BLOG MENU:


Noel, 30 anni
spritzino di Canton, Saccolonchester
CHE FACCIO? f***ing genius
Sono middle

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


STO LEGGENDO



HO VISTO

















STO ASCOLTANDO

Pornopilots


Oasis


Neil Young


Kaiser Chiefs


Status Quo


ABBIGLIAMENTO del GIORNO







ORA VORREI TANTO...







STO STUDIANDO...





OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


1) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
2) La Musica. Viaggiare con la mente sulle note di una canzone, sentirsi parte di un' idillio di melodie, cullati dalle onde o a cavallo di un fulmine. La Musica, che è emozione allo stato puro, è il sesto senso che si risveglia, è il sogno che prende forma...
3) la barretta di cioccolato lindt con nocciole intere
4) ...aprire gli occhi e ritrovarsi a suonare sopra un palco davanti a 10.000 persone...



BLOG che SEGUO:


Che se ne d’ika...
Ika80

Bastone della mia vecchiaia
forse.
Sweetwine

Brigitte Bordeaux
marzietta*

I wanna be adored (you’re my sunshine
you’re my rain)
Trilli

Dr. House
Fresh77

Uomo del nord
spirito celtico ombre nostrane
Grezzo

C’è sempre una sagra a Pontelongo
Dinasan

Rock vs Salsa
Israfel

Sixties rulez!
Daunt

Perdiamoci di vista
valeee

La mia vicina preferita
Toime

Rubano e dintorni
Tasha Thecrow79 Lyra Electra SaraRamp Ella Ivan Presoblu Big Stezzzag Beo Miscia Bale Tampax

Strawberry fields forever
^Alycia^

My brother from Memphis
SoloIvan

Noel Gallagher is god
Ronwood

Rogherò
Lucadido

Sterrato!
TIBIAPORNO

Le mejo feste
Dido

Pornocrew
Kittyrock Stoneroses tinkeRibes

Brighton!!!
Mist magicpie

Rock’n’roll never stop
MadeInPoP

Pasta di Checco rulez
Momo

Avrà la testa fra le nuvole
Kitri

Indovina?
Lorenza

Voglia di Spagna
Sabry8

Farà i soldi vendendo le mie foto su Ebay
estate84

Sempre Blur cuea!
Vampina

Dirama convocazioni
saggiosayo

Manic Street Edinburgh
dramaqueen

Veramente compaesana
pinkie82

Veramente (quasi) compaesana
la_vale

Pic-nic!!
Cesca-80

Noi
paladini delle tradizioni venete
Sortilegio

Poetessa notturna
Follia

Piumetta veneziana
Ninfea

Wanted
Parakalo

La "bagiur"
Elila

Ci divertiamo con il Baluba Shake
Hey Lara

Il Maestro da Liverpool
Beat Shop

A boy from Mars
enjoyash81

Mi spettina
Chobin

Spade e tiramisù
Kherydan

Sceriffa e vice sceriffa
Aeris82 Skkizzo

Nelle notti thienesi
cooldemon silvermoon

Maybe Tomorrow
giglio1982

Sono il suo amante
segreto soprattutto
Brividoom

Claddagh
Eimar

Assomiglio ad uno dei Ramones?
Sicapunk

Dal Baffo a Pontelongo
M4C1 Hell En Fornatore

Hello
Manchester!!
MacBass Lì80 Gigio9 gwyneth Daisychain Pennylane* moise80 Ape StandByMe Panthy Wonderwall Barto albo2001 morning kidd Liuk78 Liama Righe

All I wanna do is rock
kriss80 MANUger neeka mayamara frank_xy Vinzo ilBello TeleJD Bonehead Thyvoice Zilvio Ayeye Fabio biondyno Zoso83 mrmajick mrsick KillerCoke Blond MetallicA

Questioni di DNA

Ramones.77 Molectra Kais fAiRy* albicocca Blondy Glendida SoundPark El Guera

All around the world

*Daphne* 82@ngel Akarui alex1980PD Animanera Biomelo BUBAJENNY Cescafra87 Clarice Danyasroma Departure Detta Doggma ely6_it Emiglino er_mako Fastidio83 Gaia_hc Goldrake GreatFang Hopeandme Isapio Jam Jorg Kikina Kissa Lisettina Lleyton Maraska Megghy_meg MissMeMe morandaz nouse86 Paghy Pogues! Porcaboia RadelFalco Renato revo salsa Sevan Shamee Silla Silvia585 Siriasun Smack stanziche Starplatin Stellahc tobor Vicky_80

BOOKMARKS


Fantascienza
(da Scienza e Tecnica / Riviste Scientifiche )
L'ultimo Samurai: Hidetoshi
(da Sport / Calcio )
Omar Pedrini
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Miura
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
città fantasma
(da Pagine Personali / HomePage )
OasisItalia
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Enciclorobopedia
(da PC e Internet / Acquisti )
ANTI JUVE
(da Sport / Calcio )



UTENTI ONLINE:




(questo BLOG è stato visitato 44654 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]

APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30



Take the time to make some sense
Of what you want to say
And cast your words away upon the waves
Sail them home with acquiesce
On a ship of hope today
And as they land upon the shore
Tell them not to fear no more
Say it loud and sing it proud
Today...

And then dance if you want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let us understand
We’re all part of the masterplan

Say it loud and sing it proud
Today...
I’m not saying right is wrong
It’s up to us to make
The best of all the things that come our way
Coz everything that’s been has past
The answer’s in the looking glass
There’s four and twenty million doors
On life’s endless corridor
Say it loud and sing it proud
And they...

Will dance if they want to dance
Please brother take a chance
You know they’re gonna go
Which way they wanna go
All we know is that we don’t know --
How it’s gonna be
Please brother let it be
Life on the other hand won’t let you understand
Why we’re all part of the masterplan



SONDAGGIO: KAISER CHIEFS VS FRANZ FERDINAND


Quale tra queste due band preferite?

Kaiser Chiefs perchè sono fighi
Franz Ferdinand perchè sono fighi
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre gli Oasis e ascolto solo loro
Nessuna delle due, i più fighi sono sempre Checco e la B.BAnd e ascolto solo loro alle sagre
Rock’’n’’roll merda... dovevi fare un sondaggio MondoMarcio VS FabriFibra

( solo gli utenti registrati possono votare )

mercoledì 17 settembre 2008 - ore 21:01


Capitan Verderame E I Mostri Del Soco
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Se fossi in grado di disegnare bene con la china, mi dedicherei a fumettare le avventure di Capitan Verderame, un supereroe dallo spirito celtico, paladino di nostra madre Terra e difensore delle Alpi e delle loro tradizioni. La sua identità segreta è conosciuta da pochi fedeli, si sa solo che prende energia dall’aria fresca di montagna, dal verde dei boschi, dal succo alcolico dell’uva e dalle birre rosse doppio malto.
Pare che l’unico punto debole sia l’acqua, ma bisogna fargliela bere, cosa che neanche Lex Luthor è ancora riuscito a fare.
Il mostro della Storta?

Essere poveri non è una colpa, ci mancherebbe. E’ il credere di esserlo che non capisco, il costringersi a fare una vita troppo accorta, il dover rinunciare a tante occasioni per quella che temo essere più una mania che una reale necessità.
Sono io troppo splendido?
Nessun stratagemma ha funzionato, ne calarsi come il nano Tom di Mission Impossible, ne travestirsi da fajan storpio predicante la fine del mondo. Anche perché un fajan così grosso sarebbe l’obbiettivo ultimo d’ogni cacciatore e dalle nostre parti non ce ne sono mica pochi.
“Volevo solo dormirle addosso”, un film che rispecchia per certi versi ciò che sta capitando in questa realtà bizzarra che chiamo “lavoro”. Certo che è uno spreco limitarsi a dormire addosso a Cristiana Capotondi.
Mi spaventano un paio di sere sedentarie consecutive, non è da me.
Confermati un paio di giorni di ferie collettive, un venerdì ed un lunedì, sarebbe quasi da organizzarci qualcosa.
Una muta da calcetto in regalo? Colore viola Fiorentina? Boh, ok, anche se non so bene come sfruttarla, di sicuro, visto il colore, a teatro non ci andrò… non ci andrei lo stesso, in braghette corte.
Soco sì, Soco no, Soco ma. Alla faccia delle priorità.
No, non credo che un uomo possa mettersi a giocare a “Pet Society“ su facebook. A meno che.
E’ il colmo, per una donna miope che porta gli occhialoni da ormai 54 anni, rischiare di perdere l’occhio che vede meglio... purtroppo s’era capito che questo è il suo anno di magagne. Porco il cane.
Tanto lo so che finirò all’inferno, nonostante ci siano in giro figure porche più porche di me.
“In fondo Dio cos’ha? Gli Inspiral Carpets e le suore"

