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STO LEGGENDO








HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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sabato 28 luglio 2012 - ore 16:59


Bambolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mia madre sta cercando di farmi commuovere. L’altro giorno è venuta a trovarmi e mi ha portato la mia bambola preferita di quando ero bambina. “L’ho trovata in uno scatolone” mi ha detto, “l’ho lavata, la nonna le ha fatto le scarpette che erano andate perse. È un po’ macchiata, sulle ginocchia, ma guarda com’è bella”.
No, non è bella. È bellissima. Non mi ricordo come l’avevo chiamata, non mi viene proprio in mente, e mi dispiace da morire. Sono incerta fra Azzurra e Celeste (davo nomi abbastanza contestualizzati), era uno di questi due. Ho qualche vaga immagine, qualche voce che mi torna, ma mi manca la sicurezza. Che poi, a cosa serve.



Una cosa me la ricordo. Era la mia preferita in assoluto. Ci giocavo per ore. Anche cresciuta, dopo i dieci anni, rimaneva la mia preferita. Era su uno scaffale, in alto, vicino ai libri. Poi i traslochi si sono sommati e l’ho persa di vista.
Ritrovarmela fra le mani mi ha fatto un effetto strano.
Con quelle scarpette fatte di lana. Mia nonna continuava a farmi scarpe per bambole e orsacchiotti, ormai era specializzata, poteva mettere su un commercio.
Mi è venuta voglia di giocare con le bambole.
Adesso devo trovarle un posto. “Mettila lì, fra i libri” ha detto mia madre. No, non credo. Sui libri no, in soggiorno non può stare. Sto valutando il comodino, in camera. Sempre accanto a me.

Passavo ore a inventare storie per la mia bambola, la facevo viaggiare in tutto il mondo, gliene capitavano di cose....
Le inventavo anche per il mio fratellino Giovanni quando lo portavo a letto, perché si addormentasse. Avevo letto che i bambini hanno bisogno di stimoli, e ogni sera c’era un capitolo nuovo della storia che io e lui creavamo insieme. Iniziavo io, tiravo fuori i personaggi, lo coinvolgevo nei cambi di scena, di luogo, nell’introduzione dei nuovi nemici.
Chissà se ne sono ancora capace. Di inventare storie dico.
Secondo me sì, è una cosa che non si dimentica mai.
Magari sono più arida, magari sono troppo triste, magari mi manca la gioia che avevo prima. Magari ci infilerei dentro qualche informazione troppo cronachistica, corro il rischio di fare un attacco troppo preciso e svelare come finisce perché la notizia va in testa. Però secondo me ce la posso fare.

Al corso di teatro, l’anno scorso, Daniele ci ha fatto inventare una storia tutti insieme. Aveva dato il via Nini. Poi a ruota tutti, faceva partire uno, lo fermava, dava la parola a un altro. E io non vedevo l’ora che venisse il mio turno. E non veniva mai. Alla fine eravamo in due. La Fra è stata chiamata, ha detto la sua parte. Mancavo solo io, e volevo creare un finale meraviglioso. E Daniele dice: “Chiudi la storia con 5 parole”. Cinque parole? A me? Che non vedevo l’ora di sfogare due ore di ascolto di racconti altrui e desideravo solo esplodere di frasi e immagini? Cinque parole. Ok.
“A Parigi... detto questo spirò”. L’ho fregato, sì. Con un colpo di classe, Dani si è fatto una risata, e gli altri giù applausi a scena aperta. Ma che peccato. Potevo fare numeri.
Avevo pochi secondi, io ho storie per una vita.
Chi vuole ascoltare una storia? Ne ho un sacco.

E non finiscono tutte bene, promesso.

Mi fanno male gli occhi. Mi fanno male le mani. Mi fa male tutto oggi.



