BLOG MENU:


shaula, 32 anni
spritzino di Willorba
CHE FACCIO? arranco
Sono sistemato

utente certificato [ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




(questo BLOG è stato visitato 64134 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



lunedì 10 marzo 2008 - ore 08:34


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non so se riesco a farmi capire, a volte mi escono delle parole dalla bocca e dalle mani, e il più delle persone non capisce. Dovrei smettere di parlare, e scrivere e basta. Andare in giro come Thomas, con un quaderno, per scriverci sopra le risposte. E come lui scrivermi sulle mani Sì, No. E smetterla di parlare, che parlare non fa per me. Io devo scrivere, non parlare.
Parlare è difficile, dire le cose è difficile, c’è sempre qualcuno che ascolta. Forse per questo mi piace parlare da sola, non c’è nessuno che se ne sta lì ad ascoltarti. E puoi dire tutto quello che vuoi.
Pirandello diceva che la vita o la si vive o la si scrive. Se scrivo posso cancellare le parole, e io le devo cancellare. C’è sempre bisogno di cancellare qualcosa. Anche se l’istinto spesso ti fa dire le cose giuste, perché vive il momento, altre volte bisogna poter cancellare. A volte le scrivo, le parole sbagliate, e mi dimentico di cancellarle così rimangono ancora più ferme, immobili. me le trovo lì quando riprendo il foglio. Ma parlare è ancora peggio, perché esce. Mi vengono fuori.
Ed è ancora peggio quando restano dentro.

Una volta c’era una ragazza che ci provava con un mio carissimo amico. Lui e gli altri venivano al locale dove lavoravo io, e questa ragazza voleva conoscermi. Le avevano detto che doveva piacere a me per provarci con il mio amico, che ero una pedina importante del gioco. E ovviamente l’avevano detto anche a me, che lei voleva conoscermi. Mi fissava, mi fissava da tutta la sera, se ne stava la a guardarmi.
E quella sera, erano nell’angolo a sinistra, il mio amico mi chiama, mi fa il segno di andare da loro, sto per conoscerla. Lei si sistema gonna e capelli con un unico gesto, mi tende la mano e fa “ciao piacere xxxxx, sono contenta di conoscerti”.
E io, inarcando le sopracciglia, con sufficienza, le ho detto: “ovvio”. Così.

A me le parole a volte escono così, brutali. Il fatto è che sono sincere, io ci credo nelle cazzate che dico – cazzate o istinto. Purtroppo ci credo. E i lapsus, gli errori, le gaffe, oh Dio!, se fossero solo gaffe non mi preoccuperei mica più di tanto... Ma le chiami solo gaffe?
Non c’è qualcosa dentro di noi che ci fa per forza dire quello che vogliamo e non quello che dovremmo?

E poi c’è la ruota. Ma anche la ruota prima o poi si ferma. E devi scegliere, anche se non sai farlo.
E quando si ferma: fran.

Esplodi, cazzo, esplodi! Falla detonare! Facci qualcosa, ti prego, prendi una posizione, ti prego. Falla smettere di pulsare quella testa, non ne puoi più e lo sai anche tu. Parlati, ascoltati. Trema frena crolla scotta scappa fuggi pensa, cazzo, pensa. Fa qualcosa, agisci. Reagisci riprenditi ripigliati fa qualcosa, cazzo.

L’ho fatto.
Fran.


“E lì, a quel punto, cadde il quadro. A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c’è una ragione. Perché proprio in quell’istante? Non si sa. Fran. Cos’è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C’ha un’anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un’ora, un minuto, in istante, è quello, fran. O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato, guarda io mollo tutto fra sette anni, per me va bene, okay allora intesi per il 13 maggio, okay, verso le sei, facciamo sei meno un quarto, d’accordo, allora buonanotte, notte. Sette anni dopo, il 13 maggio alle sei meno un quarto: fran. Non si capisce. È una di quelle cose che è meglio se non ci pensi se no ne esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene di qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all’Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: “A New York, fra tre settimane, io scenderò da questa nave. Ci rimasi secco. Fran.”

Alessandro Baricco, Novecento



E io non capisco cosa voglio.
FRAN


LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



giovedì 6 marzo 2008 - ore 14:31


Canzonismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mi piace perchè la grida. Mi piace perchè la sente davvero. Mi piace perchè ha proprio voglia di cantarla, si vede subito. Uno che la grida così vuol dire che non ha altro per la testa che cantare la sua canzone, e che ci crede nel profondo. E non gli frega niente di essere in Tv e stonare in Tv, lui canta, non gli frega altro. Uno ’stronzo’ sottovoce a chi lo prende in giro, così impara. Sottovoce. Ma al microfono, che non si sa mai, almeno così lo sente e magari la pianta.
Mi piace come la grida. Perchè le grido allo stesso modo anch’io, le canzoni che mi piacciono, e so cosa vuol dire. Mi vengono fuori da dentro. Ovvio che vengano fuori da dentro, non vengono fuori da fuori.
Sono stonata, lo sanno tutti. E tutti sanno che amo cantare. Io canto per cantare, io canto tutto, dalle pubblicità ai walzer. Ci metto il la la la la e canto tutto, anche le canzoni senza parole.
Mi piace da impazzire come la canta.
L’ha cantata che gli veniva fuori dalla pelle. L’ha cantata come se la sentiva lui, per questo l’ha cantata alla perfezione.
Ha stonato? Certo, me ne sono accorte, e mi è piaciuto un sacco come l’ha stonata. La gridava perché ci credeva, voleva dirlo a tutti, non gli fregava niente di essere là. Lui cantava e basta. Si sentiva fuori luogo, l’ha detto, ma Sanremo dà visibilità. Lo so che ha stonato, e che è un festival canoro, ma siate onesti, ora, e ditemi se preferite la canzone stonata di Tricarico o quella intonata della Tatangelo.
Aha, aha, sì, certo... Aha, aha... Sì, visto che avevo ragione io?