“This Is How It Feels - Inspiral Carpets“

Husband don’t know what he’s done
Kids don’t know what’s wrong with mum
She can’t say, they can’t see,
Putting it down to another bad day
Daddy don’t know what he’s done
Kids don’t know what’s wrong with mum

So this is how it feels to be lonely
This is how it feels to be small
This is how it feels when your word means nothing at all

Black car drives through the town,
Some guy from the top estate
Left a note for a local girl,
And yet he had it all on a plate

So this is how it feels to be lonely
This is how it feels to be small
This is how it feels when your word means nothing at all

Husband don’t know what he’s done
Kids don’t know what’s wrong with mum
She can’t say, they can’t see,
Putting it down to another bad day

So this is how it feels to be lonely
This is how it feels to be small
This is how it feels when your word means nothing at all

So this is how it feels to be lonely
This is how it feels to be small
This is how it feels when your word means nothing at all


LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK



lunedì 15 settembre 2008 - ore 21:13



(categoria: " Vita Quotidiana ")


E’ finita un’estate ed è stata colpa mia che mi sono iscritto a Facebook.
Figurarsi cosa sarebbe successo se mi fossi iscritto pure a MySpace...
Kung Fu Frank? Ma Frank non è un cane? No, cane no. Forse è un Panda.
Gli occhi spiritati tipo tigre scorbutica, il classico di una sveglia mattutina con la luna di traverso.
La maledizione de “Les Invalides”... casso, sapevo che non ci dovevo andare... ma mai avrei pensato ad un’invasione di storpi di tale portata...
Mi consolo con le rotelline alla liquirizia.
Baretti unz, quasi padroneggio il Terraglio, mi chiedo come si possa andare avanti tutta una sera a farsi prendere in giro di continuo: sono perplesso per tanta e costante sottomissione.
Forse l’abbiamo un po’ chiamata al nostro sfortunati amico.
Mai andare per centri commerciali di sabato pomeriggio soprattutto se piove.
Tutte auto tedesche, fatalità, a prendersi il dito medio o il doppio dito britannico.
La sagra di Arzerello, c’è una ragazza inglese che non ha mai provato l’esperienza del baraccone..
Trovarsi a Londra o trovarsi a Piove di Sacco... è indifferente ormai!
Che belli Ciaci e Vic!
Quasi come gli sposi che irrompono nella sagra bagnata, per cui fortunata.
Nel Kent bruciano la foto del papa? Come aveva fatto Sinead O’Connor?
“She is a crazy irish!”
Consigli per una risposta da dare ad una domanda rossa: sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì! Sì!
La pesca di beneficenza diventa una gara di hula hoop in canonica. Come farà a starmi una sedia di plastica in bagagliaio? Taci che Checco ha fatto il corso di “incastri impossibili”.
S’inaugura la nuova gestione dello Sherlock (un’altra ancora?), nessuno però ha pensato bene di avvisarmi che era una serata a base di latino americani vari. Il giubbetto nero in pelle è come un’etichetta che ho addosso con scritto “questo non è posto per me”.
I saluti del dj, proprio su una canzone a caso, i miei amici mi guardano come uno che bazzica abitualmente in queste situazioni... anche no, eh!
Non si trovano ballerini di salsa. Avete provato su Ebay?
Certo è che io non voglio ritrovarmi a 40 e passa anni ad andar in giro con le camicie aperte sullo stomaco, gli orecchini, con i pochi capelli rimasti, lunghi, raccolti in un codino, a ballare a piedi scalzi e a petto nudo sopra i tavoli, provandoci con qualsiasi cosa si muova.
Aprire gli occhi pesti e trovare un invito per un caffè e biscotti scozzesi ultra burrosi, è una buona maniera per cominciare una domenica...
Peccato per l’incombenza dell’ossobuco.
Il dolce al cioccolato non lo mangia nessuno, a parte gli ospiti golosi.
Il cane Giorgio sta da “cani” con il cappellino in testa.
Il cane Frank (sempre che non sia un panda) invece cucina “da cani” il tempura.
I miei genitori sono salvi, perderli per una scommessa sui capelli di Liam Gallagher mi sembrava un tantino triste, urca urca tirullero.
La piuma del fajan a Vejan, dove sennò?

Un pacco formato sms.
Lo slalom tra la gente per le vie di Grisignano, alle future mamme è concesso un abbigliamento fin troppo “casual”, in colonna non c’è altro da fare se non spiare attraverso gli specchietti quelli dietro che limonano duro.
Il nostro sostegno va all’asilo di Barbano, prima di presentazioni tardive e richieste d’attenzione.
I baracconi, il sostegno stavolta va alla pro loco locale, risultata, con le crespelle ai funghi, quella con il primo piatto più invitante.
“Stasera... sei bellissima...” L’approccio di un indispettito signore attempato, rivolto alla sua dama attempata. Fa freschino, meglio scaldarsi con un caminetto Montegrappa o con una grappa del montecaminetto?
La patata americana fa molto Soco.
Le noccioline tostate fanno molto Soco, nonostante i buchi nel sacchetto.
Per avere una corsia preferenziale ai concerti è meglio essere storpi piuttosto che sdentegati.
Un weekend di merda a causa del “rutto” tempo? Le nuvole avevano digerito per bene.
“Il progressivo farsi di un pensiero”, l’importante è mettersi a scrivere.
Email dal cuore della notte, tra una poppata e l’altra, i tre ometti di casa obbligano la loro mamma a questi orari.
Lucido scafandri, scelgo kimoni, misurerò strade con un metro da sarta.
Canzoni monche? Da non crederci.
Che fresco, mi sono lasciato impressionare un po’, non ce l’ho proprio fatta a non prendere la macchina stamattina.
I colori di questa giornata mi sono sembrati già più sbiaditi.

“Come Back To What You Know - Embrace”

Come back to what you know,
Take everything real slow
I wanna lose you but I can’t
Let you go.

Before you interfere
Let me make it loud and clear,
that you got no more to prove.
I’m a fool.

So take it easy on yourself,
There’s nothing new about regretting how you felt.
I’ll never let you down,
Or ever feel the way that I’ve been fearing now.

Coming back to what you know won’t mean a thing.
Everything that you’ve done keeps you from me.
Now I know that I need more time,
Come back and let me see you’re right.
I’m coming back to what you know,
Cos I know that I need it now it’s gone.
Now I know that I need more time,
Come back and let me see you’re right

So hang on to what you’ve got,
keep it safe.
Hang on to what you’ve got,
Keep it safe from harm.
You’ll find.
There’s nothing new that we can’t leave behind.

Come back to what you know,
Take everything, real slow,
I wanna lose you but I got,
Far too high
To let go
Now the demon in me knows,
What I knew so long ago

Coming back to what you know won’t mean a thing.
Everything that you’ve done keeps you from me.
Now I know that I need more time,
Come back and let me see you’re right.
I’m coming back to what you know,
Cos I know that I need it now it’s gone.
Now I know that I need more time,
Come back and let me see you’re right.

So hang on to what you’ve got,
keep it safe.
Hang on to what you’ve got,
keep it safe from harm.
We got time.
We got time.

Coming back to what you know won’t mean a thing.
Everything that you’ve done keeps you from me.
Now I know that I need more time,
Come back and let me see you’re right.
I’m coming back to what you know,
Cos I know that I need it now it’s gone.
Now I know that I need more time,
Come back and let me see you’re right.

Come back to what you know,
Take everything real slow,
I tried to lose you,
But I got
far too close


LEGGI I COMMENTI (15) - PERMALINK



venerdì 12 settembre 2008 - ore 17:36


Lambret Twist
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Perché è venerdì e non posso non essere happy, sha la la.
Perché, nonostante essermi perso davanti la tv fino alle 2 di notte per rivedere Matrix, non sento la stanchezza (o quasi).
Perché inizia il weekend e conto di passarlo divertendomi.
Perché ricevo telefonate da un cellulare inglese, ma da suolo italiano.
Perché conto di vedere delle belle persone.
Perchè voglio spuntare liste.
Perché la gente si chiede ancora come mai sono un nostalgico dei sixties e tra qualche riga forse mezza idea qualcuno se la sarà fatta...
Perché guardo i cartelloni con la Valeriona Marini che pubblicizza una sottospecie di scooter che porta lo stesso glorioso nome della storica moto Innocenti e io li sbeffeggio.

