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NICK: raggioverde
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': cittadino mondiale non riconosciuto
COSA COMBINO: scombinato multinazionale
STATUS: sistemato

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STO LEGGENDO
dovrei avere più cose da leggere


HO VISTO
Buenos Aires e il Parco delle Brentelle


STO ASCOLTANDO
segnali acustici dalla distanza


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
maglioncino e maglietta sotto


ORA VORREI TANTO...
sapere quale è la decisione giusta


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema


OGGI IL MIO UMORE E'...
strano


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
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4)
5)
6)
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“Cosa sarebbe un raggioverde? Una parte dell’ arcobaleno, una scossa elettrica che attraversa uno spazio dove manca l’aria, un fenomeno meteorologico, forse anche un estratto da un film futuristico...

"Dicen que soy medio tocado
pero yo soy lo que soy..."

(Erick de Timbiriche, "Amame hasta con los dientes")

Certo che "lo que soy" è tutto un altro mistero! E come ogni mistero che si rispetti, va rivelato piano piano...

Io sono più o meno così:
sono l’ unico portoricano che ha lavorato per un’ emittente radio di greci pontici (=venuti dal Mar Nero)
parlo cinque lingue e mezza, ho cominciato lezioni di una settima per poi lasciarle, ma mi piacerebbe imparare anche altre (soltanto non il tedesco per favore!)
il mio nome completo consiste di 4 parole
ho scritto un romanzo che non riesco a far pubblicare, mi piacerebbe scrivere anche altre cose ma spesso le comincio e poi non le finisco
ho delle tazze di caffé provenienti da
Taiwan, Cipro, Salonicco e Alessandropoli, nonché un posamatite da Belgrado, bicchieretto da Thasos e una rana peluche che fa "Coquí... coquí"
ho mandato un organizzatore di convegni a quel paese in cinese (non lo parlo ma lo parla il mio fratellone) davanti all’ ambasciatore della Cina
su una scheda per aspiranti lavoratori ho scritto sotto la rubrica "altre attitudini" che so "aiutare i gatti a fare le fusa"
ho fatto dei viaggi intercontinentali per motivi di studio a 16 e 17 anni
ho trasformato il futuro in un melone
canto quando non ascolta nessuno
insomma, sono sicuro come un canguro, esatto come un gatto, matto come un mattone e fuori come una piazza!

Ancora non si capisce un cavolino di Bruxelles? Allora leggetelo sto blog e forse tutto diventerà un pò più chiaro... e forse no! ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


martedì 20 gennaio 2004
ore 18:14
(categoria: "Vita Quotidiana")


Speriamo che torni Mara
No, non mi riferisco a qualche ex fidanzata.
Mara è una gatta tricolore, principalmente bianca con un pò di marrone e di nero, che conosco da un anno e mezzo. Appartiene alla mia vicina Dalia, quella che ha fatto del suo balcone un "ristorante micesco." Le manca un occhio alla povera. è una gattina molto affettuosa, mi ha fatto tante fusa e tanti prupri, il suo pelo è morbidissimo. Le piace più di tutto essere accarezzata mentre tutti e due camminiamo. Quante volte mi ha accompagnato fino alla soglia della mia casa, o fino alle scale che portano alla fermata dell' autobus.

Da una decina di giorni non si è vista più in giro. Anche Dalia mi chiedeva se l'avevo vista. Spero che non le sia successo niente di grave, che non abbia avuto nessun incontro poco piacevole con un cane o un' auto.
Mara torna ci manchi... e se non torni sarai certamente nel paradiso micesco!


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lunedì 19 gennaio 2004
ore 15:39
(categoria: "Sport")


Arrestati per una sciarpa?
Il governo greco, nei suoi sforzi per prevenire o ridurre la violenza del calcio, sembra essere più imbranato di una mandria di sociologhi ubriachi che cerca di aggiustare un rubinetto con le scarpe. (con tutto rispetto per queste due categorie professionali... e anche per chi potrebbe anche essere capace di aggiustare un rubinetto così)

