BLOG MENU:


Rutz82, 25 anni
spritzino di schio (VI)
CHE FACCIO? Attualmente volontario in Ecuador
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

S. Latouche - La scommessa della decrescita

HO VISTO

Ho visto il terrorismo e stragi rosse e stragi nere aeroplani esplosi in volo e le bombe sopra i treni.
Ho visto gladiatori sorridere in diretta e i pestaggi dei nazisti della nuova destra ho visto bombe di stato scoppiare nelle piazze e anarchici distratti cadere giù dalle finestre

STO ASCOLTANDO

nulla

ABBIGLIAMENTO del GIORNO

con i miei vestiti

ORA VORREI TANTO...

essere libero di viaggiare, conoscere, ballare, fare

STO STUDIANDO...

estimo forestale

OGGI IL MIO UMORE E'...

ottimista ma stretto

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Come in alcuni paesi la vita scorra così lentamente ... mentre da noi si viaggia alla velocità del suono. Eppure da entrambi il tramonto arriva lo stesso... solo che gli altri se lo godono sempre.
2) quelli che prendono tutto in qanto non sanno cosa vogliono ...
3) L'incomprensibile mentalità chiusa e/o ottusa e/o semplicemente strana di certe persone!
4) una delle persone che non sopporti che ti copia in tutto e per tutto
5) METTERSI COMODI A SUONARE LA PROPRIA BATTERIA EEE...AMORE??SONO ARRIVATA, ANDIAMO A FARE SHOPPING???
6) ADORMENTARMI E NON SVEGLIARMI MAI PIU'
7) dover andare a far spesa nei centri commerciali poco prima di Natale...

MERAVIGLIE


1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
2) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
3) svegliarsi accanto alla persona che si ama
4) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
5) l'autoironia...fa sempre bene!!
6) rimanere bambini nel cuore! sapersi stupire, avere un sorriso luminoso e due occhi cha parlano di tenerezza!
7) Le favole amalgamate alla musica elettronica


“Agire sulle cause è il vero investimento che facciamo verso il futuro. Se riuscissimo ad intraprendere questa strada troveremmo più sorprese di quante crediamo: il vero investimento è sull’uomo, e l’impressione è che quanto più ci sbarazziamo di questa scorza tecnologica che ci troviamo nostro malgrado addosso, più riscopriamo l’essenza delle forze che ci governano.”


Ti svito il cranio e ti cago in gola





(questo BLOG è stato visitato 5284 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]





SONDAGGIO: IL FILM CHE NON PUÒ MANCARE SOTTO LE FESTE


Qual’’è il film che sotto le feste non può assolutamente mancare sul vostro schermo?

Parenti serpenti
Miracolo sulla 32^ strada e simili
Nightmare before Christmas
Un cinepanettone vanzinesco
The family man
Alien Vs Predator

( solo gli utenti registrati possono votare )

sabato 12 gennaio 2008 - ore 16:57


addio signor everest!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Anche lui se n’è andato, figlio di un’epopoea che ha dato quasi tutto ciò che poteva dare. lui è sopra a tutti, almeno in quota!



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



venerdì 4 gennaio 2008 - ore 16:52


lettera che sento bisogno urgente di scrivere
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cara Befana,
so che in questi giorni sei molto indaffarata con ragali, caramelle e mandaranci, ma non so a chi scrivere. Santa Lucia è già passata, e nonostante fosse lei deputata a portarmi i regali quando ancora abitavo in un paesino di montagna trentino, almeno 15 anni fa, non le scrivo più molto. Babbo Natale è troppo impersonale, ridanciano e soprattutto grasso (nel senso gaberiano del termine -se non hai mai avuto tempo di ascoltarlo ascolta "l’obeso" di Gaber-), perchè possa fidarmi nel confidare a lui i miei crucci. Con San Nicolò, invece, non ci ho mai parlato e un po’ mi vergogno.
Gesù Bambino penso abbia già i suoi crucci... glie ne parlo quando prego, lo ringrazio per dove mi ha mandato e gli chiedo consiglio. Lui mi ha risposto ai miei dubbi facendomi riflettere su un verso di De Andrè: Lui, simbolo dell’amore e della pace (Lui, e non chi lo rappresenta o pretende di farlo, a volte goffamente) è nato in una stalla. Noi ci scambiamo doni in suo onore, doni che sono stati prodotti da bambini sfruttati per 20 ore al giorno con stipendi da fame, o che lavorano solo per potersi riscattare. Poi ci vengono a dire che un diamante è per sempre... sì, sulla coscienza, date le guerre, e i bambini che sono costretti a guerreggiare, e le famiglie divise, gli invalidi e tutto ciò che i diamanti causano in Sierra Leone e da quelle parti.
Ma torniamo a noi. Ieri la nonna della mia ragazza mi ha chiesto se gentilmente l’accompagnavo a comprare la calza della befana per i nipotini. arrivare al supermercato e vedere il "reparto befana" mi ha blandamente sconvolto. La calza era disponibile in migliaia di modelli, rossa con la scopetta attaccata, con il pizzo intorno, con un pupazzo allegorico della tua persona, piena o vuota, di marca o meno.
Da bambino pensare a te significava pensare ad un strega-ma-non-troppo (nel senso che ti vedevo più come una bisnonna) che passava con un sacco pieno di cose buone: arance, carrube, caramelle... forse qualche dono -portami pure un po’ di carbone ma ieri ho confidato ai miei che non mi ricordo dei tuoi passaggi per il mio camino, nonostante le loro rassicurazioni-. Ma mai e poi mai ho visto nei supermercati un simile mercato, e mai avrei pensato ad una simile abbondanza (quel che è peggio è che si tratta dell’abbondanza mordi e fuggi tipica di questi tempi) in tuo nome. O, più facilmente, non ci avevo mai fatto caso. Ho cercato di spiegare alla Elisa (se passi da casa sua portagli pure tante cose buone -ma anche una bronzetta spenta che non fa mai male-) che sarebbe stato più bello, più "befanesco" comprare un paio di calze da uomo e riempirle di dolci... nulla. ci voleva la calza di marca. Allora mi sono messo alla ricerca di qualcosa di semplice. e mi sono imbattuto:
- nella calza con i dolci dei maitre chocolatier lindt da 30 euro, alla faccia dell’essenzialità che ci hai sempre trasmesso con il tuo fare da vecchina e il tuo sacco con mandaranci, carrube e bagigi. Oltretutto viaggi anche a emissioni zero... non ci avevo mai pensato!
- nella calza dei befanoli Loacker. Ti lascio immaginare cosa ci fosse dentro... se davvero fossero tuoi aiutanti tiragli le orecchie e rimproverali per la mancanza di frutta ecca e non (i soliti mandaranci e bagigi)
- nelle calze di plastica trasparente che, dato il contenuto, potevano essere scambiati per i sacchetti destinati alla frazione secca dei rifiuti domestici (per te che sei anziana:per tutto ciò che una volta usato non va a finire nella concimaia). ti dico cosa mancava o ci arrivi da sola?
- nelle calze marchiate kinder e ferrero, che ormai siamo abituati alle sortite della casa dolciaria di alba per ogni festività e, portami pure carbone a volontà, per ogni puttanata. Quest’anno forse vedremo anche il pacco di dolci e cioccolatini (di qualità infima) per il 29 febbraio. Pensa che bello, dolci che si mangiano ogni giorno che però escono solo ogni 4 anni con quella confezione. Indovina cosa manca nella calza. Se sbagli non mi porti il carbone.
- dulcis (in realtà amaro, molto amaro) in fundo l’accoppiata criminale nestlè - disney (questa volta volutamente minuscolo). Proprio l’altra sera c’era un servizio si rai3 che parlava della politica nestlè in centroamerica: I sindacalisti vengono sistematicamente ammazzati o rapiti dalle FARC. Uguale sorte tocca a chi lavora per la coca-cola e per la disney. I winny the pooh che tanto piacciono a grani e piccini (fino a poco fa ero tra i tanti che spendevano milioni sulle gru che dove se sei bravo prendi l’I-O, o il tigro, o il pimpi...), i winny the pooh, dicevo, se li guardi bene in controluce sono sporchi di sangue. Ma questi li spacciano come regali di natale (volutamente minuscolo), e befaneschi, sebbene di natale e di epifanico abbiano poco. Epifania è divenuta Happyfania, con buona pace dei re magi e del significato del giorno (presenza divina). l’importante è vendere caramelle di bassa qualità e regali made in china. Nei supermercati è in vendita il presepio di cioccolato "dolce natività". buon appetito. ma mangiare gesù bambino equivale a fare la comunione?
Spero che tu capisca il mio sfogo, non ne posso quasi più di questa (per me) falsa allegria nello scartare regali e regalucci, di questa ostentazione di benessere, di questi festoni, luci, e musiche che in ogni negozio ti aggrediscono con un ossessivo pipipi pipipi pipipipi piiii, quando soldi ne abbiamo pochi noi e soprattutto quando miliardi di persone non hanno di che sfamarsi, non hanno accesso all’acqua potabile, sono in guerra... Si sente dire grazie, grazie, grazie, non dovevi... non dovevi no sostenere un sistema così perverso!
Ti lascio che so che devi controllare la scopa, che non ti faccia qualche brutto scherzo domani sera.
Buon Lavoro
Mauro.

LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



sabato 29 dicembre 2007 - ore 14:33


solo gli idioti non cambiano idea...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Avevo detto che mi prendevo un periodo di pausa... l’ho preso e sono giunto ad un compromesso: non più post altisonanti e continui. semplicemente ho deciso di centellinarli. quindi cercherò di ridurre la quantità e aumentare la qualità.
Ho un libro da consigliare: il mercante d’acqua.
ho un film da consigliare: Il caso Mattei
Ho una cosa da dire: decresciamo!
Ho un’altra cosa da dire, e che forse ripeterò, ma magari anche no: ho paura che non riusciremo a festeggiare il capodanno 2030.
Recuperiamo i rapporti umani.
Liberiamoci dai bisogni che non abbiamo.
Rendiamoci conto che non avere un capo alla moda non vuol dire una mazza.
Rendiamoci conto che i vestiti hanno la funzione principale di coprire e difendere dal freddo (e nemmeno quella, mauro corona insegna).
Boh, io non mi stancherò di ripetere questi concetti, che sento sempre più miei ogni giorno...


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



giovedì 27 dicembre 2007 - ore 20:24


addio
(categoria: " Vita Quotidiana ")




forse l’immagine a molti non dirà nulla. quando morì Rabin ero piccolo e non capivo lo sgomento che pervase la fino a poco prima allegra brigata di "scomettiamo che". Oggi, all’apprendere la notizia mi sono sentito male e mi sono commosso. ma siccome i tempi cambiano, la notizia è stata data in sordina, nelle edizioni flash del Tgcom. Benazir Bhutto era la candidata dell’opposizione alla presidenza del Pakistan. che bello, una donna a capo di un paese integralista islamico, che ha il doppio delle donne in parlamento rispetto al parlamento italiano. Veramente ora la democrazia è in crisi. non che prima non lo fosse, ma questa è la goccia che lo conferma. ho sempre più chiara la sensazione che tra calciopoli e vallettopoli non ci si renda conto della spirale di stupidità e violenza in cui ci stiamo sempre più convintamente cacciando. nel frattempo buon 2008 a tutti!

COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



venerdì 21 dicembre 2007 - ore 13:12


messaggio natalizio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buon Natale a tutti! Mangiate poco sennò fate indigestione. E a tutti gli altri: smettetela di venirmi a disturbare finchè dormo! stanotte ho sognato un paio di voi (uno e una, per la precisione). nulla di pornografico, tranquilli, ma mi chiedo perchè, dato che non era mai successo, Non con lei e lui, almeno. Ma alle tre di notte non avete nulla di meglio da fare che rompere le balle a me finchè dormo? si narra che freddy krueger sia in carcere per disturbo della quiete pubblica. Rompeva le balle alla gente finchè la gente dormiva, questa ci rimaneva così male che ci restava lì. vedete di non andare a fargli compagnia (alla gente).

Scherzi a parte scrivo per fare gli auguri a tutti quelli che leggeranno. cose da scrivere ne avrei tante, ma preferisco tenerle per me, al momento.

per finire una canzone di Luca Carboni che definisce perfettamente ciò che io provo per il natale, sempre più fortemente man mano che i natali aumentano.

E’ quasi natale e a bologna che freddo che fa
io parto da milano per passarlo con mamma e papa’
il mondo forse non e’ cambiato mai
e pace in terra no non c’e’ non ci sara’
perche’ noi siamo uomini di buona volonta’

non so perche’ questo lusso di cartone
se razzismo guerra e fame ancora uccidono le persone
lo sai cos’e’ dovremmo stringerci le mani
o e’ natale tutti i giorni o non e’ natale mai

intanto i negozi brillano e brilla la tv
le offerte speciali e i nostri dischi si vendono di piu’
il mondo forse non e’ cambiato mai
ma pace in terra forse un giorno ci sara’
perche’ il mondo ha molto tempo,
ha tempo molto piu’ di noi

intanto noi ci facciamo i regali
il giorno che e’ nato cristo arricchiamo gli industriali
e intanto noi ci mangiamo i panettoni
il giorno che e’ nato cristo diventiamo piu’ ciccioni
lo sai cos’e’ dovremmo stringerci le mani
o e’ natale tutti i giorni o non e’ natale mai



LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



mercoledì 5 dicembre 2007 - ore 14:02


Bye bye!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ciao a tutti!
Sono entrato questa mattina, con una mezza idea di copiaincollare delle e-mail ricevute sulla necessità di un vivere sostenibile, progetto di vita abbastanza ardito di Matteo "Pota", progetto che piacerebbe seguire anche a me. Ma non so cosa mi blocca. Mi sembra una cosa inutile metterle qui. L’altra volta (il post con le corna, per intenderci) mi ero giustificato (con me e con gli altri) con il casino del periodo. Oggi, fatta chiarezza, devo dire che mi sento veramente intossicato da questa frenesia assurda, da questa sensazione di parlare al vento, e soprattutto del "tempo perso" davanti al pc, mentre la gente fuori vive, sempre meno ma vive. Ormai è diventato abitudinario scrivere "TAT" o peggio "IeT3MSC", affidare alla pagina domenicale del quotidiano gratuito 160 caratteri d’amore per l’amata/o. Io ero quello che non si faceva capire quando scrivavo "te lo dico stasera, certe cose non si spiegano in 160 caratteri". Dio, Allah, Manitù o Gimmy, e per i relativisti l’evoluzione, ci ha creato con gambe, bocca, mani, pene e vagina. Allora perchè perdere tempo con editoriali e pensieri personali, sempre più uguali e omologhi (per quanto opposti nelle vedute) anzichè trovarsi al bar, o a casa di qualcuno e discuterne? Perchè perdere tempo a guardare i porno quando fuori è pieno di donne e uomini ansiosi di trombare? Ci stiamo fottendo da soli, gambe, bocca, mani, pene e vagina. Abbiamo due gambe ma ci fa inorridire prendere la bici e fare 2 km; abbiamo la testa ma è da idioti usarla per fare una divisione, meglio avvio --> programmi --> accessori --> calcolatrice. Ma quel che è peggio non è non saper leggere e scrivere: l’uomo ha vissuto (bene) nell’illetteratura più totale per millenni; quel che è peggio è abboccare supinamente e acriticamente alle stronzate che vengono quotidianamente propinate.
I Tg dicono che fa freddo... eccheccazzo, siamo in dicembre! parlano di Garlasco, Perugia, Cogne (come se dopo il terzo giorno di "indiscrezioni" avessero ancora qualcosa da dire questi sciacalli, e soprattutto come se a me fregasse qualcosa di Cogne. Che dicano le sentenze una volta emesse e poi la smettano! Non spetta a me sentenziare il colpevole, dunque non m’importa di sapere a che punto sono le indagini. poi si parla d’inquinamento delle prove...! ), quando la finanziaria, con l’appoggio dei pacifisti di PRC e PdCI, dedreta lo stanziamento di 25 miliardi di euro per l’acquisto di non so quanti aerei da attacco... proprio l’Italia che ripudia la guerra!

Infatti la Difesa per il 2008 avrà a disposizione 23,5 miliardi di euro:
un aumento di risorse dell’11 rispetto alla finanziaria del 2007, che
già aveva aumentato il bilancio militare del 13%. Il governo Prodi in
due anni ha già aumentato le spese militari del 24%!!

Ancora più grave per me è il fatto dei soldi investiti in armi pesanti.
Due esempi sono gli F35 e le fregate FREMM. Gli F35 (i cosiddetti Joint Strike Fighter) sono i nuovi aerei da combattimento (costano circa 110 milioni di Euro cadauno). Il sottosegretario alla Difesa Forcieri ne aveva sottoscritto, a Washington, lo scorso febbraio, il protocollo di intesa.
In Senato, alcuni (solo 33) hanno votato a favore dell’ emendamento
Turigliatto contro il finanziamento degli Eurofighters, ma subito dopo
hanno tutti votato a favore dell’ articolo 31 che prevede anche il
finanziamento ai satelliti spia militari e le fregate da combattimento
FREMM.

Per gli Eurofighters sono stati stanziati 318 milioni di Euro per il
2008, 468 per il 2009, 918 milioni per il 2010, 1.100 milioni per
ciascuno degli anni 2011 e 2012!

Altrettanto è avvenuto per le fregate FREMM e per i satelliti spia.

Il tutto nel più assoluto silenzio dei media.


Indubbiamente la rete è uno strumento potente per far girare queste ed altre notizie, ma altrettanto è vero che si sta perdendo il senso di ciò che è reale e ciò che non lo è. Si guarda supinamente la pubblicità natalizia della De Beers che dice che un diamante è per sempre, ma dimentica che i diamanti natalizi della De Beers hanno prodotto guerre, bambini soldato e mutilazioni. La benzina è ai massimi da sempre, ma nessuno dice che il petrolio è calato di 15 dollari dalla due settimane a questa parte. L’importante è chattare con messenger e scriversi "TVTTTB". Dirlo è molto più difficile. Meglio inoltrare (senza pensarci) una mail che se non la mandi a 2500 persone in tre minuti diventerai cieco, sordo e perderai il pene (il seno sinistro per le donne), e morirai in un attentato kamikaze che avrà luogo solo se non inoltrerai la mail. A me è successo. E se nel caso, dopo 27 mail di questo genere con gli oggetti più improbabili ti azzardi a inviare un "come va? Io sono incasinato, ma tutto sommato va benone, mi sono trovato la ragazza e mi laureo ad ottobre. è tanto che non sento tue notizie. fatti sentire che mi manchi" bene che vada ricevi in risposta un’altra valanga di mail poetiche. Male che vada non ricevi più mail da quel contatto. Conosco gente (io compreso) che c’è rimasta malissimo per la fine di relazioni "chattaiole", nelle quali non avevano mai visto direttamente l’interessata/o. Ma è vita?
Qui devo fare un mea culpa: ho fatto girare la bufala delle scie chimiche per un po’. Se vi arriva la mail di pericolosissimi aerei spia-cisterna americani (sempre colpa de sti qua) che irrorano l’aria di gas pericolosissimi, pensate all’inceneritore a voi più vicino e considerate che è molto più reale. Poi cestinate la mail con l’invito al mittente di cercare con google "attivissimo+antibufala". e mio è appena arrivata una mail con l’avviso che, mentre facevo pubblicità a "blackle" per risparmiare energia, questo blackle altro non è che uno specchietto per allodole perchè la gente clicchi sempre più su google. Mi sento sempre più un abitante di Sodoma, mio malgrado. Riprendiamoci il mondo esterno! Riprendioamoci noi stessi! E leggiamo fino in fondo e criticamante ciò che qualsiasi persona scrive davanti ad uno schermo e con una tastiera in mano, senza dire, di getto, "ha ragione da vendere" o "ha torto marcio e ha detto una cazzata!"
Per questo oggi dico ufficialmente basta per un po’, per non confondermi con il grigiore che vedo voltandomi, e soprattutto cercando di cambiarlo ("Bisogna che le cose cambino per far sì che restino uguali"). Tanti saluti a tutti, nell’attesa di scrivere di nuovo qua dentro, più conscio di ciò che sono e di ciò che siamo. Se riceverete mail da me... sarà sicuramente per una buona causa,e farò il possibile per non far girare puttanate! se sono imeil con contenuti del genere siate comprensivi (sebbene io non lo sia mai).


P.S.: chiaramente è una foto che non rispecchia il mio stato d’animo. sono solo pessimista riguardo al presente, non al futuro.

Update: sono quasi le 5, il messaggio sarà delle tre... è veramente strano. vabbè, tra un po’ scappo.

LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK



mercoledì 28 novembre 2007 - ore 17:19


comunicazione
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Si comunica che questo blog non verrà aggiornato a tempo indeterminato. dopo lunga riflessione si è deciso di dare la possibilità agli utenti di questo sito di offendere curatore del blog medesimo con insulti e critiche eccessive anche infondate. Ad ogni commento rispondo in anticipo:






LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK



giovedì 22 novembre 2007 - ore 14:08


stampate e leggete con calma - prima parte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La copertura televisiva delle Olimpiadi di Pechino rischia di essere la più grande operazione di propaganda della storia a favore di un regime totalitario. Un regime che ha forse superato tutti gli altri per numero di uomini e donne uccisi, sicuramente per il numero di persone private della libertà.

Un’operazione di propaganda che non sarà pagata da quel regime, ma – attraverso la pubblicità inserita nelle trasmissioni televisive - dai consumatori e dalle aziende di tutto il mondo, attratti gli uni e le altre dalla spettacolarità dell’evento. In Italia, a questo denaro si aggiungerà anche quello proveniente dal canone televisivo.

Molti affermano che in realtà le Olimpiadi avranno un effetto positivo sulla società e sullo stato cinese, inducendo le autorità a concedere maggiori diritti e maggiore libertà, avendo addosso gli occhi del mondo.

