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"One of the sure signs of maturity is the ability to rise to the point of self-criticism"

"Se non rispondono al tuo appello cammina solo"







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martedì 28 gennaio 2014 - ore 10:01



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per chi si nasconde dietro le citazioni e per chi dice o ha detto "Ti amo" a cazzo:

Amore non è amore se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire
quando l’altro s’allontana.
Oh no! Amore è un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta
e non vacilla mai;
Amore non muta in poche ore o settimane,
ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è errore e mi sarà provato, io non ho mai scritto,
e nessuno ha mai amato.

William Shakespeare



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lunedì 27 gennaio 2014 - ore 16:30



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"In questo scritto voglio spiegare come un rapporto conflittuale del figlio maschio con la madre possa portare in esso una corrispondente difficoltà nell’instaurare rapporti adulti e maturi con una donna, ovvero incentrati sull’amore e non solo sull’innamoramento, l’infatuazione, l’appagamento sessuale e del proprio ego narcisistico.

Dalla letteratura sul rapporto madre bambino, a cominciare da Bowlby, abbiamo appreso che la madre che sa creare una base sicura, una “madre sufficientemente buona”, per dirla con Winnicott, è la madre che sa emancipare il figlio, che costruisce i suoi modelli operativi interni (MOI) basati sulla fiducia, sulla presenza discreta, sulla capacità di fornire radici ma anche ali. Sulla scorta di tali MOI il bambino imparerà ad avere fiducia in sé stesso e anche nella madre, imparerà a comprendere che egli esiste come essere separato da lei ma che potrà comunque farvi affidamento nel momento del bisogno. La madre divorante, castrante, simbiotica, è invece tutto l’opposto della madre buona ed emancipante.

Questue due figure sono due archetipi che ricorrono con frequenza nell’inconscio collettivo dei popoli, e le ritroviamo nei miti e nelle fiabe sottoforma di strega, mostro, drago, la donna-vampiro, l’arpia ecc. Ma, oltre a risiedere nell’inconscio collettivo, questa madre risiede anche nell’inconscio personale di tutti quei figli maschi dai quali essa non si è mai realmente voluta separare, fagocitandoli. Questa madre, infatti, non è la buona madre che dona libertà al figlio, essa prende da esso, succhia il sangue, ne ha bisogno in modo quasi ossessivo e viscerale: e così facendo fagocita il nascente sé del bambino.

L’amore vero, difatti, è una relazione liberante: proprio per questo oggi assistiamo a tanti amori malati, perché l’amore, quello vero, è una relaziona che dona radici ma anche ali, è liberante, dona respiro al sé. Gli amori di queste madri, così come i falsi amori di tante coppie di oggi, sono invece amori castranti, bloccanti: imprigionano dentro uno spazio angusto, costringono la persona “amata” a vedere solo quell’orizzonte che l’altro è disposto a dare, ma capiamo bene qui che questo è un donare falso, perché in realtà si tratta di un prendere: chi “dona” una visione parziale del mondo all’altro, si serve di lui per confermare sé stesso egoisticamente e narcisisticamente.

Chi ama realmente invece mostra il mondo in tutta la sua ampiezza, anche a costo di perdere la persona amata, il figlio amato, che magari sceglie un altro orizzonte per sé stesso, invece che quello scelto da altri per lui. Mi viene a mente a tal proposito lo scempio di tanti figli che inseguono il sogno del genitore per la sua vita, piuttosto che il loro sogno personale.

È così inevitabilmente aperta a queste menti la via della nevrosi, o prima o dopo, quando la vita mette di fronte a inevitabili crisi. Vediamo quindi come la relazione con la madre sia il corrispettivo delle altre relazioni affettive che saranno vissute in futuro: vivere bene la prima e fondamentale relazione sarà quindi basilare per far si che un figlio possa vivere realmente bene la sua relazione di coppia futura.

