Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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martedì 10 giugno 2008 - ore 17:09
Tutti in campo con Lotti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ci voleva proprio. Tanti progetti sfumati così, nel nulla, nel giro di poche ore. Non si fa così, non si illude così la gente. Non ve ne potete uscire un giorno dicendo che infortuni golf cart incidenti eccetera. Dai. Porca miseria... E adesso che si fa?
Oggi ho una giornata discretamente positiva. Ho sorriso, ho mangiato con appetito, ho cantato a squarciagola tornando dal lavoro in bici. I Lifehouse sono sempre una sicurezza, in questi momenti. E voi, automobilisti in coda che mi guardate sfrecciare sulla mia bici, che mi invidiate mentre mi infilo nei buchi fra un camion e l’altro ed evito di farmi investire dalle corriere, io in bici ci metto molto meno di voi in macchina, risparmio, faccio movimento e non inquino. A voi, automobilisti nelle giornate di sole, io dico: tiè.
E per la serie Volevo dire che. Volevo dire che ieri l’Italia ha giocato di merda. Anche i miei due gregari, i miei preferiti di sempre. Anche loro, stando a ciò a cui mi hanno abituata, hanno giocato di merda. Ho detto una parolaccia, anzi due, e uguali. Ma ne ho dette di ben altra qualità e varietà, ieri sera. Oltre ad aver mangiato Fonzies taroccate e bevuto birra, facendomi divorare dagli insetti fino al vino rosso finale.
com’è simpatica questa domenica così complicata
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è che adesso io mi vanti della mia raggiunta demenza, è che sono recidiva.
Correva l’anno 2004, ebbene sì. Facevo la doccia tronfia e baldanzosa come solo io so essere, e che vuoi che sia. Già, solo che la mia noncuranza e la mia disattenzione hanno fatto sì che mi entrasse quel che si dice una ravanata di sapone negli occhi: ebete io che volevo fare lo scrub e togliere le impurità dal viso e mi sono strofinata la spugna con troppa forza. Le palpebre hanno subito un rapido movimento, e tutto il sapone che gonfiava la mia spugna si è collocato all’interno dei miei bulbi oculari. Ed ecco: sono rimasta cieca per 5 minuti buoni. Non ci vedevo niente, nebbia. Ed ero sotto la doccia, piena di freddo, non sapevo cosa fare, passavo acqua tiepida ma oltre quello niente. Ricordo che non sono neanche riuscita a mettere il collirio perché proprio non mi si aprivano gli occhi. Angosciante. Ero pure andata a studiare quel pomeriggio, subito dopo, ma bruciava da morire. E quel che è peggio, ogni 10 minuti mi toccava andare in bagno perché mi si annebbiava la vista e dai bordi dell’occhio si staccava una pellicola appiccicosa, tipo una colla chiara, una specie di gomma, un elastico, una cosa schifosa. Una specie di erogatore di sapone liquido ambulante e sproloquiante. Mi dicevano Se piangi fai schiuma. Mi usciva bel bello del sapone dagli occhi.
Oggi torno sull’argomento perché mi piacciono i corsi e ricorsi storici (a tal proposito “A passo di gambero”, Umberto Eco, Bompiani 2006). Dicevo, mi facevo la doccia ieri mattina, tronfia e baldanzosa come solo io so essere. Dagli errori si impara a non farli di nuovo. Ma non a non farne altri sempre diversi.
Per cui, mentre con la gioia nel cuore mi insaponavo e mi profumavo, mi sono passata la spugna in faccia. Con gli occhi stretti stretti, che non si sa mai mi ritrasformi di nuovo in un erogatore di sapone liquido come qualche anno fa, pensavo. E l’ho inalato, l’ho inspirato. Non sono riuscita a coordinare i movimenti delle mani e la respirazione (per la stessa ragione per cui l’altro giorno sono entrata in doccia con gli occhiali, si chiama stress). Morale della favola, invece che dagli occhi per dieci minuti buoni mi colava bagnoschiuma More e Muschio dal naso.
