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mercoledì 18 aprile 2007 - ore 10:13


IL PAESE DELLE MERAVIGLIE
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Che io sia lo spazio. E tu la luce.

Perché tra loro c’è solo amore.




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martedì 17 aprile 2007 - ore 10:49


TORTO CONIUGALE
(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’animo è curvo.

Mi rado allo specchio.

Le mie scono scuse, le tue sono sacre.




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lunedì 16 aprile 2007 - ore 19:14


SFACETTATURE
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Frale e supino, allungavo i sensi a una passione trita, malridotta.

Tu fingevi morte e risi lievi, là di lontano, solo per godere il rumorio

dei miei tormenti agitarsi ancora e imbellettarsi per tenerti.

Ero felice.

Fui felice.

Ma perché ero felice quand’ero felice?

“Il pigro dice: ‘C’è un leone là fuori, sarei ucciso in mezzo alla strada’ ” *,

e anch’io sono cucito e spento, da un po’ di giorni, perché non saprò mai –

mai stata onesta –

quali mezzane voluttà e secrete hai attinto dal cerchio del distacco.

Solo, mi appaiono e dispaiono la curva di una guancia – sottesa anima sola,

le braccia forti e nude che ti sostennero fugaci e tu,

le tue ciglia dolci in direzione nostra,

che mi concedono un’opzione senza vie d’uscita.




* (Proverbi 22, 13)



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venerdì 13 aprile 2007 - ore 14:26


ANAMORFOSI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Costante fluire è il florilegio d’autunno, forbito di speranza, fortezza e

fortuna.

In un orifizio siglato e tra rimasugli passati, inesorabile percorro

il trascorso e l’intimo rimosso leso.

Ad un poeta, mi confessasti una volta, si perdonano l’assenza e

l’esagerazione,

il culto e la tristezza,

l’inquietudine e anche la vita.

Ad un poeta - anche la vita.

Ma Nico è solo un mostro, Nico è pesto, Nico è fuori adesso,

e anche se mi sta davanti, in realtà sei

dentro.




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giovedì 12 aprile 2007 - ore 17:09


NARCISO E NOI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



I muri non

mi rispecchiano.



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mercoledì 11 aprile 2007 - ore 18:34


21 DEL LUNARIO – 2/4
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Trattiamo il nostro corpo come una proprietà di cui disfarci, e solo se ce ne disfiamo torniamo a ridere e abbracciarci. Ti rendi conto, Fred, che cerchiamo di imitare quel genere di vita decadente che si sbatte e sfrega ovunque per averne una scintilla? E’ come se non essere in pena o eroinomani o perduti facesse di noi un vestito da mettere da parte. E’ come se fosse tutta una questione di aghi, di sozzura e di stomaco, un modo per trovare e porre dei limiti che sono nostri e insieme di tutti. Ma perché dobbiamo dimostrare al mondo dove si trova la soglia dell’autodistruzione? Perché l’alternativa è sempre tra potere e dannazione? Io non capisco, Fred, davvero non capisco.
Siamo forse dei santi alla rovescia?
E’ il misticismo attraverso i sensi ciò che andiamo cercando?
O è forse un Dio di domeniche attonite e entusiasmi soffocati che ci ha dato il soffio?
Tutte le sere, da non so quanto, mi sfilo le scarpe più sballato di ieri e penso ai miei che dormono: una generazione di esseri umani – di human being - che viveva di giorno e dormiva la notte… è quasi incredibile, no? E allora mi prende una rabbia che mi verrebbe da correre nella loro camera, accendermi la luce addosso come un imputato e confessare ad insaputa chi sono sul tappeto. A pupille aperte e tetragone, parlerei del bravo ragazzo - quello con gli occhioni grandi da passargli dentro - che invece è una mela già a marcire e disillusa; parlerei di questo liquore all’erbamenta e malinconia che mi tormenta ogni volta che mi soffermo in prossimità del futuro; parlerei di tutto, come non ho mai fatto con nessuno – nemmeno con te, Fred - solo per avere quel po’ di materna comprensione e infinita che sa levigare gli spigoli e mettermi a letto in una pace di eterna meraviglia. Mi spoglierei nudo, forse, per chiedere a loro – loro che mi hanno dato la vita, ma non hanno mai avuto una spiegazione plausibile – di cercare insieme a me, su di me, i segni del mio destino, che se non sono scritti nell’anima – involucro trasparente quanto inaccessibile - saranno almeno celati da qualche parte del mio corpo. Perché ho solo questo, Fred: anima e corpo che cercano un accordo dai tempi di Cartesio e ne abbiamo cavato fuori solo parole, precetti e ospedali che non servono a un cazzo. Ad un cazzo, canedidio! Intanto si soffre, si muore, si spera e poi dispera. Ci si affida ai maghi e all’ateismo, ai riti e ai pregiudizi, convinti di scampare la disgrazia, che puntualmente arriva e inaspettata, confinandoti di nuovo nel sottoscala nascosto dove la vita e la morte flirtano tra loro e usano te come messo.
Io voglio solo sapere, Fred, sapere che cosa ne sarà di questa mia giovinezza piantata e arida e malferma. Voglio libertà di esplodere e dissolvermi come in un mantra cantato da Neil Tennant, ma voglio anche padroni che mi regolino le ore, che mi regalino aspettative e che mi mettano su un binariocerto a cui non devo più pensare. Io voglio, voglio, voglio, voglio più di quanto non sappia dire e quando ci arrivo cado…