Allora... dopo di aver proibito i viaggi di associazioni tifosi per seguire la loro squadra fuori casa (come se fossero sempre i tifosi fuori casa a creare casini... d'abitudine è il contrario, ma si adotta l'argomento "la presenza dei tifosi avversari rende scalmanata la folla")
adesso c'è una nuova misura, o in effetti più di una:
1. Controllo di documento d'identità all'entrata allo stadio. Se risulta che vivi in una città diversa da quella dove si svolge la partita, non ti lasciano entrare.
(e se sei venuto alcuni giorni prima a fare un giro? o comunque abitavi lì ma non avevi fatto documenti nuovi ancora?)
2. e questa è il colmo...
All'entrata dello stadio, chi portava una sciarpa della sua squadra (ovvero della squadra che giocava fuori casa in quella partita), una maglietta dei colori della sua squadra (senza che fosse la maglia della squadra stessa) o in un caso, anche un telefonino che aveva come immagine di schermo il simbolo della sua squadra... veniva ARRESTATO!
Senza che avesse creato il minimo disordine o detto niente a nessuno, soltanto così.
E naturalmente non veniva risarcito per il biglietto che aveva già pagato.

Tutto questo è successo ieri in varie partite del campionato greco. Devo precisare che è accaduto anche nel caso di partite tra due squadre della stessa città (ad esempio, ad Atene nelle partite Akrátitos - Olymbiakós e Ionikós - AEK, che non erano per niente partite ad alto rischio di disordine).

Mi sa che gli ultras che mettevano dei striscioni con le scritte "Hitler Papadópulos (dittatore 1967-73) Lianis (Vice-ministro dello Sport attuale)" o "Pattakós (altro dei dittatori del 1967-73) Lianis 1967-2004" avevano ragione... e chissenefregava della libertà di parola, l'osservatore della Federazione Calcistica ordinava alla polizia di togliere i striscioni, quando altri molto più insulsi vengono lasciati al loro posto (o al massimo soltanto commentati nel rapporto dell' osservatore).

Se Lianis crede davvero di poter fermare la violenza nel calcio e contemporaneamente far tornare la gente decente allo stadio con misure di questo tipo... avrei degli appartamenti sulla luna da vendergli, con ascensori fatti di zucche vuote.

Il calcio non è il problema, i tifosi non sono il problema. Il problema sono i teppisti e chi li tollera, e soprattutto chi usa il calcio per fare politica.


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lunedì 19 gennaio 2004
ore 01:04
(categoria: "Vita Quotidiana")


Non riesco a dormire
Stamattina al svegliarmi (dopo di aver dormito sulla schiena) sentivo un gran mal di schiena, quindi stanotte volevo a tutti i costi dormire sulla pancia. E non trovavo una posizione comoda, poi mi veniva la sete, poi tornavo e non riuscivo di nuovo a sistemarmi bene, poi mi riassaltavano le paranoie...
e quindi eccomi qua.

MINKJOVIC!


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domenica 18 gennaio 2004
ore 13:58
(categoria: "Riflessioni")


Fatto una serie di sogni assurdi
Spesso non ricordo bene i miei sogni, ma quando li ricordo mi rendo conto che tendono ad essere piuttosto assurdi... si incontrano persone che non si sono mai conosciute in posti dove non sono mai stati, forse anche ci parliamo di cose di cui ho parlato soltanto con altri...

Anche ieri era stato così.
Mio fratello Filippo (il più grande) era diventato zio (ora è divorziato senza figli, ha una relazione adesso ma non conosco la sua compagna, so soltanto come si chiama e dove vive),aveva una bambina bellissima che Daniele, l'altro fratello, portava in braccio in un museo.
Poi colpo di scena e George Bush stava in una sala immensa che ricordava un pò l'interno di una chiesa, per un "incontro coi cittadini" e io lo denunciavo pubblicamente per aver promesso che l'intervento in Iraq sarebbe stato facile e avrebbe risolto vari problemi mentre invece era risultato tutto il contrario.

E poi altro colpo di scena ed ero nella zona del centro sportivo universitario dell' università da cui mi sono laureato 9 anni e mezzo fa, facevo gli esercizi che faccio d'abitudine per la mia schiena ma... appoggiando la testa sulle gambe di una certa ragazza che non ho visto da più di un anno (cmq è stata molto importante nella mia vita sentimentale), insomma l'ho vista pochissime volte da ottobre del 2001 in poi. Anche lei faceva qualche tipo di esercizi contemporaneamente, poi passeggiavamo sul sentiero che va verso la casa del mio padre (e lei non è mai stata da quelle parti, forse un giorno l'avrei portata ma non è andata così).

