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venerdì 1 dicembre 2006 - ore 18:53


ROMA (25-26 Novembre 2006) Parte 3
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ecco l’altro motivo della gita a Roma, il Caravaggio di Odescalchi restaurato

Caravaggio sta andando di moda:




In chiesa:


Ed eccolo (visite in gruppi e per 3 minuti, con tanto di campanella allo scadere del tempo):


(Conversione di San Paolo, origine: galleria Odescalchi, Roma)

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mercoledì 29 novembre 2006 - ore 12:55


ROMA (25-26 Novembre 2006) Parte 2
(categoria: " Viaggi ")


Ecco altri quadri presenti nella mostra dedicata al quadro ritrovato a Londra


Il Cavadenti (origine: Firenze Galleria Palatina)


San Giovannino alla fonte (origine: Roma, collezione privata)

Purtroppo questo non è venuto bene in foto ma è uno dei più belli...



Sacrificio di Isacco (origine: New Jersey, collezione privata)

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lunedì 27 novembre 2006 - ore 13:15


ROMA (25-26 Novembre 2006)
(categoria: " Viaggi ")


Gita a Roma, due giorni intensi, 4 persone, in macchina, più di 1000 km in 48 ore.

Ecco il quadro ritrovato a Londra e attribuito a Caravaggio, purtroppo la qualità non è eccelsa perché era vietato fare foto ma con un cellulare si può fare qualsiasi cosa:



Ma questa mostra che pensavo contenesse solo questo quadro invece ci ha dato molte soddisfazioni, in quanto erano presenti dei prestiti da collezioni private derivanti da tutto il mondo.

continua...

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lunedì 13 novembre 2006 - ore 22:35


Il Caravaggio ritrovato, prima mondiale a Roma
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sarà esposta a Roma, dal 21 novembre nell’Ala Mazzoniana della Stazione Termini, la "Vocazione dei santi Pietro e Andrea" che, dopo un lungo intervento di restauro, è stata con certezza attribuita a Caravaggio. L’opera, rimasta per secoli prima ad annerire sopra una porta ad Hampton Court, residenza reale inglese, e quindi negli scantinati della Royal Collection, per la sua prima uscita mondiale sarà il pezzo forte della mostra dal titolo "Il Caravaggio della Regina dalle tenebre alla luce. Come lavorava Caravaggio".

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domenica 12 novembre 2006 - ore 09:44


A Londra riappare un Caravaggio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il restauro ha convinto gli esperti che il dipinto intitolato "Vocazione di San Pietro e San Andrea" è autentico

il dipinto dopo il restauro


LONDRA - È stato relegato in uno scantinato della "Royal Collection" di Buckingham Palace per oltre un secolo. Sembrava essere solo una copia di un dipinto famoso di Caravaggio. Invece gli esperti della casa reale inglese hanno a lungo preso un abbaglio: il quadro in questione, "Vocazione di San Pietro e San Andrea", non è una copia, ma è un opera autentica del maestro italiano
STORIA - La storia del quadro è molto oscura: sarebbe stato comprato dal sovrano Carlo I, ma con il passare degli anni si sarebbe talmente deteriorato e sporcato che gli esperti pensarono che non si potesse trattare dell’originale e lo spedirono nelle cantine della collezione reale. Ma il restauro completo e dettagliato portato avanti dal professore Maurizio Marini, uno studioso italiano molto sensibile all’arte del tempo, ha gettato una nuova luce sull’autenticità del quadro. Il valore del quadro supererebbe gli 80 milioni di euro
PARERI - Naturalmente non è stata ascoltata solo l’autorevole opinione del professor Marini: diversi studiosi hanno confermato che il quadro fosse autentico. Sir Denis Mahon, uno dei più grandi esperti del maestro ha detto che "il quadro è stato spogliato della sporcizia del tempo e restaurato. Adesso che è meravigliosamente pulito si può anche affermare che si tratta dell’originale".
DIPINTO - Il quadro, dipinto con olio su una tela che misura 140 centimetri in lunghezza e 166 in altezza sarà esposto per la prima volta il prossimo marzo alla mostra intitolata "The Art of Italy" dedicata agli artisti del Belpaese alla "The Queen’s Gallery", a Buckingham Palace. Desmond Shawe-Taylor, il custode dei dipinti reali afferma che la scoperta è grandioso, perché si tratta del primo quadro di Caravaggio presente nella collezione della Regina. «Lo sporco, la vecchia colla, lo strato di vernice oscuravano i dettagli e il dipinto appariva monocromo con diverse ombre marroni. Non sembrava affatto un capolavoro».