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giovedì 26 luglio 2012 - ore 14:47


Chiavismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Succede una mattina che sei di fretta, devi andare a lavorare, sei già in ritardo di un paio di minuti, il tempo stringe. Ma sei a secco con la macchina. Allora ti fermi a fare benzina, lo sportellino non si apre, pensi solo a un inceppamento, con le chiavi cerchi di aprirlo e... sorpresa.



Succede che tutta la tua famiglia, che custodisce la preziosa copia della chiave, non risponda a nessuno dei cellulari o telefoni fissi.

Succede che un ragazzo gentilissimo e sconosciuto (poi noto col nome di Nico) ti carica sul suo furgone e ti porta in giro per mezzo paese a cercare qualcuno che la possa aggiustare, o farne una copia.

Succede che, guardando negli occhi l’esperto che dovrebbe risolvere la situazione, ti esca dalla bocca l’unica frase che forse non era il caso di dire.
“Sei tu il mastro di chiavi?”. Mi sentivo molto simpatica. Non ho incontrato la reazione che speravo.
Chiunque risponderebbe con ironia “No, sono il guardia di porta”, oppure come nel film “Sì! Sono un suo amico! Mi ha detto di aspettarlo qui”. Ma l’ironia è un vezzo di pochi.

“Io sono Vince, Vince Clortho, mastro di chiavi di Gozer, Vulguus Zildrohar Signore del Sebouilaa. Sei il guardia di porta?”

Succede che alla fine tutto si mette a posto, ma con una dose di nervosismo persistente per tutta la mattina. Facciamo che invece di Barcellona vado a Lourdes, o faccio il cammino di Santiago. Così, per vedere se funziona.

Due scene epiche.

Sei tu un dio?




Ray, quando qualcuno ti chiede se sei un dio, tu gli devi dire sì!


E poi Gozer. Sei tu il mastro di chiavi? Io sono Zul, il guardia di porta.





Dai, questa è cultura generale. Non si può non sapere.



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lunedì 23 luglio 2012 - ore 14:13


Eracleismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Giorno #1

Il movimento salviamo le cabine



Zio: allora come va il lavoro
Io: bene
Zio: è sempre lo stesso?
Io: sì
Zio: coi cavalli?
Io: no, zio...
Zio: sì, tu lavori coi cavalli...
Io: dici l’ippodromo?
Zio: sì, i cavalli
Io: adesso faccio la giornalista...
Zio: all’ippodromo?
Io: …

Bambine di dieci anni che, sul muretto della spiaggia, vendono braccialettini trovati nelle patatine. Io sorrido, loro mi guardano con freddezza, “compra o smamma” leggo nei loro occhi. E lì, l’illuminazione. “Lo fate lo scontrino, signorine?”. La folle idea di mandare la finanza. Poi chiamare la Alice, ho un pezzo favoloso su Venezia, secondo me fai il botto, adesso ti spiego. E diventare in pochi minuti la donna più odiata di Eraclea e forse d’Italia. Far punire bambine impertinenti.

Granita all’anguria





Eraclea e la legalità



Perdere un pacchetto di sigarette appena aperto. Tornare a casa con la convinzione di averne ancora una in quello vecchio. Non averla. Essere troppo signorina per bestemmiare.

Frenzen, Libertà: gran libro

Giorno #2

Padova, per lavoro. Capita, a volte anche le ferie hanno le loro incognite.

A: Ciao, cosa sei venuta a fare a Padova?
S: A prendermi una copia gratuita del giornale, a Eraclea l’edizione di Treviso non si trova.

Bambina tedesca che si ferma di fianco a me, comincia a raccontarmi un sacco di cose, ma davvero un sacco, guardando il mare all’orizzonte. Io la guardo, con tenerezza. Lei non si accorge di niente e continua a parlare. Poi alza la testa, mi fissa, e fa la classica faccia dei bambini che ricevono una grossissima sorpresa, con la bocca spalancata ad A, e corre via ridendo. Volevo ringraziarla, non me l’ha lasciato fare. Era una cosa bellissima.

Sono abbastanza abbronzata. Perfino le gambe, quest’anno. Era un pezzo che non riuscivo a scurirle. Una buona notizia ogni tanto, in questo mare di sfiga.

