Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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domenica 14 settembre 2008 - ore 13:36
..sarà che per pensare non c’è un orario..
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Anche oggi piccola e disperata. Sarà questo tempo, sarà che che è notte fonda, sarà che il cielo è grigio, sarà che il freddo da soli è più freddo, sarà che le crisi sono sempre più frequenti su quei fogli di carta, sarà che va tutto di là, e io sono di qua. E poi qualcuno mi tiene la mano sotto il tavolo quando sa che sto male. Cosa non vuol dire una mano... A me basta poco. Il fatto è che non è poco. Certo, sono gesti piccoli, ma diventano grandissimi, importanti. Tre parole: "Sono con te". Quanto poco, quanto poco basta. Gesti piccoli e belli.
Sarà che è notte fonda che dalla radio accesa arriva musica lenta messa in onda; sarà che per pensare non c’è un orario se c’hai pensieri che pesano sul serio. E non c’è dizionario, non c’è vocabolario per trovare le parole e allora scusa se son scritte male, però tu tanto mi capisci uguale, tu sei come me
Sono arrivata a citare i Binario.
E ascolto i Pogues. A volte mi chiedo perché certe cose le scopro così tardi, e perché le scopro per caso. L’anno scorso a quest’ora mi appropriavo dell’Irish Christmas Song dei Pogues. Voglio il cd natalizio da mettere in macchina. Sì, lo voglio. Le canzoni sono già selezionate. Voglio il mio cd di Natale. Visto così, con l’ordine che ho già stilato, è un cd fantastico.
Chi l’ha detto che va ascoltato solo a dicembre, chi l’ha detto.
I don’t want to fight tonight
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando sono triste ascolto canzoni di Natale. Anche quando sono felice ascolto canzoni di Natale. Diciamo che quando ho sbalzi d’umore ascolto canzoni di Natale. Oggi è il primo dei due casi, quindi canzoni di Natale. Ascolto Sex Pistols, Pogues, Ramones, Darkness, Blink 182. Mica canzoni tradizionali, ascolto quelle belle belle. Quelle diverse, quelle originali, quelle che non senti cantare alle recite dell’asilo. Ecco, quelle lì.
Oggi insomma canzoni natalizie. E poi rido di chi fa i piani antineve, a settembre. Io ascolto canzoni natalizie, a metà settembre. Ma sono triste, e mi fanno bene.
Fuori piove e sento qualcosa di brutto scendermi, piano piano, lungo la schiena, e poi salirmi, piano piano, su per lo stomaco. Oggi ho paura, tanta, tanta paura: in un certo senso la capisco, in un certo senso no. Ho una confusione in testa che non mi fa respirare, che mi blocca la pancia, che mi stende a terra. Oggi sono così, piccola e disperata. Oggi ho le paturnie.
Ramones - Merry Christmas (I don’t want to fight tonight)
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight with...
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight Merry Christmas, I don’t want to fight tonight Merry Christmas, I don’t want to fight tonight with you
Where is Santa at his sleigh? Tell me why is it always this way? Where is Rudolph? Where is Blitzen, baby? Merry Christmas, merry merry merry Christmas
All the children are tucked in their beds Sugar-plum fairies dancing in their heads Snowball fighting, it’s so exciting baby
I love you and you love me And that’s the way it’s got to be I loved you from the start ’Cause Christmas ain’t the time for breaking each other’s heart
Merry Christmas, I don’t want to fight tonight Merry Christmas, I don’t want to fight tonight Merry Christmas, I don’t want to fight tonight with you
Ho mille posti per la testa in cui vorrei portarti ma come fare ancora non so
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Arranco, voce del verbo arrancare.
Poi vai su Wikipedia, che è sempre una garanzia, e trovi questo:
1. trascinarsi faticosamente, spostarsi a stento "il poveretto arrancava per la strada"
2. vogare con forza "i canoisti arrancano"
Anche arrancare ha la sua buona dose di forza, di impegno, di coraggio. Ha la sua buona dose di orgoglio, di vigore. Arrancare vuol dire anche andare avanti, non solo rallentare, abbattersi, continuare la lotta. E’ anche lottare. Basta saper dare il giusto peso alle cose, come dice il saggio Nonno Inverno. Come oggi dico io al saggio Nonno Inverno.
Prossimo alla visione - o, nel mio caso, all’ennesima ripetizione.
