Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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giovedì 9 dicembre 2010 - ore 23:55
Oh tannenbaum oh tannenbaum
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei avere qualcuno con cui condividere questo periodo pre-natalizio. Vorrei avere il tempo da passare con qualcuno con cui condividere questo periodo pre-natalizio. Mi è sempre piaciuto il Natale, nel senso più consumistico e materialista del termine. Nel senso di regali, sorrisi, partecipazione, tavole imbandite e tutti contenti.
Chi ha passato Natali come i miei, adora i Natali come i miei.
Ho un alberello tutto decorato di rosso e argento sul mobile della cucina, un presepe cartonato sulla libreria e un babbino di natale in lana cotta fuori dalla porta. E mi basta. Lo dedico a Giovanni. E a quelle volte che ci si guarda negli occhi e viene voglia di correre.
E anche qui ci vorrebbe un bel background.
Quando lunico modo che hai di comunicare è scrivere su un blog che non legge più nessuno, vuol dire che cè davvero qualcosa che non va.
Ho delle aspettative troppo alte sul resto della popolazione di questo pianeta. Pur essendo una scettica pessimista (definizione che mi calza a pennello) mi sono fatta un’idea sproporzionata sulla qualità dei rapporti umani, e per sproporzionata intendo troppo alta, per l’appunto. Di conseguenza, e non c’erano altre vie d’uscita a questo inghippo psicologico, credo di essermi fatta un’idea superiore alla reale realtà dei fatti per quanto riguarda me. Ripeto, è una logica conseguenza di questo processo sbagliato fin dal principio.
Se ci fosse un modo per spiegarmi con più chiarezza, o una qualche possibilità di non essere fraintesa da nessuno in quello che sto dicendo, l’avrei sicuramente fatto. Quindi, chi non ha capito, è entrato ancora poco nella mia testa per poter comprendere quello che sto pensando.
Insomma, bevetevi una birra, tanto non cambia niente.
Im like a rainbow
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Shes like a rainbow
She comes in colors evrywhere, she combs her hair Shes like a rainbow, coming, colors in the air Oh, everywhere, she comes in colors
She comes in colors evrywhere, she combs her hair Shes like a rainbow, coming, colors in the air Oh, everywhere, she comes in colors
Have you seen her dressed in blue See the sky in front of you And her face is like a sail, speck of white so fair and pale Have you seen a lady fairer
Have you seen her all in gold Like a queen in days of old She shoots her colors all around like a sunset going down Have you seen a lady fairer She comes in colors evrywhere, she combs her hair Shes like a rainbow, coming, colors in the air Oh, everywhere, she comes in colors
Shes like a rainbow, coming, colors in the air Oh, everywhere, she comes in colors
Oggi mi tiro su così. Che bella. Mi fa bene. E ho deciso dove usarla. E favolosa per luscita e linchino. Devo sottoporre la proposta al Sommo. Io voto già sì.
Music was my first love
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A volte ancora non mi lascia dormire. Ho pensieri che mi bombardano la testa. Stanotte pure. Vengono a trovarmi come i fantasmi del Sogno di Natale. Non lo fanno neanche apposta, a volte mi sembra che arrivino con tutte le buone intenzioni, solo che mi fanno sbarrare gli occhi per il resto del tempo che dovrei dedicare al sonno.
Sto lì a pensare e rimuginare sugli errori che ho fatto, sui dubbi, sui fallimenti - oddio, ma sono davvero così tanti? Devo invertire la rotta. Quando penso a me, a me Silvia di carne ossa e brufoli, mi vengono in mente solo cose brutte. Degli altri mi vengono in mente solo cose belle, e il confronto è massacrante, quasi disumano. Ci perdo di non so quanti punti. Sembro Gargamella nella valle dei puffi, o la strega cattiva che cerca di sterminare i nani di Biancaneve. Non fa bene neanche allautostima, ad essere onesti... Se voglio arrivare a un dignitoso pareggio devo iniziare con le cose belle. Ne ho fatte? Mmmmm. Avrei bisogno daiuto per ricordarle. Che al momento ho la testa sgombra.
Sconvolta. La notizia capace di rovinarmi una giornata. No, lui no. Vorrei lanciarmi in citazioni, ne ho almeno una ventina in testa. Ma preferisco lasciar parlare il passato.Voglio ricordarti così. Questo è un giorno di lutto. Addio Leslie, addio Frank. Addio.
Evviva! Il mondo reale e soprattutto il mondo del web si sono accorti del precariato del giornalismo!!! Merito della drammatica storia di Paola Caruso, che nessuno conosce ma che ci assicura essere la migliore giornalista dei suoi settori (dalle calze alleconomia) e di essere stata scavalcata da un raccomandato. E che con lo sciopero della fame chiede di essere assunta dal Corriere della Sera, mica Sbirulino eh. Fa lo sciopero della fame, e io la sostengo in toto.
Se lo faranno tutti i precari del giornalismo, considerato che i giornali sono in stato di crisi e non assumeranno, e considerato che il corpo umano necessita di cibo e di acqua dopo un po di tempo...
