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NICK: raggioverde
SESSO: m
ETA': 33
CITTA': cittadino mondiale non riconosciuto
COSA COMBINO: scombinato multinazionale
STATUS: sistemato

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STO LEGGENDO
dovrei avere più cose da leggere


HO VISTO
Buenos Aires e il Parco delle Brentelle


STO ASCOLTANDO
segnali acustici dalla distanza


ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
maglioncino e maglietta sotto


ORA VORREI TANTO...
sapere quale è la decisione giusta


IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
cosa penso del mio fidanzamento -- tornare o non tornare, questo è il problema


OGGI IL MIO UMORE E'...
strano


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)

 


MERAVIGLIE

1)
2)
3)
4)
5)
6)
7)





“Cosa sarebbe un raggioverde? Una parte dell’ arcobaleno, una scossa elettrica che attraversa uno spazio dove manca l’aria, un fenomeno meteorologico, forse anche un estratto da un film futuristico...

"Dicen que soy medio tocado
pero yo soy lo que soy..."

(Erick de Timbiriche, "Amame hasta con los dientes")

Certo che "lo que soy" è tutto un altro mistero! E come ogni mistero che si rispetti, va rivelato piano piano...

Io sono più o meno così:
sono l’ unico portoricano che ha lavorato per un’ emittente radio di greci pontici (=venuti dal Mar Nero)
parlo cinque lingue e mezza, ho cominciato lezioni di una settima per poi lasciarle, ma mi piacerebbe imparare anche altre (soltanto non il tedesco per favore!)
il mio nome completo consiste di 4 parole
ho scritto un romanzo che non riesco a far pubblicare, mi piacerebbe scrivere anche altre cose ma spesso le comincio e poi non le finisco
ho delle tazze di caffé provenienti da
Taiwan, Cipro, Salonicco e Alessandropoli, nonché un posamatite da Belgrado, bicchieretto da Thasos e una rana peluche che fa "Coquí... coquí"
ho mandato un organizzatore di convegni a quel paese in cinese (non lo parlo ma lo parla il mio fratellone) davanti all’ ambasciatore della Cina
su una scheda per aspiranti lavoratori ho scritto sotto la rubrica "altre attitudini" che so "aiutare i gatti a fare le fusa"
ho fatto dei viaggi intercontinentali per motivi di studio a 16 e 17 anni
ho trasformato il futuro in un melone
canto quando non ascolta nessuno
insomma, sono sicuro come un canguro, esatto come un gatto, matto come un mattone e fuori come una piazza!

Ancora non si capisce un cavolino di Bruxelles? Allora leggetelo sto blog e forse tutto diventerà un pò più chiaro... e forse no! ”

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venerdì 25 luglio 2003
ore 17:12
(categoria: "Riflessioni")


Tra l'altro...
Oggi 25 luglio...
anniversario di almeno due traslochi miei (nel 1983 e nel 2000)
compleanno di una cugina mia che non ho visto negli ultimi tre anni (feliz cumpleaños Everilis!)
l'onomastico di un' amica mia che mi ha appena telefonato
anniversario di una delusione (quando avevo ritrovato una persona su di cui mi avevo immaginato un sacco di aspettative e non c'era niente di simile)
meseversario di Sicapunk e Sally.

E oggi ho parlato al telefono con Pashalis, ex compagno di studio che prima del matrimonio di Kostas poco fa (mi ha visto per strada e mi ha riconosciuto in mezzo secondo, stavamo insieme per tutto il resto della sera)... prima l'ultima volta che ci vedevamo era nel 1992.

Infatti mi ricordo ancora tante volte che passeggiavamo nei terreni dell' università, magari dopo di aver preso il pranzo alla mensa, parlando di tante cose, ma sopratutto dei rapporti umani. Cosa che interessava anche a lui, perche essendo un greco nato in Germania (dove tornava in alcuni estati per lavorare nelle fabbricche e guadagnarsi qualche soldino extra) aveva dei concetti un pò diversi dal solito.

Quando sono tornato qui nel 1995 lui era già tornato nella sua città natale di Xanthi, ma ci eravamo parlati per telefono e ho anche conosciuto suo fratello che a quel tempo lavorava in un bar vicino a dove abitavo.

Poi niente, persi i contatti, fino a quando nel 2000 ritrovai la mia vecchia agenda col suo numero di telefono a Xanthi, e con l'occasione di un convegno che si svolgerebbe proprio lì pensavo di avere l'occasione di incontrarlo. Però i suoi genitori mi avevano detto che si era trasferito in un' altra città, più lontana e più brutta, ovvero Komotinì. Peccato perche a quel tempo io stavo proprio al massimo delle mie forze, pensavo di aver trovato il mio equilibrio, alcune certezze, di essermi felicemente accoppiato (in genere, malgrado alcuni problemi -- che più tardi erano stati proprio quelli a portare tutto alla fine). Insomma, mi sentivo bene davanti all' idea di ritrovare un vecchio amico e potergli dire "ricordi quante paranoie ci facevamo insieme? adesso sto molto meglio!" (e dalla nostra telefonata sembrava che anche lui stasse bene).

Ma quella pubblicità di Cutty Sark ha proprio ragione, ci sono delle distanze che non riusciamo a superare. Così... contatti persi di nuovo, fino al matrimonio di Kostas.

E lui e Despina (la sua fidanzata, infatti credo che convivano) mi hanno invitato a Sapes (la cittadina dove abitano, ancora più lontana e sconosciuta) per visitarli, credo di andarci proprio il 5 agosto. Perche poi chissà quando ci potremo vedere...

Nel frattempo il mio ex-coinquilino Adrian (per 4 anni stavamo nello stesso appartamento), che adesso lavora all' università di York in Inghilterra, mi ha invitato pure a ritrovarlo in Romania (deve essere arrivato oggi). Mi piacerebbe (adesso che è migliorato anche il mio romeno, nel 1997 quando ero andato prima non sapevo proprio quasi niente) ma non so se ne avrò il tempo (e a chi affidare la gattona durante la mia assenza)... perche il 28 devo andare a Napoli e forse avrò degli affari da sbrigare prima. Anche Kostas mi invita a visitarlo a Poliyiros una volta che si finisca di costruire la sua nuova casa, dove abiterà con la sua Alexandra.

L'ultima occasione per vedere tanti (perche dopo non si sa cosa succederà)... aspettative piacevoli per il rivedersi, ma anche malinconia perche mi chiedo "ma eravamo davvero troppo lontani per vederci?" e l' unica risposta seria è "nooooo, ma non ci pensavamo abbastanza."

ROMPETE LE DISTANZE!!!


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martedì 22 luglio 2003
ore 08:12
(categoria: "Musica e Canzoni")


Testi scombinati per teste scombinate 1
E la ragazza fece oplà una sera… altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì. Certe donne è meglio immaginarsele che confrontarle con le contingenze.

