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shaula, 32 anni
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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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sabato 29 marzo 2008 - ore 13:25


Sabatismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oddio. Sono entrata nel vorticoso entusiasmo vitale di Billy Joel.
Mi sono fatta prendere dal trascinante ritmo delle sue canzoni.
Sento la sua musica che mi entra nel sangue e pervade il mio spirito di gioia primordiale.

E ballo come Carlton di Willy principe di Bel Air.



Credo di amare Billy Joel.





Billy Joel - My Life
Got a call from an old friend
We used to be real close
Said he couldn’t go on the American way
Closed the shop, sold the house
Bought a ticket to the West Coast
Now he gives them a stand-up routine in L.A.

I don’t need you to worry for me cause I’m alright
I don’t want you to tell me it’s time to come home
I don’t care what you say anymore, this is my life
Go ahead with your own life, and leave me alone

I never said you had to offer me a second chance
(I never said you had to)
I never said I was a victim of circumstance
(I never said)
I still belong, don’t get me wrong
And you can speak your mind
But not on my time

They will tell you, you can’t sleep alone in a strange place
Then they’ll tell you, you can’t sleep with somebody else
Ah, but sooner or later you sleep in your own space
Either way it’s okay, you wake up with yourself

I don’t need you to worry for me cause I’m alright
I don’t want you to tell me it’s time to come home
I don’t care what you say anymore, this is my life
Go ahead with your own life, and leave me alone

I never said you had to offer me a second chance
(I never said you had to)
I never said I was a victim of circumstance
(Of cirumstance)
I still belong, don’t get me wrong
And you can speak your mind
But not on my time

I don’t care what you say anymore, this is my life
Go ahead with your own life, and leave me alone

Keep it to yourself, it’s my life.



Oggi giornatina con la Fede. Era ora.
Non credevo di averne così tanto bisogno.




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venerdì 28 marzo 2008 - ore 08:58


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io sono una comica.
Sono sprecata in una società così triste.
O forse sono la sua unica salvezza.

Oggi sono superomistica.

O wonderwomistica.

Sì, però a modo mio.



Un mio amico ieri mi ha insegnato che i comici, per essere comici, devono essere stati molto tristi. E solo così possono somatizzare ed esprimere al meglio la loro comicità, prendendo la vita sul ridere.

Dai che proviamo così, col superomismo, sperando che vada meglio che col pessimismo leopardiano. Anche se il fanciullino alla fine non è che mi dispiacesse proprio.

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giovedì 27 marzo 2008 - ore 08:47


Occhismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Occhio asimmetrico, occhio deforme.
Quanto ti odio, occhio deforme.
Mi bruci, mi pulsi, mi sento distrutta.
Occhio deforme e sono ancora più brutta.
La palpebra cala, e tutta s’arrossa
Perfino la guancia mi sembra più grossa.
Non posso aprirlo, aumenta il dolore
Di un occhio deforme che fa solo orrore.
Copro gli specchi, non voglio vedermi
E forse è solo questione di germi.
Da giorni doleva, ho finto di niente
Adesso me lo tengo, sciocca demente.
Occhio rigonfio, occhio deforme.
Tu sia maledetto, occhio deforme.