Lanno prossimo vi invito tutti alla mia assunzione.
Quasi quasi oggi faccio lo sciopero della fame perché non ho le tette della Bellucci. Quasi quasi. Il mondo della chirurgia plastica me ne sarà eternamente grato.
Facciamo un esempio. Cè una cosa che ti rende un po felice e un po triste. Qual è il sentimento predominante? Si può essere felici e tristi allo stesso tempo, ma da qualche parte la lancetta deve pur pendere. Metti caso: un amico che piglia e se ne va a cercar fortuna altrove. Sei contento per lui perché loccasione è ghiotta, ma ti dispiace non vederlo per chissà quanto tempo. Allora, sei felice o no di quello che sta succedendo? Come si fa a dire quale vince sullaltro?
Cè un sentimento più forte, che è quello della tristezza, che solitamente passa sopra a quello più debole, la felicità, una specie di lotta in cui il dominante assorbe il meno portato alla sopravvivenza interiore (per dirla, anche se forzatamente, alla Mendel). Qualcuno lo chiamerà riduzionismo analitico, qualcuno dirà che non possiamo paragonare due sentimenti ai fagioli verdi e gialli, o con gli occhi chiari e scuri trasmessi dai genitori alla prole. Ma io in questa cosa avrei voglia di capirci di più.
Spesso ripeto a me stessa e agli altri che da piccola sono stata una bambina molto malinconica. Qualcuno sorride. Che ci sarà da ridere, penso. Forse è un sorriso di solidarietà. O pena. O non so. "Non esistono bambini malinconici!" mi rispondono i più.
Mia nonna, l’altro giorno, mi ha portato dei vecchi fogli con vecchie poesie. Sono pagine di un’agenda su cui io e mia cugina Sara facevamo disegni da regalare alle mamme o alla nonna. Io scrivevo anche poesie.
Forse non è importante essere felici Le persone tristi capiscono i problemi e amano di più.
Forse un fiore che è sbocciato è un bimbo appena nato Vuole riuscire a crescere Forse è così anche l’amore
Forse la neve che cade vede i problemi del mondo Capisce il male e cade, e copre la terra per proteggerla dall’odio.
Silvia, 11 anni
Mi pare ieri che, con le mani tremanti, mia nonna ha estratto dalla scatola dei ricordi un disegno fatto da me a 9 anni. Una principessa che corre con un grosso taglio sulla gola e un coltello in mano, pronta a suicidarsi. Mentre un principe, sullo sfondo, corre ma non fa in tempo a raggiungerla prima che muoia. Poi le poesie. E pensare che ho buttato via, in un momento di crisi depressiva a 12 anni, una in cui parlavo del mondo raccontato da una ragazzina che si è strappata gli occhi per non vedere la sofferenza.
Sono sempre stata una bambina molto, molto malinconica.
Una volta stavo parlando di uomini con una mia amica. Di conversazioni fra uomini e donne, per essere precisi. Di come una frase, una domanda o unosservazione vengono interpretate in maniera differente nel mondo rosa e nel mondo blu. Per lei richiedono evidentemente unesposizione, una presa di posizione e una conseguente dichiarazione dintenti palese ed esplicita, per lui sono perdite di tempo facilmente aggirabili con la locuzione: “Perché, era una domanda?”. Nel caso specifico la conversazione di cui stavamo analizzando le caratteristiche era quella via sms. Ogni messaggio al cellulare inviato da M a F con punto di domanda otteneva una risposta. E anche ogni messaggio senza punto di domanda, o con una domanda anche retorica o mescolata o intraletta o sospettata otteneva una risposta (non richiesta, per carità, ma la otteneva). Il fatto è che poi F si aspettava da M lo stesso trattamento. “Se io ho risposto, mi risponderà anche lui”. Purtroppo non esistono regole, e quello che funziona da M a F non funziona a parti invertite. Ci siamo sentite obbligate quindi a studiare il comportamento animale da telefonino, e che oggi può essere serenamente ampliato al mondo del web con mail e chat e facebook e chicchessia. Ogni messaggio con una domanda retorica o unosservazione che ritenevamo meritoria di replica non otteneva nessun segnale di vita dal nostro interlocutore maschio. Cera un problema di comprensione. Fra laltro, non ottenevano risposta nemmeno le domande come va, come stai, coshai fatto oggi, ritenute indegne di 10 centesimi alla vodafone da M e imprescindibili per condurre un rapporto umano per F. Non ottenevano risposta neanche le palesi domande in cui si chiedeva conto di qualcosa, ma che purtroppo per il nostro orgoglio linterlocutore non riteneva di sua vitale importanza. Ma noi donne, si sa, non siamo chiare. Siamo una notte stellata che per quanto costellata di luccichii rimane buia. Noi si mette il punto esclamativo per suscitare una reazione forte e decisa in un uomo che senza punto di domanda non capisce se la femmina vuole una risposta oppure solo sfogare una sindrome premestruale perenne. E i puntini di sospensione, questi ambigui puntini di sospensione, che appena digitati nella nostra mente sono già diventati lovvia introduzione a un altrui cenno di comprensione, o almeno una reazione. E invece i puntini puntini per il maschio dominante sono come un discorso non finito, “cosè che volevi dire non ho capito”. Così, quando lei (la mia amica) doveva mandare sms al ragazzo con cui ogni tanto si vedeva, mi chiedeva consigli stilistici e formali. Come inserire una domanda degna di risposta che fosse allo stesso tempo interessante (quindi non un semplice sì o un no) e richiedesse uno sforzo intellettuale? Come far capire a un uomo che si vorrebbe ottenere da parte sua un qualsiasi tipo di segnale capace di trasmettere interessamento alla nostra vita? Imprescindibile era diventato allora inserire il punto di domanda. Ogni sms finiva con una domanda che imponeva una risposta. Con discrezione, se no magari il maschio dominante si sente stretto come in un dolcevita di acrilico. E allora tornano le incomprensioni, e non se ne viene fuori. Che noi, noi donne dico, ci restiamo male se lui non risponde. E arrabbiarsi per ore, e poi lui chiama, e tu dici non mi hai risposto! e lui, con la calma di un budda, ti dice ma non mi hai fatto nessuna domanda... E mentre nella sua mente blu ha ragione, nella mente rosa è una mancanza di rispetto intollerabile.