Da un commento letto su Repubblica dopo la prima serata del Festival, in riferimento a Il mio amico della Tatangelo:
"Non c’è niente di peggio che sentire da una brutta canzone che è bello essere gay".



Vita Tranquilla - Tricarico
Ho sempre pensato
Quando avrò questo sarò saziato
Ma poi avevo questo…ed era lo stesso
Ho sempre pensato
Troverò il mare e sarò bagnato
Il mare ho trovato… ma nulla è cambiato… nulla
Che cos’è… che io aspetto…
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando sono nato
Che sono spericolato
Io… voglio una vita serena
Perché è da quando sono nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verd’è sconfinata
Io dovrei… non dovrei
Ho sempre pensato
Quando avrò il cielo sarò stellato
Divenni una stella… ma ero lo stesso
Sempre lo stesso
Ho sempre pensato
Troverò lei e sarò rinato
Lei ho trovato… qualcosa è cambiato
Qualcosa è cambiato
L’ultima illusione non è svanita
Io libero per sempre
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato che sono spericolato
Io… voglio una vita serena
Perché è da quando son nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verd’è sconfinata
Io dovrei… non dovrei
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato che sono spericolato
Io… voglio una vita tranquilla
Perché è da quando son nato… che è
Disperata… spericolata…
Però libera… verd’è sconfinata
Io dovrei… non dovrei




LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



mercoledì 5 marzo 2008 - ore 08:59


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per tirarci su il morale che fa sempre bene ecco qui:








Update ore 17.00:

La Dany è partita stamattina.
Le mie mail non hanno risposta.
Avevo proprio bisogno di una borsa nuova.
E siccome mi fa bene domani me ne compro un’altra.

Posso aggiungere che AMO TRICARICO E LA SUA CANZONE di Sanremo ma soprattutto la sua performance a Sanremo?

LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK



martedì 4 marzo 2008 - ore 08:56


Piove
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dopo una settimana di nebbia, vento e freddo, si sentiva proprio il bisogno di un cambiamento.



Dicono che da domani peggiorerà.
Pioggia nebbia vento freddo...
Vorrei una definizione chiara e precisa di "peggiorerà".
Capire, almeno, in cosa può peggiorare.
Anzi, no. Adoro le sorprese.

LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



sabato 1 marzo 2008 - ore 21:13


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dev’essere stata una donna straordinaria. Triste e straordinaria. Non c’è pessimismo nelle sue canzoni, è solo una tristezza che non vuole finire, o vorrebbe ma non ci riesce. C’è un dolore infinito, c’è un male che non se ne va via, un sentirsi piccola e sola; ma è una disperazione senza lacrime e senza commiserazione, è una disperazione che cerca coraggio nella voce e nella musica, come una salvezza.
È a questo che serve cantare. E lo senti quando grida quelle canzoni strazianti e fortissime, che una persona che non l’ha mai provato non può capire. Che chi non è stato privato dell’amore non può comprendere davvero. Chi non ha maledetto il mondo perché non ascoltano, nessuno ascolta, non può leggere quelle canzoni. Ci sono le canzoni sussurrate, ci sono le canzoni urlate. Mia urlava per sopravvivere. E tu piangi mille notti di perché.
È tutto vero, è tutto lì dentro. Ci sono alcune parole che riesce ad usare con un significato preciso e incontestabile, che sembrano nate per stare lì in mezzo. E quando la ascolti riesci a mettere in dubbio una vita per cui hai lottato, quando la ascolti mentre ti racconta le sue canzoni.

Io mi chiedo questi critici. L’avete amata, l’avete odiata, l’avete ascoltata, l’avete sentita cantare, l’avete conosciuta meglio di me, in termini tecnici. L’avete ritenuta un genio o una perdente. L’avete vista dal vivo, avete percepito la sua grinta, la sua voglia di uscire da lì.
Ma sapete cosa vuol dire essere ubriaca di malinconia? Avete mai provato a conquistare un padre senza mai riuscirci? Per lui sbaglio sempre sono la sua figlia sgangherata. Avete sognato di andar via con il primo che ti capita e che ti dice una bugia perché non ne puoi più di quello che hai addosso? E vorresti solo lavarlo, farlo scivolare via, come una macchia. Rischiand di buttare via una vita per non dover più reprimere e sopprimere, e chiudere e rimpiangere.
Mia Martini, così straordinaria eppure così dimenticata. Ogni tanto una pubblicità, e poi l’oblio. Prima lo sfregio di Elisa, che mai ho odiato così tanto come quando si è permessa, si è permessa. Poi un’auto, una nuova pubblicità, perché quella voce sa incantare sempre.
Minuetto suona per noi la mia mente non si ferma mai. Io e Cristina a Bologna che cantiamo davanti al nostro macchiatone col cacao, al Bar con il nonno Ros che ci guarda, appoggiato coi gomiti al bancone, e ci sorride. Cristina che adesso è una donna felice, e non canta più minuetto pensando a cose brutte, le ricorda ma non ci pensa, come non ci penso io. Spero che pensi a me, però, e a quello che abbiamo passato. E che si ricordi che abbiamo pianto insieme e ne siamo uscite. Distanti, ma con qualcosa che ci lega.

