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NICK: raggioverde
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': cittadino mondiale non riconosciuto
COSA COMBINO: scombinato multinazionale
STATUS: sistemato

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STO LEGGENDO
dovrei avere più cose da leggere


HO VISTO
Buenos Aires e il Parco delle Brentelle


STO ASCOLTANDO
segnali acustici dalla distanza


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
maglioncino e maglietta sotto


ORA VORREI TANTO...
sapere quale è la decisione giusta


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema


OGGI IL MIO UMORE E'...
strano


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)





“Cosa sarebbe un raggioverde? Una parte dell’ arcobaleno, una scossa elettrica che attraversa uno spazio dove manca l’aria, un fenomeno meteorologico, forse anche un estratto da un film futuristico...

"Dicen que soy medio tocado
pero yo soy lo que soy..."

(Erick de Timbiriche, "Amame hasta con los dientes")

Certo che "lo que soy" è tutto un altro mistero! E come ogni mistero che si rispetti, va rivelato piano piano...

Io sono più o meno così:
sono l’ unico portoricano che ha lavorato per un’ emittente radio di greci pontici (=venuti dal Mar Nero)
parlo cinque lingue e mezza, ho cominciato lezioni di una settima per poi lasciarle, ma mi piacerebbe imparare anche altre (soltanto non il tedesco per favore!)
il mio nome completo consiste di 4 parole
ho scritto un romanzo che non riesco a far pubblicare, mi piacerebbe scrivere anche altre cose ma spesso le comincio e poi non le finisco
ho delle tazze di caffé provenienti da
Taiwan, Cipro, Salonicco e Alessandropoli, nonché un posamatite da Belgrado, bicchieretto da Thasos e una rana peluche che fa "Coquí... coquí"
ho mandato un organizzatore di convegni a quel paese in cinese (non lo parlo ma lo parla il mio fratellone) davanti all’ ambasciatore della Cina
su una scheda per aspiranti lavoratori ho scritto sotto la rubrica "altre attitudini" che so "aiutare i gatti a fare le fusa"
ho fatto dei viaggi intercontinentali per motivi di studio a 16 e 17 anni
ho trasformato il futuro in un melone
canto quando non ascolta nessuno
insomma, sono sicuro come un canguro, esatto come un gatto, matto come un mattone e fuori come una piazza!

Ancora non si capisce un cavolino di Bruxelles? Allora leggetelo sto blog e forse tutto diventerà un pò più chiaro... e forse no! ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


sabato 29 novembre 2003
ore 18:46
(categoria: "Università / Scuola")


Faccio in tempo per Venezia?
Thank God, Zeus, Allah, Jehovah, and Vishnu for the existence of Riccardo Mortandello!

Allora ho visitato il sito dell' Ateneo di Venezia e ho scoperto... posso ancora iscrivermi lì fino al 19 dicembre!
Dovrò fare in frettissima però.... ho già chiesto al babbo di farmi spedire i documenti dall' università da cui mi sono laureato (9 anni fa), i titoli di studio ce li ho io.
Per fortuna non c'è bisogno di esami o prove del genere, è ancora a libero accesso -- speriamo che ci siano ancora posti.

Cosa studiare? La mia prima scelta sarebbe lingue e culture dell' Eurasia e del Mediterraneo, così posso perfezionare il mio romeno, imparare anche una settima lingua (serbiocroato sarebbe la prima scelta, oppure qualcosa di esotico tipo georgiano o hindi) e mandare al cavolo la discriminazione contro i traduttori e gli interpreti privi di titolo di studio.
La seconda scelta?economia internazionale o qualcosa del genere, perche le qualificazioni linguistiche non bastano sempre...
Infondo chi se ne infischia, basta che ci siano posti!
E così potrò anche lavorare legalmente.
Infatti se il datore di lavoro ad Udine è ancora interessato potrei abitare a Treviso o a Conegliano e lavorare lì 3 giorni alla settimana.
Altrimenti.... in guardia marrani che vengo a Padova per spritzare a tutti gli effetti!