Vi siete mai sentiti un occhio deforme? Io lo sento: mi pulsa, mi brucia. E me lo vedo pure. Ce l’ho sulla parte sinistra della faccia, proprio sopra al mio occhio vero. Mi rifiuto di pensare che sia quello il mio occhio vero. È un occhio finto, un occhio posticcio, un occhio fasullo, un occhio farlocco come i pacchi di Pupo. Non riesco a credere di essermi ridotta di nuovo così. Il mio medico di fiducia dice che si tratta di un colpo di freddo.
Boh, colpo di freddo... ma dovrò pur fidarmi del mio medico di fiducia.
Resta il fatto che sembro Sloth dei Goonies. Non so se mi va di uscire di casa, conciata così.
Questo mi ricorda quella volta che avevo gli occhi gonfi e rossi, e per mascherarli mi ero truccata. Di rosso. Dicevo a tutti che stavo sperimentando nuovi livelli di coscienza, che si sbagliavano, non avevo pianto, non avevo gli occhi rossi e gonfi, era l’effetto trucco. Mi hanno creduto. Alcuni.
No beh, non sono presa poi così male. Non si nota tantissimo, sono io che la faccio troppo grande, forse. Per non esagerare, visto che non sono ai livelli di tre anni fa, diciamo che ho la palpebra inferiore gonfia, rossa e iniettata di sangue.
Per stare in tema con gli assassini della bassa.
Mi viene in mente anche quella volta a New York in cui cercavo di giustificarmi con Katy per non andare a ballare con lei e Andy, dicendole che ballo come un bradipo, e lo imitavo. I ragazzi mi guardavano esterrefatti, ma io ridevo come una pazza, perché mi faceva ridere me che ballo nella pelle di un bradipo. Quindi che ballo come uno sloth, trad. ingl.. Solo che ho sbagliato pronuncia. L’ho pronunciato male, diverso. Sbagliato.
Praticamente ho detto ai miei nuovi amici newyorkesi che ballo come una troietta, una puttanella, ecco una cosa così. Immaginate le facce.
Ci hanno messo un po’ a capire che avevo solamente cannato la pronuncia. Mi guardavano come si guarda una pornostar in chiesa.
Certo è che si son fatti grasse risate quando hanno svelato l’arcano. Lo stanno ancora raccontando a destra e a manca ridendo alle mie spalle. Io, d’altro canto, ho un divertentissimo aneddoto americano da snocciolare quando la conversazione langue.
Questo, “muori, muori” e l’assassina della bassa. I miei cavalli di battaglia.
Sono a posto per i prossimi due anni.

Ti ho anche scritto una poesia, occhio deforme.

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martedì 25 marzo 2008 - ore 17:31


Sportismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- Tema: La pace e la quiete del mio focolare domestico dipendono dal risultato delle partite di calcio.
- Svolgimento: La mia vita casalinga, nonchè la mia già precaria sanità mentale, dipendono da come si concluderanno e si intrecceranno le dispute calcistiche della domenica.
Per questo i turni infrasettimanali mi gettano nello sconforto più totale. Sono solo un’altra incognita sulla mia serenità familiare, un velo tetro sul mio sorriso quotidiano.

Poi ditemi se non ho ragione a disapprovare il calendario allargato.
Sabato pomeriggio B, sabato sera anticipo A, domenica A, domenica sera posticipo A, lunedì Biscardi, martedì champions, mercoledì champions, giovedì uefa. Il venerdì di solito ci si prepara al sabato. Se non ci sono anticipi, o recuperi, o lunghe trasferte in siberia per le coppe europee. E da quando abbiamo Sky la premier non ha più segreti, e il campionato spagnolo è mio compagno di vita.
Sto per implodere.

Io che fino a pochi anni fa ero un’ultrà rossonera.



Come non bastasse due dei miei fratelli giocano a calcio. I risultati delle loro squadre pendono come spade di damocle sulla mia testa. Giocano bene, giocano male, vincono, perdono, pareggiano: tutte varianti sul mio stato psicofisico.
Per fortuna ho solo due fratelli.
Per sfortuna giocano tutti e due a calcio.
Genitore maschio juventino, genitore femmina milanista. Fratelli milanisti ma a loro volta calciatori. Ognuno di loro predilige da una a tre squadre e ne detesta altrettante. E non mi riferisco al solo campionato italiano, come avrete intuito dalle righe precedenti. Quindi, facendo un rapido calcolo, ci sono dalle 4 alle 10 squadre di calcio, più le due locali, che ogni giorno possono trasformare la mia vita in un inferno, per un semplice gol.
Dici niente.

