********************
Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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sabato 9 agosto 2008 - ore 12:23
Temporalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vorrei parafrasare gli Zero Assoluto,
“E svegliarsi la mattina, du du ru du du duddu” ma mi sentirei ancora peggio di come mi sento ora. Quindi non parasafrerò e non citerò nessuno e dirò solamente che la questione è che sono una femmina imbecille per l’ottanta percento degli uomini che conosco. E non perché io sia un’imbecille fine a sé stessa, ma perché vengo ritenuta incapace di intendere e volere in ogni mio contatto con manifestazioni tecniche, tecnologiche, elettriche elettroniche o idrauliche esse siano. Danno per scontata la mia incompetenza, quando in una buona percentuale dei casi la colpa non è unicamente mia ma si compone di numerosissimi elementi esterni. Ad esempio la mancata informazione e comunicazione. Dici niente. E in molti altri casi è che proprio non sono portata geneticamente.
Per il resto sono un fenomeno. Giuro.

Sono arrivata a credere che gli uomini in generale si compiacciano nel ritenermi in quanto donna un essere incapace e imbecille, si sentono meglio – alcuni di loro entrano in competizione, ma non approfondiamo, detesto vantarmi della mia scarsa femminilità. Forse sono davvero come Benjamin, forse dovrei fare anch’io il
Capro Espiatorio nella vita.
E il Pinguino Espiatorio di Monica secondo me era un presagio. Un ammonimento. Una premonizione. Una previsione a lunga scadenza sull’evoluzione che avrebbe preso la mia vita.
Io le cose le so fare. Sono capace. So fare quello che mi serve per sopravvivere, anzi mi arrangio anche nei piccoli lavori domestici. A Bologna, solo per dire eh, aggiustavo io il bagno, sbrinavo il freezer, aggiustavo sedie e tavoli, appendevo alle pareti, facevo tutto io per le tre donne che dividevano con me il prestigioso affitto di via Mascarella. Faccio tutto da me, sono maschia, sono uoma, sono indipendente e me la cavo serenamente da sola. Uccido io gli insetti che fanno paura alle donne, scavalco i muretti quando si resta fuori, prendo a spallate le porte, taglio la legna e fumo la pipa intrattenendo i nipotini davanti al fuoco. Quando i miei non ci sono a casa faccio tutto io, dalla A alla V (la Z la lascio a Giovanni, per trasmettergli il senso di responsabilità).
Eppure finisce che se io mi trovo la rampa allagata, e cinque centimetri d’acqua che stanno per entrare in taverna, e i miei due meravigliosi fratelli maschi non se ne sono accorti ieri che io mancavo da casa, la colpa rientra immediatamente nelle mie tasche già ricolme e risolvere il problema è esclusivamente una
mia responsabilità e priorità.
Allora mi armo di buona e mascolina volontà, prendo gli strumenti di precisione che possono essermi utili nell’operazione, alzo un tombino di venticinquechili, mi metto a rumare con una scopa per far riemergere il galleggiante della pompa. Alla fine esausta chiamo i miei perché mi indirizzino alla meno peggio nonostante la distanza, chiedo delucidazioni su come approcciare il quadro elettrico per barcamenarmi fra le varie prese, ma non ottengo soluzioni. Solo incomprensibili ammonimenti circa la mia incapacità. Spiego al mio irreprensibile padre quali e quante siano le prese su e quante e quali quelle giù. Mi fa toccare qualcosa,
questo alzalo quello no, ma non si smuove nulla.
Ferma allora chiamo Zago, mi dice. Ok, chiama Zago. Io intanto vado a vestirmi come una cristiana prima che uno dei volti noti del paese mi veda gironzolare con un paio di mutande con i gatti marroni su sfondo panna e una canottiera in perfetta armonia cromatica ma irrimediabilmente macchiata (e con la quale ho appena finito di lavare i piatti che i tuoi meravigliosi eredi maschi fatalmente dimenticano sempre di lavare).
Zago arriva. Non sento il campanello perché proprio quello era saltato durante il temporale di ieri. Un fascio di luce mi circonda, e ritorno alle parole del mio irreprensibile e onnisciente padre che mi dice no quello no.
Quellonoquellono, diceva.
Un’immagine nella mia mente: memoria visiva, la mia celeberrima memoria visiva, proprio quella presa a cui sto pensando ora era di fianco a citofoni, no non può essere. Scendo rapidamente accompagnata da Zago. Ci inoltriamo nella palude della rampa, minuscole foglioline galleggiano fra gli stendini. Gli mostro il quadro. Lui guarda in alto, collega il fattore citofoni e il fattore pompa. Tocca una sola leva.
La pompa parte.
Si gira verso di me con gli occhi dell’Odio. Poi piano piano, amorevole, comprensivo, pietoso, mi sussurra
Fa niente, Silvia. Silvia, giusto? Sì, caro Zago. Mi conosci da vent’anni, abitiamo a cinquecento metri, lo so che non hai dimenticato il mio nome, ma volevi solamente una certezza.
