo - cosa è cambiato? – i tronchi delle betulle si smossero violentemente, come un cane che si sgrolla dopo il bagno. Mi aggrappai stretto all’amaca cercando di rimanere in equilibrio, e alla fine come una cozza attaccata allo scoglio non mollai la presa e restai su.
Mi guardai attorno, in effetti un po’ di cose non quadravano. C’era un gran silenzio, era scomparso il ronzio continuo del traffico della statale, gli uccellini non cantavano e i gufi non gufavano più. Il vento aveva smesso di alimentare l’orgia primaverile, tutto sembrava immobile. Notai quindi subito i personaggi che a varie distanze avevano preso posto, ad un occhiata veloce parevano tutti presi a recitare una piccola parte di una recita alquanto scadente. Il direttore della fotografia doveva essere un tantino psicopatico, il cielo aveva un colorito tra il viola e il marrone, come se qualcuno lassù avesse avuto problemi di stomaco e ora una grande cagata malata coprisse il sole.
Le betulle presero a scuotersi più nervose di prima, - stupide troie! – ebbi il tempo di urlare, poi mi fecero cadere dall’amaca. Non ne restai particolarmente incazzato però. Il prato era coperto da bonsai di canapa indiana, e dal profumo intenso che viaggiava raso al terreno sembrava buona. Le piantine erano sproporzionate, foglie a sette punte piccolissime con fiori giganteschi. Mi guardai attorno, tutto il prato ne era pieno. Tutto sommato questo particolare manto erboso mi aveva tirato su di morale. Mandai affanculo le betulle, e mi diressi verso quello che dalla distanza pareva un water con uno sturacessi enorme piantato dentro. Avvicinandomi vidi che si trattava di Robocop che stava cagando. Pareva morto, ritto nella sua posizione a L, non si muoveva. Mi spaventai un po’ quando disse: “deponga le sue armi a terra e alzi le braccia” pareva la registrazione di una segreteria telefonica, infatti alla fine ci fu un biiip. La cosa mi turbò, ma feci finta di niente e frugandomi nelle tasche trovai il mio pacchetto di sigarette. Cercai di mantenere un’aria indifferente, pensavo a qualche stronzata da sparare per attaccare bottone quando lo sbirro robotico disse - conterò fino a dieci. Se non depone le armi sarò costretto ad aprire il fuoco. Uno, due, tre…
- occhei occhei depongo subito – frugai nell’altra tasca e trovai lo zippo, lo appoggiai a terra e alzai le mani in segno di arresa.
- bene ora si spogli – disse Robocop con una voce ambiguamente simile a quella di Maria De Filippi. - oh robocop non è che sei frocio? A queste parole la spietata macchina da guerra urbana, l’arma potentissima della polizia metà robot metà maria de filippi, si tolse la visiera e scoppiò in lacrime.
Io non dissi niente, e sinceramente nemmeno a pensarci cent’anni avrei trovato qualcosa da dire a uno sbirro che caga in un water nel mio giardino. Raccolsi l’accendino da terra e mi allontanai indietreggiando pian piano.

