Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...
.. senza dimenticare Grace Papaia.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
Come un’adolescente in crisi di identità.
so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...
e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...
... oppure faccio porcherie come questa...
... o quest’altra...
Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..
ORA VORREI TANTO...
STO STUDIANDO...
Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo
OGGI IL MIO UMORE E'...
Arranco... ma con stile.
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Dimenticare
MERAVIGLIE
1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol Stea dell’universo Dime che no a ga perso a strada Dime che in scarsea ga sempre Un toco del me cuor Un toco del me amor
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C’è un attimo da fermare: chi lo riconosce è felice.
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"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".
Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi. Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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giovedì 23 agosto 2012 - ore 09:43
Barcelona - contributi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il titolo della vacanza di quest’estate è “Horarios variables 2012”. Doveva essere Tapatapa, inizialmente, ma la mia proposta è stata accettata all’unanimità. Horarios variables ha senso per un sacco di motivi.
Eccovi allora il contributo iconografico della vacanza barcellonese. L’ovvia selezione ha imposto un taglio drastico delle fotografie scattate fra me e le altre due. Ma io la collezione completa ce l’ho, in chiavetta. Questo serve solo come reminder.
Stiamo già pensando a quella dell’anno prossimo. Cuba diventa troppo distante. La Fede vuole Ibiza. Io voglio la Scozia o l’Irlanda. La Dany... la Dany ancora boh. Vediamo chi la spunta.
E comunque, le foto.
La partenza, con doveroso ringraziamento a Fmv
Il primo giorno
Questo è il locale definitivo. Quello di “Il Conto”
Il secondo giorno
Perdersi al mercato, con scienza, fra bancarelle e profumi, prosciutti e frutta. La Boqueria è spettacolare.
Giretto alla Pedrera di Gaudì, con foto di gruppo
In un locale carinissimo a bere mojito, con le carte come sottobicchieri. E ovviamente la Fede pesca cuori...
... La Dany i fiorellini e io picche.
Il terzo giorno
Questa è l’ultima cena al Rey De La Gamba
Con maxigrigliata
L’ultimo giorno
Con quelle cose orribili che ci hanno costrette a comprare per entrare
E i vani tentativi di eliminare l’odore che ci avevano lasciato addosso
E comunque, alla grandissima
Vi ho dato in pasto solo quelle in cui siamo venute meglio. Quindi, immaginate il resto. Hasta luego.
Cose belle della settimana di Ferragosto passata in città
Trovi subito parcheggio in centro Puoi tenere le finestre aperte di sera e non senti un solo rumore di auto La gente ti fa la faccetta amorevole e amichevole perché tu, poveretto, non sei in vacanza, e ti senti voluto bene I rompiscatole sono tutti in ferie La casella mail non si intasa Torna la Dany I miei stanno al mare due settimane
Cose brutte della settimana di Ferragosto passata in città
Non si lavora bene E’ difficile trovare un posto dove andare a mangiare La tv è infinitamente noiosa La gente che resta per lo più si lamenta e ti dispiace per loro Chi vorresti tu però non c’è Fa tanto caldo, anche se non quanto a luglio
Mancano tre giorni a Barcellona, praticamente. Tre giorni.
E devo ancora fare tutto - parlo di valigia e preparazione mentale, tipo yoga. E manca anche comprare la guida. Dovevo farlo oggi e mi sono dimenticata, giusto per confermarmi più Silvia del solito. Dovevo prendere il biglietto d’auguri per la Dany (compie gli anni domani) e l’ho comprato bellissimo. Ero in centro apposta stamattina, e mi sono fermata con la Vale a pranzo apposta, oggi, anche se poi dovevo tornare indietro. Così alla riapertura pomeridiana dei negozi sono andata a prenderlo da Canova, che è una libreria dove dovevo comprare anche la guida. Sono uscita solo col biglietto. E vabbè, uno dice, amen. Ma quando sono tornata a casa alle quattro e mezza mi sono trovata che non avevo nè la guida, nè il biglietto. Ho realizzato troppo tardi che l’ho lasciato in redazione (dove fra laltro non dovevo essere). Ma avevo abbastanza grinta per trovare una soluzione, recandomi immantinente dal tabacchino vicino casa per comprare due minuti dopo, e facendo una cernita minuziosa, il biglietto d’auguri più brutto che io abbia mai visto. Anche per questo sono abbastanza soddisfatta. Sono piena di risorse.