Il precedente di Berlino 1936
Per capire quel che può accadere è utile ricordare il significativo precedente delle Olimpiadi di Berlino del 1936, quando il regime nazionalsocialista toccò i vertici del prestigio internazionale, dando di sé un’immagine di efficienza, gagliardia e persino di accoglienza per atleti tecnici e visitatori di tutti i paesi e di tutte le etnie. Eppure i Giochi erano stati assegnati alla capitale tedesca quando Hitler era ben lontano da salire al potere, ma quando venne convinto del grande potenziale propagandistico dell’evento non trascurò nulla per sfruttarlo.

Accanto a stanziamenti virtualmente illimitati che permisero di costruire lo stadio olimpico di Berlino da centomila posti e altri 150 edifici, i migliori talenti organizzativi e artistici del Reich furono impiegati per ottenere il massimo risultato. Dall’architetto personale di Hitler, il futuro ministro degli armamenti Albert Speer, al ministro della propaganda Joseph Göbbels, che seguì personalmente le installazioni tecniche per la comunicazione, a molti altri.

Ma la grande intuizione del dittatore e dei suoi uomini fu quella dell’importanza dei mezzi di comunicazione di massa, di cui ci fu uno spiegamento senza precedenti, benché l’edizione precedente fosse stata celebrata a Los Angeles, a un passo da Hollywood, allora come oggi capitale del cinema. Per la prima volta la copertura radiofonica fu pressoché totale: con 41 nazioni partecipanti, ci furono trasmissioni in 28 lingue, grazie a venti furgoni e trecento microfoni messi a disposizione dei media stranieri.

Per la prima volta vi furono trasmissioni televisive. Settanta ore di gara furono trasmesse in diretta dalle poste tedesche in alcune decine di sale dislocate in Berlino e Potsdam.
Con la televisione ancora allo stato sperimentale, era il cinema il mezzo di comunicazione di massa più spettacolare e più ricco di suggestione e fu qui che gli organizzatori superarono se stessi.

Hitler personalmente individuò la persona giusta in Leni Riefenstahl, già attrice di successo, diventata regista a trent’anni. Dopo un film di carattere più ordinario, aveva conquistato la fiducia del dittatore, prima per Der Sieg des Glaubens (La vittoria della fede, si intende la fede nazionalsocialista) sulla presa di potere dei nazisti, poi con Tag des Freiheit! Unsere Wehrmacht! (Giorno della libertà! Le nostre forze armate!) e soprattutto Triumph des Willens, un’esaltazione mistico estetica del popolo tedesco, del suo Führer e del suo partito-stato, che ricevette la medaglia d’oro come miglior documentario a Venezia nel 1935 e lo stesso riconoscimento anche alla Exposition Internationale des Art set des Techiniques di Parigi nel 1937. Il Comitato Internazionale Olimpico non ebbe difficoltà a commissionarle l’incarico di fare un film sui giochi di Berlino.

La Riefenstahl, con a disposizione i migliori operatori e mezzi illimitati, girò oltre quattrocentomila metri di pellicola, da cui trarrà i seimila metri del film Olympia, diviso in due parti: Olympia I Fest der Völker e Olympia II Fest der Schönheit (La festa dei popoli e La festa della bellezza). Furono introdotte nuove tecniche di ripresa, quelle subacquee, inquadrature dall’alto e dal basso o con la macchina da presa su un binario per seguire le gare di velocità, che in seguito tutti adopereranno. Il film si avvalse anche della novità inventata dagli organizzatori di far arrivare la fiamma olimpica, introdotta nel 1932, da Olimpia, con una staffetta di tremila tedofori. Cosa che diede lo spunto a un prologo che tracciava la continuità della civiltà e della bellezza dalla Grecia antica alla moderna ed efficiente Germania di Hitler. Non stupirono i premi ricevuti, tra cui il Leone d’Oro al Festival di Venezia del 1937 e il premio speciale del Comitato Internazionale Olimpico nel 1939.

Con una tale preparazione, i giochi di Berlino furono un successo sotto ogni profilo. Come era nelle speranze dei più ottimisti vi fu un’attenuazione (di pura facciata) delle politiche anti-giudaiche del regime e nelle settimane precedenti l’inaugurazione scomparvero le scritte contro gli ebrei. Val la pena di ricordare che il grande giornalista e storico americano William L. Shirer fu minacciato di espulsione per aver segnalato l’occasionalità del fatto. Le autorità tedesche promisero anche di non discriminare gli atleti ebrei, né quelli appartenenti alle squadre straniere, né quelli nella rappresentativa tedesca. Per gli stranieri la promessa fu mantenuta (e vinsero, per loro merito, parecchie medaglie), mentre per gli ebrei tedeschi fu una beffa. Questi erano ormai da anni esclusi da quasi tutte le possibilità di allenarsi e relegati, nella migliore delle ipotesi, in impianti sportivi di second’ordine. Ma, a beneficio dell’immagine, ai giochi invernali di Garmisch fu consentita la partecipazione di un giocatore di hockey ebreo, mentre fu annunciata la presenza di due ebree ai giochi estivi, di cui una aveva, peraltro, un genitore ariano.

La stampa tedesca ricevette istruzioni su diversi dettagli: non sottolineare il fatto che gli atleti afroamericani erano “negri”, ma trattarli “con rispetto come americani”, non menzionare il fatto che due atlete tedesche non sono ariane, e così via. Lo stesso Hitler si sforzò di dare un’immagine di sé pacifica e amorevole, moltiplicando le occasioni in cui riceveva sorridente mazzi di fiori da bambini e bambine o li prendeva in braccio. Rilasciò dichiarazioni certamente più commoventi che sincere come questa: “La battaglia sportiva e cavalleresca risveglia le migliori caratteristiche umane. Non separa, ma unisce i combattenti nella comprensione e nel rispetto. Essa aiuta anche a collegare i paesi nello spirito di pace. Ecco perché la fiamma olimpica non morirà mai.”

L’operazione di immagine ebbe un tale successo che nella sfilata della cerimonia di inaugurazione, non solo gli atleti della Germania, comprese le due ebree, e dei diversi paesi a regime fascista, a cominciare dall’Italia, salutarono il Führer con il braccio teso, ma fecero lo stesso anche gran parte degli atleti francesi, canadesi e britannici, in quello che più tardi definirono “il saluto olimpico”. Il pubblico, per mezzo di drappi colorati opportunamente distribuiti, fece comparire fra il giubilo generale la scritta “Wir gehoeren dir” (Noi apparteniamo a te), rivolta naturalmente al raggiante dittatore.
Persino l’episodio in cui Hitler si sarebbe rifiutato di stringere la mano al plurimedagliato afroamericano Jesse Owens è una fabbricazione postuma. In realtà, il leader nazista non strinse la mano ad alcun olimpionico neanche il primo giorno delle competizioni di atletica leggera, in cui non c’era il “pericolo” di vincitori con la pelle scura. Owens stesso raccontò di aver incontrato per caso da una certa distanza, il giorno del suo trionfo, il dittatore, circondato dalla sua cerchia, e che questi lo salutò con la mano sorridendo, saluto al quale il campione rispose. Poco prima il saltatore in lungo tedesco Lutz Lang, perfetto modello di atleta “ariano” bello, biondo e dagli occhi cerulei, sconfitto con onore da Owens, gli aveva tributato calorose congratulazioni tra gli applausi del pubblico.

La verità è che tutto funzionò bene. I giochi furono per Hitler e il suo regime un successo enorme, riconosciuto dai media di tutto il mondo. Gli atleti di casa stravinsero nel medagliere surclassando persino la superpotenza sportiva americana con 89 medaglie contro 56. E in tutto il mondo l’interesse e l’entusiasmo furono immensi, e probabilmente rimasero insuperati fino alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Lo stesso dittatore rimase entusiasta al punto che l’anno dopo confidò a Albert Speer il suo proposito di fare di Berlino, dopo i giochi del 1940 ormai attribuiti a Tokyo, la sede permanente delle Olimpiadi.

Il prestigio acquisito da Hitler in tale occasione fu straordinario. L’autorevolezza politica e personale guadagnata la spese con oculatezza negli anni successivi – in particolare nella conferenza di Monaco del 1938 - in cui ottenne la condiscendenza di tanti paesi nei confronti delle sue pretese territoriali. Grazie a queste, stipulato il patto di non aggressione e spartizione con l’Unione Sovietica di Stalin, poté scatenare la Seconda Guerra Mondiale da posizioni di forza.