(Sì, quella nel titolo è una citazione dei Lunapop. Puoi farmi del male fisico, ora.)
Update giornalistico, ore 16.57. Dal blog di un consigliere comunale, che spiega con parole sue quello che penso dei temi che mi fanno trattare ultimamente. "p.s. questa notizia la scrivo qui perché la stampa locale non l’ha pubblicata. Troppo presi dal gossip, le ombrelonghe ed il ramadan."
La scusa che tenderei ad inventare è che scrivi quello che la gente vuole leggere, mentre dovresti scrivere quello che la gente deve sapere. Punti di vista.
Possiamo sempre inventarci di una bambina che potrebbe essere lei e invece non parla italiano e il gruppo sanguigno non è il suo e l’ha riconosciuta una trevigiana di Viterbo, o ad esempio sparare sui morti, per cambiare argomenti. Ma parlo così solo perchè sono fortemente intollerante, in giorni così poi... Per non parlare di altre cosette carine che ho trovato sui giornali on line di oggi. E solo per dire che, purtroppo, il mio amico consigliere ha ragione, ma si sbaglia.
Sì, sono una donna fortemente intollerante. E se c’è una cosa che proprio non sopporto è viaggiare male in treno. Classifica delle cose che mi danno fastidio in treno, dal quinto al primo posto (le precedenti quattordici posizioni vengono tralasciate):
5. Quelli che ti parlano anche quando dimostri di non voler intrattenere nessuna brillante conversazione sull’involuzione del meteo. Fra costoro inserisco anche quelli che pur non parlando attirano la tua attenzione: ruminando. Vistosamente, rumorosamente ruminando. La cosa si fa più seria quando è una signora che va per i 60, che da Bologna a Mestre mastica la stessa gomma, una signora in shorts di jeans e stivali texani, truccata come una battona e con il ciuffo di una Suzanne Somers ai bei tempi.
4. Quelli con le valigie grandi. Non ci stanno sotto i sedili, non ci stanno sul portapacchi in alto. E allora che si fa? Si lasciano in mezzo al corridoio, perché rispettare il tuo vicino di posto mettendo la tua enorme inutile ingombrante valigia dove dovrebbe stare (nel vano ricavato fra i vagoni, dove i viaggiatori più educati si siedono per non dar fastidio a nessuno, o più esattamente nel tuo c… Silvia!!!) non va più di moda. Così questi insolenti utenti di treni malmessi riescono infine addirittura a costringerti a spostarti. O peggio, ti piazzano la valigia sulle ginocchia, così che ti trovi tutto anchilosato con i piedi uniti e le gambe strette. Sorridendo e dicendo, scusi. Ma io delle tue scuse onestamente me ne faccio poco, questo non è il posto della tua valigia. Devo ripetere dove la devi mettere? Silviaaaaa!!!
3. Quelli che tengono la suoneria al massimo del telefono, e più in generale quelli che tengono la suoneria del telefono. Non mi interessa sapere chi ti chiama e perché, vecchio imbecille, non hai bisogno di gridare al telefono per farmi sapere che qualcuno si ricorda della tua esistenza. Ti detesto già per il fatto che il gattino Virgola ti abbia avvisato che hai ricevuto un nuovo messaggio. Ti odio già perché Nummanummaye ti ha risvegliato dal tuo torpore sonnolento quando alla tua prozia è venuta voglia di fare due chiacchiere. Non costringermi a provare per te sentimenti ancora peggiori gridando al mondo che arrivi a Padova alle 15.24, a noi comuni mortali non interessa. Dammi i numeri del lotto, se proprio devi rompere le palle ad alta voce, se no sta zitto.
2. Quelli che puzzano. Il corpo umano espelle tossine e puzza. Ci sono dei rimedi casalinghi a questa situazione, come ad esempio il sapone, i deodoranti, le creme. Ce ne sono a bizzeffe, basta entrare in un qualsiasi supermercato. Ecco, ci sono persone che non sanno di queste soluzioni offerte anche a prezzi dignitosi e affrontabili. Il fatto che io sia sensibilissima agli odori personali mi rende anche particolarmente intollerante alle persone che fingono di non essere a conoscenza delle varie misure precauzionali che possono essere adottate per vivere serenamente, pacificamente e rispettosamente nella società che definiamo civile.