E mi chiedono perchè sono mentalmente instabile, psicolabile e deteriorata nel corpo e nello spirito.





27 anni e un mese.
Cacchio che vecchia.


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domenica 23 marzo 2008 - ore 11:25


Pasquismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qualcuno di voi sabato 22 marzo, fra le 18.15 e le 19.30, è passato per Padova, corso Milano? E chi è passato, ha visto un’auto in panne in mezzo alla rotonda di fronte all’Hotel Milano? Beh, chi di voi è passato e non si è fermato a prestare soccorso o ad offrire solidarietà non è un buon samaritano.
Avete perso una buona occasione per farmi un favore.
In quella macchina c’eravamo io e Maury.
Ma soprattutto vi siete persi la scena più epica, più colossale a cui io abbia mai assistito.

Parto dai dettagli. La macchina di Maury ci è morta improvvisamente, in corsa, quando stavamo attraversando la rotonda. Maury con un colpo di gomito è riuscito a farla fermare sul ciglio, e non centrale come sembrava dovesse adagiarsi sull’asfalto. Dopo 10 minuti di tentativi per rianimarla abbiamo ritenuto necessario chiamare gli amici, quelli che ci avevano invitati a cena e quelli che stavano per salire a Padova per venire alla cena. Ai primi abbiamo comunicato il probabile ritardo con cui saremmo arrivati, ai secondi abbiamo cortesemente chiesto di prendere l’auto. Lemon e la Dany dovevano originalmente salire in treno e tornare in macchina con me e il mio uomo, ma i piani si sono repentinamente volatilizzati, e trasformati in un dramma hollywoodiano.
Dopo aver sistemato con un giro di telefonate il parentado più prossimo e gli amici, chiamiamo il carro attrezzi, il quale ci comunica che arriverà in 40 minuti (il cambio del tempo verbale è voluto, e si è trasformato in un presente narrativo per arrivare al clou del racconto, che merita di essere vissuto profondamente), posizioniamo il triangolo rosso a inizio rotonda e ci sediamo in macchina, sconsolati. Nulla ci può far sorridere.
Non abbiamo neanche voglia di sdrammatizzare.
Nella sfiga ci è andata pure bene. Per fortuna abbiamo fermato in tempo gli amici che salivano, se no saremmo rimasti bloccati in 4 a Padova senza mezzi di ritorno. Per fortuna ci è morta su una strada facile da percorrere, e a bordo rotonda, e non in mezzo. Per fortuna non ci siamo fatti male, per fortuna la macchina è in garanzia.
Domani Maury manda la sua mail alla casa automobilistica. Vi assicuro che non vorreste essere nei loro panni quando arriveranno le mail di Maury.
Inizia a piovere a dirotto. Mancava solo quello, ovviamente. Le macchine sfrecciano dietro di noi, ci lanciano occhiate fugaci, qualcuno ride, qualcuno impreca perchè intralciamo il traffico. Noi invece siamo lì, fermi.
Mi accorgo che dietro di noi si è fermato un anziano signore con la barba. La mia iniziale proposta è di andare a vedere se ha bisogno di qualcosa, ma vedo che sta bene, anzi, che appoggia le borse della spesa a terra e si mette a mangiare arance sbucciandole in mezzo alla rotonda, tranquillo. Piove sempre. Il mio ombrello è distante, sul sedile posteriore, assieme alle mie borse e al mio piumino, che avevo portato il giorno prima in evenienza di mal tempo, lungo disteso sui posti passeggeri. Rimango seduta.
Dopo qualche minuto un giovane dall’aspetto gentile e buono si avvicina al vecchio signore. Gli chiede se sta bene, se è successo un incidente, se è ferito. Il signore nega, snobba il ragazzo e continua a mangiare imperterrito la sua arancia.
Il giovane viene verso la nostra macchina: “Ciao ragazzi, sono venuto a vedere se va tutto bene...”
E io, tentando di dimostrare serenità e autocontrollo: “Niente, ci è morta in mezzo alla rotonda…”
Il ragazzo sbianca. Si porta una mano alla fronte, esordisce con una velata bestemmia sussurrata, lancia un fugace sguardo ai sedili posteriori e dice: “Morta? E l’avete messa lì dietro?”