Perché non le fanno più le pubblicità come una volta.


Perché non fanno più gli scooter come una volta e, francamente, io ho risolto il problema.
Perché forse stavolta mi laverò andando a casa.
Perché con sicurezza e con velocità in capo al mondo in un festoso girotondo la Lambretta in allegria vi porterà.
Perché questo è l’anno in cui trionfa il Lambret Twist.

“Lambret Twist – Quartetto Cetra”

“Oggi professori, che inventiamo?
“Inventiamo l’automobile?”
“Ma l’hanno già inventata!”
“E l’hanno parcheggiata?”
“No”
“E allora sorvoliamo…”
“E allora che inventiamo, che inventiamo?”
“Inventiamo il treno!”
“Ma l’hanno già inventato e mi dicono che è affollato”
“E allora sorvoliamo…”
“E che inventiamo, che inventiamo?”

Inventiam qualcosa che ti faccia strabiliar
un cocktail fatto di genialità
di dinamismo, di eleganza ,
di potenza , tutto quello
che può darti la felicità

Prendiam due ruote e le mettiamo qua
un bel motore che veloce va
poi ci mettiamo un bel fanale
ed un clacson dalla voce originale che ti fa
in ogni strada in ogni strada suonerà
scooter line nuova linea porterà
freno a disco freno a disco novità

mischiamo bene tutto quanto ed ecco qua
il motoscooter di gran qualità
con sicurezza e con velocità
in capo al mondo in un
festoso girotondo la lambretta
in allegria vi porterà

E dopo la lambretta che inventiamo?
Invenitamo il Lambret Twist!!

Lambret Twist in gonnellino balli il Lambret Twist
Con il codino balli il Lambret Twist
con le maracas tra le piante di banane
nelle notti indiane balli il Lambret Twist

Lambrettista lambrettista Lambret Twist
tutti in pista tutti in pista Lambret Twist
chitarrista batterista trombonista e persin
contrabbassista tutti insieme fanno il Lambret Twist

In riva al mare con il Lambret Twist
a lavorare con il Lambret Twist
anche all’altare con la sposa puoi andare
questo è l’anno in cui trionfa il Lambret Twist

Lambret ... Lambret Twiiiiist


LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



venerdì 12 settembre 2008 - ore 00:39


Auntsbook, Nephewsbook, Facebook
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Caffè: è una parola vasta.
Tanto da includere due succhi di frutta.
Dal pomodoraio, se l’ovoidale abbassa la serranda.
Ah beh, i maniaci feticisti che si succhiano il calippo guardando uno scooter Innocenti del 1961 non li avevo ancora mai visti.
Dove sono gli aviator? I piloti so dove saranno. Ombrellino e canna dell’acqua per l’effetto pioggia.
Chi è di origine francese e chi, forse, di origine libanese.
Gli anni dispari? Meglio dei pari. Non sono del 1978. Oh là!
Ai rompiscatole un punchbook dritto sulla loro facebook.
Odio, quando, per accennarmi un discorso, qualcuno inizia con “senza che ti arrabbi...”
Avete capito niente di quelli nati sotto il segno del Cancro.
Ma ho la luna buona.
Le zie che si occupano degli altri nipotini trascurando i nipotoni? Non va mica tanto bene, eh.
Il Fox Mulder con la barba... ahhh…. Quanto mi erano mancati gli X-Files!!!

Chi riceve messaggi da sconosciuti, risposte che non arrivano... per forza, amigo, se ci metti un’ora a comporne uno... dall’altra parte si stufano ad aspettare.
Stamattina mi hanno impedito di fuggire da qui: resto comunque preparatissimo come sempre.
Rimugino sull’ultimo geniale piano, “prendi i soldi e scappa”. Mi servono complici prima.
Non so, complici un paio di inviti e la mia curiosità di vedere alcune foto, ora c’è anche la mia faccia su facebook..
Sono molto diffidente.
Tutti sanno che sei amico di questo, che conosci quell’altro, compaesano magari del tuo dirimpettaio, moroso della tua amica, diplomata pure lei nel 2001 nella stessa scuola di tua sorella... e avanti.
Mi viene da ridere che le richieste di amicizia mi arrivino anche da chi fa fatica a salutarmi per strada. Conta fare numero, giusto?
Non voglio cani e porci, soprattutto porci, con il rossetto, che, Barak docet, pur pitturati, restano porci.
Una sconosciuta che mi ferma vedendomi camminare sotto i portici... Sono solo l’uomo giusto al distributore di cicche giusto e con la moneta giusta per cambiarle i 10 euro di carta.
Anche se la donna giusta era al distributore di cicche sbagliato.
Pacchetti in società, se questo è smettere...
Ritardo di qua, ritardo di là...
I gobbi? Perché fino a Verona quando ce li abbiamo anche noi qua a Padova? Le raccomandazioni da dare ai nipotini... mah... cosa si può dire ai ragazzini d’oggi?
Noi si andava in patronato fino alle 11 di sera, loro gironzolano per locali, piazze, disco e baretti fighetti fino a mattina.
Mi metterò le braghe della tuta, con l’elastico, così la pancia si dovrebbe vedere meno.
La fiera del ”gnocco”???
Noooo! E’ la fiera del “Socco”!!
Che mondo sarebbe senza zie?
Pa-papusse, Pi-pirelli.
I like riunioni che saltano, I don’t like entrare nella sale sbagliate ed interrompere gli alti livelli che confabulano.
E mi cagano poco perché non ho la camicia azzurra.
Finchè i loro sottoposti organizzano una cena di pesce in darsena.
Se non c’è tempo per un Cosmopolitan, lo si trova per un buon bicchiere di vino.
Pirati, nel galeone Molinari hanno sostituito il rhum con la sambuca.
Due tiri al pallone, io sono in pallone, io sono un Omar Pedrini sul campo.
La pillola rossa o la pillola blu, cosa avrebbe scelto Mork?
Le campane che suonano?
Provengo dalla stirpe dei “Campanari”, ovvio che son suonato.

”Girl U Want - Devo“

She sings from somewhere you can’t see
She sits in the top of the greenest tree
She sends out an aroma of undefined love
It drips on down in a mist from above

She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl
That u want

You hear her calling everywhere you turn
You know you’re headed for the pleasure burn
But the words get stuck on the tip of your tongue
She’s the real thing but you knew it all along

She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl
That u want

Look at you with your mouth watering
Look at you with your mind reeling
Why don’t we just admit it’s all over
Just the girl u want

She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl
That u want

She sings from somewhere you can’t see
She sits in the top of the greenest tree
She sends out an aroma of undefined lust
It drips on down in a mist from above

She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl
That u want

Look at you with your mouth watering
Look at you with your mind spinnin’
Why don’t we just admit it’s all over
Just the girl u want

She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl
That u want
She’s just the girl, just the girl


LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



martedì 9 settembre 2008 - ore 17:05



(categoria: " Vita Quotidiana ")


I prosecchi in autogrill, aiutano a trovare la giusta ispirazione per il bigliettino
Le classiche 2 gocce d’acqua. Che a momenti non si vede neanche la strada. E comunque scorgo l’antica Tikal.
Corbanese, la casa degli alpini, finalmente!
Evviva la mia nipotina che emana calore! Evviva tutti i morti in suo onore! Evviva gli Hippipippipi prima degli Hurràhurràhurrà!
Massa e Grossa? Non mi ero accorto che eravamo in quattro...
Où est le français? Dans la chatte de sa mère.
Ora mi sento più esperto di medicina interna, cateteri e affini.
Sempre troppo gusto da queste parti!
Beach Boys a manetta? Stavolta niente uccellini storditi.
Taglio l’erba o non taglio l’erba? Taglio! L’avanzare dei nuvoloni mi ha aiutato a stabilire il nuovo record della pista, prima di montare le ruotine rain e riprendere le corse su e giù tra l’orto e il prato.
Un trailer di un film che parla di... Handball??



Niente di serio, sarà tanto se verrà proiettato in qualche sottoscala.
Gente che non si fida di andar per sagre causa tempo bizzarro, destinazione Revival, per la pizza più grande che ci sia. Piacere, Tulli. Nella foto io ero dentro dal veterinario.
Il mutismo, poi le risate: eh sì, ho preso io il tronchetto, non quello della felicità!
Basta con le suonerie, che sembra un tavolo di adolescenti decerebrati.
Lunedì, che freschezza nell’aria, invidio chi lavora nel vicentino e oggi fa festa.
Non ascolto no, o meglio, non con entrambi gli orecchi.
Ma sento bene il nuovo singolo che gira in radio, nonostante il volume bassissimo imposto dal capo.
Un fan americano esaltato? Un inviato di Jay-Z? Povero Noel ammaccato, si parla di una costola e dei legamenti...