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venerdì 28 novembre 2003
ore 23:41
(categoria: "Riflessioni")


Comincio a valutare possibilità
Vediamo... quasi quasi mi viene in mente di contattare il mio candidato a datore di lavoro ad Udine e proporgli qualcosa tipo:
"Se io mi iscrivo a qualche facoltà universitaria udinese, col permesso di soggiorno avrei il diritto di lavorare 20 ore al giorno. Mi assummerebbe dichiarando le 20 ore? (ma infatti lavorerei le 35 prestabilite"
Potrei anche iscrivermi alla facoltà di traduttori ed interpreti di Gorizia (uff, farei il pendolare) -- che ignominia dover studiare quello che già fai come lavoro da anni interi,ma così avrei anche dove fare la specializzazione dopo.
Oppure gli propongo di lavorare in nero per i mesi fino all' estate, ma uscendo dal paese ogni 2-3 mesi per evitare di diventare un clandestino a tutti gli effetti.
Ovviamente così non mi resterebbe una briciola di tempo libero per visitarvi a Padova però... l'unico vantaggio è che ad Udine le case costano meno e che avrei già il lavoro pronto.

Oppure Padova?
Almeno così starei tra amici, ma dovrei cercare lavoro (e mi sa che lavori che permettono il tempo di studiare e ti fanno guadagnare abbastanza x vivere da solo non ci sono -- inoltre chi sa quanto tempo ci metto!) e forse sarei anche obbligato a fare quello che dal 1999 avevo giurato di non fare mai più, abitare con una persona sconosciuta.
Perche anche chi si è offerto ad ospitarmi probabilmente non mi sopporterebbe per molto tempo (e poi avrei un sacco di cose, più una gattona... difficile trovare spazio adatto, mi sono abituato a non comprimermi)

Inoltre per qualsiasi dei due posti c'è la questione di quale facoltà farei... mi sa che una di "libero accesso" per evitare esami e prove (sarebbe cosa da ammazzarsi se venissi bocciato). Perche davvero di qualificazioni ne ho un bel pò (sia academiche che lavorative).

Fare una facoltà affina alle lingue sarebbe forse più facile ma anche più umiliante... e significherebbe sposare a vita quel campo di lavoro (visto che ormai la gente guarda soltanto il titolo di studio e non le vere qualità).

Sto cercando di scegliere il maiale minore in un recinto intero...

Uffi Uffovich Uffov.
e la sua consorte Uffa Uffovna Uffova.

è già da 3 giorni che rifiuto di alzarmi al mattino.
Comunque dovrei aspettare fino all' estate (al più presto) per trasferirmi. (eccetto se ad Udine mi prendono subito ma in nero)

E qui sto morendo, sto spegnendomi, non mi interessa più niente. Forse se un anno fa mi fosse capitato qualche motivo per restare qui ci resterei. Ma ormai è troppo tardi, anche se la ragazza più dolce di tutta la Grecia venisse da me io le direi "andiamo via insieme, qua non resto per niente."

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giovedì 27 novembre 2003
ore 19:40
(categoria: "Accadde Domani")


CLANDESTINO O STUDENTE?
Bel dilemma questo...
Se anche trovando il datore di lavoro non riesco a mettermi in regola con contratto e visto, non mi resta altro da fare!
E come si sa... tra due maiali bisogna scegliere sempre il maiale minore!

Quindi... avete qualche facoltà, qualche corso di studio o di formazione, di laurea o di master, da consigliarmi?

Non chiedetemi cosa mi interessa, la verità è che non mi interessa proprio niente, già l' idea di rimettermi a fare lo studente quando avrò già 30 anni e 10 anni di lavoro alle spalle, di dover rimettermi a pensare agli esami e a compiti e tesi quando ne ero arcistufo di sta robba a 20 anni mi sembra una balordità ignominosa... ma non vorrei rischiare perpetuamente di essere scaraventato oltre l'Atlantico dal primo sbirro che capita.

Visto che ho studiato storia e so molte lingue, magari qualcosa di scienze politiche tipo relazioni internazionali, economia internazionale, diritto dell' economia, oppure mediazione linguistica sarebbe fattibile. Non credo di essere capace di cambiare radicalmente mettendomi a studiare qualcosa tipo ingegneria, veterinaria etc., non sono mai stato dotato per le scienze. Meglio sarebbe qualcosa che abbia delle discrete possibilità di farmi ottenere un impiego dignitoso.

Qualsiasi cosa vi venga in mente, scrivetemi qua, via speedy, o nel forum che ho aperto apposta.


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giovedì 27 novembre 2003
ore 13:44
(categoria: "Vita Quotidiana")


discreta mancanza di energia
Negli ultimi 2 giorni mi capita la stessa cosa: mi alzo all' ora stabilita dalla sveglia, stamattina ho fatto anche i miei esercizi, prendo colazione e poi cosa? Mi addormento di nuovo!
Così ieri sono andato a nuotare all' ora di pranzo, oggi circa alle 11 (che disastro! non mi piace nuotare con altra gente nella mia corsia... stavolta sono stato fortunato che ho potuto comunque fare tutto il mio programa, anche se un pò maldestramente perche dovevo sempre stare attento agli altri). E stamattina, visto che mi era finita la frutta, ho preso soltanto una mela come colazione. E dopo ho potuto prendere soltanto alcuni biscotti (e un o yogurt una volta arrivato a casa).

E io pensavo che l'allenarsi aumentasse l'energia!
Perchè di colpo mi trovo così debole?
Sospetto di sapere la risposta: non voglio davvero svegliarmi.
non voglio affrontare questa realtà.
Sto adottando qualche riflesso infantile / conigliesco tipo "dormi, vai in letargo, vedrai che dopo di risolverà tutto".
Ma lo so che non succederà così. Anche nel migliore dei casi, la strada che sto cercando di prendere sarà ardua e lunga, non ci saranno visti automatici, permessi di soggiorno automatici, case già disponibili con telefono e connessione internet, nessuno ad aspettarmi o cercarmi una volta che arriverò. Anche nel migliore dei casi dovrò fare tutto proprio tutto da zero.


Nel frattempo mi hanno finalmente affidato un incarico da Udine -- 25 pagine per lunedì -- ma sia nella telefonata che in una e-mail che mi hanno mandato sembra che la questione migratoria sia ancora incasinata. Parole del titolare : "ci sono poche possibilità". @!#$%! Non basta aver trovato un impiego relativamente dignitoso (anche se preferirei uno stipendio un pò migliore, ma questo vale per tutti credo) e un datore di lavoro per poter andare in Italia! Sono già libero professionista in Grecia (paese dell' Unione Europea) da 5 anni e questo non serve a una zocca!
BASTARDI!

Forse dovrò davvero fare il clandestino... andare ad Udine dove mi hanno offerto lavoro, o andare da qualche altra parte sperando di trovare qualcosa? Fare il pseudoturista uscendo dal paese ogni 3 mesi, o il clandestino a tutti i diritti? Si valutano proposte...


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mercoledì 26 novembre 2003
ore 12:46
(categoria: "Ricette")


Quello che ho cucinato per pranzo
Pollo in salsa di vino bianco
(l'ho fatto con riso, ma si può anche mangiare semplicemente col pane)

1 cipolla grande tritata o tagliata a pezzetti, oppure 2 cipolle medie
1 kg di pollo (non importa se ci sono le ossa o no)
mezzo mazzo di prezzemolo
mezzo mazzo di rucola
1-2 cucchiaioni di sale
500-700 litri di vino bianco secco
circa 400-500 grammi di spinaci crudi
spezie: pepe nero e origano, altre da aggiungere a scelta

Soffriggere la cipolla e aggiungere il pollo (senza la pelle, quindi dovutamente lavato pure), il prezzemolo e la rucola. Versare il sale, il pepe e l'origano. Dopo 5 minuti aggiungere il vino. Dopo altri 10 minuti aggiungere gli spinaci, lavati in acqua calda.
Abbassare il fuoco, mescolando ogni tanto. Sarà pronto quando saranno cotti gli spinaci.

Eventuali modifiche:
Versione piccante: usare pepe rosso invece di pepe nero. Oppure soffriggere dei peperoncini.
Versione "tanto non vedrò nessuna ragazza oggi": aggiungere aglio o aumentare la quantità di cipolla
Versione per chi vuole più verdure: aggiungere 2 carote tritate grandi dopo gli spinaci (quindi magari si deve aumentare un pò il vino)
Versione all' acqua pazza: aggiungere 10-15 pomodorini e 100 gr di capperi.
Versione gourmet: alla fine aggiungere 50-100 gr di formaggio grattuggiato (grana o parmigiano), oppure varie fette di provolone dopo gli spinaci
Versione per chi odia gli spinaci: usare pomodorini e 4 carote tritate, oppure 1 mazzo intero di rucola e prezzemolo
Versione cipriota: usare più pepe nero, aglio e coriandoli


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martedì 25 novembre 2003
ore 22:02
(categoria: "Pensieri")


Trapani ed essere trapanese
(Nota della redazione: testo scritto da un portoricano attualmente situato a Salonicco)

Trapani ed essere trapanese

Cosa sarebbe essere trapanese? Non so se sono la persona giusta per rispondere a questa domanda, ma proviamoci comunque.
I trapanesi, credo, mi perdoneranno, se parlo in parte in termini di quello che mi ha fatto conoscere la città di Trapani e la sua gente all’ inizio: il mio romanzo, mescolato ai ricordi che ho acquisito anch’ io nei miei pochi giorni nella città falcata, la città che “aveva il colore della sabbia e il profumo del mare”.
Per cominciare, essere trapanese significa affetto, soprattutto in seno alla famiglia ma non soltanto lì. È Nonna Luisa che ospita Marina nella sua casa e la abbraccia al vederla fare la processionante nel ceto dei pastai. È l’amico che ti porta per le vie di Trapani quasi abbracciato mentre seguite da lontano la Madonna dei Massari e la Madonna del Popolo. Sono gli abbracci all’ aeroporto che aspettano chi torna da chissà dove la sorte l’ha portato. È Franco Amantia che appoggia il braccio sul picciotto sconosciuto che lo accompagna da un pò di minuti, è la madre di Beppino che non lascia la mia mano anche se sono passato soltanto per un breve saluto. La gatta grigia Titti che si addormenta sulle mie gambe dalla mia prima sera a Trapani e mi aspetterà nel corridoio quando mi alzerò. I baci scambiati tra parenti e amici che si erano lasciati soltanto poche ore prima. Per chi non vi è abituato, l’affetto trapanese può sembrare anche esagerato, ingombrante, ma quello vuol dire soltanto una cosa: che non l’hai conosciuto abbastanza per capirlo, quell’ affetto.
I trapanesi danno un’ importanza particolare alla famiglia, che talvolta ma non sempre si espande a chi viene considerato “una persona mia”, un amico intimo. “La Pasqua è per i parenti, Pasquetta è per gli amici,” diceva Bartolo, prima di portarmi da un battaglione intero di parenti suoi e di Maria Angela in quei due giorni. Comunque sempre in termini di famiglia si pensa: l’amico di cuore viene chiamato fratello, a chi è ormai maturo ma non è sposato si chiede se ha intenzione di formare una famiglia (non soltanto di trovarsi una donna o un uomo). Salvatore La Mantia insegna l’arte del portatore di Misteri ai suoi figli e può spiegare quale di loro ha uno stile più simile al suo. Nico Corso fa portare lo stendardo del ceto dalla sua figliola come un voto per la sua salute. Angela, la figlia di Sara, mi spiega mentre inforna i pasticcini che è una casalinga fiera, vede il suo mestiere come quello di aumentare la felicità della sua famiglia. Quando Nonna Luisa spiega a Marina come si cucina qualche piatto e lei non sembra prestare attenzione, le chiede “non vorrai fare felici il tuo uomo e i picciotti quando sarai maritata?”
La famiglia trapanese è anche dove si ripetono le tradizioni, gli obblighi, ma non come un’ imposizione o un’ angheria (eccetto quando il nonno decreta che il primo nipotino deve portare il suo nome, dimenticando che certamente l’altro nonno avrà detto la stessa cosa pochi giorni fa). I figli seguono la professione dei genitori meno spesso di prima, è una cosa che ormai si accetta, ma c’è anche chi lo fa con orgoglio. Agostino, il figlio del capoconsole Marettimo, fa anche lui il portatore e prima dell’ alba prende la colazione dei massari dalla pasticceria. Il console che ho conosciuto soltanto il giorno precedente mi presenta con orgoglio la sua figlia processionante. Anche i genitori che mi parlano dei loro figli dicendo “sarà portatore, sarà processionante” non impongono l’ambiente dei Misteri a loro tutto d’un colpo o con maniere brusche, li inseriscono poco a poco in questo mondo e si arriva al momento in cui anche loro scelgono di parteciparvi, come Nino che chiede permesso per mettersi sotto l’asta col cugino Massimo e altri amici suoi. In questo caso si dimostra vero il detto del poeta greco Kostís Palamás che “quanto più ami, tanto di più conosci. Quanto più conosci, tanto di più ami.”
Il trapanese non tende a nascondere le sue emozioni, che si tratti di gratitudine, affetto, amareggiamento o rabbia. Se non c’è intorno nessuna persona “sospetta”, qualsiasi discussione si lascia animare facilmente, il tono della voce si alza e le parole volano, senza che sia necessariamente questione di permalosità. Per questo nessun trapanese (a parte i tradizionalisti estremi) avrebbe visto male l’abbraccio tra Ivo e Marina in Piazza Vittorio Emanuele alla fine del discorso del vescovo che l’aveva commossa. Talvolta lo domina pure la sua emozione, portandolo ad esprimersi senza riserve davanti a chiunque, come il console che protestava anche davanti a Giulio e me perche non era stato permesso al coro del suo ceto di entrare alla Chiesa del Purgatorio. Il mostrare liberamente le proprie emozioni, quello che uno pensa davvero dentro di sé, è anche una specie di fiducia: quindi se un trapanese che prima ti parlava con affetto o si alterava pure davanti a te comincia a parlarti freddamente, con troppa formalità, con parole evidentemente scelte con cautela, stai attento, vuol dire che hai perso la sua simpatia o la sua fiducia, ha scelto di stare attento a come si mostra a te.
A Trapani, secondo pensa la gente, non conviene esporsi ante le persone potenti o ante chi potrebbe farle del male. Proprio perche non c’è fiducia, non si crede che il potere ascolti la voce del popolo, della gente comune. Come nella storia della Sicilia, non era spesso ascoltata da chi la dominava: il centro del potere era sempre lontano, a Costantinopoli, in Africa, in Francia, in Spagna, nel migliore dei casi a Napoli nel caso del Regno delle Due Sicilie. Infatti durante secoli interi del dominio degli aragonesi e poi dei Borboni, pochissimi dei soverani della Sicilia la visitarono. Il potere è lontano e non si interessa, non è propenso a capire le preoccupazioni e i disagi della gente; per questo si esprimono tante critiche tra amici o in famiglia, ma non si aderisce facilmente a una protesta pubblica o qualsiasi iniziativa dimostri voglia di cambiare la situazione. Il fatto che i potenti si siano spesso rivelati spietati (pensiamo anche alla mafia, nata da quelli che difendevano gli interessi dei grandi padroni di terra contro i piccoli coltivatori) rafforza questo atteggiamento anche nei nostri tempi di democrazia. Allora per semplice coerenza, quasi come una legge della fisica, spesso chi si sente forte a Trapani crede di avere il diritto di mostrare la sua forza di qualsiasi modo gli venga in mente, anche per un breve momento.
Il modo di reagire dei trapanesi a tutto questo può variare: c’è chi accetta la situazione come tale, con la certezza interna che non cambierà mai, c’è chi cerca di adattarsi al meglio possibile, magari cercando piccoli benefici o piccoli miglioramenti della propria condizione (anche l’attaccarsi a una persona potente serve come esempio di questo), c’è chi sente la voglia di “spaccare tutto” e critica aspramente le condizioni di Trapani e il carattere trapanese, c’è anche chi parte per inserirsi in un altro contesto, talvolta dimenticando che comunque porterà sempre qualcosa di Trapani dentro di sé.
Ma i trapanesi sono in genere consapevoli di tutte queste dimensioni del loro carattere, del loro comportamento. Per questo parlano spesso della loro città, della sua condizione, della sua gente, del carattere trapanese. Per questo le discussioni intorno alla Processione dei Misteri arrivano facilmente ad argomenti essenziali, ad esempio quanta fede c’è adesso, quanto è veramente interessata la gente alle tradizioni, quali motivazioni ci stanno dietro la partecipazione (o l’astensione) della gente. I trapanesi sanno che la loro città è un caso particolare, ecco perchè si sforzano tanto a capirla. Non ho mai sentito dire “tutto mondo è paese” da un trapanese – magari per le generazioni precedenti Trapani era tutto il loro mondo, ma nessuno ha commesso lo sbaglio di credere che tutto il mondo fosse come Trapani. Trapani è un mondo da sé. E non c’è bisogno di spostarsi a Boston, a Milano, o a Monaco di Baviera per capirlo questo. L’ho sentito anch’ io vedendo come le chiese spesso non erano delle costruzioni separate dal casellato del loro quartiere, si differenziavano dagli edifici accanto principalmente grazie alla loro facciata e alla presenza di alcuni elementi decorativi, qualcosa che non avevo visto in nessun altro luogo. Anche quando mangiavo il mitico couscous al pesce e le brioches di gelato. Piccoli dettagli, dirà qualcuno, ma è proprio l’insieme dei dettagli a formare l’impressione che ci resta. Scoprendo i dettagli si impara cosa significa Trapani, perdendosi nelle stradelle, osservando le piazze da ogni angolo, cambiando spontaneamente il proprio percorso per vedere ogni volta cosa c’è più in là.
Ecco la mia interpretazione di cosa sarebbe essere trapanese. A Trapani c’è anche chi dice che lo sono io.


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martedì 25 novembre 2003
ore 18:24
(categoria: "Accadde Domani")


Cancellato per sbaglio
Volevo modificare un testo e invece l'ho cancellato. ACCIDENTI!

Quindi lo ripropongo in versione breve.

CERCASI CASA EDITRICE
per pubblicare un romanzo scritto dal sottoscritto
che non ha la minima idea di come scegliere a quale casa editrice rivolgersi
inoltre ho già contattato 4-5 che non mi hanno nemmeno degnato di una risposta.

Se avete qualche idea aiutatemi perche non so proprio come fare!


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martedì 25 novembre 2003
ore 17:23
(categoria: "Vita Quotidiana")


Adesso anche loro capiscono...
Che sono stufo di stare a Salonicco, in Grecia, lavorando come adesso, insomma che sento il bisogno di rovesciare del tutto la mia vita (che comunque vita non è)

Che sto lottando contro i miei propri demoni

Che non basta capire una situazione per poterla risolvere

Che alcune situazioni non sono più sostenibili

Che se faccio bene il mio lavoro non vuol dire che questo mi interessi minimamente

Che ci vuole un motivo positivo per stare in un posto, non soltanto l'inerzia di esserci stato per un pò prima

Che preferisco i gatti ai miei clienti

Che Diego Maradona è una testa di cavolo (lo so, non c'entra per niente ma comunque è vero)


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domenica 23 novembre 2003
ore 12:13
(categoria: "Accadde Domani")


La storia del gattino che adottò un uomo
C'era una volta una famiglia che abitava in una casa vicino a un piccolo bosco, in un paesino della provincia di Kilkís.
C'era anche una famiglia di gatti che abitava ai bordi del bosco. I gatti, sopratutto i gattini, arrivavano ogni tanto nel giardino di questa famiglia e i bambini giocavano con loro.
Invece il padre della famiglia li scacciava via.
Un giorno d'estate, il padre era tornato a casa dal suo lavoro ed era molto stanco. Non c'era nessun' altro in casa. Si sdraiò sul suo letto per riposarsi e poi sentì un piccolo rumore che proveneva dalla porta esterna della sua stanza, quella che dava sul giardino.
Si alzò per vedere cos'era questo rumore, e vide che un gattino graffiava la porta cercando di entrare.
"Io sono stanco e voglio dormire," pensò l'uomo, "ma se lascio la porta chiusa il gatto continuerà a graffiarla e mi terrà sveglio." Quindi decise di aprire la porta un pò e poi tornare a letto.
Si era sdraiato nuovamente quando udì dei piccoli passi. Senza alzarsi, guardò intorno e vide che il gattino era entrato nella stanza. Ma lui voleva dormire, quindi pensò che il gatto potrebbe uscire come era entrato, oppure lui potrebbe portarlo fuori quando si sarebbe svegliato di nuovo.
Si era quasi addormentato quando sentì un piccolo tonfo. Appena poteva aprire gli occhi e vedere che il gattino era saltato sul letto. Ma l'uomo era ormai troppo stanco per muoversi e chiuse nuovamente gli occhi.
Al suo risveglio, sentiva qualcosa di piccolo e caldo accanto a lui. Guardò intorno e vide il gattino che si era addormentato al suo fianco.
"Ma come è bello vederlo dormire," pensò.
Tra un pò il gattino si svegliò, si stirò le zampette, sbadigliò e poi si mise a guardare l'uomo.
L'uomo non poteva resistere ante quello sguardo tenero: allungo la mano e si mise ad accarezzare il gattino. E tra un pò il gattino cominciò a fare le fusa.

In un istante l'uomo capì che il gattino era entrato apposta, per conquistare il suo affetto e dimostrargli che si era sbagliato prima a cacciare via i gatti. Allora andò in cucina per mettere un pò di latte in una ciotola. Il gattino lo inseguì, incuriosito e poi lasciò un piccolo miagolio. Quando l'uomo posò la ciotola, il gattino cominciò a fare le fusa di nuovo e poi a bere il latte.

E da quel giorno il gattino cominciò ad abitare con la famiglia, e divenne un gran gattone sano e forte. E nessun gatto fu scacciato mai più da quella casa.


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sabato 22 novembre 2003
ore 18:17
(categoria: "Pensieri")


Frase da autobiografia...
Prima di tornare al lavoro per un pò e poi prepararmi per una nuova dose di sana body-destruction...

Quando ero semi-piccolo pensavo a come intitolerei la mia autobiografia, quali sarebbero i capitoli, cose del genere.

Ricordo ancora la frase che volevo usare come dedicatoria:

"Questa è per voi, per ogni persona che può ricordare qualche momento in cui siamo stati insieme, qualche volta che con voi ho condiviso qualcosa di me, oguno che adesso potrà vedere il mio nome e dire 'io appena lo conoscevo' o forse anche ammettere qualcosa in più..."

Ovunque siate, non importa se leggerete questo o no.

Voi sapete chi siete.

VVB!


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