Io e Maury non capiamo. Passano alcuni secondi di imbarazzante silenzio. Il ragazzo è ancora lì, in piedi: fa un passo indietro, sotto la pioggia, con gli occhi spalancati, si guarda in torno, vuole conferme, e nella sua mente le trova; ha l’espressione sconvolta, si porta una mano alla fronte. Cerca di dissimulare tranquillità, ma si vede che è agitato. Bestemmia di nuovo, sottovoce. Poi la luce, e capiamo.
“Non è successo nulla! E’ morta la macchina, dicevo la macchina!”

Credeva che avessimo preso sotto una donna, la donna del vecchietto che bellamente mangiava arance sull’asfalto. Credeva che l’avessimo caricata in macchina, e adagiata sul sedile posteriore. Credeva che il mio piumino verde col cappuccio peloso fosse una vecchia morta e distesa. Credeva che fossimo degli assassini. Che ci fossimo caricati un cadavere per occultarlo. Credeva che ce ne andassimo in giro con una morta sui sedili passeggeri.
Forse il ragazzo ha visto troppe puntate di Csi.

La storia finisce bene. Il carro attrezzi arriva in anticipo, il tizio che lo guida è cordiale e gentile, piove che Dio la manda ma solo finché non arriviamo a casa della Nena e Biagio. Ceniamo con abbondante carne e pasta, fugassa e vino rosso, una cena piacevolissima nonostante Renato Zero e Tiziano Ferro in sottofondo. Poi ci salva Radio Marilù, che è sempre una garanzia.
Per qualche ora dimentichiamo il disagio della macchina, ma siamo felici di potervi dire che quella precisa casa automobilistica avrà il suo bel da fare per trattenere Maury dallo sfasciargli autosalone, carrozzeria e uffici con un solo soffio, come il lupo dei tre porcellini.

Detto questo, perché le buone tradizioni vanno rispettate,
Buona Pasqua a tutti.

Vado a mangiare dalla suocera e poi di corsa a lavorare all’ippo.

Con affetto e sempre vostra.

L’assassina della bassa padovana





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giovedì 20 marzo 2008 - ore 09:33


Primaverismi 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La settimana sta per finire.
Speriamo ci metta poco.
Non mi fa tanta voglia, questa.

Ma voglio fare spese. Voglio un vestito. Ho trovato un sito pieno di vestiti. E ho deciso che mi serve assolutamente un vestito.
E’ una cosa bellissima delle donne, questa.
Quando dicono "Vado a fare un giro, ho bisogno di un paio di scarpe", ma non è vero. Non ne hanno bisogno, no: ne hanno voglia. Ma si trasforma in un bisogno, in una necessità, in un obbligo morale.
Ecco, sulla falsa riga di questo, io ho bisogno di una borsa nuova e di un vestito.
È una cosa fantastica, non credete? Una cosa che ho notato ed annotato parecchio tempo fa, ma come per ogni teoria illuminata c’è bisogno di un periodo di incubazione e di ragionamento ponderato. Sono arrivata alle mie conclusioni studiando l’animale femmina nelle sue peregrinazioni sul porfido del centro storico trevigiano e sulle piastrelle scadenti dei negozi. Non è colpa del consumismo, è stata l’evoluzione della specie a portare a questo. Trasformare un istinto in un bisogno. Chiedete a Darwin, è tutto scientifico.
E io ho bisogno di comprarmi una borsa nuova.
E di un vestito.




E di qualche paio di scarpe abbinate. E borse, millemila borse.



