BLOG MENU:


shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



venerdì 9 maggio 2008 - ore 14:46


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le cose che ti cambiano la giornata

# 13

Mentre torni a casa dal lavoro in bicicletta, appena terminato un incontro lampo con il tuo capo MC, ti giri per attraversare e senti un clacson che suona, e vedi che MC ti sta seguendo in auto e sventola dal finestrino un plico di carte che deve assolutamente consegnarti per un pezzo che devi scrivere entro domani.

Impagabile.





Mentre alle orecchie c’era questa, ed è una canzone che mi fa impazzire, e non posso non cantarla, neanche pedalando e quando ho il fiatone. Ovvio che poi non sento il telefono.
Mi ha cambiato davvero la giornata. E poi uno spritz con MB dopo che abbiamo finito in comune, una telefonata del NI che tira su di morale, una passeggiata con PC sulla strada del ritorno discutendo di giochi di ruolo. E aver dato un’impronta femminile al mio lavoro di giornalista. Sono felice.




(Per motivi di privacy i nomi dei protagonisti di questa vicenda sono stati abilmente camuffati. Ma siamo in grado di fornirvi, eventualmente, la loro dichiarazione dei redditi.)



LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



giovedì 8 maggio 2008 - ore 09:09


Recordismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Festeggio il traguardo delle 50.000 con un ospite a caso (quindi chiunque di voi senta il desiderio di uscire con me può semplicemente dirmi “sono entrato da ospite e ho raggiunto io le 50 mila"), e passo ad argomenti più seri.

Ad esempio. I guinnes dei primati. Parliamone. È una storiaccia, quella dei guinnes dei primati, è una brutta storia di crolli di personalità, di delusioni professionali e stati emotivi precari. L’altra sera facevo zapping con mio fratello, e ci siamo soffermati sulla faccia tirata di Barbara D’Urso – donna che a dire fastidiosa risulta infine un complimento. Ci soffermiamo, dico, sul suo programma intenso e istruttivo per scoprire chi ha battuto quale record del mondo. Ma subito qualcosa ci colpisce.

Ma i record, scusate se sono lenta, se li inventa chi li fa? Siamo stati molto colpiti nell’assistere alla sfida di due giovani nel Salto con la bici fra Hummer. Poi finisce sempre che qualcuno mi dice Sei polemica basta! Eh, lo so, ma qualcuno deve pur farlo sto lavoro. Aldo Grasso sta perdendo colpi, ha bisogno di un’assistente.

Dicevo. C’era il detentore del guinnes di ping pong con la bocca. Lo so perché questa dicitura appariva ogni qualvolta il ragazzo veniva inquadrato dalle telecamere. Io, in fede, preferirei che su di me scrivessero che ne so, ha tagliato i capelli la settimana scorsa, o fa colazione con i biscotti ai cereali, piuttosto che guinnes di ping pong con la bocca. È forse questo un record? Ma soprattutto, che razza di record è?
C’era la donna che aveva il guinnes di uova raccolte con i piedi. Io mi chiedo, a sto punto, basta essere a scelta dei rimbambiti o dei creativi per essere dei guinnes mondiali, no? E infatti c’era anche un tipetto che aveva il record di palloncini esplosi con la testa su moto da trial. Sì, basta decidere di fare una cosa strana, accostare a caso quattro sostantivi estratti da un cappello magico e PUFF, diventi un mito, un recordman, un detentore di record mondiale. Un record che non è record, perchè lo fai solo tu. Che sfida è se lo fai solo tu? Se nessun altro al mondo si priverebbe della dignità così difficilmente conquistata per battere il record di uova raccolte coi piedi??

Era una serata da circo Orfei, ma senza i nei di Moira. C’era l’uomo più alto del mondo che teneva in braccio l’uomo più basso del mondo, c’era la ragazza più insipida del mondo che faceva il rutto più forte del mondo, c’era la donna con la vita più stretta del mondo, la donna con le unghie più lunghe del mondo e la conduttrice col cervello più piccolo del mondo.
Poi sulla riviera romagnola fanno ogni anno la piadina più grande del mondo, e in qualche parte della Terra fanno il più calorico hamburger del mondo, la frittata con più uova al mondo e la pizza più gigante del mondo.
Io e mio fratello abbiamo deciso di proporre i nostri personali record il prossimo anno: lui vuole dimostrare di essere il miglior spegnitore e accenditore di televisioni in 5 minuti. Io pensavo di dedicarmi alle parole, il mio ambito preferito, e stabilire un record di cruciverba finiti seduta sul cesso, o parole con la F dette mentre bevo una tisana. Giovanni, il mio ormai quasi diciasettenne fratello figo, a volte ha una singolare predisposizione per il masochismo, e mi ha chiesto un consiglio sul record di botte sul ginocchio con un candelabro d’argento. Io, da buona sorella maggiore, gli ho suggerito di battere il record di calzini bucati in una settimana. Ha riso. Meno male che c’è lui* a ridere delle mie cazzate.
Penso ai primi detentori di record, quelli veri, che si accontentavano di fare la traversata della Manica a nuoto, o di trainare con i denti un camion. O a quei medici che per primi hanno fatto un trapianto, o al più giovane laureato in ingegneria aerospaziale, o a quelle donne che partoriscono dodici figli in 5 anni. E che vengono soppiantati dal guinnes workd record in caramelle tirate su per il naso e fatte uscire dalle orecchie. Mi chiedo in che mondo siamo finiti.

La creatività, la fantasia, la curiosità: mettiamo via tutto nella mia scatoletta del Pss*, che un giorno o l’altro possono davvero essermi utili per governare l’universo. Mi circonderò di vincitori di Giunnes dei primati e li mostrerò agli altri rappresentanti del sistema solare durante i nostri incontri di scopa con l’asso, per dimostrare quali sono i livelli più bassi che la razza umana raggiunge quando non ha un cazzo da fare.


1* Ogni volta che metto questo link, lo sai, è per te Fabio.
2* Pss – ovvero il Può Sempre Servire.



LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



martedì 6 maggio 2008 - ore 14:02


Melismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Barzelletta.

Ci sono due mele.

Una marcia.

L’altra cammina.


E’ talmente brutta, questa barzelletta, che fa troppo ridere. Ed è talmente brutta che non può essere neanche la più brutta del mondo, perchè non si merita di arrivare prima da quanto è brutta.

Oggi mele.




LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK



martedì 6 maggio 2008 - ore 08:51


All’ombra dell’ultimo sole...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io ci ho pensato molto prima di Muccino e Will Smith, molto, molto prima... Ci ho pensato nel luglio 2001, e l’ho concretizzato il 7 agosto. Data e luogo, come da un diario vecchio e ingiallito. Mi ricordo tutto.
Volevo scrivermi quello, e l’ho fatto. Non per esserlo, ma per ricordarmi quanto si sta bene. Non come rito scaramantico, ma perchè serve da punto di partenza, ed è il miglior punto di arrivo. E’ una condizione interiore, non è una cosa che si cerca, che ti capita addosso, che ti salta incontro. Non te la da nessuno, è una cosa tua e basta. E’ un modo di stare con se stessi, ed è per questo che l’ho scelta, in un periodo no. Peggio di questo, ma era un periodo no. Fran...
Me la sono messa addosso, dove la vedo solo io, dove la mostro a chi dico io, dove posso spiegarlo o meno perchè è fatta così, come l’ho decisa, e cosa ci ho buttato dentro mentre lui scriveva.
E non la cerco, me la prendo. Non la rincorro, me la costruisco.

Me la ricostruisco.



Certi mi dicono che sono vecchia dentro, e mica hanno tutti i torti. Ma rimane il fatto che questa canzone mi piace da morire. E c’è anche il fatto, non trascurabile, che Vecchioni ne ha fatte di altrettanto belle e non lo sapevo, e le ho scoperte ieri.
Grazie a chi sa. Grazie, e grazie a chi sa. E attendo una rivincita, mi spetta, a questo punto. La provvidenza divina premia gli audaci, a volte. E io pretendo soddisfazione.

213 - 168 (con riserva).


Luci a San Siro - Roberto Vecchioni
Hanno ragione, hanno ragione
mi han detto:"E’ vecchio tutto quello che lei fa,
parli di donne da buon costume,
di questo han voglia se non l’ha capito già"
E che gli dico:"Guardi non posso, io quando ho amato
ho amato dentro gli occhi suoi,
magari anche fra le sue braccia
ma ho sempre pianto per la sua felicità"

Luci a San Siro di quella sera
che c’è di strano siamo stati tutti là,
ricordi il gioco dentro la nebbia?
Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo là.
Ma stai barando, tu stai gridando,
così non vale, è troppo facile così
trovarti amarti giocare il tempo
sull’erba morta con il freddo che fa qui

Ma il tempo emigra mi han messo in mezzo
non son capace più di dire un solo no
Ti vedo e a volte ti vorrei dire
ma questa gente intorno a noi che cosa fa?
Fa la mia vita, fa la tua vita
tanto doveva prima o poi finire lì
ridevi e forse avevi un fiore
non ti ho capita, non mi hai capito mai

Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni
che più ne scrivi più sei bravo e fai danè
tanto che importa a chi le ascolta
se lei c’è stata o non c’è stata e lei chi è?
Fatti pagare, fatti valere
più abbassi il capo più ti dicono di si
e se hai le mani sporche che importa
tienile chiuse e nessuno lo saprà

Milano mia portami via, fa tanto freddo,
ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio prenditi pure
quel po’ di soldi quel po’ di celebrità
ma dammi indietro la mia seicento,
i miei vent’anni e una ragazza che tu sai
Milano scusa stavo scherzando,
luci a San Siro non ne accenderanno più



Ormai è un pezzo che ho fatto fran. Ora sto temporeggiando, ma il fran è fatto. [La capiscono in due, e non leggono il mio blog]



LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



domenica 4 maggio 2008 - ore 10:23


Farfallismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Non ho cantanti preferiti, o gruppi preferiti. Non so se sia la causa o la conseguenza, ma ho pochi dischi. A me piacciono le canzoni.
A volte mi sento un po’ come il giovane Holden quando dice che gli scrittori migliori sono quelli che vorresti essere loro amico per andare a trovarli ogni volta che ti pare. Una cosa del genere devo averla scritta un paio di giorni fa a qualcuno, ma Salinger mi è venuto in mente adesso ascoltando Van Morrison. Così. Alla fine torna sempre tutto, e quando scrivevo che mi sarebbe piaciuto andare lì con due birre forse Salinger si era già impossessato di me, forse stava uscendo da qualche parte.

Credo che quella di Holden sia una delle spiegazioni più belle che esistano al mondo per dare senso a cose che non si possono spiegare.


Brown Eyed Girl - Van Morrison

Hey where did we go,
Days when the rains came
Down in the hollow,
Playin’ a new game,
Laughing and a running hey, hey
Skipping and a jumping
In the misty morning fog with
Our hearts a thumpin’ and you
My brown eyed girl,
You my brown eyed girl.

Whatever happened
To Tuesday and so slow
Going down the old mine
With a transistor radio
Standing in the sunlight laughing,
Hiding behind a rainbow’s wall,
Slipping and sliding
All along the water fall, with you
My brown eyed girl,
You my brown eyed girl.

Do you remember when we used to sing,
Sha la la la la la la la la la la te da

So hard to find my way,
Now that I’m all on my own.
I saw you just the other day,
My how you have grown,
Cast my memory back there, Lord
Sometime I’m overcome thinking ’bout
Making love in the green grass
Behind the stadium with you
My brown eyed girl
You my brown eyed girl

Do you remember when we used to sing
Sha la la la la la la la la la la te da.


LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK



venerdì 2 maggio 2008 - ore 08:29


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ncs, non ci siamo.
Non mi piace ripetere le cose mille volte. Non mi piace che mi si faccia passare per la stronza quando è palese che ho ragione. Non mi piace essere sbattuta in un angolo senza motivo. Non mi piace e non voglio mi succeda. Punto e basta.

"Sentirsi addosso le ali e non poter volare"

Ieri pomeriggio ho mangiato mignon di pasticcini buooonissimi accompagnati da un ottimo caffè, ho chiacchierato per ore all’umidità serale seduta su un asciugamano in mezzo al giardino, ho cantato canzoni stonate divertendomi come una matta, e tornando indietro di non so quanti anni. Col microfono e la chitarra, e un canzoniere ad hoc. E’ stato a modo suo terribile, e bellissimo.
Siamo stati bene. E abbiamo mangiato coniglio e insalata, e "prima de dir certe robe manda de à a cea", ma io non sono piccola. Sono solo ingenua, a volte. Sono solo stanca. Ho solo voglia di mettere le cose a posto.
Ma sembra che non sia mai possibile.
Ho la straordinaria capacità di salire sempre sui treni sbagliati. O ci salgo troppo presto, o ci salgo troppo tardi, o non ci salgo affatto, o ci salgo e non dovrei. Ho questo tempismo incredibile che boh, così. Sbaglio attimo, sbaglio situazione, sbaglio impegno. Io ci metto un attimo a sbagliare treno, a sbagliare parola, a sbagliare momento per dire, fare, lettera, testamento, pugno sotto il mento.
Ci metto un attimo, e quando sei su un treno bisogna aspettare la fermata dopo.



E se non sei salito, devi aspettare di nuovo che si fermi. E stai lì, seduto sulla banchina, ad aspettare, con la valigia in mano, ma neanche. A volte hai proprio lo zaino e un libro, lo stretto necessario per tirare avanti. E aspetti che si fermi, che sia il tuo turno di salire. Quando ti basterebbe anche agganciarti a un maniglione in corsa.
Mai viaggiato in prima classe, io.

"Per tutte quelle situazioni che non tornano mai
perchè col tempo cambia tutto lo sai
e cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi
e cambiamo anche noi"


Stanno tutti lì anni a dirti devi cambiare, devi fare qualcosa per te, devi muoverti, devi cambiare. E quando cambi si arrabbiano. Allora chi deve fare chiarezza, io o voi?


Con dedica.





COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



martedì 29 aprile 2008 - ore 09:01


PaLinSesTiSmi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Passo una sera a casa, e sul palinsesto televisivo sembra si sia abbattuta una tragedia nucleare. Forse era troppo tempo che non passavo una serata di tanto agognata inedia sul divano in condizioni di vuoto mentale, ma proprio non me l’aspettavo.

Preparo la mia doppia camomilla e mi corico sotto la coperta. Do una sfogliata al giornalino con i programmi ma non mi fido, magari hanno cambiato qualcosa all’ultimo minuto, magari. E invece.
Tento la carta dello zapping, ma non fa per me: l’unico risultato raggiunto è quello di innervosirmi ancora di più. C’è una fiction italiana, con uno dei classici bellocci in divisa che buca lo schermo sbattendo le ciglia. C’è Grande Fratello La Nostra Avventura, tutto maiuscolato, che si avvicina in maniera quasi angosciante al suicidio cerebrale: quando ti pagano per litigare la tua carriera inizia una vorticosa discesa, a meno che tu non sia Vittorio Sgarbi. Su Rete4 fanno Anche gli angeli mangiano fagioli, ma l’ho visto almeno dieci volte, e poi la coppia scoppiata non mi fa ridere quanto quella originale. Sul 2 fanno Voyager, e a sto punto mi dico, quasi quasi. Cambio solo per ottenere conferme sulla mia decisione e trovo The Island su Italia1. Mi incanto per qualche minuto a rimirare le tette di Scarlett Johanson in un film di scarsissima qualità (come fa ad essere così magra e non avere le tette rifatte dai, c’è un trucco sotto), ma mi accorgo che nonostante sia un film di scarsissima qualità, vi recita uno dei miei attori preferiti in assoluto: io amo Steve Buscemi alla follia. Potrei quasi lasciare il mio stato di vita precario per trasferirmi a Hollywood in una villa con piscina insieme a un attore miliardario.



Però, e bisogna dirlo, provo anche una morbosa attrazione per quel personaggino delicato e fragile che conduce Voyager, Roberto Giacobbo. Ha qualcosa che mi conquista. Forse quella sua fondamentale inutilità, forse quella sua incredibile inespressività, forse quel suo modo di gesticolare quando indica alle telecamere di seguirlo. O forse è la regia del programma a rendermelo così fascinoso, quando lui cammina verso i luoghi che vuole indagare, e si intromette lo slow motion. Mi piace un sacco quando fa finta di non capire le cose. E quando sparisce nel buio dei tempi templari. Fantastico.



Così vegeto fra la storia delle sfingi e le tette della Johanson, vere protagoniste del film, fra le sette sataniche e le tette della Johanson. Quella tuta bianca fa davvero miracoli, dovrei comprarla. Ma dubito che su di me faccia quell’effetto. Propendo di più per l’effetto pupazzo di neve. Faccio ancora zapping fra la misteriosa storia dell’architetto di Dio Antoni Gaudì e gli occhi penetranti di Ewan Mc Gregor, che sto rivalutando dopo averlo evitato per puro pregiudizio dopo la visione di Trainspotting. Continuo lo zapping fra un ennesimo quesito sui templari e un’ennesima inquadratura che esalta le forme di Scarlett Johanson. Riesco a vedere la fine del film, ci rimango male perché mille formichine bianche tappezzano le sconfinate vallate dell’Arizona in cerca di un’isola. Spero di rifarmi in tempo con un tempio templare, ma Voyager è già terminato.

Vado a letto insoddisfatta, la mia settimana enigmistica è finita, il libro che mi sono comprata non mi piace e sono troppo stanca per alzarmi verso la libreria e leggere qualcos’altro di comunque già letto.
L’insoddisfazione è una brutta bestia.

Lo so che li ho già postati i corti della Pixar, ma la faccina di lei qui è impagabile. Quando chiede il violino. Quel broncio piccolo e fastidioso, ma dolcissimo. Con quelle manine piccole e fastidiose, anche loro, mentre apre il palmo per ricevere il violino e l’archetto. La adoro. Ogni tanto la guardo e mi sembra che mi somigli.





Volevo mettere quello con Gery, ma lo posterò con dedica speciale al nonno, perché ieri l’ho cercato pensando a lui.


LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK



sabato 26 aprile 2008 - ore 08:51


Varismi ed Eventualismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Io vado a godermi il sole.
Che ieri appena l’ho detto si è annuvolato. Ma oggi no, oggi hanno previsto sole. E se lo dico a Fede si arrabbia perchè dice che col tempo sono un uccellaccio del malaugurio. Ma non è vero. Io dico solo la verità.
Le persone che dicono la verità vengono sempre scherzate, o bruciate. Io preferisco essere scherzata.

E siccome poi i miei amici e simil colleghi - perchè loro sono giornalisti veri - si lamentano che non parlo di loro nel blog (beh, non è neanche vero perché di Gasparello ho già ampiamente trattato), metto un sottotitolo a questo capitolo di blog:

Insieme Per Bonet. Che adesso come adesso mi fa ancora un sacco ridere. E mi ricorda che abbiamo in sospeso un monopoli alcolico, e io certe cose non le dimentico, sapevàtelo.

Silvia: "Dite ciao a Marco, Fede e Bea."

Tutti: "Ciao Marco, Fede e Bea!"



*******************


Ieri è arrivato Jason, il mio amico dal NJ. Questo significa che in questi cinque giorni di permanenza senza altri compagni di viaggio vuole vivere da trevigiano fra i trevigiani. E benchè non sia una vita stimolante e densa di emozioni, stiamo cercando di fare del nostro meglio.

E stasera sarà magnificamente Ca’ Sul Bosc.
Ritengo fondamentale che Jason conosca il mio agriturismo preferito. Oltretutto, sono mesi che non ci vado. Sì, credo almeno 3 mesi. No, ragazzi, non si fa così. Bisogna rimediare.

Ora vado a fare la spesa perchè i miei sono a Bergamo. E devo farlo prima di andare a lavarmi i capelli e depilare le gambe (con la bella stagione sfoggio scollature vertiginose e gambe scoperte) e di andare a fare un giro in centro alla ricerca di cose da scribacchiare.
E siccome le cose da fare sono molte, troppe per un giorno in cui tutti fanno ponte, oggi mi sono fatta invitare a pranzo dalle orecchiette con le cime di rapa. Che verranno fatte con i broccoli perchè a Treviso cime di rapa buone non se ne trovano.

