boh, x me va bene parlare, pardon, scrivere di tutto,beh, almeno spero che qualcuno scriva!politica, musica, passioni, tempo libero, ecc.
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martedì 4 maggio 2004 - ore 12:41
concerto ska-p?
(categoria: " Musica e Canzoni ")
uffa: nessuno vuole venire a vedere gli ska-p con me?!
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martedì 4 maggio 2004 - ore 11:54
voglio andare al mare
(categoria: " Vita Quotidiana ")
voglio andare al mare
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lunedì 3 maggio 2004 - ore 18:18
mecca cola
(categoria: " Riflessioni ")
www.meccacolaitalia.it
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mercoledì 28 aprile 2004 - ore 16:58
www.euromayday.org
(categoria: " Pensieri ")
1. maggio/ maig/ mayo/ may/ mai 2004
Milano -- Barcelona
EURO MAYDAY 004
Flexworkers of europe let's unite!
There's a World of Rights to Fight for:
Steady Income & Paid Vacation,
Access to Housing, Loving, Hacking
precari+cognitarie d'europa uniamoci!
c'è un mondo di diritti per cui lottare
continuità di reddito,
maternità e vacanze pagate,
accesso a casa, amore e conoscenza:
la cultura è libera condivisione,
cooperiamo alla nuova scienza!
précaires d'europe unissons-nous!
il y a un monde de droits à conquérir
securité de revenu, congés payés
accès à la connaissance et à l'amour
(en ligne, aussi!)
MAYDAY, MAYDAY!! Perché precari, intermittenti e cognitarie si stanno
ribellando in tutta Europa...
Vi ricordate il primo maggio, la festa globale dei lavoratori, cara ad anarchici e socialisti di tutto il mondo, nata in America e mummificata in Russia e Cina, caduta in disuso in Europa col crescere del neoliberismo e la svendita di molti sindacati?
Bene, a Milano dal 2001 una rete di mediattivisti italiani, francesi, catalani, sindacati di base, collettivi di precari, centri sociali autogestiti e occupati, masse critiche di ciclisti, colettivi studenteschi, gruppi d lavoratori, associazioni di migranti, un vasto assortimento di comunisti, verdi, anarchici, gay e femministe danno vita al MAYDAY PARADE, la parata di carri al pomeriggio del primo maggio, la cui partecipazione è cresciuta in tre edizioni da 5000 persone a 50000 persone, innescando azioni urbane e conflitti sociali che si stanno diffondendo tra i giovani precari, vuoi cococo, part-time, a tempo determinato, interianli o in ritenuta, tra free-lance e cognitari, tra ricercatori e insegnanti, lavoratori e lavoratrici dei servizi e della cultura in Italia, Francia, Spagna e mille altri luoghi in tutta Europa.
La MAYDAY non è solo un evento, ma anche un metodo, un progetto e un processo: un METODO orizzontale che incrocia le reti del movimento di Genova con le sezioni radicali del sindacalismo, un metodo basato su subvertising, picchetti e organizzazione dal basso e sulla partecipazione aperta di molte e diverse identità e modalità di azione, permettendo così l'alleanza tra due generazioni del conflitto. Un PROCESSO grazie a cui i lavoratori e le lavoratrici transeuropei della conoscenza e dei servizi che si vanno radicalizzando stanno facendo emergere una identità insorgente capace far nascere un nuovo SPAZIO politico e sociale europeo al posto di quello proposto e accantonato a dicembre a Bruxelles.
Quest'anno, con la EURO MAYDAY PARADE 004 intendiamo far passare quasi inosservato il patetico concertone che i confederali offrono ai giovani italyani da qualche anno a Roma. Il primo maggio di pizza sangiovanni è emblematico di come cgilcisluil guardano a noi under40: consumatori impolitici da tenere a bada, invece che lavoratori da difendere (e infatti siamo precari al 75%!). Non scordiamoci che i nostri contratti capestro sono stati introdotti dal pacchetto treu (accettato dalla cgil) e peggiorati dalla legge biagi (controfirmata da cisl e uil). Insomma, a tutti ricordiamo che non c'è miglior festa il primo maggio della parata autorganizzata da precari e precarie a Milano.
PRECARIETÀ è la condizione in cui viviamo, FLEXICURITY è la condizione a cui aspiriamo. In tutta Eurolandia. E alla svelta. Chiediamo sicurezza e universalità di reddito, contributi sociali e ferie pagate, aumento del tempo libero e della maggiorazioni di straordinario a fronte di limitazione del lavoro notturno e festivo, educazione, casa, salute pubbliche, accesso libero e sovvenzionato ai mezzi di comunicazione e alla formazione, un salario minimo europeo, il diritto di autorganizzazione sindacale per i lavoratori temporanei e flessibili, la fine delle discriminazioni che la aziende fanno tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, come il fatto che un'ora di lavoro part-time è pagata meno di un'ora full-time, e la fine delle leggi xenofobe e delle deportazioni che stanno bloccando la libera circolazione delle persone di ogni colore, religione e cultura in tutta NEUROPA.
Dopo quanto è avvenuto ad Atocha e in altre stazioni di Madrid, è chiaro a tutt* che viviamo in una SOCIETÀ DI GUERRA, dove tutt* coloro che amano e vivono, pensano e lottano, si deprimono o si esaltano, sono diventati carne da macello per le franchise del terrore quanto per l'unilateralismo neoliberista. Viviamo costantemente in pericolo, sotto costante minaccia di distruzione imminente. Non solo i servizi sociali di base, i nostri redditi e le nostre condizioni di lavoro sono sotto attacco ovunque, ma i nostri stessi corpi potrebbero essere annichiliti in un istante ad ogni istante, in un treno, in un palazzo, una metropolitana o un centro commerciale. Il cinico tentativo di Aznar di manipolare il dolore di spagnoli, catalani, baschi ed europei gli si è ritorto contro, facendo crollare uno dei tre pilastri neoliberisti su cui si fonda l'eurobushismo.
Ora Blair e Berlusconi devono seguire il destino del loro alleato militare, questo è quanto chiedono i lavoratori flessibili, temporanei e cognitari di tutta Europa, come il 20 marzo ha dimostrato senza ambiguità con le enormi manifestazioni che hanno pacificamente preso il controllo di tutte le più grandi metropoli europee. Il 20 marzo può essere l'inversione della dinamica apocalittica scatenata in tutto il mondo dall'11 settembre e dalla guerra globale che ne è seguita. M-20 mostra che la democrazia radicale può sconfiggere il neoliberismo e rendere il mondo un luogo migliore e più sicuro per tutti gli esseri umani.
Viviamo in una ECONOMIA DI GUERRA messa in moto da un'aggressione imperiale per sancire l'egemonia mondiale di un modello neoliberista che si è dimostrato incapace di diffondere ricchezza o prevenire crisi economiche. Nel nome del neoliberismo, le elite politiche dell'Occidente, rafforzate da norme sociali coercitive, come il proibizionismo o il familismo, il controllo a distanza costante e la repressione di ogni ribellione o sconforto, hanno venduto anime e patrimoni pubblici ai mercati finanziari e alle imprese transnazionali, privatizzando servizi, case, salute, educazione, etere, rafforzando così la tendenza neoliberista verso l'aumento della disuguaglianza.
La guerra flessibile di Rumsfeld ha avuto WAL-MART come modello logistico, grazie ai suoi flussi efficienti di merci e servizi, ad alto contenuto di informazione e di sfruttamento intensivo del lavoro. Wal-Mart è la più grande azienda e la più grande catena di supermercati della terra. È anche un'azienda che paga in media salari sotto la soglia di povertà e che importa quantità enormi di tessili e altri beni da fabbriche cinesi non sindacalizzate e semischiavistiche. Catene globali come Wal-Mart, Ikea, Carrefour, Adecco, Auchan/Alcampo, Manpower, Metro, Yum!, McDonald's, Esselunga, Autogrill sono l'essenza di come le corporation neoliberiste guardano alle persone: passive, supplichevoli, obbedienti, ossequianti, manipolabili, disponibili a richiesta e su chiamata, sfruttabili a piacere, licenziabili a volontà.
Siamo convinti che al cuore del processo di accumulazione neoliberista risieda il lavoro flessibile e precario di giovani, donne, migranti e dipendenti precarizzati, nei crucialiservizi di riproduzione e di distribuzione e nelle industrie della conoscenza, della cultura e dei media che forniscono la materia prima su cui il sistema funziona: informazione. Ci chiamiamo PRECOG perché incorporiamo il PRECARIATO che lavora al dettaglio e nei servizi e il COGNITARIATO delle industrie della comunicazione e della formazione. Siamo i produttori della ricchezza neoliberista, siamo i creatori di conoscenza, di stili e culture, recintati e cannibalizzati dal potere di avidi monopolii.
Pensiamo che la celebrazione dell'EURO MAYDAY il primo maggio -- nel 2004 data d'ingresso nell'Unione di 10 stati dell'Europa Orientale, Centrale e Mediterranea ma non dei loro migranti -- possa COMUNICARE, INTRECCIARE, EVIDENZIARE al mondo le molte IDENTITÀ RADICALI di lavoratori e lavoratrici flessibili e a tempo determinato, precarizzati, esternalizzati, in subappalto, schiacciati, degradati, impoveriti, umiliati o molto semplicemente iperstressati in tutta l'Europa del XXI secolo, che definiamo NEUROPA.
Abbiamo scelto la MAYDAY PARADE, propagata e deturnata attraverso tutti gli omnimedia indipendenti (poster, spray, radio, video, rete, satellite, ecc), come il format libertario e multi-identitario che comprende dozzine di carri musicali, carri carnevaleschi e allegorici, carretti, furgoni, e biciclette con bambini e adulti, equilibristi della precarietà e contorsionisti della flessibilità , tutti insieme per esprimere rabbia gioiosa contro l'esclusione di una intera generazione e presto di tutta la società da diritti sociali con garanzie di autodifesa collettiva. Questi diritti avranno un raggio continentale, europeo e federale o non saranno.
La mattina, prima della Parade, chiediamo a ogni realtà collettiva che partecipa al mayday di ADOTTARE UNA CATENA commerciale, un ipermercato o un centro commerciale da PICCHETTARE a Milano insieme ad altre/i attiviste/i scelte/i su base di affinità quanto a pratiche e linguaggi. Gi à è assurdo e incivile che sempre più persone debbano lavorare di domenica, giorno in cui come è noto anche dio si riposa. A maggior ragione nessuna catena dovrà restare aperta il primo maggio, dal 1886 festa dei lavoratori di tutto il globo.
Per dirla semplicemente, nelle Mayday Parades di Milano, Barcelona e in altri luoghi, vogliamo dare l'arrembaggio all'eurogaleone per prendere la parte del tesoro che ci spetta...
EURO MAYDAY PARADE 004
eco/media activism joins metro/labor radicalism
for a bush-free europe
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martedì 27 aprile 2004 - ore 10:39
pesante...
(categoria: " Riflessioni ")
notizia abbastanza scioccante presa da repubblica.it: io in quella sala d'attesa ci sono stato qualche vv di notte finchè aspettavo il treno...
BOLOGNA - Ha accoltellato tre persone perché gli avevano chiesto di spegnere la sigaretta. E' accaduto ieri notte, poco prima dell'una, nella sala di attesa di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna. L'aggressore è un cittadino ucraino, Serghiy Akharamovic, 46 anni, con regolare permesso di soggiorno, arrestato dagli agenti della Polfer con l'accusa di tentato omicidio.
I feriti sono tre cittadini italiani che aspettavano un treno: Luciano Rinaldi, 36 anni, bolognese, se l'è cavata con 10 giorni di prognosi; Giordano Passerini, altro bolognese, di 45 anni, quattro giorni di prognosi; mentre è stato ricoverato in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita, Francesco Simioli, 28 anni, di Roma.
I tre italiani erano seduti nella sala di attesa, secondo la ricostruzione dell'episodio fatta dalla Polizia ferroviaria, quando uno dei tre, o forse insieme, hanno invitato l'ucraino a uscire o a spegnere la sigaretta. A quel punto Akhramovic, forse un po' alticcio, infastidito, è uscito sul marciapiede del primo binario, ha spento la sigaretta, ma subito dopo è rientrato, ha estratto un coltello a serramanico e ha cominciato a colpire i tre italiani. Rinaldi è stato raggiunto di striscio a una spalla, Passerini a una mano, mentre Simioli è stato colpito al torace.
L'intervento degli agenti della Polfer è stato rapido, anche perché la sala di attesa è sorvegliata da una telecamera. Così l'ucraino è stato portato nel carcere della Dozza con l'accusa di tentato omicidio. I tre italiani, trasportati all'ospedale Maggiore, dove Simioli è stato ricoverato e gli altri due dimessi dopo le cure dei medici del pronto soccorso.
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lunedì 26 aprile 2004 - ore 17:00
censura alla Gialappa's!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
SPETTACOLI
«Mai dire domenica» finisce con 40 minuti di anticipo
Protesta della Gialappa’s contro Mediaset: cancellati i nostri sketch
Italia 1: applichiamo le regole pre-elettorali
Marco Santin, Giorgio Gherarducci e Carlo Taranto: la Gialappa's (Ap)
Niente gag politiche, niente satira, perché così vuole l’editore. Ovvero Mediaset. E’ la denuncia della Gialappa’s che ieri sera ha terminato «Mai dire domenica» su Italia 1, alle 21.45, circa 40 minuti prima del previsto, per mancanza di materiale. Lo ha spiegato in diretta il mago Forrest, conduttore dello show, e lo hanno ribadito, sui titoli di coda, le voci fuori campo dei tre: «La puntata è andata in onda in forma ridotta perché, stante il periodo pre-elettorale e viste le norme in materia di par condicio , l’editore ha ritenuto inopportuno trasmettere battute di satira politica». Commenta a caldo Marco Santin, una delle tre menti della Gialappa’s: «Alcuni pezzi del programma sono stati tagliati o ci è stato impedito di mandarli in onda. Ce lo hanno comunicato soltanto venerdì, mentre stavamo registrando gli interventi di alcuni comici. Andare in onda così è stato molto difficile».
Luca Tiraboschi, direttore di Italia 1, replica al Corriere : «Nessuna censura,naturalmente. Mediaset non ha fatto altro che applicare le regole del periodo pre-elettorale. Ci vuole malafede a parlare di censura nei confronti della Gialappa’s. Lo dimostrano gli oltre 10 anni di ininterrotto rapporto con il loro talento. Se poi si vuole creare l’incidente a tutti i costi, è un altro discorso, nemico del buonsenso. Se non avessimo voluto correre rischi non avremmo insistito nei giorni scorsi per portare da 10 a 13 gli appuntamenti coi loro show. La verità è che i Gialappa’s hanno sempre potuto esprimere la loro creatività nel modo assolutamente più libero, liberi persino di andare a volte, anzi spesso, un po’ sopra le righe».
Fra i tagli ci sono tre imitazioni di Neri Marcorè: quella del ministro Gasparri che avrebbe dovuto essere intervistato da un finto Mario Giordano (Fabio De Luigi); quella di Gad Lerner nella quale c’erano riferimenti alle vicende politiche attuali; quella in cui nei panni di Max Gazzè si confrontava con il cantautore in carne ed ossa perché si parlava del socialista Boselli. Le forbici di Mediaset hanno colpito anche Giobbe Covatta: sono state cancellate la sua surreale rassegna stampa del passato e il suo Dante. Infine non sono andati in onda nemmeno gli sketch del Gurzo (Marcello Cesana) e un sondaggio di Forrest che parlava di Silvio Berlusconi.
Non si tratta di autocensura, precisa Santin: «Quelle gag erano pronte. Siamo stati fermati da una direttiva aziendale della quale non sapevamo nulla». Quello che più ha pesato, per il trio, è la mancanza di chiarezza: «Ho visto che anche Fiorello sabato ha fatto riferimenti al "non molto alto" e a "fax" per indicare Berlusconi e Fassino. Ma in Rai c’è una lettera di Cattaneo che chiarisce tutto. A Mediaset non sapevamo nulla e la scaletta di questa puntata era nelle mani dei nostri dirigenti sin da martedì. Insomma, siamo molto dispiaciuti soprattutto per l’intempestività della decisione». Il problema tornerà anche domenica prossima: «Non fa piacere vedere il proprio programma snaturato. Se vorranno eliminare ancora tutti quei pezzi, non credo che andremo in onda». Aggiunge Carlo Taranto: «Valuteremo se le direttive aziendali valgono soltanto per noi o per tutti i programmi delle tre reti...». Quindi una frecciata di Santin alla mancanza di par condicio all’interno dell’azienda: «Ho visto che venerdì su "Zelig" Cornacchione ha fatto il suo monologo su Berlusconi...».
Perché la scelta della protesta plateale? Il «comunicato sindacale» è stato una vendetta? «Il messaggio - aggiunge Santin - è stato concordato con Mediaset. Ma molto faticosamente. Senza quelle spiegazioni ieri sera non saremmo andati in onda: chissà cosa avrebbe potuto pensare chi era davanti allo schermo. Altrimenti chi ci avrebbe seguito avrebbe pensato che eravamo impazziti. Fino alle sette di sera nulla era stato deciso».
Andrea Laffranchi
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sabato 24 aprile 2004 - ore 12:33
dubbi
(categoria: " Amore & Eros ")
insomma ci siamo lasciati dopo l'ultimo disastroso fine settimana a torino e ora...lei torna alla carica! Non poteva pensarci prima?!
io le ragazze proprio non le capisco!
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giovedì 22 aprile 2004 - ore 19:12
ke stress
(categoria: " Lavoro ")
qui si sono ammattiti tutti mah, magari sono solo io ke sono stressato ultimamente...
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martedì 6 aprile 2004 - ore 11:39
missione di pace?
(categoria: " Riflessioni ")
Il portavoce del contingente: "I nostri uomini non sono gravi"
I bersaglieri dovevano liberare le strade dalle milizie sciite
Battaglia nella notte a Nassiriya
feriti 12 italiani, 15 iracheni morti
Soldatri italiani
a Nassiriya
NASSIRIYA (Iraq) - Drammatica battaglia nella notte a Nassiriya tra gli uomini del contingente italiano e gli sciiti fedeli al leader radicare Moqtada Sadr. Dodici bersaglieri sono rimasti feriti, in modo non grave, mentre da parte irachena le vittime sarebbero almeno quindici. Non è ancora chiaro quanti di questi siano miliziani e quanti semplici civili rimasti vittime degli scontri a fuoco. Quattro veicoli militari italiani sono stati inoltre dati alle fiamme, affermano testimoni.
Secondo quanto riferito da fonti italiane, i militari hanno avuto l'ordine di liberare alcune punti nodali della città occupati dagli sciiti. Al rifiuto di questi ultimi di abbandonare le posizioni, è nato uno scontro a fuoco che si è protratto per tutta la notte.
"Ci sono state delle vittime durante gli scontri - ha detto Paola Della Casa, portavoce della Cpa, L'autorità provvisoria della coalizione - e al momento ci risulta che i morti siano una quindicina, anche se si tratta di stime approssimative". La portavoce del governo provvisorio della coalizione sottolinea anche che i manifestanti, nella loro azione ostile contro i militari italiani, non si sono fatti scrupolo nel mandare avanti, o farsi scudo, di donne e bambini. "In città - ha aggiunto Della Casa - c'è ancora qualche scontro isolato, ma certo non della portata di quelli di stamani".
"In città c'erano ancora gruppi di rivoltosi che non avevano aderito all'invito di lasciare liberi i ponti, dove si erano asserragliati. C'è stata dunque un'azione di forza da parte dei militari italiani finalizzata a ripristinare l'ordine e la legalità", ha detto all'Ansa il colonnello Giuseppe Perrone, portavoce del contingente.
- Pubblicità -
L'operazione, scattata alle prime luci dell'alba, è ancora in corso, ed è stata condotta dagli uomini dell'11mo Reggimento bersaglieri. Si tratta della Task Force Eleven, distaccato presso la base di White Horse.
Ci sono stati scontri tra i militari italiani e gli iracheni ("alcune centinaia di persone") durante i quali "sei bersaglieri (saliti poi a 12 ndr) sono rimasti leggermente feriti - ha detto Perrone - da colpi di arma da fuoco". Nove soldati presentano o contusioni o leggere lesioni da schegge, mentre gli altri tre hanno ferite da arma da fuoco agli arti inferiori. In questo momento hanno chiamato i familiari personalmente per rassicurarli sul proprio stato di salute.
Tutti i militari feriti si trovano presso l'ospedale da campo "Role 2" di Camp Mittica, il quartier generale del contingente che da qualche tempo si è trasferito nella base aerea di Tallil a qualche chilometro da Nassiriya. I bersaglieri feriti sono stati tutti trasportati all'ospedale da campo italiano e le loro condizioni non destano preoccupazioni.
I miliziani controllano da ieri le strade della città dove si trova il quartier generale delle forze italiane. Moqtada Sadr è asserragliato nella moschea di Koufa, nel centro dell'Iraq, vicino alla città santa di Najaf, sotto la protezione dei suoi fedelissimi, mentre un mandato di arresto nei suoi confronti è stato emesso per l'omicidio di un suo rivale sciita.
A Nassiriya il 12 novembre scorso furono uccisi con un veicolo-bomba 19 italiani (12 carabinieri, cinque soldati dell'esercito e due civili).
E' di poche ore fa la rivendicazione, tra l'altro, di quell'attentato contro gli italiani da parte di Abu Mussab Zarqawi, uno dei principali sospettati per i recenti attentati in Iraq, in un messaggio audio diffuso da un sito internet di estremisti islamici. Nel messaggio, la cui autenticità non è ancora confermata, Zarqawi attacca con forza gli sciiti iracheni, definiti "il cavallo di troia utilizzato dai nemici della nazione per impadronirsi dell'Iraq".
(6 aprile 2004)
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martedì 6 aprile 2004 - ore 11:39
missione di pace?
(categoria: " Riflessioni ")
Il portavoce del contingente: "I nostri uomini non sono gravi"
I bersaglieri dovevano liberare le strade dalle milizie sciite
Battaglia nella notte a Nassiriya
feriti 12 italiani, 15 iracheni morti
Soldatri italiani
a Nassiriya
NASSIRIYA (Iraq) - Drammatica battaglia nella notte a Nassiriya tra gli uomini del contingente italiano e gli sciiti fedeli al leader radicare Moqtada Sadr. Dodici bersaglieri sono rimasti feriti, in modo non grave, mentre da parte irachena le vittime sarebbero almeno quindici. Non è ancora chiaro quanti di questi siano miliziani e quanti semplici civili rimasti vittime degli scontri a fuoco. Quattro veicoli militari italiani sono stati inoltre dati alle fiamme, affermano testimoni.
Secondo quanto riferito da fonti italiane, i militari hanno avuto l'ordine di liberare alcune punti nodali della città occupati dagli sciiti. Al rifiuto di questi ultimi di abbandonare le posizioni, è nato uno scontro a fuoco che si è protratto per tutta la notte.
"Ci sono state delle vittime durante gli scontri - ha detto Paola Della Casa, portavoce della Cpa, L'autorità provvisoria della coalizione - e al momento ci risulta che i morti siano una quindicina, anche se si tratta di stime approssimative". La portavoce del governo provvisorio della coalizione sottolinea anche che i manifestanti, nella loro azione ostile contro i militari italiani, non si sono fatti scrupolo nel mandare avanti, o farsi scudo, di donne e bambini. "In città - ha aggiunto Della Casa - c'è ancora qualche scontro isolato, ma certo non della portata di quelli di stamani".
"In città c'erano ancora gruppi di rivoltosi che non avevano aderito all'invito di lasciare liberi i ponti, dove si erano asserragliati. C'è stata dunque un'azione di forza da parte dei militari italiani finalizzata a ripristinare l'ordine e la legalità", ha detto all'Ansa il colonnello Giuseppe Perrone, portavoce del contingente.
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L'operazione, scattata alle prime luci dell'alba, è ancora in corso, ed è stata condotta dagli uomini dell'11mo Reggimento bersaglieri. Si tratta della Task Force Eleven, distaccato presso la base di White Horse.
Ci sono stati scontri tra i militari italiani e gli iracheni ("alcune centinaia di persone") durante i quali "sei bersaglieri (saliti poi a 12 ndr) sono rimasti leggermente feriti - ha detto Perrone - da colpi di arma da fuoco". Nove soldati presentano o contusioni o leggere lesioni da schegge, mentre gli altri tre hanno ferite da arma da fuoco agli arti inferiori. In questo momento hanno chiamato i familiari personalmente per rassicurarli sul proprio stato di salute.
Tutti i militari feriti si trovano presso l'ospedale da campo "Role 2" di Camp Mittica, il quartier generale del contingente che da qualche tempo si è trasferito nella base aerea di Tallil a qualche chilometro da Nassiriya. I bersaglieri feriti sono stati tutti trasportati all'ospedale da campo italiano e le loro condizioni non destano preoccupazioni.
I miliziani controllano da ieri le strade della città dove si trova il quartier generale delle forze italiane. Moqtada Sadr è asserragliato nella moschea di Koufa, nel centro dell'Iraq, vicino alla città santa di Najaf, sotto la protezione dei suoi fedelissimi, mentre un mandato di arresto nei suoi confronti è stato emesso per l'omicidio di un suo rivale sciita.
A Nassiriya il 12 novembre scorso furono uccisi con un veicolo-bomba 19 italiani (12 carabinieri, cinque soldati dell'esercito e due civili).
E' di poche ore fa la rivendicazione, tra l'altro, di quell'attentato contro gli italiani da parte di Abu Mussab Zarqawi, uno dei principali sospettati per i recenti attentati in Iraq, in un messaggio audio diffuso da un sito internet di estremisti islamici. Nel messaggio, la cui autenticità non è ancora confermata, Zarqawi attacca con forza gli sciiti iracheni, definiti "il cavallo di troia utilizzato dai nemici della nazione per impadronirsi dell'Iraq".
(6 aprile 2004)
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