Detto questo, ciao. Quante cose da raccontare in così poco tempo. Mi tocca addirittura censire tutte le mie simpatie e scegliere solo quelle più insulse e paradossali. Per tenere alto il livello del blog, s’intende. Ho degli standard che non vanno delusi.
E giusto per lamentarmi, cosa che mi riesce benissimo in questo periodo, sono stressata. E l’altro giorno sono entrata in doccia con gli occhiali, e ho messo il deodorante crema sullo spazzolino, e mi sono messa una maglia al contrario.
Forse dovrei iniziare a rilassarmi un po’.
Vasco Rossi - Dillo alla luna guardami quando mi parli guardami quando mi parli guardami quando mi parli guarda se è vero guardami quando mi parli guarda se tremo smettila di parlare guardando il muro e se qualcosa mi devi dire dimmelo duro guardala in faccia la realtà e quando è dura sarà sfortuna sfortuna
guardala in faccia la realtà è più sicura guardala in faccia la realtà è meno dura se c’è qualcosa che non ti va dillo alla luna può darsi che porti fortuna dillo alla luna
guardami in faccia quando mi parli se sei sincera se non mi guardi quando mi parli non sei sicura la voglio in faccia la verità e se sarà dura la chiamerò sfortuna maledetta sfortuna
se c’è qualcosa che non ti va dillo alla luna può darsi che porti fortuna dillo alla luna
la voglio in faccia la verità e se sarà dura la chiamerò sfortuna maledetta sfortuna maledetta sfortuna maledetta sfortuna maledetta sfortuna maledetta maledetta maledetta sfortuna maledetta sfortuna
Ps - Ero indecisa con Domenica Lunatica, che era la mia prima scelta e che poi è finita a fare da titolo. E la mia domenica lunatica è finita lì perchè la cantava Fede l’altro giorno al lavoro, e non la cantavo da un sacco di tempo, e lui cantava, e io non vedevo l’ora di scriverla. E Dillo alla luna la canto io qui, perchè Vasco la grida, e non c’è miglior modo di iniziare un lunedì.
Gli ismi tornano prepotentemente per celebrare una trasbordante, rutilante notizia che è stata recapitata fra le mie orecchie qualche giorno fa, e che non può lasciare indifferenti neanche voi.
La Natura è nostra amica, ed è nostro dovere oltre che diritto tutelarla. Per questo, nel 2003 (e io lo scopro solo ora!!) è partita l’Operazione Bufo Bufo per la tutela dei rospi, che quando vanno in amore, per spostarsi da un insediamento all’altro, rischiano la vita attraversando strade trafficate e pericolosamente frequentate da quegli animali meccanici e fumosi detti automobili. Così dei volonterosi volontari in primavera mettono quantità inverosimili di reti lungo i perimetri delle strade; poi, quando trovano un rospo che ci sbatte contro lo raccolgono amorevolmente e lo accompagnano dall’altra parte della strada mettendolo al sicuro, permettendogli così di copulare selvaggiamente con una bella rospetta e di portare a compimento il suo ciclo riproduttivo. È un’operazione per la salvaguardia della specie. Legittima, per carità. Anzi, che bell’iniziativa. Ama gli animali e gli animali ameranno te, un giorno, quando saranno i padroni incontrastati della Terra.
Sarà che a me gli animali non sono mai piaciuti in sé, sarà che i rospi poi li trovo particolarmente brutti (e in quanto tali devono essere particolarmente graditi al Signore nostro che ci racconta come tutte le specie viventi siano amate dal cielo). Ma io li lascerei schiantarsi, o spiaccicarsi sotto una macchina. E questa iniziativa pur lodevole mi fa un sacco ridere.
E visto che parliamo di rospi, per la serie tuffi nel passato, ecco a voi Maurizio Costanzo.