Però il mio costume nuovo mi sta da dio.



Questa foto si chiama l’Ombra lunga

Cenare da Luigi è sempre una garanzia di qualità. Torre di Fine, ristorante anni Settanta. Ci vado da quando sono nata. Stesso titolare, che sta dietro il bancone dei liquori. Stessa caposala, la Anna. Stessi camerieri, erano ragazze e ora sono mamme. Stessa cuoca, la Maria, e adesso anche suo figlio (suo di Luigi), che prima era in sala e aveva trent’anni e ora è senza capelli e sta in cucina. E prendere sempre la stessa cosa, come se rinunciare fosse dimenticare. Ma finché c’è la Maria in cucina io continuo a prenderli. Quando non ci sarà più lei, allora potrò cambiare.

Giorno #3

Il letto dei miei comincia a darmi seri problemi alla schiena. Mi pare di dormire su un’amaca.

Mamme fighe in spiaggia. Confronto impietoso con la sottoscritta. Inizio a sentirmi vagamente fuori forma.

Ho scoperto perché in costume ho solo foto di schiena. Nelle foto prese da davanti vengo malissimo.

Il pezzo di oggi di Brambilla sulla Stampa sarebbe da incorniciare, se avessi un ufficio me lo appenderei dietro al computer. Le prime dieci righe sono oro. Ma è tutto una perla, fra Minetti, Pirellone, varie ed eventuali. (E la categoria si interroghi).

Sono le cose piccole che ti rendono una persona felice. Una foglia sull’acqua. E chissà da dove arriva. Cosa ci fa nel mare. E dove va. Buon viaggio.



Amichetti maschi arrivati alle 21. Aperitivo, pizza. La cameriera che si porta via i bicchieri.
Amichetta femmina arrivata alle 23. Doppio giro di mohito al bar sulla spiaggia. Il resto non ve lo racconto, che se non c’eravate non fa ridere.



Nanne con Alice sul lettone. Buonanotte.

Giorno #4

Sveglia dopo 5 ore di sonno fatto un po’ così. Colazione con gli occhiali da sole. Sì, con gli occhiali da sole. Quattro persone mi guardano. Capiscono. Lo farebbero anche loro, secondo me, solo che io sono l’unica che si umilia.



Mare. Spiaggia. Reparto grandi ustionati arrivo. Ma mi sono messa la crema (il quarto giorno, sono diventata grande).





Giocare a pallavolo in acqua (siamo un po’ più impediti di quando eravamo giovani). “Luca perde subito perché ha il nome più corto”. Ridere fino al mal di pancia. Sì.
L’Aiole. La gara di bellezze in spiaggia. La biondona con il costume di paillettes.





Cena a Cortellazzo, al Gambero, con Sabi e Seba. Che bon. E ci abbiamo dato dentro.

Giorno #5

I canti del ritorno. Fare le pulizie. Lasciare una casa decente ai miei. Ordine del giorno.

In questi giorni ho mangiato troppo. E ho bevuto tanto. Devo mettermi una settimana in ramadan anch’io, e mangiare solo frutta e verdura. Più verdura, magari, che la frutta è tutta zuccheri.

Niente spiaggia l’ultimo giorno, ogni persona deve sapere quando fermarsi. Scura sono scura, sole ne ho preso, bagnetti ne ho fatto. Meglio non esagerare.

Maledetto Frenzen. Mi sta fregando. Libro troppo lungo. Io voglio sapere come finisce, e lo voglio sapere adesso. Si amano, di sicuro. Ma chi? Patty e Walter? Patty e Richard? Joey e Connie? Libri così belli dovrebbero essere più corti. Ok il piacere di leggere, e fare amicizia con tutti i protagonisti, e la bellezza delle parole che usa. Ma dopo un po’ basta. Io voglio sapere.


