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shaula, 32 anni
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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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giovedì 28 agosto 2008 - ore 17:29


Esempi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Come la salsa di soia sul sushi.
Come la panna sulla granita al caffè.
Come il curry sul pollo.
Come il tonno e la cipolla sulla pizza.
Come il caramello sulla pannacotta.





Bittersweet Symphony - The Verve


’Cause it’s a bittersweet symphony, this life
Try to make ends meet
You’re a slave to money then you die
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
You know the one that takes you to the places
where all the veins meet yeah,

No change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
But I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no

Well I never pray
But tonight I’m on my knees yeah
I need to hear some sounds that recognize the pain in me, yeah
I let the melody shine, let it cleanse my mind, I feel free now
But the airways are clean and there’s nobody singing to me now

No change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
And I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no
I can’t change
I can’t change

’Cause it’s a bittersweet symphony, this life
Try to make ends meet
Try to find some money then you die
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
You know the one that takes you to the places
where all the things meet yeah

You know I can change, I can change
I can change, I can change
But I’m here in my mold
I am here in my mold
And I’m a million different people
from one day to the next
I can’t change my mold
No, no, no, no, no

I can’t change my mold
no, no, no, no, no,
I can’t change
Can’t change my body,
no, no, no

I’ll take you down the only road I’ve ever been down
I’ll take you down the only road I’ve ever been down
Been down
Ever been down
Ever been down
Ever been down
Ever been down
Have you ever been down?
Have you’ve ever been down?



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martedì 26 agosto 2008 - ore 14:53


Prendila te la signorina Rambo
(categoria: " Vita Quotidiana ")


sottotitolo

Del fare la figa e altre frivolezze

Metti un giorno che ti senti carina. Metti uno slancio di raffinata femminilità. Metti che è tanto che non sfoggi la tua gonna bianca, bellissima, ampia e a pois rigati (eh, quando una sa fare shopping). Metti una delle ultime giornate estive, sole e venticello. Metti le gambe depilate, che invogliano a indossare qualcosa di corto e fresco. Metti che con te c’è un ragazzo che non volevi, e forse non dovevi, vedere.

Ecco, mai mettere insieme queste cose: succede che un alito di vento improvviso, complice l’aria condizionata di un bar, fa alzare la tua ampia gonna bianca a pois rigati in pieno Calmaggiore.



Ecco, così. Ma con molto, molto, molto meno entusiasmo.

Per fortuna oltre a lui (che grazie al cielo era voltato a guardare un piccione che brucolava sotto il campanile del duomo) c’era solo una squadra di operai edili a vedermi. Niente di che, eh.
Ah, e poi una comitiva di liceali.
Un paio di commesse. Qualche famigliola in passeggiata. Il gestore di una caffetteria. Due signore anziane una delle quali con difficoltà di deambulazione. Un avvocato in giacca e cravatta.
E il Signor Imbarazzo.

E così si ricomincia. Bentornata alla quotidianità di Treviso, Silvietta.

Le figure sono uno stile di vita, ricordalo.
Mai lasciare la strada vecchia per la nuova.

Eppure mi sono appena ricomprata le perle... [Spoiler per un post prossimo venturo].



Sobrietà. Alla faccia della sobrietà.



Voglio una donna - Roberto Vecchioni

Una canzone di Natale che le prenda la pelle
E come tetto solo un cielo di stelle;
abbiamo un mare di figli da pulirgli il culo:
Che la piantasse un po’ di andarsene in giro
La voglio come Biancaneve coi sette nani,
noiosa come una canzone degli "Intillimani"
Voglio una donna "donna",
donna "donna"
donna con la gonna gonna gonna
Voglio una donna "donna"
donna "donna"
donna con la gonna gonna gonna

Prendila te quella col cervello,
che s’innamori di te quella che fa carriera,
quella col pisello e la bandiera nera
la cantatrice calva e la barricadera
che non c’e mai la sera...
Non dico tutte: me ne basterebbe solo una,
tanti auguri alle altre di più fortuna
Voglio una donna, mi basta che non legga Freud,
dammi una donna così che l’assicuro ai "Lloyd"
preghierina preghierina fammela trovare,
Madonnina Madonnina non mi abbandonare;
Voglio una donna "donna",
donna "donna"
donna con la gonna, gonna gonna
Voglio una donna "donna"
donna "donna"
donna con la gonna gonna gonna
Prendila te la signorina Rambo
che s’innamori di te ’sta specie di canguro
che fa l’amore a tempo
che fa la corsa all’oro
veloce come il lampo
tenera come un muro
padrona del futuro...
Prendila te quella che fa il "Leasing"
che s’innamori di te la Capitana Nemo,
quella che va al "Briefing"
perchè lei è del ramo,
e viene via dal Meeting
stronza come un uomo
sola come un uomo.


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lunedì 25 agosto 2008 - ore 21:03


Frasi celebri
(categoria: " Vita Quotidiana ")


“Ho una cagnolina di nome Kevin”
Colpisce il fatto che una cagnolina femmina abbia un nome maschile. Frase da utilizzare quando le difficoltà di dialogo si fanno serie. Favolosa quando non si ha risposta a una domanda imbarazzante. Ottima in casi di difficoltà respiratorie, perché breve e concisa, e dalla musicalità delicata “ho una cagnolina di nome Kevin”.