E ora puoi andare a dire a tutta Fontane che sono una femmina incompetente e imbecille. Che non ho toccato per volere paterno la sola leva che poteva rendermi Regina dell’Universo *. Che ti abbiamo fatto uscire di casa mentre prendevi il caffè. E lo so che volevi farmi pesare anche quella, perché quando ti ho detto Posso offrirti un caffè? tu, tu meschino, mi hai detto
No, l’ho appena preso prima di uscire di casa. Come a sottolineare che stavi bevendo il tuo cazzo di caffè e sei venuto ad alzare una leva a casa mia. Ma se il mio maschio genitore mi dice non toccare io non tocco, perché peggiorare non mi aiuterebbe. Allora non tocco, se mi dicono non toccare. Sono una ragazza per bene.
“E svegliarsi la mattina, du du ru du du duddu” significa che mi sveglio il sabato mattina e mi metto a pulire, lavare, spazzolare, riordinare, incartare, spostare, gettare, scopare, appendere, chiudere, aprire, asciugare, spazzare. Al posto di qualcuno che doveva farlo ieri.
E che non si è degnato di controllare la pompa di aspirazione durante un temporale.
E che non si è degnato neanche di chiudere due aperture in mansarda durante sempre lo stesso temporale. Perché se io dico controllate che non piova che ho la camera aperta, se piove non dovete chiudere solo la camera, cristoddio.
Temporale che, per inciso, io ho preso interamente durante un picnic in montagna. Ma non lo avrei cambiato con nessuna giornata di sole. Ha reso la giornata indimenticabile, a modo suo e a modo mio.
Torno a pulire. Minuscole foglioline gialle stanno proliferando ovunque a casa mia, dalla taverna alla mansarda. E dopo pranzo dovrò
destrigar prima di tornare alla vita sociale. Tanto so già che, tempo che io esca stasera, domani è già tutto come stamattina. Uguale identico.
“E svegliarsi la mattina, du du ru du du duddu”... e trovarsi la casa sotto effetto dell’Uragano Katrina.
Che adorabile cipiglio (pic by Leonida)* A proposito di Regina dell’Universo: io sono la Regina degli Abbinamenti e la Regina dei Tramezzini. Vale come curriculum per fare la Regina dell’Universo?
Canzone - Vasco Rossi
E nellaria
ancora il tuo profumo
dolce caldo morbido
come questa sera
mentre tu
mentre tu
non ci sei più
E questa sera nel letto metterò
qualche coperta in più
perché se no avrò freddo
senza averti sempre
senza averti sempre addosso
e sarà triste lo so
ma la tristezza però
si può racchiudere
dentro una canzone
che canterò....
Ogni volta che avrò voglia
di parlarti
di tenerti
di toccarti
di sentirti ancora mia
...è stato splendido
...amarti
...senza averti sempre addosso
...dentro una canzone...
E quando un giorno tincontrerò
magari per la strada
magari proprio sotto casa tua ehh
ma guarda il caso però
guarda il destino splendido
crudele e splendido
E intanto i giorni passano
e i ricordi sbiadiscono
e le abitudini cambiano eh eh eh
E stato splendido.....
E stato splendido.....
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PERMALINK
mercoledì 6 agosto 2008 - ore 15:40
Vacanzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La seconda parte del resoconto sarà incentrata più sui particolari, sulle persone, sugli aneddoti e sui momenti che hanno segnato il nostro viaggio nella movida di Ibiza. Il Grand Hotel era gestito da due tizi davvero fuorissimi, da capottarsi dal ridere! E ci hanno mostrato delle foto delle loro giornate, tipo che hanno comprato un sacco di creme doposole, poi hanno preso un casino di sole… E c’erano almeno duecento altri ospiti nel nostro albergo, e li sentivamo tornare alle sei di mattina tutti fatti, e ogni cinque minuti un brindisi cordiale, tanto che a un certo punto mi sono sentita dire “Miiii Peppiniello alza sta cazzo di musica”! Grasse risate!
Tornando a noi e alle cose da raccontare, che dire. Che come per il post precedente lascerò parlare nuovamente le foto, perché dopo Parte Uno tocca al secondo capitolo. Che si chiama: Parte Due
Parte Due
L’aperitivo in spiaggia, perché siamo presenzialisti fino all’osso
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Il nostro barista di fiducia
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Aperitivo alla milanese e mohitos

La discoteca sulla spiaggia

I bagni pubblici

Il casinò

Il croupier

Il nostro ristorante preferito

La direttrice del ristorante mentre ci spiega come si vive chini sul fatturato

Il servizio al tavolo era davvero impeccabile

Nouvelle cusine


Ancora l’albergo, il viale e l’edificio

La sala da pranzo

Il proprietario del Grand Hotel ci inizia ai piaceri della bella vita

Sua moglie, la regina imperatrice Pia

La principessa Ludovica e Maremma

Le terme, dove giovani di brillante vivacità giocano scherzandosi con l’acqua

La stazione centrale

La rassegna stampa mattutina, da buona giornalista

Il centro commerciale fuori città…



… e particolari delle vetrine

Interi

Minigonna e tacchi a spillo.