Ben pochi si accorsero di quanto fallace fosse la facciata gentile mostrata dal regime. La notizia che due giorni dopo la chiusura dei giochi il capitano Wolfgang Fürstner, capo del villaggio olimpico, si era ucciso perché congedato dall’esercito in quanto di discendenza ebraica, naufragò nell’eco del successo dell’evento sportivo. Un episodio che fu solo la ripresa dell’ordinaria amministrazione del regime, proteso agli obiettivi che aveva da sempre dichiarato: cancellare gli ebrei dall’Europa e ottenere con qualsiasi mezzo quel dominio sulle altre nazioni che la superiorità della “razza” germanico-nordica asseritamente meritava. Pechino 2008: speranze di aperturaAvendo bene in mente l’inquietante memoria del 1936, occorre esaminare ciò che si prepara per i molti spettatori e soprattutto per i milioni di telespettatori nel 2008. A differenza di quanto accadde a Hitler, che salì al potere quando da due anni Berlino aveva ottenuto l’assegnazione delle Olimpiadi, il regime cinese, al potere ormai da 58 anni, ha potuto pazientemente pianificare tutto il processo, con precise ed evidenti finalità.Come negli anni Trenta, c’è chi si aspetta un influsso positivo sul regime, e certamente questa speranza ha avuto il suo peso nel voto decisivo avvenuto nel 2001, quando è stata scelta la via del dialogo e dell’apertura. Riforme di facciata Valutando i risultati prodotti fino ad oggi, non si può essere soddisfatti. La maggior parte delle organizzazioni che si occupano di diritti umani ritengono che la loro violazione in Cina sia in realtà aumentata negli ultimi anni. Human Rights Watch nel suo ultimo rapporto afferma che “nel 2006 la situazione si è significativamente deteriorata” e che “la crescente inquietudine sociale ha incontrato controlli più stretti sulla stampa, internet, università, avvocati e organizzazioni non governative”. Sono state sì introdotte norme di maggiore garanzia, ma si tratta più che altro di operazioni di facciata che non trovano applicazione pratica, finendo semplicemente per rendere le violazioni meno visibili e dunque meno rimediabili. Ad esempio, per quanto riguarda la vastissima applicazione della pena di morte (forse cinquemila, forse diecimila esecuzioni all’anno: le modalità sono tali che non vi sono cifre attendibili), è stato recentemente introdotto il diritto di appello a un tribunale diverso da quello che ha già decretato la condanna, cosa che è atroce non fosse possibile in precedenza. In realtà, la maggior parte delle esecuzioni avviene nelle campagne dette "colpisci duro", forme di propaganda e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica che, anziché avvenire attraverso materiale illustrativo o inserzioni televisive, vengono fatte a suon di condanne a morte. Se la campagna è contro la corruzione, è necessario che ogni provincia o ogni distretto esibisca il suo adeguato numero di esecuzioni per questo reato, attuate con metodo brutale e sommario, con processi che di fatto non sono neanche tali. Le poche garanzie per l’imputato sussistono solo al di fuori di queste feroci campagne. Di conseguenza il loro ampliamento resta un fatto poco più che formale. Un tragico esempio è la proibizione di giustiziare donne incinte, che, in alcuni casi segnalati, si risolve in una esecuzione preceduta da un aborto forzato, anche nelle ultime settimane di gravidanza.Similmente, il maggior ruolo concesso “alle organizzazioni dei lavoratori” negli stabilimenti, apparentemente un fatto positivo, essendo vietati tutti i sindacati salvo quello del partito comunista, significa in realtà un accresciuto e capillare controllo governativo nei luoghi di lavoro e sugli individui.Il passato: vittime dimenticate Ricordare l’ampiezza e l’atrocità della violazione dei diritti umani in Cina è impresa difficilissima. Dalla salita al potere del partito comunista nel 1949 si calcolano almeno 40 milioni di vittime del regime. Il 7 ottobre 1950 inizia l’invasione del Tibet che comporterà almeno seicentomila morti, la distruzione di seimila monasteri e templi, e il tentativo di rendere minoritaria e marginale l’etnia tibetana sottoponendola a uno spietato controllo delle nascite e trasferendo nella regione, milioni di cinesi. La Cina ha pesanti responsabilità in altre tragiche vicende come la guerra di Corea, con i suoi tre milioni di morti, e negli ulteriori milioni di vittime della guerra in Vietnam, della guerra civile in Cambogia e del susseguente regime comunista criminale di Pol Pot. Oggi: violazione dei diritti umani intrinseca al regimeMa, anche limitandoci ad analizzare la situazione attuale, il quadro è inquietante per le sue dimensioni e per quanto la violazione dei diritti umani sia sistematica e intrinseca al regime. Human Rights Watch nota che “i vari livelli di controllo su chi è critico, protesta o si impegna attivamente nella società civile sono tali da rendere meno necessari i veri e propri arresti, che attraggono un’indesiderata attenzione internazionale”. Amnesty International afferma che “le autorità continuano a usare accuse per generici reati contro la sicurezza nazionale per perseguire e imprigionare attivisti, avvocati, firmatari di petizioni e difensori dei diritti all’abitazione… I controlli sono diventati più stringenti contro coloro che criticano le politiche ufficiali… Hou Wenzhuo, direttrice dell’Istitituto non governativo per l’Esercizio dei Diritti è stata sottoposta a vari abusi tra cui lo sfratto dalla sua abitazione e dal suo ufficio, oltre alla detenzione arbitaria” finché è fuggita dalla Cina nello scorso ottobre.Chen Guangcheng, un attivista legale cieco che ha denunciato abusi nelle campagne di “pianificazione familiare”, è stato condannato nello scorso agosto a quattro anni di reclusione “per aver ostruito il traffico”.Gao Zhisheng, avvocato attivista dei diritti umani, è stato arrestato in ottobre con l’accusa di aver messo in pericolo la sicurezza dello stato e aver incitato alla sovversione. Da allora neppure i suoi avvocati hanno potuto visitarlo. Tra i mezzi di coercizione impiegati vi sono pressioni amministrative e professionali, restrizioni sugli spostamenti, intercettazioni della corrispondenza, delle telefonate e della posta elettronica, intimidazioni da parte della polizia, anche con agenti in abiti civili, arresti domiciliari non ufficiali, trasferimenti in residenze gestite dalla polizia che in realtà sono prigioni. Nel 2006 la Cina è entrata nel nuovo Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Nella sua dichiarazione di candidatura, il governo ha affermato di “rispettare i diritti umani e sostenere il ruolo delle Nazioni Unite nel promuoverli. Tuttavia, anche in questa occasione, ha sempre cercato di evitare controlli internazionali in nome del principio di “non ingerenza negli affari interni”, trovando la collaborazione di Iran, Zimbabwe e altri paesi che hanno orientamenti analoghi. Nell’agosto dell’anno scorso il Comitato delle Nazioni Unite contro le Discriminazioni verso le Donne, ha messo sotto accusa la Cina perché non include le discriminazioni tra uomini e donne in quelle proibite dalla legge, nonostante precedenti raccomandazioni in tal senso.Molte riforme annunciate si sono fermate prima dell’approvazione, come la proposta di una legge per eliminare arbitrii e abusi a danni del diritto di proprietà, quella per introdurre garanzie giudiziarie nell’imposizione di programmi di “rieducazione attraverso il lavoro”, un sistema di detenzione “amministrativa” con lavoro fozato con il quale centinaia di migliaia di persone vengono detenute senza alcun processo o facoltà di difendersi per periodi fino a quattro anni. Il 19 giugno 2006, un praticante del Falun Gong, Bu Dongwei ha subito una “assegnazione” di due anni e mezzo a un programma di “rieducazione attraverso il lavoro” per “resistenza all’applicazione della legge nazionale e disturbo all’ordine sociale”. Questo perché la polizia aveva trovato in casa sua del materiale stampato di Falun Gong. Anche l’ipotesi di una legge per affidare alla Corte Suprema la revisione di tutte le sentenze di condanna a morte, con l’intento ufficioso di “limitarle” a non più di diecimila all’anno, è rimasta senza seguito.Resta invece il fatto che le esecuzioni sono la principale fonte di organi per trapianto in Cina. Fonti governative affermano che forniscono il 99 per cento degli organi “donati”. Una recente norma impone che gli organi possono essere espiantati e reimpiantati solo con il consenso del “donatore”. Tuttavia, la totale assenza di garanzia durante la detenzione rende impossibile l’espressione di un consenso libero e informato. La mancanza di notizie su tempi e luoghi delle esecuzioni esclude altresì l’espressione del consenso o del rifiuto da parte dei familiari. Vengono persino riportate notizie di predazione di organi, con conseguente morte, nei confronti di prigionieri non condannati alla pena capitale. Il South Morning China Post del 1° aprile 2006 riporta la testimonianza di un medico: "Una volta che il tribunale ha dato l’autorizzazione, i medici possono andare sul campo. Aspettano in un furgone sterile e raccolgono l’organo subito dopo l’esecuzione. È uno choc morale e mentale per molti chirurghi, perché spesso i prigionieri non muoiono subito dopo il colpo di pistola, ma bisogna agire immediatamente perché gli organi abbiano i necessari requisiti di freschezza. In qualche misura, i medici sono parte dell’esecuzione."Intanto, nel marzo 2006 il governo ha imposto agli avvocati che rappresentano chi protesta per espropri di terreni, sfratti, danni ambientali e diritti dei lavoratori, di seguire le indicazioni delle autorità locali, cioè la causa e la controparte della maggiora parte delle proteste.Violazioni della libertà di espressionePiù in generale, la libertà di espressione è fortemente limitata in tutti i settori, da internet ai giornali, dalla radio al cinema. Amnesty International segnala, tra i numerosi casi simili, quello del giornalista Shi Tao, condannato a dieci anni di reclusione per rivelazione di segreti di Stato, perché aveva pubblicato su internet le istruzioni del partito comunista ai giornalisti per come trattare l’anniversario della repressione di piazza Tien An Men.
Centinaia di internet forum vengono chiusi ogni anno e tutto il contenuto in rete è controllato sulla base di filtri che includono ben diecimila parole “critiche”.

Si ha notizia di specifica di quattro persone, Li Jianqiang, Ren Ziyuan, Guo Qizhen e Li Yuanlong, condannate rispettivamente a dodici, dieci, quattro e due anni di reclusione per il contenuto di loro testi diffusi su internet.
Anche i giornalisti e gli organi di informazione stranieri sono soggetti a pericoli e limitazioni. Le agenzie straniere non possono fornire le loro notizie direttamente a organi di informazione cinesi, ma solo attraverso il filtro dell’agenzia ufficiale cinese.