“Hey quella donna ha un piumino verde”
Colpisce il fatto che la donna abbia un piumino verde ad agosto. Accertarsi di avere un appoggio dai riflessi rapidi e vivaci che possa sostenere il vostro cambio di direzione nella conversazione, si rivela utile per non sembrare degli psicopatici che cambiano discorso all’improvviso. Frase da utilizzare quando due interlocutori parlano di voi e voi non sapete se sorridere o seccare un rosso. E allora siete autorizzati a gridare a tavola “hey quella donna ha un piumino verde”.

“La prossima volta che supera una macchina che va piano, pensi che magari davanti c’è la polizia”
Colpisce il fatto che lo dica un poliziotto. Un poliziotto che sorride. Colpisce il fatto che il poliziotto sorrida e non cerchi di incularti, sorridendo.





No perditempo - Paola Cortellesi

Settanta metri quadrati
Termoautonomo no perditempo
privato vende senza intermediari
e canna fumaria usata
come nuova revisionata
baratto collezione di Diabolik
con mountain bike
e Fulvio vispo architetto cinquantenne
distinto ed elegante brizzolato
conoscerebbe donna anche quarantenne
purché sportiva e dinamica

Vedova ancora piacente
contatterebbe distintissimi
spurgo pozzi neri Cacace Michele
derattizzazione e disinfestazioni accuratissime
Cedo pizza ai funghi
Ancora tiepida
Ancora tiepida
AAAbbagliante modella Sonia
Esclusivi trattamenti relax
Riceve in studio attrezzatissimo senza portineria
E inoltre singolo cerca coppia
con lui contemplativo non peloso
condizionatore guasto io regalo a vero appassionato

Vedova ancora piacente
contatterebbe ancora distintissimi
cerco casa al mare nei pressi di Orvieto
sgombero cantine con automezzo proprio a prezzi modici
vendo paracadute usato una volta (e mai apertosi)
vendo Ritmo dell’88
occasionissima 6000 euro
chiamare Franco la domenica ore pasti
Dell’88
6000 Euro
Ore pasti
Franco...magna pure tranquillo



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sabato 23 agosto 2008 - ore 13:48


E la luna bussò su due occhiali da sole
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il lento declino della donna inizia a 25 anni.
A 26 i primi acciacchi fanno sì che la tua agilità si dimezzi e che il tuo metabolismo subisca una rapida involuzione.
A 26 e mezzo inizi a ricordare che a 25 era tutta un’altra musica e tenti di dissuadere il tuo corpo dalla decadenza parlandogli ogni giorno mentre mangi gallette e verdura cotta.
A 27 sei già da buttare via, e hai solo perso anni preziosi per mangiare grassi, polifosfati e glutammato, e per condire la tua insalata con il sale che fa ritenzione idrica, e realizzi che hai sbagliato perché tanto ti verranno comunque tolti alla soglia dei 50 quando gli uomini fingeranno di vederti bella come non sei mai stata, e mentiranno.

Questa cosa dei 25 anni mi era stata predetta il giorno del mio quarto di secolo: da ora andrai sempre più in basso, mi disse. E così è stato. Un lento, progressivo, inesorabile declino verso la vecchiaia. Solo ora mi rendo conto di quanto male sono presa. Speravo di avere radicali liberi più virtuosi, invece sono proprio vecchia.

Non sono più la ragazza vitale e frizzante di un tempo. Inizio a perdere colpi, capelli e memoria (anche se vinco a bowling). Non dimentichiamo l’aria condizionata che mi provoca istantanei raffreddori, la schiena in perenne stato di blocco e i numerosi strappi muscolari che mi provoco quando faccio la giovane, crampi improvvisi di prima mattina, la capacità polmonare che sta rasentando i minimi storici e le dannate articolazioni che si rivelano come non mai il mio punto critico. Le ginocchia di oggi non sono all’altezza del mio peso (chi era quella donna straordinaria che ha detto Io non sono grassa, sono solo troppo bassa per quello che peso?) e si frantumano sotto l’effetto della mia gioiosa e immotivata iperattività. Mangio sempre con appetito, ma il tempo di smaltimento non è più quello della gioventù e accumulo, accumulo, accumulo (tanta, tanta Silvia). In compenso sono diventata con il passare degli anni una buona cuoca, una buona donna delle pulizie, una buona massaia, una buona babysitter e una buona dormigliona. Sto sviluppando una propensione al sonnellino pomeridiano, cosa che ho sempre aborrito. Ora credo di non poterne più fare a meno. L’ho provato ieri e mi sono sentita rigenerata.
Salvo poi crollare nuovamente sotto il peso di sforzi fisici che non mi sono più consentiti, e che ripetuti due giorni consecutivi mi riducono a uno straccio.



Così finisce che mi chiedo come sono potuta stare senza poveglio postprandiale per così tanti anni. Perché l’ho sempre evitato per principio? Cosa mi tratteneva dal buttare via ore solari per rifocillare i miei neuroni? Perché sono sempre stata così cieca imponendomi attività cerebrale e fisica?
E va beh. Il lento declino di donna Silvia è iniziato. Mai più acrobazie, mai più ore di camminate su e giù per i ponti di Venezia: certe cose non me le posso più permettere. Non con frequenza, almeno. Random, ogni tanto. No go pi fisico.