Ora le tue labbra puoi spedirle a un’ indirizzo nuovo, e prima di mandartela straccerò qualche cartolina di Castel dell’ Ovo.

Ordina un caffè macchiato, fa un gesto discreto con la mano, nessuno lo nota, gli dicono grazie, è partito ieri, è già lontano! Sono scomparso oltre la nebbia, cercando un’ altra eroina. È facile allontanarsi, sai, per sognarti devo averti vicino e vicino non è mai abbastanza.

Un anno passa, un anno vola, un anno cambia faccia. Gli anni sono solo dei momenti. E si voltano le pagine con questo tempo che confonde noi, con la sua fuliggine, è troppo forte per noi, ma non si può mollare, e se qualcuno va via, senza traccia né scia, qualcos’ altro apparirà

Generale, dietro la collina, dalla buca del cannone una canzone suonerà.
Generale, dietro la stazione, parte l’ autobus per Pordenone… se fossi più giovane l’ avrei ucciso con la fantasia.

Ho cantato tante storie che facevo mie, le sconfitte e le vittorie e le mie poesie. Ma non tormentarti se sbagli qualche rigore, non è da questo che si giudica un giocatore.

Adesso finalmente è fuori… e qualche cosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure.

(verrà continuato… potete considerarla una promessa, una minaccia, quello che volete)


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domenica 20 luglio 2003
ore 21:22
(categoria: "Riflessioni")


Fingersi forte... gli ottimisti sono un misto di 8?
Una riflessione che mi è venuta durante questi giorni...
Un amico mio, quando avevo chiesto come gli risultava tanto facile conoscere ragazze simpatiche ovunque andasse e divertirsi con loro, mi aveva risposto "per primo, devi cercare di non sembrare affamato" (mi aveva detto anche delle altre cose, ma adesso mi concentro su questa parte).
Dello stesso modo che se vuoi riuscire a un colloquio di lavoro devi dimostrare che non hai davvero bisogno del lavoro e per ottenere un prestito dalla banca devi dimostrare in effetti di non avere bisogno dei soldi. (la capacità di ripagare non è proprio questo?)

Cioé secondo questa logica per riuscire a migliorare la mia vita, non dovrei più lasciar vedere a nessuno (tranne alle persone che mi conoscono bene o mi vogliono conoscere bene) le mie paranoie, rabbie, mancanze, debolezze o comecavololevogliamochiamare, insomma tutto quello che non mi va della mia pseudovita attuale. (così magari vi annoiate un pò meno)
Ovvero per diventare più forti bisogna fingersi forti prima e nascondere quanto scassati ci sentiamo nella profondità del nostro essere.
Non soltanto "pensa positivo", ma una specie di "sembra positivo".

Ovviamente chi ti crede (anche se si sbaglia) una persona positiva sarà più disposta a starti accanto. Come disse mio fratello tanti anni fa, "ma quante ragazze vogliono avere un fidanzato o un marito sgruntevole?"

Tante altre volte, di fronte a questo argomento avrei detto (o di fatto ho detto) che dimostrarsi contento quando non lo sei è una specie di menzogna, di insincerità, e se dici a tutti che stai bene nessuno ti crederà (o ti vorrà aiutare) quando ammetti di stare male. Adesso non so più cosa penso, a parte che so che non sono per niente bravo a fingere qualsiasi cosa.

Ci sarebbe una via di mezzo, cercare di diventare più forte, ma qualche volta è difficile quando vedi tanti sforzi senza risultato. E se vado in giro cercando di mostrare un' indifferenza completa verso il resto dell' universo (modo di cercare di trovare / mostrare un pò di forza) ... il resto dell' universo d'abitudine ricambia il "favore", quindi totale zero di nuovo.
In una canzone Vecchioni canta di "un vecchio indiano che si finge forte e si canta piano" ... la verità è che qualche volta, solo per strada, davvero mi canto piano. E se qualcuno mi prende per matto me ne infischio.

Unica conclusione logica possibile: se voglio cercare una ragazza, devo ricordarmi di mangiare prima, così almeno sembrerò meno affamato! (ma non devo mangiare troppo, perchè così divento troppo lento)

Ovvero: non c'è modo di capire niente, cerca soltanto di andare avanti, fa quello che puoi e se non riesce niente cerca di riallestirti invece di esternare la voglia di crollare.

Strada facendo vedrai...


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giovedì 17 luglio 2003
ore 15:54
(categoria: "Pensieri")


Invece di A.R., J.F.R.
..aereo, treno, nave vai
il piede sta guarendo, dai
la luce di Venezia per me la vedrai

A volte su, a volte giù
tra Cabo Rojo e Vourvourù
sfidando le correnti sempre un pò in più

Amico qua, lacrima là
un pò di tutto si vedrà
eccomi qua......
trovami tu....


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lunedì 14 luglio 2003
ore 19:26
(categoria: "Accadde Domani")


piccole notizie
1) Spero di finire di scrivere il mio romanzo entro la fine di questo mese, al più tardi verso il 15 agosto. E poi comincerà la caccia all' editore! Chiunque abbia qualche idea al riguardo da propormi, mi contatti.
2) Secondo la prenotazione che ho fatto, arrivo a Napoli il 28 agosto. Aspetto la conferma della ditta, che mi dicano se va bene questa data. Ma come mai costa circa 250 euro in meno volare Salonicco-Praga-Roma invece di volare fino a Napoli attraverso Milano, Atene o anche Monaco di Baviera?
Ci sono tante altre questioni ancora in sospeso, che non si possono risolvere per il momento, ma diamo tempo al tempo.
Comunque tra 6 settimane mi troverò nella città partenopea, a mangiare mozzarella di bufala e pesce dal mercato...

Niente di nuovo su questo fronte, quindi passiamo al
3) Ieri ho scioperato, senza avvertire i clienti sono andato a nuotare a Polihrono con Ioanna (amica da anni) e Iakovos (il suo nuovo compagno, un americano di lontani origini siciliane che è diventato ortodosso e adesso cerca una scusa per restare in Grecia). Troppa gente in spiaggia, mare bello, tranquillo e rinfrescante, pranzetto squisito (2 spanakopitte in mano), sole un pò invadente, ho usato anche gli occhialetti scuri per osservare cosa succedeva sotto la superficie del mare. C'erano molte lingue sconosciute che ho sentito sulla spiaggia. Ho nuotato fino a stancarmi e poi ho semplicemente dovuto scacciare il tempo, perche mi annoiava il stare sotto il sole da solo senza niente da fare mentre vedevo I. e I. nel mare a 30 metri di distanza impegnati a perdere ripetutamente l'equilibrio stringendosi e divorandosi le labbra mutuamente (come di certo farei anch' io al loro posto). E 3 clienti diversi mi chiamavano al cellulare imparanoiati perche non mi potevano contattare (quindi... anche al ritorno a casa mi aspettava il lavoro).