Violazioni dei diritti dei lavoratoriLe violazioni dei diritti dei lavoratori sono pesanti e diffuse, a cominciare dal diritto ad organizzarsi in associazioni sindacali, trattare contratti collettivi, avere una paga minima. La Federazione Cinese dei Sindacati è l’unica associazione di lavoratori consentita, parte integrante dello Stato e del Partito Comunista, da cui proviene gran parte dei suoi rappresentanti a tempo pieno, mentre coloro che provengono dalle file dei lavoratori sono una minoranza. La Federazione tende più a controllare che a difendere i lavoratori. Per questo, nonostante la repressione, sorgono spesso associazioni clandestine. Chi vi partecipa è spesso imprigionato con l’accusa di “sovvertimento del potere dello Stato” e “minaccia alla sicurezza nazionale”, cui seguono processi dall’esito scontato. La ong Labor Rights Now pubblica un articolo che allude al clima “olimpico”, intitolato “La Cina vince la medaglia d’oro nella repressione dei lavoratori”. In esso il presidente dell’organizzazione dice: “Centinaia di lavoratori sono imprigionati in Cina per aver esercitato diritti altrove riconosciuti. Speravamo che tutti, o almeno alcuni di loro sarebbero stati rilasciati come segno della volontà della Cina di migliorare la propria posizione nel rispetto dei diritti umani e del lavoro. Al contrario, il governo cinese ha ostentato le sue violazioni.” La generalizzata mancanza di diritti e garanzie e lo stretto collegamento spesso esistente tra autorità locali, sindacati e chi trae vantaggio dallo sfruttamento dei lavoratori porta ad estremi spesso riportati ma raramente denunciati, come il licenziamento dei lavoratori infortunati o malati, il mancato pagamento degli straordinari, il licenziamento di coloro che hanno buoni contratti per riassumerli a paghe inferiori, il mancato pagamento dei contributi previdenziali, discriminazioni nei confronti delle donne, sfruttamento del lavoro dei bambini. Poi l’immenso fenomeno dell’impiego di detenuti per attività produttive che arriva ad estremi inumani con conseguenze a volte fatali. Tutto questo costituisce, peraltro, concorrenza sleale verso le aziende di altri paesi, come il nostro, che sono perciò spinte a peggiorare il trattamento dei propri dipendenti, o a chiudere, o a trasferire la produzione in Cina.Mancanza di libertà religiosaAnche la libertà religiosa è gravemente limitata, poiché ogni gruppo religioso e suoi luoghi di culto devono ottenere l’iscrizione all’apposito registro, iscrizione che può essere negata. Chi non è iscritto è automaticamente illegale. Chi è registrato è soggetto a ogni genere di limitazioni, controlli e intromissioni sugli atti interni e, all’occorrenza, può comunque essere accusato di vari reati, come esercizio di impresa abusiva, o uno dei reati generici contro la sicurezza dello Stato. Tra le chiese cristiane, il governo ne riconosce una cattolica e una protestante, dette patriottiche, che possono tenere pubblicamente i loro riti e culti, purché escludano giovani e bambini. Subiscono inoltre imposizioni dottrinarie. Ad esempio è proibito professare l’idea che Gesù tornerà sulla Terra, o che lo Spirito Santo sia portatore di doni particolari ai credenti. Sono anche vietati alcuni passi biblici, come quello della creazione. Per questo, in alcuni casi, i predicatori devono ottenere l’approvazione preventiva a ciò che diranno durante le funzioni. Ciò che accade nella realtà delle chiese ufficiali è che l’effetto combinato delle leggi e delle intimidazioni fanno sì che Gesù Cristo non sia presentato come il Salvatore e il Redentore, ma piuttosto come un filosofo, e pertanto messo sullo stesso piano di Confucio. Questo fondamentale snaturamento del cristianesimo è ciò che spingerebbe così tanti cinesi ad evitare queste organizzazioni ed affrontare i gravi rischi di riunirsi clandestinamente. Tutti i gruppi religiosi non riconosciuti possono essere soggetti all’arbitrio dell’autorità locale. Lo stesso vale per membri di chiese riconosciute che si riuniscano anche privatamente per parlare degli argomenti proibiti. Alcune testimonianze rivelano che durante le campagne “colpisci duro” contro il crimine organizzato, vengano perseguiti anche gruppi religiosi. Dopo l’assegnazione delle Olimpiadi a Pechino, sono state riconosciute altre due chiese, come gesto di apertura. In compenso, anche con questo pretesto, sono aumentate le repressioni contro le cosiddette house churches, che hanno un numero imprecisato di aderenti, stimato comunque in parecchi milioni. Freedom House, una ong fondata nel 1941 da Eleanor Roosevelt a difesa dei diritti umani, stima che la Cina sia il paese che tiene imprigionati il maggior numero di cristiani a causa della loro fede. Giudaismo e Indusimo sono proibiti. C’è poi un particolare accanimento contro la Falun Dafa, consosciuta anche come Falun Gong, un’antica pratica volta a migliorare il corpo e la mente comprendente alcuni movimenti lenti ed armoniosi, meditazione e lo studio dei principi universali di Verità, Benevolenza e Tolleranza. Pur risalendo alla Cina preistorica, ha avuto una particolare diffusione negli anni ’90, incontrando ben presto una repressione strisciante. Per questo, il 25 Aprile del 1999, più di diecimila praticanti hanno tenuto un raduno pacifico a Pechino nella zona degli edifici governativi, Zhongnanhai. Alcuni partecipanti presentarono il loro caso al presidente Zhu Rongji. Al termine, i praticanti ritornarono tranquillamente alle loro case. Nonostante l’ordine in cui si è svolta la manifestazione, le autorità si sono allarmate per la rapidità con cui tante persone si erano organizzate e perché era la prima volta dai fatti di piazza Tienanmen nel 1989 che tante persone si riunivano per fare appello al governo. Partì così una reazione rapida e brutale. La notte del 19 Luglio 1999, la polizia trascinò in prigione centinaia di praticanti. Solo il giorno dopo la Falun Dafa fu ufficialmente dichiarata una pratica illegale. I media e le ambasciate iniziarono una campagna di informazione contro il gruppo. Da allora, migliaia di praticanti sono stati incarcerati, fermati per interrogatori, torturati e assegnati ai programmi di "rieducazione". Chi è sospettato di esercitare questa pratica, oltre a correre altri rischi, spesso perde il lavoro, abitazione e assistenza. Milioni di libri e cassette della Falun Dafa sono state bruciate e distrutte pubblicamente, l’accesso ai suoi siti Internet è bloccato. Chi rivelava percosse o abusi subiti in carcere, veniva nuovamente arrestato ed imprigionato per “violazione di segreti di Stato”. Centinaia di praticanti sono stati internati a fornza in ospedali psichiatrici o comunque sottoposti all’assunzione di forti dosi di psicofarmaci e droghe psicotrope che causano gravi danni fisici e psichici. Esponenti della Falun Dafa riportano 2959 casi documentati di seguaci torturati a morte durante la detenzione e vantano che nessuno avrebbe reagito con la violenza agli arresti e ai maltrattamenti. Anche i mussulmani sono soggetti a molestie, arresti e intromissioni, specialmente gli Uiguri dello Xinjiang, spesso accusati di separatismo e terrorismo. Il governo cinese non manca di esercitare la sua influenza sui paesi vicini per perseguire Uiguri riparati nei paesi vicini, come il Kazakhstan. Rebiya Kadeer, già candidata al Premio Nobel, difensore dei diritti degli Uiguri, è stata dichiarata terrorista ed è riparata negli Stati Uniti nel marzo 2005, dove ha continuato le sue campagne di informazione. Probabilmente per questo due dei suoi figli sono sotto processo per evasione fiscale. Lo scrittore Nurmuhemmet Yasin è stato condannato a dieci anni di reclusione in un processo a porte chiuse nel febberaio 2006 per aver pubblicato una breve storia intitolata Piccione selvaggio, che narra di un piccione che si suicida in cattività. I giudici hanno ritenuto che si trattasse di una denuncia della situazione degli Uiguri in Cina. Tibet
Il Tibet, a 57 anni dall’invasione cinese, è soggetto a forme particolari di repressione. Professare il buddismo porta facilmente all’accusa di separatismo e di conseguenza all’imprigionamento. Nel giugno 2006 il monaco Namkha Gyaltsen è stato condannato otto anni di reclusione per “attività indipendentiste”.

Tutto il mondo ha potuto vedere le immagini del 30 settembre scorso, quando la Polizia Popolare Cinese ha aperto il fuoco su un gruppo di una quarantina di tibetani che cercavano di passare in Nepal attraversando neve profonda ad alta quota. Il filmato mostra i poliziotti prendere la mira con calma, da lontano, sul gruppo che andava pacificamente e lentamente in altra direzione. Prima che il filmato fosse reso pubblico, l’agenzia di informazioni ufficiale cinese Xinhua aveva affermato che i militari erano stati costretti a sparare per difendersi.

Pena di morte: tante esecuzioni poche garanzie L’amplissima applicazione della pena di morte non è stata, come detto, realmente limitata dalle recenti norme, apparentemente garantiste. Poiché i numeri - generalmente ritenuti aggirarsi, o più probabilmente superare, le diecimila esecuzioni l’anno - sono ritenuti segreto di stato, vale la pena di sottolineare l’arbitrarietà e l’approssimazione delle condanne, che si accompagnano ad un vasto e incontrollato uso della tortura per estorcere confessioni. La possibilità per l’imputato di incontrare i familiari e il suo difensore è oggetto di imprevedibili e pesanti limitazioni, i processi sono spesso a porte chiuse. Ciò nonostante, trapelano alcuni casi di ingiustizia così palese da dover essere riconosciuta addirittura dai tribunali che l’ hanno commessa. Nie Shubin, un agricoltore del Nord, fu giustiziato nel 1995 per lo stupro e l’omicidio di una donna del suo villaggio, delitto che aveva confessato dopo essere stato sottoposto a tortura. In seguito, un uomo detenuto in relazione a un altro delitto confessò proprio quel crimine descrivendolo nel dettaglio. Le autorità giudiziarie hanno riconosciuto l’errore invitando la famiglia a chiedere un risarcimento.
She Xianglin e Teng Xingshan, ebbero due casi simili a distanza di vari anni, rispettivamente nel 1994 e nel 1987, cosa che indica quanto comuni possano essere questi episodi. Accusati dell’assassinio delle proprie mogli, confessarono, ma in seguito affermarono ripetutamente di essere innocenti e di aver confessato perché sottoposti a torture. Nell’aprile e nel giugno 2005 entrambe le presunte vittime riapparvero vive e in buona salute. Entrambi i mariti erano stati condannati a morte. Ma She aveva avuto la sentenza commutata in 15 anni di reclusione e così, dopo undici anni di prigione, fu liberato e compensato con dieci dollari per ogni giorno. Teng invece era stato ucciso con un colpo alla nuca nel 1989.

Si tengono ancora i processi popolari, che suscitarono l’ammirazione di tanti intellettuali occidentali ai tempi di Mao Zedong. In una sorta di manifestazione di massa, il cosiddetto processo si svolge davanti e per opera di migliaia di persone urlanti in stadi o piazze. La sentenza è quasi invariabilmente quella di morte. I condannati vengono allora portati per le strade mentre la gente li insulta e talora tenta di colpirli, fino a un campo dove vengono uccisi con un colpo di pistola. Alcuni di questi eventi vengono trasmessi dalla televisione locale. Nelle campagne “colpisci duro” persino il cosiddetto processo è sostituito dalle urla della gente per le strade, specialmente per le reclusioni “amministrative”.



COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



giovedì 22 novembre 2007 - ore 14:03


stampate e leggete con calma - seconda parte
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le Olimpiadi degli sfratti
E’ particolarmente increscioso il fatto che parecchie gravi violazioni dei diritti umani avvengano in diretta connessione o con il pretesto delle Olimpiadi.

Secondo esponenti della municipalità di Pechino, nella sola capitale e solo per i progetti di abbellimento urbano, vengono sfrattate trecentomila persone. Si può stimare che in totale le vittime di questa pratica siano milioni solo per le Olimpiadi. Spesso si tratta di persone che coltivavano la terra che ora costruttori e autorità locali useranno per progetti volti a meravigliare il mondo o a creare ingenti profitti per alcuni. Le vittime formano comitati per resistere e aprire cause giudiziarie, che generalmente perdono, innanzitutto perché non esiste proprietà privata garantita e dunque manca la base legale. È significativo dell’abilità propagandistica del regime che sia stato fatto conoscere in tutto il mondo un singolo caso in cui i diritti di un proprietario che non voleva andarsene sono stati rispettati (salvo asportare tutta la collina intorno all’abitazione).