Riderà riderà riderà tu falla ridere perché
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri sera ho mangiato i gamberi con le mani. Li ho puliti da sola. Non l’avevo mai fatto prima, li aveva sempre puliti qualcuno per me, senza che io lo chiedessi esplicitamente, ma io lasciavo fare. Pigrizia, non lo so. Non volevo le mani che sapevano di pesce, poi mi sarei dovuta alzare per andare a lavarmi, no, tanto cera sempre qualcuno che puliva per me. La mamma, la Fede, un amico, Maury. Ieri sera li ho puliti io. Li ho sgusciati, ho strappato le zampe, ho tagliato le code, ho tocciato la polpa nel sugo di prosecco, ho succhiato per quel che si poteva. E anche quello l’ho fatto con le mani. Tutto con le mani. E prima di fare la scarpetta sul sugo di prosecco sono andata a sciacquarmi le mani, che erano piene di pesce e prezzemolo. E sono tornata a casa che avevo le mani che sapevano di pesce. Di gamberi. L’ho fatto da sola, tutto io.
E a chi mi guardava e pensava “ma che cavolo ha da ridere quella lì così sguaiatamente, sta solo sgusciando dei gamberi”, mi veniva da dire “io sto sgusciando dei gamberi”, e non avrebbe avuto lo stesso sapore. Lo diciamo con toni differente. Ho sgusciato i gamberi con le mani, io; li ho mangiati con le mani, senza usare coltello e forchetta. Mi sono schizzata fino in faccia. Ho fatto tutto io. Avevo schizzi sulla maglia, sulle braccia, forse sui capelli. Tutto da sola. Voglio prendere tutto. Voglio vivere tutto. Voglio vivere ogni giorno. Voglio fare solo cose in cui credo, che amo, che voglio fare. Voglio sentirmi me stessa, voglio crescere ogni giorno. Voglio sgusciare i gamberi con le mani da sola, perché non l’ho mai fatto. Non l’ho mai voluto fare, per principio, ed è bellissimo.
Voglio le mani sporche di prezzemolo che sanno di pesce, e voglio ridere mentre sguscio un gambero dietro l’altro, perché non l’ho mai fatto per principio, e ora è tutto dentro di me.
E a chi mi vuole dico cercami, prendimi, sono qui, comprendimi. E a chi non mi vuole dico lasciami, non tenermi. E a te dico, sì a te dico, eccomi. Scegli chi vuoi essere, io sto scegliendo. Io non rincorro chi scappa. E se cerco di tenerti non andare via.
Tremo. Oggi sarà di nuovo trincea.
Diana Ross – It’s my turn I can’t cover up my feelings In the name of love Or play it safe For a while that was easy And if living for myself Is what I’m guilty of Go on and sentence me I’ll still be free
It’s my turn To see what I can see I hope you’ll understand This time’s just for me
Because it’s my turn With no apologies I’ve given up the truth To those I’ve tried to please
But now it’s my turn If I don’t have all the answers At least I know I’ll take my share of chances Ain’t no use in holding on When nothing stays the same
So I’ll let it rain ’Cause the rain ain’t gonna hurt me And I’ll let you go ’Though I know it won’t be easy
It’s my turn With no more room for lies FOR YEARS I`VE SEEN MY LIFE Through someone else’s eyes
And now it’s my turn To try and find my way And if I should get lost At least I’ll own today
It’s my turn Yes, it’s my turn And there ain’t no use in holding of When nothing stays the same
So I’ll let it rain ’Cause the rain ain’t gonna hurt me And I’ll let you go ’Though I know it won’t be easy
It’s my turn To see what I can see I hope you’ll understand This time’s just for me
Because it’s my turn To turn and say goodbye I sure would like to know That you’re still on my side
Because it’s my turn It’s my turn
It’s my turn To start from number one Trying to undo Some damage that’s been done
But now it’s my turn To reach and touch the sky No one’s gonna say At least I didn’t try
It’s my turn Yes, it’s my turn It’s my turn It’s my turn It’s my turn
She’s touch smell sight taste and sound
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Visto che qualcuno non ha tenuto la bocca chiusa su questo indicibile segreto, sono costretta a svelarmi.
Succedono cose che non puoi prevedere. Non puoi, non te lo potresti mai immaginare. Basta una festa a tema, tema hippy, e tutti a tema hippy tranne te, e un amico con una parrucca hippy. Non puoi farci nulla. Sono cose che succedono e basta.
Hey, ma chi è quella bella bionda. Sembra una via di mezzo fra una prostituta ucraina e una ballerina di un bordello francese della bell’Epoque. Chi sarà mai. E guardala come si atteggia, con quei suoi vaporosi capelli biondo cenere. Che sguardo ammaliatore sotto quella folta chioma di sole e luna. Donna misteriosa, chi sei? Forse una battona dell’ultima ora? Forse la zia di una velina di Striscia? Forse una quarantenne in libera uscita all’Odissea? Forse una sedicenne che ha usato troppi cosmetici? No, propendo più per la prostituta ucraina. Al massimo una ex gloria del Moulin Rouge. Somiglia però a qualcuno che ho già visto, ma qualcosa non torna. Gli occhi, quegli occhi li conosco. E quello stonato fare ammaliatore, che proprio non funziona. Quel broncio, quell’enorme lungo naso protagonista.
E quel tipetto tutto pepe accanto a lei? Non sarà mica Maci, quello pelato. Sì, è Maci, quello pelato. Con una parrucca frisee, una chitarra senza corde legata alla schiena, un ciondolo a forma di cuore e la camicia di sua madre, in pieno clima hippy.
Avviciniamoci, cerchiamo di capire meglio.
E come direbbe Janice.
Oh-mio-dio.
E siccome non può mancare la paranoia, anche in un post insulso e frivolo come questo. E siccome rimango malinconica dentro e fuori, e ieri pioveva. E oggi penso troppo. E ieri ho pianto. "Succedono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde."
Il sonno a me fa un effetto particolare. Ma non il sonno nel senso di dormire. Il sonno nel senso di avere SONNO.
Passi per le occhiaie. Ma mi si gonfiano le labbra. Divento una specie di canotto-bocca, una via di mezzo fra la Dellera e la Parietti.
Solo che io non le porto con altrettanta disinvoltura. Non riesco neanche a parlare, mi limitano nelle mie capacità oratorie, mi inibiscono, mi bloccano, mi fuorviano. Vi dirò di più, mi mettono in imbarazzo. Io non sono una da labbra gonfie e sensuali. Io sono una da ciabatte e pigiami a fiori, ecco. La mattina voglio essere semplicemente spettinata, non un’attrice porno.
Ops, erotica, scusate l’imperfezione lessicale.
Anche se a pensarci bene non posso lamentarmi. Pensate se mi svegliassi con le branchie, o con il petto villoso, o con il naso di Cyrano. Meglio le labbra canotto va’, che tanto dopo un’oretta si sgonfiano.
Ieri ho pensato a Memo Remigi. L’avevo visto in tv qualche tempo fa, riemerso da un fiume d’oblio. E ieri ho pensato a lui, e non so perchè. Il fatto è che ha un nome onomatopeico, e a me piacciono i nomi che suonano. Così, elucubrazione più elucubrazione meno, è venuto fuori che ho pensato a Memo Remigi. Chissà che fine ha fatto, pover’uomo.
Dovrei mangiare più leggero la sera, prima di andare a letto.
PS - Come avrete notato, il fatto che io da qualche tempo scriva quasi tutti i giorni non dipende dall’ammassarsi di eventi sulle mie spalle, o dall’apporto informativo di ciò che annoto sul blog, o dal grado di importanza delle cose che mi accadono. Scrivo tutti i giorni semplicemente perché mi va. E ora vado a docciarmi sperando che si sgonfino rapidamente le labbra, che oggi devo andare dai miei ragazzoni allo stadio, per l’ultima volta. E se ho pure le labbra da Parietti sembra che me le vada a cercare.
Sperando che oggi non trattino male Roger, che è piccolo e indifeso. Dai, ormai siamo salvi, mica possono fare casino.
O no.
* Update ore 17.30 - back from Omobono Tenni.
Erano tristi quando ho comunicato che l’anno prossimo non andrò a fare bar. Erano tutti tristi. Mi hanno detto che non sarà uguale senza di me - magari lo dicono a tutti, ma a me ha fatto piacere lo stesso. Il ragazzo timido mi ha chiesto se sono sposata, perché voleva fare amicizia con me e oggi era lultima di campionato, e ha preso coraggio. Qualcuno ha avuto l’eleganza di chiedermi un regalo, qualcuno mi ha invitata al loro ritrovo in centro per bere qualcosa post partita, qualcuno mi ha detto che spera di vedermi in giro, per non perdersi di vista. Mi hanno fatto lin bocca al lupo per il lavoro.
Cari. Sono cari ragazzi alla fine. Non sono cattivi, è che hanno problemi con l’alcol. Conosco tante persone che hanno problemi con l’alcol, e non sono ultrà.
E vorrei dire che quando un tifoso da curva ti fa notare che "Te ga do borse sotto i oci che xe na roba brutta", e sorridendo sornione ti dice che "Unquò te si impresentabie" significa che dormire poco non ha effetti benevoli sulla tua persona.
Tall and tan and young and lovely the girl from Ipanema goes walking
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Da aggiungere alle cose belle:
- un teatro quasi pieno che ride - correre con le borse in mano perchè sei in ritardo - abbracciarsi appena usciti di scena - la tua amica con gli orecchini verdi - quando ti viene da ridere e vomitare insieme dall’agitazione - quando sei in scena e ti concentri e diventi qualcun altro - e non esisti più da solo - guardarsi negli occhi senza parlare - toccare una mano - ringraziare qualcuno - l’ultimo bicchiere di rosso con l’oste - la città in silenzio - una cicca sulla rastrelliera più scomoda del mondo - tornare a casa e voler ricominciare la giornata da capo
- svegliarsi presto la mattina dopo, mettere una t-shirt e un paio di jeans, le scarpe da ginnastica vecchie, caricare lipod e uscire in bici, andare in centro, e come va, va...
It’s wonderful it’s wonderful it’s wonderful good luck my babe
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oggi ero ippica, ed è successa una cosa fantastica che meritate di conoscere.
Quarta corsa: dando una letta ai nomi dei partenti scopro un cavallino simpatico che si chiama Lamiafesta. Non posso sciupare questa ghiotta occasione. Prelevo due euro dal mio borsellino e mi dirigo alle casse. MA. Ecco il ma, particella di cui la mia intera esistenza è costellata. Ma proprio all’uscita del mio sgabuzzino-regia ci sono i capi. Proprio lì davanti. Temporeggio, torno indietro, dopo un paio di minuti mi ripropongo alle casse. MA. Ma i capi sono ancora lì. Non se ne vanno. Io ho i miei due euri in mano, e niente di fatto. Niente scommessa. La corsa parte: Lamiafesta non arriva neanche fra i piazzati. Dovevano chiamarti Ilmiofunerale, ronzino che non sei altro, hai già una zampa nella fossa. MA i miei capi mi hanno salvata dal gettare al vento due euro, e oggi che il petrolio si sta esaurendo e la benzina alla Tamoil di Silea costa uno punto cinquecentoventotto euro litro [Cit.] i soldi sono sempre più preziosi. Come il petrolio.
Mi sento una piccola miracolata e ipotizzo un segno del destino, così decido di leggere anche i nomi dei cavalli della quinta corsa. Subito uno colpisce la mia attenzione: si chiama Follia Omicida. È un segno: sarebbe esattamente il mio stato d’animo attuale se una serie di regole morali non mi impedissero di scartare quella motosega che mi sono fatta regalare per il compleanno. Approfondiamo quindi la conoscenza con Follia Omicida – non si punta un cavallo senza saperne nulla di concreto: nelle ultime 5 gare, tutte corse a TS, si è piazzato tre volte al primo posto. Corre la quinta corsa, col numero 5. Mi piaci, Follia Omicida. Andiamo avanti, mi dico, perché ci vogliono certezze per scommettere due euro su un cavallo che potrebbe estrarre un’atomica da sotto gli zoccoli, il mio Follia Omicida. Suo padre si chiama Gillmore (come Una mamma per amica!): se non è un altro segno questo non so io. Cerco allora il nome della scuderia: Yellow Muppets. Se non è un ennesimo segno questo, anzi doppio segno. Yellow Pecora, la mia barzelletta d’assalto. E i Muppets, quel video che ormai guardo due volte al giorno e dal quale non riesco a liberarmi, neanche di notte, quando mi sveglio canticchiando. Vado. Indecisa se piazzato o vincente prendo i due euro precedentemente prelevati dal mio borsellino e ancora in bella vista sulla mia postazione matrice. Vado. Niente MA: i miei capi sono rientrati, non mi hanno vista uscire. Arrivo alla cassa che ancora non so che fare, titubo (che brutta parola, è decisamente cacofonica), poi improvvisamente mi decido: vincente. Punto due euro su Follia Omicida vincente. Ebbene: vincente. È stato in testa per tutta la corsa. La quota del totalizzatore era 6.61, cioè mi sono portata a casa 13 eurini abbondanti. E’ la prima volta che vinco alle corse. Ah, e vorrei sottolineare che in tanti anni è la quinta volta che gioco.
Chiedetemi i numeri del lotto, oggi è la mia giornata.
It’s wonderful, it’s wonderful It’s wonderful Good luck my babe, it’s wonderful It’s wonderful, it’s wonderful I dream of you Chips, chips, du-du-du-du
Is this just fantasy caught in a landslide no escape from reality
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non ho detto che credo ai ventriloqui. Non l’ho detto. Dico che mi piacciono certe scenette, sono divertenti. Come quando dico che mi piacciono le canzoni, non tanto i gruppi. I gruppi prima o poi deludono, o diventano ipocriti come Ligabue (ah, la mia lunga e vecchia diatriba con Ligabue). Invece le canzoni non deludono mai. Le scenette non deludono, i ventriloqui sì. E allora a me piacciono le scenette.
Ma torniamo a noi perché il teatro è una scuola di vita.
Io non prendo le cose troppo sul serio. Io prendo le cose sul serio, è diverso. Se faccio una cosa la devo fare bene. Non posso fare tanto per fare, non è tutto un gioco, non è una garetta a chi lo fa prima, è a chi lo fa meglio. Non è un passatempo fare le cose, si fanno e basta. Bisogna volerle, le cose, se no le lasci lì per qualcuno, tanto prima o poi qualcuno passa a pigliarsele su. Ma se io voglio fare una cosa la faccio seriamente, e prima o poi me la prendo. L’unica cosa è capire cosa voglio (dici niente), ma quando lo scopro me la prendo, in un modo o nell’altro.
Sono volubile ma cocciuta. Sono un controsenso vivente, mi relaziono così con tutti. Sono l’allegoria del paradosso e dell’antitesi, ma basta conoscermi per capire che non sono proprio una sprovveduta. E parlo tanto quando sono imbarazzata, e tendo a raccontare un sacco di cose di me, tipo che la mamma mi ha mandata a danza per diventare aggraziata, e che quando facevo la campestre di Fontane ci davano il tè caldo, perchè non c’è niente di più dissetante di un buon tè caldo. Quando sono sotto pressione mi escono dalla bocca le parole sbagliate, e ho già ampiamente discusso anche di questo, i miei lettori lo sanno. E spesso prendo le cose alla larga, per fare i racconti, e se ti piacciono i miei orecchini prima di dirti grazie ti dico che li ho presi a Brooklyn, sono fatta così.
Non è una scusa, sono davvero fatta così. Ma mi serve, se no come lo riempio un libro di racconti? Che questo, poi, era il mio primo racconto, fatto così. Pensando a War e al suo modo di spiegarti le cose.
Di sfuggita: Oggi sono stata rimproverata: mi hanno detto che dovrei mettere reggiseni più modesti.
Ah, la tauromachia.
Oh, quasi dimenticavo.
Con dedica speciale speciale a P.C. e M.B.