Dovere di cronaca, visto che si parla di cinquantenni: oggi la mia mamma compie 50 anni, ed è una cinquantenne meravigliosa che sa ancora commuoversi per un regalo inaspettato. Le ho preso un braccialetto bellissimo, le ho spedito a casa un mazzo di rose e lilium e stasera c’è la sua festa. E io non ho la macchina fotografica per immortalare il momento perché l’ho prestata a Sandro e Alvi in Scozia. E mi si lamentano pure: “Causa tua macchina fotografica siamo diventati due azionisti della Duracel. Spese viaggio 30%, spostamenti 20%, batterie 50%”. Sempre a lamentarsi…


The day after
FOTO DELLA DOPPIA CENA DI COMPLEANNO



Gianna e Gianni, i festeggiati!


La mamma col suo regalo


Lo zio con il suo regalo


Mamma e figli


La Happy Family Gambarotto


Con i cugini


Con le cugine


Io e la Sara con i tacchi - fotoricordo


La mia famiglia - al quasi completo. E va beh...



Bartali - Paolo Conte

Farà piacere un bel mazzo di rose
e anche il rumore che fa il cellophane
ma un birra fa gola di più
in questo giorno appiccicoso di caucciù.

Sono seduto in cima a un paracarro
e sto pensando agli affari miei
tra una moto e l’altra c’è un silenzio
che descriverti non saprei.

Oh, quanta strada nei miei sandali
quanta ne avrà fatta Bartali
quel naso triste come una salita
quegli occhi allegri da italiano in gita
e i francesi ci rispettano
che le balle ancora gli girano
e tu mi fai - dobbiamo andare al cine -
- e vai al cine, vacci tu. -

è tutto un complesso di cose
che fa si che io mi fermi qui
le donne a volte si sono scontrose
o forse han voglia di far la pipì.
E tramonta questo giorno in arancione
e si gonfia di ricordi che non sai
mi piace restar qui sullo stradone
impolverato, se tu vuoi andare, vai...
e vai che il sto qui e aspetto Bartali
scalpitando sui miei sandali
da quella curva spunterà
quel naso triste da italiano allegro
tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
C’è un po’ di vento, abbaia la campagna
e c’è una luna in fondo al blu...

Tra i francesi che si incazzano
e i giornali che svolazzano
e tu mi fai - dobbiamo andare al cine -
- e vai al cine, vacci tu! -



PS - Non l’ho scritto neanche oggi. Sarà per la prossima volta...


PS 2 - Se arrivo a 55.555 visite e non me ne accorgo, me lo segnalate per cortesia? Grazie, apprezzo.



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giovedì 21 agosto 2008 - ore 10:03


Boltismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho come un presentimento.



L’anno prossimo la Puma doppia il fatturato di Nike e Adidas.
Hanno trovato il testimonial giusto.



Solo un po’ megalomane, un po’ esibizionista.



Ma scusate, se non lo fa lui, chi lo fa?
Dio solo sa cosa farei io se vincessi due medaglie d’oro con record del mondo alle olimpiadi dando cosa, quattro metri? di distacco al secondo.
Cosa farei dopo essere rinvenuta, intendo, e dopo aver passato i primi venticinque minuti a piangere. Per quanto riguarda lo svenimento è tutto calcolato, mentre per il tempo di diluvio oculare dovrei documentarmi meglio.

Vale.


Question: perché quando digiti testimonial Lotto su Google immagini viene fuori questa cosa qui??


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martedì 19 agosto 2008 - ore 15:00


Otaria I love you
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho scoperto una sfrenata e irragionevole passione per gli otaridi, in particolare per le otarie. Sono animali incantevoli, davvero squisiti. Dove li metti stanno. Docili, morbide, adipose otarie. Stanno lì spatasciate, basta non toccarle e non ti accorgi neanche che ci stanno. PAFF! Piazzi un’otaria dove ti va, magari la sposti un attimo che non sia proprio in mezzo alla strada e te ne vai a passeggiare. Torni ed è ancora là, sta sicuro che non si muove di un millimetro. Fantastiche.



Sono animali affettuosi. Mangiano tanto, è vero, ma ringraziano sempre. Hanno quel musetto dolcissimo che sembra dire Ancora, ancora! Sto cercando di capire di cosa si nutrono per poterne adottare una, la metto nella vasca da bagno. Prima però devo ricordarmi, quando aprirò un mutuo, di farmi mettere la vasca da bagno in casa, altrimenti mi gira per il soggiorno un’otaria e quando ho gente non è bello da vedere.
Wikipedia dice che le otarie settentrionali mangiano più che altro pesci (vanno matte per le aringhe) e calamari; invece le otarie meridionali si nutrono prevalentemente di krill, un piccolo crostaceo che abbonda nelle acque dell’Antartico. Le industrie di prodotti alimentari si ritengono danneggiate dalle otarie del nord perchè mangiano anche salmoni del Pacifico – che stanno da dio nel sushi e nel sashimi, per voler essere proprio precisi. Se la prendono tutti con le otarie, povere bestie.

“L’otaria settentrionale è più grande di quella meridionale: infatti, i maschi adulti raggiungono una lunghezza di 2,45 m e un peso di 275 kg, mentre le femmine, molto più piccole, hanno in media una lunghezza di 1,5 m e un peso di 60 kg. Questa considerevole differenza di grandezza fra i sessi è comunque un fattore comune a tutti i pinnipedi. Invece le otarie orsine meridionali raggiungono poco più di 1,8 m con un peso di circa 160 kg per i maschi, mentre le femmine sono lunghe per lo più 1,45 m e raggiungono un peso massimo di 45 kg soltanto”.