*************************


Questi sono gli appunti che avevo preso durante le ferie.
Non li ho neanche rimessi in ordine, alla fine va bene così. Ho aggiunto le foto, contributo necessario in taluni casi.

E insomma, se acabò.

Le ferie (ferie?) sono finite. E si ricomincia.



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sabato 21 luglio 2012 - ore 18:04


Fotismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi vi mostro la mia principessa. Che si chiama Greta.



A volte ti lascia in un angolino perché scopre che c’è un gioco più bello. Magari con dei bambini veri.



Ma poi ti viene a cercare, ti chiama fortissimo dall’altra parte del giardino, e il tuo nome con la sua voce ha un suono meraviglioso.

E così scopri che pur di farla ridere faresti qualsiasi cosa.



Buon week end

La canzone di oggi è Crash






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domenica 15 luglio 2012 - ore 12:54


Shaulismi (ci sono, ma non ci sono)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


No, questa la devo segnare e segnalare perché è molto Silvia. Questa è troppo me, non posso perderla.

Bevendo il caffè al bar stamattina mi sono macchiata la maglia bianca. Dico, vabbè dopo cambio solo quella.



Invece preparando il pranzo mi sono macchiata anche i pantaloni.
Ed è solo il primo giorno di vacanza.
Se va avanti così per cinque giorni mi conviene portarmi via quindici cambi.

Fatemi gli auguri. Devo cominciare a fare lavatrici ancora prima di partire.


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sabato 14 luglio 2012 - ore 20:13


Vacanzismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ma anche un po’

Nudismi

Vi lascio per una settimana. Lo so, sarà lunghissima e la mia assenza creerà un vuoto incolmabile nelle vostre vite. Ma vi lascio con un post classico. Abbiatene cura.

Da qualche mese ho fatto una scoperta incredibile e oggi ve ne faccio dono. Raccontiamo le cose con ordine. Davanti alla casa in cui vivo c’è un condominio molto brutto. È brutto il colore, è brutta la struttura, sono brutti gli interni. Io guardo sempre dentro le case degli altri, e non ce n’è una che sia arredata con gusto. In questo condominio abita una dozzina di famiglie. Una di queste famiglie è composta da mamma, papà, nonna e bambina degli ultrasuoni (che essendo cresciuta ha attenuato la potenza e l’acidità delle sue corde vocali). Un’altra di queste famiglie è composta dall’uomo nudo. Non c’è ora del giorno in cui non si affacci nudo.

Vive al primo piano, quindi dalla finestra della mia camera lo vedo dritto dritto. Lo vedo pure quando sono in cucina, ma con gli alberi e il garage faccio fatica. Avrà 55, 60 anni, ha i capelli scuri e una volta ho intravisto un filo di barba. Purtroppo non so se la usa sempre, se la taglia, se la fa crescere per incuria e poi la rasa quando ha tempo libero. E gira sempre nudo per casa. In cucina, in camera, in terrazza a fumare la sigaretta. Non so se ha sempre i boxer indosso, ogni tanto sì, riesco a scorgerli dal davanzale. A volte però la schiena mi pare troppo libera, troppo. È baldanzoso, ecco cos’è. Vive la sua nudità con una serenità micidiale. Secondo me se la gode proprio. Con l’afa che c’è posso anche capirlo, ma non vi ho detto tutto.
L’uomo nudo che sta nel condominio di fronte è enorme. È grossissimo. La sua figura riempie la luce della finestra. È pieno di pieghe sulla pancia, sui fianchi, sul collo. È immenso. Un corpo nudo di dimensioni mastodontiche, lento, molliccio, e decisamente peloso. Inguardabile. E me lo trovo sempre davanti. È una coincidenza, lo so, ma straordinaria nel suo genere.