Stasera incomincia l'evento ufficiale del gemellaggio tra Salonicco e Venezia... spero di non fare brutta figura come interprete perche a dire il vero non lavoro tra greco e italiano molto spesso.
Alla prossima........


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giovedì 10 luglio 2003
ore 20:43
(categoria: "Sport")


Luce alla fine del Tunnel della Borsite...
Per chi non lo sa: la borsite è un' inflammazione delle borse che avvolgono i tendini.
Il sottoscritto soffriva di borsite alpiede destro da marzo dell' anno scorso, quando mi ero fatto male nuotando.
Per alcuni mesi non dovevo mai camminare in salita e dovevo limitare al minimo essenziale quanto camminavo durante il giorno, non sapevo cosa fosse camminare senza dolore...
nell' autunno cominciavo a sentirmi meglio, nell' inverno ancora di più, ma a gennaio sono peggiorato nuovamente perche in alcuni giorni mi ero mosso di troppo, è da 16 mesi che mi metto la crema al piede ogni giorno, da più di un anno che faccio il piediluvio ghiacciato ogni sera...
ma oggi, FINALMENTE, il dottore mi ha detto che non c'è più l'inflammazione!!!!
Mi ha consigliato di nuotare adesso che siamo in estate, mi ha anche detto:
che posso fare la bicicletta di ginnastica a bassa resistenza
potrò correre dopo l'estate, in autunno
L'unica cosa negativa è che mi ha sconsigliato il pattinaggio...

Comunque adesso posso sognare che un giorno potrò correre con RickyM, pattinare con Scheggiolina, giocare a calcetto con Tia77 e Strega (ma sulla loro squadra)... e nell' estate del 2004 riprendere la mia vecchia abitudine di restare in mare per ore intere (magari in compagnia di qualche sirenetta?)

Avrò la zampa sana avrò la zampa sana!!!!! EVVIVA!!!!!!!!!!!!!!!!


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mercoledì 9 luglio 2003
ore 10:09
(categoria: "Viaggi")