E poi domani è tutto aperto, in città, posso comprare quello che voglio. Tipo la guida di Barcellona e tipo fare la spesa, che devo cucinare per il compleanno della Dany. Supermercati, librerie, tutto al posto giusto. Treviso è mia, domani.
Aggiornamento del 15 agosto
Comprato guida Fatto spesa Comprato regalino Dany Cucinato torta salata Preparato mia famosa salsa tonno
Ci sono dei giorni in cui per sorridere bisogna darsi da fare. Evviva noi. Sono giusto un po competitiva, io. Ma giusto un po.
Tre foglioline sulla schiena, segno sottile, leggere come piume ma forti come donne. Secondo me ci siamo. Ha senso per un sacco di motivi. Devo solo decidermi. Alla fine la pelle è mia.
E se no me lo faccio ad aprile. Che ho la data di scadenza. Come lo yogurt.
La canzone del post è Come Foglie, di Malika Ayane. Dolce e tristissima. Mi ricorda un po’ una mia amica.
Se ci penso... Ho pure la canzone, adesso, e non è male come inizio. Manca solo una cosa. Solo che è una cosa importante, e grossa. E bella.
La volontà consiste in ciò che non muore, scriveva Poe introducendo la sua Ligeia.
Volere è potere. Dicono. Ma è vero. Vorrei tanto ma... Che frase inutile. Se vuoi puoi. Solo che non vuoi. E se vuoi, lo fai.
"E la volonta’ consiste in cio’che non muore. Chi conosce i misteri della volonta’, e il suo vigore? Poiche’ Iddio non e’ che un immenso volere che pervade tutte le cose con la natura del suo intendimento. L’uomo non si arrende agli angeli, ne’ completamente alla morte, se non attraverso la fralezza del suo debole volere". Joseph Glanvill
Io mi sto muovendo su questo binario. Se voglio posso. Se voglio faccio. Io non sono il centro del mio mondo. Ma voglio farne parte.
Stanotte incubi. Uno dietro l’altro. Ma sempre a tema. Fatti una domanda e datti una risposta, dice la Alice, come Marzullo. Troppo difficile. Facciamo che passo. Oppure chiedo l’aiuto da casa.
Bisogna che mi imbottisco di camomilla e sonniferi. A me la roba naturale non mi fa niente. L’avevo già provata, anni fa. Non è mai servita.
Detto questo, vado a stendere la lavatrice, passare l’aspirapolvere e pulire il bagno. Che poi pare che le morose non facciano un cazzo dalla mattina alla sera e le mamme stiano sempre a lavorare.
Qui siamo Betta, io e Linda davanti alla parete verde della cucina. Sul tavolo si intravede la bottiglia di prosecco. Che io non potevo bere, perché sono in dieta. Ma la Linda è astemia, e la Betta non beve da sola. E questa cosa mi crea problemi. Un calice è già troppo, due non fanno bene alla mia linea. Mannaggia.
Tentativi di cucina alternativa creativa, e avere amiche così aiuta. Poi gelato da Grom (offro io, ho ancora l’esame da saldare) perché ha la panna montata più buona del mondo, poi passeggiata con Gene. Poi osteria, per chiudere in bellezza.
Qui siamo io e Linda da Arman, ultimo giro. Con effetti speciali del telefono nuovo della Betta. Io non vedo effetti speciali, onestamente, ma a lei il suo giocattolino piace un sacco, e così sia. Gli esperimenti comunque non sono finiti.
Detto questo, ho messo in lista nera altre due persone che mi hanno tirato pacchi lavorativi. Bisogna stabilire delle regole. E chi non le rispetta è fuori dal gioco. Chiarezza prima di tutto. E non mi inculare. Punto. Mi freghi? Ti cancello. Adios.