E allora, sto punto di domanda, ce lo metto o no? Che se lo metto ma non mi risponde vuol dire che la domanda non meritava, allora pensa che sono scema oddio mi scarica magari sta già chiamando quella bionda dellaltra sera. O magari non mi risponde perché sono assillante asfissiante soffocante e deprimente e lui vuole essere lasciato libero oddio a te sembrava in interrogatorio? Ma se non lo metto, per sembrare molto tranquilla nella mia essenza di donna senza scampoli dassenza, magari non risponde. Ma non lo metto semplicemente perché voglio evitargli di rispondere forzatamente, e cioè mi risponde solo se vuole. Ma se non mi risponde mi uccido. E allora, sto punto di domanda, lo metto o no? No. Sì.
Boh. Fa un po quel che ti pare. Rosario, mi fai una birra?
Adieu. Porca miseria, che botta. Non me l’aspettavo. Devo ancora assorbire tutto. Sono ancora un po’ sconvolta. Speriamo passi presto.
Ci si saluta così, nel peggiore dei modi. Con critiche gratuite, totalmetne ingiustificate, spinte dal solo egocentrismo. Con due di qua e due di là. Con compromessi cercati per un mese, tentativi di mettere tutti d’accordo e non perdere il gruppo in una nebbia inutile. E poi, nel momento in cui bisognava essere compatti, un’intera serata di discussione per raggiungere una versione univoca e valida per tutti svanisce. Come se non ci fossimo mai parlati. Ognuno per la sua, e buonanotte ai viaggiatori. Il treno si ferma qui. E il mio discorso iniziato con noi era sulla bocca degli altri un continuo io io io perché tu tu tu. Ho usato il noi, nessuno ha seguito. Si vede che non è importante con chi si lavora. Per me lo era. Si lavorava bene insiseme, avevamo caratteristiche così diverse che risultavano quasi complementari. Ognuno aveva la parte prima ancora di avere il copione. Eravamo belli.
Non siamo professionisti, non siamo mercenari, non siamo mestieranti. Siamo un gruppo porcatroia, una semi-micro-compagnia ce stava insieme alla perfezione, mettendo da parte i personalismi che cercavano di emergere, e che si sfascia perché ci si sente già arrivati. Arrivati dove, dico io. A fare la figura del pollo io non ci vado. Abbiamo fatto quanto, si faceva il conto l’altro giorno. Cento ore di corso? Forse, e almeno io posso dire di averle fatte quasi tutte. E con cento ore siamo attori? Ma mi faccia il piacere. E scusate l’arroganza, ma ho dimostrato di essere più portata per questa cosa di qualcun altro. Che, invece, crede di essere l’erede di Gassman.
Non mi fa arrabbiare che abbiano scelto una strada nuova e tentare qualcosa che ritengono migliore. Mi fa incazzare che lo facciano sospinti da motivazioni non valide. Anch’io voglio il salto di qualità, e sono stata tentata dall’idea di virare, ma è possibile solo quando ci sono delle basi. E non le abbiamo, ancora. E mi fa incazzare che ho fatto la figura della scema, dell’ingenua, di quella che si illude di arrivare a un punto d’incontro e tanto era tutto deciso. Solo che non volevo accettarlo. Ho fatto la figura della scema. E sarò nuovamente arrogante, ma non ritengo che le motivazioni per rompere il mio gruppo fossero valide. Chi sono io per dirlo? Nessuno. Ma è il mio blog e dico quel cazzo che mi pare.
E sarò stronza, sarò la solita complottista, sarò paranoica. Ma la rottura del mio gruppo ha un nome e un cognome. Ha distrutto una delle cose più belle della mia vita.