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martedì 10 aprile 2007 - ore 17:09


21 DEL LUNARIO – 1/4
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Guarda che luna, guarda che luna, Fred! Potrei morire adesso, qui, pur non avendo mai vissuto, e non ci sarebbe nessuna ragione, come per quelli che si schiantano di sabato sera, come per tutte quelle crisalidi acerbe, che hanno troppo-tanto per capire e troppo-poco per capire.
I bulloni di questa passerella, Li vedi?, sono così parigini e corrosi che vienvoglia di una chiave inglese e di provare, di provare a salvarsi dall’autocompassione e sganciarci.
Io sono giovane, ma non per sempre. Vent’anni passano che credi ancora di averli in pugno, e ti ritrovi in polvere comunque.
Ma sarà sempre così?
Pensieri celati?
Competizione?
Ambiguità?
Prostituirsi?
Passeremo la vita – all night long – su di un filo bianco evitando in tutti i modi di sporcarlo?
Io, Fred, tu lo sai, io rovino, ma non sporco.
Io rovino gli affetti, ma non li sporco.
Io rovino per terra, ma non sporco.
Sono aria, aria che rischia, che fischia, che fende, che scoppia, e quel filo bianco penso sia ora di tagliarlo.
Vedere che succede.
Perché così non si può fare, mio caro amico, dondolare e ciondolare e rimbalzare e aggredire e trafugare e altalenare… troppi verbi all’infinito, ancora, che non hanno estremi, come gli amori nefasti delle anime liete solo in territori franchi.
Io parlo del vivere, Fred, mi capisci? Non parlo solo di lei e dei suoi occhi azzurri e carichi di comete. Lei se ne andrà com’è venuta, insieme alla colpa di dover dormire e all’acquasanta. Io parlo del vivere, del vivere e non sprecare, e che se avessi il tempo adesso, qui, il tempo dei nostri anni esistiti, esistiti davvero!, non lo scaglierei di nuovo con tanta sicurezza e piombo.
Sono ancora giovane, Fred, sono ancora giovane, ancora giovane, ancora giovane…




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venerdì 6 aprile 2007 - ore 12:30


CANI DI PAVLOV #4
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Cani di Pavlov, stravaccati innanzi a un’alba gocciolante Rembrandt, vaselina. I coglioni in mano, impuniti, gli occhi sgranati a ottundere il cervello come incudine che affonda. Un demone di sinistre foie ancora vigile sotto ceneri di sensi forti. Fatti. Strafatti. Desueti. Marci. Sbruffoni. Mentre noi offendiamo a sangue, il sangue, la nostra bella addormentata è in overdose d’amor in qualche posto: sogna il coniglio rosa negli slip - suo dolcevita navigare incontro a canterani e baldacchini – che ce ne fregazero e che tradire è più un dovere che un piacere.




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giovedì 5 aprile 2007 - ore 18:16


BIONDO OPACO
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Musica sacra e desolazione masturbante.
Il confiteor dello sfogo è sempre più sottile, quasi a scomparire.
Insoddisfatto è ciò che sono, quasi a scomparire.
Poco studio, poco impegno, poco onore mi rendono passivo,
terribile con me stesso e implacabile come contro il popolo eletto.
L’essenziale mi priva di me stesso - da sempre.
Mi sconfina a tirare avanti il giorno come una galera e mi sconfigge.

Ma sto scontando o forse apprendo?



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giovedì 5 aprile 2007 - ore 08:52


BRUNETTO LATINI
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sembra che basti una colpa, per quanto sconosciuta,

a mandarti all’inferno.



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