Precisazione: non avevo mangiato niente di strano la sera precedente, soltanto un' insalata e un pò di pane (un pò tardi davvero). Daniele mi aveva telefonato durante la sera e avevamo parlato circa un' ora.

Contemporaneamente comincio a sentire nostalgia del Messico, dove sono stato per ultima volta quando avevo 14 anni (e veramente non mi ero divertito, ma riconosco adesso che comunque è un bel paese)

Insomma, non ci capisco un cavolo volante e forse è meglio così.


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venerdì 16 gennaio 2004
ore 16:47
(categoria: "Vita Quotidiana")


Coccoloterapia ed altre notizie
Allora...
dopo di aver svolto vari lavoretti in centro, ero andato al supermercato, ma poi ho scoperto che non avevano una cosa assolutamente essenziale che cercavo, ovvero lettiera per la mia gatta!
-- apertura parentesi
(da maggio 1999 la presenza di gatti è diventato una delle poche certezze della mia vita, la maggior parte delle notti -- a parte l'estate -- quando mi sdraio mi trovo la Samohacat sulle gambe, sulla schiena, appoggiandosi una zampa sul mio piede o semplicemente vicino)
Ormai, quando esco dalla porta, spesso trovo sulle scale Doña Grandota, una gatta del quartiere, che mi fa le fusa... o dorme su un paio di scarpe vecchie che ho smesso di indossare (oppure la incontro sul tappettino dei vecchietti a pianterreno). Stranamente, mi fa le fusa da sola ma non si lascia accarezzare.
-- chiusura parentesi
Quindi sono andato al negozio di animali di un tale Parharidis, dove comunque si vende la lettiera a buon prezzo.
E lì mi sono trovato con Gatulis, un gattone grigio che il Sig. Parharidis aveva adottato alcuni anni fa... varie carezze, anche alcuni incontri di testa, mi faceva i prupri se andavo in un' altra parte del negozio...
Poi c'erano anche alcuni gattini bianchi, piccini piccini...
ma la vera sorpresa migliore era di scoprire, in un angolo del negozio, un coniglio nero dalle orecchie bellissime, che non soltanto si lasciava accarezzare, ma abbiamo anche fatto un pò di muso a muso (annusate reciproche, diciamo).
E sono tornato a casa di umore nettamente migliorato!

E poi più tardi, dopo alcune ore, mi è arrivato l'anticipo della rivista di www.stranieriinitalia.it, annunciando che secondo un giornale (Corriere della Sera) erano state stabilite le quote migratorie per lavoratori extracom per quest' anno. (non ancora confermato dal Ministero del Lavoro però...)

Quindi... forse tra poco finisce il blocco!
Da chiedersi...
ancora valida l'offerta di lavoro ad Udine?
Mi arriverà una proposta concreta da Palermo?
Qualche altra alternativa?
Meglio comunque cercare di diventare studente?

Cmq la prossima volta che ho bisogno di lettiera o cibo micesco, andrò nuovamente da Parharidis...
E tra qualche ora faccio un pò di "politica sociale" = sfamare felini del quartiere, ad esempio quei 4 piccoli non parenti (tutti di colori diversi) che si stringono insieme in uno scatolone sul balcone della Dalia...


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venerdì 16 gennaio 2004
ore 15:20
(categoria: "Pensieri")