E poi mi illudo con queste bellissime giornate, e invece poi mi dicono che piove sui vovi. E se c’è una cosa che odio più della Pasqua è la pioggia a Pasqua.

Non voglio che torni brutto. Non voglio. Ho bisogno di sole per riflettere e per godermi quel po’.



Spero non volessi gli auguri ieri.
Ma fa sempre male.



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mercoledì 19 marzo 2008 - ore 09:03


Risveglismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sarebbe ora che qualcosa si svegliasse.
Una primavera a caso.
"Primavera" è una di quelle parole che vengono usate per parlare metaforicamente, simbolicamente. E allora usiamola, su.
Vieni, primavera. Vieni a fare il tuo dovere.



Siamo stanchi del grigio. Vogliamo i colori. Siamo stanchi della lana sul collo, delle giacche pesanti, dei musi lunghi, dell’insofferenza, dell’ombrello in borsa, delle scarpe scure. Basta scarponi, basta vento gelido che ti secca la pelle, basta mani screpolate, basta autobus e macchina. Vogliamo la bicicletta, vogliamo le passeggiate, vogliamo le corse in giardino. Vogliamo luce, colori, fiori. Vogliamo qualcosa che non ci faccia pensare a questo inverno, che prima se ne va, e meglio è.

Te ne vai o no, inverno? Siamo stanchi, sono stanca. Ho bisogno di cambiare. Cambio armadio. Il feng shui ha il suo perché.
Quanto ci mette sta maledetta primavera?
Odio la festa della donna, odio la Pasqua. Non mi piace neanche Pasquetta. Sono arrivate tutte insieme, per dispetto. Una dietro l’altra, in rapida successione. Non te ne rendi conto e ti arrivano addosso feste che non vuoi festeggiare.

A me piace la primavera.

Risvegli. Sto pensando a un sacco di cose contemporaneamente.
Sarà la primavera. Meno due - dai che, almeno sul calendario, quasi ci siamo.


il sole c’è
e adesso so
che anche se muoio, muoio bene
e tu mi scriverai

il sole c’è
e adesso so
che le tue piume sono buone
per voli che farai




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lunedì 17 marzo 2008 - ore 08:52


Cinemismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri sera, dopo un acquazzone che avrebbe scoraggiato chiunque, dopo un pomeriggio perso a scrivere un articolo che mi è uscito meravigliosamente, ma nel quale ho tralasciato un particolare secondo i capi importantissimo e che mi ha resa passibile di rimproveri telefonici dalla vicecapa, siamo andati al cinema.
Meno male. Terminare la serata in quel modo mi sarebbe costato decisamente più energie.
Anche se avevo una gran voglia di pizza.

Persepolis: un cartone animato in bianco e nero che ripercorre la vita di Marjane Strapi, iraniana ribelle, costretta - o convinta - a spostarsi fra Teheran, Vienna e Parigi. Una vita difficile, sopravvivendo a una lunga guerra, supermercati vuoti, uomini stronzi, amici che muoiono, eroi che lasciano il segno, per quel che possono, prima di essere dimenticati dietro un forte, fra la cenere e la terra. Ma anche una nonna incredibile, la femminilità che non può essere schiacciata; la voglia di libertà che nessun marito, nessun regime, nessuno scaffale polveroso può sopire.
Delicato. Intenso. Drammatico. Sensibile.
Mia personalissima opinione sui disegni, a tratti davvero incantevoli: qualcosa a metà fra Tim Burton e Marc Chagall.
Sì decisamente sì: consigliato e promosso a pieni voti.
Quattro stelline su cinque.
Approfittatene finchè si trova ancora in giro. Merita.