Nel settembre 2006, sempre a Pechino, migliaia di bambini sono restati senza scuola perché decine di istituti erano in località prescelte per nuove costruzioni.Nel luglio 2006 dieci famiglie sono state sloggiate dalla loro abitazione per poter costruire sul posto un edificio della Televisione Centrale Cinese dedicato alle trasmissioni olimpiche. The Straits Times riporta le parole di uno di coloro che hanno protestato, lamentando anche l’irrisorietà dell’indennizzo: "Le Olimpiadi sono una buon cosa per la Cina. Ma non dovrebbero essere usate come scusa per danneggiare gravemente dei cittadini, per cacciarli dalle loro case”. Un altro ha detto: "Le Olimpiadi sono un grave colpo inferto ai comuni cittadini, hanno distrutto le nostre vite. Questo è ciò che pensiamo, ma non possiamo dirlo ad alta voce". Amnesty International ha manifestato forte preoccupazione per la sorte di Ye Guozhu, incarcerato per aver cercato di ottenere il permesso di organizzare una dimostrazione con altre vittime di sfratti forzati. Recentemente è emerso che Ye Guozhu è stato torturato in prigione, tra le altre motivazioni, “per non aver ammesso la sua colpa”. Sembra ora che abbia anche gravi problemi di salute.Da piazza Tienanmen alle OlimpiadiSignificativa la storia di Qi Zhiyong, che nel 1989 era dipendente di un’industria con buone prospettive di carriera. Nella repressione di piazza Tienanmen fu colpito da uno sparo a una gamba, in modo tale da portare all’amputazione dell’arto. Fu licenziato per inabilità al lavoro e lasciato senza sostentamento. Mise su un piccolo negozio per guadagnarsi da vivere. Più volte è stato obbligato a trasferire l’esercizio, perdendo i clienti, sempre con il pretesto di costruzioni per le Olimpiadi. Finché nel 2006, dopo la sua partecipazione a uno sciopero della fame in difesa di altri attivisti incarcerati e picchiati, gli è stata revocata la licenza. La moglie è stata licenziata, hanno una figlia di otto anni e parecchie spese per i problemi di salute del padre.Boicottare le Olimpiadi ?
Di fronte a questo quadro impressionante molti pensano a un boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino, cioè la non partecipazione, da ottenersi con interventi non semplici perché nei paesi liberi gli organismi sportivi sono del tutto indipendenti dai governi. Lo proposero per primi i Reporter Senza Frontiere, fin da quando nel 2001 i Giochi furono affidati alla grande nazione asiatica. Ora sono parecchi i gruppi che sostengono questa iniziativa. Due personaggi molto famosi vi hanno dato particolare rilievo: l’attrice americana Mia Farrow e François Bayrou, candidato alla presidenza della Repubblica Francese, giunto terzo al primo turno elettorale.

I boicottaggi del passato Boicottaggi olimpici importanti, praticati o ipotizzati, riguardarono poche edizioni. Il primo caso fu proprio Berlino 1936. Ernest Lee Jahnke, protestante, figlio di un immigrato tedesco e membro del Comitato Internazionale Olimpico, il 25 novembre 1935 scrisse al presidente di quell’organismo, il conte Henri Baillet-Latour: “Né gli americani, né i rappresentanti di altri paesi possono partecipare ai Giochi nella Germania nazista senza risultare quanto meno acquiescenti nei confronti del disprezzo dei nazisti per la lealtà e il sordido sfruttamento delle Olimpiadi a fini di propaganda.” Per queste posizioni Jahnke fu espulso dal CIO unico caso nella ormai lunga storia delle Olimpiadi moderne, e sostituito dal presidente del Comitato Olimpico degli Stati Uniti, Avery Brundage, figura straordinaria e controversa, destinato a guidare per decenni il massimo organismo sportivo mondiale. Brundage, di fronte alle accuse alla Germania di discriminare gli Ebrei nello sport, fu categorico: “Le fondamenta stesse delle Olimpiadi moderne sarebbero minate se si consentisse a singoli paesi di limitare la partecipazione per questioni di classe sociale, di religione o di razza.” Ma un’ispezione – difficilmente molto accurata - stabilì che gli atleti ebrei erano trattati equamente e, per il resto, Brundage affermò: “I Giochi Olimpici appartengono agli atleti e non ai politici” aggiungendo che “gli atleti americani non dovrebbero essere coinvolti in questa diatriba tra ebrei e nazisti”. Tra gli avversari americani di Brundage, ci furono il giudice Jeremiah Mahoney, presidente dell’Amateur Athletic, la principale delle numerose personalità cattoliche che si opposero alla partecipazione ai Giochi, il quale sosteneva che la partecipazione avrebbe significato sostenere Hitler. Sulla stessa linea furono Al Smith, governatore dello stato di New York, James Curley, governatore del Massachusetts, e il giornale cattolico Commonweal, che l’8 novembre 1935 scrisse che partecipare avrebbe “posto il sigillo dell’approvazione alla dottrina radicalmente anticristiana del nazismo.” Anche diversi gruppi ebraici lavorarono per il boicottaggio, mentre altri, come l’American Jewish Committee si limitarono a fare opera di sensibilizzazione, nel timore che un aperto sostegno al boicottaggio potesse provocare un contraccolpo di antisemitismo sia in Germania sia negli Stati Uniti. Due atleti ebrei, Milton Green e Norman Cahners, boicottarono le selezioni pre-olimpiche per attirare l’attenzione sul problema per tempo. Vi furono anche tentativi, rapidamente falliti, di arrivare al boicottaggio in Svezia, Gran Bretagna, Francia, Cecoslovacchia e Olanda. Nel giro di quattro anni, gli ultimi tre paesi furono invasi dalle truppe tedesche, il secondo subì pesanti attacchi aerei e dovette combattere una guerra dove morirono 400 mila suoi militari e civili. Opposizione ai Giochi fu anche espressa da socialisti e comunisti tedeschi in esilio. Alcuni sostenitori del boicottaggio organizzarono le “Olimpiadi del Popolo”, da tenersi a Barcellona nella stessa estate. Mentre arrivavano i primi atleti, la contro-manifestazione fu cancellata per lo scoppio della guerra civile spagnola, nella quale si impegnò anche la Germania di Hitler.
La Seconda Guerra Mondiale fece annullare due Olimpiadi, poi non ci furono problemi fino al 1968, quando – nove giorni prima dell’inaugurazione - l’esercito uccise centinaia di persone nella repressione della manifestazione studentesca in piazza delle Tre Culture a Città del Messico. Ci furono solo ipotesi di un’azione di protesta sulle Olimpiadi, poi abbandonate.

Nel 1976, 24 paesi africani, tra cui il Kenya, non parteciparono alle Olimpiadi di Montreal per protesta contro il fatto che la nazionale di rugby (sport non olimpico e inquadrato da una organizzazione diversa da quella olimpica) della Nuova Zelanda, nazione ovviamente presente alle gare nel capoluogo del Quebec, aveva incontrato la squadra della Repubblica Sudafricana, nazione esclusa dai Giochi dal 1964 al 1988 a causa del regime dell’apartheid (esclusione che – tra l’altro – impedì la partecipazione anche di atleti sudafricani “di colore”). Inutile dire che l’azione dei 24 paesi africani non ebbe il minimo effetto sull’atteggiamento del governo di Pretoria. L’invasione sovietica dell’Afghanistan, iniziata il 29 dicembre 1979 nel totale disprezzo delle leggi internazionali, portò al boicottaggio contro le Olimpiadi di Mosca dell’anno seguente, il più massiccio della storia. 64 paesi, tra cui Stati Uniti d’America, Germania Ovest, Giappone e Kenia, non parteciparono. Particolare fu il caso della Repubblica Popolare Cinese, che fino al 1976 aveva boicottato le Olimpiadi per la presenza della Repubblica di Cina (Taiwan) con il suo nome. Risolto il problema per l’edizione 1980, scelse il boicottaggio per la questione Afghanistan. In Italia, dopo un intenso dibattito, gli organismi sportivi decisero di partecipare, mentre il Governo vietò la partecipazione ai numerosi militari che si erano conquistati il posto in squadra. L’Italia lasciò anche a casa il Tricolore, sostituito con la bandiera del Coni. Alcuni paesi, tra cui la superpotenza sportiva americana, organizzarono i Goodwill Games (giochi della buona volontà) per gli atleti non partiti per la capitale sovietica. In parecchie discipline vi furono prestazioni superiori a quelle registrate dai vincitori di Mosca ma, senza alcun dubbio, nell’attenzione mondiale e nella memoria, restano i protagonisti delle competizioni ufficiali. Il ritiro sovietico dall’Afghanistan, avvenuto nel 1989, invece, non fu certo causato dal sacrificio sportivo di tanti atleti, ma dall’insuccesso militare.Quattro anni dopo, la sede prevista per le competizioni con i cinque cerchi era Los Angeles, una successione che, quando era stata prevista, aveva l’intenzione di accontentare entrambe le nazioni più potenti del mondo. In realtà, nella metropoli californiana, già sede dei Giochi del 1932, si verifico un quasi inevitabile contro-boicottaggio da parte dell’Unione Sovietica e altri quattordici paesi del suo blocco politico-militare, tra cui Germania Est e Cuba. Ufficialmente la ragione fu “l’isteria anti sovietica fomentata negli Stati Uniti”, alludendo anche al presidente Ronald Reagan che definiva il blocco comunista “l’impero del male”. Iran e Libia boicottarono anch’essi i Giochi, ma per altre ragioni politiche. Nonostante questo, a Los Angeles si stabilì il record di paesi partecipanti, tra cui, per la prima volta, la Repubblica Popolare Cinese. Che farà il governo cinese ?
La risposta è molto facile, poiché continuerà a fare ciò che fa da quando si è messo in competizione per ospitare le Olimpiadi. Grandi investimenti, qualche riforma di facciata, nessun cambiamento nella sostanza sui diritti umani. Come abbiamo visto, anzi, vi sono degli aggravamenti dovuti sia agli immensi lavori di preparazione, sia all’intendimento delle autorità comuniste di non perdere in nessun modo il controllo assoluto sulla società cinese. Molti osservatori ritengono che, poiché nelle settimane in cui gli atleti e i giornalisti saranno massicciamente presenti non potranno – si spera – aver luogo pesanti e spettacolari repressioni, sarà svolto, anzi, è già in corso, uno sforzo per stroncare in anticipo ogni intenzione di manifestazione sgradita in quel periodo. Tutte cose che, conoscendo il precedente di settanta anni fa, non sono una novità.

Altra non novità sarà l’altissima competitività della squadra di casa. Da anni la Cina si prepara anche dal punto di vista agonistico, cercando di mettere in campo in ogni specialità atleti in grado di vincere o di ben figurare. Sono stati ingaggiati i migliori allenatori e preparatori, incluso alcuni provenienti dall’ex Germania Est, in particolare per la preparazione delle donne, con tutto ciò che questo ci ricorda sull’uso sfrontato di ormoni maschili e altre pratiche aberranti.