Prima parte del capitolo 23
Ventitré
29 marzo 2002

“C’è qualcosa che non va, tesoro?” Una mano accarezzò brevemente la guancia di Marina.
“No, Ivo, dai, stavo soltanto pensando e mi ero distratta.”
Venerdì Santo e mancavano quasi venti minuti all’ inizio della Processione dei Misteri. Marina e Floriana indossavano già il vestito bianco del ceto dei pastai. Accanto a loro stavano Ivo e Piero, che indossavano la giacca e i pantaloni scuri e la camicia bianca dei portatori volontari; tra un’ ora dovrebbero entrare alla chiesa per prepararsi per l’uscita del loro gruppo. Floriana teneva per mano il suo cuginetto Nino, che a quindici anni non aveva ancora finito di crescere; i loro genitori arriverebbero più tardi per vederli uscire dalla chiesa. Attorno a loro c’erano alcune centinaia di persone, tra fotografi e giornalisti, parenti e amici delle persone che partecipavano alla manifestazione, apassionati dei Misteri, rappresentanti dell’ Unione delle Maestranze e dei ceti, anche tanti altri trapanesi e pure alcuni turisti curiosi.
“Quando cominciano mettiti davanti a me,” disse Piero a Floriana, “così vedrai meglio.”
“Grazie, caro,” gli rispose con un sorriso e una strettina al braccio.
“E baciatevi pure,” disse Nino, lasciando la mano di Floriana, “mica vi guardo.”
Piero, Ivo e Marina stavano a Trapani da cinque giorni; Floriana, che era scesa insieme ai suoi genitori, da una settimana intera. Per Marina tornare a Trapani era come rivedere un’ amica del cuore; tanti parenti di Floriana e tutto il personale dell’ albergo le offrirono un’ accoglienza talmente calorosa che si sentiva sciogliere dalla tenerezza. Aveva anche promesso di cantare di nuovo per loro due giorni dopo Pasqua. Tante sensazioni da riscoprire, dal vento al colore dei tramonti, dalle forme delle case vecchie alle spezie nella cucina di Nonna Luisa, che sapeva che qualcosa di questa città rimarrebbe sempre dentro di lei. E forse anche qualcosa di lei era rimasto negli altri: Marina si era commossa fino alle lacrime leggendo una vecchia composizione di scuola di Anna, la figlia di Emmanuela, intitolata “La mia nuova zia bionda.” Dedicata a lei: “Marina ha i capelli biondi lunghi e gli occhi verdi, è più alta anche di Papà. Le piace tanto suonare la chitarra, cantare e fare passeggiate. Viene da un’ altra città, non siamo davvero parenti ma è la migliore amica di Zia Floriana. Un anno fa è venuta a stare con noi, adesso abita con la mia bisnonna. Qualche volta piange ma non mi dice mai perchè, se le chiedo soltanto mi abbraccia. Non essere triste, Marina, ti vogliamo bene…” Ma adesso era diverso, non era venuta per rifugiarsi, nemmeno per reconciliarsi col proprio passato. Per lei, era una specie di peregrinaggio, ma anche di affermazione.
Ad Aisievi, nella sua città, cercava di riportare qualche dimensione di quella che era la sua vita a Trapani. Non si decideva ancora se riprenderebbe i suoi studi, ma le lezioni di musica le aveva riprese, voleva prepararsi per gli esami del diploma di chitarra classica. Suonava pure in alcuni locali, ad Aisievi ma anche in provincia; se doveva andare un pò lontano, poteva sempre passare la notte a Montecastello, dove ormai si erano trasferiti Jonas e Annamaria. Pensava che tra alcuni anni le piacerebbe dare delle lezioni di canto e di chitarra a bambini. Forse a Milano ci sarebbero più possibilità, sia di perfezionamento che di lavoro, ma lei ancora si abituava di nuovo ad Aisievi, era troppo presto per pensare a trasferirsi in un’ altro posto. Aveva anche imposto la pace ai fratelli, spiegando a loro che era tornata liberamente, perche voleva e non perche ne sentisse qualsiasi obbligo o bisogno, ormai farebbe le sue scelte, la sua propria vita e se questo non garbava a qualcuno, potrebbe andare a vivere a Montecastello, oppure anche ripartire per Trapani o dove volesse lei. Ed erano stati di parola; alcune volte Marina si metteva apposta gli abiti più arditi che aveva soltanto per vedere la loro reazione, e non avevano detto niente. C’era anche un’ altra possibilità a cui lei non aveva accennato, ma che poco a poco le entrava in mente come un’ eventualità nel futuro, quasi come un posto da visitare nelle vacanze del prossimo anno, cioé quella di abitare insieme ad Ivo.
Ancora imparavano a stare insieme, in effetti, ma non avevano più segreti uno dall’ altro. Con la sua famiglia di Trapani – ormai la sentiva così -- Marina aveva imparato ad essere voluta bene senza l’obbligo di mostrarsi perfetta, con Ivo scopriva che poteva anche essere amata così. Aveva pianto tra le sue braccia, avevano anche pianto insieme, gli aveva raccontato pure ogni dettaglio della sua fuga, delle sue emozioni di allora. In alcune delle prime notti non avevano nemmeno dormito per tutto quello che c’era da raccontarsi ed ascoltare. E Ivo, coi suoi occhi piccoli, che la ascoltava con pazienza, le restava vicino, non si arrabbiava se lei non voleva essere baciata o toccata o aveva bisogno di stare da sola. Ma per fortuna non c’era soltanto questo. Marina si girò a sinistra, rendendosi conto all’ improvviso che Ivo le strofinava il palmo della mano.
“Sei tornata qui?” le disse con un sorriso. Ma che pazienza aveva questo ragazzo! “Ti avevo aspettata tanto prima, allora stavolta non era niente aspettarti per qualche minuto. Perche poi è sempre bello quando ti ritrovo.”
“Ecco, stavo pensando un pò a tutto, qualche volta mi sembra un pò strano riconoscere quello che succede, capirlo davvero, credere che sia vero…”
“Ti posso assicurare che è vero.” La guardava attentamente. “Siamo a Trapani, proprio tutti, tra un pò comincia la Processione. E ti voglio bene.”
“Te la do io la conferma che sono qui,” disse Marina, avvicinandosi al suo innamorato, prendendolo per le braccia e sfiorandogli le labbra con le sue. “Non mi credi ancora?” Un bacio veloce ma pieno d’ ardore, un abbraccio stretto. A giudicare dalla reazione di Ivo, ovviamente la credeva.
“Quello si chiama incoraggiamento del portatore?” chiese Piero.
“Non è esattamente una tradizione,” disse Floriana, “ma probabilmente funziona lo stesso.” E gli disse qualcos’ altro all’ orecchio che lo fece sorridere.
I gruppi della processione uscirebbero dal portone della Chiesa delle Anime del Purgatorio, all’ altro lato della strada. A Trapani le chiese non si staccavano tanto dagli altri edifici intorno, si distinguevano principalmente per la loro facciata. Quella di questa chiesa era di pietra tra grigia e marrone, con una colonna bianca ad ogni lato dell’ arco che stava attorno al portone. Più in là, la parete si curvava leggeramente, si formavano delle nicchie con piccole finestre e statue degli santi. Sotto una finestra rotonda c’era uno spazio rettangolare, che in altre chiese sarebbe stato coperto da un’ iscrizione. Più in alto, si alternavano disegni e simboli scolpiti in bassorilievo, e poi una cornice e una finta balconata. Appena sopra l’arcata del portone, due angioletti e la figura di Dio nel medaglione centrale sembravano sorvegliare il popolo che aspettava.
“Ci siamo,” disse Nino, guardandosi l’orologio, “adesso deve uscire ‘A Spartenza.” Infatti, tutti i cinquanta integranti della banda di Riesi coi loro abiti scuri si erano schierati a sinistra della chiesa, secondo come uscirebbero i gruppi.
“Non dimenticarti dopo di fare una battuta,” gli disse Floriana. “Ci saranno i ragazzi, ci sarà anche Massimo.”