La cosa strana è che non sono mai riuscita a vederlo in viso, mi dà sempre le spalle. L’unica volta che ho incrociato la sua presenza in maniera più chiara era di profilo, ma stava aprendo uno sportellino della cucina, e il suo volto era coperto dall’anta di finto legno chiaro. L’uomo nudo ha una sua dignità data proprio dalla tranquillità con cui, incurante del vicinato, passa davanti alle finestre con quel corpo in bella vista. Anche altri inquilini a volte girano a petto nudo, e perfino i vicini delle abitazioni accanto a quella in cui vivo io. Ma sono ragazzi giovani, non dico fisicati ma di un certo prestigio. Ma i miei occhi sono tutti per lui.
Una volta ho visto una donna in casa sua, una donna grassa, gioconda, con i capelli chiari, corti e riccioluti. Indossava uno di quei grembiuloni a fiori, larghi e freschi. Ma poi sempre e solo lui.
Non che mi interessi sapere che lavoro fa, se è sposato, o altro. Lui è il mio uomo nudo della finestra.

Questa cosa mi fa sentire un po’ su Friends. Anche i ragazzi del telefilm avevano il vicino esibizionista, che stava sempre nudo davanti alla finestra.





Ora ce l’ho anch’io. E si somigliano pure.

Poi, per carità, va detto che anch’io giro sempre in mutande per casa. Esco a fumarmi le cicche con la canottiera per decenza, ma sempre con in evidenza le mie mutande colorate. A volte non me ne rendo neanche conto.
Solo che, secondo me, io sono divertente da vedere. Cioè, una che gira scalza per il giardino, con mutande a fiori e una canottierina grigia, fumando una cicca e parlando al telefono, dev’essere divertente. Lo faccio sovrappensiero. Sto nuda in casa e non mi metto certo, con il caldo che c’era in queste settimane, a vestirmi per fumare una cicca della durata di tre minuti. Mica sto andando in centro. Che poi, sono la persona più pudica che io conosca. E comunque le mie mutande dovrebbero essere patrimonio dell’umanità.
Ah, se non la pensate così non ditemelo, mi vergognerei tantissimo.

Quando la sera apro la camera per far passare l’aria, il mio pensiero va a lui. Non perché io sia ossessionata, ma perché nell’esatto momento in cui spalanco i balconi rossi, lui è già lì che si mostra al mondo in tutta la sua gigantesca stazza nuda. Mi fa impressione, ma credo possa essere collocato nell’ampia gamma di fenomeni che rientrano nella mia ormai nota teoria dello schifo.

Però mi ci sto affezionando. E un giorno voglio conoscerlo. Dargli la mano e dirgli: ciao uomo nudo, sono la Silvia.

*******


E insomma parto, ciao bellagente. Da lunedì e fino a venerdì sono nella magica Eraclea a prendere il freddo (ovviamente dopo le due settimane più calde del millennio chiamano nuvolo quando vado al mare io, mi sembra giusto). Cinque giorni di mare, cinque giorni per leggere, dormire, riposare soprattutto. Cinque giorni significano poche cose: mare, sabbia, costume, infradito, giornale, libro, gelato, granita, cene di pesce. Questo è quanto.


Immagine di repertorio, Rovigno 2009

Mi mancano tanto i viaggi che facevo una volta, quando studiavo. Prendevo la valigia e via, tre giorni, dieci, quello che c’era a disposizione. Italia o estero, dove mi andava. Viaggiavo un sacco da giovane. Poi si fanno delle scelte e bisogna prendersi le proprie responsabilità, nell’età adulta.
Tornerà anche il momento di viaggiare. Se no implodo, giuro (e poi fra poco c’è Barcellona, dai).

Ma torniamo a oggi. Che manca poco e si sconfina, addirittura fuori provincia. Nel 2012 le uniche volte che ho varcato i confini trevigiani è stato solo per il corso o per l’esame, un paio di volte a Padova, e basta.
Sono cinque giorni per me. Qualcuno le chiama ferie. Io li chiamo giorni in cui non sono utilizzabile per lavoro, ma rimango reperibile. Se non altro quest’anno mi impongo di rispondere meno al telefono, e di richiamare solo se merita.
Però per una settimana farò finta di sfogare la tensione degli ultimi cinque mesi, infernali da un certo punto di vista. Col senno di poi molto soddisfacenti, ma infernali. Questa settimana ho fatto davvero fatica a capire dov’ero.
Insomma, tutto questo per dirvi che prima di trovare un mio post sul blog dovrete aspettare almeno sabato. Se non addirittura lunedì.