Francesco Tortora
10 novembre 2006


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venerdì 10 novembre 2006 - ore 13:02


Conversione di San Paolo restaurata
(categoria: " Vita Quotidiana ")






Vernice per la stampa
Giovedì 9 novembre 2006 ore 12.00
Inaugurazione
Giovedì 9 novembre 2006 ore 18.30

Dal 10 al 25 novembre la Conversione di S. Paolo di Caravaggio su tavola di cipresso della collezione Odescalchi sarà protagonista di un evento straordinario: l’opera al termine di un delicato restauro sarà esposta, dopo quattrocento anni, nella cappella Cerasi in S. Maria del Popolo, luogo per la quale fu commissionata, ma dove con ogni probabilità non trovò mai dimora.
Altrettanto straordinaria sarà la possibilità di avere un confronto diretto con l’altra Conversione di San Paolo, il dipinto realizzato su tela sempre da Caravaggio - che misteriosamente sostituì la prima versione su tavola - e che dal 1605 decora la cappella di S. Maria del Popolo.

L’esposizione "Il Caravaggio Odescalchi, le due versioni della Conversione di S. Paolo a confronto" è stata ideata e voluta da Rossella Vodret, Soprintendente per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Lazio e viene realizzata grazie alla eccezionale disponibilità della famiglia Odescalchi, proprietaria del quadro. L’evento sarà l’occasione per presentare il restauro della tavola commissionato dai proprietari e condotto sapientemente, tra giugno e ottobre 2006, da Valeria Merlini e Daniela Storti, con analisi diagnostiche di Claudio Falcucci.
Questo straordinario evento espositivo è stato reso possibile grazie al generoso sostegno di Antonveneta ABN AMRO e alla sensibilità del suo presidente Augusto Fantozzi.

La prima Conversione di San Paolo, poco conosciuta al grande pubblico perché da sempre custodita in collezioni private, è al centro di uno dei più appassionanti enigmi caravaggeschi.
La tavola, insieme al suo pendant Crocifissione di S. Pietro (perduta), fu commissionata a Caravaggio nel 1600 da Tiberio Cerasi, tesoriere generale della Camera Apostolica, cioè il Ministro del tesoro del Papa (all’epoca Clemente VIII Aldobrandini), per decorare le pareti della sua nuova cappella in S. Maria del Popolo, che l’architetto Carlo Maderno era stato incaricato di ristrutturare. I due dipinti dovevano essere eseguiti, per contratto stipulato tra Cerasi e Caravaggio, su tavola di cipresso.

Con la morte del Cerasi, avvenuta nel maggio 1601, a lavori appena iniziati, la vicenda si complica e nasce il mistero. I due dipinti che dal 1605 sono nella cappella Cerasi sono infatti su tela e non su tavola, come invece espressamente indicato nel contratto, mentre le due versioni su cipresso, che furono certamente dipinte per prime dal grande maestro lombardo, hanno preso strade diverse si sono divise, e alla fine una sola, la Conversione di S. Paolo oggi restaurata, è giunta fino a noi. Perché Caravaggio ha realizzato una seconda versione su tela al posto della prima su tavola di cipresso? L’ipotesi più accreditata - basata su un’affermazione di Giovanni Baglione storico nemico di Caravaggio - è che la prima versione su tavola venne rifiutata dal committente.

La possibilità di confrontare da vicino i due dipinti caravaggeschi apre oggi nuovi affascinanti scenari. L’ipotesi che si vuole verificare in questa occasione è che sia stato lo stesso Caravaggio, forse in accordo con i proprietari, a sostituire il dipinto quando, terminati i lavori architettonici nella cappella (i quadri furono sistemati solo nel 1605), si rese conto che l’impianto compositivo della prima versione su tavola non poteva in alcun modo adattarsi all’articolato, ma troppo angusto spazio della cappella progettato da Maderno. In pratica i due quadri, impostati per essere visti da lontano, non erano materialmente visibili correttamente nella stretta cappella Cerasi.