Ho un presentimento. Forse un desiderio, forse una voglia infinita. Sento qualcosa che non so cosa sia. Note su note. Che se l’uomo in gruppo è più cattivo quando è solo ha più paura.
L’avete mai provato, voi, a non essere amati dalle uniche persone che non dovrebbero lasciarti mai? Siete mai stati zittiti per aver espresso un’opinione a cena? Vi hanno mai tolto il saluto per 15 anni? Hanno mai preferito entrare dalla porta sul retro per non salutarvi? Hanno mai cercato pretesti per non dovervi fare gli auguri di compleanno?
La pazienza delle donne incomincia a quell’età, quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità. Mia madre che mi diceva di ascoltarla, quella canzone, perché davvero gli uomini non cambiano. Non cambiano mai. Ero piccola, sono cresciuta. E ogni giorno vale di più. Sono passati tanti anni, eppure fra tante è una delle poche canzoni che parlano di una me che rimane zitta e vorrebbe gridare.
E allora la suono, la canto, la grido, e mi scende qualcosa sul viso.
Ma consapevole di essere diventata una donna che riuscirà a vincere, un giorno.
Senza scappare, a testa alta. Che conta solo sulle sue forze. Sogni e forze. Vorrei bastassero a darmi la forza, vorrei bastassero a farmi sognare.
I sogni sono forti o deboli? Mobili o immobili? Ci vuole più forza o debolezza per fare una cosa che non faresti, e che forse è l’unica cosa che vorresti?




Mia Martini - Gli uomini non cambiano
Sono stata anch’io bambina
Di mio padre innamorata
Per lui sbaglio sempre e sono
La sua figlia sgangherata
Ho provato a conquistarlo
E non ci sono mai riuscita
E lottato per cambiarlo
Ci vorrebbe un’altra vita.
La pazienza delle donne incomincia a quell’età
Quando nascono in famiglia quelle mezze ostilità
E ti perdi dentro a un cinema
A sognare di andar via
Con il primo che ti capita e ti dice una bugia.
Gli uomini non cambiano
Prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola
Gli uomini ti cambiano
E tu piangi mille notti di perché
Invece, gli uomini ti uccidono
E con gli amici vanno a ridere di te.
Piansi anch’io la prima volta
Stretta a un angolo e sconfitta
Lui faceva e non capiva
Perché stavo ferma e zitta
Ma ho scoperto con il tempo
E diventando un po’ più dura
Che se l’uomo in gruppo è più cattivo
Quando è solo ha più paura.
Gli uomini non cambiano
Fanno i soldi per comprarti
E poi ti vendono
La notte, gli uomini non tornano
E ti danno tutto quello che non vuoi
Ma perché gli uomini che nascono
Sono figli delle donne
Ma non sono come noi
Amore gli uomini che cambiano
Sono quasi un ideale che non c’è
Sono quelli innamorati come te.




LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



venerdì 29 febbraio 2008 - ore 16:02


Giornalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho dato il meglio di me oggi, eh sì, e minato seriamente e forse in eterno la mia professionalità e la mia dignità di pseudo giornalista. Un po’ di colpa è di Max, sono costretta a tirarlo in ballo, ma è assolutamente vero. Non posso umiliarmi davanti a giornali e tv e fargliela passare liscia.
Infatti oggi mi ha chiamata Silvietta. Ruffiano.

Insomma, alle 10.50 mi stavo bellamente asciugando i capelli, canticchiando allegra e quasi pronta per andare a lavorare. Suona il telefono: è Max che mi conferma una conferenza stampa in Provincia alle 12.00. Perfetto, ho tutto il tempo, no hay problema.
Ore 10.57, di nuovo telefono, di nuovo Max. Rispondo con la consueta gioia negli occhi, perché sono presa per tempo.
E invece no. “C’è un’altra conferenza alle 11, vai tu vero?”.
Certo, vado io. Anzi, volo io.

Alle 11 e 09 sto già correndo come un furetto per il centro storico, graziando passanti e facendomi graziare da trasporti pubblici ed automobili. Faccio a due a due i gradini del municipio, prendo il mio tesserino stampa da Cerbero sempre in attesa di addentare qualche polpaccio, faccio due piani di gradini fino alla Sala Arazzi a tre a tre, rischiando di rovinare 4 anni di apparecchio ai denti con una colossale caduta sul marmo. Faccio la mia entrata trionfale tutta trafelata e madida di sudore nell’elegante salone, gremito di politici, addetti stampa e alcuni colleghi.
Il fiatone mi impedisce di salutare educatamente. Spalanco le braccia in segno di resa, rendendomi ulteriormente ridicola mentre grido “non sono in ritardo vero?”.
Sandro mi sorride, lui mi sorride sempre. Riprendo alcune delle mie funzioni vitali, ma arrossisco ancora ulteriormente perché mi rendo conto di essere entrata non solo correndo, paonazza e col fiatone, ma brandendo borsa e microfono con aria minacciosa, con il giaccone slacciato e la sciarpa che penzolava asimmetrica sul mio flaccido corpo. Ho atteso crollando sulla poltrona qualche lungo secondo di semidegenza, per recuperare forze e stimoli visivi.
Mi sono quindi malamente sfogata adducendo all’improvvisa comunicazione, giuntami appena qualche minuto prima, mentre mi stavo bellamente asciugando i capelli. Tutti sorridono, ma impassibili. Non sembrano toccati dalle mie sventure. Mi accorgo che nessuno lo fa con spirito caritatevole e con ironia, né simpatizzando con la tanto sfortunata quanto simpatica nuova arrivata. Sento che mi detestano. Mi guardano come si guarda uno che ti ha rubato il posto in fila al supermercato dicendo Ho solo due cose, e ci mette venti minuti.
Il vicesindaco non arriva, quindi la conferenza parte in ritardo. Rompo il silenzio dicendo che potevano avvertirmi, così facevo a meno di correre. Non sono simpatica quanto credo, o forse non è l’ambiente giusto per rendermi simpatica – o ridicola. Mi avvicino a Sandro, che si sistema occhiali e cravatta, e sta per essere intervistato dalla tv locale. Ma mi distraggo e sento la giornalista dire “ti ho sentito con sto fiatone, hai corso per venire?” e io, girandomi di scatto con gli occhi a palla “ma che si sente ancora che ho il fiatone? Si nota tanto?”. Ma stava parlando con Sandro. Di nuovo tutti gli occhi puntati addosso. I colleghi hanno perso ogni speranza di vedermi diventare una giornalista professionista, ho minato seriamente le mie possibilità di fare carriera.