Leggo anche che le otarie, caratterizzate da un corpo fusiforme simile a quello delle foche, si distinguono da queste ultime per la presenza di padiglioni auricolari, seppure piccoli, e per la possibilità di rivolgere in avanti le zampe posteriori per procedere sulla terraferma. Questo le rende meno goffe e dà loro la possibilità di nuotare molto più rapidamente. Non sono insomma animali inerti, sono solo lenti, ma neanche così tanto. La pagina web sottolinea che il maschio di otaria è molto più grande e robusto della femmina, e dotato di un collo tozzo, straordinariamente sviluppato.
Lo sapevate che per potersi riprodurre i maschi di otaria devono lottare fra loro per decidere chi fra loro è più meritevole di accoppiarsi e per stabilire i propri territori? Lotte all’ultimo sangue. Ed è per questa ragione che, durante il periodo di riproduzione, i maschi tendono ad essere aggressivi nei confronti di chiunque entri nel proprio territorio. Dopo l’accoppiamento, la gestazione dura circa nove mesi, al termine dei quali viene solitamente partorito un unico cucciolo. Anche questo è indicativo: talmente pigre sono le otarie che fanno un piccolo per volta, così non devono fare troppi giri avanti e indietro seguendo flotte di minuscole otarie.

Non dimentichiamoci però del leone marino, enorme, lento, pigro leone marino. Questo animale è strettamente imparentato con le otarie da pelliccia, dicono su internet, ma se ne distingue per le caratteristiche del pelo, che in esso è privo di borra (lo strato di peli più interno). Il nome si deve alla folta criniera che ricopre il collo e le spalle dei maschi adulti – superata una certa età, dicono gli esperti, i leoni marini perdono parte di questa criniera, e il loro capo diventa simile alla stempiatura dei maschi umani.



I leoni marini sono i più grandi otaridi esistenti: un maschio adulto può pesare oltre una tonnellata; la femmina, più piccola, pesa generalmente un quarto del maschio. Il corpo è rivestito di uno spesso strato di grasso che isola l’animale dall’ambiente esterno aiutandolo a mantenere costante la temperatura corporea, anche nelle acque più fredde.
Ora che mi sono documentata a sufficienza, devo decidere se adottare un’otaria o un leone marino. Titubo.

Vi lascio con un pregevole gioco di parole di Jeff, che è stato da illuminante stimolo per la produzione letteraria della Ceres. Ve lo linko per dovere di cronaca, prima che qualcuno insinui, la prossima volta che uso la parola rotaia, che sia un plagio.

Ah, le otarie mangiano neuroni. Ma solo femminili.
Oggi è il delirio.
Sabi, Daniele: quando venite a Treviso, vi prego, non fatemi impazzire. Ho già i miei problemi, io.



Quasi 40 - Tiromancino

Oh mamma ho quasi quarant’anni
che cazzo ho fatto fino adesso
ho avuto il modo ed anche il tempo di cambiare
e l’ho passato a improvvisare
ma mi vuoi bene lo stesso

oh mamma mamma ti ricordi
per me ti preoccupavi spesso
e invece vedi, sono diventato un uomo
mi sposo e faccio un figlio adesso
così lo porti a spasso

e ho avuto culo di non perdermi per strada
e non drogarmi troppo
e se non fosse stato per la musica
magari sarei morto

chissà chissà
tu sai che alla realtà

oh mamma
oh mamma
oh mamma

Oh mamma ho quasi quarant’anni
non me ne sento neanche venti
e ho realizzato che il tempo è maledetto
e si diverte a passare
per vederci cambiare

tu invece mamma resti uguale
anzi mi sembri anche più bella
sono sicuro
che magari tra cent’anni
volerai su una stella
per brillare sulla terra

io nel frattempo continuo a improvvisare
e preoccuparti troppo
anche se sono già passati quarant’anni
non me ne sono accorto

chissà chissà
chissà
chissà come sarà
oh mamma
oh mamma
oh mamma
oh mamma




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domenica 17 agosto 2008 - ore 10:12


Ortolanismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sono entrata nel pericoloso vortice di Rat-Man.



Sono entrata nel mondo di Rat-man leggendo qualche striscia qui e lì, senza dar troppo peso alla cosa. Nel giro di pochi giorni avevo un albo gigante di Venerdì 12. Ora ho 5 copie sul comodino. E scrivo Rat-man su Google. E sono solo le dieci di mattina.





Questa seconda vignetta riassume due dei temi principali della serata di ieri. E il secondo non è il registratore.

Venerdì 12 mi è piaciuto a tal punto che ho preso una decisione importantissima sul mio futuro: quando avrò un cane, se avrò un cane e se mi verrà concesso di tenere un cane (se chi mi darà un cane si fiderà a metterlo nelle mie mani) lo chiamerò Giuda. Dicono che cani e padroni tendono a somigliarsi, o che si scelgono proprio per la loro somiglianza. Beh, io non voglio un cane agile, elegante e atletico. Non voglio un cane figo, di quelli che se glielo insegni sanno fare qualcosa, tipo saltare e prendere il freesbee, o fare le schivanee coi birilli, o fare competizioni di nuoto, o cose del genere. Non mi interessa. Io voglio un cane goffo, sgraziato, lento, pigro, ciccione e che corra tutto dinocolato, tutto sbalestrato - sempre se ha voglia di correre, perché il mio cane voglia di correre dovrebbe averne poca. Non deve passeggiare per il centro altezzoso e raffinato, con il pelo che luccica ai raggi di sole. Il mio cane se ne deve sbattere della gente, anzi gli deve sbattere addosso proprio per questo, e poi voltarsi e dire "ah scusi non l’avevo vista, mi perdoni", perché sarà comunque un cane educato. Un cane come me, un po’ spostato, distratto e maldestro. Deve mangiare con appetito e avere la faccia divertente. Non deve essere un cane bello, non voglio un cane bello. Voglio un cane che sia talmente sgraziato che la gente deve dire "ma che bello!" perché è brutto ma fa troppa simpatia.
E poi voglio un cane per poterlo chiamare Giuda. Secondo me è un nome bellissimo.