Quel ragazzo ha rischiato di prendersele per davvero, si sa che da Manchester non è uscito nessuno che non fosse abituato a fare a cazzotti.
A parte Gary Barlow. Che se le prendeva sempre.
Eco incentivi al lavoro? Incentivi all’esodo? Incentivi a mandare in giro curriculum.
Intanto si preannunciano alcuni giorni di ferie forzate.
Non procuro corde e sgabelli. Caffè invece sì, a volontà
Il ritorno dei chirurghi plastici Sean McNamara e Christian Troy, sempre tremendi.
Il ritorno del buon Fox Mulder, che ora si chiama Hank Moody e che, dalla caccia agli alieni, è passato alla caccia alle... passere. Ci sono rimasto male, quando ho riconosciuto Gracy, la figlia più giovane del signor Sheffield della Tata per intenderci, in quella ragazza disinibitissima. Sarà un’aliena. Si spiega tutto.
Non dovrò mai farmi Sky, sennò lo so che poi non mi schiodo più dal divano per guardarmi tutti i serial.
Lucio, il Battisti, su ogni canale, già 10 anni che non c’è più, ma le sue canzoni sembra esistano da sempre e per sempre.
Se il sacrificio supera le affinità…
C’è qualcosa che non va.

“Mi Ritorni In Mente – Lucio Battisti”

Mi ritorni in mente
bella come sei
forse ancor di più
Mi ritorni in mente
dolce come mai,
come non sei tu
Un angelo caduto in volo questo tu ora sei
in tutti i sogni miei
come ti vorrei, come ti vorrei

Ma c’è qualcosa che non scordo
c’è qualcosa che non scordo
che non scordo

Quella sera
ballavi insieme a me
e ti stringevi a me
all’improvviso,
mi hai chiesto lui chi è,
lui chi è
un sorriso
e ho visto la mia fine sul tuo viso
il nostro amor dissolversi nel vento
ricordo sono morto in un momento.

Mi ritorni in mente
bella come sei,
forse ancor di più
Mi ritorni in mente
dolce come mai,
come non sei tu

Un angelo caduto in volo questo tu ora sei
in tutti i sogni miei
come ti vorrei, come ti vorrei

Ma c’è qualcosa che non scordo
c’è qualcosa che non scordo
che non scordo

Ma c’è qualcosa che non scordo


LEGGI I COMMENTI (14) - PERMALINK



sabato 6 settembre 2008 - ore 17:37


Da Les Rivages De La Seine
(categoria: " Viaggi ")


La Ville Lumière, non contavo di vederla così a dire il vero, avevo immaginato altre situazioni, forse perse, sfumate per strada.
Mi è bastato rispondere sì ad un’idea buttata lì che mi sono ritrovato ad acquistare i biglietti aerei Marco Polo - Charles De Gaulle, in qualità di accompagnatore ufficiale di mia madre, il tutto per andare a trovare una sorella momentaneamente emigrata in Francia.
Sabato da bollino nero per le strade, mezzi alternativi sono possibili, borsoni stracarichi grazie anche agli oggetti da portare su, cappello di paglia in testa, mio padre ci saluta con il fazzoletto bianco dal binario 5 di Padova. Non c’è dubbio che sopravvivrà bene lo stesso anche senza di noi.
Da Mestre, l’ATVO per l’aeroporto, un po’ di colonna, niente, in confronto alla tangenziale.
Scalo veneziano strapieno di gente, tutte regolari le varie operazioni d’imbarco, si sale sull’aereo. Ero curioso di vedere la faccia di mia madre al decollo del suo primo volo... tutto ok, pensava peggio, attacca bottone con una coppia di Piazzola seduta accanto a lei finché io mi studio un po’ la guida.
Un aeroporto mastodontico, per fortuna la fermata del pullman è appena fuori, il tempo di montare che già si sentono odori forti, tipici di culture diverse e non necessariamente europee.
La gare de Lyon, la materializzazione di uno dei miei intercalari francesi, attendiamo pazientemente che qualcuna a caso ci venga incontro.
Finalmente eccola, qualche chilo in meno, viso un po’ tirato: stressante questa città, eh? Taxiiii!!!
Primi scorci della capitale francese, il citofono all’inizio della zona pedonale, le barriere che spariscono nel manto stradale per farci passare. Quartiere Montorgueil Saint Denis, sembrano vie colorate e brulicanti, piene di botteghe, ristoranti e bar di ogni genere.
La palazzina, appiccicata alle altre, terzo piano, da raggiungere sui piccoli scalini, il monolocale è un buco proprio, in tre, dopo pochi minuti lì dentro, ci pestiamo i piedi a vicenda. Beh, saranno 4 notti, ci si stringe e ci si adegua, giusto? Ma trovo divertente, quasi, dormire per terra col gonfiabile.

Che vicini rumorosi.
Che bel cappello che hai, posso provarlo? Fatto subito mio quel copricapo grigio che mi avrebbe poi accompagnato per tutto il soggiorno.

Faccio il pieno di minuscoli tagliandi arancioni della metro, prima di partire per la prima esplorazione dalla stazione di Les Halles, non distante dalla chiesa di Sant’Eustache.
Cosa ascolterà mai quell’enorme testone con l’orecchio appoggiato al suolo?
Cosa ascolterà mai quell’enorme testone con l’orecchio appoggiato al suolo?

Passiamo per l’Hotel de Ville, la sede del comune, pian piano facciamo parte del flusso di turisti che curiosa tra le bancarelle di stampe e oggetti curiosi lungo le sponde della Senna, l’imponente Notre Dame, così grande e scura, mette soggezione, Carlo Magno veglia immobile sul suo cavallo la piazza antistante.

Le vie piene di ristoranti, la scelta ricade su Mythos, un greco, angusto, dai tavoli piccoli, gomito a gomito con gli altri clienti, mentre una piccola orchestrina arrangia canzoni datate e famosissime con stile ellenico. Il primo vero impatto con i prezzi parigini. 16 euro per 0,75 cl di vino della casa sono un’indecenza, almeno per me che sono abituato alle trattorie della nostra penisola. Per il dopo cena troviamo un Hageen- Dazs e capisco dai listini perché mia sorella, l’ultima volta che era tornata a casa, aveva una voglia matta di gelato.
C’est Dimanche, un buon caffè per partire, la destinazione è Montmartre, dove una crepes è il giusto completamento della colazione. Ragazzi di colore particolarmente insistenti, sulle belle gradinate che portano alla chiesa del Sacre Couer. Poster giganti lasciano presagire l’imminente visita del papa.
Entriamo, mi ero dimenticato che era domenica, un bel pezzo di messa che tanto è uguale a quelle a cui sono abituato.
Usciamo per immergerci in mezzo ai vicoli e alle piazzette, luogo di lavoro di numerosi pittori intenti a ripercorrere luoghi e situazioni di altri più famosi ben prima di loro. Chi, in piedi, disegna uno schizzo, chi una caricatura, chi s’accinge a ritrarre il turista di turno... il tempo qui si è fermato.

Una passeggiata fino al Moulin Rouge, le foto un po’ stupide sono di rito.

La zona è zeppa di locali notturni vietati ai minori e negozi specializzati su ogni aspetto, sano o sadico, del sesso. Scene alla Marilyn Monroe sul pozzo con la grata. La fila al bagno pubblico prima di scendere giù alla metropolitana. Arriva il treno, la gente che smonta, un po’ ci si spintona per salire. Non appena a bordo, lo stupore di un italiano che si trova il marsupio aperto: "il portafoglio, cazzooo!" Il tempo dell’esclamazione che il treno chiude le porte e parte, separando per sempre il legittimo proprietario dai suoi soldi, dalle sue carte e dai suoi documenti.
Da questo momento in poi, ho viaggiato su questi vagoni insieme alla fobia dei manolesta.
Il possente Arc de Trionf, tutto bianco, enormi bandiere tricolori ed europee che sventolano, sulle pareti i nomi dei luoghi dove soldati francesi hanno trovato morte e spero per loro anche gloria. La fiamma eterna del milite ignoto, non immagino cosa avrebbero voluto fare i francesi a quel portoghese ubriaco che qualche anno fa l’ha spenta urinandoci sopra…
Siamo al centro di un’enorme stella a 12 punte, 12 sono i boulevard che confluiscono tutti in questo fulcro.