Viola Valentino - Sei una bomba Festa..festa..festa Festa se ti svegli un mattino e ti dorme vicino l’uomo giusto per te.. Sei una bomba amore-re ma tu di che segno sei? non ti accorgi che mi piaci nella testa che cos’hai? Come faccio a dirti che più ti penso e più mi vai se ritrovo il mio coraggio solo quando non ci sei Sei una bomba e tu lo sai e fai il divo quando vuoi quello sguardo un pò da duro dimmi non lo cambi mai? e comunque amore mio il sistema non lo so ma son certa che con te io prima o poi la spunterò Festa sto perdendo la testa oggi questa canzone io la dedico a te... Sei una bomba amore-re se mi guardi sballo un pò mi tremano le gambe che mi prende non lo so ma sei timido o lo fai? non ti viene in mente mai che vorrei vederti senza tanta gente in mezzo a noi Sei una bomba e tu lo sai se ti dico come stai.... tu mi inventi mille scuse mi sorridi e te ne vai e comunque amore mio io lo so che fai per me anche se non mi fili voglio dire che amo te Se mi ascolti fai festa...... Festa se ti senti un pò fusa trovi lui sotto casa che ti aspetta da un pò Sei una bomba amore-re che casino adesso c’è ma tu guarda se dovevi capitare proprio a me quando con gli amici vai tu chissà che cosa fai io vorrei proprio sapere se di me non parli mai Sei una bomba e tu lo sai e non ti sbilanci mai eppure ai tuoi difetti so che mi affezzionerei e comunque amore mio anche se l’indiano fai se tu non esistessi e così che ti vorrei...
Her name was Lola, she was a showgirl
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dopo giorni in cui parlo unicamente di frivolezze, riempiendo buchi con foto di repertorio e citazioni che capisco solo io, mi rincorre l’obbligo di alzare il valore etico, morale e letterario del mio blog, troppo sacrificato alla mia fretta e al mio menefreghismo attuale.
Volevo parlare di Parrucchiere, in quanto sono settimane che il post è pronto ma non mi sta bene addosso. Volevo piazzarlo qui, un po’ in controluce per non dar loro così tanta visibilità, e in modo da togliermi sta soddisfazione e dare a voi modo di insultarmi per la mia irriverenza nei confronti di una categoria da cui dovrei solo imparare. A pettinarmi, a truccarmi, a vestirmi. Invece no, il post sulle parrucchiere aspetterà. Perchè ho letto un bel libro e voglio fare la raffinata intellettuale.
Così adesso sono qui che giro per casa inquieta e scapigliata, perché oggi non voglio lavarmi i capelli e voglio invece andare a comprarmi un altro paio di Feltrinelli. Se non approfitto dei saldi librari quando arrivano sono proprio una sciocca. Diciamocelo.
Ah, a proposito di intellettuale. Sono aggressiva e timida. L’ho scoperto in tre mesi. Guarda te, vai a un corso di teatro, e scopri che sei aggressiva e timida, quando per tutta la vita hai creduto di essere estroversa e delicata. E soprattutto scopri che non sono così tanto in conflitto, timidezza e aggressività. Certo, è una bella botta scoprire che sei una persona diversa a 27 anni. O che mi sono svegliata fuori solo ultimamente e sto corso mi ha tirato fuori qualcosa che non conoscevo, o che questo corso mi ha fatto male e mi ha trasformato la personalità, o che non mi sono mai resa conto di quello che sono, o che il teatro invece che mettermi la maschera dell’attore sulla scena mi ha fatto capire quella che uso di giorno, e palcoscenico e vita reale si sono rovesciati (questa dovevo farla scrivere a una persona intelligente, detta da me suona vagamente patetica). Ma in ogni eventualità grazie, corso di teatro.
Venerdì sera saggio. Ogni sera prove, fino a venerdì.
Poi tornerò finalmente alla mia vita sociale e scoprirò le bellezze del mondo con i miei occhi ridenti e fuggitivi, e io lieta e pensosa in limitar di gioventù…
Cacchio, non fa più rima.
Qui ci starebbe bene una foto fattami l’altra sera. Ma non è in mio possesso. Chi ha orecchie per intendere...
Aggiornamento. Eccola.
E’ bellissima. Parla da sola. Io che tiro su la crema di mascarpone dalla teglia.
A guardarla mi sembra di non aver fatto altro per tutto il resto della mia vita.