Sia esso un basset hound...


...un bulldog inglese...


... o un tenero bassotto.


Mi piacciono un sacco anche i cocker, ma sono cani troppo belli per stare al guinzaglio con me. Voglio un cane mio, che sia bello per me e per chi gli vuole bene, degli altri non mi interessa.
Vorrei un bastardino, che poi dicono siano molto più intelligenti dei cani di razza. E il mio cane deve essere pigro e lento, ma non stupido. E deve guardare i cani di razza con sufficienza, e ogni tanto anche prenderli per il culo, ridere di loro con gli amici al bar e seccarsi un nocino "ora vado che se arrivo tardi la Silvia mi chiude fuori".

Non so ancora come sarà, ma io avrò un cane e si chiamerà Giuda.




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giovedì 14 agosto 2008 - ore 09:38


Sante il bandito ha troppo vantaggio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ferragosto in città. qualcuno di voi conosce forse un momento dell’anno più divertente del ferragosto in città? Ma soprattutto: qualcuno di voi ha mai passato ferragosto a Treviso? No, non credo.
Voi no, io sì. Io so cosa significa, e non lo auguro a nessuno.
Sento già scorrere nelle mie vene un veleno al quale sono ormai diventata immune, ma che spruzzo in faccia ad ogni avventore che mi si presenti sotto forma umana, animale o vegetale nei giorni del week end di ferragosto.
La città silente, solo qualche cucciolo lasciato in libertà da padroni poco attenti – o poco interessati al relax dei loro vicini di casa. Pochi locali aperti, cosicché Treviso diventa un covo di ultraottantenni che colonizzano ogni spazio pubblico e privato. Sono aperte quasi solamente le gelaterie, e questo dato ben conferma la drastica diminuzione degli stati alcolemici in centro e il pauroso aumento di donne che il 17 agosto comprano gallette di riso e prugne.

La questione che si pone allora è più semplice di quanto sembrerebbe: le città, tutte le città, si svuotano a ferragosto, non ci piove (a parte ieri sera, ma era il 13). Ma l’assioma su cui lavoreremo è il seguente:
la città è vuota e i supermercati sono affollati. E qui torniamo al fattore "media statistica dell’età dei residui cittadini".
Qual è una delle poche distrazioni per l’anziano? Fare la spesa, lo si sa. Mia nonna me lo dice sempre. È l’unico posto in cui si possa incontrare qualcuno d’estate, si fa qualcosa per la casa, si riempie il frigorifero per quando arriveranno ospiti, c’è la musica che suona e si sta al fresco – elemento da non sottovalutare. A me piacciono i supermercati perché penso che se proprio dovessi rimanere bloccata in un posto, tipo sequestro di persona, o che ne so, causa imminente guerra nucleare tutti gli abitanti sono costretti a fermarsi nei posti in cui sono in questo preciso momento passeranno i militari a sprangare ogni possibile uscita, ecco, io vorrei in quel momento essere in un supermercato.
Resta il fatto che i supermercati sono sempre pieni a ferragosto, non so se l’avete mai notato. Secondo me questi vanno in ferie tutti i pomeriggi e stanno fuori fino a dopo cena, perché se no la cosa non si spiegherebbe. La gente viene a fare la spesa e poi parte. Ogni mattina.

Mi sembra di essere entrata nel giorno della marmotta con Bill Murray.



La gente a ferragosto non c’è, i giovani sono scomparsi, inghiottiti da qualche discoteca sulla spiaggia, le famiglie cercano refrigerio in montagna. E tutti gli altri vanno al supermercato. Tutti fanno la spesa, si dovrà pur mangiare, dite voi, e ok. Ma poi anche queste persone scompaiono, perché la sera i nonni vanno a letto presto, se no come fanno a svegliarsi alle 5, dico io, e ok. Ma finisce che, in giro dalla mattina alla sera, a Treviso ci sono solo io.
Era una constatazione, non pretendo la vostra carità o la vostra comprensione. La mia era una constatazione amichevole. Ho sbattuto su questa idea e ve l’ho raccontata, tutto qui.

L’anno scorso a ferragosto avevo un obiettivo, perché il 15 è il compleanno della Dany e la settimana prima ero generalmente impegnata a cercare un regalo, a pensare con lei al menù, a dove fare la cena, se farla o se non farla, dove andare dopo eccetera. Compleanno di cui vorrei postare alcune diapositive, per non dimenticare.