In lontananza un’altra costruzione, più moderna, le Grande Arche de la Défense
Si scende giù per les Champes Elisées, si curiosano immancabilmente le vetrine.
Al fast food, mia madre entusiasta anche per la sua prima volta da Mac Donald, io anche no, non è la prima volta e non sono neanche troppo entusiasta.
Le Petit Palais e le Grand Palais che ci fissano, mentre passiamo loro in mezzo, il ponte Alexandre III, tutto adornato.

I prati che portano a Les Invalides ospitano gente che si riposa, distesa, e partite di calcio, in barba ai cartelli

Passano automobili d’altri tempi e piloti d’altri tempi fanno un garone.

Les Invalides, questa enorme costruzione di stampo militaresco, un cortile cinto da cannoni.
Si ritorna nei "campi", place de la Concorde, svetta l’obelisco.

Mi accorgo che siamo circondati da limousine bianche. Al centro della piazza una decina di giovani coppie di sposi giapponesi, seguiti da amici e congiunti, sono in posa per le foto. Le macchine lunghe erano le loro. Dall’estremo oriente sono partiti per coronare il sogno d’amore a Parigi. Romanticoni e... benestanti.


Attraversiamo le Jardin de Tuilleries tra i fiori e le piante, attorno al laghetto le sedie con la gente che appoggia i piedi sulla sponda rialzata, chiacchierando, fumando, leggendosi un libro.

Il Louvre, così affollato, le ali della costruzione circondano noi e la piramide a vetri del suo cortile.

Rincasiamo, che i piedi oggi fanno male. Ma non prima di ascoltare una giovane orchestra d’archi esibirsi in un angolo della locale fermata della metro.
Il giapponese Furusato, sotto casa, piccolo e carino, con i camerieri nella casacca tradizionale. Arigato.
Al terrazzo del Trocadero, sotto c’è un cinema all’aperto, di fronte una tour Eiffel in una luce blu che risalta le stelle gialle della bandiera europea: un abito da sera nuovo, con l’occasione del semestre francese alla guida della UE.

Lunedì, sveglia di buonora ma neanche troppo, al museo del Louvre dovrei starci una giornata, chi l’ha già visto non ci vuole tornare. Ok, lo sacrifico a malincuore, cambio itinerario. Colazione avec le pain au chocolat, saluto le donne di famiglia che aspetteranno il factotum napoletano della padrona di casa che venga a sistemare lo scarico della vasca. M’infilo sotto terra, direzione ventesimo arrondissement, visita al cimitero di Père Lachaise. Le mura costeggiano la strada, la mappa del campo santo è necessaria per rendere omaggio a chi ci vive ora in eterno e riposa in pace. Pace... una parola grossa visti i turisti chiassosi e alcuni poco rispettosi. Non avevo mai visto i nomi delle vie in un luogo di sepoltura, ma è pure vero che non sono mai stato prima in un cimitero così grande. Bei vialetti curati, le tombe, singole, di famiglia, vecchie e meno vecchie, appariscenti e non, alcune troppo fresche per essere finite. Sembra di esser in un parco, un parco però composto di sali e scendi e dislivelli vari, una bella scarpinata girarlo tutto. I poliziotti dall’occhio vigile, o i vigili dall’occhio poliziesco, sorvegliano la tomba di James Douglas Morrison, Jim per gli amici, causa gli storici eccessi dei fan. A lui dono un plettro

"Madame Lamboukase, dite Edith Piaf", il passerotto si trova sotto un marmo scuro. A lei dono un fiore.

La tomba di Oscar Wilde la più stravagante per il più stravagante di questi ospiti trapassati, tutta ricoperta di segni di labbra rosse. A lui dono un bacio.

Chopin, Michel Petrucciani, Bizet, Marie Trintignant, Maria Callas, Yves Montand...
Ne esco sfinito, affamato.
Noto queste persone che camminano per strada con i sacchetti del pane aperti e profumatissimi. Trovo la patisserie dietro l’angolo.

E che patisserie... Cercando di frenare l’ingordigia, mi "accontento" di una fougasse a les trois fromages e di un croque monsieur, consumati e gustati fino alla più minuscola delle bricioline.
Les Invalides, stavolta per visitarlo per bene, dal museo della guerra a quello delle armi. I sanitari Olfa, un nome una garanzia.

La chiesa du Dome, ora la tomba di Napoleone, una cupola che lascia entrare molta luce, al centro un parapetto rotondo da cui affacciarsi per ammirare il monumentale sepolcro rosso dell’imperatore, circondato dalle 12 dee della vittoria.
Esco e per strada cerco di ricordarmi a memoria il "5 maggio".
Torno a Notre Dame dove mi ricongiungo con il resto della famiglia, le zingare qui danno parecchio fastidio e la Gendarmerie vanamente le allontana

La lunga fila è veloce, la chiesa è enorme, cupa e un po’ sinistra, si vede che è gotica, non ci sono dubbi. Poca luce, i rosoni risplendono colorati nell’oscurità. La salita alle torri, il colpo d’occhio è notevole, la galleria delle chimere, meglio conosciute come gargouilles.
L’accesso al tesoro, un po’ di reliquie, la corona di spine purtroppo non è esposta.
Mi anticipo verso casa e lascio che le donne vadano a fare spese, mi sveglio dopo due ore sentendo bussare alla porta, si cena a casa con piatti presi in una rosticceria libanese, tra cui il pane "elastico", le melanzane e le patate, a cui aggiungiamo un pollo francese e una baguette croccantissima.
Serata al bar, qui hanno la caratteristica di avere all’esterno le sedie affiancate e che guardano tutte verso la strada. Si sta da papa in questa serata fresca, si chiacchiera e si fumano un paio di sigarette. Un bicchiere di vino rosso, una specie di grappa alla prugna ed un baileys fanno 18 euri.
Martedì, c’è chi deve andare al lavoro e chi è in ferie e se ne va a spasso, a visitare l’Opera per esempio. Di sobrio non v’è nulla, dai terrazzi alle logge, dalla facciata esterna allo scalone interno in marmo. Splende da sé, questo teatro.

Dato che siamo nelle vicinanze, con curiosità entriamo in quel grande magazzino che è La Fayette. Due piani soli che mia madre ed io ne siamo già storditi.
Seguiamo per Place Vandomme, ammiriamo le vetrine dei famosi gioiellieri e delle famose marche, torniamo nella lunga rue de Rivoli, cercando souvenir sotto i portici. Questo è il negozio giusto: vasettini di Fois Gras e bottiglia di cognac camuffata da tour Eiffel.

Salutiamo un’equestre Giovanna d’Arco, tra qualche artista di strada si arriva al Centre Pompidou, questo edificio composto per lo più di tubi che si sovrappongono in un gioco ad incastro di vetro ed acciaio… sarà un progetto di Renzo Piano, ma non mi sento dire che è bello. Curioso forse

Il tabaccaio mi manda in posta per i bolli. Pare di essere in un ufficio italiano, anche qui vendono di tutto come i supermercati. Tranne le affrancature.
Torniamo sotto casa, riscuoto contento un tardivo regalo di compleanno nel negozio di fronte al nostro portone: una polo con lo stemma dell’alloro.
Sarebbe come andare a Londra e comprare una polo con l’alligatore.
Per “l’ultima cena”, ma seur ha invitato Danielle, sua compagna libanese di master e “naso” per i profumi.
Place Monge, tra il quartiere latino e Cluny la Sorbonne, le vie strette, le piazzette nascoste e piene di fiori, i mille locali colorati e... esploratori?!?!

Un ristorante francese, come mi pare giusto che sia, la giovane cameriera che scomoda il resto della sala per fotografare la nostra tavolata. Fondue savoiarde, un pentolone ripieno di formaggio dove intingere verdure e crostini. Forse abbiamo scoperto le origini mediorientali del cognome di mia madre. E non manca la proposta di matrimonio, poi, che sia per la cittadinanza italiana… questo è un altro discorso.