Luomo che sussurrava ai cavalli

The Bourne Identity

Dino

Shaula la la la la...
Grazie ai miei angeli custodi, quello buono e quello cattivo. “Ma dai, sei come una sorella..” non sempre giustifica uscite di doccia in mutande. Ma vi voglio bene lo stesso. Perché mi fate il terzo grado, perché mi prendete in giro, perché ogni volta che parlo fate partire la scatoletta mucca, perché quando ordiniamo il rosso ci guardiamo sempre, perché abbiamo la stessa idea di vacanza, perché guardare il cielo stellato in silenzio non lo fanno tutti, perché abbiamo fatto quello che volevamo, e volevamo quello che volevamo. E abbiamo vissuto. La prossima volta più tappi per le orecchie e meno libri.

L’orizzonte (una delle mie foto preferite)
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PERMALINK
martedì 5 agosto 2008 - ore 14:33
Vacanzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ci voleva questo week end a Ibiza. Tre giorni di divertimenti folli, fra locali notturni e ristoranti di lusso. Certo, potevamo dormire un po’ di più, visto che volevamo anche riprenderci da un anno di teatro veramente devastante, con due prime che ci hanno snervati nella mente e ridotti a stracci nel corpo. Ma abbiamo pensato, cosa raccontiamo poi agli amici di ritorno dalla vacanza? Che non abbiamo fatto altro che riposare e divertirci a chiacchierare? No, nonsiamai. Allora abbiamo dato il meglio di noi, dandoci alla lussuria e alla vita mondana, tornando a casa ogni mattina con l’alba, mangiando etnico ogni sera e bevendo havanacola e ginlemon dalla caraffa con le cubiste più belle mai viste sulla faccia della Terra.
Ma facciamo parlare le foto. Questa è la prima parte del viaggio, che intitoleremo: Parte Uno.
Parte Uno
Il viale d’ingresso

Il Grand Hotel

Il giardino

La hall

La dependance in cui eravamo alloggiati

La palestra

La piscina



Il panorama che godevamo dalla nostra camera d’albergo


Un salto in città, in mezzo ai giovani che ballano e festeggiano


La movida

L’Apt, dove reperire informazioni turistiche

Le boutique del centro

Il lusso sfrenato anche nei bagni dei bistrò

Eh, e che ci volete fare, quando uno decide di far festa, fa festa…
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PERMALINK
martedì 29 luglio 2008 - ore 15:44
Gli aerei stanno al cielo come le navi al mare
(categoria: " Vita Quotidiana ")
"Gli uomini sono così necessariamente pazzi che il non essere pazzo equivarrebbe a essere soggetto a un altro genere di pazzia."
PascalIo amo le parole, mi piacciono da morire. Da impazzire. Mi piacciono quelle in italiano forbito, mi piacciono i termini aulici, mi piacciono i dialetti. Mi piacciono dette e mi piacciono scritte, a voce e sulla carta. Come si vedono e come suonano. Mi piaciono anche le parole straniere, mi piace da impazzire la lingua spagnola. E il francese, anche se non amo i francesi come categoria di persone (purtroppo il calcio entra nella nostra vita molto più di quel che crediamo). Mi piacciono da morire le parole. Mi piace usarle, stravolgerle e abusarne. Mi piace da impazzire parlare, raccontare, esprimere con soggetto verbo e complemento una frase di senso compiuto, ma anche no. Mi piacciono un sacco le parole. Mi piace scriverle, mi piace pronunciarle. Mi piace usare accenti diversi, mi piace quando mi vengono certe consonanti emiliane, mi piace quando c’ho i resti di Bologna che mi escono dalle labbra. Adoro le parole, adoro l’italiano e le sue parole, l’italiano e anche i dialetti italiani, quelli li amo in un modo ancora più dolce. E le parole tutte, ecco io le adoro.
E poi a un certo punto non servono a niente.

Renoir - Francesco De Gregori
Gli aerei stanno al cielo, come le navi al mare
come il sole all’orizzonte la sera, come vero che non voglio tornare
a una stanza vuota e tranquilla dove aspetto un amore lontano
e mi pettino i pensieri col bicchiere nella mano
Chi di voi l’ha vista partire, dica pure che stracciona era
quanto vento aveva nei capelli, se rideva o se piangeva
la mattina che prese il treno, era seduta accanto al finestrino
vide passare l’Italia ai suoi piedi, giocando a carte col suo destino
Ora i tempi si sa che cambiano, passano e tornano tristezza e amore
da qualche parte c’è una stanza più calda
sicuramente esiste un uomo migliore
io nel frattempo ho scritto altre canzoni, di lei parlano raramente
ma non vero che io l’abbia perduta, dimenticata come dice la gente.