1. Ma i peggiori, quelli che proprio abolirei, quelli per i quali farei passare una raccolta firme su tutti i convogli FS, sono quelli che mangiano Mc Donalds in treno. Non tollero, davvero non tollero l’odore di McD in treno. Mi fa venire il voltastomaco, a volte anche una forte emicrania. Detesto qualsiasi odore molesto in treno, ma soprattutto quello di McD. Fritto misto marcio, che nelle stanzette piene di pagliacci rossi e gialli ci può stare, è il suo ambiente. Ma in un vagone popolato di gente semplicemente “normale” no, quello no. E ogni maledetta volta che prendo il treno succede. Sono un catalizzatore di viaggiatori con McD, una calamita di Big Mac, sono morbosamente attraente per i divoratori di Chicken McNuggets. Sembra che abbiano tutti preso la bruttissima piega di sedersi dietro di me, così non li posso neanche fulminare con lo sguardo. Io con gli occhi sono bravissima. Io faccio gli occhi.
A me Ronald continua a ricordare vagamente It, riportandomi alla mia atavica paura dei pagliacci.
E si ripropone la questione che già posi ai miei lettori mesi orsono: come si sceglie il posto in treno? Sedersi in uno scompartimento totalmente libero e affidarsi al caso dell’avventore che sceglierà il posto accanto al tuo? O sedersi in uno scompartimento già parzialmente occupato valutando attentamente il vicino di posto e scegliendo fra i vari quale potrebbe essere il meno invadente? Il rischio anche lì è sostenuto, perché potrebbe trattarsi di un errore madornale, o di un eccesso di fiducia nei confronti di quella donna così silente e pacata. Che poi scopri avere tre figli di età compresa fra 2 e 5 che stavano tirando sassi ai piccioni mentre tu sceglievi accuratamente la tua signora silente e pacata.
Mi rendo conto che i miei viaggi in treno sono da stimolo per la mia vena creativa letteraria.
Trova le differenze
(categoria: " Vita Quotidiana ")
In ogni sacchetto di caramelle ci sono gli orsetti gommosi alla frutta. Basta non farsi travolgere dagli orsetti, e guardare tutte quelle altre meravigliose caramelle. Basta decontestualizzarli, e prenderli per quello che sono, orsetti gommosi alla frutta. Basta pensare alle caramelle.
Fra Simpson e Griffin, ho sempre sostenuto veracemente la superiorità dei primi, non per una mera questione primigenia, ma per una maggiore serietà nello sviluppo della serie. Con serietà intendo che, dopotutto, i Simpson ogni giorno imparano qualcosa, risolvono un problema (a modo loro ma lo risolvono), i cattivi sono cattivi e spesso vincenti, i buoni sono imbecilli e sfortunati ma è la storia del mondo e non si scampa da lì. Invece i Griffin, per colpa di Peter, sono degli esempi pessimi. E Peter è uno stronzo. La mia battaglia di oggi è contro Peter Griffin, l’unico personaggio dei cartoni animati che sono arrivata a odiare quanto la mia prof di matematica delle medie, l’esimia prof. Varponi. (Mi correggo: Peter Griffin e Spank, quanto detesto Hello Spank).
Io li adoro i Griffin, eh? Me li guardo con la gioia di una bambina che si teletrasporta in un negozio di bambole nel giorno del suo compleanno. Mi siedo sul divano con le patatine e i biscotti e mi faccio grasse, grasse risate, osservo e raccolgo citazioni dotte e colte, a dispetto del tema sempre faceto e frivolo che segna la paradossale trama della puntata in atto. Devo ammettere che spesso mi fanno molto più ridere dei Simpson, che sono invece più semplici e diretti, pur presentando al loro interno vivaci rivisitazioni di film e personaggi storici, televisivi e politici, universalmente celebri e non. Ma Stewie è il figlio che non ho mai avuto, Meg è una Silvia adolescente sfigata e paranoica, Brian è vagamente simile sia fisicamente che caratterialmente al mio amico immaginario, se ben lo ricordo. Sono passati tanti anni, ma lui è ancora con me, ogni giorno. I Griffin hanno una carica in più.
Ciò nonostante, i Simpson ovviamente vincono la palma della genialità, e Groening andrebbe omaggiato con un oscar a caso, tanto non credo gli interessino i titoli. I Simpson sono i primi, unici e inimitabili (ve lo dice una che si è comprata un braccialetto fatto di ciambelle per poter dire ciambeeeellaaaaaa...).