Vi mancherò tantissimo, lo so. Pensatemi un pochino. Solo un pochino. Che alla fine sono una brava persona.


Altra foto di repertorio, Eraclea 2011

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giovedì 12 luglio 2012 - ore 08:42


Comicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


C’è una canzone che passa per radio molto spesso, nelle ultime settimane. E sentila una volta, e sentila due, e tre. Che bella, ho pensato. Mi pare la voce di Cremonini. Lo stile è quello. Vado a cercarla, è lui.

Sono stato anche normale
in una vita precedente
m’hanno chiesto che sai fare
so far ridere la gente
meno male che non ho fatto il militare
sì, meno male
sai che risate


Anch’io so far ridere la gente. Ma il più delle volte ride di me, non con me. È una differenza importante, di sostanza. Tu dici, è solo una preposizione semplice. Eppure.

Sognavi di essere trovata
su una spiaggia di corallo una mattina
dal figlio di un pirata
chissà perché ti sei svegliata


Quanti sogni di spiagge e coralli e viaggi intorno al mondo. Sogni, appunto. E poi ti svegli e ciao.

Il mondo ride se mi piange il cuore
sei così bella ma vorresti sparire
in mezzo a tutte queste facce
come se con te sparisse anche il dolore
senza lasciare tracce


Che vi devo dire. A me Cesare Cremonini piace un sacco.
Qui sotto la canzone. Che è bellissima.

Si chiama Il Comico (Sai che risate)





Quest’uomo mi fa impazzire. Non mi vergogno a dirlo. Quanti anni sono passati da Squerez, il primo dei Lunapop? Oddio, troppi. Eravamo ragazzine, praticamente. Era il 1999, mi pare. Un altro millennio. Accidenti, come passa il tempo.
L’anno scorso ho portato via il cd da mettere in macchina, andando in ferie con le donne. Non lo ascoltavo da sei, forse sette anni, magari di più.
Oh, le sapevo ancora tutte. E anche la Fede. La Dani non tutte, ma quasi. Ci siamo sentite giovanissime. Squerez.


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martedì 10 luglio 2012 - ore 22:53


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che dire, adesso è tutto pronto.
Il volo c’è. L’hotel c’è.
Le amiche ci sono, ma ci sono sempre state e non l’ho mai messo in dubbio.
Però ci sono ancora di più, e saranno mie, e mie e basta.
Quattro giorni con le mie gioie a Barcellona.
E non ho ancora comprato la guida! Non ho ancora un programma, e devo averlo!
Questa mania di avere le cose sotto controllo un giorno mi farà impazzire. Fra l’altro, col lavoro che faccio è praticamente impossibile fare programmi, ma io ci provo sempre. Devo farlo, mi serve mentalmente e fisicamente, mi serve un ordine, una logica, una progettazione. Una logica della situazione (la capiscono in pochi, ma è una citazione importante).
Quattro giorni di shopping, cibo, birra. Un saltino al Camp Nou io lo farei. E poi un po’ di architettura in giro per la città, che i musei non li trovo proprio esaltanti.
Prendi un hotel sulla Rambla, mi dicevano. E io “ma no, c’è casino”. “Ma tanto mica andate a Barcellona a dormire”. No, per carità. Ma se va come prevedo io, a mezzanotte siamo devastate a letto. E quindi mi serve un posto silenzioso.
Per quanto si possa considerare Barcellona una città silenziosa.
Poi magari mi sbaglio eh.
Poi magari stiamo in giro tutta la notte. “State attente che Barcellona è una città pericolosa” mi ha detto uno.
Ci mancava anche questa. Ma vabbè, ognuno dà i consigli suoi.