La canzone è qui perché l’ho cantata l’altra sera in un momento di euforia e di gioia allo stato puro. E allora merita una pagina di blog. Perché è bella e nulla più.
Non state a pensare al testo, la metto perché è bella.
Mica ha tutto un senso. Mica si usano parole per tutto.
Anzi, il più delle volte le parole che pensi non serve dirle.
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PERMALINK
lunedì 28 luglio 2008 - ore 14:16
Jamie, Jamie, I’m so glad you’re mine
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La vita è come una scatola di cioccolatini.
Ti fa venire i brufoli.
(Liberamente adattata da Forrest Gump - all rights reserved)Quando scrivo queste cose tendo a sentirmi decisamente intelligente.
...E quindi arriva il giorno in cui si organizzano le ferie, e così io e i miei angioletti, quello cattivo e quello meno cattivo, ce ne andiamo in vacanza assieme. Eccoci nella nostra unica foto insieme (per ora).
Alvise detto Alvialvi, Silvia detta Dino, Sandro detto SandronePeccato che dalla semplice meraviglia che doveva essere, prenotare il nostro viaggetto è diventato un’odissea. Cambio di date, cambio di direzione, cambio di tutto. E così stiamo cercando disperatamente una camera in un qualsiasi agriturismo della nazione per il prossimo week end. Si accettano i complimenti. Ci siamo presi per tempo, eh? Il fatto è che tutto ad un tratto quello che avevamo prenotato non andava più bene per una serie di motivi che è inutile stare a spiegare, e ormai avevo smesso di cercare. E ora ho ricominciato... Ed è ancora peggio di quello che sembrava, e siamo un po’ in alto mare.
E oltre a lavorare con queste temperature tropicali devo anche mettermi a ricercare da capo un posticino per noi tre, per starcene due giorni fuori dalle scatole, fuori da tutto, a farci coccolare da una signora cicciona che sforna biscotti a tutto spiano e ci prepara bisteccone da chilo per cena.
Peccato che non ho tempo, non ce la faccio. Ma devo farcela, è un obbligo morale. E mi riempio di
stress. E chi mi conosce sa cosa significa.
Nota positiva: in questo modo, quando finalmente staccherò la spina sarà ancora più bello.
Silvia, respira, pensa alle cose belle. Ecco… Pensa alla tua quotidiana dose di benessere in un agriturismo sperso nei colli. Pod nelle orecchie, libro in mano, asciugamano e campo d’erba, in mezzo alla vigna, in mezzo alla campagna. Va già meglio, molto meglio, vedi?
Mi porto via scarpe da ginnastica e infradito, tuta da ginnastica, costume e mollette per capelli. Non mi servirà altro.
Niente abitini e gonnelline, niente canottierine carine, niente collanine e orecchini, niente orpelli d’arredamento, niente di niente. Qualche t-shirt, una felpa per le passeggiate notturne. Capelli spazzi, peli che crescono sulle mie gambe come edere rampicanti, un bel po’ di creme e bagnoschiuma profumati, abiti comodi e sobri...
[L’ho detto? Ho detto peli come edere?? O l’ho solo pensato? L’ho veramente detto???]Niente vacanza movida, ma vacanza relax. Imbruttita come solo nei miei peggiori incubi recupererò la vitalità che tanto mi contraddistingueva e che si era sopita.
E credo che mi sentirei davvero rilassata al solo pensiero, ma al momento il mio pensiero è di organizzare in pochissimi giorni un viaggio che si prospetta devastante.
Dai, torniamo a cercare, perché chi cerca trova, e chi dorme non piglia pesci.
E il mio preferito, la necessità aguzza l’ingegno. E chi ha l’acqua alla gola impara a nuotare, è così. Io a queste cose ci credo.
AGGIORNAMENTO POST-DUECENTOEURODITELEFONATELa necessità aguzza l’ingegno e
chi no ga testa ga gambe. Ho corso e ho trovato: è
bellissimo. Appennino toscoemiliano, casa padronale di fine 700 ristrutturata, camere arredate con gusto e grande stile, il luogo è discreto e raffinato, e offre una piccola piscina e ampi boschi in cui passeggiare.
E costa meno di quello che mi aveva detto inizialmente. E quindi se tutto va bene facciamo davvero una figata.




Colazione compresa ogni mattina, e ristorante interno presso il quale è molto agevole prenotare e cenare in armonia col silenzio dei colli.

Ora rimane una sola cosa da sistemare. Che sarò lontana tre giorni.
TREGIORNITREGIORNITREGIORNITREGIORNITREGIORNI. Jamie – Weezer
Jamie, what you doin’ now
What you doin’ now girl?
Please, please tell me
Cuz I need to know, I need to know now
When I was down, You came to me
And promised you’d always be
By my side, now you’re gone
And I’m waiting patiently
Jamie, I want you to know
Jamie, Jamie, I’m so glad you’re mine
We’ll be together a long time
Jamie, who’s faxin’ you now?
Who’s dialin’ your car phone?
Please, please be true
You know that I trust you, do that which you must do
When I was down, You came to me
And promised you’d always be
By my side, now you’re gone
And I’m waiting patiently
Jamie, I want you to know
Jamie, Jamie, I’m so glad you’re mine
We’ll be together a long time
You’ve got the Beach Boys, and your firm’s got the Stones
But I know you won’t leave me alone
Sometimes it seems you’re not with me
It hurts me so much, it hurts me so much
Sometimes it seems you’re not with me
It hurts me so much, it hurts me so much
Jamie, Jamie, I’m so glad you’re mine
We’ll be together a long time
You are the most, you’re so rad, you’re so fresh
And I’m so glad
I am yours, you are mine
Show me where and I will sign
When I was down, You came to me
And promised you’d always be
By my side, now you’re gone
And I’m waiting waiting
Jamie, Jamie, I’m so glad you’re mine
We’ll be together a long time
Jamie, believe me, I won’t let you down
Cuz you are the best lawyer in town.
Sometimes it seems you’re not with me
It hurts me so much, it hurts me so much
Sometimes it seems you’re not with me
It hurts me so much, it hurts me so much
I love you so much, I love you so much
Per la serie volevo dire che, volevo dire che non ho mai ricevuto tante visite anonime come in questo periodo. Tanti, tanti ospiti anonimi.
E pensare che potrebbe bastare chiedere a Enrico di avere gli indirizzi IP per togliermi ogni dubbio possibile.
Ma non mi interessa. Non ne ho bisogno.
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PERMALINK
giovedì 24 luglio 2008 - ore 09:14
Green eyes, green eyes
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il mio computer sta morendo. Oggi dava chiari segnali di crisi, ondeggiando in giallo e bianco con larghe fasce orizzontali.
Hey, hai preso tutto dalla mamma, ho pensato inizialmente, ricordando il bicolor che cinge la mia schiena.
Sciocca infame, mi sono detta,
prendi seriamente almeno questo. Così, quando sono tornata in me, ho realizzato che il mio computer muore e io potrei perdere tutto quello che ho. E con tutto intendo tutto, cioè il mio contatto privilegiato con il mondo esterno. Perché se ben ricordo perdere il monitor non significa perdere tutto quello che ho nel mio bussolotto grigio (ho preso 27 all’esame di informatica, scusate se è poco).
No, non ho un portatile.
No, non ho una di quelle meraviglie compatte.
No, non ho un mac, non ho niente.
No, non ho un pc.
Ho un vecchio, enorme, comodissimo computer vecchio stampo, con lo scatolone sotto la scrivania, il monitor col tubo catodico dietro e la tastiera semovibile sul tavolo. Fa tanto vintage e mi ci sono affezionata, ok? Io e l’innovazione tecnologica abbiamo raggiunto un tacito accordo, io non rompo le scatole e lei mi aspetta. Ha atteso con trepidante angoscia che io la smettessi di farmi prendere dalla tachicardia ogni volta che accendevo, con le dita incrociate augurandomi di non aver causato una fusione interna. L’insegnante di informatica alle superiori mi chiamava amorevolmente
"La signorina Pasticciona". Tutti i santi giorni.
Dicevo, mi sta aspettando, mi dà il tempo che mi serve per prendere confidenza con l’evoluzione delle tecnologie e delle telecomunicazioni. Poi forse, un giorno, mi comprerò un pc da mettere in studio.
Ma ora si pone il grosso del problema. Perché se il computer a libro ha un prezzo per me ancora inaccessibile, diosolosa quanto mi costerà comunque un nuovo schermo. Che va comprato, non esiste che rischio di rimanere a piedi.
Porca miseria. Come navigassi nell’oro, no? Ora che ho pure perso il lavoro.
Qualcuno di voi ne ha uno che gli avanza? Schermo, dico, non lavoro. Anche se ogni proposta in territorio trevigiano potrebbe essere opportunamente valutata.
Mi serve uno schermo che sia discreto ed educato, che si integri con il resto del mio armamentario e che sia umile e gentile, non ho intenzione di perdere ore a capire come devo trattarlo e come devo rivolgermi a lui per farlo funzionare.

Green Eyes – Damien Rice
Honey you are a rock
Upon which I stand.
And I come here to talk.
I hope you understand.
That green eyes
Yeah the spotlight
Shines upon you.
And how could anybody deny you?
I came here with a load
And it feels so much lighter now I met you.
And honey you should know
That I could never go on without you.
Green eyes
Honey you are the sea
Upon which I float.
And I came here to talk.
I think you should know.
That green eyes
You’re the one that I wanted to find.
And anyone who tried to deny you must be out of their mind.
’Cause I came here with a load
And it feels so much lighter since I met you.
Honey you should know
That I could never go on without you.
Green eyes, green eyes
oh oh oh
oh oh oh
Honey you are a rock
Upon which I stand.
AGGIORNAMENTO POST LAVORATIVO
Sempre il mio fotografo ufficiale, mr Scaramella, che si diverte a immortalarmi in ogni occasione. E io mi riempio di foto bellissime. In questa sono affiancata al mio fedele destriero, in una posa plastica che rende perfettamente l’idea di come io sia diventata un’attivissima biciclettista quotidiana. Il mio unico appiglio alla sportività.
E che il cielo renda merito alle mie passeggiate in bici perchè ho un’abbronzatura da far impallidire Afef.
Inoltre sottolineo, per dovere di cronaca, che il mio fascino sulla terza età non si è assopito, e che continuo a ricevere proposte indecenti da ultrasessantenni. Due settimane fa quello che mi rincorreva. Ieri quello che mi aiutava a parcheggiare la bici. Oggi invece un signore ha insistito per offrirmi un aperitivo. Mi ha anche toccato un braccio. Ho dato sfogo alla mia fantasia e alla mia creatività per fuggire alla velocità della luce.
Forse è vero, forse hai ragione tu. Forse sono troppo spontanea, troppo ingenua. Forse ho un modo strano di vedere il mondo, troppo pulito. Forse sono solo troppo solare.
Mai avrei pensato di utilizzare "troppo" per definire in accezione negativa il mio essere "solare".
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PERMALINK
mercoledì 23 luglio 2008 - ore 08:46
Raccontami le storie che ami inventare
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Era un giorno di notte. Mentre la luna con i suoi raggi infuocati riscaldava la terra e il sole cadeva a larghe falde, io solo, insieme ad altri tre, me ne andai per una strada lunga, larga, corta e stretta. Entrai in un campo di meli, pieno di pere, prendendo una patata da un albero. Vidi, poi, seduto in piedi sopra un sasso di legno, un cadavere vivente che leggeva un giornale senza scritto al chiarore di un lumicino spento. Allora tirai fuori il mio coltello senza manico, che gli mancava soltanto la lama, glielo conficcai nel cuore e gli dissi: "Muori scellerato che hai mangiato lo zucchero salato!"O qualcosa del genere. Ce ne sono versioni diversissime, ognuna con una sua piccola particolarità. Un sasso di legno dipinto sul muro, un cuore destro. Un paese all’incontrario è più facile da inventare.
Credo che ognuno possa scrivere la sua storia impossibile. C’è chi l’ha già fatto. C’è chi ci sta pensando. C’è chi lo farà, un giorno.
È mezzanotte, il sole è nel cielo, e sta piovendo: la prossima volta è ora. Una Regina che vive all’indietro strilla perché fra un poco si pungerà con il fermaglio. Un Coniglio Bianco in panciotto passa sul prato, borbottando. È strano che sia vestito e abbia facoltà di parola ma non è questa la Meraviglia. La Meraviglia è che abbia un orologio nel panciotto: Alice lo segue, precipita in un buco e “non ha neppure un istante per pensare”. Di tempo per pensare ne avrà almeno un poco quando il Cappellaio Matto le proporrà l’indovinello: “perché un corvo somiglia a uno scrittoio?” Alice non vive in un mondo enigmatico: vive in un mondo doppiamente enigmatico, perché è fatto di indovinelli, ma questi indovinelli non hanno una soluzione.
Cos’è un indovinello senza risposta? Non è propriamente come una bottiglia senza tappo, ha più l’aria di un sorriso senza gatto di fronte a una bambina che ascolta, o di un gatto senza collo di fronte al boia che deve provare a decapitarlo. Un grado di assurdità leggermente più profondo che nei paradossi. Uno scandalo, insomma.Dall’introduzione a "Alice nel Paese delle Meraviglie", L. Carrol
Prossimo alla rilettura, deciso.