prologo per un eventuale prossimo romanzo
La Punizione

“Avete violato la legge,” disse il sommo giudice Rimòn, alzandosi dal suo trono di marmo bianco. “Dovete essere puniti per questo.”
La luce del fuoco di legna e carbone dentro il focolare a forma di emisfera illuminava il centro della sala ottagonale. Ogni parete era illuminata da una serie di torcie che non si spegnevano mai, a un metro e mezzo di altezza. Si mescolavano gli odori del carbone, delle piante aromatiche che bruciavano, degli olii sacri. Le fiamme facevano danzare sulle pareti una serie di ombre astratte che mutavano la loro forma dopo pochi secondi.
“Facevamo del bene per l’umanità, padre nostro,” replicò Soraies, in piedi accanto al focolare, guardando Rimòn negli occhi. I suoi capelli neri lisci arrivavano fino alle sue sopracciglia. Anche i suoi occhi erano scuri, ma vestiva una lunga tunica bianca e calzoni bianchi con una cintura di tela celeste. Era alto e magro, si notava la tensione che attraversava il suo viso e i muscoli delle sue lunghe braccia. Con la mano destra teneva la mano della sua giovane figlia Anassia, che non osava ancora alzare lo sguardo. Anche lei era vestita tutta di bianco, anche i suoi sandali erano bianchi, come era pure bianca la cordicella con cui tratteneva i suoi lunghi capelli castani.
“Avete ingannato Enthar, il mio fratello dal volto scuro,” disse Rimòn, pettinandosi la barba folta grigia con le dita della mano sinistra. “Ci sono parti del Piano che non è permesso a nessuno di noi di infrangere.”
“Etiano era un uomo saggio, era utile per il mondo.” Anassia parlava con una voce controllata, ma non alzava lo sguardo verso Rimòn. Al massimo lanciava sguardi fuggiaschi a destra, dove tutti gli altri stavano seduti sui banchi di pietra e guardavano in silenzio. Non avevano il diritto di intervenire.
“E per questo volevate insegnargli più delle vostre arti? Per questo avete cercato di trattenere il messaggero di Enthar, quando era arrivata la sua ora? Quello che facevate è pericoloso. Non si può attraversare il limite.”
“E tutte le vite che Etiano avrebbe salvato, se fosse riuscito ad arrivare fino a Salmaneia, a scoprire i segreti dell’ erba delle montagne?” chiese Soraies, senza abbassare lo sguardo minimamente. “Tutti quelli che sono morti a Karto, a Sailas, a Marinto, in tanti altri posti, meritavano di morire? Uomini, donne, bambini… anche quello fa parte del Piano?”
“Sì!” rispose Rimòn abbassando velocemente la testa. Poi la sua voce divenne più profonda e anche più forte. “Loro non possono essere come noi, non devono credere di potersi avvicinare a noi. O vuoi immaginare cosa potrebbe succedere se uno di loro potesse spedire la pioggia dove vuole, rovesciare il bosco e i campi, scagliare il vento di Belam, distruggendo città e cambiando la storia, per un capriccio? Quello che impareranno, che sarà concesso da noi, lo impareranno al suo tempo. Devono sapere quale è il loro posto. C’è soltanto una verità inviolabile: quando arriva l’ora di uno di loro, chiunque sia, è il destino, non abbiamo il diritto di cercare di cambiarlo. Enthar deve avere la sua parte, i suoi messaggeri devono andare e tornare, il ciclo deve continuare. Per gli uomini, per gli animali, le piante e gli alberi, tutto il dominio di Aonva. Talvolta anche per le città, anche per i regni.”
Per prima volta Anassia alzò lo sguardo brevemente. “E di noi cosa sarà?” chiese, in una voce molto più fragile di prima. Una domanda con mille significati possibili, che rimase sospesa nell’aria della sala per qualche minuto.
“Non avete ancora capito il vostro errore,” disse Rimòn in una voce bassa. Prese un ramo di quercia che stava accanto al trono. “Siete troppo di parte. Dovrete vivere qualche tempo lontani da noi, ma non insieme.”
Soraies fece un passo in avanti. “Mia figlia è innocente, padre! L’idea era tutta mia, lei ha fatto soltanto quello che le dicevo di fare. Non era nemmeno nata nella Prima Epoca, quando ancora scendevamo, quando insegnai ai mortali le prime arti, come anche mio fratello Fortem insegnò a loro tante cose.”
Rimòn scuoteva la testa lentamente, mise insieme le sue mani. “Non è più come prima. Anche questo fa parte del Piano, farete meglio il vostro lavoro dopo di imparare alcune cose.”
Anassia aveva abbassato le spalle, guardava soltanto il pavimento nero, fatto di quella pietra nera che era prima il sangue di Rakan. “Dovremo andare… laggiù?” La sua voce appena si udiva.
Col ramo di quercia, Rimòn segnalò prima Anassia, poi Soraies. “Tutti e due dovrete scendere, senza i vostri poteri, non potrete farvi riconoscere. Ma con te, piccola, sarò meno severo. Tu dovrai scendere per due anni, in questo tempo un umano appena comincia a capire il mondo dove è nato. Ma andrai nell’ Acasto, dove credono in noi e ci chiamano per i nostri nomi, dove la mia signora Naìra è riconosciuta come la protettrice di ogni casa. Soraies, tu andrai in un’ altra terra e ci resterai per una vita umana, sarà Enthar a riportarti tra di noi. Soltanto così capirai davvero il regalo che hai fatto ai mortali, come si sente e come si perde quella cosa che loro chiamano salute. Così è stato deciso.” Prese il ramo con una mano ad ogni estremo, lo portò in alto e in avanti lentamente, fino a estendere del tutto le sue braccia. Recitò alcune parole sotto voce mentre teneva ancora il ramo con le mani. Poi guardò gli altri, che stavano ancora seduti in silenzio. “E che questo serva da esempio anche per voi!” gridò all’improvviso. Portò il ramo dietro la sua testa e con un movimento brusco lo spezzò, poi lasciò cadere dietro il trono i due pezzi di quercia. Nel mondo dei mortali si scatenò subito una tempesta.
“E la mia punizione quanto durerà?” chiese Soraies in una voce piatta. Aveva lasciato la mano della sua figlia, adesso aveva incrociato le braccia dietro la propria schiena.
“Non è lecito che tu lo sappia, figlio mio,” disse Rimòn, guardando il fuoco al centro della sala. “E non cercare di toglierti la vita per tornare più presto. Diventeresti uno di loro per sempre.” Queste ultime parole le pronunciò più lentamente delle altre, e un’ onda di aria fredda attraversò la sala in pochi secondi. Tutti tremarono e si guardarono furtivamente. Anche la fiamma sembrava impallidita per qualche istante.