Beh, quest’anno mi è saltata anche questa imprescindibile cerimonia, la città si è paurosamente svuotata (ma chi l’ha detto che gli italiani hanno risparmiato sui viaggi, a me sembrano tutti in vacanza), gli amici se ne stanno tutti spaparanzati in qualche meta sublime, tutti tranne me e la Arianna. Della quale avrei piacere mostrarvi una foto, ma non ne sono in possesso. Primo perché la Ari non vuole farsi fotografare, secondo perché ho prestato a Sandro e Alvise la mia macchina fotografica per andare in Scozia. Ciò significa che dovrete aspettare ancora per vedere la mia amica Arianna.
Non molto, dai, la prenderò di sorpresa.
Detto questo.
Buon ferragosto. Devo cercare qualcosa da fare domani sera. Assolutamente.
Suggerimenti? No mete balneari, io in macchina per il mare il 15 agosto non mi ci metto. Grazie.



L’amore segue i passi di un cane vagabondo – Diaframma

Seduti a tavola di quel misero caffè
tu come stai... bla... bla... bla
io come sto... bla... bla... bla...
che senso c’è, a unir parole con le altre
che senso c’è, qui non si arriva a niente
e amore, se vuoi mangiare fallo con le mani,
fossi in te non mi riguarderei.

Il cameriere ci ha sorriso, altrimenti nessuno mi ama,
io voglio aspettare che la fame cresca
e che magari non passi mai.
Hai un vestito nuovo? No, è lo stesso rivoltato...
Usi secche pulizie?, o hai soltanto simbolismi oscuri...
Il vero amore... il vero amore
Il vero amore forse è là fuori,
il vero amore è lontano
nelle ruote del mio furgone
nel suo motore ormai nuovo...
E’ negli occhi del cameriere,
dentro i suoi muscoli giocondi.
Il vero amore è negli occhi dei cani vagabondi,
il vero amore sorride soltanto ai cani vagabondi,
il vero amore è negli occhi di un cane vagabondo.
Il vero amore è nei passi di un cane vagabondo,
il vero amore sorride soltanto ai cani vagabondi,
il vero amore è negli occhi di un cane vagabondo.


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mercoledì 13 agosto 2008 - ore 10:16


Non è tanto per me, quanto per le pesche!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi abbiamo un nuovo problema di cui discutere. Il tema del pandispagna è stato ampiamente dibattuto, credo non ci siano più dubbi sulla sua inutilità. Oggi quindi, per approfondire la questione inaccettabilità gastronomica, parleremo di qualcosa che crea fastidio allo stesso modo, e talvolta in maniera ancora più aggressiva: il nocciolo rotto della pesca.
A me fa quasi passare la voglia di mangiare una pesca.




Sono molto metodica nel tagliare la mia pesca, parto con la calottina e creo una sezione perfetta a un terzo circa del frutto, e ne addento metà con partecipazione e spirito di scoperta, per capire se è succosa o croccante, morbida o dolce. A me le pesche non piace morderle, non sono una morditrice. Mi piace mangiarle col coltello, tagliare fettine precise, minuziose e identiche, finché non sono pronta a mangiare la mia meravigliosa pesca, strappo le mie fettine e BUM! arrivo al nocciolo e lo trovo rotto, con quella sottospecie di gel giallognolo che esce, come la resina dagli alberi.
È una cosa disdicevole. Porta a far detestare le pesche e le nocepesche che io, personalmente, adoro. È necessario qui fare una distinzione di sorta, perché il velluto della pesca “normale” fa venire quei brividi alla lingua, come leccare il cotone (leccare non significa leccarlo volontariamente, ma quando ti finisce in bocca anche per sbaglio, tipo quando vogliono farti stare zitta a tutti i costi... mai provato?). La nocepesca invece la tieni tutta, non si butta via niente, è come dire che sta bene su tutto, come il rosa.
Ebbene sì, sono metodica e fissata anche quando si tratta di mangiare pesche. Alcune azioni quotidiane si trasformano in strategie, bisogna fare le cose fatte bene, con professionalità e convinzione. Ed è proprio la mia metodicità che mi fa sbattere contro l’ineluttabilità del destino. Il fatto è che tagliando la sezione inferiore scopri subito se il nocciolo è rotto, lo trovi aperto come un bocciolo a maggio, e lì ti passa la voglia di mangiare la tua pesca perché gli spicchi non li puoi più tagliare e poi strappare, ma devi farci attenzione, tagliarli via senza toccare il nocciolo, che poi perde quella sua resina insopportabile. E allora la pesca non viene completamente mangiata, e pezzi di polpa rimangono attaccati al nocciolo ed è come aver perso, essere stato sconfitto.
La cosa peggiore in tutto questo è che non lo puoi prevedere. L’imprevedibilità del caso, questa maledetta imprevedibilità del caso. Non puoi sapere se il nocciolo sarà integro o rotto a metà, non lo saprai mai finché non taglierai il primo pezzo, la calottina se sei fortunato, uno spicchio se ancora hai delle speranze dovute a un taglio poco preciso in sommità. Questione di probabilità, pura e semplice statistica, matematica, percentuali. L’ignoto, il mistero del mondo che si riflette sul nocciolo di una pesca.
Io che non mangio anguria perché mi annoia togliere i semi. Io che non mangio l’uva, perché mi annoia togliere i semini. Io che mangio ciliegie solo perché il seme è nella monodose, e tolto uno sei a posto, se no farebbero la fine delle angurie e dell’uva, che non mangio seriamente da anni. Ma il nocciolo rotto della pesca. Quello è sacrilego.
Ad esempio, se adesso io prendessi una pesca e trovassi il nocciolo rotto a metà, probabilmente penserei che la mia giornata sta per tramutarsi in un disastro.
Ho paura di avvicinarmi al frigorifero.
Anche perché potrei ingozzarmi come ieri, e come l’altro ieri. E lievitare vistosamente.
Ma almeno così do un pretesto ad amici e conoscenti per rimproverarmi della mia scarsa forza di volontà nel fare diete di sorta.
Dico io, le diete sono fatte apposta per non farle. Durano un giorno e ti hanno già stancata. E il giorno dopo mangi per dispetto, perché ti sei autoimposta una cosa che non volevi, veramente. Cioè, la volevi ma non la volevi in realtà. Vorresti semplicemente dimagrire mangiando, che male c’è. Ognuno ha un sogno nel cassetto, io ho questo.