Estra - Hanabel
il sole c’e’ e adesso so
che anche se muoio, muoio bene
e tu mi scriverai
il sole c’e’ e adesso so
che le tue piume, sono buone
per voli che farai
Hanabel, Hanabel
il sole c’e’ e adesso so
che anche se muoio, muoio bene
e tu mi scriverai
il sole c’e’ e adesso so
che le tue piume, sono buone
per voli che farai
Hanabel, Hanabel
umile e deserta
fragile e scoperta
non esiste un viso
triste triste come te...
e il sole c’e’ e adesso so
che anche se muoio, muoio bene
e tu mi scriverai
e il sole c’e’ e adesso so
che le tue piume, sono buone
per voli che farai
Hanabel, Hanabel
il sole c’e’ e adesso so
che anche se muoio, muoio bene
chissa’ se scriverai cosi’...
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PERMALINK
domenica 20 luglio 2008 - ore 10:17
Guarda che bella sorpresa la vita
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Terribile quando hai una canzone in testa, ti ricordi pure qualche strofa, e sai che una volta la sapevi a memoria dalla prima all’ultima lettera. E invece non ti viene.
"Quello che andava sempre a letto tardi e dormo di più". E invece proprio non ti viene, non ti viene.
Tu che di Vasco ne sai, e non puoi dire di no, eppure quel titolo non esce. Non esce il disco, non esce il titolo, non esce la canzone, ti fermi a quel singolo verso e stai lì ad aspettare, a scervellarti.
No, inutile. Ci pensi quando arrivi a casa, dopo.
Però intanto la canti, e continua a girarti nella testa. C’è, non la cacci, non c’è storia. E anche se per tutta la sera pensi ad altro, e la giornata si sviluppa in un certo modo e prende forma minuto dopo minuto, ti resta dentro quella voglia di capire che cavolo di canzone sia. Così ogni tanto ci ripensi, giusto per rinfrescare la memoria, come un nodo al fazzoletto perché non vuoi che ti scappi dalle orecchie.
E allora subentra quella meraviglia di Google. Sia benedetta la tecnologia. Ti svegli una domenica mattina che hai ancora un conto in sospeso, accendi il computer e ci scrivi la frase che ti ricordi, con le virgolette perché vai sul sicuro, e la trovi. Bella, lì, parola dopo parola.
Come se ti avessero riaperto la porta per un mondo in cui non andavi da un sacco di tempo. E ti ricordavi solo quella frase lì, quei due versi lì. E invece è tutta ancora nella tua testa. Bastava l’input giusto. E adesso la canti come se non fosse mai andata via.
Tutto questo per dire che sto riscoprendo Vasco a una distanza di 3 anni dalla mia disintossicazione. E mi piace sempre da impazzire.
Una Silvia canterina oggi, per voi, si esibirà in un successo tratto dall’album Gli Spari Sopra*.
Ci Credi - Vasco
Non vorrei fare più canzoni fino a quando
non me lo chiedono più
sto diventando quasi isterico e non ne posso più
guarda che bella sorpresa la vita
quando credevo che fosse finita
arrivi tu!
arrivi tu!
E adesso vado a letto presto come gli altri
e non sono più
quello che andava sempre a letto tardi
e dormo di più
guarda che bella sorpresa la vita
che ad un certo punto ti svegli È FINITA
e non ritorna più
e non ritorna più
Adesso voglio una vita diversa
da quella lì
è inutile che tu mi guardi di traverso
io sono sempre qui
è che la vita che cambia che cambia
è che ti svegli e non è ma quella
che credevi tu
Quante cose che si muovono che si dicono che si credono
quante cose che si pensano, e poi cambiano...
Non è che sono più felice di una volta
o forse sì
è che alla fine ogni cosa ti stanca
tutto qui
guarda che bella sorpresa la vita
che ad un certo punto ti svegli È FINITA
e non ritorna più
e non ritorna più
Il primo che mi dice che Happiness non si scrive così lo prendo a cafuddate.
Per non dimenticare, aggiornamento necessarioHo il sedere in fiamme. Ieri sono stata al mare e, sgargiuola e baldanzosa come sono, ho ben pensato di mettere la crema sulle gambe solo alle 3 di pomeriggio. Chi mi conosce sa che non mi piace stare di pancia, e mi piazzo di schiena come una sbarettola. Col sole che batteva ieri. E ho il culo e le cosce in fiamme. E ho difficoltà non solo a sedermi, ma anche a camminare. E davvero non ho idea di cosa cavolo mettermi che non mi gratti le chiappe.
Inoltre, come corollario, vorrei sottolineare che mi sono ustionata leggermente (per fortuna) anche la parte anteriore della coscia, ma non le fasce laterali. Questo significa che sono praticamente divisa in spicchi, rossi e bianchi. Un fenomeno da baraccone.
Col sedere in fiamme.
Sembra un post volgare, ma non lo è.
Si tratta invece di un post sofferente e doloroso, malinconico nonostante l’apparenza ilare. No, invece è un post sofferente. Non riesco neanche a stare qui al computer, e oggi pomeriggio ho da scrivere e non posso farlo in piedi. Sarà un martirio.