Non sono una novità neppure gli immensi fondi e energie messi a disposizione: la loro imponenza è testimoniata, per un verso, dai 23 miliardi di dollari che la sola municipalità di Pechino ha annunciato di investire, e per un altro dalle dimensioni degli sfratti di massa. Il regime cinese, inoltre, è noto per la sua grande attenzione alla propaganda. Ogni ministero ha un “ufficio per gli affari internazionali”, con l’incarico di comunicare all’estero i successi del suo settore. Oltre a questo, c’è l’ex dipartimento per la propaganda, denominato ora “per la pubblicità”, al quale è strettamente legato l’ufficio nazionale di statistica, sessantamila dipendenti, vertice di una piramide che fornisce dati per ogni provincia e ogni stabilimento. Tutta l’enorme struttura produce quelle valanghe di numeri che tanto piacciono ai dirigenti del partito, i quali ne fanno sfoggio in ogni occasione, anche a giustificare il numero delle esecuzioni capitali e dei prigionieri d’opinione. Vi è poi un dettaglio molto significativo, che rimanda anch’esso al passato. A coordinare gli aspetti scenico-spettacolari e di ripresa televisiva delle cerimonie di inaugurazione e chiusura (i momenti più seguiti dai telespettatori per la loro spettacolarità), gli organizzatori hanno ingaggiato non solo il notissimo regista cinese Zhang Yimou (Lanterne rosse, La foresta dei pugnali volanti, Hero, La città proibita e altri film, ricchi di effetti speciali) e Zhang Jigang, direttore del settore canto e danza del Dipartimento Generale Politico dell’Esercito “Popolare” (si parla anche di Ang Lee, regista del film Brokeback Mountain, vincitore di tre premi Oscar), ma soprattutto il nome forse più prestigioso immaginabile. Non un giovane emergente e del paese organizzatore, come fu Leni Riefenstahl a Berlino, ma l’americano Steven Spielberg. Autore, regista e produttore di una serie impressionante di capolavori assoluti del cinema mondiale e, in particolare, di alcuni film che hanno trattato con straordinaria efficacia e spettacolarità i temi dei diritti umani come Il colore viola, Amistad e Schindler’s List, incentrati sulle vicende delle donne afroamericane in schiavitù negli Stati Uniti, sulla tratta degli schiavi e sullo sterminio degli ebrei. La scelta di una tale personalità è una mossa propagandistica potentissima, prima ancora che Spielberg metta in campo le sua capacità di artista dello spettacolo. Viene attribuita a Spielberg una dichiarazione in cui afferma “tutti noi siamo impegnati a fare delle cerimonie di apertura e di chiusura di queste Olimpiadi le più emozionanti che si siano mai viste”. Non sono mancati gli attacchi personali proprio a Spielberg, per questo coinvolgimento. L’attrice Mia Farrow, ambasciatrice dell’Unicef, ha definito quelle di Pechino “le Olimpiadi del genocidio”, facendo riferimento in particolare alle responsabilità cinesi in Darfur, e ha scritto nell’editoriale di apertura sul Wall Street Journal del 28 marzo 2007 che il regista di Salvate il soldato Ryan potrebbe “passare alla storia” come il Leni Riefenstahl dei Giochi di Pechino”. Spielberg, sembra a seguito di questa provocazione, ha mandato una lettera al presidente Hu Jintao chiedendo che la Cina usi la sua influenza “per porre fine alle sofferenze” della popolazione del Darfur. Nulla comunque fa presagire un reale cambiamento di rotta da parte del governo cinese. Inefficace il boicottaggio, inaccettabile l’indifferenza.Sappiamo insomma che nulla di reale prevedibilmente cambierà nel regime cinese, mentre, salvo fatti del tutto imprevedibili, le Olimpiadi saranno in sé un successo memorabile, come da tempo programmato. Resta da stabilire che cosa noi, nazioni libere e sensibili ai diritti umani, dovremmo fare. L’esperienza del passato e la conoscenza del presente ci dicono che:
1) il boicottaggio, come intuì l’American Jewish Committee nel 1936, rischierebbe di essere controproducente: atleti mortificati, appassionati sportivi delusi, mentre le gioiose immagini di Pechino confermerebbero quanto spiacevole sia stato “non esserci”; serpeggerebbe il malcontento contro chi “ha usato lo sport per dividere e non per unire”, contro chi “mescola politica e sport”, facendo passare per prevaricatori coloro che si battono per i diritti altrui;

2) oltre che di dubbia opportunità, il boicottaggio sarebbe anche di difficile applicazione, ove pur lo si decidesse in sede politica: gli organismi sportivi sono indipendenti dalle istituzioni politiche e, quanto agli sponsor e a chi ha acquistato i diritti televisivi, farebbero comprensibilmente di tutto perché l’evento fosse il più attraente possibile e dunque schierasse tutti i possibili protagonisti;

3) il bersaglio, che dovrebbero essere le violazioni dei diritti umani in Cina e per causa della Cina, sarebbe probabilmente mancato, come lo furono negli anni ’60 e ’70 l’apartheid sudafricano, nel 1980 l’intervento sovietico in Afghanistan, e anche “l’isteria anti sovietica” nel 1984.

Ma l’indifferenza sarebbe altresì inaccettabile. Come si può andare in un paese dove succedono le cose che abbiamo visto, dove non poche spaventose ingiustizie sono compiute a causa o col pretesto delle Olimpiadi e non dire nulla, non fare nulla?

Le regole olimpiche impongono, opportunamente, il divieto di qualsiasi tipo di comunicazione politica, anche indiretta, da parte degli atleti. Gli atleti afroamericani che nel 1968 sul podio delle premiazioni mostrarono il pugno chiuso nel guanto nero per protestare a favore dei diritti della loro comunità furono puniti dalla giustizia sportiva. Subirebbe la stessa sorte chi esibisse maglie o altro, che rechino parole o simboli di protesta o solo di comunicazione. Dunque sono impensabili gesti da compiersi sul posto.

Iniziativa per una Verità Olimpica
Nulla però può impedire un intervento nei confronti della informazione televisiva e radiofonica sulle Olimpiadi di Pechino diffusa fuori dalla Cina, nel nostro caso in Italia.

Questo disegno di legge propone di imporre alle emittenti televisive che trasmettono informazione sulle Olimpiadi di Pechino del 2008 l’obbligo di recare, secondo tempi specificati, notizie scritte ben visibili sulle gravi e costanti violazioni dei diritti umani in Cina o per causa della Cina. È previsto altresì l’obbligo, per chi trasmette più di un’ora di trasmissioni in un giorno, di trasmettere servizi di informazione sulla situazione dei diritti umani in Cina. I commentatori, i giornalisti, coloro che decidono i contenuti dei programmi televisivi avranno forse la sensibilità di ricordare che cosa c’è dietro i sorrisi, gli impianti sportivi, le coreografie. Durante la trasmissione delle cerimonie di inaugurazione delle Olimpiadi di Atlanta 1996 e di Sidney 2000, gli utenti del servizio pubblico, dovettero ascoltare lunghe reprimende sulle colpe passate dei governi locali. Forse accadrà anche per Pechino, ma questo rientra nella libertà di espressione e nella sensibilità di ciascuno che non possono certo essere limitate o indirizzate per legge.

Quel che davvero possiamo fare è ricordare, accanto a immagini luccicanti e entusiasmanti, una realtà di ben altro tenore. Lo dobbiamo alla nostra dignità, al nostro amore per la libertà, alle centinaia di migliaia di cinesi in carcere per le loro convinzioni, ad altre centinaia di milioni privati della libertà. Sembra offrire una speranza quanto fu scritto: “La verità vi farà liberi”.




COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



martedì 20 novembre 2007 - ore 12:51


La vergogna olimpica. invito tutti a copiare e incollare nel proprio blog!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sento ancora il coro ipocrita di tutti coloro che, quando venne stabilito che le Olimpiadi 2008 si sarebbero tenute a Pechino, cercavano di tacitare le voci che protestavano contro questa decisione affermando che, proprio a causa della responsabilità di ospitare i Giochi Olimpici, la Cina sarebbe stata costretta ad aprirsi ed allentare in qualche modo il controllo ferreo che il Governo e il Partito Comunista esercitano sulla società. Bene, adesso che solo una manciata di mesi ci separano dall’8 agosto del prossimo anno, possiamo tentare di verificare la bontà di quelle parole e il livello dei cambiamenti positivi che “la responsabilità olimpica” ha prodotto all’interno della Repubblica Popolare Cinese.
E cominciamo dalla libertà di stampa. E’ di pochi giorni fa, la notizia che in Cina tutti i giornali e le televisioni hanno ricevuto un decalogo virtuoso a cui ogni operatore della comunicazione è tenuto ad attenersi se non vuole avere noie con la legge. E’ una breve lista di cose che si devono o non si devono fare. Ad esempio non si devono pubblicare notizie che potrebbero nuocere all’immagine della Cina. Non si devono commentare fatti sui quali c’è già un comunicato ufficiale del governo e dunque è superfluo inviare giornalisti a seguire conferenze, eventi o congressi per i quali basta ed avanza la posizione ufficiale del Partito. Non si devono inoltre pubblicare notizie senza il preventivo permesso delle autorità. E così via. Insomma dieci comandamenti per il perfetto giornalista che non può informare sugli scandali, riportare di sua iniziativa le critiche e le proteste (ormai sempre più numerose soprattutto nelle campagne) ma parlarne solo quando la propaganda del regime lo ritiene utile, vale a dire in occasione del lancio di una determinata campagna repressiva diretta contro il “nemico del popolo” di turno . Grande spazio invece alla vertiginosa crescita dell’economia, alle imponenti realizzazioni del socialismo di mercato, al boom edilizio, ai successi sportivi e cose del genere. Ecco l’informazione pretesa dalla Pechino che si appresta a celebrare i Giochi Olimpici 2008.
E le immancabili aperture politiche che tanti ottimisti a buon mercato avevano previsto o addirittura date per sicure? Guardiamo insieme qualche breve istantanea scattata da uno dei più attenti osservatori della realtà cinese, l’agenzia di stampa Asia News in un suo recente numero. “Sichuan: nella parte della regione con maggioranza etnica tibetana, le autorità hanno stroncato con la violenza e gli arresti le proteste contro lo sfruttamento minerario della montagna Yala (contea di Dafou), una delle nove considerate sacre dai buddisti tibetani. Zhejiang: il 20 giugno la polizia in tenuta antisommossa si è scontrata con oltre 30mila dimostranti contro la demolizione forzata di una casa a Shaoqing, con un bilancio di decine di feriti e almeno due arresti, uno per “occupazione di strada pubblica”. Testimoni oculari dicono che la polizia ha provocato gli scontri aggredendo due persone isolate e provocando la reazione della folla. I dimostranti, che si oppongono alla demolizione forzata di un’abitazione di 4 piani nella città bassa di Shengzhou, hanno presidiato la zona per ore. Il governo ha già demolito le altre abitazioni della zona e questa casa ne ostacola i progetti. Sempre nel Zhejiang a Dongtou, contea di Wenzhou, la settimana scorsa funzionari pubblici hanno pestato due residenti che si sono opposti al tentativo di sbriciolare con mine una montagna per creare una spianata di 284 ettari per una vicina spiaggia, nonostante il 28 dicembre il tribunale provinciale abbia dichiarato “illegale” l’ambizioso progetto urbanistico. Sichuan: A maggio la popolazione è dovuta scendere in piazza per ottenere giustizia per il probabile assassinio di Wang Qiang, studente di 15 anni, da parte di due persone rimaste impunite, una delle quali è nipote del capo della polizia locale. Guangzhou: Nel distretto di Haizhu il 20 giugno centinaia di poliziotti hanno caricato e pestato a sangue soldati in pensione scesi in piazza da giorni in modo pacifico per chiedere un aumento della pensione. Molti dei dimostranti sono stati decorati come eroi di guerra nella guerra civile dei tardi anni ‘40 o in quella con la Corea negli anni ’50 e hanno manifestato indossando l’uniforme con le medaglie ricevute. Xie Suqing, 52 anni, racconta al South China Morning Post che la polizia lo ha portato presso la stazione di Chigang e lo ha percosso fino a farlo svenire, rompendogli una vertebra. Il giorno dopo un ufficiale di polizia lo ha visitato in ospedale intimandogli di non parlare con i media. Le pensioni sono di circa 1.000 yuan mensili (circa 100 euro), mentre ufficiali di pari grado in servizio sono pagati fino a 9mila yuan. Un lavoratore migrante si dà fuoco in piazza Tiananmen: Non era pagato da mesi. Oltre il 90% dei lavoratori migranti non riceve regolarmente una paga. Molti di essi tentano il suicidio. Un migrante del Jiangsu si è dato fuoco sulla piazza Tiananmen per protestare contro il governo e i capi della sua ditta, che non gli pagano il salario. Così Wang Congan, 53 anni, del Jiangsu, si è cosparso di benzina e si è dato fuoco trasformandosi in un a torcia umana, mentre la piazza Tiananmen, nel cuore della capitale, era piena di turisti.”
Per ovvi motivi di spazio fermiamoci qui ma si potrebbe continuare a lungo
in questo elenco che parla della realtà di quella nazione quanto è più del sofisticato profilo dei grattacieli del lungomare di Shangai o delle statistiche sulla crescita del PIL. Così come ci parla della “vera Cina” l’annuale rapporto dell’Associazione “Nessuno Tocchi Caino” che, pur sottolinenando una certa diminuzione del numero delle esecuzioni capitali, ricorda che nel 2006 su un totale di 5.628 condanne a morte eseguite nel mondo, ben 5.000 hanno avuto luogo sul territorio cinese, vale a dire oltre il 90%. E inoltre va tenuto presente che quelle di cui si parla sono le sentenze ufficialmente ammesse da Pechino ma in molti ritengono che il numero reale sia notevolmente più elevato.
Uno dei vanti del presente governo cinese è quello di essere in prima linea nella lotta al terrorismo. Peccato che mentre taccia di “terroristi” tutti coloro che cercano (nella stragrande maggioranza dei casi in modo assolutamente pacifico) di rivendicare spazi di libertà politica, sindacale o religiosa, secondo attendibili fonti riportate dalla stampa internazionale, Pechino fornirebbe armi ai terroristi iracheni e alle milizie talebane in Afghanistan. Anche se l’amministrazione Bush ha cercato di minimizzare la cosa per non aprire un imbarazzante contenzioso politico, appare evidente la gravità della vicenda.

