Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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lunedì 26 maggio 2008 - ore 09:42
usare la nutella, usare la farina
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oh, she’s a little runaway
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ho fatto una brutta cosa, che potrebbe ledere la mia considerazione di me medesima. Ho cercato col motore di ricerca interno a spritz.it le parole che ho usato nella mia lunga carriera di bloggista, e ho scoperto cose di questa Silvia che non credevo di poter scoprire. Sono proprio sboccata (anche se questo aggettivo l’ho usato solo due volte). Mi sono stupita nel ritrovare 145 volte la parola cazzo, utilizzato come intercalare, come soggetto oggetto o sostantivo a se stante, non facciamo tanto i puntigliosi. Ho scritto 57 volte merda e solo 5 volte caspita, questo la dice lunga, 14 volte stronzo e 25 volte stronza, 13 volte troia, 27 volte piuttosto, ma solo 9 volte nobile e 10 volte gentile. Forse sono circondata di persone sbagliate. E questa lunga lista non mi rende più elegante, no no...
Non ho mai usato carambola, sodomizzare, cinnamomo, raduno, ludibrio, Johannesburg, corroborante o procrastinare. Ho scritto una sola volta zootecnia, 4 automobile, 4 radice, 12 stelle, 6 squarciagola, 3 harmony (pensavo meno). Non ho contato libro e libri perché fra uno e l’altro arrivavamo al migliaio, credo, ma ho 15 libreria. Sei blog hanno citato il caffè, una settantina la parola mangiare, dieta l’ho contata in 35 blog. Ho scritto due volte racchia, di figa ho perso il conto (nella sua accezione estetica, ovviamente, ma il valore aggiunto del termine negli insulti vari ha fatto sì che mi stancassi di contare, data la quantità di post). Ho contato invece 10 fallimento e 10 vittoria, il che mi rende abbastanza soddisfatta per un insperato pareggio - ma non è detto. 30 ironia e 17 umorismo (sono una simpaticona), 44 gioia, 12 tristezza, York 47 volte (ricerca valida per New York). 15 grasso, 8 magra e 5 magro, 5 tiramisù, 12 mascarpone e 31 palestra, ma attenzione, non significa che io sia andata più volte in palestra che dal pasticcere.
Foto di repertorio - Agosto 2003, gioventù bruciata
Ecco. Adesso aggiungete uno ad ognuna delle parole che ho utilizzato in questo post, perché ovviamente rientreranno nel computo generale.
Cordialmente
La mia sanità mentale, che saluta e se ne va. Allegramente, con l’i pod nelle orecchie.
che fretta c’era maledetta primavera
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Io sono meteoropatica quindi non faccio testo. Ma che cazzo sta succedendo?
[Sempre la solita sboccata. Potevo dire accipicchia, o acciderbolina. Va beh, ormai, mica torno indietro a correggere. Piuttosto scrivo una riga in più di inutili e poco sentite scuse...]
Sabato mattina ancora a scuola l’ ora è ormai finita e la mia mente va una settimana intera e oggi lo vedrò Dio come mi manca giuro non lo lascerò Un’ uscita con l’amica Isa D lettere nascoste di segreti e gli appuntamenti alle quattro sotto al bar con il motorino fino al centro giù in città
Respiriamo l’aria e viviamo aspettando...
...PRIMAVERA?????
Ok, quelle sono della primavera scorsa. Ma queste sono della primavera attuale. Le ho fatte il 23 maggio di quest’anno.
Il mio giardino oggi pomeriggio alle 13.46
Davanti casa mia oggi pomeriggio alle 13.55
Le piante della mamma oggi pomeriggio alle 13.56.
La mamma era tanto triste. Mi ha detto "Varda e foje, e me e ga magnae fora tute". Aveva il broncio, povera mamma. Non l’ho vista così triste neanche quando mio fratello una notte ha spaccato con un pugno la nostra porta d’ingresso con i doppi vetri antiproiettile antigraffio antitutto perchè non trovava le chiavi. Con un pugno.
Non ve l’avevo detto? Ora ve l’ho detto.