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giovedì 15 gennaio 2004
ore 19:57
(categoria: "Riflessioni")


Una parola in codice
Ormai le mie crisi sono prevedibili, so cosa le fa arrivare, riconosco i sintomi, so cosa sentirò e mi dirò.

è sempre un misto delle stesse cose: trovarmi in un posto dove non voglio stare, fare un lavoro che mi secca, non poter andare dove voglio, non avere qualche attività che mi interessa, non avere un posto da sentire come casa mia, stare da solo, gli anni che pesano, sentire inutile la propria vita, problemi di salute, colpi di sfortuna, sensazione di nebbia in testa e frio interno etc.

Quindi per non ripetere le stesse cose ogni volta che mi sento così (ad esempio 7 ore fa) invece ogni volta scriverò soltanto una parola, l'imprecazione che mi veniva in mente durante la crisi più recente:

MINKJOVIC!

(se non capite cosa voglio dire, pensate che la prima metà è siciliana e la seconda slavica... oppure pensate al film "Essere John Malkovich")

Per non ripetere in tutti i dettagli cosa mi mangia da dentro, ogni volta che mi sento troppo giù scriverò soltanto MINKJOVIC!


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giovedì 15 gennaio 2004
ore 18:30
(categoria: "Lavoro")


FIDEL CASTRO SUL MIO BLOG!
Eh sì... come buttano le coincidenze talvolta.
Sono stato proprio io a tradurre dal greco il testo che segue:

Su Santidad, Patriarca Ecuménico Don Bartolomeo,
Su Eminencia, Obispo Metropolitano de Panamá y Centroamérica, Don Athinagoras,
Su Excelencia, Señor Presidente de la República de Cuba Fidel Castro.
Su Santidad, Ud. encontrándose aquí hoy como una luz eternamente splendente y un pilar inderrocable de la Iglesia de Cristo, junto al excelente jefe del estado querido de Cuba, está creando historia.
La etnia de los Pontianos, por medio de su Fundación de La Virgen de Sumelá, considera su altísimo deber y honor el celebrar este acontecimiento histórico junto a Ud.
Con la ocasión de estos momentos históricos, ofrece la icona, hermosa por su arte y milagrosa por la fe, de la Virgen de Sumelá a la iglesia inaugurada, para honrar a Su Santidad y al pueblo de Cuba.
Solicitamos su bendición paterna y la gracia de Dios.


(spiegazione contesto per chi non capisce lo spagnolo: in qualche momento quest' anno il Patriarca Ecumenico Ortodosso visiterà Cuba. Tra l'altro ho conosciuto alcuni anni fa Alvaro Acosta del Toro, il primo sacerdote ortodosso cubano della storia, che adesso non fa più il sacerdote e lavora in Messico insegnando musica e lingue, avevo anche tradotto il suo discorso di ordinazione.
Questo discorso verrà pronunciato a Cuba dal rappresentante -- forse Yorgos Tanimanidis, il presidente -- della fondazione Panayia Soumelá, che era stata creata negli anni 50 per costruire un monastero che ricordasse quello storico di Panayia Soumelá nel Ponto, cioé nella zona a sud del Mar Nero, abbandonato nel 1923 per motivo dello scambio di popolazioni forzato con la Turchia. Probabilmente in occasione della visita si inaugurerà una chiesa nuova e questa fondazione donerà una copia dell' icona, non quella originale ovviamente).