*****************



Stavo scrivendo questo post allegro di vacanza, stasera, guardando la tv. Poi ho fatto una telefonata che ha cambiato tutto.
Ed è giusto che ci sia, nel blog.

“I consigli non si danno”, mi ha detto Nini. L’ho chiamato. Gli ha fatto piacere, speravo che fosse così. Parlava di sé ma sono cose che dovremmo fare tutti, e senza arrivare a questo, per capire. “Cerca la serenità e sbattitene le balle di tutto il resto. Non aspettare nessuno per viaggiare, prenotare un ristorante, dire le cose, il tempo passa e poi è troppo tardi”. E avrei voluto abbracciarlo fortissimo. “Quello che sono e che sono diventato, tutta l’esperienza di vita da cui vengo, mi permette di poter dire con intima certezza che io non sono solo”. Ma lo farò giovedì, abbracciarlo dico. “Sono giorni senza tempo, senza numeri, senza ore”. Cose che si dicono in questi momenti. “Tante frasi di circostanza”. È vero. È quello che io non ho voluto fare.



Stiamo qui per così poco tempo che perderlo è un peccato.

“Se non vengo riconosciuto non esisto, e intendo conosciuto e riconosciuto profondamente. E quando parlo con te mi sento di esistere”.

Grazie.
È bello avere amici così. Che nel momento in cui dovresti dire tu cose belle a loro, se ne arrivano con frasi di meraviglia e stupore.
Grazie.
Buonanotte.



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giovedì 5 luglio 2012 - ore 20:39


Sfighismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fuori uno. La cena di stasera è saltata. Come nella migliore delle tradizioni. Ve l’ho raccontata l’unica volta che ho vinto qualcosa a una lotteria e non ho potuto ritirare il premio? Magari il prossimo post lo faccio su questo. L’ho raccontato alla Betta l’altra sera, che siamo andate alla Festa dea Sardea. Ha riso tanto. E ha detto che sono parecchio sfigata.

E insomma, alla fine ce ne restiamo a casetta. Non ce l’ho fatta a finire per tempo e amen, ciao ciao cena a Conegliano. Alla fine è stata una scelta mia, ho deciso di mettere davanti il lavoro, non mi sono voluta sottrarre a una commissione del menga in Comune. Mi assumo le mie responsabilità. Ma era mia, non la volevo lasciare. E ognuno ha quel che si merita. Io ho la commissione, gli altri hanno la cena.
Oh, se non altro ho risparmiato su autostrada e benzina. Fate due conti, mica monetine.

Solo riflettevo sulla mia condizione di donna degli anni Duemila. Non è che sia proprio tutto rose e fiori. Poi uno dice l’emancipazione. Eh, ma a che prezzo...

Se tanto mi dà tanto domani sera niente Padova, e allora ne vedremo delle belle. Tutto il mio programma fighissimo va a farsi benedire. Devo studiare fin da subito un’alternativa. E trovare qualcosa da fare stasera, ovviamente, che se resto a casa mi deprimo.

Ho un’idea, brevetto la mia sfiga e la metto a disposizione dei dittatori di tutto il mondo come arma di distruzione di massa. Secondo me faccio affari.

Devo solo trovare lo slogan giusto, una pubblicità ad effetto.

Ma non sono un granché come pubblicitaria. Sono più da narrativa che da frasi brevi e concise. Io che un libro di trenta pagine lo riassumo in quaranta.

Facciamo così, mi metto il vestito figo di stasera e i tacchi alti per andare a camminare in giro per il paese. Così, a cazzo. Solo per vedere l’effetto che fa.

Se non fossero già chiusi i supermercati andrei anche a comprarmi il mascarpone. E invece.

Ma visto che ci siamo vi allieto con delle foto che ho trovato in un vecchio pc che avevo lasciato in redazione anni fa, da usare come ultima risorsa in caso di guerra nucleare.