Aggiornamento delle 17.51: Mi viene da vomitare. Ho mangiato troppi biscotti. La pancia mi fa i bromboli. Ho la nausea, mi da fastidio stare seduta e non riesco a stare in piedi. Fuck. A chi potrei dare la colpa di tutto questo? Non posso rispondere a domande troppo personali su questo argomento, oggi.
One banana two banana three banana four
(categoria: " Vita Quotidiana ")
I più attenti di voi avranno notato che gli ismi sono stati momentaneamente sostituiti da estratti di canzoni di indubbia notorietà. Questo non è un disconoscimento dei meriti degli ismi che in tanti anni mi hanno accompagnata nel mio lungo cammino. Genio e Sregolatezza si sono semplicemente presi una vacanza. Mannaggialloro.
Mi hanno spedito una cartolina dalle Maldive nella quale mi mandavano allegramente in culo.
Genio beve mojito alla faccia mia (e vostra, non crediate di cavarvela) con le chiappe adagiate su un’amaca. Sregolatezza si diletta nella pesca subbbaqqqua. Mi ha inviato un simpatico mms di lui con un dito alzato. C’erano troppi pesci pagliaccio davanti all’obiettivo però, e non ho visto quale. Anche se un’ideuccia me la sono fatta.
Se non fossi sicura di avere dei problemi, crederei di avere dei problemi.
E credo anche che parlare di alcolici di primo mattino due volte in una settimana sia indice di una qualche variazione sensibile alla mia corteccia cerebrale. C’è un medico in sala? Hey ho chiesto c’è un medico??? Qualcuno chiami un medicoooooooo!!!!
Vorrei inoltre spezzare una lancia in favore di chi non fa sport, perchè qui la gente continua a invitarmi in palestra, a correre, ad acquagym. Figurati, ho sempre odiato le dita lesse quando passi troppo tempo in acqua.
Ecco, fatto. Spezzata. Ora vado a mangiare biscotti e marmellata.
mi spiace per ora non credo sia un mondo perfetto, domani smetto
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non voglio adesso fare la stronza, ma se ingrasso è colpa del tempo.
Non cerco scuse, non fate quella faccia, è colpa davvero e solamente del tempo. Marzo pazzerello, aprile con lombrello, a maggio sempre quello.
La colpa del mio arrotondamento è solo ed esclusivamente del meteo. Non del fatto che mi sto rimpinzando di qualsiasi sostanza possa essere digeribile ed espellibile dal mio corpo o della mia improvvisa culinarietà che mi obbliga a cucinarmi anche da sola prelibati piatti dal profumo che definire invitante è limitativo - prendo fiato, sto scrivendo periodi troppo lunghi - ma del fatto che con la pioggia non posso andare a lavorare in bici e ciò significa che ho di nuovo ridotto a zero la mia attività fisica e motoria. E ciò non fa bene al mio culo.
Iniziavo a perdere quella mia caratteristica mollità, e questa pioggia vanifica sforzi di settimane.
Inoltre, non sottovalutiamo l’impatto ormonale.
Riccardo Del Turco - Che cos’hai messo nel caffè
M’hai detto vieni su da me, l’inverno è caldo su da me, non senti il freddo che fa in questa nostra città. Perchè non vieni su da me, saremo soli io e te, ti posso offrire un caffè, in fondo che male c’è.
Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te? C’è qualche cosa di diverso adesso in me; se c’è un veleno morirò, ma sarà dolce accanto a te perchè l’amore che non c’era adesso c’è.
Non so neppure che giorno è ma tutti i giorni sarò da te, è un’abitudine ormai che non so perdere, sai.
Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te? C’è qualche cosa di diverso adesso in me; se c’è un veleno morirò, ma sarà dolce accanto a te perchè l’amore che non c’era adesso c’è.
Stamani,amore,pensando a te il primo fiorem’ha detto che l’inverno ormai se ne va ma tu rimani con me.
Ma cosa hai messo nel caffè che ho bevuto su da te? C’è qualche cosa di diverso adesso in me; se c’è un veleno morirò, ma sarà dolce accanto a te perchè l’amore che non c’era adesso c’è. Se c’è un veleno morirò. Se c’è un veleno morirò.
Ti prego adesso apri per favore e asciugati che prendi il raffreddore
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ma perché mi tocca sempre ripetere le cose. Allora, il pan di spagna, parliamone.
Il pan di spagna è inutile. Piace, non piace, chi se ne frega, non è di questo che discuteremo, in quanto ci sono fermi sostenitori del pan di spagna che si tappano gli occhi e le orecchie per non sentire la verità. Il pan di spagna è essenzialmente, candidamente, fondamentalmente inutile. Cioè, il pan di spagna è unicamente una base che serve a sostenere delle creme, della frutta, qualcosa di saporito e sostanzioso, ma in sé non ha motivo di esistere. Facciamo un esempio facile facile per chi ancora stenti ad avvicinarsi alla mia relazione già così chiara e precisa. La sfoglia e la frolla le si mangia anche senza marmellate, o senza condimenti aggiunti. E questo perché? Perché sono buone, perché hanno un loro significato in una pasticceria – poi ovvio, è questione di gusti. Ci sono le sfogliatine, ci sono i biscotti di pastafrolla (osate mettere in dubbio questo assioma adesso, dai). Ma avete mai visto qualcuno mangiare semplicemente del pan di spagna? No, mai. E non vi siete chiesti perché nessuno mangia pan di spagna puro? Perché non ha senso di esistere, senza qualcosa sopra. Quindi, il pan di spagna è essenzialmente, candidamente, fondamentalmente inutile, perché al suo posto può (e soprattutto deve) essere utilizzata qualsiasi altro tipo di pasta per dolci. Mi sembra tutto estremamente chiaro. Ma approfondiamo.
Il pan di spagna è come le spugne, quelle doppie, quelle sagomate per la mano. Avete presente? Quelle a doppio strato, bianche e ruvide sopra, colorate e morbide sotto. La parte figa è quella sopra, che massaggia, scrolla, scrubba, gratta. Quella è la parte importante. Dell’altra non te ne fai gran che. Cioè, sì, sta lì, ma è così inconsistente. Assorbe e basta, quindi ti porta perfino via pezzi di bagnoschiuma, e la tua doccia diviene una ricerca delle gocce perdute. Serve per stare sulla mano, per essere morbida e delicata sul palmo delle persone morbide e delicate. Nulla più. Da qui si capisce perché il pan di spagna sia spugnoso e fastidioso. Ho affinato col tempo una tecnica particolarissima che mi viene invidiata da grandi e piccini, con la quale riesco a prelevare tutta la parte di gusto dalle torte, lasciando intatto il pan di spagna sottostante. Un’estrazione quasi chirurgica, di una perfezione direi divina. E sapete qual è la bellezza di questa cosa? Che le creme sono pure, hanno un sapore incontaminato e completo, e io me le godo con sguardo lussurioso. Io elimino il pan di spagna e miglioro la qualità del mio pasto. Il pan di spagna residuo, quella cosa inutile che rimane lì, adagiata sul piatto, assorbe talmente poca essenza di sapore che non può nemmeno essere definito parte integrante del dolce. È una base, è come il piatto. Il pan di spagna è un piatto morbido. La sua funzione in questo universo è solamente questa. Poi penso rabbrividendo a coloro che osano fare il tiramisù mettendo dentro le coppette pezzetti di pan di spagna. Per quanto mi riguarda sarebbero perseguibili da una legge appositamente redatta dalle menti più geniali della nostra terra, fra le quali sono orgogliosa di essere annoverata. Ecco, questo è un tiramisù vero, fatto coi savoiardi, guardatelo.
Poi ci sono anche quei delinquenti che fanno i mignon con le bavaresi alle fragole, in quelle veline leggere leggere, e senti il profumo di quelle fragoline appena entri in pasticceria. E addenti la tua pastina con passione, con ansia di prestazione quasi, e la tua arcata inferiore si imbatte improvvisamente nel pan di spagna, così, a tradimento. Sono cose che fanno male, tanto male. Capaci di distruggere la giornata dell’uomo più fortunato del mondo. Ovviamente non sono così sciagurata da manifestare il mio disappunto nei confronti del pan di spagna in ogni situazione, soprattutto nei luoghi pubblici. Se non sono sicura di poter scaricare il pan di spagna a un vicino particolarmente insaziabile lo mangio, certo. Lo mangio prima del resto della torta, seleziono accuratamente la parte che vale la pena di essere assaporata e la separo dalla sua base di spugna, che ingurgito senza provare nessun tipo di emozione. E poi è la volta di ciò che ti lascia il buono in bocca, di ciò che ha profumo, ciò che rende la vita degna di essere vissuta: la crema. Ah, la crema. E soprattutto: ah, la crema di mascarpone. Spero di avervi resi edotti sulla fenomenologia del pan di spagna e di esservi stata utile, rendendovi partecipi delle mie astute considerazioni.
Con questo concludo, ricordandovi di non esagerare con l’alcol quando guidate (un po’ di sano populismo per ingraziarmi i folli sostenitori del pan di spagna).
Finché non avrò redatto completamente la mia psicopatologia degli amanti del pan di spagna, leggetevi un altro buon libro, uno qualsiasi. Le mie istruzioni rivoluzioneranno comunque il vostro modo di concepire la galassia.
In sottofondo parte Fred Bongusto, Tre settimane da raccontare. Incantevole.
And the rum is fine any time of year
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Di ritorno dallo stadio, dove per un giorno ti togli di dosso le vesti della giornalista e diventi una caffettara. Ma rimani, nel tuo piccolo, giornalista dentro. O meglio, essere umano dentro. E certe cose ti segnano ancora. Ah, beata sensibilità.
Oggi in curva ci hanno portato una risma di non so, credo 50 Gazzettino. Subito mi approprio di una copia e la sfoglio con scarsa attenzione, dovuta al fatto che molti simpatici ultras mi stanno chiamando a gran voce per avere la loro dose quotidiana di caffè, seguita dalle mie classiche risposte alle loro provocanti e sovente volgari inutili avance. Quanti saranno i tifosi in curva... Beh, oggi piove, metti anche trecento persone, per non dare troppo i numeri. Quanti sono passati per il bar? Boh, ho fatto da sola oltre ottanta caffè, senza contare quelli che il caffè non lo bevono e prendono altro... Diciamo 200 teste. Poi però, fra loro, bisogna calcolare che sicuramente ci sono quelli che il giornale l’hanno già letto stamattina, e allora capisci, non lo prendono per lasciarlo a qualcun altro, è questione di rispetto, certo, è ovvio. E poi mica sono tutti rincoglioniti, c’è anche gente normale. La giornalista che riposa in me il sabato pomeriggio si inorgoglisce. Vediamo cosa scrivono oggi BM e PC... Fra una pausa e l’altra leggo avidamente il mio giornale, piovuto così dal cielo. Invito alla lettura, come faceva il Corriere sui treni, ogni tanto. Bello, un momento di serenità in mezzo ai nostri ragazzi, che amorevolmente chiamiamo "le bestie".
Quando giunge l’intervallo le copie rimaste sono almeno trenta. Togli le due che ci siamo tenuti noi baristi. Una che un signore anziano si è preso per sedersi. Giornali aggratisse, pronti per l’uso. Profumano ancora di stampa. E rimangono lì. Li leggeranno durante l’intervallo, eh già, che se lo portano a fare in curva? Ingenua Silvietta.
Il Treviso sta vincendo, due a uno. La salvezza è vicina. Possiamo farcela. Bisogna festeggiare. Sì, anche se siamo in anticipo, sì, possiamo.
I tifosi sono euforici, per motivi tutti loro. Prendono ognuno una copia del Gazzettino, la fanno in mille pezzi e lanciano quel che ne rimane in aria. Inneggiando alle tette della Teresa, e a Zeno che non ha mai bevuto acqua in vita sua, e il celerino e la Digos e Faina Faina Vaffanculo.
Uno scempio. Giornali frantumati, che crollano a terra dopo aver assaporato la libertà da quelle rozze mani per qualche dignitoso secondo. Si adagiano sull’asfalto bagnato, si inzuppano, si mescolano con le cicche spente e le bustine di zucchero vuote. Per terra, giornali per terra, giornate di lavoro, di ricerche, di telefonate. E sono lì per terra. Irriconoscibili.
Ad un tratto un tifoso si ferma. Si china. Hey, ha letto qualcosa su un foglio strappato a terra... Si è fermato a leggere!! Sa leggere!! In trepidante attesa cerco di cogliere cosa proferirà il mio lobotomizzato di turno. "Varda qua Piero! Meita se ga asà col pompier".
Non ci sono più le mezze stagioni.
Harry Belafonte - Jamaica Farewell
Down the bay where the nights are gay And the sun shines daily on the mountain top I took a trip on a sailing ship And when I reached Jamaica I made a stop
But I’m sad to say I’m on my way Won’t be back for many a day My heart is down, my head is turning around I had to leave a little girl in Kingston town
Sounds of laughter everywhere And the dancing girls sway to and fro I must declare my heart is there Though I’ve been from Maine to Mexico
But I’m sad to say I’m on my way Won’t be back for many a day My heart is down, my head is turning around I had to leave a little girl in Kingston town
Down the market you can hear Ladies cry out while on their heads they bear `Akey’ rice, salt fish are nice And the rum is fine any time of year
But I’m sad to say I’m on my way Won’t be back for many a day My heart is down, my head is turning around I had to leave a little girl in Kingston town
Down the bay where the nights are gay And the sun shines daily on the mountain top I took a trip on a sailing ship And when I reached Jamaica I made a stop
But I’m sad to say I’m on my way Won’t be back for many a day My heart is down, my head is turning around I had to leave a little girl in Kingston town
Temporeggio bevendo spuma
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Visto che è stato citato negli ultimi giorni da un importante membro della cerchia politica locale, colgo l’occasione per tirare fuori nuovamente il grande, esimio professor Cipolla, che come sempre avrà il merito di illuminare le nostre grigie giornate primaverili. A chi ancora non le conosca, consiglio di leggere le Leggi della stupidità umana, contenute nel brillante libercolo che reca il titolo di "Allegro ma non troppo". Ottimi spunti di riflessione. (No, non ho trovato una versione più brutta da linkare, oggi kitsch) L’ho letto tanti tanti anni orsono - or-so-no, scinque sono (cit.) - e ora lo metto in coda a Buzzati che ho ripreso qualche giorno fa: sarà il prossimo destinato alla rilettura. E’ un periodo questo in cui abbiamo deciso di approffondire conoscenze già acquisite, che non fa mai male. E quindi andiamo in estremo disordine scegliendo incautamente cosa rileggere di bello.
Invece, per la serie Volevo dire che. Volevo dire che finalmente ho visto "Il Film". Non me l’aspettavo un finale così, ma va sicuramente aggiunto ai miei preferiti. Si colloca proprio lì, vicino a "Mio cugino Vincenzo", ma hey, Woody e Tim non si toccano. Le gerarchie vanno rispettate, anche nelle liste dei preferiti. Inoltre confermo che amo, amo, amo, amo Steve Buscemi. Lo so che l’ho già detto non molto tempo fa, ma lo ripeto. Ha una parte piccola così, ma quei suoi occhini sporgenti, quella sua bocca così poco sensuale, quei suoi denti asimmetrici. Sì, io credo di amarlo.
Sono contenta di poter finalmente dire L’ho visto. Non mi capacito di come posso essere sopravvissuta a questo mondo infame senza conoscere mai quel Film, ma ora L’ho visto. Me lo consigliano da anni e non mi ci sono mai avvicinata, chissà perché poi. Pigrizia, brutta cosa.
E’ che adesso ho una voglia matta di bowling. Perchè a volte sei tu che mangi l’orso, ma a volte è l’orso che mangia te. E non è un modo di dire dell’est.
Cavolo però, anche a me piacciono i Creedence e non sopporto gli Eagles. Uh. Devo ricordarmi di tenerlo segreto. E magari non scriverlo su un blog. E uso "muso giallo" in tono ironico e mi piace il White Russian, ma non mescolato, e con poco ghiaccio. La prossima volta lo provo come lui, ma non so se lasciare la strada vecchia per la nuova. Sono un’abitudinaria, in queste cose. Mi piace sporcarmi le labbra di panna, e sentirla mentre piano piano si insaporisce di wodka, ma sempre piano piano, non te ne accorgi neanche. Senti solo il sapore del caffè e della vodka che scende lento e caldo lungo la gola. Potresti quasi dire di sentirlo attraverso la pelle.