Questa ipotesi se confermata dall’esposizione del quadro Odescalchi nella cappella e dal confronto tra le due versioni, non solo risolverà il mistero del presunto "rifiuto", ma consentirà anche una collocazione in avanti nel tempo delle versioni su tela, situandole non nel 1601 come si è creduto finora, ma verso il 1603 - 1604, a ridosso del completamento architettonico della cappella.
Un’ipotesi questa di grande fascino perché permette di inserire più coerentemente le due tele nel percorso stilistico di Caravaggio e rende anche assai più comprensibile la distanza stilistica tra le due Conversioni di S. Paolo, entrambe eccelse ma espressione di linguaggi diversi, una differenza che emerge oggi con maggior prepotenza alla luce del restauro della tavola Odescalchi.

L’iniziativa, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e con il patrocinio del Comune di Roma e dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, è una esemplare testimonianza di collaborazione tra pubblico, enti ecclesiastici e privato e riafferma la particolare efficacia del "modello italiano" di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico.
Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha promosso, curato scientificamente l’esposizione, e svolto attività di vigilanza sul restauro attraverso la Soprintendenza per il patrimonio storico artistico ed etnoantropologico, mentre il Fondo Edifici di Culto del Ministero degli Interni ha permesso l’utilizzo di S. Maria del Popolo in accordo con la Comunità Agostiniana di S. Maria del Popolo.
L’impegno della famiglia Odescalchi, ed in particolare Nicoletta, Vittoria, e Michele, che hanno concesso l’opera e ne hanno voluto il restauro, testimonia ancora una volta il grande contributo che collezionisti privati e proprietari di dimore storiche forniscono alla conservazione del patrimonio culturale italiano.
Infine la mostra ha ricevuto il prezioso contributo dell’Istituto per il Credito Sportivo e l’importante supporto tecnico di Milesi spa.

La mostra sarà aperta dalle 10 alle 21 di tutti i giorni, chiuso la domenica, e l’ingresso è libero. E’ stata prodotta e organizzata da Arthemisia e le delicate e complesse operazioni di trasporto sono state effettuate da Arteria, leader italiano del settore.

Per accrediti:
Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Lazio

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martedì 7 novembre 2006 - ore 19:11


Caravaggio o copia?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Più cauto nell’attribuzione e’ Marco Ciatti, responsabile del settore restauro di dipinti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze che ha curato il restauro della tela.




Opificio Delle Pietre Dure:


"Mai affermato che L’incoranzione sia un Caravaggio"





’’Che l’ ’Incoronazione di spine’ di Genova sia un Caravaggio e’ una teoria di Piero Donati, soprintendente per il patrimonio storico artistico della Liguria, e sue sono le responsabilita’ di cio’ che afferma. L’Opificio delle Pietre Dure di Firenze che ha curato il restauro non ha mai affermato una cosa del genere’’. A sottolinearlo all’ADNKRONOS CULTURA e’ Marco Ciatti, responsabile del settore restauro di dipinti dell’Opificio, che, insieme con Cristina Acidini, ha curato il lungo restauro sull’opera.
’’Anzi, mi stupisco che la notizia sia uscita solo oggi, in occasione della ricollocazione della tela nella chiesa genovese da cui proveniva, perche’ il restauro e’ stato completato circa due anni fa - ha aggiunto Ciatti - la curiosita’ e’ che abbiamo avuto presso l’Opificio e contemporaneamente le due versioni dell’ ’Incoronazione’: quella di Prato e quella di Genova. La prima e’ stata effettivamente attribuita a Caravaggio, ma per quanto riguarda quella di Prato non abbiamo trovato alcuna prova che facesse pensare a una seconda copia dell’artista’’.
’’La teoria del soprintendente Donati, teoria fondamentalmente stilistica, si basa sull’ipotesi che l’opera di Genova si componga di due nuclei -ha spiegato il responsabile dell’Opificio - uno centrale realizzato da Caravaggio e un intervento successivo ad opera di altri artisti, ma le indagini radiografichee gli esami condotti sulla tela presso l’Opificio non hanno evidenziato stesure pittoriche differenti, per cui non possiamo ne’ smentire ne’ confermare la teoria di Donati. Sicuramente, la parte piu’ esterna del dipinto ha evidenziato l’uso di materiali del secondo Seicento, quindi le date non combaciano e non vanno a favore della teoria del soprintendente ligure; allo stesso tempo, il nucleo piu’ interno, quello che Donati attribuisce a Caravaggio, essendo la parte del dipinto meglio conservata, non si presta a esportazione di tasselli al fine di fare ulteriori analisi, quindi l’attribuzione del dipinto restera’ incerta’’.