La mattina fa presto ad arrivare, si chiudono le valigie, una è piena quasi solo di oggetti e capi di mia sorella.
M’infilo il cappello, conscio che in Italia sarà più difficile indossarlo, usciamo in strada e saluto idealmente le brasserie, i bar, le patisserie e il fruttivendolo nella via sotto casa ai quali un po’ mi ero affezionato.
Un abbraccio per chi resta, prendiamo il taxi per l’aeroporto, mi guardo attorno e pian piano la via cittadina diventa una strada a scorrimento veloce.
Un rapido check-in, la colazione, il volo, a Venezia ritroviamo l’Italia e il caldo della nostra estate afosa.
Ma sì, pranziamo qui, aspettando il pullman. A Mestre subito il classico drogato, il mio invito a girare al largo. Il dialogo continua, l’amico è “in vena” di offese.
Padova, stazione di… Padova.
Un papà a caso, in veste di tassinaro, unica destinazione: la maison.
L’impressione è che Paris sia una città di un livello superiore alle altre capitali, per il respiro dei suoi viali e la grandezza, fisica e storica, di palazzi e monumenti. Anche qui s’incrociano tante razze diverse che convivono, si riconoscono nel tricolore col blu, rendono questa metropoli un “centro del mondo”, tutto il resto, gli altri, ci orbitano attorno. La gente è cordiale, ma non m’è sembrata particolarmente disponibile, più del necessario intendo, né alla conversazione, né ad agevolare chi cerca di spiegarsi in inglese o in un francese un po’ troppo arrugginito. I cugini, non troppe baguette sotto le ascelle, nessuna traccia di bidet.
Credo di aver visto gran poco, il soggiorno non è stato molto lungo e tra le tappe non ho incluso Versailles e Louvre, per dire due nomi così…
Per quante volte tornerò a Parigi, sono sicuro che non riuscirò a farla mia fino in fondo.

Parigi, come un’amante bella e capricciosa: è lei che decide come e quando farti suo.

“ Sous Le Ciel De Paris – Edith Piaf”

Sous le ciel de Paris
S’envole une chanson
Hum Hum
Elle est née d’aujourd’hui
Dans le cœur d’un garçon
Sous le ciel de Paris
Marchent des amoureux
Hum Hum
Leur bonheur se construit
Sur un air fait pour eux

Sous le pont de Bercy
Un philosophe assis
Deux musiciens quelques badauds
Puis les gens par milliers
Sous le ciel de Paris
Jusqu’au soir vont chanter
Hum Hum
L’hymne d’un peuple épris
De sa vieille cité

Près de Notre Dame
Parfois couve un drame
Oui mais à Paname
Tout peut s’arranger
Quelques rayons
Du ciel d’été
L’accordéon
D’un marinier
L’espoir fleurit
Au ciel de Paris

Sous le ciel de Paris
Coule un fleuve joyeux
Hum Hum
Il endort dans la nuit
Les clochards et les gueux
Sous le ciel de Paris
Les oiseaux du Bon Dieu
Hum Hum
Viennent du monde entier
Pour bavarder entre eux

Et le ciel de Paris
A son secret pour lui
Depuis vingt siècles il est épris
De notre Ile Saint Louis
Quand elle lui sourit
Il met son habit bleu
Hum Hum
Quand il pleut sur Paris
C’est qu’il est malheureux
Quand il est trop jaloux
De ses millions d’amants
Hum Hum
Il fait gronder sur nous
Son tonnerr’ éclatant
Mais le ciel de Paris
N’est pas longtemps cruel
Hum Hum
Pour se fair’ pardonner
Il offre un arc en ciel


LEGGI I COMMENTI (22) - PERMALINK



sabato 6 settembre 2008 - ore 16:55



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Riciclo palle di Mozart, scioltesi in auto e abilmente ricomposte e riciclate..
Le mie non le riciclo, sono solo due e irrimediabilmente devastate.
Non so da che parte cominciare per buttare giù il budget 2009. Non so da che parti girarmi.
Serata casalinga, niente rock, solo riposo, lettura, sms di poche parole.
Alan White... un vecchio batterista.
Il Lido, troppo scomodo, i pensieri troppi.
Se poi anche il lavoro ti segue a casa... è finita, non si va da nessuna parte. Ma è valso qualche crostino di fois gras de canard.
Sorry, my friends, non contate su di me per il consueto mercoledì.
Due, tre messaggi, from Lissaro. E’ tardi. Ho voglia però di aria e amicizia.
Ma sì. Casco, giubbetto e via.
Davanti a “Checco e la B. Band”?
Ehm... quelli che tributano i Nomadi hanno poco a che fare con il principe del lisssio.
Storie di case infestate da nonne di spirito, i 16 gradini, Michelone che metterà gli Oasis (“ma non era morto uno dei due??”), cartoline da Poiana, cartoline da Mestrino, i fuochi d’artificio da 5 euro, i fuochi d’artificio da 50 euro, l’attesa vana degli ultimi tre botti della chiusura.
Giovedì si corre, ci si arrampica un po’ su per gli specchi, inizio io col budget che mi tolgo il pensiero, mi consolo notando che i miei esimi colleghi non sono messi tanto meglio di me. Alle 19.30 stop, la riunione fiume termina per sfinimento.
E si comincia con la nuova avventura pseudo sportiva settimanale, fortunatamente un bel gruppo di gente a posto, mi sarebbe dispiaciuto, già alla prima partita, falciare le caviglie di qualcuno per metterlo in riga.
25 cm² di pizza non sono da sottovalutare, vedi caro Corvo, quella è una compagnia di fighi, quell’altra, che sembriamo noi 10-11 anni fa… invece no.
Eh già, cambiamenti, pensieri, ritorni, un po’ di confusione anche.
Non so perché, ma appena svegliato e con il naso fuori, ho notato subito un colore, un profumo diverso nellì’aria: ero così pacifico ed era così “venerdì” stamattina, che, infilato il casco… altro che ufficio, mi pareva di andare in gita, una scampagnata quasi…
Il riposino, il relax, una sedia scomoda in sala riunioni non è una coperta in mezzo al prato.
Ma conta lo spirito.
60 persone davanti, quanto cazzo sono cresciuti i capelli alla gente nel mese di agosto? Ancora il Corvo, paraculo, col suo taglio skin. La futura parrucchiera di Liam? Speriamo meglio dell’ultima.

Pronto? Ehm… chi è? Che accento… de Murcia.
Un frigo pieno di formaggi come non mai, evidentemente l’Interspar regalava forme.
Che sonno che vedo. Buono il gusto da tappo del prosecco del Gancino… tappo…forse sapeva da panda, vero, cara amica rospa?
Si cambia posto, alla ricerca di un rock’n’roll mai pervenuto per tutta la serata. Coriandoli, fatti su misura. Osservazioni, non sono neanche cazzi miei. Osservazioni, di vestiti azzurri, mentre qualcuno pisola per davvero.
E’ il Pam quello a San Carlo? I caschi sono due, uno da inaugurare, centro, la bancarella non solo el sabato mattina, indecisione che non rimarrà solo femminile. Ottima scelta. Buon parrucco.
Ed oggi tutti i sorrisi sono per Fabio e Vale.
E tutti i regali saranno per la mia nipotina.

“Love Is Noise – The Verve”

Will those feet in modern times
Walk on soles that are made in China?
Feel the bright prosaic malls
And the corridors that go on and on and on

I was blind - couldn’t see
We are one incomplete
I was blind - in the city
Waiting for light wind to be saved
Cause love is noise and love is pain
Love is these blues that I’m singing again
Love is noise and love is pain
Love is these blues that I’m singing again, again

Will those feet in modern times
Understand this world’s affliction
Recognise the righteous anger
Understand this world’s addiction?

I was blind - couldn’t see
What was here in me
I was blind - insecure
I felt like the road was way too long, yeah
Cause love is noise and love is pain
Love is these blues that I’m singing again
Love is noise and love is pain
Love is these blues that I’m singing again
Love is noise, love is pain
Love is these blues that I’m feeling again
Love is noise, love is pain
Love is these blues that I’m singing again, again, again, again, again, again

Cause love is noise, love is pain
Love is these blues that you’re feeling again
Love is noise, love is pain
Love is these blues that I’m singing again, again, again


Will those feet in modern times
Walk on soles made in China?
Will those feet in modern times
See the bright prosaic malls?
Will those feet in modern times
Recognise the heavy burden
Will those feet in modern times
Pardon me for my sins
Love is noise
Come on


LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK



martedì 2 settembre 2008 - ore 13:30


Un Musso E Una Gallina
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Inizio a perdere il controllo dei capelli. Non mi piace perdere il controllo dei miei capelli.
Dal barbiere non c’è la coda fino a fuori come al solito. Per forza, è chiuso ancora.
Gambe così così, fiato discreto, un lungo arrivederci al Sayo-team.
Nessun segnale di vita, compongo altri numeri, in qualche maniera arrivo a Campodarsego.
L’evento mondano? L’inaugurazione dell’ennesimo bar unz unz. Scrocco birra a destra. Scrocco birra a sinistra.
La prima è finita presto, svogliatamente, più del solito.
Rispolvero la racchetta, la simpatia, da sberle sul muso, dell’addetto del 2000. Il polso si snoda, un po’ alla volta, le gambe a loro discrezione. Capisco che la lucidità non è ottimale, quando mi colpisco, al viso, da solo, di taglio, con la racchetta. Il gomito del tennista? No, l’occhio nero da squash.
Le lunghe file a Monterosso, prima di noi solo 140 numeri. Pavone in sagra, non nel sugo eh, non sta bene fagocitare i morosi. Che poi me li ritrovo, assieme a mastro Geppetto, nello stomaco del cetaceo.
Feste nascoste negli argini dietro l’aeroporto, un uomo che non si fa distrarre dai versi degli amici scemi, una ragazza dai tic più acuti di Klunk dello squadrone Avvoltoi, ma con i capelli più lunghi e le tette più grosse. Medaglia, medaglia, medaglia.