Me la sono andata a cercare. Il mio entusiasmo e la mia ampia falcata non si addicono a una giornalista seria e per bene.
Ho fatto la mia bella figura di merda davanti a esperti e autorità. Cavolo. Ma è così che ci si fa notare, vero? È questo che intendono per “non passare inosservati” vero?



Forse tutto questo è sucesso perché ieri ho fatto la figa con la vice redattrice, e mi sono vantata di conoscere una parola che invece stavo testè cercando su internet. Lei non la sapeva, io avevo il vantaggio dei nuovi mezzi tecnologici e di un motore di ricerca mentre lei poteva usare solo il dizionario, e ho fatto la figa.
Forse si tratta sempre di provvidenza divina. Forse dovrei ricominciare a fare i fioretti alla Madonna.
Scusate, vado a completare il mio pezzo sulla mostra bovina. Entrare nel mondo della zootecnia era il mio sogno nel cassetto.


Vi ricordo che studio arte. Grazie.


LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK



mercoledì 27 febbraio 2008 - ore 17:47


Sproloquismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ho bisogno di novità, di qualche sorpresa. Ho bisogno di cambiare qualcosa, voglio che mi succeda qualcosa. Lo voglio, lo voglio fortissimamente. Deve succedere, mi mancano gli stimoli, anche se ne ho in abbondanza, che è strano da dire, e potrei sembrare completamente squilibrata. Ma me ne servono di nuovi. Presto.
Nell’aria sento qualcosa, ma non so precisamente cosa sia. Sento la primavera? Ho solo voglia di uscire e farmi un giro fuori porta e staccare da Treviso? O voglio andarmene lontano e basta? Sarà sufficiente un week end a Brera? O dovrei farmi una settimana ai Tropici? O scappare via lontanissimo? Scappare è una così brutta parola, eppure... E’ la soluzione, ed allo stesso tempo è il problema.

Vorei capire cosa c’è dietro l’angolo, e volerlo vedere senza farmi impaurire. E’ solo un angolo. Per quanto la mia vita sia sempre stata tutta spigoli.
Spigoli spigolosi, spigolanti spigoli.

Ho bisogno di ferie. Ho bisogno di vedere più gente e di stare in mezzo alla gente, di vedere bei film, di leggere libri interessanti, di mangiare ottimo cibo e ascoltare buona musica. Ho bisogno di me. Ho bisogno di sentirmi me.
Voglio una casa tutta mia, voglio vivere da sola. Sola e sola. E magari sola.

Quasi dimenticavo. Eh, almeno uno a compleanno. Oltre ai due simpatici di Maury ("To Do List" e "Learning Muffin" from NYC) e quello dolce della Ale (ricette di torteeee!!).


Il mio libro di compleanno

Voglio mangiare e non ingrassare. Che bello sarebbe. Il maestro ha detto che ho il complesso del culo grosso. Ma io ho il culo grosso. Lo dicono tutti gli altri, a parte quelli che lo chiamano complesso. Cioè il maestro. Gli altri lo ammettono senza particolari riserve.
Quando sparano cercando di indovinare il mio peso mi danno almeno 8 chili in meno. Significa che sono una maestra nell’arte del travestimento, ed è una bella soddisfazione. E significa anche che sono una falsa magra. E se proprio lo devo dire sono anche una falsa giovane dato che mi danno 22 anni perchè "non hai neanche una ruga!"
Ne ho 27 non cinquanta. Vorrei fosse chiaro. Chiaro per chi?

Ci sono troppe cose che ancora non ho provato. Voglio suonare uno strumento alla perfezione. Voglio conoscere tutte le città del mondo, e vivere in almeno metà di esse. Voglio mangiare e non ingrassare, voglio potermi comprare le borse che mi piacciono, voglio non dover rendere conto a nessuno di quello che faccio.
E l’erba voglio non cresce neanche nel giardino di Gentilini.

Una mia biografia: ho parlato tanto, perchè sono una logorroica cronica. Ma ho ascoltato ancora di più.
Una biografia in poche battute. Il dono della sintesi l’ho ricevuto per il compleanno insieme al libro.
E ora nel mio grande diario dei paradossi che vivono in me scrivo che riesco a contraddirmi mentre penso, da sola. E mi scoppia la testa. Ma che Silvia sarebbe senza stronzate? Eh... Silvia che ride, Silvia che piange.
Sei più forte o più debole quando fai una cazzata? Cazzata per chi.

Aveva ragione Lem quando diceva che è troppo lunga aspettare venerdì. Era meglio tenere il corso al giovedì, arrivava prima. Voglio teatrare. Voglio giocare, voglio andare a divertirmi a teatro. La mia valvola di sfogo settimanale. Il mio stimolo ad arrivare al venerdì.
Ho un motivo in più per dire: sia benedetto il venerdì.






Questo delirante passaggio di flussi di coscienza inconsistenti e precari vi è stato gentilmente offerto da me.

Che vi aspettavate, anche lo sponsor? Dai, siamo seri. Se avessi lo sponsor potrei dedicarmi ad altro. E non sarei qui. Chissà dove sarei con una sponsorizzazione. Economica, no monea.
Voglio scrivere un libro. Se l’ha fatto Pulsatilla, se l’ha fatto Costantino Vitagliano, se l’ha fatto Valentino Rossi, posso farlo anch’io.
Anzi, devo. Cazzo.

Voglio ferie.
Ma non avendo un vero lavoro non credo di poter dettare legge in merito.


Wishlist - Pearl Jam
I wish I was a neutron bomb, for once I could go off.
I wish I was a sacrifice but somehow still lived on.
I wish I was a sentimental ornamnet you hung on
The christmas tree, I wish I was the star that went on top,
I wish I was the evidence
I wish I was the grounds for fifty million hands up raised and opened toward the sky.

I wish I was a sailor with someone who waited for me.
I wish I was as fortunate, as fortunate as me.
I wish I was a messenger, and all the news was good.
I wish I was the full moon shining off a camaro’s hood.

I wish I was an alien, at home behind the sun,
I wish I was the souvenir you kept your house key on.
I wish I was the pedal break that you depended on.
I wish I was the verb to trust, and never let you down.

I wish I was the radio song, the one that you turned up,
I wish, I wish, I wish, I wish,
I guess it never stops.



E dovrei dirti smettila, ma non ce la faccio.

LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK



martedì 26 febbraio 2008 - ore 08:53


Compleannismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vorrei qui copiaincollare la mail di Ale, arrivata giusta in tempo ieri sera alle 21 e qualcosa.

-------------------------------------------------------------------------

"Prima di scriverti, per curiosità sono andato a spulciare su wikipedia tra i personaggi famosi nati il 25 febbraio:

1498 - Francesco di Saluzzo, marchese italiano († 1537)
1643 - Ahmed II, sultano ottomano († 1695)
1682 - Giovanni Battista Morgagni, medico, anatomista e patologo italiano († 1771)
1683 - Jakob Benzelius, religioso e teologo svedese († 1747)
1707 - Carlo Goldoni, drammaturgo, scrittore e librettista italiano († 1793)
1725 - Karl Wilhelm Ramler, poeta tedesco († 1798)
1728 - John Wood il Giovane, architetto inglese († 1782)
1729 - Gaspar Oswald, architetto ungherese († 1781)
1739 - Johann Rudolf Meyer, imprenditore svizzero († 1813)
1778 - José de San Martín, militare argentino († 1850)
1792 - Johann Georg Christian Lehmann, botanico tedesco († 1860)
1794 - Barthélémy de Theux de Meylandt, politico belga († 1874)
1806 - Giovanni Battista Cassinis, giurista e politico italiano († 1866)
1815 - Antonio De Martino, medico e politico italiano († 1904)
1819 - Peter Friedhofen, presbitero tedesco († 1860)
1826 - Giuseppe Andrea Angeloni, politico italiano († 1891)
1835 - Osbert Salvin, naturalista inglese († 1898)
1841 - Pierre-Auguste Renoir, pittore francese († 1919)
1842 - Karl May, scrittore tedesco († 1912)
1844 - Mario Rapisardi, poeta italiano († 1912)
1845 - George Reid, politico australiano († 1918)
1846 - Giuseppe De Nittis, pittore italiano († 1884)
1856 - Enrico Ferri, politico, scrittore e giornalista italiano († 1929)
1861 - Santiago Rusiñol, pittore, scrittore e drammaturgo spagnolo († 1931)
1866 - Benedetto Croce, scrittore, filosofo e storico italiano († 1952)
1869 - Gustavo Balsamo Crivelli, filologo e scrittore italiano († 1929)
1873 - Renato Brogi, musicista italiano († 1924)
Enrico Caruso, tenore italiano († 1921)
1881 - Aleksej Ivanovič Rykov, rivoluzionario e politico russo († 1938)
1888 - John Foster Dulles, statista statunitense († 1959)
1898 - William Astbury, fisico inglese († 1961)
1901 - Zeppo Marx, attore e comico statunitense († 1976)
1902 - Virginio Rosetta, calciatore e allenatore di calcio italiano († 1975)
1904 - Scipione, pittore e scrittore italiano († 1933)
1905 - Antonio Sicurezza, pittore italiano († 1979)
1912 - Émile Allais, sciatore alpino francese
1916 - Reinhard Bendix, sociologo tedesco († 1991)
1917 - Rex Gordon, scrittore statunitense
1920 - Jean-Émile Charon, fisico e filosofo francese († 1998)
1921 - Alessandro Ferri, ex calciatore italiano
1922 - Tex Winter, allenatore di pallacanestro statunitense
1923 - Antimo Negri, filosofo italiano († 2005)
1928 - Paul Bert Elvstrøm, velista danese
1931 - Lorenzo Acquarone, politico italiano
1932 - Tony Brooks, pilota automobilistico britannico
1935 - José Macia, ex calciatore e allenatore di calcio brasiliano
1936 - Emilio Giannelli, disegnatore italiano
1937 - Tom Courtenay, attore britannico
1938 - Mauro Vestri, attore cinematografico e attore teatrale italiano
1941 - Nedo Sonetti, ex calciatore e allenatore di calcio italiano
1943 - George Harrison, chitarrista, cantautore e compositore inglese († 2001)
1944 - François Cévert, pilota automobilistico francese († 1973)
1945 - Teo Teocoli, comico, attore e conduttore televisivo italiano
1946 - Jean Todt, dirigente d’azienda francese
1947 - Enrico La Loggia, politico italiano
1948 - Aldo Busi, scrittore italiano
1949 - Ric Flair, wrestler statunitense - Paolo Mieli, giornalista italiano
1950 - Néstor Carlos Kirchner, politico argentino
1951 - Julián Carrón, sacerdote, teologo e linguista spagnolo
1952 - Joey Dunlop, motociclista britannico († 2000)
1953 - José María Aznar, politico spagnolo
1957 - Gezim Hajdari, poeta, saggista e traduttore albanese
1958 - Olivier Dupuis, politico belga
1961 - Giancarlo Camolese, ex calciatore e allenatore di calcio italiano
1962 - Birgit Fischer, canoista tedesca
1964 - Luigi Troiani, rugbysta italiano
1965 - Brian Baker, chitarrista statunitense - Kristin Davis, attrice statunitense
1966 - Téa Leoni, attrice statunitense
1967 - Daniel Glazman, programmatore francese
1968 - Massimo Ciocci, ex calciatore e allenatore di calcio italiano
1970 - Gaia De Laurentiis, attrice e conduttrice televisiva italiana
1971 - Christien Anholt, attore inglese - Sean Astin, attore e regista statunitense - Andrea Navarra, pilota automobilistico italiano
1974 - Peter Guarasci, cestista canadese
1975 - Simone Cercato, nuotatore italiano
1976 - Nenad Stojanovic, politologo, giornalista e politico svizzero
1977 - Josh Wolff, calciatore statunitense
1981 - Alessandro Budel, calciatore italiano - Park Ji-Sung, calciatore sudcoreano - Jamie Lynn, attrice pornografica statunitense - Simina Mandache, cestista rumena
1982 - Chris Baird, calciatore nordirlandese - Maria Kanellis, wrestler statunitense
1983 - Eduardo Alves da Silva, calciatore croato
1984 - Filip Šebo, calciatore slovacco
1985 - Roberta Scuderi, pallanuotista italiana
1986 - Justin Berfield, attore statunitense
1988 - Luca Di Matteo, calciatore italiano
1989 - Kana Hanazawa, doppiatrice giapponese