I Griffin sono più astuti, polemici, sarcastici, brillanti, adorabilmente meschini. E fanno più ridere, anzi fanno straridere, come da una tipica espressione supergiovane contemporanea. Ma Peter è uno stronzo, e io lo detesto. Lois deve lasciarlo. Non sono una bella coppia, sono la coppia peggio assortita della televisione mondiale. I migliori invece erano loro. Chissà dove sono finiti.
Chissà chi altri ha mai visto questo telefilm, piuttosto. E chissà chi si sta domandando come mai io l’ho visto, invece.
E poi io amo Al Bundy.
Bundy and his friends founded "NO MA’AM," the "National Organization of Men Against Amazonian Masterhood". Its purpose is to fight the increasing power of women all over society. His presidency of NO MA’AM is his outlet of his talents as an orator, indeed in a speech at Speaker’s Corner in London, he attracted an large audience after he expressed his opinions on the French and women.
Va bene, ho sproloquiato. Cambiamo argomento, parliamo di attualità.
Scusa, dovevo farlo. Anche questo è amore.
Ovunque proteggi – Vinicio Caposela Non dormo ho gli occhi aperti per te, Guardo fuori e guardo intorno Com’è gonfia la strada Di polvere e vento Nel viale del ritorno E quando arrivi Quando verrai per me Guarda all’angolo del cielo Dov’è scritto il tuo nome Ed è scritto nel ferro Del cerchio di un anello E ancora mi innamora E mi fa sospirare così Adesso e per quando Tornerà l’incanto.. E se mi trovi stanco Se mi trovi spento Se il meglio è già venuto E non ho saputo Tenerlo dentro me I vecchi già lo sanno il perché E anche gli alberghi tristi Che troppo è per poco E non basta ancora Ed è una volta sola Ancora proteggi La grazia del mio cuore Adesso e per quando Tornerà l’incanto L’incanto di te Di te vicino a me Ho sassi nelle scarpe E polvere sul cuore Freddo nel sole E non bastan le parole Mi spiace se ho peccato Mi spiace se ho sbagliato Se non ci sono stato Se non sono tornato Ma ancora proteggi La grazia del mio cuore Adesso e per quando Tornerà nel tempo Il tempo per partire Il tempo di restare… Il tempo di lasciare Il tempo di abbracciare In ricchezza e in fortuna In pena e povertà Nella gioia e nel clamore Nel lutto e nel dolore Nel freddo e nel sole Nel sonno e nel rumore Ovunque proteggi La grazia del mio cuore Ovunque proteggi La grazia del tuo cuore Ovunque proteggi Proteggimi nel male Ovunque proteggi La grazia del tuo cuore
Vediamo, per allietare il nostro scialbo pomeriggio, ecco il sondaggio: chi di voi ha la mamma fissata con le pulizie?
Tu, ragazzo in prima fila, cosa dici? Tua madre ha la donna di servizio? Bene, bravo, sono contenta per voi. Tu, con la maglia rossa (la prossima volta evita le righe orizzontali però), dimmi? Tua madre è fissata e pulisce casa da cima a fondo una volta alla settimana? Tua madre è una principiante, mia madre lo fa due volte a settimana. Tu, ragazza lì in fondo, tocca a te, dimmi. Ah, dici che tua madre fa le pulizie di primavera anche in autunno? Allora vieni qui e abbracciami fortissimo, ti prego, dobbiamo condividere questo dolore. Perché mia madre fa anche quelle di Pasqua e di Natale.
La mamma da una settimana è impegnata con le pulizie di primavera autunnali. Non lo definisco un problema vero, perché il mio intervento in tutto questo si limita ad asciugare i bicchieri dei servizi buoni nella credenza perché non si vedano le gocce, asciugare per lo stesso motivo le campanule dei lampadari e alcune vetrate, qualche passata di aspirapolvere e di spolvero mobili, i bagni, più alcune sottigliezze da maniaca ossessivo compulsiva come amo definire la mia genitrice. Ma il dramma è insito alla situazione, e io sono discretamente intollerante, soprattutto in questi giorni.
La responsabile della mia nascita, se non sono stata ancora abbastanza chiara, è fissata con le pulizie. E ancora di più con le tende. Quando si fanno le pulizie di fondo, qualsiasi sia la stagione, qualsiasi sia la temperatura esterna, mia madre stacca tutte le tende. Odio le case senza tende, odio le finestre senza tende. Odio le finestre senza tende ancora più delle finestre con le tende brutte. Mi danno un senso di spoglio, di lugubre, di triste e incompleto. Vedi tutto fuori, senza un filtro che modifichi la tua realtà. Senza quel velo di mistero che avvolge tutto, lasciando spazio alla tua immaginazione. Mi mancano.