Diuretiche, le vicende delle contrade senesi.
Ritardatari, anche di sabato mattina. Passaggio per Feltre ad imbarcare la MikyMiky, birreria Pedavena. La cameriera bionda, i gazebi sono territorio suo, chi le si avvicina troppo rischia di essere morso. Non so, immaginavo un posto molto più alla buona, un po’ più rustico, invece di un locale così impostato. Valeva la pena in ogni caso, visti i prezzi e la bontà delle birre.
Caffè feltrino, si prepara la corsa attorno alle mura, la madonna dell’inutile, non è blasfemia, il museo dei sogni è chiuso, il treno della memoria, destinazione campo di concentramento, tremendo.
Un paio di tornanti mica da ridere, una lunga scalinata, spunta l’antica chiesetta di San Vittore e Santa Corona. Occhio alla fontana che scatta la lavata...
Occhio alla testa, il prete che m’istruisce e mi spiega.
Tentativi di shopping, lo speaker della gara che comincia con le premiazioni... c’è qualcuno che può abbatterlo? Ma parla, la miss? Pizze gomito a gomito, la gentilezza non è garantita, una foto che il destino vuole non si faccia.
Domanda: Ma suona ancora la tromba?
Risposta: Ha un’edicola.
Un pieno di risate che potrebbe bastare fino a dicembre.
Al caffè cioccolatoso, un ragazzotto a cui manca un giovedì, niente amarene per nessuno!! Lo sconto fedeltà e gli assaggi di cioccolato d’ogni colore. Ascoltando Stragà e sua nonna astronave. Alla prossima trasferta.
Cazzo, se c’ha ragione, James Bond...
Suona il telefono, non può essere la sveglia del lunedì mattina... era domenica, in effetti: continuo a voler bene lo stesso, al Piva!
Comparsare? Comparsiamo, con parsimonia, con Parsi Monia, no, con Gallina Elena. Abito scuro, magari un po’ dandy, un po’ vintage.
La colazione sul set, a calicetti e salatini. Caldo, visi conosciuti e assonnati, visi nuovi e occhi azzurri… ho gradito le conoscenze del fotografo. Le insalatone di riso, tramezzi, soppressa e birra, sarebbe da girare un video ogni domenica, cari Pornopilots. Mi viene da ridere e non vedo l’ora di vedere il risultato.
Norton che fa bestemmiare? Aperitivi arancioni, vicini e meno vicini, sorelle di amici lontani.
Il musso è il musso. E con l’asina si fa il sugo dei bigoli. Così ho imparato a Lissaro.
Hai visto la ballerina? Le mandorle faranno male... ma fanno anche sagra.
Dall’Ofelia, per una sambuca che libera il naso dei raffreddati, per un sorriso vero dietro uno sguardo che sembrerebbe burbero... chiaro che le riconosco subito quelle due nuove cartoline in bella mostra...
Mi raccomando, non buttiamoci giù per queste pedofile.
La bottiglia di bianco si trova sempre, un sushi senza pesce, l’introvabile aceto di riso, pseudo guru che si annoiano nelle serate padovane, i lampi e i fuochi in lontananza.
La mosca nella sambuca? Ovvio che si sgranocchia. Ma non mettetela nel Jack.
Bentornati, ultimi vacanzieri, dalle troppe emozioni da raccontare.
Mi si fa notare che sonno l’unico che non è minimamente abbronzato.
Sarà per questo che mi sento così sbiadito in questa quotidianità?

“Merry Happy - Kate Nash”

Watching me like you never watch no one
Don’t tell me that you didn’t try and check out my bum
Cause I know that you did
Cause your friend told me that you liked it

Gave me those pearls and I thought they were ugly
Though you try to tell me that you never loved me
I know that you did
‘Cause you said it and you wrote it down

Dancing at discos
Eating cheese on toast
Yeah you make me merry make me very very happy
But you obviously, you didn’t want to stick around

Dancing at discos
Eating cheese on toast
Yeah you make me merry make me very very happy
But you obviously, you didn’t want to stick around

So I learnt from you
Do do do da do do do do do da do do do do do da do
So I learnt form you
Do do do da do do do do do da do do do do do da do

I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone
I can watch a sunset on my own

I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone
I can watch a sunset on my own

Sitting in restaurants
Thought we were so grown up
But I know now that we were not the people
That we turned out to be

Chatting on the phone
Can’t take back those hours
But I won’t regret
‘Cause you can grow flowers
From where dirt used to be

Dancing at discos
Eating cheese on toast
Yeah you make me merry make me very very happy
But you obviously, you didn’t want to stick around

Dancing at discos
Eating cheese on toast
Yeah you make me merry make me very very happy
But you obviously, you didn’t want to stick around

So I learnt from you
Do do do da do do do do do da do do do do do da do
So I learnt from you
Do do do da do do do do do da do do do do do da do

I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone
I can watch a sunset on my own
(do do do da do do do do do da do do do do do da do)

I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone, yeah
I can watch a sunset on my own
I can be alone
I can watch a sunset on my own
(do do do da do do do do do da do do do do do da do)


LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK



giovedì 28 agosto 2008 - ore 13:06


The Shock Of The Beginning
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il ritorno è sempre dolce amaro. Un po’ come il chinotto bevuto nella cucina della siora Marisa.
E’ quel classico periodo in bilico tra nuovi buoni propositi e poca voglia di affrontare la routine.
La gente che mi cerca, che mi ha cercato, che mi ha organizzato un sabato fuori provincia, un sabato che avrei dedicato ad altri eventi legati a quella data in particolare.
Non sono sparito, ero semplicemente in ferie.
Trovo un paio di cartoline, apprezzate, probabilmente mai arrivate se non avessi compiuto io la prima mossa. Bah. Ha ragione colei che afferma che sono l’unico a mandarle. Me ne vado pure in giro con i francobolli avanzati dentro il portafoglio.
Intanto apro i pacchi che l’UPS ha lasciato al mio indirizzo durante la mia assenza, niente male non c’è che dire, ora mi sento molto più scooterista di prima. Un giretto notturno con la scusa della ricarica, il fresco sulla pelle e sul viso, la gente che mi pone domande curiose sulla Lambretta ed io che onestamente... non posso fare altro che pavoneggiarmi.
Un paio di telefonate, per confermare che sono vivo e per accertarmi della stessa cosa. Non mi sono ancora accertato del tutto.
La sveglia che suona sempre troppo presto, saluto chi ha cominciato un giorno prima di me e credeva avessi un’altra settimana per stare a casa. Fotografo l’ufficio, con la scusa di finire il rullino. Della digitale. Che non è neanche mia. Una giornata normalmente insulsa.
Un giro al “solito” bar che finalmente, per la gioia di alcuni, ha riaperto: sgabelli scomodi attorno ad un barile, vermentino, sigarette centellinate, ovvio che piacciono i souvenir che io scelgo.
Il martedì sera, si sa dove andare, come una buona consuetudine. Ed è bello trovare altrettanto belle persone. Traslochi, piccioni viaggiatori al posto dell’email, trasferte per serate veneziane a rischio di vagare all’infinito tra autobus e vaporetti, non è vero che non voglio andare alle serate mods, la parrucchiera, a parte che è a Mestre, è per donne, un Martini che è ben lontano dal sostituire egregiamente la Molinari, Salento e compagne delle elementari stronze, assomiglio al Gallagher giusto, rhum e pera che lasciano in bocca quel tipico gusto da “dentista”.
Gli inviti non arrivano mai soli. Mi sento vintage, mi sento beat, mi farei quei quasi 100 km in scooter, mi vesto anche sixties se occorre... ma sono prima di tutto uno zio e nella nostra famiglia abbiamo il sangue di gruppo C, come cabernet.
Convocazioni, benedette, sms comunitari, un’abitudine, chiamate non risposte, un peccato.
Eh eh eh, no no, decisamente non sono un Lele Mora della situazione!

