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Soltanto ieri, mi vedevo frammento palpitante senza ritmo nella sfera della vita.
Oggi so che sono io la sfera, e che tutta la vita, in ritmici frammenti, dentro me si muove (K.Gibran)

Vi scongiuro fratelli, rimanete fedeli alla terra e non credete a quelli che vi parlano di sovraterrene speranze, essi sono dispregiatori della vita, sono avvelenati, che siano maledetti!
(Così parlò Zarathustra - Friedrich Nietzsche)

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giovedì 6 aprile 2006
ore 11:42
(categoria: "Vita Quotidiana")


Mi pareva fossi la sola ad avere l’affanno quotidiano


Italiani senza tempo libero siamo gli ultimi in Europa
Uno su due darebbe soldi in cambio di spazio per se stesso

Le più brave sono le donne, ma anche i maschi iniziano ad ingegnarsi. Ritaglia, concentra, ruba, moltiplica, fraziona, alla fine qualcosa salta fuori. Un qualcosa che si chiama tempo. Una manciata di ore, uno scorcio di giornata, un pezzetto di vita senza impegni, una frazione della quotidianità da dedicare a se stessi e a chi si ama. Gli economisti lo definiscono "time-budget" e niente indica meglio di questa frase idiomatica il senso contemporaneo della parola tempo. Ossia valore, capitale, merce di scambio, un bene per il quale almeno il 50% degli italiani sarebbero disposti a barattare molto se non tutto, a cominciare dagli orari per finire alla busta paga, in nome di quella "conciliazione" della vita e del lavoro sempre citata nello statuto di ogni azienda e mai applicata.

I dati Istat dimostrano che dal 1988 ad oggi gli italiani hanno "guadagnato" due minuti di tempo libero in più al giorno, passando da 3 ore e 49 minuti a 3 ore e 51 minuti di spazio per sé. Una vera miseria, rispetto al resto della media europea, soprattutto Inghilterra e Germania, dove il guadagno è stato di almeno un paio d’ore ogni sette giorni, per non parlare degli americani, che secondo gli ultimi studi, avrebbero conquistato quasi venti ore "off" al mese, mandando al macero tutti gli stereotipi degli statunitensi "workaholic", ossia drogati di lavoro.

Una situazione, la nostra, molto simile a quella spagnola, così come l’ha raccontata in una recente inchiesta dal titolo "La conquista del tempo" il magazine de "Lavanguardia", elencando le acrobazie quotidiane di uomini e donne per guadagnare scampoli di vita privata. Rivoluzionando cioè ogni aspetto della quotidianità, moltiplicando il telelavoro, abbattendo le distanze, concentrando gli impegni domestici, tutto questo per ottimizzare il tempo libero da dedicare ai figli, alla coppia, o semplicemente al famoso "ozio creativo" toccasana di corpo e mente. Con il risultato che non potendo dilatare le 24 ore, europei e americani dormono sempre meno, e complice la tecnologia fanno più cose insieme (multitasking).

"Tutte le inchieste negli uffici e nelle aziende - spiega Patrizio Di Nicola, docente di sociologia all’università La Sapienza di Roma e uno dei massimi esperti di E-work in Italia - dimostrano che la gran parte degli italiani si sente schiacciata dalla rigidità degli orari, nel nostro paese il turno classico è ancora dalle 9 alle 5, e soltanto il 40% dei dipendenti può usufruire di un’ora di flessibilità, così ogni tipo di necessità domestica, finisce per essere concentrata il sabato, quando molti uffici sono chiusi".

Insomma la famosa "conciliazione", prevista addirittura da una legge illuminata (numero 53 del 2000) resta più un’aspirazione che una realtà, e quando le aziende hanno provato ad applicarla, "questo raramente si è tradotto in flessibilità di orari o telelavoro, piuttosto si è preferito creare uffici dotati di asilo nido e di fitness center, con addetti che vanno a sbrigare le commissioni per i dipendenti".

In pratica il 60% degli italiani ha turni rigidi, mentre "il 35% dei lavoratori che già utilizza come strumenti della professione telefono e computer potrebbe - conclude Di Nicola - svolgere da casa la propria professione".

Ci sono però alcuni spiragli anche da noi. "La voglia di liberare tempo per sé è sempre più forte, riguarda tradizionalmente le donne e adesso anche gli uomini - dice Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell’Istat - ma la risposta non c’è, perché gli orari di lavoro restano rigidi, i servizi sociali scarsi, e aumentano i tempi degli spostamenti. Il vero cambiamento è invece nella vita familiare, dove le donne hanno imparato a comprimere le ore dedicate alle attività domestiche, e i maschi fanno qualcosa in più. Il tutto a vantaggio dei figli, verso i quali, nonostante la crescita dell’occupazione femminile, c’è una cura sempre maggiore. C’è però una fascia d’età fortemente penalizzata, ed è quella delle coppie tra i 25 e i 44 anni con i figli. Per loro sia la mobilità che i tempi del lavoro, in casa e fuori, sono aumentati, e di conseguenza è diminuito il tempo libero: 27 minuti in meno rispetto al 1988".

Si spinge ben al di là del concreto l’antropologo Marino Niola, che vede in questo "movimento di liberazione del tempo", una sorta di "crisi dell’Illuminismo e dell’idea della corsa continua verso un progresso a cui bisogna sacrificare il tempo". "C’è un fattore di decelerazione che accomuna le società ricche, dove il time-budget è diventato il capitale più prezioso, l’unico non moltiplicabile e non replicabile. Lo sanno bene i giovani, che pur premendo per entrare nel mercato del lavoro difendono risolutamente i loro spazi privati, le loro passioni, e anche il loro modo di sprecare il tempo".


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mercoledì 5 aprile 2006
ore 12:34
(categoria: "Vita Quotidiana")


In Video Veritas
Carrellata di storiche gaffes del nostro bene-odiato....

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martedì 4 aprile 2006
ore 14:57
(categoria: "Vita Quotidiana")


Intervista a Massimo d’Alema

"Berlusconi come Vanna Marchi"

E ci si preoccupa che anche i creduloni che probabilmente gli andranno dietro saranno purtroppo come quelli che aspettavano che si scogliesse il sale della sedicente maga.
Il paragone più bello (oltre a quello sopra) è quando si fa riferimento all’ultima dichiarazione del confronto di ieri sera da parte del Presidente del Consiglio, quando promette di abolire del tutto l’ICI che è una tassa dei Comuni e quindi non di pertinenza sua.
D’Alema dice che è un pò come Totò quando vuole vendere la Fontana di Trevi, una cosa che nemmeno gli appartiene.

Da ascoltare assolutamente

LINK
La Repubblica Radio 4 aprile 2006


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martedì 4 aprile 2006
ore 10:24
(categoria: "Vita Quotidiana")


Retribuzioni in picchiata - Italia al 23° posto tra i 30 paesi industrializzati

Nella classifica dell’Ocse le retribuzioni degli italiani precipitano al 23esimo posto tra i trenta Paesi industrializzati.

Eravamo al 19esimo nel 2004e già allora apprenderlo destò allarme. Oggi siamo in coda, prima di noi, tra gli altri, tutti i «cugini» europei.

Per avere un’idea basti pensare che nella media dei trenta paesi Ocse i nostri stipendi sono più bassi del12,4% e che la forbice si allarga se si prende la media dell’Europa a 15: abbiamo il 18,7% in meno.



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martedì 4 aprile 2006
ore 10:11
(categoria: "Vita Quotidiana")


Sentenza storica - Il canone Telecom è illegittimo
Lo stabilisce il Giudice di Pace di Torre Annunziata

Si preannuciano un’autentica valanga di ricorsi: circa venti milioni. Sono quelli che potrebbero arrivare contro la Telecom Italia dopo che un abbonato di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, ha ottenuto dal locale Giudice di Pace il rimborso del canone telefonico. Secondo la sentenza, il canone fisso è illegittimo dal 1 gennaio 1998, e l’ex monopolista deve quindi restituire tutti i soldi ricevuti, esclusi ovviamente quelli generati dal traffico telefonico.

La rivoluzionaria sentenza parte dal presupposto che il contratto di abbonamento telefonico é un contratto di adesione, come tale predisposto unilateralmente dalla Telecom Italia S.p.a. e che quindi nessuna clausola contrattuale sarebbe oggetto di contrattazione tra le parti che lo hanno stipulato. Di fatto, poi, nessuna norma di legge prevederebbe il famigerato canone e gli utenti finali dovrebbero essere esclusi da questo costo aggiuntivo al quale non corrisponderebbe nessun servizio erogato.

Secondo la decisione del Giudice di Pace la clausola che prevede il pagamento del canone avrebbe natura vessatoria, in quanto produrrebbe uno squilibrio tra i diritti e gli obblighi delle parti facendo riferimento all’art. 1469 bis c.c., ed imponendo, all’utente non solo di pagare il corrispettivo dovuto per il consumo, ma anche un quid pluris rispetto alla prestazione eseguita dalla controparte e, perciò, andrebbe dichiarata inefficace, con conseguente diritto dell’istante alla restituzione di quanto versato a tale titolo.


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lunedì 3 aprile 2006
ore 17:19
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ansa: notizia bella rincuorante

ROMA - Solitudine, depressione, sentimenti e sessualità: sono queste le principali criticità che affliggono quotidianamente gli italiani, ma il dato più significativo è la nascita di una nuova categoria di infelici: i trentenni. E’ quanto emerge dal Rapporto annuale di Voce Amica realizzato sulla base di oltre 10 mila casi analizzati. L’indagine verrà presentata domani, ai Musei Capitolini, dall’associazione in occasione del 50mo anniversario della sua fondazione.

GAP DI COMUNICAZIONE
L’impossibilità di una reale comunicazione tra le persone è la causa della maggior parte dei problemi personali 56% che affliggono il nostro Paese. La totale assenza di dialogo, compagnia, solidarietà e comprensione sono portatrici di disagi di ogni genere le cui conseguenze si ripercuotono sui singoli individui ma anche sulla vita di coppia e familiare. I casi riportati dal rapporto di Voce Amica si riferiscono perlopiù a persone che spesso non parlano ad anima viva perché nessuno è disposto ad ascoltarle, nemmeno i familiari. Oppure a chi ha segreti o una colpa che tiene dentro da una vita.

PENSIONATI PIU’ FELICI DI CASALINGHE
Se nel 2000 erano i pensionati gli utenti che maggiormente si rivolgevano a Voce Amica, seguiti da lavoratori dipendenti e disoccupati, oggi casalinghe e lavoratori dipendenti occupano le prime due posizioni. Chi fa e chi produce, insomma, non solo non é appagato dalla sua operosità, ma è anche frustrato, visto che questa si rivela spesso inadeguata a far fronte alle primarie necessità della vita.

LICENZIAMENTI, PRECARIETA’ E FISCO A TOP CLASSIFICA
Quasi la metà 46% delle persone che si sono rivolte a Voce Amica ha segnalato problemi relativi a questioni giuridiche. Al secondo posto 23% si piazzano disagi legati alla sfera lavorativa. Tirando le somme sfratti, licenziamenti, denunce o problemi fiscali appaiono i principali crucci degli italiani e rispetto all’anno precedente hanno fatto un balzo in avanti passando dall’ultimo al primo posto. Seguono le problematiche sanitarie 19% a cui si aggiungono quelle relative alla ricerca della casa 11%.

SONO I GIOVANI i NUOVI INFELICI
IL Rapporto 2006 segnala la nascita di una nuova categoria di infelici: i giovani. Se negli anni passati il maggior numero di chiamate proveniva da persone anziane, sole, senza mezzi e malate ora il loro posto è occupato dalla categoria diametralmente opposta. Sebbene, in termini assoluti, le problematiche più diffuse rimangano sempre quelle legate a solitudine, depressione, questioni sentimentali e sesso, è possibile tracciare il ritratto di un nuovo "appellante" afflitto da problemi di ordine pratico. La sua età va dai 25 ai 45 anni, ha una occupazione perlopiù precaria e discontinua, ha una famiglia di provenienza o ne ha una sua. E’ schiacciato da problemi pratici e con grande difficoltà riesce a far fronte alle necessità di tutti i giorni. Vive un presente senza mezzi e non ha speranza nel futuro. E spesso i problemi pratici di questo genere divengono causa di scompensi in altri campi sfociando in depressione, aggressività, crisi sentimentali.

"In mezzo secolo di attività, attraverso il filo telefonico, Voce Amica ha assistito al continuo evolversi dei cambiamenti sociali", ha spiegato Monica Silvestrini, Presidente dell’Associazione - il processo di urbanizzazione, la crisi della famiglia, l’istituzione del divorzio, la legalizzazione dell’aborto, la legge Merlin, la legge 180 rivolta ai malati mentali, la droga, la depressione, la crisi economica, l’Aids. Anche stavolta siamo testimoni di una trasformazione epocale: la crisi dei giovani, precari nel lavoro come nei sentimenti".


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lunedì 3 aprile 2006
ore 15:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Probabilmente ne conoscevate già l’esistenza. Io l’ho trovato oggi e stò ancora ridendo
www.berlusgoogle.com
Silvio illuminaci, datti fuoco


Canzone
"Io, Presidente che son io"
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lunedì 3 aprile 2006
ore 14:39
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ora dovevi sputare


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lunedì 3 aprile 2006
ore 11:55
(categoria: "Vita Quotidiana")



Aveva ragione Nanni Moretti a mettere l’accento su certe problematiche fondamentali per la nostra società nel suo "Il Caimano" ; un maestrale prodotto cinematografico che mi ha fatto provare in sala svariate sensazioni una dopo l’altra: rabbia, tristezza, disprezzo, ironia, sdegno... Il pensiero più bello è stato quello che mi ha suggerito spontaneamente mia madre: "tutti i presenti in sala (sala strapiena) presumibilmente sono elettori che voteranno contro il gran Caimano"
Come ribadiva il suddetto Maestro: bisognerebbe andare oltre, oltre alle donnine poco vestite in tv, ai vari reality che ci annebbiano la vista e rintontiscono la mente prendendo invece visione dei veri problemi del momento.
Sulla stessa linea il documentario che ho visto ieri sera su Rai Tre (in realtà una replica - era stato trasmesso il giugno scorso). Riccardo Iacona, un valido collaboratore di Santoro ha avuto la bellissima e coraggiosissima idea di dennunciare analizzando nei dettagli un problema fondamentale: l’impoverimento dell’istruzione, il degrado delle Università, la pratticamente-totale-assenza della ricerca scientifica che in parte spiegano l’impoverimento del paese.

Riccardo Iacona è un ottimo giornalista e una persona per bene, un esempio rincuorante di professionalità, di rigore e di umanità.
E ancora una volta ci ha dato una grande lezione di giornalismo con la serie su RAI TRE, W l’Italia.

Immaginate una fabbrica i cui operai siano tutti o quasi tutti precari, non abbiano alcuna garanzia che i contratti vengano rinnovati, non abbiano alcun diritto “sindacale” e siano sottoposti al volere del direttore della fabbrica. Immaginate ancora che i finanziamenti che tengono in vita la fabbrica siano insufficienti e incerti. Immaginate infine che i migliori operai della fabbrica, quelli piu’ specializzati, quelli che sono capaci a fare il loro lavoro, quelli che hanno il know how e lo possono esportare comincino ad andarsene, a lasciare la fabbrica per andare a lavorare dalla concorrenza, dove i contratti sono certi, il lavoro e’ ben pagato e il merito, la bravura vengono incentivati e sono una moneta spendibile.

Ebbene la situazione dei ricercatori italiani e’ come quella di questi operai: manopodera di altissima specializzazione a bassissimo costo, veri e propri schiavi della ricerca senza diritti e senza prospettive certe.
W LA RICERCA di Riccardo Iacona racconta la fabbrica della ricerca inseguendo decine di storie di ricercatori …di ogni posizione, dai dottorandi ai ricercatori, da quelli rimasti in Italia a quelli scappati all’estero.
Riccardo Iacona racconta la farsa dei concorsi pubblici, solo teoricamente aperti a tutti, ma, in realta’, come si dice nel gergo, “blindati”, cioe’ gia’ preassegnati ai candidati forti di ogni dipartimento.

Un sistema che di fatto impedisce la liberta’ di movimento dei ricercatori da un’ Universita’ all’altra e costituisce una barriera insormontabile per quelli bravi, da qualsiasi parte del mondo arrivino.
Altro che ritorno dei cervelli!
W LA RICERCA racconta l’esodo dei migliori ricercatori italiani, una vera e propria emorragia del meglio del nostro paese che va ad arricchire l’Europa e gli Stati Uniti, la faccia piu’ inquietante del declino industriale del nostro paese: le fabbriche chiudono di fronte alla concorrenza dei paesi emergenti e noi cosa facciamo? I migliori, quelli che potrebbero aiutarci a produrre il valore aggiunto con cui uscire dalla crisi, li regaliamo agli altri!

Riccardo Iacona ci racconta le storie di Lucio Luzzatto e Ignazio Marino due grandi scienziati, due italiani che hanno fatto grande il nome dell’Italia all’estero: sia Marino che Luzzatto hanno provato a tornare in Italia per riportare nel nostre Paese la loro eccellenza, il loro sapere, la loro passione per la ricerca. W LA RICERCA ci racconta come sono stati trattati e che fine hanno fatto. Come mai quelli che in altri paesi sono dei guru della ricerca, quando vengono da noi entrano subito in conflitto con il sistema italiano?
E quanto e’ importante essere veramente liberi per fare ricerca?
W LA RICERCA ci restituisce l’immagine di un paese che non ha bisogno dei suoi ricercatori … un paese che sta svendendo il proprio futuro.


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giovedì 30 marzo 2006
ore 11:17
(categoria: "Vita Quotidiana")


Gatto agli arresti domiciliari
"Ha aggredito i vicini di casa"

Ma è fantastico io lo vorrei addottare questo gatto, così magari si fa le unghie su chi ci parcheggia davanti al cancello in divieto di sosta, magariiii.......


FAIRFIELD (Connecticut) - Sottoposto a misure restrittive come un criminale, solo che ha quattro zampe e quando è di buon umore può fare le fusa. Il gatto Lewis, cinque anni, pelo lungo bianco e nero, è diventato un pericolo pubblico, quando a Fairfield, una tranquilla piccola città della provincia americana, ha aggredito almeno sei persone e teso un agguato in piena regola a una venditrice a domicilio. E’ la prima volta che una simile ordinanza viene emessa nei confronti di un gatto.

A Fairfield le gesta di Lewis sono diventate il mito della cittadina, tanto che ormai è chiamato "il terrore di Sunset Circle" il quartiere delle sue malefatte. "Sembra il personaggio dei fumetti, Felix il gatto - dice una delle vittime del felino, accreditato anche di un’anomalia anatomica - ha sei dita con artigli lunghissimi che usa come armi letali". Quel che colpisce in Lewis è però l’astuzia con cui ha preparato le sue sortite, da vero genio del male, visto che ha messo tutte le sue vittime con le spalle al muro in un cul de sac. "Ti arriva alle spalle, si attacca alle gambe e graffia e morde - riferisce un’altra vittima - quando ho cercato di cacciarlo è saltato come una molla, attaccandosi all’altra gamba"

Le sue vittime sono finite in ospedale con graffi e morsi e l’ufficiale del servizio di controllo animali è corso ai ripari, ordinando che Lewis debba restare chiuso in casa. Nei guai è finita anche la proprietaria, Ruth Cisero, che è stata multata per incauta custodia e per non aver osservato l’ordine dell’ufficiale. La donna ha cercato di sedare il gatto, senza successo: Lewis ha eluso la sorveglianza ed è uscito, aggredendo un’altra persona.

"L’ho raccolto dalla strada tre anni fa - dice la proprietaria del felino malefico - non ha mai fatto del male a nessuno della famiglia. E’ però capitato che la gente lo abbia tormentato e secondo me si sta solo difendendo". Uno dei vicini però la pensa diversamente: "La gente è terrorizzata. Lewis è capace di fissarti a lungo con cattiveria, non si sa mai che cosa farà dopo".

Fonte ’La Repubblica’



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