Insomma, dopo aver passato una notte insonne (Lorelei Gillmore di Una mamma per amica entrava al posto mio nel seggio elettorale, e prima che io riuscissi a fermala metteva la crocetta a matita su un simbolo che non volevo votare; infine, colta in fallo, dopo essersi malamente giustificata e aver maliziosamente ammiccato alle autorità, è scomparsa nella folla inculandomi la scheda prima che potessi annullarla scrivendoci un grosso nero Fuck) dicevo dopo aver passato una notte insonne fra incubi e giramenti dovuti alla grigliata precedentemente ingerita, dopo una partita mattiniera andata non proprio benissimo, dopo un pomeriggio di lavoro forzato e due caffè da 2 euro e sessanta, il film ha risollevato la mia domenica.


Il perché, lo sanno tutti. Io ODIO LA DOMENICA.
E da quando sono l’unica che lavora la odio ancora di più.


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sabato 15 marzo 2008 - ore 09:49


Mister Jones help me believe in anything
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non mi piace la gente che entra nella tua vita e poi sparisce. Non si fa. Nella mia vita si passa o si resta, è una scelta che va fatta, prima o poi. Ma me lo devi dire, non mi piace dover capire. Non mi piace andare per intuizione, perché io poi ci vedo mille cose dentro, perché dentro sono triste, anche se fuori rido. E mi illudo di sbagliarmi sapendo che sono vere.
Nessuno ti domanda niente se sei felice.
Facile entrare nella vita degli altri quando sono felici.

Non c’è nessuno che ti dice: goditela, la vita, è tua. Sono in pochi a poterti dare una mano in queste situazioni. I più stanno lì a criticare, a giudicare le tue scelte. È difficile capire cosa significa, bisogna esserci stati dentro.
Guardare indietro e vedere che è tutto sbagliato.
E poi vedi gli altri... Lì, a guardarmi dall’alto al basso. Che cazzata. Tutti a commentare, sarcastici. Ridendo, perché lo so che le mie disavventure fanno un sacco ridere. A voi, solo a voi.
E non avere il coraggio di dirlo a nessuno. Non sapete cosa significhi svegliarsi la mattina e vedere che quel poco che c’è non basta.

Ho bisogno di shopping compulsivo. Una borsa che in realtà non mi piace. Una maglia che mai metterò. Un vestito in previsione di essere magra, un giorno, ma senza mettermi a dieta. Delle scarpe di cartone delle quali lamentarmi dopo due giorni, una collana troppo pesante che mi rompe il collo. Un cappello, che mi schiaccia i capelli e lascerò nell’armadio con gli altri.
Shopping compulsivo. Per liberarmi di ciò che ancora non so.

Su col morale. Ci sono tante cose che valgono la pena, che fanno valere la pena. Anche se non sembra. Un caffè un sabato mattina, noi che abitiamo a pochi metri e non ci vediamo mai. E mi manchi.

Stasera cena con i teatranti. Dovevo fare il salame al cioccolato, che è la mia specialità, invece farò le pizzette, che riscuotono comunque un enorme successo per la semplicità ed efficacia della mia ricetta speciale. Mi restano le pizzette perché l’organizzazione maschile è quel che è.
Ma prendiamola come viene, prendiamo tutto come viene. Godiamocela questa vita che ci hanno dato, per quel che si può. A scatola chiusa. Ma in tutti i regali, in tutte le scatole c’è il buffone che ci nasconde un regalo, piccolo e prezioso, arrotolato nella carta all’interno, quella per fare volume. Basta saper cercare, non accontentarsi di quel che c’è e volere le cose piccole. Piccole e preziose. Nascoste, che non vede nessuno.

Come sono belle le cose piccole.


Aiutami a credere in qualcosa, ti prego, Mister Jones.


Mr Jones - Counting Crows
I was down at the New Amsterdam
staring at this yellow-haired girl
Mr. Jones strikes up a conversation
with a black-haired flamenco dancer
She dances while his father plays guitar
She’s suddenly beautiful
We all want something beautiful
Man I wish I was beautiful
So come dance this silence down through the mornin’
Sha la la la la la la la yeah.. uh huh, yeah...
Cut up, Maria! Show me some of that Spanish dancin’
yeah, but, Pass me a bottle, Mr. Jones
Believe in me
Help me believe in anything
’Cause I wanna be someone who believes

Yeah...