Quali sono quindi le madri castranti? Esse sono le madri iperprotettive, inibenti, ansiogene, preoccupate, simbiotiche. Quelle che vedono il figlio come un eterno bambino anche se è già adulto, spesso riferendosi a lui con vezzeggiativi tipici di una relazione infantile. Sono in genere madri che hanno bisogno che il figlio segua la loro visione del mondo e delle cose: hanno già in mente tutto il loro futuro dispiegato in un attimo, sono costantemente in ansia anche se il figlio sta semplicemente facendo il suo mestiere di figlio, ovvero esprimere la sua turbolenza infantile, fare dispetti, disubbidire. Le sfumature possono andare dalla freddezza della madre-soldato, alla fusionalità della madre simbiotica, ma in ogni caso abbiamo a che fare con relazioni malate e castranti. La madre simbiotica, in particolare, ha bisogno del contatto fisico con il figlio, gli piace stropicciarlo, baciarlo, averlo per sé: ma un contatto così esasperato non è mai un reale istinto di donazione: è un modo per fagocitare, prendere, succhiare l’anima del figlio per farla tutta sua. Stiamo qui fornendo un ritratto di madre castrante-tipo, genericamente parlando, ma è evidente che vi sono varie tipologie che potrebbero essere validamente esplorate.

Così come, ovviamente, esistono diversi temperamenti del figlio che andranno ad interagire con la relativa tipologia di madre: gli esiti possono essere variegati, ma per citarne alcuni possiamo riferirci a: il figlio ribelle e disorientato; il figlio “castrato” incapace di vivere la sua sessualità con una donna e che potrebbe sfociare in impotenza o omosessualità; il figlio “simbiotico” ovvero colui che ricercherà la mamma e il suo livello di fusionalità in una futura relazione di coppia; il figlio “mentale” ovvero totalmente rivolto alla sfera della ratio, in cui non è avvenuta una integrazione tra la parte maschile e femminile, che Jung definisce rispettivamente “Animus” e “Anima”.

Deriva da ciò una inevitabile distorsione dell’amore e del rapporto di coppia, che può andare da totale incapacità di viverlo, come nel caso degli impotenti/inibiti, alla disorganizzazione affettiva del figlio disorientato che rischia di ricercare in altre attività la sublimazione di un amore mai ricevuto; andando poi per la dipendenza del figlio simbiotico, che vedrà nelle relazioni sentimentali un qualcosa a cui aggrapparsi come al cordone ombelicale da cui ricevere nutrimento; per arrivare al distacco del figlio mentale, che vive i rapporti sentimentali in modo totalmente razionale, che ha una concezione del mondo razionale. Sono questi tutti stili di difesa derivanti dal rapporto malato con la madre castrante: in tutti i casi la corretta integrazione del sé non è avvenuta, mancano delle parti, non si è liberi di essere, perché si è imprigionati nella rete della madre invischiante.

Di fatto essa ha ristretto gli orizzonti vitali del figlio, il quale non sarà mai veramente adulto in quanto ricerca ancora quell’appagamento materno “sano” che non ha mai avuto, quell’amore liberante che non ha mai sperimentato. Vediamo spesso degli eterni bambini in questi uomini non cresciuti, che hanno paura di assumersi responsabilità adulte, che rifuggono da una relazione seria perché ancora sono bambini disorientati alla ricerca dell’abbraccio liberante della madre. Perché i troppi baci della madre simbiotica non donano libertà, la tolgono. Essi identificheranno l’amore , a livello conscio, con quello che la loro madre gli ha donato: se gli ha donato una prigione vedranno nell’amore una prigione da cui fuggire, vedranno nella donna quella stessa madre-vampira, madre-carceriera, che ti butta dentro una gabbia e butta via la chiave. Nessuna relazione futura sarà per loro veramente liberante se non si esporranno al rischio di soffrire, riaprendo così la vecchia ferita di quell’amore non ricevuto.

La ferita va richiusa, ma visto che indietro nel tempo è impossibile tornare, è necessario esporsi nel presente al rischio della delusione narcisistica: se questo non succede rimarrà divorato dalla madre e perennemente un figlio la cui capacità di rapporto è fissata all’incubo della dipendenza infantile. Quando supera le passate ferite del rapporto con una madre simbiotica e invadente, l’uomo è libero di sviluppare il lato femminile della sua natura, che Jung ha definito Anima.

Essa mette l’uomo in contatto con i suoi lati più profondi. Solo così l’uomo potrà stabilire un rapporto maturo con una donna: fintantoché ciò non avverrà si avrà o una fuga dal mondo delle responsabilità adulte, ovvero un rifugiarsi nel mondo dei balocchi e della spensieratezza adolescenziale anche ad età in cui ciò è oramai fuori luogo, o, addirittura, nei casi più gravi, una totale incapacità di avere rapporti sani con le donne, vissute o come autentiche castratrici (come lo è stata la propria madre), o come esseri pericolosi sempre pronti a fare un tiro mancino, quindi da usare solo in senso narcisistico, di appagamento sessuale e del proprio ego. E’ proprio così che alcuni uomini si sottraggono alla loro madre-drago (madre divorante): si costruiscono una specie di regno solo maschile, solo mentale, razionale, difeso e sicuro, dove le madri non possono seguirli.