No, oggi niente porcherie, fermati sciocca Silvia. Oggi solo frutta e verdura.
Vado a farmi la peperonata.

Forse dovrei prendere un treno. Destinazione: lì.



Sì, sono impazzita.



I fichi - Francesco Guccini

La canzone, onestamente, come testo non è un granchè. Però ci ho messo tutta... una grande ouverture musicale. Quindi attendete, vado ad eseguire l’ouverture... [Suona]
L’ouverture mi è riuscita un...un 60%, che non è una brutta percentuale, perché...no, eeh, no no... [Suona]
E’ che io a questo punto avrei dovuto fare un do, ma il do non è una nota facile, il do è una nota...
Beethoven che era Beethoven il do ci prendeva un 80% delle volte, anzi ha scritto una decima sinfonia senza do perchè mi fa rabbia, ma la società "Gli amici delle sette note" non gli ha mai permesso di pubblicare. E il tempo di questa canzone è un tempo... il tempo è un tempo: carina questa!
Il tempo è un tempo, ma, il tempo un tempo era...
Ah, un momento: bisogna spiegare a quelli di sotto che il microfono che dovrebbe essere qui è qui e il microfono che dovrebbe essere qui è qui. Il fatto che qui e qui in italiano si dica nello stesso modo
complica orrendamente le cose però... Va beh, insomma, il tempo un tempo era... un valzer moderato, ma col passare del tempo, e te dai... ha acquistato una precisa coscienza politica ed è diventato un valzer decisamente di sinistra. Ah ah aah! Virtuosismi? Ma vorrei l’applauso. [Suona]. Temo che questa chitarra sia orrendamente scordata, ma il pezzo è giusto con la chitarra orrendamente scordata. La canzone potrebbe ricordare a qualcun..., la canzone si chiama "I fichi", potrebbe ricordare a qualcuno "I crauti". "I crauti" è una canzone scritta tanti anni fa, una canzone... si fa per dire, che faceva....

Io non capisco la gente...

eh, te fai sì sì con la testa: la conosci? E’ la tua canzone preferita! Te a un certo punto vai col tuo moroso e dici "Senti suonano i crauti, è la nostra canzone!"... No, un momento c’è della gente così eh! Io...

Io non capisco la gente...

questo e’ un valzer con una precisa coscienza politica. Non è, c’è, c’è, è... ma è... lei mi dica ha una...

che non ci piacciono i crauti...

Ecco la mia canzone è molto diversa. Fa:

Io non capisco la gente
eh lo so, va beh, d’altra parte
che non ci piacciono i fichi:
Già diversa!!Già diversa!!
l’ han detto persino gli antichi
sì ai fichi ed abbasso i bigné.

Virtuosismo. C’è questo sol che è... è un mi bemolle, comunque... Lo abbassiamo? Lei cosa dice? Lo abbassiamo? Ma siiii... Ma siii.... Seconda strofa nella quale si va a spiegare l’ontologia del fico, ovvero la vera, reale essenza del fico. Che non e’ da tutti, insomma, cioè... Notate che quando faccio il virtuosismo mi abbasso con la spalla sinistra perchè mi viene ehm più facile... Peccato che nel disco non lo vedranno che mi abbasso con la spalla sinistra, ma... [Suona] Eh? Cosa viene adesso?!

I fichi son quella cosa
pregevoli assieme al prosciutto,
mangiabili in parte o del tutto
da soli o sia pure in alcun..

A fewbody, mi dicono gli anglosassoni..

Mangiabili in piedi o a Verona
a letto, al mattino, in stazione,
dovunque dà gioia... il melone,
ma questa è un’ altra canzon...

Mangiabili in verno o d’ estate
e fino l’ autunno inoltrato,
ma allora c’ ha il nome cambiato
e si chiamano marron-glaceés...

Quando uno è bravo....

Ma quando è maturo e sugoso
allora è il momento del fico
ch’e buono sì che non vi dico...
Oh rabbia, che ormai l’ ho già dett!

La canzone, vi sarete resi conto che è di grande serietà e di grande impegno. E’ una canzone scientifico-morale e in questa strofa io vado a spiegare le prove scientifiche della beneficità del fico per gli esseri umani. Vai!! [Musica] Ehm, l’ho detto prima di Beethoven che non... Se qualcuno mi tenesse un dito qua!

Il fico fa bene alla vista...
Stupiti!Vi vedo stupiti..
gli uccelli ne mangian quintali
e... quasi nessuno ha gli occhiali,
ma questo è un segreto di poc.

Ma questo è soltanto uno scherzo
di quello che giova in salute:
su in Svezia che han larghe vedute...
anche sui 30, 40 centimetri
i fichi la mutua li dà...

Eh?! Un applauso ma per cortesia! Se ce ne fosse bisogno, successive prove della beneficità del fico in natura...

Te prova ad andar sotto a un camions
oppure va sotto a un tranvai,
poi va sotto a un fico e vedrai
di quanto starai tu più ben...

Controindicazioni...

Ma attenti a non far come quello
che in preda a pensieri lubrichi
andò sotto a un camions di fichi:
non puro può far molto mal...

Con... con grande vostro e mio dolore, soprattutto vostro, ma anche mio, siamo giunti al finale che vi spiegherà la parte direi... ehm... la parte direi della canzone.

Ma ormai sono giunto alla fine
e vi ho visto d’accordo e contenti:
fra un fico e un cazzotto nei denti
ognuno ormai sceglier saprà...

Non è tanto per me, quanto per i fichi!


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lunedì 11 agosto 2008 - ore 10:55


Papaismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buongiorno a tutti. Anzi, non a tutti, perché io sono una persona fondamentalmente intollerante. E oggi è una giornata buuuuuu, quindi intolleranza a manetta.
Le ferie, che per me sono finite, per il resto del mondo oggi iniziano. C’è chi parte, chi parte e chi parte. C’è anche chi parte, mi dicono. E poi c’è chi rimane a casa. Tipo me, che passo le mie ore a recuperare il disastro postatomico dei miei fratelli che bruciano surgelati.
A casa mentre attorno a me si crea il vuoto: molti dei miei amici più cari sono in vacanza, in Italia come all’estero. Dalla California alla Scozia, da Lisbona alla Slovenia, da Sottomarina a Rovigno. Tutti in giro per la Terra e io qui, che attendo con trepidazione di andare a Venezia domani, mia unica consolazione.

Vi avviso, e con Vi intendo chi mi vedrà in questa settimana, che da qualche giorno questa Silvia ha un nome di battaglia: mi chiamo Grace Papaia. La mia evoluzione, tipo supersayan, è stata improvvisa e sorprendente, e ciò è successo nel momento in cui la mia mente è passata dalla concentrazione lavorativa a un’estasi di follia omicida. Ogni tanto mi capita, chi mi conosce lo sa che ho sempre dato segni di squilibrio. Ecco, ora questi segni sono manifesti. Sognavo motoseghe e coltelli serramanico, e una tuta per non macchiarmi di sangue che poi bisogna portare a lavare a secco, e il sangue è un casino da tirare via, quasi come l’erba dai pantaloni.
Se sono bianchi poi è un macello. Va beh.

Dicevo. Follia omicida. Grazie a una mia caratteristica talvolta fastidiosa, partorisco digressioni logiche da far impallidire. E pensa e ripensa, saltellando da un pensiero all’altro, sono arrivata a Marilyn Manson. L’unica cosa che mi è sempre piaciuta di quell’uomo un po’ ibrido è il nome: geniale, semplicemente geniale. Mi affascinava l’accostamento di una splendida attrice, bionda sensuale e bellissima, e di un perverso maniaco pluriomicida. La diva e il killer. Non il bene e il male, troppo facile, troppo immediato.
La bellezza e l’orrore, la purezza e la pazzia.



E io sono diventata Grace Papaia.
Grace Kelly, perché uno sprovveduto senza occhiali mi ha detto che in una foto ho un che della principessa Grace, mentre Papaia è il nome di un cane che quando percepisce la mia presenza abbaia talmente forte da far tremare i vetri. Mi vede scendere dalla macchina e non smette di abbaiare, sbraitare e agitarsi finché non sono sparita dal suo raggio visivo. Mi odia, e di conseguenza io odio lui.
La bellezza, l’eleganza, la classe e la raffinatezza di Grace, e la fastidiosa violenza di quel vigliacco infido cagnolino che quando mi avvista diventa un feroce mastino, a dispetto dei suoi cinque chili di peso, suppongo.
No, non pesa di più quell’ossuto e irritante cane marrone.




Bene. Mi metto a scrivere per non pensare, per liberare la testa, e i riferimenti si sprecano. Fioriscono qua e là, senza che me ne accorga.
Ma chi prendo in giro. Me ne accorgo eccome, me ne accorgo eccome. Stanno lì apposta.


Ps1 - Marilyn Manson nel suo piccolo, purtroppo, devo ammetterlo, è un genio. Non mi piace la sua faccia, non mi piace la sua musica, non mi piace niente di lui. Ma il nome, il nome perdio. Il nome è sintomo di genialità. Una così straordinaria dote in una persona così pessima. Peccato.

Ps2 – Con orrore ho scoperto che papaia si può scrivere sia con la Y che con la J, esistono sia papaya che papaja. Papaia è un nome diabolico perché comunque lo scrivi non sbagli mai. Ho paura.

Ps3 - Sto ascoltando canzoni natalizie. Ho ancora più paura.



Pixies – Here comes Your Man


outside there’s a box car waiting
outside the family stew
out by the fire breathing
outside we wait ’til face turns blue
I know the nervous walking
I know the dirty beard hangs
out by the box car waiting
take me away to nowhere plains
there is a wait so long
you’ll never wait so long

here comes your man
here comes your man
here comes your man

big shake on the box car moving
big shake to the land that’s falling down
is a wind makes a palm stop blowing
a big, big stone fall and break my crown
there is a wait so long
you’ll never wait so long

here comes your man
here comes your man
here comes your man
here comes your man

there is a wait so long
you’ll never wait so long
here comes your man


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