Katsarola! (ovvero "pentola" in greco)
e pensare che di questa storia io ci guadagnerò precisamente 3 euro e 90 centesimi...


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mercoledì 14 gennaio 2004
ore 14:14
(categoria: "Università / Scuola")


Per la serie: Accicavolo se l'avessi saputo prima!
Che razza di occasione mi sono perso e me ne sono reso conto soltanto quando era già troppo tardi!

Ho appena scoperto per caso che a Palermo avevano organizzato un master in Immigrazione, Asilo e Cittadinanza, argomenti che mi stanno molto a cuore. A parte il fatto che sono un immigrato, anche nel passato come giornalista ho scritto alcuni articoli su queste questioni, la mia tesi di laurea riguardava pure la migrazione (migrazione interna ed emigrazione nella Spagna di Franco).

Così avrei potuto trovarmi un posto di studio nella bedda Sicilia, senza inverni troppo freddi, con tante possibilità di nuotare nel mare, molti posti nuovi da conoscere, in un posto dove le ragazze ancora credono nel matrimonio, vicino ad alcuni amici miei che stanno a Trapani, Carini, Messina, Taormina... magari avrei trovato pure un editore siciliano per il mio romanzo parzialmente ambientato a Trapani...
ma invece mi sono ritrovato con l'ennesimo pugno di mosche.
Perchè?
La scadenza per presentare i documenti per il master era IERI.
Ma un certo G.B. che lavora a quell' università che nel passato mi aveva parlato molto vagamente di una possibilità di lavoro lì, non avrebbe potuto pensarci e informarmi?

In compenso ho finito la traduzione affidata a me dalla ditta di Udine. Al cavolo gli impianti di metallurgia. Per 120 euro che riceverò tra 2-3 mesi non vale la pena di stare attaccato alla scrivania per tante ore. Almeno ora che ho spedito tutto potrò anche vestirmi.


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martedì 13 gennaio 2004
ore 22:17
(categoria: "Lavoro")


Ho deciso: siamo a -78!
Allora... è bastato l'arrivo di un' altra traduzione tecnica soltanto parzialmente capibile da Udine per farmi capire una cosa:
NON VOGLIO PIÙ FARE TRADUZIONI A CASA!
Al massimo le farò soltanto per amici miei.

Fino alla fine di marzo ci saranno probabilmente pochissime occasioni per lavorare come interprete, inoltre dopo le batoste recenti ho bisogno di soldi. Ma 2 mesi dovrebbero essere abbastanza tempo per prepararmi carta da lettere e biglietti di visita nuovi, farmi conoscere da altre agenzie che fanno interpretariato, cercare altri clienti (tutti gli avvocati del centro riceveranno il mio curriculum -- o almeno una gran parte sì).

Quindi tra pochi giorni spedirò un messaggio a tutti i miei clienti annunciando che a partire dal 31 marzo NIENTE TRADUZIONI. Game over.

Sono stufo di mancare eventi, occasioni o magari anche speranze di divertimento perche devo restare a casa di sera a lavorare.
Sono stufo di guardare le pareti e il letto prima di sdraiarmi e chiedermi "è così che sarà il resto della mia vita, non posso aspirare a niente di meglio?"

Sono stufo di sentire ogni casa, alla fine, come una prigione che mi taglia fuori del mondo.

Quindi dal 31 marzo raggioverde diventa soltanto un interprete, non fa più traduzioni di testi perche ci tiene a non perdere la testa!
(se avessi la possibilità di farmi assumere da un' agenzia di traduzioni ci penserei, ma a condizione che non porterei mai nessun lavoro a casa)

E per quanto riguarda il futuro... preferirei andare in Italia ma mi sa che per farlo devo scegliere una facoltà nuova, un tipo nuovo di lavoro, perche non voglio tornare a fare soltanto traduzioni e non ho i contatti necessari per mantenermi come interprete.

Bruciamo un ponte e andiamo avanti...


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