E rifiutano il lato femminile, intuitivo, romantico e un pò irrazionale, per la paura di essere sopraffatti dalla madre-drago...un drago che preferiranno continuare a combattere magari nei loro giochi, piuttosto che affrontare davvero il drago crescendo e reintegrando il lato femminile nel loro sé. Del resto, come il mito di Edipo ci dice, non è affatto sufficiente un atteggiamento intellettuale, tipicamente maschile, per sconfiggere il potere divorante dell’archetipo della madre castrante.

La lotta deve essere condotta attraverso la vita, l’integrazione delle parti, maschile e femminile, razionalità e intuizione, sentimento e ragione. L’uomo che non ha sviluppato la sua parte femminile infatti, è generalmente narcisistico: è innamorato della sua idea di amore, delle sue fantasie, del suo eros, della sua capacità di dare piacere erotico, ma non sa amare nel senso adulto del termine, che invece implica la capacità di esporsi alla vulnerabilità del rischio e della ferita narcisistica.

L’amore non è quello distorto ricevuto dalla relazione con la madre, ma deve divenire una relazione che dona radici e ali, dove non esistono ristretti orizzonti, non esistono gabbie, bensì un donare una visione autentica del mondo pur correndo il rischio di perdere la persona amata: nessuna madre, del resto, che non sappia concedersi il rischio di perdere il figlio, potrà mai affermare di averlo amato davvero".

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venerdì 24 gennaio 2014 - ore 02:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Let my feet exactly where they are.
Let be adversities as they are.
Take my heart away to walk in silence.
Alone.

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venerdì 24 gennaio 2014 - ore 01:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")






Magnificat * anima mea Dominum.
Et exsultavit spiritus meus * in Deo salutari meo.
Quia respexit humilitatem ancillae suae: * ecce enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.
Quia fecit mihi magna qui potens est: * et sanctum nomen eius.
Et misericordia eius a progenie in progenies * timentibus eum.
Fecit potentiam in brachio suo * dispersit superbos mente cordis sui.
Deposuit potentes de sede, * et exaltavit humiles.
Esurientes implevit bonis: * et divites dimisit inanes.
Suscepit Israel puerum suum, * recordatus misericordiae suae.
Sicut locutus est ad patres nostros * Abraham at semini eius in saecula.
Gloria Patri, et Filio, * et Spiritui Sancto.
Sicut erat in principio, et nunc, et semper, * et in saecula saeculorum. Amen

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mercoledì 8 gennaio 2014 - ore 23:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Noi esseri mortali abbiamo molte debolezze, proviamo troppe emozioni.
Soffriamo troppo, troppo presto moriamo, ma di certo abbiamo l’opportunità di amare".

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mercoledì 8 gennaio 2014 - ore 20:54



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si possono fare tutti i ragionamenti che si vogliono e tutti i discorsi più logici del mondo.
Si possono citare tutti gli scritti dei pensatori più brillanti.
Ma se non si è capaci di provare compassione, perdono, comprensione, si resterà sempre dei freddi robot.
E i robot non possono amare.
Sono efficienti, determinati, affidabili, perfetti.
Ma non possono amare.

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mercoledì 8 gennaio 2014 - ore 16:15



(categoria: " Vita Quotidiana ")


15 cose da Sacrificare per Essere Felice

Ecco una lista di 15 cose senza le quali la tua vita diventerà molto più semplice e soprattutto più felice.

Troppo spesso la nostra vita si cristallizza intorno ad abitudini che non ci provocano altro che stress, dolore e sofferenza.

E invece di lasciarle andare e permetterci di essere più sereni, ci aggrappiamo ad esse con tutte le nostre forze.

Bè, non più! A partire da oggi abbandoneremo tutto quello che non ci serve e abbracceremo insieme il cambiamento.

Pronto? Si parte!



1. Lascia andare il bisogno di avere sempre ragione.

Siamo in così tanti a non sopportare l’idea di avere torto. Anche a costo di distruggere grandi amicizie o rapporti e causare grosso dolore a noi e agli altri.

Non ne vale la pena. Punto!

La prossima volta che senti l’urgenza di tuffarti in una zuffa su chi ha torto o ragione, chiediti quello che Dr Wayne Dyer suggerisce:
‘‘Preferisci aver ragione a tutti i costi…oppure essere gentile?’’.

Che differenza farà davvero alla fine? Il tuo ego è davvero così grande?



2. Lascia andare il bisogno di avere tutto sotto controllo.

Accetta di non ascoltare il tuo bisogno di essere sempre in controllo di situazioni, persone, ecc. Che si tratti di amici, familiari conoscenti o passanti che incontri per strada, lasciali vivere.

Permetti a ciascuno intorno a te di rivelarsi per quello che è e vedrai quanto ti sentirai meglio quasi istantaneamente.

“Lasciando andare, si ottiene tutto. Il vero vincitore è chi lascia andare.” Lao Tzu



3. Lascia andare il bisogno di trovare un colpevole.

Smettila di considerare altre persone o circostanze i responsabili di quello che hai e noi hai, di come ti senti o non ti senti. Smetti di diluire il tuo potere e comincia ad assumerti la responsabilità della tua vita.



4. Lascia andare quelle controproducenti chiacchiere mentali.

15 Cose da Sacrificare per Essere FeliceQuante persone continuano a farsi del male con la loro spirale di pensieri negativi e controproducenti.

Non credere a tutto quello che la tua mente ti dice – specialmente se è qualcosa di negativo e controproducente.

Tu sei molto meglio di così. Credimi!

“La mente è uno strumento superbo, se usato correttamente. Usato male, tuttavia, può avere effetti distruttivi.” Eckhart Tolle




5. Lascia andare le tue credenze limitanti.

Su quello che puoi o non puoi fare, su quello che credi sia possibile o impossibile. D’ora in poi, non permetterai più ai tuoi pensieri limitanti di bloccarti nel posto sbagliato. Apri le tue ali e vola!

“Una credenza non è un’idea trattenuta nella mente, è un’idea che trattiene la mente. ” Elly Roselle




6. Smettila di lamentarti.

Abbandona una volta per tutte il continuo bisogno di lamentarti per tuuuutte quelle cose – persone, situazioni e circostanze che ti rendono infelice, triste e depresso.

Nessuno ha il potere di renderti infelice a meno che tu non glielo permetti. Non è la situazione a scatenare quella sensazione in te, ma è come tu decidi di guardarla.

Non sottovalutare mai il potere del pensiero positivo!




7. Lascia andare il lusso di criticare.

Lascia andare il bisogno di criticare cose, eventi persone che sono diverse da te o da come te le aspettavi. Siamo tutti diversi, eppure siamo anche tutti uguali.

Tutti vogliamo essere felici. Tutti vogliamo amare ed essere amati, e tutti vogliamo essere compresi. Tutti desideriamo qualcosa e quel qualcosa è desiderato da noi tutti.



8. Lascia andare il bisogno di impressionare gli altri.

Smettila di tentare così disperatamente di sembrare qualcuno che non sei solo per piacere agi altri. Non funziona così.

Nel momento in cui ti spogli di tutte le maschere, il momento in cui accetti il vero te, ti accorgerai che le persone saranno attratte a te senza nessuna fatica.



9. Lascia andare la tua resistenza al cambiamento.

Il cambiamento è buono. Il cambiamento ti aiuterà a muoverti dal punto A a punto B. Il cambiamento ti aiuterà migliorare la tua vita e anche quella di chi ti circonda. Segui ciò che ti rende felice, abbraccia il cambiamento, no resistergli.

“Segui ciò che ti rende felice e l’universo aprirà porte per te dove c’erano solo muri. ” Joseph Campbell



10. Lascia andare le etichette.

Smettila di incollare etichette a cose, persone o situazioni che non comprendi in quanto diverse o strane e prova ad aprire la tua mente, a poco a poco. La mente funziona solo quando è aperta.

“La forma più alta di ignoranza si ha quando rifiuti qualcosa solo perché non la conosci affatto.” Dr. Wayne Dyer



11. Abbandona le tue paure.

La paura è solo un’illusione. Non esiste – è creata da te. Nella tua mente. Aggiusta l’interno e l’esterno si aggiusterò da sé.

“L’unica cosa che dobbiamo temere, è la paura stessa.” Franklin D. Roosevelt



12. Lascia andare le scuse.

Invitale a fare i bagagli e dì loro che sono licenziate! Non hai più bisogno di loro.

Troppo spesso ci limitiamo a causa delle scuse che produciamo. Invece di crescere e sforzarci di migliorare noi stessi e la nostra vita, restiamo bloccati e mentiamo a noi stessi, usando tutte le scuse possibili e immaginabili…

… scuse che il 99.9% delle volte non sono nemmeno reali.



13. Lascia andare il passato.

Lo so, lo so. Questo non è facile. Specialmente quando il passato appare molto più sicuro e confortevole del presente, mentre il futuro sembra così spaventoso. Ma quello che devi sforzarti di pensare è che il momento presente è tutto ciò che hai e che avrai sempre.

Il passato che tanto desideri – quel passato che adesso continui a sognare – è stato da te ignorato quando era presente. Smettila di ingannarti.

Sii presente in ogni singolo momento della tua vita. Dopo tutto la vita è un viaggio non una destinazione.

Abbi una visione chiara del futuro, sii pronto, ma sii anche sempre presente nel momento che stai vivendo.



14. Lascia andare l’attaccamento.

Questo concetto è uno dei più difficile da afferrare per la maggior parte di noi, e devo ammettere che lo è stato anche per me (lo è ancora, per la verità).

Ma comprenderlo non è impossibile. Migliorerai gradualmente con il tempo e la pratica.

Il momento in cui ti separi da tutte le cose, diventi così sereno, così tollerante, così gentile e così tranquillo. Il che non significa che smetti di amarle, perché amore e attaccamento non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro.

L’attaccamento nasce dalla paura, mentre l’amore…bè il vero amore è puro, gentile, e generoso; dove c’è amore non può esserci paura e alla luce di questo, amore e paura non possono coesistere.

Raggiungerai un luogo da dove sarai in grado di comprendere tutto senza nemmeno provarci. Uno stadio che va ben oltre le parole.



15. Smettila di vivere una vita all’altezza delle aspettative degli altri.

Troppe persone vivono una vita che non appartiene loro. Vivono la propria vita sulla base di cosa gli altri pensano sia meglio per loro. Ignorano la loro voce interiore. Sono così occupati ad accontentare tutti che perdono controllo sulle loro stesse vite.

Dimenticano che cosa li rende felici, di che cosa hanno bisogno ed eventualmente.. di sé stessi.

Ricorda che hai una sola vita da vivere: quella che stai vivendo in questo momento.



Vivila!

Possiedila!



E specialmente non lasciare che altrui opinioni ti distraggano dal tuo percorso.






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martedì 7 gennaio 2014 - ore 22:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Privatamente...

MA VAFFANCULO VA!

Privatamente...

Si può insultare con le parole, ma anche ocn le azioni.

Mi domando cosa sia peggio...

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sabato 4 gennaio 2014 - ore 16:06



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho cominciato il 2013 portandomi dietro gli strascichi dell’anno precedente, anno che mi ha visto più all’estero che a casa per lavoro e che mi ha riportato in patria senza un soldo nè prospettive nè certezze.
Non mischiate mai lavoro e amicizia: le conseguenze possono essere devastanti.
Li ero da solo... Storia appena iniziata, lei non era con me e io dovevo solo lavorare...
Ho cominciato a stare male, male che poi è esploso quando mi sono reso conto che tutto questo non era servito a nulla, e che alla fine mi ritrovavo senza niente di concreto in mano.
E nella mia situazione (dove c’è SEMPRE qualcuno che chiede e che vuole sostegno da me) questo era inaccettabile.
L’unica cosa che sono riuscito a fare è stato scappare.
Scappare in un mondo immaginario fatto di alcool, compagni di sbronza e di notte, mondo che conosco molto bene e del quale non volevo essere più prigioniero.
Eppure, dopo pochissimo tempo dal mio rientro (ottobre) le cose sono precipitate.
A casa aria di tempesta per le mie vacanze forzate e lei che mi lascia con un "Non ti amo più" in uno dei momenti peggiori di tutta la mia storia.
Si, il 2013 è cominciato esattamente così, con un tracollo fisico e mentale.
Come un animale sul punto di morte al quale il torero dà il colpo di grazia bullandosi poi davanti alla folla dell’arena ("Non sono mica la tua crocerossina").
All’inizio non volevo sapere più nulla.
Era devastante.
O dormivo 15-16 ore o non dormivo per 30.
O mangiavo come un disperato o digiunavo per giorni.
Poi ho smesso definitivamente di mangiare e dormivo quello che bastava per non impazzire.
Evidentemente non è stato abbastanza.
Il dolore ti trasforma.
Fisicamente può farti perdere 12 kg in un mese e mezzo.
Interiormente ti rende folle.
E ricordo di aver conosciuto la pazzia e di averci fatto un bel po’ di chiacchierate.
E ci trovavamo bene insieme, talmente bene che mi ha proposto di trasferirmi a casa sua e di restare con lei.
Non so come ho fatto a resistere...
La sua compagnia non era male alla fine: faceva sparire tutte le preoccupazioni e quando non volevi pensare bastava chiudere gli occhi e precipitare in un sonno profondo.
Non riuscivo a lasciar andare quella ragazza.
Nè riuscivo a spiegarmi come e perchè mi avesse ferito in modo così atroce e consapevole.
Ma il mio destino non era legarmi a lei nè alla pazzia.
Così un giorno, dopo 3 lunghi mesi, sono arrivato al punto di rottura.
Ho mandato a cagare la pazzia e ho cominciato a pensare solo a me.
Ed è cominciato un lento e faticoso lavoro di riappropriazione della mia identità.
Di ricostruzione della dignità.
Di consapevolezza di avere il diritto di vivere senza dover soffrire.
Provate a immaginare un ragazzino che si illude e che ha visto molto poco l’amore in qualunque forma esso possa essere.
Provate a pensare alle prime volte che si scontra con la potenza di questo sentimento e a come ne esce malconcio.
Ecco.
Io credo di essere un uomo che si è rifiutato di "maturare" da quel punto di vista e si ostina a rimanere ragazzino.
Sono botte da orbi certo.
Ma quello che senti lo senti in tutte le sue sfumature e non è inquinato da calcolo, interesse, freddezza del lungo termine, timer temporali ecc ecc.
Ad aprile è finita la fase preparatoria ed è cominciato il vero percorso, in cocomitanza con l’arrivo finalmente di un lavoro...
Il lavoro ora è terminato, il percorso non ancora.
Ciò che posso dire (oltre a ringraziare chi mi ha devastato la vita) è che sto meglio.
Un meglio che non è fittizio nè passeggero perchè è un meglio che è stato sudato e guadagnato.
Sono cambiate sicuramente molte cose.
Ho smesso di fumare.
Ho smesso di bere per noia.
Ho chiuso molte porte e mandato a cagare molte persone di comodo, inutili o dannose.
Ho accettato i rifiuti e imparato a rifiutare a mia volta.
Ho smesso di cercare figa facile e ho smesso di usare internet per questo scopo.
Ho conosciuto il vero significato della parola coerenza.
Ho imparato cose nuove sul concetto di amicizia.
Ho ritrovato la determinazione che avevo miseramente perso.
Ho imparato (un poco) a lasciare libere le persone senza aspettarmi nulla.
E ultimamente ho imparato che è molto meglio soli che male accompagnati.
Ho coltivato la mia famiglia (senza esserne succube), perchè cmq e in ogni caso, sono le uniche persone a cui gliene fregherà sempre qualcosa di me.
Ho imparato a portare pazienza, a non cogliere le provocazioni e a non rispondere agli schiaffi senza perdere il controllo.
E ho avuto finalmente il coraggio di chiamare la merda con il proprio nome, anche se nascosta dentro le persone.

Quest’anno non ho la minima idea di cosa succederà.
Credo solo che sarà molto difficile che si riveli peggio del precedente, e già questo non è male.
Auguro anche a voi, come a me, un felice e sereno anno.





"I’m an alien, I’m a legal alien..."








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domenica 29 dicembre 2013 - ore 15:23



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Tranquilla, la ragione me la sono già fatta: esistono anche le scoasse.
Fighe ma scoasse e io sono stato con una di loro.

Tanto tu merda eri, merda sei e merda resterai.
Un bel pacco regalo dalla carta meravigliosa.
Ma pieno di merda.

Ed è inutile che vai alle mostre o al teatro tanto sempre una provinciale rimani.

Due persone su 3 non ne vogliono sapere più niente di te...
Un’altra ti ha mandato a cagare.
Un’altra ancora non ti ha voluta.

Io qualche domandina me la farei...

E per la cronaca...
Io vivo benissimo

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