Roma, 18 ottobre


http://www.adnkronos.com/

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mercoledì 18 ottobre 2006 - ore 10:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")




GENOVA - C’era un’"Incoronazione di spine" di Caravaggio nascosta nella soffitta di una chiesa, alla periferia di Genova. A sollevare il velo sulla clamorosa scoperta è il restauro dell’opera, durato otto anni e condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Quella che sembrava una copia dell’"Incoronazione di spine", conservata a Prato, strappa il proscenio.

Grandi dimensioni (203 x 166), olio su tela, opera incompiuta: la parte inferiore del quadro venne "finita" più tardi, nella seconda metà del Seicento, da pittori genovesi. Le indagini, intanto, stringono la forchetta della datazione: tra il 1605 e il 1610 venne realizzato il dipinto riscoperto. Proprio nel 1605 Caravaggio passa quasi un mese a Genova, ad agosto. Costretto a fuggire da Roma, il 26 luglio, dopo aver ferito il notaro Mariano Pasqualoni. Si rifugia tra le mura della Superba, sicuro della protezione della famiglia Doria. E c’è un documento che sparge indizi.

"Un biglietto, uno dei rari autografi di Caravaggio, datato 23 giugno 1605 - spiega Piero Donati, direttore della soprintendenza per il patrimonio storico artistico della Liguria, che ha seguito tutte le vicissitudini dell’opera - nel quale l’artista promette al principe romano Massimo Massimi di eseguire entro il primo di agosto un’"Incoronazione di spine", simile a quella che ha già realizzato per lui". Massimo Massimi aveva anche pagato in anticipo. E l’opera che l’aristocratico già possedeva è la famosa "Incoronazione Cecconi", conservata a Prato.

"Non sappiamo come questo dipinto sia arrivato a Genova - spiega Donati - Forse Caravaggio, con l’ansia della consegna, ha dimenticato, nella fuga da Roma, di portarlo con sé. Oppure l’artista lo realizza in Liguria, per sdebitarsi con i Doria". "L’incoronazione di spine", a metà Settecento, è sicuramente nella collezione genovese di Pietro Gentili, dispersa subito dopo la sua morte. C’erano opere di Rubens, di Orazio Gentileschi.

Nel 1802 riapre al culto la chiesa di San Bartolomeo della Certosa, nel ponente cittadino: "Una donazione ha condotto lì il quadro", dice Donati. L’opera è stata restaurata da Paola Bracco, che pure ha curato il recupero della favolosa "Decollazione del Battista" di Caravaggio, conservata a Malta.

Il quadro, poi, è stato accostato all’opera-rivale di Prato. "Li abbiamo confrontati - spiega Marco Ciatti, responsabile del Settore dipinti mobili dell’Opificio - e non sono copia l’uno dell’altro: il restauro del quadro genovese è stato molto complesso, era in condizioni disastrose".

Domani la soprintendente per il Patrimonio artistico, Giuliana Algeri, Marco Ciatti e Piero Donati presenteranno l’"Incoronazione di spine" nella chiesa genovese. Venne salvata per caso, da Donati, nel 1997, confinata nella soffitta del complesso ecclesiastico alla periferia di Genova.

Fonte Repubblica.it

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venerdì 13 ottobre 2006 - ore 21:12


CARAVAGGIO’S DAY (1 ottobre 2006 Caravaggio (BG)) Parte 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


CONCORSO DI PITTURA:

erano presenti alcune copie di quadri:




Bacchino malato (originale)


Bacchino malato (copia)


Amore dormiente (originale)


Amore dormiente (copia)


Conversione di saulo (originale)


Conversione di saulo (copia)


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giovedì 12 ottobre 2006 - ore 23:14


CARAVAGGIO’S DAY (1 ottobre 2006 Caravaggio (BG)) Parte 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono ritornato anche quest’anno




Stampe su tela in giro per la città




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