Mr. Jones and me tell each other fairy tales
And we stare at the beautiful women
"She’s looking at you.
Ah, no, no, she’s looking at me."
Smiling in the bright lights
Coming through in stereo
When everybody loves you, you can never be lonely

Well, I’m gonna paint my picture
Paint myself in blue and red and black and gray
All of the beautiful colors are very very meaningful
Yeah, well, you know gray is my favorite color
I felt so symbolic yesterday
If I knew Picasso
I would buy myself a gray guitar and play

Mr. Jones and me look into the future
Yeah, we stare at the beautiful women
"She’s looking at you.
I don’t think so. She’s looking at me."
Standing in the spotlight
I bought myself a gray guitar
When everybody loves me, I’ll never be lonely
I’ll never be lonely
Son, I’m never gonna be lonely

I wanna be a lion
E-Everybody wants to pass as cats
We all wanna be big big stars, yeah,
but we’ve got different reasons for that
Believe in me ’cause I don’t believe in anything
and I, I wanna be someone to believe
to believe, to believe,yeah


Mr. Jones and me stumbling through the barrio
Yeah we stare at the beautiful women
"She’s perfect for you,
Man, there’s got to be somebody for me."
I wanna be Bob Dylan
Mr. Jones wishes he was someone just a little more funky
When everybody loves you, oh, son,
that’s just’ bout as funky as you can be

Mr. Jones and me staring at the video
When I look at the television, I wanna see me
staring right back at me
We all wanna be big stars,
but we don’t know why and we don’t know how
But when everybody loves me,
I’ll be just’ bout as happy as I could be
Mr. Jones and me, we’re gonna be big stars.





La organizziamo da un mese, questa cena. Sarà fantastica.
E che il signore ce la mandi buona.



Ma diciamoci la verità, ragazzi:
il più bel boia che si sia mai visto.



Nonostante la sfuocatura.

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venerdì 14 marzo 2008 - ore 08:32


Nonnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


"Hai una bellissima mandibola"

Sì beh, sai, ci tengo particolarmente, é la prima cosa che notano in me, gli uomini. Tento di valorizzarla perchè mi da un tono molto elegante.

"Che bel naso che hai, è uguale a quando eri piccola"

Nonna, nonnina mia. Io lo so che mi vuoi bene. Lo so che essendo la tua prima nipote ti senti molto nonna quando mi guardi. Lo so che farmi complimenti è lo scopo della tua vita, e io ti voglio tantissimo bene. Ma nonna. Non puoi farmi complimenti a caso.
Ho il naso lungo e storto. Il mio naso è oggettivamente brutto. Quand’ero piccola non era così.
Ti prego, preservami da paranoie retroattive sulla mia nappa infantile.

Certo è che le foto che mi ha fatto il fotografo ufficiale del Comune mi fanno sembrare un gran bel bocconcino. Cosa vuol dire saperci fare.

Questa me l’ha fatta durante una conferenza stampa, notasi l’espressione concentrata e professionale. Da quasi simil pseudo giornalista al lavoro.


(E’ la foto che ha fatto scaturire il commento sulla mandibola...)

Quest’altra invece me l’ha fatta ieri, in studio. Mettendomi più o meno in posa, ma a me veniva da ridere e non riuscivo a fare una faccia decente. E su 4 foto questa è l’unica che si salva.


(Non sembro vagamente una Santa Madonna d’altri tempi?)


Il potere di fotoshop.
La più bella invenzione umana dopo la crema di mascarpone.

Nella copia che mi ha stampato mi ha aggiunto due taglie di tette.
Ovviamente quella è stata stampata e non ne esiste nessun altro esemplare in quanto l’ho fatta eliminare dal pc di Franco, e non verrà mai mostrata ad anima viva.



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