La domenica è così, una settimana finisce, una settimana inizia. Non sai mai se è un inizio o una fine. Oggi non so cosa sperare. Tiro in aria la moneta, ma non ci penso neanche a guardare se esce testa o croce.
Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole. Altrimenti sarei un criceto. [Italo Calvino]
Ho finito di leggere Franzen, Libertà. Scrittura magnetica, stile impeccabile in alcune parti. La narrazione è intrecciata e intricata, ma prime, seconde e terze persone vengono utilizzate con una semplicità e una facilità disarmante. È veloce e coinvolgente, cambi di scena improvvisi fanno entrare nella storia in ogni riga e la rendono vivace e sorprendente. Diventi quasi parte della famiglia – pur detestando tante, tantissime cose. Vuoi sapere cosa succede ogni volta che giri la pagina. Non vedi l’ora di sapere come si conclude la frase. Cosa succede a Patty, per quanto la detesti. A Walter, che sembra sempre così mite. A quel matto di Joey. A Richard, che è l’incarnazione della follia, della passione, dell’istinto. E invece è il più razionale e pienamente consapevole delle sue capacità, del suo ruolo, di cosa vuole dalla sua vita. Coerente, dall’inizio alla fine. E poi la mia preferita, la povera Jessica, che nessuno se la caga ma è una colonna, per chiunque. Qualcuno ha un problema? C’è Jessica. Gran libro. Lo consiglio a tutti, davvero. Franzen, pur esaltandosi nella sua bravura, è chiaro e godibile. Il titolo, beh, lo capite strada facendo. A parte essere la parola “libertà” la più dibattuta all’interno delle famiglie (e scritta dall’autore, a intervalli irregolari e costanti, pronunciata da tutti i protagonisti indistintamente e con accezioni diverse). Ma ha sfumature così singolari e percettibili in ogni situazione, in ogni tempo e in ogni luogo, che mai titolo fu più adatto. Solo che c’è un problema, se siete come me lettori bulimici che si tuffano nelle storie.
Ok, questo per la parte generale. Chi non l’ha letto e vuole farlo salti le prossime righe, che nel mio personalissimo ragionamento ci sono degli spoiler.
È la trama che non tiene. Alla fine va tutto bene, neanche Cenerentola e Biancaneve finiscono così bene. I fratelli che non si sono mai parlati scoprono di essere legatissimi e si confidano tutti i giorni. Coppie che tornano insieme come se non fosse successo niente. Coppie ormai al capolinea che senza motivi solidi tornano insieme, solo per paura di rimanere soli. Coppie che vanno a vivere nella città in cui abita l’uomo che le ha quasi distrutte. La persona più buona e pura di tutte, con carattere e intelligenza, l’unica minoranza etnica e originalità di spirito, muore all’improvviso dopo aver trovato la felicità, ma le dedicano una riserva naturale per gli uccelli. E senza di lei gli altri sono tutti felici. Perché tutti, incredibilmente, la odiavano. Va a sapere perché. La persona più normale, quella con i problemi reali e la capacità reale e matura di affrontarli, viene trattata marginalmente. Ed è il mio personaggio preferito, non a caso. Coerente, impegnata, brillante, seria, innamorata ma sfortunata. Meritava di più.
Il protagonista diventa umano solo quando, a fine romanzo, decide di far fuori il gatto dei suoi vicini – un po’ di umanità, Walter, dovevi averla anche nelle pagine seguenti quando Patty si è ripresentata da te come fosse niente. L’hai amata, non la ami più. Basta. Ti ha deluso, sii uomo. Io non ci credo nei ritorni. Quando l’amore finisce, finisce e basta. Invece Franzen ci tiene a farti sapere che il bene trionfa. Ma le favole non esistono. Esiste la vita. E non è quella. Non è così che il bene trionfa. Il bene non è quando tutto torna esattamente come all’inizio e le cose incrinate si aggiustano, come se non fosse mai successo nulla. Il bene è quando ognuno trova la sua felicità sbattendosene del mondo. Quando chi si è comportato bene ottiene ciò per cui ha lavorato. E chi si è comportato male lo stesso. E le azioni, le scelte... Ogni cosa porta a un risultato. Cancellare il libero arbitrio per far finire bene un libro mi sembra presuntuoso e arrogante. Sei un grande scrittore, ma hai toppato, vecchio mio.
Rimango inoltre ferma sulla mia posizione. Un libro come quello non può avere seicento pagine. Ci sono interi capitoli che potrebbero serenamente essere tagliati. Sono masturbazioni dell’autore che, per quanto bravo (parecchio bravo, e lo sa), riesce ad annoiare. Lunghe digressioni sulle migrazioni dei volatili del centro America, come si abbattono alberi e si convincono miti popolazioni di semi agricoltori a rinunciare alla libertà per i soldi. Aiuto. Almeno cento pagine se ne andavano, senza quelle frustranti disquisizioni inutili. E da seicento a cinquecento vi assicuro che cambia. Eccome.
A proposito di libertà.
La felicità è una forma di libertà. Ma la felicità non esiste se non è condivisa. Tutto qui. Ci sono andata fin troppo lunga.
Leggetelo, dai. Fate i bravi. Un paio di settimane e ce la fate. Tenete duro, merita.
Ci sono frasi che ti restano in testa per anni (l’esame di storia medievale l’ho dato almeno otto anni fa). Poi una mattina, così. Per dare uno spessore culturale a questo blog un po’ trasandato, ultimamente.
Papa Innocenzo III predicò la crociata a cui fu messo a capo Arnaud Amaury, o Arnaldo di Citeaux. Nella tarda primavera del 1209, partendo da Lione, in direzione della Valle del Rodano, il legato papale iniziò a marciare verso sud. Il visconte di Béziers e Carcassonne, Raimondo Ruggero di Trencavel, cercò la via delle trattative che però gli venne negata da Arnaldo, che si diresse su Béziers, in Occitania, dove fu compiuto il massacro di Béziers. Il 22 luglio 1209 vennero uccise diverse migliaia di persone (circa 20.000 secondo le cronache), compresi donne e bambini, in quanto catari, ma oltre agli eretici, vennero massacrati anche i cattolici, che erano la maggioranza. Pare che in quell’occasione Arnaud Amaury, interrogato da un soldato su come poter distinguere nell’azione gli eretici dagli altri, abbia risposto: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”.
La canzone con la storia non c’entra niente. Ma è la canzone del giorno. Così spezzo la seriosità del post. Che ho postato per la sua serietà.
Scarica. Avete presente lorsetto della Duracell? Non quello che vince, quello che perde, dico. Ecco, quello sono io. Uguale.
Sono tornata ai miei ventanni. Aperitivo prima di pranzo, che sostituisce il pranzo, con Lorenzo. Due anni fa, forse di più, avevamo cercato di organizzarne uno. Quel giorno pioveva, ed era saltato. Poi come al solito, fra sms e incontri casuali, "dai ci riproviamo la prossima settimana". Beh, sono passati due anni, forse di più. Oggi non pioveva, ci siamo trovati per caso. E allora ci è sembrato il momento adatto. Tre spritz a stomaco vuoto. Ecco, questo era meno adatto. Ma era giusto così, col senno di poi.
Poi dici, come faccio a lavorare. Faccio, faccio... Perché oggi sto pure cercando di macinare bene. Ho deciso che voglio fare le mie robe fatte bene. E la puttana deve morire.
Certo, se non fosse per la testa annebbiata, forse lavorerei meglio, ma devo dimostrare tutto, ho tempo fino ad aprile.
Magari dovrei calmarmi un attimo... Fosse solo il Campari. Ho la testa altrove, purtroppo.
Vai Silvia, lavoro lavoro lavoro. Abbiamo deciso che è questa la cosa più importante, la priorità, no? E allora dai, fatti sotto. Poi magari non è vero. Ma fa finta, dai.
Oggi potrebbe anche nevicare che non me ne accorgerei.