E poi abbiamo Internet dove la censura è ferrea e le condanne per chi trasgredisce pesantissime. Il 27 agosto 2007 il governo ha bloccato 8.808 indirizzi web, e 9.593 siti. Gli oltre 137 milioni di utenti cinesi possono “navigare” solo all’interno degli angusti confini stabiliti dalle autorità e una lunga serie di argomenti sono ufficialmente dichiarati proibiti e chi cerca di affrontarli rischia di pagare un prezzo elevato per la sua curiosità. Viceversa Pechino alleva e finanzia un buon numero di esperti informatici che conducono una spregiudicata guerra virtuale contro i siti e i networks delle organizzazioni del dissenso. La rete TSG (Tibet Support Groups ) ad esempio, è continuamente bombardata da virus provenienti da siti cinesi. Ma l’aggressività della Cina comunista non si ferma qui e investe anche gli stati stranieri. Questa silenziosa guerriglia informatica è condotta infatti anche contro le reti governative, industriali e perfino militari di nazioni come la Gran Bretagna, la Germania, la Francia e gli Stati Uniti. Ha fatto particolarmente scalpore a fine agosto, un massiccio attacco elettronico portato contro le reti del Pentagono e la scoperta di un piano per mettere fuori uso e paralizzare i computer delle principali navi da guerra statunitensi.
Altro punto drammatico sono le ricorrenti, capillari e brutali campagne contro la libertà religiosa. Tutto quanto si muove fuori dai confini delle cosiddette “Chiese Patriottiche” (le organizzazioni religiose controllate direttamente dal Partito) è represso senza misericordia. Che si tratti di monaci buddhisti tibetani, di preti e suore cattolici, militanti della Falun Gong, esponenti islamici di etnia uigura, ha poca importanza. Tutti coloro che vogliono esprimere la propria spiritualità liberi dallo stretto controllo governativo vengono duramente perseguitati.
Insomma una situazione ben poco “olimpica”. A questo punto il quadro è piuttosto chiaro. Pechino si appresta a usare la suggestiva cornice delle Olimpiadi per celebrare il suo regime e lanciare all’interno e all’esterno della Cina un messaggio di forza, stabilità, potenza. Un messaggio che vuole al medesimo tempo affascinare e incutere timore. Un messaggio che intende chiarire bene a tutti come sia molto più conveniente essere amici della Cina che suoi nemici. E’ un copione che il mondo ha già visto messo in scena a Berlino nel 1936 (e immortalato poeticamente e sciaguratamente dalla più grande regista tedesca del Novecento, Leni Riefensthal, nel suo film Apoteosi di Olympia) quando un trionfante Adolf Hitler aprì i giochi in una Berlino trasformatasi per l’occasione nella principale vetrina propagandistica del nazional-socialismo.
Pechino 2008 dunque come Berlino 1936. Ma se questa è la strategia di Pechino, quale dovrebbe essere quella di coloro che operano per aiutare un cambiamento di regime in Cina? Chiedere il boicottaggio delle Olimpiadi ai propri governi oppure usare i giochi olimpici per mettere in evidenza l’effettiva natura del regime cinese? Ecco l’opinione di Vicky Sevegnani, dirigente nazionale dell’Associazione Italia-Tibet, “Gli appelli al boicottaggio dei Giochi Olimpici lanciati da più parti (associazioni, gruppi in difesa dei diritti umani, personalità del mondo dello spettacolo e personaggi politici, compresi esponenti del Congresso americano) sono senza dubbio legittimi e pienamente condivisibili. Quanti si attendevano - in primo luogo il Comitato Olimpico Internazionale - che l’assegnazione dei Giochi alla Cina avrebbe indotto Pechino a modificare la sua politica hanno avuto tempo ed occasioni per ricredersi: i reiterati abusi contro i diritti umani perpetrati sia all’interno del paese sia là dove la presenza economica della Cina ha un peso rilevante (vedi il caso del Sudan) non lasciano alcun dubbio circa l’opportunità degli appelli e le indiscutibili ragioni che ne sono alla base.
Detto questo, ritengo che, a questo punto, gli inviti al boicottaggio non fermeranno le Olimpiadi e che la Cina, tra un anno, assaporerà il suo trionfo. Forse sarebbe più efficace sfidare Pechino sul suo stesso campo, durante lo svolgimento dei Giochi, con rapide quanto spettacolari azioni di protesta: penso ai tibetani ma anche al movimento democratico cinese, ai Falun Gong, agli intellettuali, scrittori e artisti che poche settimane fa hanno sfidato il regime chiedendo, in una lettera aperta, maggiore libertà. Grazie alla presenza delle migliaia di giornalisti accreditati, le manifestazioni sarebbero sotto gli occhi di tutti e, nel caso fossero represse con la forza o fosse impedito alla stampa di divulgarne la notizia, la Cina mostrerebbe la sua vera immagine. La ‘società armoniosa’ tanto auspicata dalla sua dirigenza rivelerebbe tutte le contraddizioni esistenti al proprio interno”.
Una posizione più che condivisibile però ben diversa da quella del Dalai Lama e del suo governo in esilio che sembrano non rendersi conto di quale formidabile occasione rappresenti la carta olimpica per il regime cinese e purtroppo in più occasioni si sono uniti al coro di quanti sono apertamente favorevoli a Pechino 2008. “Anche per quanto concerne le Olimpiadi il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio hanno scelto ancora una volta una linea ‘morbida’ nei confronti della Cina”, sottolinea Vicky Sevegnani, “ma questa politica, ormai diventata una costante, poteva avere come giustificazione la volontà da parte di Dharamsala di non irritare Pechino nell’illusione che un atteggiamento acritico avrebbe in qualche modo giovato all’inizio di quel processo di dialogo sul quale la dirigenza tibetana sembrava nutrire tanta fiducia. Mi sembra però che dopo l’assoluta mancanza di qualsiasi risultato questa politica non trovi più alcuna giustificazione. Per quanto ci riguarda, nella convinzione che dopo le Olimpiadi del 2008 resterà ben poco da fare, l’Associazione Italia-Tibet intende mobilitarsi al meglio delle sue forze per portare il problema della violazione dei diritti umani e dell’occupazione del Tibet al centro dell’attenzione”.
Parole chiare che ricordano quelle di un leader storico del mondo politico tibetano dell’esilio, Lhasang Tsering, che in un breve intervento video su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=3XvvXdKAU90) esorta il mondo a non dimenticare i crimini di cui si è macchiato il regime comunista cinese sia nei confronti dei popoli delle nazioni colonizzate (Tibet, Turkestan Orientale, Mongolia) sia nei confronti della sua stessa gente e di usare le Olimpiadi del 2008 per far sentire la propria voce.
E credo anche sarebbe bene non dimenticare la minaccia che lo sciovinismo, l’autoritarismo e l’aggressività del regime cinese costituiscono anche per noi, figli di un occidente sempre più distratto, pigro e incapace di reazioni intelligenti. Oggi, molto più che nel 1967 quando Bellocchio fece uscire il suo film, la Cina è vicina e si tratta di una vicinanza poco amichevole . Almeno fino a quando sarà governata dalla presente dirigenza. Non sarebbe quindi male se si sfruttassero le Olimpiadi per indebolire il sistema di cose presenti a Pechino e non consentire invece che lo rafforzino. Non sarebbe male ma forse non accadrà. Non accadde a Berlino nel 1936 e magari non accadrà a Pechino nel 2008. Però, come affermavano i latini “speranza ultima dea”. O per dirla con il buon vecchio Antonio Gramsci, andiamo avanti con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.

Piero Verni
(il Blog di Piero Verni su: www.olistica.tv )





COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30


Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG


BLOG che SEGUO:


In questo momento è l’ultimo dei visitatori sabry8
ha scritto un commento
darkerciu
ci sono incappato anch’io
casbah
la voce dell’indipendenza
moreno_morello
la voce dell’ingerenza(scherzo! )
don marco
viva el veneto
Walter_Basso
800esimo visitatore
stella
900esimo visitatore
stupenda87
Bel blog
cucciola85
Fonte d’ispirazione
nanana
hall of fame (1000th)
sil
Rovina i miei buoni propositi
lucignola
è in corso con me
tseh
Eleonora ed Erika
vicentina Girltop84

guzzissimo

gli assomiglia
vero?

zaffo80


in realtà è suo nipote


gek76


BOOKMARKS


forum agriPolo
(da Università / Agraria )
qualche delirio
(da Università / Goliardia )
Mauro Corona
(da Arte e Cultura / Narrativa )
sito di Agraria
(da Università / Agraria )
Forum dedicato a Ligabue
(da Musica / Cantanti e Musicisti )



UTENTI ONLINE: