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venerdì 17 marzo 2006 - ore 18:06


OUSIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’epistemologo, come il dentista, si occupa di tenere in buona salute gli strumenti della masticazione, ovvero la critica. Kant aveva un ottimo cavadenti e, in generale, tutto l’Illuminismo è erede dell’odontoiatria inglese che ha buttato i ferri del tomismo e li ha sostituiti con marchingegni hollywoodiani.




Confusion will be my epitaph…


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giovedì 16 marzo 2006 - ore 18:57


VAGINA DI QUORI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Pensavo…

Se mi mettessi i guanti in latex
Se ti spaccassi con un’ascia
Se ti infilassi il forcipe
Se ti cavassi il dentro
Se ti spiattellassi intorno sopra sotto come una calunnia ovunque accusa

Resterebbe qualcosa più che sangue?

E se poi ti incorniciassi il tutto?


Una martire del tuo bisogno post-moderno di ferire ad ogni costo per dispetto, dici.

[La caricatura di un ragù per telegatti, no?]



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mercoledì 15 marzo 2006 - ore 18:49


MARLBORO ROSSE
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Inseguo pensieri che inseguono pensieri con il naso lungo. Mi parlano di noi e di quanta falsità si annida come insidia nella mia indifferenza. Ho pena e amore per me stesso, mentre brancolo e brandisco la maschera di sfida e delusione: carezzo lo sghembo Pierrot che tengo sulle ginocchia e ne distillo parole, vino di campagna e mercurio. Sono vita che rinasce e morte adolescente che rincorre la felicità su un cinquantino.
Mi ritrovo vuoto e penso a quella sera che: io e te, il cuore magico e religioso di una panchina, il pozzo dentro di noi e il sacro in fondo a noi, come pianura rovesciata agli astri e gaudente. Stellina…! Ti penso e non ti immagino diversa da come sei. Ti penso così forte che anche tu dovresti, anche se tutto tace. Ti penso e poi mi impongo il triste silenzio delle liriche più care.
Sono fuggito di casa, stasera, per stare solo col pensiero di te. Stringo amicizia con le cose e faccio pulizia delle mie viscere emotive: ci ho trovato ragnatele, divinità defunte, fiducia e compromessi. Metterò tutto dentro un baule bianco e un giorno o l’altro te lo troverai tra i piedi.
Ci conosciamo da prima. Pensa a Platone, alla metempsicosi: nel cerchio che sviluppa se stesso lungo la cresta di un crinale, c’è un momento in cui siamo pienamente; in cui siamo tutto con il tutto e, come elementi essenziali di un ordine supremo, suoniamo le nostre corde senza spellarci le dita. Poi cadiamo, liberi e umani, arbitrari come vagabondi che tracciano progetti sugli argini.
Ti chiedo solo: lasciati amare ancora, prima che l’effetto di questo centro di malinconia trasandata finisca; prima che restiamo scalzi sopra le nostre colpe. Perché tu non saprai chinarti su di me, né su chi devi. Perché per te ci saranno medici e infermieri inutili, mentre per me ci sarai ancora tu – la mia religione, il mio naufragio, il mio testamento, la mia intenzione ad essere migliore.
Intanto il quartiere si anima, intorno. Gli adolescenti spuntano dalle loro tane pronti a condividere parole e omissioni, come anch’io sapevo fare un tempo. Tutto torna e tornerà. Tutto accade e accadrà sempre in funzione di una lei, compreso questo aroma di Zippo, incenso per profani, con cui riprendo a fumare; compresa la linea rossa tra noi che non si vede, ma sarebbe bello spiegare.



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martedì 14 marzo 2006 - ore 18:19


ORLANDO FUORI-USO #2
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Bisogno di dolore. Il mio sordido ottocento onirico reclama vanità che tonfano e scrittura onciale in strofe pigre. Io sono la santità mancata che si arrampica su specchi deformati alla ricerca di un vertice, ma ciò che trovo è sempre la stessa by night di passioni sfinite e avvicendarsi come ancelle nel mio boudoir ritirato. La sostanza al centro è imprendibile e comunque vada ci sono sempre persone che ci vincono naturalmente rendendo puff le nostre pose più sicure. Spesso sto a contatto con Te, che devo ignorare per non servire - sedotto da una superstizione che tarda a lasciarsi confutare.



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lunedì 13 marzo 2006 - ore 18:21


MODESTIA
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Se mi amassi come sono, sarei nudo, afono e ignorante.

E anche sporco, forse, e indifferente.

Se mi amassi come sono, non mi ameresti, di certo:

non ho bellezza né bontà e la mia unica verità è lo stare.

Se mi amassi come sono, comunque, saremo felici,

perché anch’io ti amerei per come sei.




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domenica 12 marzo 2006 - ore 15:25


ORLANDO FUORI-USO #1
(categoria: " Vita Quotidiana ")



La consapevolezza ferrea dell’ambigua distinzione tra umiliarsi e un’emozione, da sempre mi lambisce come un mare di Sicilia in una summer soleggiata. Fermo, immobile, caduco e adunco di alternanze potenziali, il pendolo dell’intenzione oscilla mollemente tra la fuga e il labirinto. Mi atteggio labile, succinto e indifferente – variopinto a volte - in quanto succube bacato di ancestrali dissapori: tra una madre indaffarata e un biascicare di preghiere, fede fame e furia si avvicendano in memorie di frangenti in salamoia. E tutto sale su uno stesso piano, piedritto di ammissioni previdenti ma spocchiose. Eppure al fondo più profondo un turbinio di luoghi di riposo e gloria dove avrei potuto e invece ho scelto. […]




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domenica 5 marzo 2006 - ore 15:30


SOSPESO PER
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Uomini […]

sappiate che la morte vi sorveglia

gioir nei prati o fra i muri di calce,

come crescere il gran guarda il villano

finché non sia maturo per la falce.


[da F. De André, Recitativo in Tutti morimmo a stento]



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lunedì 27 febbraio 2006 - ore 19:20


ALL NIGHT LONG…
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Nel quotidiano arrancare incapace di stupirsi succede:

di non aver più mani per raccogliere le proprie mani da terra

e raccogliersi da terra.



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venerdì 24 febbraio 2006 - ore 19:53


JUNKY
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Il Lampeggiante mi seguiva da lontano e spandeva i suoi rotondi riflessi sui muri delle case. I vicoli erano scuri, Chicago anni ’20, Batman e jazz. Una sola via d’uscita, orientale: rimanere saldo contro tutto, perno sul fiume di sangue che scorreva impetuoso ovunque.
Caddi a terra, ai piedi di una stola di pailettes argentate. Quel viso angelico era incorniciato da riccioli artificiali: potevo sentire il caldo dei ferri che davano forma e l’untuosità degli unguenti. C’era del vero in quelle gambe decise, sollevate sopra i tacchi a spillo alti neri. Mi puntò un ginocchio sul naso e mi chiese chi fossi. Il mio impermeabile era sporco, poco presentabile per una donna di quel tipo. Ma capii che era lei. Mi avevano mandato da lei perché mi aiutasse.
Il Lampaggiante riapparve come un blu cobalto sullo sfondo di una notte sincera. Fuggimmo insieme, per mano, verso Las Vegas. Mi misi alla guida dell’unica vettura possibile, una Porsche del ‘65 con gli interni in pelle e le cromature argento.
C’era ben poco da dire. Corremmo sfrecciando. Come clandestini pirati pronti ad uccidere, eravamo puntati sul mondo, mentre l’aria che ci avrebbe congelato schizzava via sul parabrezza.
Scie di morfina rallentavano il Lampaggiante ecc… ecc…


[In qualche modo si è sempre inseguiti, e non esiste più grande verità al mondo dell’essere un drogato inseguito da qualcosa].



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giovedì 23 febbraio 2006 - ore 19:04


APRILE 1994
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Masturbazione. Genitori. Umori. Stagioni. Incontrarti. Odori acri, sgradevoli, confortanti. Divani vecchi. Tappeti e polvere. Fodere sporche. Noi come cani. Maglioni usati. Colli sporchi. Mutande a terra. Fumo. Fumo che stagna. Sperma. Birra e sigarette. Adolescenza ovunque. Morire insieme o sposarsi. Due in uno. Passione. Depressione. Forbici e catene. Attimi infiniti - farti a pezzi. Attimi distinti - amarti ancora. Attimi incongruenti - lasciamo stare. E poi soffrire.
Soffrire è più immorale che scopare, si diceva.
La sofferenza è una metà del mondo, scoprivamo, prima di chiudere la porta.

E poi?



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