Le stradine di Selvazzano, a momenti mi si svita via lo specchietto, baratto con mio cugino un salame di toro e un rosso francese con un paio di boxer con i colori dell’union jack.
Compagni di vecchia data, un po’ giù, un po’ stufi e in attesa della scintilla, per me pompelmo liscio, stiamo a vedere che succederà. L’importante è non cantare le canzoni dell’Innominabile.
Orologi per raccontarsi delle ferie, Puglia, piena di sagre e di mancuniani, bar riveduti e corretti, mi mancano i fumetti sulle pareti.
Certo che ho ragione, da vendere, altro che mancanza di cestini. Pensavo che il senso civico fosse notevolmente più forte della pigrizia e delle giustifazioni tirate. Mi sbagliavo. Un applauso a chi butta i bicchieri nei cestini.
Sorrido per un messaggio ricevuto in piena notte, saluti da Puerto Escondido.
Mi interrogo sui sogni fatti durante il sonno, non mi rispondo, facendo quasi scena muta.
Nonostante ci stia pensando su ancora molto, mi sento quasi inebriato dall’improvviso senso di libertà che mi appresto a godere nel prossimo futuro... basta sabati sacrificati per tornare a casa da chissà dove e chissà come, basta fughe con i minuti contati e ritorni ad ore tarde dovendo dire “io arrivo dopo”... a parte due ore settimanali sicure, non so ancora bene come investire il resto del tempo... anche se un’idea, neanche tanto vaga... ce l’avrei... visto che sono praticamente un sosia.
Non so come, non sono bene con chi.
So quando e perché.



A magical mystery.

“The Shock of The Lightning - Oasis”

I’m all over my heart’s desire,
I feel cold but I’m back in the fire.
Out of control but I’m tied up tight.
Come in, come out tonight.

I’m comin’ up in the early morning,
I feel love in the shock of the lightning
I fall into the blinding light
Come in, come out, come in, come out tonight.

Love is a time machine,
Up on the silver screen
It’s all in my mind
Love is a litany
A magical mystery.
And all in good time, and all in good time,
and all in good timeeeeeeeeeeeeeee

I got my feet on the street but I can’t stop flyin’
My head’s in the clouds but at least I’m tryin’
I’m out of control but I’m tied up tight.
Come in, come out tonight.

There’s a hole in the ground into which I’m fallin’
So God’s speed to the sound of the poundin’
I’m all into the blinding light,
Come in, come out, come in, come out tonight.

Love is a time machine,
Up on the silver screen
It’s all in my mind
Love is a litany
A magical mystery.
And all in good time, and all in good time,
and all in good timeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee

It’s all in my mind,
Love is a time machine,
Up on the silver screen
And all in good time, and all in good time,
and all in good timeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee


LEGGI I COMMENTI (15) - PERMALINK



mercoledì 20 agosto 2008 - ore 15:49


...Sambuca... Over The Rainbow...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quel bar “da mare”, se non fosse per la bella zona in cui si trova e per la simpatia del paron, non vedrei validi motivi per frequentarlo. Un macchinario che muggisce? La conosco, eccome!
Il solito trio in quel di Abano, solito posto, solito piacere, ormai sono anni e mi vedo ancora lì tra qualche decennio.
Il parcheggio in culo alla Sacra Famiglia, al Prato per i bei fuochi, la colonna sonora iniziale è di quelle da “lingua in bocca e mano sul culo”, sul palco rovinano canzoni, altre meno, “We are the world” allo sfinimento è un momento piacevole di amarcord. Le stradine di chi abita lì vicino, resto basito.
Tardi per serate sixties, stiamo vicino a casa. La musica è quella che è, ma valeva la pena per la scena della bestia, arrampicatasi pian piano su per la gamba, passando sotto i jeans, del mio sfortunato compare. Una situazione viscida, estremamente viscida. Non era un serpente, neanche una sanguisuga, bensì una “imega”.
Che in altri dialetti neppure troppo distanti, diventa slacaio, che sa un po’ da sgatarrone, anzi, scarcaio.
Attendiamo che sballi un po’. Alfredo in ferie? Ma come?? Automatico di merda.
Rincorro arcobaleni verso Padova, era da tempo che non ne vedevo uno così nitido e colorato.
Aperitivi arancioni annacquati, il ballottaggio, la sagra dell’Assunta a Saccolongo, my land. Oltre agli spritz dal gusto onesto possiamo vantare una pizzeria sotto il baraccone e una quantità non ben definita di frati.
Come fare per schioccare la schiena?
Usare un limone per farsi una pera, che confusione fruttifera.
Sarà anche Brad Pitt ma, doppiato in cinese, è ridicolo pure lui.
Dormire fino a tardi nonostante qualcuno che trapana. Angosciante.
Portapacchi pieno, destination Cadoneghe, Hootie mi attende con il piatto per i vinili, io arrivo motorizzato con le casse, audio, non di birra che, quella, è già in fresca da tempo. Pomeriggio in relax, vintage, ascoltando gli Style Council, fumando e mettendo in fila lattine vuote di Nastro.
Via dei vivarini, una scorciatoia per sbucare a Montà.
I compromessi, lasciare i Buskers per la birreria Pedavena? Già me lo sentivo, che c’erano pure i caplaz e la sagra el musso.
Intanto meglio studiarsi la city map e pianificare la journey.
Stupirsi ancora della mia puntualità... com’è possibile? Sì, la bottiglia di sambuca la tengo in macchina, faccio prima. Un segugio di canzoni. Ma non so da dove sbuchino questi Panderers.
Quando si dice stanco e quando si dice stufo? Solo l’alcool può lasciarti a bocca aperta a guardare le coreografie del Media Player. No, anche le pasticche.
Toh, dei vicini di casa alla trasmissione di Pupo: le “targhe alterne”.
La luna piena, la sento tutta, vuoi per uno che si dimentica che ha una cena tra amici e invita altri ad uscire per poi doverli chiamare perché restino a casa, vuoi perché comunque arriva in ritardo tra le solite futili scuse, vuoi perché non si capisce bene che intenzioni e che voglie ci siano per la serata e mi preoccupa che la confusione venga da chi tirava le fila, vuoi per la falsa invidia di chi è laureato ma almeno ha cultura, vuoi per gli incontri in piazza che di fortuito sembrano avere poco, vuoi per degli atteggiamenti un po’ leggeri e svolazzanti.
Ho il potere di cambiare l’umore anche di chi mi sta attorno? Non è una mia dote, piuttosto debolezza altrui.
Piazze, archi, salse dagli ingredienti segreti, magrebini che si allontanano da me che puzzo più di loro.
La stretta di mano, sincera e specchio dell’anima, di un’anima in particolare colorata di rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco e violetto, tanti colori diversi in cui mi riconoscono.
Pazzesco che i biglietti siano già esauriti.
Prosecco nascosto in valigia, la speranza di un aggancio al check-in.
London calling, again.

“Come On – The Panderers”

1,2,3,4

Well my head is hurtin’ harder
and your love is holdin’ out

You’ve been drawin’ your water from
a gasline spicket spout

Bring your bucket from the mountain
Run it up and down one side
Sit ya tight to the boney spark
and make sure that it rides

You gotta move
Come on Step up
Jump around
Step in
Get up
Stay up
Get down
Come on
Jump in
Move around
Come on
Step up
Get up
Way up
Get down
All right

Well straight bone
straight to the head bone

Figured I’d make it light

You’ve got some moves of a harlot
Movin’ it to the night

Shakin’ your rattle and a rat tale tater
put your dollars down in the jar

Drive on home to your mama,
In your brand new borrowed car

You gotta move
Come on Step up
Jump around
Step in
Get up
Stay up
Get down
Come on
Jump in
Move around
Step up
Get up
Way up
Get down
All right
Come on

I ain’t gettin’ to fancy with you
You’ve got to figure out just what you gonna do

Raise yourself from the ground and stand
We got news

Well my head is hurtin harder
and your’s is lookin’ rough

The words your sprouting and the
things your shoutin’ are makin’ me tough

I got love in my love for you
Tell you what I’m gonna do
Gonna call you on the 4th of June
and tell you what is new

You gotta move
Come on Step up
Jump around
Step in
Get up
Stay up
Get down
Come on
Step up
Jump around
Move in
Come on
Get up
Stay up
Get down

Come on!
Come on!
Come on!
Come on!


LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI