Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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venerdì 18 aprile 2008 - ore 10:06
Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Lo so che non faccio una buona impressione al primo assaggio: sono come la salsa di soia. Non capisci se è dolce o salata, non sai se ti rovina il sushi o se ci da un sapore in più. Piace, non piace, la si adora o la si odia. E alla fine mica piace a tutti eh, la salsa di soia. Ma quelli a cui piace poi la vogliono sempre. Eh, la salsa di soia.
Do il meglio di me sulla lunga distanza, all’inizio la mia timidezza trova sfogo in battute scontate e fuori luogo, e parole che trasbordano come argini di un fiume in piena. A chi piacciono gli argini che traboccano? A nessuno, gli argini non devono traboccare, a meno che tu non sia un monologhista a teatro. E io non lo sono. Le parole mi escono a caso dalla bocca quando sono nervosa e voglio assolutamente piacere. E finisce che ci faccio una figura pessima, altro che. E la maturità ancor mi sfugge. Non mi so presentare, ecco cosa. Sbaglio approccio. Ma si migliora sbagliando e provando. Almeno io so cambiare idea.
Non è una cosa di cui vado fiera, me ne rendo conto e non so controllarmi. Faccio quasi sempre una brutta impressione all’inizio. Poi, un po’ alla volta, a chi ha voglia di capire io le cose le so spiegare, eccome. Allora viene fuori che non sono proprio malissimo, che so essere moderata, che so contenermi, che sono una persona normale. Con i normali disturbi che una persona deve avere per essere normale. Altrimenti che normalità piatta sarebbe.
Vorrei essere un cartone animato, oggi, anzi no, un fumetto di quelli che hanno le letterine sopra la testa, e i cerchi crescenti che salgono verso alto. I pensieri stanno lì dentro, quelli che lo sa solo lui cosa sta pensando, e nessun altro. E vorrei leggere cosa c’è scritto sulla nuvoletta che ho sopra la testa io. Almeno capirci qualcosa. A meno che in quel fumetto non ci siano teschietti vortici stelline e serie di linee ondulate, come quando Paperino si infuria con qualcuno, o con sé stesso, alla fine.
In bocca al lupo. Te li controllo io quei due matti, adesso. Lo spocchioso e quello coi pantaloni strappati. Ci penso io a loro, promesso. Sono contenta per te. Ma non è giusto che te ne vai proprio adesso.
Chi mi abbraccia? Mi tocca chiederlo. Per la gente è così difficile abbracciare qualcuno. Eppure è un gesto così semplice. Facile e veloce, come dico io.
E’ difficile, in certi giorni, scrivere il blog. Vorresti che qualcuno lo leggesse, ma qualcuno no. Ma scrivere post privati non ha senso, è un blog pubblico. E allora scrivi cose che capisci solo tu.
Ma non rispondi alle domande che ti fai.
Questo è un post in capitoli. Il primo si chiama Salsa di soia. Il secondo L’ultima cena, il terzo Free Hugs e l’ultimo... Beh, l’ultimo è un casino.
Sono sopravvissuta alla campagna elettorale. Sono sopravvissuta all’election day. Sono sopravvissuta a tre giorni di elezioni comunali. Sono sopravvissuta con orgoglio e pazienza. Alive.
E sono riuscita a rovinarmi la vita per questo. Un traguardo apprezzabile contando che faccio questo lavoro da soli tre mesi.
Dai poteva andare peggio.
Ad esempio potevo arrivare a casa alle due dopo dodici ore che ero in sala stampa ad aspettare gli scrutini, invece sono arrivata all’una. Che culo. E domani è l’ultimo giorno di Marco con noi in Comune. Porca miseria.
Sob. Gli chiedo se posso rubargli una foto da flickr da mettere qui.
Per la rubrica volevo dire che. Volevo dire che fa piacere quando qualcuno fa un gesto carino. Ieri ho ricevuto più di qualche gesto carino. Non credevo di averne così tanto bisogno.
Dancing Queen - Abba
You can dance, you can jive, having the time of your life See that girl, watch that scene, dig in the dancing queen
Friday night and the lights are low Looking out for the place to go Where they play the right music, getting in the swing You come in to look for a king Anybody could be that guy Night is young and the musics high With a bit of rock music, everything is fine Youre in the mood for a dance And when you get the chance...
You are the dancing queen, young and sweet, only seventeen Dancing queen, feel the beat from the tambourine You can dance, you can jive, having the time of your life See that girl, watch that scene, dig in the dancing queen
You’re a teaser, you turn em on Leave them burning and then youre gone Looking out for another, anyone will do You’re in the mood for a dance And when you get the chance...
You are the dancing queen, young and sweet, only seventeen Dancing queen, feel the beat from the tambourine You can dance, you can jive, having the time of your life See that girl, watch that scene, dig in the dancing queen
C’era una volta una ragazza un po’ sfigata, che aveva un cellulare tutto rovinato, col tasto di accensione talmente logoro che se non aveva le unghie lunghe non lo poteva usare. I tasti del suo telefono erano talmente consunti che i numeri non si leggevano più. e il 3 dava segno di cedimento. La batteria, come non bastasse, durava dalle 6 alle 16 ore, con picchi di 20 minuti se la telefonata era improvvisa. Un giorno, cammina cammina, la ragazza arriva in un grande centro commerciale, e pensa: Bene. Visto che sono qui, vado a comparmi un cellulare nuovo.
- Altri: Ma non l’avevi comprato ad aprile l’anno scorso? - Silvia: Sì, più o meno... - Amici: Quando si è smagnetizzata (hahhhaaaa ahhhaha ahahahahahaa!!!) la tua sim Omnitel? - Silvia: Sì, ho cambiato cellulare in primavera l’anno scorso.
Gli amici dicono di non capire. Silvia, la ragazza un po’ sfigata, spiega che il suo cellulare nuovo comprato in primavera l’anno scorso è in assistenza perchè è stato manomesso prima della vendita, e presenta un taglio su una sottile schedina interna. Da due mesi e passa - precisa Silvia.
Così una piovosa mattina di aprile, Silvia va a comprare un cellulare, Da non spendere più di 50 euro, dice. Quello che sta usando ora si scarica in una giornata (è un veccho Nokia che ha fatto la storia, poverino, ma che sta tirando le ultime).
- Commessa: posso aiutarla? - Silvia: Sì, voglio un cellulare da battaglia. Che sia Nokia, che costi poco, senza foto senza niente, voglio solo che funzioni. - Commessa: Gliene mostro alcuni allora... Vediamo, questo... - Silvia: No, quello. Posso toccarlo? Grazie. Bene, preso.
Ho comprato un cellulare in 6 minuti e venti secondi, compresa l’intromissione di un’altra cliente, il viaggio della commessa a prendere il telefono in magazzino e l’attesa alla cassa.
Ora che sei la mia ancora di salvezza, ti prego, non lasciarmi anche tu. Ho un lavoro per il quale il telefono è strettamente necessario. Ti prego, non lasciarmi. Ti prego. Fallo per me, per la mia salute mentale. Non posso pensare a caricare un cazzo di cellulare tre volte al giorno. Ti prego, stammi vicino nella buona e nella cattiva sorte.
La mia suoneria per gli SMS è un coro di donne che gridano stuporose "ooohhhhhhhhhhh". Ne sono particolarmente orgogliosa.
C’è qualcosa di profondamente autolesionista nel fare quello che ho fatto. I’m insane... Ma ho voluto con orgoglio e grande soddisfazione immortalare il giorno della mia prima maschera di bellezza.
Sperando, o illudendomi, che i brufoli che tempestano la mia faccia se ne vadano per lasciare spazio alle altre imperfezioni curabili con un po’ di più attenzione. All’alimentazione, all’aria, al trucco. A tutto.
Non dovrei essere sempre così fiera dei miei sprazzi di femminilità. Si nota troppo che sono più sprazzi che non femminilità. Ero orgogliosa, l’anno scorso, alla veneranda età di quasi 26 anni, di aver scoperto il balsamo per capelli. E’ stata un’illuminazione, e non dovrebbe esserlo - dovrebbe essere routine, una consuetudine, abitudine diciamo. Dovrebbe essere una cosa che si sa a prescindere. Io l’ho scoperta quando la mia parrucchiera ha sgranato gli occhi. Mi sono vantata con amici e conoscenti di aver iniziato a mettere il fondotinta due mesi fa. Meglio tardi che mai, dico io. Racconto a tutti la faccia di mia madre quando le ho detto che l’avevo comprato, che anzi ero entrata appositamente all’Acqua&Sapone per comprarlo (il prossimo passo sarà farlo in una profumeria, facendomi consigliare da una commessa impaltanata di rimmel). Ho fatto salti di gioia quando mi sono resa conto che ho comprato due ombretti nel giro di due mesi, cosa che non mi è mai successa nel precedente quarto di secolo abbondante che ho vissuto, perché se ne compravo uno ad anni alterni era un successo meritevole di striscioni d’incitamento in piazza. Per non dire quando mi sono comprata i sandali l’estate scorsa. Dopo stagioni di Havajanas alternate a scarpe da ginnastica, i sandali sono stati pura esaltazione.
Per questo a me è sembrato normale, quando mi sono guardata allo specchio, correre a prendere la macchina fotografica nell’altra stanza per immortalare quell’attimo irripetibile. La mia prima maschera. Il mio primo trattamento per il viso. La cosa veramente poco normale è che a me sia sembrato normale... Molte donne preferiscono soprassedere, ed evitare di palesarsi in tutta la loro bruttezza con una malta verde sulla faccia. Per carità, sono opinioni, sono punti di vista. Io mi faccio vedere prima di tutto perchè voglio che sia reso noto, e poi perchè nessuno possa insinuare che non è mai successo e lo dico solo per portare acqua al mio mulino, visto che mi vanto con tutti di essere diventata donna.
A parte questa risma di brufoli in faccia. La pubertà, io, la sto vivendo adesso. I traguardi vanno raggiunti passo dopo passo.
Per diritto (e non dovere) di cronaca non vi racconterò per filo e per segno cosa mi è accaduto oggi. Vi dico solamente che un noto personaggio pubblico ha avuto modo di commentare la mia sciccheria.
Ha commentato in modo elegante e moderato, per carità, è stato carino da parte sua. Ma ha commentato davanti a un po’ di gente, questo è il fatto, e io mi sono imbarazzata alquanto. Alquanto significa che sono diventata viola e non sono riuscita a dirgli quello che volevo... Acciderboli.
Narrazione antefatto (che è l’unica cosa che saprete): Oggi pioveva un pochino e, per non portarmi appresso l’ombrello che poi mi intriga in mano e fa peso - e diciamoci la verità gli ombrelli pesano un sacco - ho messo il mio magico cappello nero per tutelarmi dalla pioggerellina e dal venticello, che altro che primavera mi sembra autunno, tipo che aspetto Natale. Ma non divaghiamo. Pioggerellina più venticello meno voglia di tenere l’ombrello uguale cappello. Non fa una piega. Anzi fa un figurone, tres chic direi... Che poi col mio cappottino di lana cotta era veramente una cosa grandiosa... E vestitino a fiorellini sotto dai. Oggi mi sentivo in vena di osare e ho osato, con un risultato soddisfacente, mi pareva...
Ma come in ogni favola che sia una favola, ecco l’inghippo. Questo l’oggetto al centro del contenzioso.
FGM - Fotografia Geneticamente Modificata
Adesso, per favore, ditemi la verità. Fa schifo? Chiedo solo... Domandare è lecito, rispondere è cortesia, rispondere come vorrei io sarebbe pure meglio. Secondo me questo cappellino è bellissimo, e oltre ad essere bellissimo mi dona particolarmente. Ma purtroppo, quando succedono certe cose, che sia davvero universalmente un bel cappellino comincio a dubitarlo...
Questa storiella ovviamente ha una morale: e cioè che quel cappellino per andare a lavorare non lo metterò mai più. Promesso. Giuro. Dovessi andare a un matrimonio in Inghilterra, dove i cappellini sono di gran moda, ecco allora lo metterei con orgoglio. Ma Treviso non è pronta ai miei cappelli. Quello di paglia arancione mi era già stato bocciato...
Ho iniziato a fare dell’attività fisica: vado tutti i giorni a lavorare in bicicletta, dieci chilometri scarsi ma sufficientemente faticosi. Mica tutti se li fanno ogni giorno. Io sì. Sono una sportiva.
Bene. Adesso che mi sono vantata nel preludio del mio canone di grandezza, e che i più stanchi e annoiati avranno già mollato la presa, finito di leggere e capito che faccio ogni giorno 10 chilometri in bici, cominciamo a puntualizzare. Non è un gran percorso, sono poco meno di 5 chilometri a tratta, ma falli tu avanti e indietro, eh. E poi non ci vado mica ogni giorno. Solo quando fa bel tempo. Col tempo musso sto a casa. Quando fa troppo vento sto a casa. Se credo che possa piovere sto a casa. Quando la stagione migliorerà, avrò altre scusanti per prendere l’autobus o la macchina. Se fa troppo caldo starò a casa, se c’è troppo sole starò a casa, se l’afa è troppa starò a casa. O mi premurerò di utilizzare altri mezzi di trasporto. Vorrei un autista. La mia partecipazione alla vita ciclistica si riassume in “tempo ideale”. Come per andare a correre. Solo che ora per andare a correre il tempo non c’è, contando che già faccio quasi un’ora di bici al giorno – checché se ne dica negli ultimi 15 giorni ho usato quasi sempre la bicicletta, e mi sento rinvigorita nel corpo e nello spirito. Detto questo, e terminata la perorazione della mia causa di antisportiva, posso tornare a mangiare.
Perché da quando non faccio più aperitivi mi sono asciugata, ho perso qualche centimetro di ritenzione idrica sulla pancia e sulle gambe (me ne accorgo perché quando mi siedo non mi restano i segni della cucitura dei jeans tatuati sull’interno coscia), e quindi posso concedermi di mangiare di più. Il mio è tutto un dai e togli. Tolgo gli aperitivi? Aumento il cibo. Aumento la bicicletta? Tolgo la corsa. Aumento il cibo e tolgo la corsa? A breve non sarò più in grado di salire su una bicicletta.
E più mi rendo conto di sparare stronzate, più sono contenta perché me ne rendo conto. Che non è male. Rendersene conto, dico. Dai, sono una ragazzina, dentro…
Tutti mi vedono bene, mi dicono di vedermi in forma. Solare, sorridente, serena, florida. Eccome. Sono florida come Ophra. Cacchio, ho una giacca uguale identica.
Ah, poi ho trovato questo prezioso Link. Mi approprio del commento di una perspicace lettrice. I even think you should call this list of books the "English perfect library". Mancano alcuni testi imprescindibili. Ma avremo modo di parlarne prossimamente su questi schermi. Oggi no. Non ho voglia e non ho tempo.
Quando hai una serata che non c’è un cazzo da fare, e la sera dopo hai tre impegni, tutti e tre alla stessa ora, e devi scegliere uno dei tre.
Questa volta mi è andata pure decentemente, ne ho solo due. Ma non posso mancare nessuno dei due, uno per obbligo, l’altro per diletto. Un incontro imprescindibile con i teatranti, e un similconcertino che aspetto da mesi e che sembrava non riproporsi più. Dovrò sacrificare un pezzo di concerto, lo sento. A meno di non arrivare all’altro appuntamento già con un’idea fichissima, da imporre dittatorialmente agli altri partecipanti, chiudendo il dialogo e il dibattito a ogni possibile interlocutore e bloccando ogni possibile iniziativa e presa di posizione. Così da poter essere liberi di andare al concerto. Che comunque a quell’ora sarà già iniziato da mo’. A uno non posso rinunciare, all’altro non voglio. E sarà di nuovo corsa.
E’ pazzesco, succede sempre così. La mia esistenza è costellata di sfighe simili. Passi un sabato di inutilità sul divano a mangiarti le unghie dei piedi perchè non c’è niente di meglio da fare, e quello successivo si sovrappongono due concerti, tre compleanni, uno spettacolo teatrale e una tua amica che arriva dalla Puglia e ti prega di uscire per vederla. E tu invece devi lavorare.
Le cose belle succedono tutte contemporaneamente. Congiunzioni astrali. E devi scegliere in un nanosecondo. Pazzesco. E l’ottanta per cento delle volte fai la scelta sbagliata. Io lo so che Lui là sopra si sta sbellicando dalle risate a vedermi fare i salti mortali. Sembra che lo faccia apposta.
Ma ce la faremo. Ci impegneremo e faremo tutto. Promesso.
Non ho mentito, e ne ho le prove. Sto davvero lavorando ("lavorando") per un giornale. E faccio le interviste. Questa me l’ha fatta il mio fotografo di fiducia e me l’ha inviata ieri. E’ la prima che mi manda, e diosolosa quante altre me ne ha fatte, e più gliele chiedo meno me le manda. Uomini...
Sono venuta di merda, ne sono consapevole ma che ci volete fare. Si può dire merda? Sì, si può dire, lo sanno tutti che sono un po’ sboccata. Perchè sono vera e spudorata,sono istintiva e semplice, e soprattutto perchè non mi so controllare. E non sarò mai una signorina, la mamma me lo dice sempre. Ma sono molto professionale col mio registratorino un mano, quando lo punto così, come un’arma. E pensare che quel registratore lo dovevo vendere in tempi di ristrettezza economica, cioè qualche mese fa, ovvero un mese dopo averlo acquistato. Tempi di ristrettezza che non sono affatto passati, anzi persistono. Ma la rottura del mio cellulare con registratore vocale mi ha obbligata a rinunciare a questa vendita che voleva essere solo un espediente per recuperare soldi. L’oggetto in questione si è rivelato essere un acquisto utile, io che credevo di usarlo una sola volta nella vita, e rivenderlo seduta stante. I soldi che credevo di rimetterci sono stati un investimento. A volte il fato è dalla mia parte.
E poi volevo dire che l’altro giorno ho scritto dalla redazione ("redazione") ed è stato molto bello. Avevo un computer, un telefono. Mi sono anche tolta l’orecchino per rispondere. Mi sentivo come negli anni sessanta, come nei film. Quando le donne dimenticano l’orecchino sul luogo del delitto dopo aver chiamato la polizia fingendo di essere la governante, e vengono incastrate da un orecchino. Altro che prova del dna impronte di scarpe eccetera eccetera. Lì le fregavano per un orecchino a clip. E infatti io me lo sono dimenticato lì e sono dovuta correre indietro a prendermelo, perchè ci tengo un sacco a quel paio lì, è stato amore a prima vista, l’ho comprato in una bancarella dell’usato a NYC, precisamente a Brooklyn, e ancora più precisamente a Williamsburg, per la modica cifra di un dollaro. Li amo profondamente.
Dettaglio della mia faccia con gli orecchini in questione.
La comandante della Polizia mi chiama a casa per dirmi gli scoop e le ultime notizie. Niente di traumatico quindi; finchè al telefono non ha risposto mia madre. "Buongiorno sono XXXXX dal comando di Polizia di Treviso vorrei parlare con Silvia". Meno male che la mia mamma non è debole di cuore se no a sta ora... Mi hanno chiamato anche due candidati sindaci, oggi, mentre ero a lavorare allo stadio. Oggi che è il mio giorno libero lavoravo allo stadio. E poi ci chiamano bamboccioni. Inizio a stancarmi della mia iperattività. Ma anche no. Inoltre nell’ultima settimana due candidati sindaci mi hanno offerto il caffè al bar. Quando hanno insistito per pagare ho ritenuto opportuno sottolineare che non voto nel comune per il quale sono candidati. Hanno sorriso, e detto che non volevano corrompermi, che gli faceva piacere offrirmi un caffè, e io ci credo.
Peccato, però. Mi mancava la corruzione. La minaccia di querela me l’hanno già fatta. Minaccia, eh. La corruzione era una cosa fichissima sul mio curriculum. Uff.
Marco è colui che ha rovinato la mia credibilità come giornalista-work-in-progress linkando il mio blog al suo. Sono diventata un fumetto. Per quanto io sia molto orgogliosa della mia creazione pseudo-letteraria, mi rendo perfettamente conto che l’espressione che campeggia lì in alto non è altamente qualificante, e che potrebbe ledere la mia professionalità (per altro in fase calante dopo le ultime corse su e giù per le scale del municipio, e il laconico commento "non sei all’asilo"). D’altro canto questa bella facciona immersa nel radicchio non posso levarla, perchè le disposizioni arrivano dall’alto, molto in alto, il più in alto. Il webbone che tutto sa. E mi è stato intimato di non procedere al cambiamento di template, pena bannazione eterna...
Qualcuno non riesce più a guardarmi senza ridere dopo aver aperto la pagina del mio RadicchioBlog; alcuni non sono nemmeno riusciti a leggere i post fino in fondo, esterrefatti da tanta esagerata rossitudine. E mi hanno avvisata che la mia faccia circondata di radicchio potrebbe finire per troneggiare sulle mura cittadine sotto forma di brillante scherzo. Donna avvisata, donna avvisata.
Ah, altra cosa, prima che me ne dimentichi. Dai, l’avete sentita tutti la pubblicità, non fate finta de pomi, so che qualcuno di voi se l’è tirata giù, non mentite. Sto cercando persone che abbiano scaricato quella deliziosa suoneria polifonica che risponde al titolo di "Bella topolona" sul cellulare. Si tratta di un’indagine sociologica. E di una malsana dose di curiosità. Astenersi perditempo.
Sì, il mio è un blog profondamente superficiale.
E a costo di sembrare insensibile: non riesco a scrivere il pezzo sul nuovo impianto di cremazione. Non ci riesco proprio.
Ma ieri sera ero felice. Ed è sufficiente a rendere la mia giornata migliore.