"Santa Silvia Martire, protettrice ma non troppo degli imbecilli al mare"Porca miseria, mi sono scottata il culo. E tira da impazzire.
Devo portarmi la badante in spiaggia, la prossima volta.
Prossima volta. Do già per scontato di avere un’altro giorno libero per andare al mare.
L’ottimismo è il profumo della vita.
Per dovizia di particolari.* Vedi commenti
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PERMALINK
venerdì 18 luglio 2008 - ore 10:29
Elio e le Storie Tese rubano maglietta
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Siccome sono intollerante, e chi mi conosce lo sa, oggi vi racconto un’altra cosa che odio. Oltre al trenino, oltre a camminare in montagna, oltre alle code, oltre al pomodoro fresco caldo e Charles Bronson.
Detesto i nomi insulsi per i cani. Fufi, Billy, Ricky, Birillo e Briciola. Quanto mi fa incazzare Briciola. Lilly non ne parliamo. E Fido, ma quello ormai fa tanto vintage, forse tra un po’ torna di moda. E detesto Lucky, mioddio Lucky. Mi infastidisce la banalità, ecco. Sono una sostenitrice del libero pensiero non condizionato dalle limitazioni mentali dei primi proprietari di quadrupedi domestici.
Se proprio gli si vuole dare un nome insipido, secondo me dovrebbe essere un acrostico. Che ne so, Bingo potrebbe essere
Basta ingerenze nella giustizia ordinaria. Mi sembra un nome fantastico per un cane. Oppure Fufi,
Fammi un favore impiccati, e Fido sarebbe
Fanatico inseguitore di onanisti. Una cosa del genere perché, vedete, queste cose iniziano solo così ad avere significato che possa essere riconosciuto come tale, e solo prese esternamente dalla loro unica funzione di nome insulso. I nomi insulsi in sé non devono esistere.
Mi danno spesso fastidio anche i nomi deliberatamente umani. Caterina su un golden, Carlotta su un gatto. Ma va. Ma ti sei completamente rimbecillito? Non dico Vercingetorige, Nabucodonosor o Alarico, che sono difficili da gridare quando la bestia non ti risponde. Un Leonida, un Attila, un Robespierre secondo me è geniale, anzi viaggiamo sui toni dell’ideale, ma insomma, bisogna avere buon gusto. Anche un bel Mafalda, che ispira simpatia, Gina, che è corto e gioviale
(era il nome di un seno, ma non ricordo di chi, Ndr), Ubalda, Ernesto, Ugo, Rocco. Ma per dire, potresti chiamare un cane Alessandro? No, è troppo da persona.
Boh, forse dipende dai casi, dall’animale in questione. Forse ho questa fissazione perché detesto, oltre ai nomi dei cani, anche le persone che danno loro quei nomi. E fra tutti la persona che chiama il suo cane Caterina. Sì, credo sia quella l’idiosincrasia principale che ha generato tutte le altre.
Mi piacciono invece i nomi originali per gli animali. Chessò, Femore, Caminetto, Insalata, Caffè Corretto Prugna. Vieni qui, Caminetto! Corri presto CaCoPru (bellissima come abbreviazione), Oppure, ti ho portato un bell’osso, Microonde, vieni a mangiare! Tanto gli animali non hanno compagni di classe idioti che li prendono in giro per il nome. Non vanno alle elementari, o alle medie. Il dramma interiore si sviluppa lì. Un gatto che si chiama Lavagna (ah, la mia compagna di classe Vania… quante insidie, quanti ricordi...) o Comodino non sarà mai traumatizzato per questo, anzi farà scaturire sorrisi entusiasti quando, battendo sul piattino della cena, il padrone chiamerà: “E’ pronta la pappa, Comodino!”
Adesso, non per vantarmi, ma uno dei nomi più belli che ho mai sentito per un animale domestico è
Pelè, ed era il mio gatto. Quello che è scappato la vigilia di Natale (per giorni abbiamo sospettato si sentisse minacciato di vita, forse credeva di essere una faraona). Pelè è un nome fantastico, secondo me.
Il mio cane adesso si chiama Kevin, o Kevy per renderlo meno maschile. Ho già ricevuto bonarie e meno bonarie critiche per questo, non tollererò altri commenti. Tanto tutti voi conoscerete la strampalata storia del mio cane, di come mio padre l’ha salvato da morte certa (o almeno così ci ha fatto credere per portarlo a casa), delle straordinarie avventure di un cane che si crede un gatto, o della magnifica scenetta di me e mia madre e il veterinario che ci dice che non è maschio come pensavamo. Ah, il mio cane con la Y.
E siccome devo andare allegramente e controvoglia a fare le pulizie con la pioggia che mi batte sul tetto che scotta, mi riprendo un po’ di serenità interiore ripensando alla
La bignolata.
Ah, ieri sera concerto di Elio. Chi non c’era si è perso una gran bella cosa.
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