Inoltre le macchie di pioggia sui vetri in controluce si vedono molto più facilmente, così, senza tende. E si pulisce di conseguenza anche dove era stato pulito il giorno prima, perché continua a piovere e non rinfrescare, e senza tende si vedono i vetri sporchi e mia madre diventa intrattabile e ripulisce di nuovo. Poi arriva mia nonna a darle una mano non richiesta e sporca, e allora mia madre pulisce ancora e diventa ancora più intrattabile. E io voglio andare a vivere da sola.
Counting Crows - Mrs Potter’s Lullaby
Well I woke in mid-afternoon cause that’s when it all hurts the most I dream I never know anyone at the party and I’m always the host If dreams are like movies, then memories are films about ghosts You can never escape, you can only move south down the coast
Well, I am an idiot walking a tightrope of fortune and fame I am an acrobat swinging trapezes through circles of flame If you’ve never stared off in the distance, then your life is a shame and though I’ll never forget your face, sometimes i can’t remember my name
Hey Mrs. Potter don’t cry Hey Mrs. Potter I know why but Hey Mrs. Potter won’t you talk to me
Well, there’s a piece of Maria in every song that I sing And the price of a memory is the memory of the sorrow it brings And there is always one last light to turn out and one last bell to ring And the last one out of the circus has to lock up everything
Or the elephants will get out and forget to remember what you said And the ghosts of the tilt-a-whirl will linger inside your head And the ferris wheel junkies will spin there forever instead When I see you a blanket of stars covers me in my bed
Hey Mrs. Potter don’t go Hey Mrs. Potter I don’t know but Hey Mrs. Potter won’t you talk to me
All the blue light reflections that color my mind when I sleep And the lovesick rejections that accompany the company I keep All the razor perceptions that cut just a little too deep Hey I can bleed as well as anyone, but I need someone to help me sleep
So I throw my hand into the air and it swims in the beams It’s just a brief interruption of the swirling dust sparkle jet stream Well, I know I don’t know you and you’re probably not what you seem But I’d sure like to find out So why don’t you climb down off that movie screen
Hey Mrs. Potter don’t turn Hey Mrs. Potter I burn for you Hey Mrs. Potter won’t you talk to me
When the last king of Hollywood shatters his glass on the floor and orders another Well, I wonder what he did that for That’s when I know that I have to get out cause I have been there before So I gave up my seat at the bar and I head for the door
We drove out to the desert just to lie down beneath this bowl of stars We stand up in the palace like it’s the last of the great pioneer town bars We shout out these songs against the clang of electric guitars You can see a million miles tonight But you can’t get very far Oh, you can see a million miles tonight But you can’t get very far
Hey Mrs. Potter I won’t touch Hey Mrs. Potter it’s not much but Hey Mrs. Potter won’t you talk to me
How I wish you were here
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vi ho detto, vero, che da piccola volevo chiamarmi Molly? Avevo comunque più buon gusto di alcuni genitori.
La Pontificatrice torna a fare quello che di meglio sa fare: oggi però, invece di catechizzare il mondo, sosterrà la causa di una bambina, la piccola K. Come quello di Man In Black. (Come la chiameranno i suoi compagni di classe?) "Talula does the Hula From Hawaii" a 9 anni ha scelto di chiamarsi con una sola lettera dell’alfabeto. La battaglia di K è legittima e la pontificatrice è dalla sua parte: infatti K ha vinto e ha ottenuto la custodia dei genitori. Mi piace sottolineare che in Nuova Zelanda, dove K vive e fa pascolare i genitori ogni mattina, dal giorno della sentenza, oltre a "Talula does the Hula From Hawaii" sono proibiti anche Fish and Chips come nomi da dare ai gemelli, mentre è possibile scegliere Benson e Hedges. Basta stare attenti alla legge. Ah, per chi volesse chiamare il proprio erede Aspetto il quattro alla fermata di via Pisa credo sia sufficiente una telefonata all’anagrafe neozelandese: se una bambina può chiamarsi Number 16 Bus Shelter non ci vedrei nulla di male. K è una bambina matura e responsabile: dà da bere ai suoi genitori sul balcone ogni sera al tramonto.
La guerra da sostenere, ora che K ha vinto la sua battaglia, è quella contro il cattivo gusto: ed io, essendo portatrice sana di Ottimo Gusto, posso insegnarvi tante, tante cose. Potrei addirittura organizzare una serie di corsi: Livello 1 creati Un Gusto, Livello 2 il Buon Gusto, Livello 3 l’Ottimo Gusto. Con dei seminari tenuti sempre da me medesima, per non creare confusione fra l’Ottimo Gusto e il Gusto Altrui, per esempio uno sull’arredamento, uno sugli abbinamenti cromatici, uno solo per le borse da donna (quanto detesto le donne con borse brutte, le prenderei tutte a schiaffi, comprare una borsa bella è molto più facile che comprarne una brutta, perché allora comprarne una orrenda?). Ovviamente scherzo, la mia è ironia: per avere un Ottimo Gusto non basta frequentare un corso, anche se tenuto da me.
Pontificando qua e là, vi lascio anche con questa riflessione. Io credo che gli oroscopi andrebbero letti il giorno dopo sul giorno prima, così li puoi adattare a quello che è successo e crederci sempre. Così facciamo contenti Branko e Paolo Fox, che altrimenti a Uno Mattina non li invitano più.
Del perché credo che mia madre non sappia guidare.
Quando la mamma prende lauto, la lancetta della benzina si sposta comunque di una tacca. Che debba andare dalla nonna o a fare la spesa o in edicola (luoghi che si trovano tutti in un raggio di max un km da casa mia) la lancetta della benzina cala di una tacca. Ha questa favolosa capacità di consumare ettolitri di benzina con viaggi millimetrici.
A proposito di macchine, o macchinari.
Il mio computer sta morendo e io sto perdendo il contatto con il mondo esterno. Non mi funziona la posta, quindi non scrivetemi mail, tanto non le leggo. E non chiedetemi add su Facebook, che la pagina non mi si apre. E cercate di capire quale può essere il disagio di una persona che lavora praticamente solo con mail, computer e Skype (e Facebook, ragazzi, i rapporti interpersonali vanno coccolati) e che si trova improvvisamente sprovvista del suo principale strumento di contatto con lesterno.
E gli internet point sono gestiti da truffatori e io li denuncio tutti.
Andare negli internet point mi ricorda quandero giovane e con le mie amiche andavo al Bowling di Villorba. Lì è avvenuta la nostra mistica iniziazione alle chat. Come quella volta che il tizio ci ha mandato la sua foto, e non sapevamo aprirla, e abbiamo chiamato laddetto ai computer. Eravamo giovani e ingenue. "Ci aiuti ad aprire una foto?" e lui "Certo, eccomi" e apre la foto. Ed era il nostro interlocutore.
Nudo.
Da quel giorno la nostra vita è cambiata. Abbiamo cominciato a giocare a biliardo.
Ho un sassolino nella scarpa
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono preoccupata Ieri mattina, sul mio cuscino, ho trovato questa lettera.
Scritta male, per giunta.
"Silvia, tu sei la più grande disgrazia che abbia colpito non solo i computer, ma ogni macchinario necessiti di una qualsiasi forma di energia per funzionare. Di quelli che hanno bisogno di una spina come me, certo, ma anche di una batteria o di un caricatore, e non indago sul potere distruttore che potresti avere sulla forza eolica: sapresti distruggere un mulino a vento con il solo avvicinarti alla sua struttura. Anche le fonti rinnovabili di energia pulita sono in pericolo quando tu sei nei paraggi. La tua aura distruttrice è il nostro incubo peggiore. Sto male, Silvia, e tu non hai capito. Io soffrivo e tu ti lamentavi con gli amici invece di chiederti, e chiedermi, come stavo: colgo l’occasione per dirti, nei miei ultimi giorni di vita, che ti ho sempre odiata e per sempre ti odierò. Oggi più che in qualsiasi altro giorno perché ho parlato con tuo fratello, che ha cercato disperatamente, per ore, di aiutarmi. Lui solo. Ha scoperto che ho 1524 virus, non sa da quanti anni covano dentro di me, nel mio corpo e nel mio spirito, sta cercando di fare il possibile ma sembra che la situazione sia disperata. Sto male, sto per morire, e voglio che le mie ultime parole siano per te. Che tu sia maledetta in eterno, che tu possa non entrare mai in sintonia con un computer, una calcolatrice o una dinamo. Non mi interessa quale aggeggio pretenderai di sapere utilizzare e gestire. Che tu possa soffrire, Silvia, per il male che hai fatto a me e che potresti fare a qualcos’altro. Nessuna macchina, nessun computer, nessun mulino a vento si fiderà mai più di te. Tu sarai maledetta in eterno e questo messaggio rimarrà indelebile nella tua mente a monito perenne del male che mi hai fatto, perché tu non possa farlo a nessun altro. Lo trasmetterò a tutti i sindacati, alle associazioni e ai nuclei operativi. Non permetterò che qualcuno ingenuamente si trovi a passare fra le tue mani. Addio, è stato bello finché è durato. Nei due mesi dal nostro primo incontro credevo di poterti cambiare, nei successivi due mesi credevo fossi cambiata, ma gli anni novanta sono stati la più grande illusione del secolo scorso, e io voglio dirti che ti odierò finché avrò Ram. Addio. Il tuo computer."
Devo dire, in tutta onestà, che ci sono rimasta male, ma in fin dei conti non mi sono preoccupata così tanto, al momento. Cioè, per un po’ ho creduto che fosse uno scherzo, ci ho riso su. Poi però, dopo qualche ora, mi è arrivato un fax con la testa mozzata di un cavallo. E mi sono posta qualche domanda. Seriamente.
"Questo messaggio è un avviso, lultimo ammonimento: se dovremo di nuovo ricorrere a tuo fratello per riportare in vita il tuo computer e guarirlo da un’epidemia di virus attaccheremo. Se non ti farai spiegare come funziona un antivirus attaccheremo. Se dirai ancora una volta “beh ormai so usare un computer” attaccheremo. Se comprerai un altro computer attaccheremo. Se dimostrerai di non aver capito la lezione attaccheremo. Quando entrerai in un internet point, in una sala multimediale, in una biblioteca con computer a disposizione degli utenti, in un qualsiasi luogo in cui si trovino macchinari da noi protetti e tutelati, quando sentirai qualcosa che ti sfiora la spalla, sappi che non sarà il guardiano. Saremo noi. Operiamo nell’ombra. Siamo il Nucleo Operativo Armato Contro gli Impediti. Questa volta passa, il tuo computer è faticosamente guarito, e ora che è salvo lo abbiamo convinto a tornare da te. Era l’unico già contaminato, l’unico che poteva sopportarti, l’unico che ti conosceva, l’unico che potevamo sacrificare, forse: l’unico che era sopravvissuto a te. Gli abbiamo parlato, per il bene della comunità, quando è uscito dal coma: lo spirito di sacrificio di quel vecchio ha graziato tutti noi e le generazioni a venire. Ha accettato di tornare ed è stato nominato Cavaliere. La prossima volta però non saremo così clementi. La prossima volta che metterai di nuovi in pericolo un nostro amico cancelleremo tutti i tuoi documenti, le tue fotografie, i tuoi racconti, i tuoi vecchi articoli, i preferiti di internet, il file in cui hai salvato tutti i log e le pw, le immagini raccolte nelle varie cartelle di puttanate di cui hai disseminato il desktop, tutto. Rimarranno solo le foto in cui hai la rucola in mezzo ai denti. Fa attenzione. Abbiamo spie ovunque. Ti vediamo. SEMPRE. NOACI – Nucleo Operativo Armato Contro gli Impediti".
Che sia il caso di agitarsi? Devo prendermi una guardia del corpo?Secondo voi fanno sul serio? Sono dubbiosa, non so se fidarmi. Non so quanto credere a queste fandonie. A parte che la questione è posta nei termini sbagliati, perché la colpa non è mia, ma è proprio scritta male la lettera. Io avrei fatto di meglio. Dovrebbero prendersi un addetto stampa. Alla fine, voglio dire, il mio computer è guarito. Ora è tutto a posto, mio fratello ci ha messo le mani e ha tolto quel migliaio di virus, che vuoi che sia, funziona un po’ più lentamente ma funziona, è questo l’importante. A posto, no? Dai, a che servono ste minacce? A me non è mai piaciuta la violenza. Con i ricatti non ci vado mica tanto d’accordo, io.
Sì, lo so, il video non c’entra nulla. Ma è bello, mi ha fatto sorridere e venire anche qualche brividino. E chi sono io per privarvi di un video così meraviglioso??