Fuck.


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



mercoledì 23 aprile 2008 - ore 08:43


"Ma io non ci sto più..."
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Buzzati diceva una cosa bellissima. Più che altro, Buzzati diceva un sacco di cose bellissime, e soprattutto sapeva come dirle. Poi però ci sono quegli animali in gabbia che sono i critici: persone strane. Mi piacerebbe diventare una scrittrice vera anche per questo, per potermi lamentare dei critici. Vogliono indagare e fare domande su cose che, magari, risposte non le hanno. Allora ha dovuto spiegarglielo lui.

“Spesso mi dicono: ma perché lei scrive sempre cose così allucinanti e angosciose? Ma perché non prova a cambiare? Perché non racconta qualcosa di allegro? Alla fine si ha l’impressione che lei scriva sempre le stesse cose. Vorrei rispondere: tutti gli scrittori ed artisti, nella loro vita, per lunga che sia, dicono ciascuno una cosa sola. Altrimenti non sarebbero sinceri”.



Il mio preferito è La goccia.

E adesso però, siccome io a Buzzati credo ciecamente, voglio sapere cosa scrive De Gregori, perché ho questa storia con De Gregori. Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello. È una cosa che voglio capire prima di smettere di pensare per sempre - perché un giorno giuro che lo farò. E prima di smettere di pensare voglio sapere cosa voleva dire De Gregori quando ha scritto Alice. Chi è quel mendicante, cosa vuole da lui? O è solo una strofa? Sono solo parole che suonavano bene accostate? Perché io credo che tante volte le parole scelte siano state messe lì per il loro suono, o per far tornare la metrica.
Mi piacciono le cose che dice. Sono facili. Sono cose che ognuno legge a modo suo, volendo. Anche il mendicante arabo con qualcosa nel cappello: ognuno ci mette del suo, in quel cappello, il bello sta lì. Non è importante il mendicante arabo, ma il qualcosa nel cappello, e ognuno ci mette del suo. Come quando fuori pioveva e tu mi domandavi, se avevo ancora quella foto, in cui tu sorridevi e non guardavi.
Ma a questo punto, siccome sono egocentrica, bisogna che mi capisco, perché come al solito sono partita a scrivere da una domanda. Io cosa scrivo?
Forse una mezza idea ce l’ho. Forse non ho mai scritto altro che quello, come diceva Dino. Forse lo scopro tardi, per scoprirlo davvero.


Alice – Francesco De Gregori

Alice guarda i gatti
e i gatti guardano nel sole
mentre il mondo sta girando senza fretta.
Irene al quarto piano è lì tranquilla
che si guarda nello specchio
e accende un’altra sigaretta.
E Lillì Marlen, bella più che mai,
sorride e non ti dice la sua età,
ma tutto questo Alice non lo sa.

Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così e se ne andrà.

Alice guarda i gatti
e i gatti muoiono nel sole
mentre il sole a poco a poco si avvicina,
e Cesare perduto nella pioggia
sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina.
E rimane lì, a bagnarsi ancora un pò,
e il tram di mezzanotte se ne va
e tutto questo Alice non lo sa.

Ma io non ci sto più e i pazzi siete voi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così e se ne andrà.

Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sol
mentre il sole fa l’amore con la luna.
Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello
ma è convinto che sia un portafortuna.
Non ti chiede mai pane o carità
e un posto per dormire non ce l’ha,
ma tutto questo Alice non lo sa.

Ma io non ci sto più gridò lo sposo e poi,
tutti pensarono dietro ai capelli,
lo sposo è impazzito oppure ha bevuto
ma la sposa aspetta un figlio e lui lo sa.
Non è così e se ne andrà.



Copyright Franco Scaramella. Gli piace farmi foto...


COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK



lunedì 21 aprile 2008 - ore 14:55


Psicodrammismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Abbiamo fatto un esercizio strano, a teatro, l’altra sera. Ci ha fatti mettere tutti vicini, in ordine sparso. Tutti fermi, immobili. Un solo ordine, chiamarsi per nome, come volevamo noi, e finché lui non diceva stop, concentrandoci su quello che facevamo. Lui toccava chi doveva partire, e lo ritoccava quando doveva smettere. E partiva un altro, e tutti a ruota, uno dietro l’altro.
Brunella Linda Michela Enrico Stefania Marina Enzo...
E così fino a me. Io avevo gli occhi chiusi: non volevo vedere quando sarebbe toccato a me, non volevo vedere il maestro che arrivava a toccarmi per farmi partire, e poi tutte quelle persone immobili in mezzo alla sala mi distraevano. Volevo le loro voci, non loro; il loro corpo non mi interessava, non me ne fregava niente, volevo solo la loro voce. E ho chiuso gli occhi. E ogni tanto mi chiamavo, così, in silenzio, sottovoce, quando mi arrivava un nodo allo stomaco, e pensavo a me. Non era il mio turno, ma le voci si avvicinavano. Le mie voci, quelle lì dico. Si avvicinavano con passi piccoli e leggeri. Non era il mio turno, aspettavano a uscire di prepotenza. Ma io ancora non lo sapevo...

Di solito gli esercizi del maestro sono divertenti, sono modi per prendere confidenza con i nostri corpi, e alla fine ci scappa sempre da ridere. Ma stavolta è successo qualcosa che non potevo prevedere. Stavolta sono stata male, di un male che non ha ancora nome. Un male che so da dove viene, ma che non riesco a catalogare.
Sarà stato il momento particolare che sto vivendo, sarà stato che ho chiuso gli occhi, sarà stato che volevo chiamarmi, che avevo dei conti in sospeso, che avevo delle domande, che volevo delle risposte. E ho chiuso gli occhi, e quando è arrivato il mio turno mi sono chiamata.

Ho riconosciuto mia nonna, che mi chiama per la cena, e io corro attraverso i campi con un mazzolino di fiori per lei. Ho sentito la mamma chiamarmi per nome, perché mi sono persa. Ho sentito la Fede che sorride. Ho riconosciuto voci arrabbiate, irose, voci che mi chiamano per rimproverarmi, per umiliarmi. Ho sentito voci astiose, voci che danno ordini. Ho sentito persone cattive, ho sentito persone buone. Ho sentito anche lui che diceva il mio nome, scendendo le scale. E quasi non controllavo la voce, il mio nome usciva così, come lo chiamavano gli altri, erano voci degli altri.

E poi, all’improvviso, ho sentito le voci di chi non mi chiama. Ho sentito come vorrei essere chiamata. Non è detto che le persone ti chiamino per nome, non va dato per scontato, sembra una sciocchezza, ma non lo è. Mio padre non mi chiama per nome da non so quanti anni. Non usa il mio nome; grida, oppure dice hey, o parole peggiori, oppure mi fa capire che sta parlando con me gridando più forte se non capisco. Ma non usa il mio nome, non si rivolge a me. Non mi chiama Silvia da un sacco di anni.
E così io, lì da sola, con gli occhi chiusi, pensavo a quant’è bello sentirsi chiamare per nome. Sentirsi chiamare Silvia, che è il mio nome, ma non lo dice mai nessuno.
Vieni Silvia, Silvia cosa fai, ascolta Silvia, raccontami Silvia, bentornata Silvia. Il mio nome.

“Era bello vedere che il verde ritorna, e che si svegliano i ghiri, era bello era bello sapere che dopo l’inverno la voglia ritorna anche a te, era bello sapere che solo d’estate come gli insetti sui fiori era bello vedere i capelli bruciare e cambiare colore era bello vederti nuotare andare a fondo per poi risalire, era bello star svegli la notte e tutto il giorno dormire. Era bello cadere d’autunno sopra le foglie come le foglie. Era bello”.

Mi ha fatto un male che non potevo prevedere. Ho pianto. Lacrime piccole, a modo loro forti. Scendevano senza chiedere il permesso, man mano che riconoscevano le voci, e che si rendevano conto che pronunciare un nome vuol dire tanto, tanto che non lo immaginavo.
E poi si sono fermate, dovevano fermarsi, prendere fiato anche loro, quando l’esercizio è finito. Le voci sono scomparse, le lacrime si sono fermate. Poi hanno finito anche gli altri. Si sono chiamati per nome tutti, e qualcuno rideva. A me da ridere non mi veniva proprio. Io ero ancora lì ferma che non capivo perché tutti ridevano e io avevo i goccioloni fermi sulla faccia.
Avevamo finito tutti, ma Daniele non ci ha fatti uscire. Ha solo gridato: tutti insieme!
E tutti insieme abbiamo iniziato a chiamarci. E lui gridava, più forte! più forte! E noi sempre più forte, più forte!, con la voce che spariva tra le altre, ma era così facile da distinguere. Silvia, Alvise, Simone, Violetta, Sandro, Francesca, Stefano.

E sono scoppiata. Perché quando abbiamo gridato tutti insieme avevo gli occhi aperti, e mi sono accorta che stavolta non erano gli altri a chiamarmi. Mi veniva su, non sapevo cosa, ma saliva. Mi sono accorta che non stavo riconoscendo nessuno in quel preciso momento. Ero io che mi chiamavo. Io che mi sono persa tanto tempo fa e non riesco a ritrovarmi. Io che provo emozioni e che le sacrifico a qualcosa che non so. Io che mi cerco, porca miseria dove sei finita Silvia? Io che mi chiamo, che cerco di farmi forza. Io che cerco un equilibrio, io che ho dei conti in sospeso, io che non voglio aspettare, io che voglio certezze, io che dissipo dubbi, io che sposto mani che mi fermano la strada, io che piango. Oddio quant’ho pianto. Mi sono sentita come sott’acqua, dov’è tutto lento, lentissimo. Ma poi sono uscita, e della lentezza non è rimasto nulla. Solo una enorme, incontrollabile paura.
Ho visto davanti a me cose che non volevo vedere.
Il maestro l’ha visto. Gli altri uscivano canticchiando dalla palestra, io fumavo. Da sola, guardando il muro. Allora mi ha abbracciata. Almeno ho smesso di tremare. Non doveva farcelo fare quell’esercizio. Non doveva. Ho toccato il fondo. Ma è stato bello risalire.
Nel mio giorno di bisogno di abbracci, nel mio giorno in cui mi bastava essere toccata per stare bene. E ho pianto con lacrime vere.

Era bello, era bello…




Ora va meglio, decisamente. Ne ho parlato con un amico ieri, e l’ho raccontato a un amico stamattina. E ho somatizzato, ho rielaborato, ho soppesato. E mi sento molto, molto meglio.
Anche se oggi qualcuno ha rifiutato i miei abbracci dandomi dell’arrogante. Solo perchè volevo abbracciare qualcuno.
Fottiti, stronzo. Non mi hai rovinato la giornata.


"Siccome non era in grado di dar risposta né all’una né all’altra domanda, non aveva molta importanza il modo in cui la formulava."

Alice nel Paese delle Meraviglie



LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


WOMENE:
apina clarice dulcinea jam janee kabiria77 lisaè nonlado pecchia sabry8 Temporale Thelma

miss doctor

valevally

il mio editore:
Ceres

venice pictures:
ninfea

so lovely

stefy86 Emiglino

BEST BLOGS

momo Markoski
mist
Mister xxl will

le figure:
chobin

ginocchio massone:
vampina

sex and the padova-city:
Beatrix_k

mia mini elila

birrafondai:
El Guera Maazimo

Tugurio & co.

lazzaro void BluesGT

Lemon Team:
jijotdl lauvar sbifidus
and honey team:
Lumberto & miss

freeway
fabio 25 zilvio

dermatologicamente testato
Jeff

Triviali:
Killercoke Vitto

OMENI:

absolutely ayeye BourbonSt calimero Centipede daunt Elwood enchicco enjoyash81 erpo gareth jax habit79 Lacurrada Lercio lucadido lucas74 Mirò Porkemon quiconque Wis
__________________________

el paron
Davidoff

BELIEVE IN
Il Messia

per ridere seriamente

CASBAH




BOOKMARKS


la Urnatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
la Pulsatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
per gli orari dei treni
(da Scienza e Tecnica / Zoologia )
la tela nera
(da Arte e Cultura / Narrativa )


UTENTI ONLINE:



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30