Marina si era girata per vedere l’entrata della chiesa, ma Ivo la teneva ancora abbracciata. Dopo alcuni minuti in più, tutti cominciarono a rendersi conto che qualcosa non andava bene, non si era ancora aperto il portone, lì davanti vari uomini in giacca e cravatta discutevano rapidamente tra di loro, poi guardavano gli operatori delle telecamere che si erano posizionati in vari punti, sui balconi e sui tetti di palazzi vicini, all’ angolo della strada, e uno che stava in posizione esattamente perpendicolare, per avere i gruppi davanti al momento della loro uscita. Quest’ ultimo era un uomo basso, maturo ma dal viso ancora giovane, coi capelli castani corti. Nino si spostò velocemente tra la folla per raggiungerlo, gli rivolse due-tre domande, poi tornò vicino agli altri.
“Franco dice che qualcosa non va con le trasmissioni,” spiegò con un’ aria autorevole, “c’è il collegamento satellite e ci vedranno anche i trapanesi in Australia e in America, dappertutto.”
Ma subito si intonarono le prime note della marcia del compositore Lombardo e si aprì il portone. Floriana si spostò davanti a Piero, Nino si allontanò per raggiungere alcuni amici suoi che avevano preso un posto vicino all’ angolo della strada, per vedere i gruppi da davanti quando girerebbero. Marina prese un respiro profondo, come quando si preparava per cantare, e cominciò a sentire che le note ondeggiavano dentro di lei. Prese le mani di Ivo, cercando di renderlo partecipe alla sua emozione. E dopo due colpi di ciaccola, i massari, i portatori con la divisa azzurra scura dell’ Unione delle Maestranze e il capello arrotondito dello stesso colore, alzarono il mistere, avanzando a passo lento, in un movimento sussultorio che seguiva il ritmo della musica, spostandosi lateralmente e in avanti contemporaneamente, tutti insieme.
“Questa è l’annacata, dovrete farla anche voi,” disse Marina, rivolgendosi a Ivo, che stava dietro di lei, e Piero che stava un pò a destra.
“Ve l’abbiamo promesso, no?” rispose Piero, appoggiando brevemente il suo mento sulla testa di Floriana.
Santa Maria stava a sinistra, avvolta in un manto rosso e azzurro, coi capelli coperti da un velo bianco. Il suo braccio sinistro passava dietro la schiena di Gesù, che girava lo sguardo verso di lei. Gesù era vestito di azzurro, il suo mantello rosso non si vedeva molto da davanti. Guardava la sua madre con emozione evidente, mentre teneva la mano destra vicino al cuore e alzava la mano sinistra in un gesto di benedizione. Alla sinistra di Gesù, San Giovanni Evangelista, più alto degli altri ed anche lui vestito con un mantello rosso sopra una tunica verde, si asciugava le lacrime con la mano destra e teneva anche lui la sinistra davanti al cuore. All’ alteva dei loro piedi c’erano gli addobbi floreali, di molti colori ma anche di una semplicità armoniosa. La base del gruppo veniva avvolta da una tela nera, come erano neri e viola gli abiti delle giovani donne che erano uscite prima del mistere. Dietro di loro e più vicino ai portatori, c’erano i consoli del ceto degli orefici, principalmente uomini maturi dall’ aria concentratissima vestiti con giacche e pantaloni neri impeccabili, con la camicia bianca e la cravatta nera. Due di loro, quelli più bassi, sembravano essere padre e figlio. I portatori portavano il mistere davanti all’ uscita della chiesa e girarono a destra, poi una volta raggiunto l’angolo della strada, a sinistra, senza bisogno di istruzioni, con un coordinamento perfetto, seguiti dalla banda. La banda, condotta dal maestro musicista, avanzava mentre suonava la marcia, anche i suonatori adoperavano lo stesso passo dei portatori, alternandosi il peso tra un piede e l’altro, strisciandoli lentamente e con leggerezza.
“Anche tu stai annacando, Marinetta,” le disse Ivo. E aveva ragione. Senza rendersi conto, anche Marina si era adattata al ritmo della musica e dell’ avanzo del mistere, lo seguiva col proprio corpo.
“Ci siamo conosciute ad Aisievi,” le disse Floriana, toccandole la spalla brevemente, “ma ormai sei diventata chiù trapanisa di mia.”
Si allontanava il primo gruppo e poi toccava al ceto dei pescatori, che portava il gruppo sculturale della Lavanda dei Piedi. Una bambina dal viso dolce di circa sette-otto anni portava in alto lo stendardo del ceto. Precedevano il mistere i consoli e un gruppo di ragazzi vestiti come i pescatori del Lago di Tiberiade, ricordando quando Gesù chiamò due discepoli a diventare pescatori di anime. Non c’era nessun portatore in divisa; quasi tutti erano giovani e indossavano abiti scuri identici e cravatte. “Questi sono tutti volontari,” spiegò Floriana, “alcuni vengono anche da lontano ogni anno per portare il mistere, nella notte alcuni di loro aiuteranno anche gli altri gruppi.” Marina riconosceva alcuni anche dalla Processione della Madonna del Popolo che si era svolta due giorni prima. Gesù si chinava a lavare i piedi di Simone Pietro, che lo guardava stupito dalla sua azione e indeciso se era giusto accettare questo gesto o no, mentre un’ altro discepolo col capo coperto li osservava. Gesù e Simone Pietro si guardavano negli occhi, entrambi indossavano delle tuniche scure, azzurra quella di Gesù e verde quella di Pietro, mentre l’ altro discepolo indossava una tunica con decorazioni d’oro e anche un mantello rosso. Seguiva il mistere la banda dell’ isola di Favignana, tutti i suoi musicisti erano vestiti di un colore grigio verdoso.
Il terzo mistere che usciva era quello di Gesù nell’ Orto di Getsemani, dove l’angelo veniva ad annunciargli la sua morte imminente mentre tre discepoli dormivano. Alcuni bambini vestiti come angeli precedevano il gruppo. I colori delle statue splendevano sotto il sole di mezzogiorno, mentre gli addobbi floreali erano stati realizzati così accuratamente, con tanti fiori di colori diversi, che sembrava che i personaggi si trovassero davvero in un orto. L’annacata dei portatori dava l’impressione che l’angelo sorvolasse la strada. Floriana spiegava ai ragazzi alcuni dettagli della storia della Processione o dei gruppi particolari, ad esempio che i gruppi erano stati recentemente restaurati, per far risalire all’ evidenza i loro colori originali, mentre prima avevano l’aspetto più scuro. Per Floriana l’inizio della processione era un ritorno a qualcosa di familiare, mentre anche i ragazzi cominciavano a entrare nel clima, a guardare attentamente le statue e le mosse dei portatori, a prestare più attenzione alle note struggenti delle marce.
Il prossimo gruppo sculturale raffigurava una scena più drammatica, quella dell’ Arresto, curata dai metallurgici. Giuda aveva appena baciato Gesù e i soldati romani si affrettavano ad arrestarlo, mentre Simone Pietro teneva la spada, in effetti una scimitarra e aveva buttato giù il servo Malco, stava per tagliargli l’ orecchio. Gesù accettava serenamente il suo arresto, guardando verso l’ alto; secondo i Vangeli, aveva detto a Pietro di non resistere. I colori dei processanti del ceto erano il bianco e il nero e gli uomini indossavano davanti alla loro tunica una spilla grande, l’ abitino.
Appena era passata la banda, arrivò anche Massimo, il più grande dei cugini di Floriana, un uomo non molto alto di trentacinque anni dai capelli castani pettinati a sinistra. Anche lui, come Ivo e Piero e tanti altri che partecipavano alla Processione, indossava un abito scuro e una camicia bianca. “Scusatemi Floriana e Marina, ma devo pigliare i vostri ragazzi per un pò. Ivo, Piero, è meglio se stiamo tutti insieme dentro la chiesa fino all’ uscita. Sono pronte le vostre spalle?”
“Signorine benvolute, ci richiama il dovere,” disse Piero. “Ma lo so che il futuro prossimo ci riserva altri incontri.”
“Un attimo soltanto,” disse Ivo a Massimo. Poi abbracciò Marina di nuovo, tenendola per le spalle. “Per te anche cento processioni,” le disse prima di darle un bacino. “Volim te mnogo,” rispose lei mentre si lasciavano lentamente, “Vai, starò pensando a te.” Anche Piero e Floriana si congedarono allo stesso momento tenendosi le mani brevemente. Erano meno apertamente affettuosi di lei ed Ivo, ma Marina sapeva quanto anche loro si volevano bene. E sorrideva al pensare che in certo senso, fosse stata lei a unire due persone che avevano fatto tanto bene nella sua vita. Ivo salutò anche Floriana abbracciandola brevemente e dicendole qualcosa che Marina non poteva sentire. Sentì pero la risposta di lei, “posso dire lo stesso anche a te.” Piero, come sempre, voleva metterci qualche tocco di umorismo, dicendo mentre partivano “I portatori incoraggiati vi salutano!” Dovevano fare il giro dell’ angolo per arrivare all’ entrata di dietro della chiesa, come più tardi dovrebbero fare anche Floriana e Marina per schierarsi con le altre ragazze del ceto.
Continuarono a uscire i Misteri, uno per uno, ognuno con un’ annacata leggeramente diversa, con la sua banda impegnata ad eseguire una marcia. Marina aveva imparato dall’ anno scorso a riconoscere le note di tante delle musiche: “‘A Vella” con le sue note staccate, la Ione, “Lacrime”, “‘A Catanisa”, la marcia funebre di Chopin, “Battesimo di Sangue” che cantavano i pescatori, anche quelle che aveva cantato lei stessa. Passarono i naveganti, con la caduta di Gesù al Cedron, un episodio tratto dai Vangeli apocrifi. Era impressionante quante emozioni si potessero attribuire allo sguardo di Gesù, rassegnazione, dolore, consapevolezza, anche una specie di tranquillità celestiale. I ragazzi del ceto erano vestiti da marinai e tenevano in alto delle lunghe funi azzurre; un bambino che stava davanti portava appeso dal suo collo un cuscino nero decorato dal segno dei quattro punti cardinali della bussola. Seguivano i fruttivendoli; alcune ragazze vestite di bianco e rosso, i colori della storica Confraternità di San Michele, secondo aveva letto Marina l’anno scorso, portavano dei cuscini e alcuni ragazzi indossavano una tunica bianca col mantello nero e portavano delle candele lunghe. Tutti i processanti indossavano i sandali. Il loro gruppo rappresentava l’ interrogazione di Gesù da parte del sacerdote Hanna, con un soldato romano pronto a schiaffeggiarlo col guanto di ferro.
Marina non aveva bisogno di guardare per capire che anche la sua amica era impegnata quanto lei a seguire la processione. Infatti quando si girò, noto che Floriana aveva abbassato lo sguardo e messo insieme le mani, come se volesse pregare discretamente. Marina non era cresciuta in una famiglia religiosa, ma a momenti come questo, poteva sentire attorno a lei la forza della fede e della devozione. Anche lei riconosceva il bisogno di ringraziare Dio per la svolta che aveva preso la sua vita, per l’amore di Ivo che aveva ricuperato dopo di averlo respinto, per tante cose che sapeva che non dipendevano soltanto da lei stessa.
“Cosa ti ha detto Ivo quando vi siete salutati?” Marina chiese a Floriana qualche minuto più tardi, mentre si allontanava la banda e non era ancora uscito il prossimo mistere.
“Mi ha detto ‘grazie per tutto quello che hai fatto per Marina,’”rispose.
“Sai una cosa? Anche se quello che c’è tra te e Piero non finisce bene, tu sarai sempre una sorella per me.”
“Come anche tu per me,” disse Floriana e si abbracciarono. Era così la processione, faceva uscire tanti sentimenti che magari si riconoscevano da tempo ma non si dichiaravano.
Dopo l’ uscita di altri gruppi, giunse il momento che Marina e Floriana aspettavano da mesi. Anche loro fecero un giro largo per arrivare all’ entrata posteriore della chiesa e raggiungere le altre ragazze vestite di bianco come loro. Il Signor Natale le salutò brevemente prima di indicare a ognuna il suo posto. Usciva l’ ultimo gruppo prima di loro, il trasporto di Gesù al sepolcro, quello dei salinai e tutti dovevano mettersi a posto, processanti, portatori e consoli. La squadra dei pastai era una squadra mista, composta sia di massari, portatori pagati che indossavano la divisa, che da parenti dei consoli e collaboratori e volontari come Ivo e Piero. La tensione dell’ anticipazione si sentiva quasi fisicamente nell’ aria della chiesa e Marina lo sapeva che il suo non era per niente l’unico cuore che avesse cominciato a battere più in fretta. Guardò indietro e vide che tutti i portatori e i consoli stavano insieme, alcuni si tenevano le mani, altri si erano abbracciati. Si scambiavano il tradizionale “in bocca al lupo” prima di uscire e poi si schierarono tutti sotto le aste, nelle posizioni stabilite dai consoli durante i preparativi della sera precedente. Marina non poteva più vedere Ivo e Piero perche la loro posizione era dietro la scultura di Cristo nell’ urna.
Il console Vincenzo Candelaria, un uomo di quarantacinque anni coi capelli cortissimi tra il nero e il grigio prese in mano la ciaccola, avvicinandosi alle aste. Colpì la punta dell’ asta anteriore sinistra con l’estremo della ciaccola. Gridò “A postoooooooo!!!!”
Al primo colpo di ciaccola, il maestro musicista segnalò alla banda di cominciare la musica. Al secondo colpo di ciaccola, i portatori alzarono lentamente il mistere e i processanti cominciarono ad avanzare a passi lenti per uscire dalla chiesa e poi girarsi. Come le altre ragazze, Marina lasciò che il ritmo della marcia conducesse i suoi piedi. Floriana stava un pò più avanti e a destra, mentre Marina era una delle ultime processanti prima del mistere perche era più alta, infatti la più alta delle ragazze del ceto. A destra dopo l’ uscita dalla chiesa, poi a sinistra in Via Domenico Giglio per dirigersi verso Corso Vittorio Emmanuele. Quando la banda intonò “Ah! Si versate lacrime”, anche Marina si mise a cantare, come pure le altre ragazze e anche alcuni dei portatori. Quando invece suonarono le paia di note staccate della marcia “Una lacrima sulla tomba di mia madre” di Vella, quella che i trapanesi chiamavano soltanto ‘A Vella, anche il passo di lei diventava più veloce. Tutto il passato, tutti i ricordi, anche i dolori si scioglievano tra le note della marcia e i passi dell’ annacata.
Così il mistere, come quelli che lo avevano preceduto, attraversava le strade strette del centro storico, con la gente che si stringeva tra la strada e gli edifici per vedere un pò meglio e anche tanti che guardavano dai balconi. I consoli e i collaboratori passavano avanti, cercando di raccogliere offerte dalla gente. Teneva la ciaccola il caporale Giovani Catanzaro, che aveva scelto la squadra dei massari. A volte i portatori giravano il gruppo sculturale, per offrire un’ altra vista alla gente che guardava, oppure per fare onore a qualche cittadino che abitava o aveva il suo negozio su quella strada. Cambiavano posto tra di loro, i consoli e collaboratori più giovani, come Agostino Marettimo, il figlio di Natale, si mettevano pure sotto le aste. In Via Torrearsa aspettavano i genitori di Floriana, anche Nonna Luisa. In una breve sosta, riuscirono tutti a salutarsi e abbracciarsi, anche se Piero e Ivo dovevano restare vicino alle aste. “I vostri ragazzi portano bene u’ mistere,” disse Nonna Luisa a Floriana e Marina, abbracciandole tutte e due contemporaneamente, “anche se sono un pò lunghi.” I genitori di Floriana, Gasparre e Lucia Adragna, erano più riservati, ma non potevano nascondere del tutto il loro piacere al vedere che Piero partecipava alla processione per dedizione verso la loro figlia. E poi era di nuovo tempo di andare avanti, c’era una città intera da attraversare.


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martedì 8 luglio 2003
ore 19:37
(categoria: "Riflessioni")


Uno sfogo prima di cena...
Allora vediamo, presento 2-3 categorie di persone che mi stanno in questo periodo sugli immenzionabili...

Per primi, i Black Blocs o come cavolo si chiamano. Se un mondo nuovo è possibile, loro sarebbero proprio una delle prime cose da buttare via da questo! Vediamo cos' hanno fatto nel periodo del vertice / antivertice di Salonicco: mentre vari Comuni mettevano volentieri a disposizione dei manifestanti edifici, spazi per campeggi e tante altre cose (il comune dove abito io ha permesso a loro di fare dei campeggi proprio grandi nel bosco, anche se il rischio di incendi era proprio altissimo), loro invece hanno preso d' assalto la Facoltà di Filosofia dell' Università, approfittandosi del fatto che la legge non permette l'entrata della polizia nei terreni dell' università se questo non è stato richiesto dal senato academico. E poi hanno riempito 3 piani dell' edificio di scritti sui muri (tanto che gli EAAK, ovvero partiti politici anarchisti studenteschi, li hanno pregati di lasciare puliti 2 piani, ho visto l'annuncio "vi prego, non sopra"), e nei piani di sopra hanno distrutto proprio tutto... porte, computer, telefoni, sedie, scrivanie, macchine, potrebbero anche aver danneggiato i libri di alcune biblioteche (infatti non so se l'hanno fatto o no!). Il loro motto, dipinto in lettere gigantesche "Non vogliamo il vostro rispetto, vogliamo la vostra paura". Ma della gente così può dire di avere qualsiasi contributo da fare alla società civile, alla giustizia sociale, alla pace mondiale, all' ambiente, a tutti gli elementi positivi del programma dei forum sociali e simili? Secondo me il movimento antiglobalista non può essere considerato valido fino a quando bandirà dal suo interno la gente di questo genere... dello stesso modo che anche i vari Le Pen, Haider, Adel Smith e simili vanno pure banditi.

Seconda categoria: chi criticava i negozianti di Salonicco per aver voluto proteggere il loro negozio dalla possibilità di violenza coprendolo di alluminio e diceva "così si coltiva un clima di paura di episodi violenti" -- ma cosa è successo a Barcellona, a Nicea, a Genova? Era proprio un' aspettativa logica che succedesse lo stesso anche qui. Invece vari sindaci, prefetti etc. inneggiavano "mettete sulle vostre vitrine dei poster del forum sociale e del movimento antiglobalista" -- cioé un modo di dire "siamo con voi, non distruggete il nostro negozio"? Questo mi ricorda tantissimo il "o siete con noi o siete contro di noi" di George Bush, uno dei primi nemici del movimento antiglobalista. E poi tutti questi politici si sono congratulati dicendo che "molto bene, tutto si è svolto pacificamente" (traduzione: "per fortuna sono stati presi d'assalto soltanto 5-10 negozi e un numero simile di macchine, invece di 100 e rotti")
Ammetto che spesso c'è più violenza e più distruzione ingiustificabile dopo la maggior parte delle partite Olymbiakós-Panathinaikós, ma tutti hanno cercato di nascondere i danni causati all' università soltanto per evitare che facessero brutta figura i no global. E in quanti c'erano ad applaudire un certo Tony Negri, difensore delle Brigate Rosse che ha bevuto mezza bottiglia di whiskey prima di pronunciare il suo discorso. Non voglio mettere in causa tutto il movimento no global, che secondo me contiene molta gente che ha delle aspirazioni legittime ed anche lodevoli (ad esempio lottare contro lo sfruttamento del lavoro minorile e l' impunità di tanti danni recati all' ambiente) ma sinceramente, ho lavorato all' antivertice come interprete, e posso dire che non ho sentito nemmeno un discorso che fosse davvero originale o nuovo, che guardasse le questioni di un modo diverso.

Adesso passiamo alla terza categoria, completamente diversa. Le persone che appartengono a questa categoria io le chiamo SMS (Single Ma Soddisfatti). Ho letto il blog di 2 persone che non conosco dove si lamentavano giustamente di chi non rispetta la loro autonomia e la loro scelta di stare da soli perche stanno bene così, chi cerca di imporre paranoie a loro perche non sono accoppiati (o di imporre persone con cui accoppiarsi). Ma sinceramente, trovo molto prepotenti anche quelli che si vantano quasi aggressivamente di essere soddisfatti della condizione di single, che cercano di farti sentire in colpa o inferiore se stai da solo e non ti piace questo. Quelli che dicono cose tipo "devi imparare a stare bene con te stesso e soltanto dopo potrai stare bene con un' altra persona" -- ma va al bar! Sono stato con me stesso e soltanto così per troppo tempo, non è un crimine o una debolezza volere qualcosa di diverso, anche volere colmare una propria mancanza o lacuna -- almeno non è niente più grave della debolezza umana comune. Se oggettivamente non mi piace la mia condizione di single, non devo sentirmi in colpa per questo, mi sembra una cosa completamente naturale che una persona non basti a sé stessa. Infondo molti di quelli che si fingono SMS davvero preferirebbero stare con un' altra persona, soltanto cercano di fare di necessità virtù. Non credo che ci sia un modo di far arrivare l'amore, ma se si presentasse, quanti preferirebbero davvero respingerlo (e tra di loro, quanti non si pentiranno più tardi di questa scelta). Secondo me non siamo fatti per stare da soli, come disse Donne, "nessun uomo è un isola."
E se non voglio vivere da isola (riuscire è tutto un altro argomento) non credo che sia inferiore per questo -- tra l'altro perche riconosco non soltanto quanto può contribuire alla mia vita la presenza di un' altra persona a chi vorrei bene (e che vorrebbe bene anche a me), ma anche quanto avrei voglia di contribuire alla vita di un' altra persona. Quindi credo di poter apprezzare una relazione quando arriverà. (o sarebbe più giusto dire "se arrivasse")

Precisazione: Forse tutto questo è soltanto uno sfogo imparanoiato, infatti non mi sorprenderebbe per niente. Ammetto apertamente di avere le mie paranoie, ma non mi va chi cerca di farmene di più perche dice (che sia vero o falso) di aver sconfitto alcune delle stesse paranoie.


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domenica 6 luglio 2003
ore 13:41
(categoria: "Vita Quotidiana")


Panorama micesco
Per evitare di parlare delle solite paranoie... stavolta parlerò dei vari simpatici miagolatori che mi stanno attorno.

Per cominciare, la mia mitica miciona bianconera, Samoha Rodríguez Acropolitana. Ci conosciamo da maggio del 1999 quando un coinquilino mio di allora l'aveva portata a casa da una famiglia che regalava gattini. Però non aveva la minima idea di come prendersi cura di un' animale, la maltrattava pure, tirandole la coda o facendo finta di strozzarla, chiudendola in un cassetto o nell' armadio quando andava all' università, le lasciava lo stesso cibo per 3 giorni e le faceva il bagno ogni 3 giorni con lo shampoo! Risultato: si è ammalata la poverina e i suoi peli non crescevano, lui pensava di buttarla in strada. Allora sono intervenuto io e ho detto "lasciala qui la gattina, mi prenderò cura io di lei, non ho mai avuto un animale ma imparerò". L'ho portata dal veterinario, le davo le sue medicine, poco a poco è migliorata la sua salute. E due mesi dopo, abbiamo cominciato una serie di traslochi... sul serio, Samoha ed io abbiamo abitato insieme in sei case diverse, anche in due paesi! Quando abitavo in un appartamento piccolissimo, la lasciavo girare per le scale del palazzo, avevo anche messo il suo nome sulla porta. A dire la verità non ero sempre un proprietario ideale, ero piuttosto nervoso ma adesso tutto sta meglio. La gattina è diventata una gattona, non ha tanta voglia di giocare come prima, ma si lascia coccolare un pò di più, fa le fusa prendendo tra i denti una tela elastica, e quando non fa troppo caldo si addormenta sulle mie gambe. Alcune volte mi sveglia pure soffiando sul mio naso... e la prima cosa che vedo è una gatta con due macchioline nera tra la bocca e il muso. E quando capisce col suo istinto gattesco che sto per tornare, esce al balcone per ricevermi. Se si annoia può miagolare soltanto per ricevere delle carezze. (frrr, frrrrrr, frrrrrr!!!!)Stasera mangeremo dei rigatoni al tonno insieme...

Poi ci sono anche vari mici nel quartiere, molti ma non tutti appartengono a una signora che ha aperto una specie di "ristorante gattesco", lascia molto cibo sul proprio balcone e chi vuole, viene e mangia!

Mara -- gatta tricolore, bianca, marrone e nera, le manca un occhio. Risponde al suo nome anche da un isolato di distanza, riconosce i miei passi. Molto affettuosa, cerca di seguirmi fino alla fermata dell' autobus. Le piace molto essere accarezzata mentre tutti e due camminiamo.

Cleopatra -- gatta magra, grigia col ventre bianco. Un pò gelosa, si striscia tantissimo sulle mie gambe e quasi non mi lascia fare passi avanti, se ricomincio a caminare invece di coccolarla si mette a miagolare, come per dire "dove vai? non lasciarmi!" Qualche volta viene anche alla mia porta.

Mascarita -- gatto bianco e arancione, il suo viso sembra una maschera. Molto timido, non si lascia accarezzare facilmente. Una volta l'ho visto invitare Cleopatra a giocare con lui con un miagolio particolare che faceva tanta tenerezza.

Blanquita e Manchadita -- queste due gatte tricolori devono essere sorelle, stanno principalmente sulla strada a nord di me. Blanquita è molto affettuosa, si striscia pure lei come Cleopatra, qualche volta mi abbraccia la gamba con le sue zampette. Prima mi sembrava che fosse malata, ma adesso sta meglio da quando una signora le da spesso del cibo. Manchadita è un pò più indipendente, anche molto coraggiosa, l'ho vista salire sui balconi e sulle pareti, ha degli occhi proprio dolcissimi.

Nené -- come Zorba di "la gabbianella e il gatto", nero con un fiocco di bianco alla gola. Un pò più vecchio e timido, se dici il suo nome in un modo particolare si lascia accarezzare la testa e pure ti colpisce la mano con la sua testolina per dire "accarezzami un pò di più". Almeno due volte l'ho visto addormentarsi sopra un vasoio pieno di croccantini!

Shiva -- un gattone di color arancione, geloso e permaloso con gli altri gatti (se accarezzi un' altro gatto davanti a lui si arrabbia), ma molto tenero con la sua padrona: l'ho visto saltare nella macchina di lei perche non voleva essere lasciato a casa.

Simba -- gatto grigio peloso, un vero gatto di casa, non esce molto, ma quando lo trovo ci vuole un pò di tempo per vincere la sua timidezza e poterlo accarezzare. Ha il viso un pò triangolare.

Bubù -- la gatta tricolore e pelosa del veterinaio, era una randagia ma lui l'ha accolta e ora dorme nella clinica. Le piacciono le carezze alla testa, e non ha nessuna paura del cane del veterinaio (il barboncino Nondas), soltanto se accarezzi prima il cane dopo fa come se puzzassero le tue mani. Molto tranquilla, non l'ho mai vista arrabbiarsi.

W I MICI!!!!


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venerdì 4 luglio 2003
ore 20:41
(categoria: "Musica e Canzoni")


Canzoni rimaste a metà
Queste sono alcune canzoni che non ho mai finito di scrivere. In qualche momento, o sarebbe più giusto dire attraverso vari giorni di passeggiate solitarie a Salonicco durante i miei anni qui, mi sono venute alcune parole, alcune musiche, ma proprio queste canzoni non le ho mai scritte per completo. In qualche momento, quando comincierò a ricevere nuovi stimoli da nuove fonti di ispirazione, certamente mi verranno anche altre idee...

Specchi nel deserto

Specchi nel deserto
Non li vedi rompersi
Luci di primavera
Non le vedi arrivare

Ma un pò senza cautela
Si avvicinerà a te
Un’ altra presenza
Che ammirerai

Immagina, Immaginerai, Immagina.

L’ altro ieri ti svegliarono
Alcuni ricordi
Giorni colorati
Che vuoi anche vivere

Ti è venuto un nome
Ti è venuta un’ immagine
Come fosse la prova
Che senti ancora

Vedi di nuovo
Che all’ improvviso
Tutto si cambia

Immagina che alcune parole
Diventeranno frecce nel tuo cuore
Il desiderio ti brucerà
Di averla di nuovo vicino a te

E quando senti di volare
Se la tieni abbracciata
Ti sei perso
Innamorato
Così si chiama
L’hai capito
Hai trovato un cuore
Innamorato.

Mi ha visto l’ Inverno

Mi ha visto l’inverno
Per strada di nuovo
Calcio sigarette per non pensare a te

Chiamalo pure uno sbaglio
Chiamalo pure passione
Una storia che è già finita

E tutti quanti mi ricordavano per te sono perplessi
Ora che vedono soltanto me
Chiedono dove si è persa l’ altra mia metà
Dov’è andata quella bella ragazza

Va via una menzogna
Va via anche l’argomento
Così sono scappato da loro per qualche momento

Ma se sono solo
Viene il dolore
Nel mio cuore non ti spegni tu

Perchè non siamo rimasti amici come prima
E dovevamo vivere un’ avventura?
Perchè dovevamo ascoltare le parole del cuore
Che dicono che due fanno uno?

E adesso
Non penso senza rimpiangere
E non dimentico come
Ti avevo nelle mie giornate
Ti avevo nelle mie notti
Ti avevo come stella mia, te.

Cosa hai da dire?

Il buio più terribile è quello
Che rimane quando accendi la luce
Ed è lo sguardo più palloso quello
Che ti lanciano se non vogliono
Vederti o conoscerti

Dici che è per te l’ora di lottare
Come sarebbe se lottassi ogni giorno?
Per te che ognuno ti ama
Quali vuoti hai da colmare
Quali angoscie da esiliare
Quando di sera il ballo ti aspetta?

Se vuoi sentirne di lotte, ho qualcosa da dirti
E degli amareggiamenti posso facilmente prestarti
Come puoi capire qualcosa che tu non vivi mai?
Cosa hai da dire?
Non hai niente da dire
Cosa mi dirai?


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