In un angolo poco distante c’era un tipo che fumava una sigaretta e fissava qualcosa oltre la siepe. Decisi in quel momento che la mia missione primaria sarebbe stata quella di capire un po’ meglio che cos’era successo al mondo, Robocop non mi era stato di grande aiuto e ora il personaggio più tranquillo mi sembrava proprio il tipo che avevo davanti.
Esaminai l’elemento che ormai avevo raggiunto, lui forse non mi aveva notato perché continuava a sbirciare tra le foglie della siepe. Portava un paio di pantaloni a zampa neri, scarpe rosse lucide. Sopra una camicia awayana stile Acapulco con grossi fiori rosa e arancione. L’aspetto era di un tipo ok, almeno negli anni 70, aveva folti capelli afro e basette enormi e ben curate. Portava un paio di occhiali neri squadrati che coprivano gran parte del volto. La bocca stretta e il naso arricciato come se i denti di un barboncino gli stessero mordendo le palle. cercai di fare il simpatico.
- ciao amico! - lui mi guardò di sbieco, tirò su con il naso e mi sputò su una scarpa.
Non sembrava pericoloso così ricambiai. Ma mi sbagliavo. “mi chiamo john krauser e ora tu morirai” e in quello tirò fuori con un ampio movimento circolare del braccio una .38 Smith & Wesson. Non sapendo cosa fare lasciai lavorare l’istinto, tirai fuori dalla tasca l’accendino e con una rapida mossa di mani l’agganciai allo spray per l’allergia. In pochi secondi ero in possesso di un arma, si meno letale della sua, ma con un fattore sorpresa che poteva funzionare. Prima che avesse il tempo di premere il grilletto sparai un fiammata orizzontale che non lo raggiunse, la fiamma di rinculo raggiunse però il mio pizzetto che prese fuoco in una vampata. Subito un forte odore di peli di pollo bruciati si piazzò tra me e krauser. John krauser sorrise e facendo rollare la pistola tra le sue tozze dita la rimise a cuccia.
- sei in gamba ragazzo, - io cercai di sorridere ma il fatto di ritrovarmi senza peli e la sensazione di aver fatto una figuraccia mi demoralizzò. In un certo senso avrei preferito che mi avesse sparato. John voltatosi di nuovo verso il cespuglio mi rivolse nuovamente la parola. - ora basta stronzate figliolo, non ho tempo da perdere. -
Ormai ero in gioco. - mi serve una cartina poi vado - dissi piano; lui si frugò le tasche e tirò fuori un pacchetto di rizla - tienile tutte, quando avrò finito con questi stronzi ti raggiungo, ho un paio di cosette da dirti - Presi in mano le cartine e avvicinandomi guardai tra i rami della siepe. Dietro in una sdraio pieghevole un orso bianco stava disteso a pancia in su, portava ancora le pinne. Ai piedi della sdraio partiva una lunga serpentina che percorrendo una montagnola in salita raggiungeva una grande piscina. Trovando tra le foglie della siepe spiragli più grandi riuscii a vedere in cima alla collina un gruppo di orsi che sembra preso in una lite furibonda. La mia attenzione tornò subito però sull’orso bianco che appoggiato un fusto da 25litri di coca cola a terra, aprì il muso all’aria ed emise un segnale in lingua orsesca. Alle mie orecchie umane però il segnale parve il rutto più bestiale mai sentito sulla terra, e il forte odore di coca cola mista a miele mi fece venire più di un dubbio sul metodo comunicativo adottato. Gli orsi sopra smisero di cavarsi il pelo a morsi.

La scena avrebbe buttato a terra il morale del peggior hippy strafatto di acidi della terra, ma qualcosa di più grosso si prese tutta la mia concentrazione. Cominciai ad avere una sensazione tremenda. Il mondo intorno a me era completamente cambiato ma io non riuscivo a sbalordirmi. Da un’altra parte stava cominciando una rivoluzione. Nel mio io interno, nel cantone del mio io intestinale, qualcosa di arcano cominciò a muoversi e percepivo chiaramente che voleva uscire. La missione era ardua, ma i tempi stringevano. Mi avvicinai nuovamente a Robocop, che in quel momento sedeva sulla mia unica via di salvezza. Chissà da quanto tempo è seduto sul quel cazzo di water pensai. Dovevo assolutamente far smuovere le sue chiappe metalliche, così cercai di essere il più gentile possibile, - mi servirebbe di provare un attimo quel cesso amico, ho i crampi allo stomaco… quanto hai ancora? – Robocop si era rimesso la visiera ma intuivo dall’espressione della sua bocca che qualcosa nei suoi ingranaggi non doveva funzionare. – non riesco a farla. – rispose con la sua voce da trans. Quel suo timbro vocale clonato alla voce di Maria De Filippi mi metteva i brividi. Mi venne in mente che in casa tenevo delle copie di Novella 2000, ottime come lassativo. Ma la mia casa, con il mio cesso e tutto, non c’era più. Notai solo in quel momento che in effetti solo le betulle con l’amaca facevano parte di qualcosa di familiare. Il luogo in cui mi ero svegliato era si un giardino, molto simile al mio, ma diverso nelle fondamenta. Tutto ciò risultava molto strano, la sensazione di essere comunque a casa non mi aveva mai abbandonato fino a quel momento. Avrei chiarito tutto più tardi però, dovevo prima cagare.
Un rumore tipo biglie lanciate contro una padella dissolse i miei pensieri. Robocop finalmente l’aveva fatta. – grazie, - disse sorridendo. – e di che – risposi.
Dal culo del robot partì un getto d’acqua potente, un turbine frenetico di schizzi e fontanelle lavorarono per alcuni secondi. Era il sistema di lavaggio.
Appena Robocop si spostò posai le mie chiappe sulla gelida tavoletta, come un esplosione che libera una diga un attimo prima di straripare mollai i freni. La botta fu qualcosa di disumano, una forza extraterrestre mi lanciò a qualche metro dal cesso, con la faccia appiccicata a terra e con il culo ancora all’aria vidi la creatura uscire dal water. – mi chiamo merdacop – disse.
Ero felice. Tirai su i pantaloni e corsi verso robocop abbracciandolo, - è un maschietto! – sussurrai piangendo.
Continua….


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sabato 28 aprile 2007 - ore 03:04


il mio dio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Hunter S. Thompson
e poi c’è cristo, John Fante; e gli apostoli bukowski, knut hamsun, lansdale, benni, pennac, ammaniti, bulgakov, orwell, calvino, wilde, poe, marquez... dodici se non sbaglio. e poi i santi, steibeck, philip k. dick, asimov, patrik suskind, isabel allende, alessandro baricco, céline, tolkien, agatha christie, hemingway, jack london, william golding, alexandre dumas, stevenson, dino buzzati, gunter grass...

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giovedì 26 aprile 2007 - ore 12:42


no title
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si trattava del mio classico colpo di genio, l’idea mi arrivò dritta, senza contorte evoluzioni mentali. Mi alzai lentamente. Mi sentivo mille occhi puntati addosso, anche se in realtà li dentro eravamo in nove, cervello di latta escluso. In quel momento per la prima volta incrociai lo sguardo del robot. I suoi “occhi” erano pieni di vita, potevo vederci dentro il mondo. E cazzo, giuro che mi fece pena.
Il robot stava al centro della stanza, le braccia meccaniche con le mani gelide e immobili come il marmo, legate da un filo elettrico, teso verso un buchetto sulla parete. Sembrava stesse pregando il suo dio. Un insieme di bit primordiali doveva passare in quel momento, a velocità ottica, attraverso le vene di quell’ammasso di pistoni e valvole. E anche dentro di me sentivo il sangue, fluido scivoloso, con migliaia di globuli rossi e bianchi che danzavano a ritmo tribale. Sentivo di essere in sintonia con quell’essere, e ne condividevo ora ogni frequenza.
Camminai piano verso il centro della stanza. Mi fermai a pochi passi dalla scatola di bulloni e, fissandone il cranio arrugginito, alzai le braccia al cielo. Abbassai con uno scatto acrobatico la testa, e guardai la punta delle mie scarpe. I capelli mi coprivano completamente il volto, nessuno fiatava. Era certamente la più scadente delle interpretazioni fatte fino ad allora, ma era giunto il momento di recitare la mia parte, e di come figurasse ormai me ne importava ben poco. I presenti comunque ne restarono abbastanza colpiti.
Urlai: - Tu! Figlio del demonio, essere ripugnante, sgorbio di ferro putrido!
A queste parole il robot emise una serie di suoni sgradevoli. Onde cibernetiche ingrigite, poi d’un tratto mille colori. Tentò uno scatto in avanti, ma fu più un barcollare alcolico che una reale presa di posizione. Fortunatamente i fili metallici lo ressero in piedi. La gente attorno cominciò a ululare, come cani pazzi inveivano contro l’apparecchio robotico. Allora presi coraggio e dissi al robot:
- Conosci le Tre Leggi della Robotica? – per la prima volta sentii la voce metallica di quel povero essere.
– Le conosco. – rispose sicuro. Un led luminoso palpitò per qualche secondo. I porci ululanti si erano calmati e ora ascoltavano concentrati la nostra conversazione.
– Perché sporco ammasso di ferraglia saldata, nonostante tu ammetta di conoscere le Tre Leggi della Robotica, non funzioni come dovresti? – io continuavo a guardare le scarpe, con le mani in aria.
Non sentendo nessun tipo di risposta alzai lo sguardo e vidi le sue labbra stereofoniche muoversi, non emetteva alcun suono. Gli astanti si innervosirono e subito cominciarono a urlare – Voceee! Voceeeeeee! Volumeeee… - poi silenzio. E subito: - Manca l’audiooo! – disse il più sveglio.
Una rotella sulla pancia del robot fece un paio di scatti in senso antiorario e la voce tornò.
– Scusate, ero andato in stand-by. – a queste parole ci fù il delirio. Tutti corsero verso il robot, travolgendomi, brandendo chi un martello, chi una sedia, chi un crik, chi una mazza da baseball. Cominciarono a menare fendenti. Lo scuotevano a suon di mazzate, urlando e bestemmiando. Scimmie imbestialite. Uno di loro arrivò tutto contento con una tanica di benzina in mano. Un tipo grasso, probabilmente il padrone di casa, fiutato il pericolo cercò con uno scatto di fermarlo. Ma anni e anni di poltrona avevano indebolito le sue flaccide cosciotte, cadde e mentre si rialzava, il pazzo lanciava una spruzzata di combustibile e sputava fuoco con una saldatrice. Una fiammata blu potentissima e veloce carbonizzò mezza stanza. Mi alzai a guardare, il robot non era ignifugo.
Uno dei presenti, per metà carbonizzato sentenziò: - Quando si rompono vale la pena cambiarli subito, inutile cercare di aggiustarli – ci fu un generale scambio di sguardi, seguito da un lungo applauso. Il ciccione aggiunse – Domani vado nel GCC (Grande Centro Commerciale) e ne compro uno più grande! – sembrarono tutti soddisfatti, ma uno di loro con l’erre moscia disse – e la parrgtita dove la guarrghiamo? – il ciccione squadrò tutti i presenti dal basso all’alto e alla fine si fermò su di me, mi fissava e sogghignava. – Merda – dissi io. Il porco mi indicò e urlò: - Da Marcooooo!!!!
Corsero tutti fuori dalla porta, poi sulle macchine, poi a casa mia.
A guardare la partita sul mio robot tv.

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martedì 17 aprile 2007 - ore 01:39


fatalities
(categoria: " Vita Quotidiana ")


stamattina mi hanno tolto tre nei, all’inizio (come stabilito da visita precendente) dovevano essere due. ma siccome la dottoressa non aveva fatto le foto dei nei 2 nei da togliere il chirurgo per non sbagliare me ne ha levati tre brutto il suo ratto. due sulla schiena e uno sulla gamba destra, beh la differenza tra due o tre loro mica la sentono ma io sono qui che canto di gioia con i punti che tirano maledettamente. macellai.



poi oggi ho guardato la tv, dopo cena. era da un bel po’ che non lo facevo, non guardo più nemmeno i simpson. solo i telegiornali delle 13 e delle otto di sera perchè costretto, beh il punto è proprio questo: oggi ho guardato qualcosa di diverso da un tg alla tv dopo parecchio tempo. e cosa scopro? sorpresa delle sorprese
su italia1 le iene mi spiegano prima cosa è realmente accaduto a milano nel quartiere cinese, e poi cosa è realmente accaduto nello stadio della roma un paio di settimane fa. molto interessante, tutti e due i servizi smentiscono totalmente con testimonianze e prove video molto chiare gli stessi fatti raccontati dai telegiornali. poi su rai2 fanno una interessante puntata di voyager sugli ufo, niente di che ma divertente e ben fatta. poi metto su canale cinque per sbaglio e sta cominciando matrix, puah penso subito chissà con cosa ci farà divertire il birbo mentana, vallettopoli forse? ma no! non credo ai miei occhi mega puntata inchiesta sul’11 settembre, e incredibile ma vero tutto parte da un articolo pubblicato su le monde (quotidiano francese) ieri: la francia rende pubblici gli archivi segreti sulla questione 11 settembre, i servizi segreti francesi mesi prima degli attentati terroristici sapevano tutto, e aveva avvertito la cia.
parte qui una puntata incentrata sulla teoria dei complottisti, molte cose già lette su libri e internet a partire dal 2002. interessante però perchè aggiunge nuove testimonianze che vanno ad arrichire la già molto solida teoria del complotto, e soprattutto lo fa sulla tv del berlusca amico di bush. come dire 5 anni di ritardo ma meglio tardi che mai. poi va be finisce metto su rai1 e c’è vespa con ospiti sensazionali, immancabile alba parietti, puntatona di porta a porta sulle gambe delle modelle, divagazioni sul modo di camminare dagli anni 50 ad oggi. spengo e vado a letto.

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venerdì 13 aprile 2007 - ore 01:08


evento
(categoria: " Vita Quotidiana ")


fagiolata’s contest
contest di preparazine artigi-anale, anale nel senso che il punteggio verrà espresso in scorregge.
ricette segrete, fagiolate tramandate da generazioni, nuove sensazionali scoperte; tutto questo è ammesso. la fagiolata dovrà essere presentata in padella o pentolone, con o senza coperchio. nessun limite sugli ingredienti, purchè siano a norma CEE, quindi sono escluse sostanze psicotrope che possono influenzare la giuria, nonchè i loro buchi del culo.
è tassativamente obbligatoria per un buono svolgimento del contest la presenza di un giudice scelto per le qualità attitudinali quali la capacità di ruttare come un cristiano. nonchè la presenza con relativa scorta di almeno 50 fusti di buona birra tedesca, pro capite.
In base agli accordi internazionali sulla produzione di suoni polifonici per via rettale sarà consentito l’uso di scorregge fino ad un massimo di 110dB
è severamente vietato, per assegnare la votazione, l’uso di scoregge decretate pericolo per il genere umano nel trattato di Parigi del 1952. in particolare fenomenti quali:
LA SCORREGGIA DEFLAGRANTAE VULCANICA
LA SCORREGIAE SILENTI TOSSICAE
E LA SCORREGGIA HUMIDAE ALONATA
tali comportamenti saranno puniti con la castrazione genitale per via dentale con esecuzione diretta.

il divertimento e il godimento per gli amanti dei fagioli alla john wayne è assicurato!

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