Considerata la tua nuova strada intrapresa col teatro, non ti sembra quantomeno singolare essere nata lo stesso giorno di Carlo Goldoni...? Adesso puoi pure bullarti di qs cosa coi tuoi compagni di corso!

Se poi magari eviti di dire in giro che sei praticamente coetanea con una certa Jamie Lynn, attrice pornografica made in USA, forse è meglio...
In ogni caso buon compleanno Silvietta!"

--------------------------------------------------------------------------


Che dire. E’ stato il compleanno che volevo io, come me l’ero immaginato. Disguidi a parte, telefonate di tre dico tre diversi capi a parte, traffico in tangenziale a parte. Paranoie perchè sono vecchia, ma vecchia a modo mio. E’ stato il compleanno che volevo.
Esattamente come lo volevo io.
E Maury che è tornato, con un sorriso che parla di tante cose.
E due messaggi a mezzanotte, dopo aver riso di cose che per il resto della gente che conosco sono stronzate, per il resto del mondo sono stronzate, o cose di cui tre ragazze per bene non dovrebbero parlare. Ed è per questo che le amo. Le cose che ci hanno fatto ridere, e le ragazze che hanno riso.
Un fottiti a chi non capisce cosa vuol dire ridere a squarciagola.
Quando a momenti sputi fuori il rosso sulle patate al forno perchè non andava detto, mentre stavi bevendo. Io, stavo bevendo.
Era come lo volevo io.
E’ così che si resta giovani. Non sarò mai vecchia, così.

Devo ancora capire qualcosa, forse, ma sono grande ormai, ci arrivo benissimo. Con le mie forze. Quali forze non so, ma con le forze si arriva ovunque.
Tanti auguri Silvietta.


LEGGI I COMMENTI (3) - PERMALINK



domenica 24 febbraio 2008 - ore 13:34


Canzonismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


È iniziato il mio secondo corso di teatro, che noi intimi chiamiamo amorevolmente, per abbreviare, il secondo livello del corso di teatro.
Questo significa che siamo passati di grado - e quindi che faremo cose più difficili, che ci dovremo impegnare di più, che impareremo di più, che diventeremo bravissimi e quindi che ci divertiremo moltissimo. Mi sembrano ottimi presupposti.
La prima lezione, devo dire, mi ha lasciato qualche titubanza, ma spero di lasciarla dietro l’angolo il prossimo venerdì quando il maestro ci farà colorare e io, se non lo sapete, adoro colorare. Ma non divaghiamo, come mio solito. Aggiungo solo molto brevemente che oggi non sono esattamente quel che si dice in forze perché ieri sera era il compleanno di Violetta, e abbiamo festeggiato abbondantemente (fin circa alle 3) - e adesso continuo col discorso che volevo fare.

Ripartiamo da capo, per non perdere il filo.

La prima serata di corso si è rivelata essere in realtà un complesso momento di incontro e di conoscenza con il gruppo nel quale ci andiamo a inserire, ovvero quelli del terzo livello. È successo che noi eravamo in pochi, loro in tanti ma non abbastanza, e allora ci siamo fusi, e allora siamo passati dal secondo al terzo. Cioè, Daniele ci ha fusi, perché lui è bastardo dentro - eh l’ha detto lui, mica io. Così dobbiamo metterci in pari con gente che è un bel po’ più avanti di noi, e la fatica ci spaventa e ci stimola. Soprattutto stimola.

Ma la cosa di cui vorrei discutere oggi, se lor signori me lo concederanno, è quella terribile domanda che ogni tanto ti pongono.
Qual è la tua canzone preferita?
Oddio, ce ne sono tante, dici tu. E l’intervistatore ti fa: no, devi sceglierne una sola.

Ritengo sia una pericolosissima forma di violenza psicologica. Succede anche con i film, che è più o meno la stessa cosa, come se si potesse, avere una sola canzone preferita, bah. Finisce che per sceglierne una sola ripercorri la storia della tua vita al contrario, dalla melodia straordinaria sentita ieri per la radio, a quella dolcissima canzoncina che ti aveva dedicato un bambino innamorato di te in terza elementare, passando per la gita del liceo e per le feste universitarie. E per scegliere finisce che non riesci a scegliere, perché ti vengono in mente tutte.
Come si può torturare una persona in questo modo? È sadismo allo stato brado, e io per principio mi oppongo, perché la mia vena polemica va sfogata esattamente come devo sfogare esibizionismo e paranoia in stato crescente.
Il maestro Daniele ci ha chiesto di portare la nostra “canzone preferita” alla terza lezione del corso. Solo questo: nessuna ulteriore indicazione mentre, maligno, sogghignava. Sogghignava, sì ne sono certa, lui sa perfettamente in che vortice di insicurezza e panico primordiale ci sta lasciando agonizzare. Sa che non penseremo ad altro per due settimane, che ci stiamo intrippando, immaginando cosa potrà farci fare con la canzone. È questo il suo scopo, farci impazzire.
Ma questo suo farci impazzire mi ha semplificato la scelta. Quando ha proferito parola e ha detto portate la vostra canzone preferita, me n’è venuta in mente subito una, e poi a ruota mille altre. Una per ogni stato d’animo, una all’anno, una per ogni persona che ho conosciuto, ogni luogo che ho visitato. Ho sentito immediatamente suonare la Rapsodia in Blu di Gershwin, sentendomi altrettanto immediatamente in colpa per non averla pensata per prima. Poi ho pensato ai Guns, a Piece Of My Heart di Janice, poi a Vasco che canta Brava. Rimmel di De Gregori mi fa un male che adoro, Bohemian Rapsody mi esalta all’ennesima potenza. Grande Grande, Minuetto, Gli uomini non cambiano, prima parlano d’amore e poi ti lasciano da sola gli uomini ti uccidono.
Ma in tutta questa confusione ho scelto la mia canzone preferita. E’ venuta fuori da sola. Quella che, eliminando un elemento per coppia, vinceva sempre.
"Fra Sweet Child e Spin tengo Spin , fra Open Your Eyes degli Alterbridge e Take On Me tengo gli Alterbridge.
Fra Spin e Alterbridge tengo Alterbridge."

E via dicendo con la gara fra canzoni, a due a due. E ne rimaneva sempre una, che vinceva tutte le selezioni. Quella che avevo pensato per prima. Quella che per prima avevo pensata, scusandomi con Bono, con Rino Gaetano, con Edith Piaf e con gli Stones. Rimaneva comunque sempre quella. E allora ho deciso che se proprio devo chiedere scusa a qualcuno, preferisco chieder scusa ai Toto e a Capossela. Ma non a loro. Loro no.
Ogni momento ha una canzone, come ogni canzone ha un momento. Ci sono giorni in cui non mi va di sentire i Beatles, e io li adoro. Ci sono giorni in cui mi stufano i Radiofiera, e io li adoro. Ci sono giorni in cui potrei ascoltare solo Elio a ripetizione, ci sono giorni che collego a Elio e sorrido e mi sento bene. Ma c’è sempre quella canzone che mi viene in mente prima, e sarà la mia canzone da corso. È giusto così, e poi lo sapevo dall’inizio che sarebbe stata quella. È arrivata con la domanda, era la risposta immediata. L’avevo deciso subito che era lei, ho solo cercato di complicarmi la vita, come mio solito. Ma ora c’è. E’ lei. E’ lui.
È una violenza psicologica, davvero, perché mi sono sentita in colpa per Ella Fitzgerald, Billy Holiday, Areetha Franklin, Carol King. Ma il mio Mister Jones non lascia scampo a nessuno.




LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK



venerdì 22 febbraio 2008 - ore 16:42


Bonghismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per alzata di mano, e siate onesti. Chi di voi non ha ancora dedicato l’ultima canzone di Elio a qualcuno? La domanda corretta sarebbe: a quante persone l’avete dedicata?
Serbiamo tutti nel profondo (ma neanche tanto) del nostro cuore un odio viscerale per quei disgraziati illusi che fingono di essere stregati dalla musica o di avere il ritmo nel sangue.
No, non ce l’avete, ve lo dico io. E quel cappellino a righe verdi rosse e gialle no, non vi da il ritmo. No, ve lo dico io.
Parlo con voi. Ditemi, cos’avete provato quando avete sentito la canzone di Elio per la prima volta? Io ero a San Donà, durante il concerto di quest’estate – a cui Zilvio non è voluto venire. L’ha presentata in anteprima, live. Ho sentito la gioia, ho sentito la verità, ho sentito le parole che dovevo far sentire tanti anni prima.

Ho sopportato per un intero anno due coinquiline convinte di essere una l’incarnazione di Bob Marley, l’altra di Peter Tosh. Solo che si sentivano molto più portate per lo jambe.
Ma è un bongo! dicevo io. E loro, stizzite e completamente lobotomizzate dal ritmo instancabile delle loro insensibili mani, No, è uno jambe. E qual è la differenza? chiedevo allora, sull’orlo di una crisi di nervi, perchè non ero ferrata in materia e necessitavo di chiarimenti. Che si chiama jambè.

Hanno speso una paghetta universitaria a testa per comprarne uno alla stazione di Mestre e uno a Trieste, e per una settimana abbiamo mangiato pane e formaggio. Ma avevamo un delizioso sottofondo musicale dalle 10 di mattina alle due di notte. Perché bisognava rendere noti i progressi. A tutto il condominio. E ai passanti, che non si sa mai, è bello sentire musica mentre si passeggia. Ma soprattutto bisognava dare sfogo alle produzioni creative di due menti eccelse, che, sedute sul parquet ad occhi chiusi, lasciavano fluire le emozioni attraverso le loro goffe stronze dita, fino alla superficie di quell’ignaro tamburello precario inserito nelle loro gambe incrociate che tanti musicisti avevano ospitato, suonando con passione. Sì, passione…

Si parte dai volti noti. Chi di voi non ha almeno un amico che si è convinto di saper suonare il bongo, almeno uno... che ha speso un’ottantina di mila lire per comprarne uno.
Ma, oltre ai noti, ci sono anche i volti non noti, quelli che danno un po’ meno fastidio perché pensi di non poterli mai più rivedere e quindi di non dover temere per l’incolumità dei tuoi timpani. E la domanda relativa ai volti non noti è: siete mai stati ai giardini Margherita, a Bologna? Momo lo sa, ma chi altri di voi ha subito la tortura di un pomeriggio primaverile ai Margherita?
Ogni suonatore di bongo si circonda di almeno altri due suonatori di bongo e due ballerini di bongo. Sì, perché ci sono quelli che ci credono, e si convincono di poter ballare il bongo. sempre con gli occhi chiusi, mi raccomando. Facendosi prendere dal ritmo. E poi magari i ballerini si avvicinano ai suonatori, e dicono Posso provare?, e provano. E i suonatori dicono Non male. E i ballerini diventano suonatori, e servono due nuovi ballerini, che a loro volta diventeranno suonatori. È il cerchio della vita.

Parliamoci chiaro. È come se io mi mettessi a suonare il flauto al parco, oggi, perché mi va. Il fatto è che io avrei più diritto di farlo, perché ho studiato flauto alle medie. Invece lo jambè inibisce il suo proprietario dal prendere lezioni. Non è necessario, dice il suonatore, il ritmo ce l’hai nel sangue. Spiegalo a Dennis Chambers che non serve prendere lezioni per sentire il ritmo.
Ho almeno una mezza dozzina di facce a cui collegare quella canzone, e ogni volta che la risento mi convinco di più del fatto che avrei dovuto scriverlo prima, questo pezzo, perché sono anni che elaboro questa teoria. Che vorrei dedicare queste poche frasi a tutti coloro che credono di essere popò di musicisti perché sanno battere le mani su una pelle di animale morto, senza aver bisogno di imparare prima.
Ma ora mi sento finalmente libera di esprimermi e di esprimere il mio disappunto, e sento di non poter essere criticata. Io lo sapevo che ci voleva Elio per far capire a quei delinquenti, perché delinquenti sono, che la loro non è musica, ma spazzatura rumorosa.
Che il loro non è ritmo, ma una difficoltà di coordinazione motoria.




Parco Sempione - Elio e le storie tese
Parco Sempione, Verde e marrone, dentro la mia città, metto su il vibro, leggo un bel libro, cerco un po’ di relax,
all’improvviso, senza preavviso, si sente un pim pam pum. un fricchettone, forse drogato, suona e non smette più


questo fatto mi turba perchè suona di merda, non ha il senso del ritmo, e non leggo più il libro
quasi quasi mi alzo, vado a chiedergli perchè ha deciso che, cazzo, proprio oggi niente lo fermerà.

Piantala con sti bonghi non siamo mica in Africa, porti i capelli lunghi, ma devi fare pratica. sei sempre fuori tempo, così mi uccidi l’Africa, che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello del ritmo

(insulti in milanese)

Caro signore, sa che le dico, questa è la libertà. sono drogato, suono sbagliato, anche se a lei non va

non vado a tempo, lo so da tempo, non è una novità. io me ne fotto, cucco di brutto, grazie al mio pim pum pam (bonghi)

Questo fatto mi turba e mi sento di merda quasi quasi mi siedo, ed ascolto un po’ meglio. forse forse mi sbaglio, forse ho preso un abbaglio, forse forse un bel cazzo, fai cagare, questa è la verità

Ora ti sfondo i bonghi per vendicare l’Africa, quella che cucinava l’esploratore in pentola. ti vesti come un rasta, ma questo no, non basta. sarai pure senza problemi, ma di sicuro c’hai quello del ritmo.

Ecco spiegato, cosa succede, in tutte le città. Io suono i bonghi, tu me li sfondi, di questo passo, dove si finirà?

Ecco perchè qualcuno pensa che sia più pratico radere al suolo un bosco considerato inutlie. roba di questo tipo, non si è mai vista in Africa, che avrà pure tanti problemi ma di sicuro non quello dei boschi

Vorrei suonare i bonghi come se fossi in Africa, sotto la quercia nana in zona Porta Genova, sedicimila firme, niente cibo per Rocco Tanica, ma quel bosco l’hanno rasato, mentre la gente era via per il ponte.

Se ne sono sbattuti il cazzo, ora tirano su un palazzo, han distrutto il bosco di Gioia
QUESTI GRANDISSIMI FIGLI DI TROIA!!



LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK




> > > MESSAGGI PRECEDENTI
Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


WOMENE:
apina clarice dulcinea jam janee kabiria77 lisaè nonlado pecchia sabry8 Temporale Thelma

miss doctor

valevally

il mio editore:
Ceres

venice pictures:
ninfea

so lovely

stefy86 Emiglino

BEST BLOGS

momo Markoski
mist
Mister xxl will

le figure:
chobin

ginocchio massone:
vampina

sex and the padova-city:
Beatrix_k

mia mini elila

birrafondai:
El Guera Maazimo

Tugurio & co.

lazzaro void BluesGT

Lemon Team:
jijotdl lauvar sbifidus
and honey team:
Lumberto & miss

freeway
fabio 25 zilvio

dermatologicamente testato
Jeff

Triviali:
Killercoke Vitto

OMENI:

absolutely ayeye BourbonSt calimero Centipede daunt Elwood enchicco enjoyash81 erpo gareth jax habit79 Lacurrada Lercio lucadido lucas74 Mirò Porkemon quiconque Wis
__________________________

el paron
Davidoff

BELIEVE IN
Il Messia

per ridere seriamente

CASBAH




BOOKMARKS


la Urnatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
la Pulsatilla
(da Pagine Personali / HomePage )
per gli orari dei treni
(da Scienza e Tecnica / Zoologia )
la tela nera
(da Arte e Cultura / Narrativa )


UTENTI ONLINE:



APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30