Se la memoria non mi inganna, sono state scattate nel 2003. E tutte con i cellulari. Io il mio primo cellulare con le foto l’ho avuto a gennaio di quest’anno, vedete voi.



Questa l’ha fatta Steven, il primo dei miei amici ad avere un cellulare con le foto. Con le foto!! E fotografava tutti di nascosto. In questa foto sono in biblioteca, come si può ben immaginare, e sto pensando a quello che sto studiando. E forse non mi piace moltissimo.



Questa l’ha fatta Edo. Gli avevo chiesto di farmi una foto simpatica da mettere nel profilo di spritz.it, e mi ha fatto questa. In testa ho la mia molletta preferita dell’epoca. Maury la chiamava "il mangiadatteri". L’avevo trovata da bambina come omaggio in un giornalino. Rimestando nei cassetti me l’ero trovata fra le mani ormai ventenne, e mi era piaciuta. Tutti la odiavano.



Questa mi pare l’avesse fatta Gabri, detto Iccri. Siamo al bar in una delle pause biblioteca. Mi piaceva perché sembrava che la mia faccia fosse il contorno del naso.

Alla fine sono uguale a oggi. Solo che oggi ho più rughe.
Ma ho la stessa faccia spiritosa e lo stesso sorriso. E ho ancora sempre i capelli legati, non mi trucco, amo il rosa e le mollette coi fiori.
Poi dicono che una a trent’anni cambia. Macché.



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giovedì 5 luglio 2012 - ore 09:06


Shaulismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri giornata piccola e grigia.
Again.

Ieri tristezza infinita. Oggi punto a devastazione psicologica e corse forsennate per andare al gala con la Fede. E poi domani, se il tempo tiene, magno gaudio allo Sherwood.
Dovrei farmi vedere, sti sbalzi d’umore potrebbero uccidermi, un giorno.

Fra l’altro, ieri sera me ne sono stata a casa, ma è stata una scelta molto ben ponderata. Se va tutto bene non mi fermo più fino a domenica – compresa – e bisogna riprendere fiato che c’ho i miei anni. Diventa un obbligo fare i conti col tempo che passa. L’incognita è il meteo, mi serve che non piova. Se avete raccomandazioni da spendere col signore al piano di sopra fatemi sapere, e avanzate un favore. Che a me non mi dà granché ascolto.

Ora aspetto la mamma e la nonna, poi vado a comprare il regalo al Principe (e anticipo io per tutti, se non mi ridanno euro per euro li faccio seguire da una squadra di picchiatori). Poi appuntamenti di lavoro. Poi attesa di una commissione alle cinque. Poi scrivere in tempo per le sette, che la Fede vuole partire presto. Partire presto. Presto. Lo dice a me.
Come fosse facile organizzare la mia vita.
Non ci riesco io, ci prova lei.

Ah, per la cronaca, mi sono spellata le spalle. Dieci giorni dopo essere stata al mare – sono davvero una sfigata. E solo dove tengo la borsa. Il resto della schiena no, puito puito, anzi sono nera come il carbone. Il retro delle spalle invece sì, proprio in corrispondenza della tracolla. Silvia, fatti una domanda e datti una risposta.
Fatto.

Salvatemi dalla follia, vi prego.
Portatemi della crema di mascarpone e un mazzo di margherite bianche. Non chiedo poi così tanto. Ci vuole niente a farmi contenta.



Ve l’ho mai detto che impazzisco per la musica degli anni ’60 americani? Impazzisco per la musica degli anni ’60 americani. I Beach Boys in particolare. Ma un po’ tutto a dire il vero. E quando canto canzoni scritte vent’anni prima che nascessi, a migliaia di chilometri da qui, le genti si interrogano e io mi mi sento su una nuvola.

#12 e non passa niente.

Consapevolmente fuori di me. L’ho scritto l’altro giorno a Nini e ha detto che è una frase bellissima, e che mi sta a pennello. Ed è vero. Consapevolmente fuori di me.

D’altra parte è così.

Fate i bravi



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