Eh no, adesso ho anche voglia di White russian. E alle dieci di mattina dicono non sia consigliabile.
Bah. Retaggi di un moralismo ormai superato.
[Siccome non è difficile, lancio il concorso "indovina il film misterioso". Ma senza premi. Se no mi tocca promettere e non mantenere, e non sono fatta per queste cose. O forse sì. Saluti.]
Grazie dei fior, fra tutti gli altri li ho riconosciuti
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Non è tutt’uovo quello che luccica. Negli ultmi tre giorni ho dato sfoggio delle mie capacità di trendsetter, e ho riscosso un buon successo. A parte ieri che qualcuno ha male interpretato la mia tenuta originale scambiandola per kitsch. Principianti. Diciamo pure che sono provvista di un discreto buon gusto e di una straordinaria predisposizione per gli abbinamenti cromatici. Sabato sera ho varcato la soglia della perfezione, che già era prossima: il total black con borsa gialla e scarpe verdone con punta gialla è stato il culmine della mia perversione coloristica, ma so di potermi ancora migliorare.
Purtroppo non è tutt’uovo quello che luccica, e sotto la scorza di incredibile stratega della moda del ventunesimo secolo rimango la solita sciatta stracciona che si macchia col gelato che sgiozzola, o con una goccia di vino fuoriuscita incredibilmente da un bicchiere in sobbalzo. "Se ferma tutto là" (cit.)
In compenso stamattina ho trovato, accanto ai resti della colazione di Giovanni, le frittelle con i fiori che la mamma fa sempre più raramente. Mi mancano tantissimo. Quand’ero piccola c’erano molte più robinie in paese, ora hanno costuito dappertutto e trovare i fiori è impresa ardua. Anche se in questo modo, in effetti, me le godo molto di più.
PS - L’altra notte ho sognato Pulsatilla. E mi sono ricordata che al suo posto dovevo esserci io.
PPS - Non è strano che sovente la mia allegria venga scambiata per etilismo? Sono semplicemente serena, mi piace dispensare sorrisi, e mi viene imputato uno stato alcolemico. Non è detto che una persona allegra con un bicchiere di rosso in mano sia ubriaca. E’ un peccato, l’essere felici passa in secondo piano agli occhi degli esterni. O forse la mia euforia è troppo vistosa e non facilmente comprensibile. Però è davvero un peccato.
PPS bis - Ho troppe cose da dire per farci diversi post. E poi bisogna dire che sto cercando di diventare parca di parole e di utilizzare un importante insegnamento, ovvero la sintesi. E allora metto tutto insieme, ci faccio una macedonia di pensieri, e poi me li rigusto uno a uno. Ma fermiamoli nello stesso attimo. Che non ne scappi uno, neanche uno solo. Tutti preziosi, tutti miei.
Vengano signori, vengano il circo è qua...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri ho fatto un sacco di cose, ma vorrei sottolineare il fatto che ho pranzato alle 3 e mezza con un ottimo risotto alle quaglie, o risotto con le quaglie. Ho un’insegnante-cuoca. Il resto della giornata non ve lo posso raccontare, purtroppo, perchè ho perso il pieno possesso delle mie facoltà mentali alla quinta ora di studio. Ma ho ricominciato, e spero sia facilmente intuibile lo stato in cui mi trovo, e cosa significhi per me questa cosa. Dai, Silvietta, che ce la fai. Spirito di sacrificio e tanta buona volontà. E puoi riprenderti la tua vita. Se vuoi ce l’hai in pugno. Quanti e quali cambiamenti bisogna apportare a questa Silvia. Work in progress.
Ora parliamo un po’ di frivolezze, che in un blog col radicchio ci stanno sempre bene. Per dare un importante appoggio alla mia autostima e alla mia considerazione di me stessa, nonchè delle persone di cui mi circondo e che sono delicatamente scelte in un mondo che purtroppo spesso distribuisce facoltà di parola a caso, riporto una citazione riscontrata ieri su un noto settimanale nel quale mi sono improvvisamente imbattuta.
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"Mi piace il mio sedere, sembra che parli" Lucilla Agosti, maggio 2008, CHI
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Ora che mi sento una persona migliore, torno a studiare.