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HO VISTO

I miei angeli custodi





STO ASCOLTANDO

Il mio cane che abbaia, abbaia, abbaia, abbaia, abbaia...



.. senza dimenticare Grace Papaia.


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



********************


Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor




***********************

C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.

***********************




"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".



Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.




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domenica 2 dicembre 2007 - ore 12:46


Candelismi e Fiorismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri è avvenuto il mio esordio sul palcoscenico. Non in relazione al mio corso di teatro, ma per una pura e fatale casualità. Questo significa che domenica scorsa sono stata reclutata e lo spettacolo era ieri, e ci siamo trovati martedì per dare un’impronta generale alla rappresentazione, e la rappresentazione era ieri. Questo per esporvi la tempistica.
È stato diverso da come me lo aspettavo, da come ce lo aspettavamo tutti e da come io e la Fede l’avevamo provato. Ma è venuto bene, mi è piaciuto. Non bene quanto sarebbe venuto bene con le candele, detto fra noi. Ma bello, perché i fiori stanno bene dappertutto, sono come il rosa.

Fine introduzione.

Svolgimento:

Succede che in città ci sia questa campagna di sensibilizzazione, per avvicinare la gente alle malattie mentali. A un gruppo di miei amici, coinvolto dall’organizzazione nei concerti del sabato sera, viene proposto di musicare la poesia di un ragazzo in cura presso l’istituto. Loro con grande partecipazione e impegno trasformano la poesia in una canzone orecchiabilissima e davvero carina. Dovranno suonare per quarti al Teatro Sociale, prima e dopo altri gruppi che allo stesso modo musicano parole dei ragazzi dell’associazione Libera Mente. MA.
A questo punto arriva il MA, che è degno compagno di ogni mia giornata. Ho un sacco di MA e SE che se ne sbucano fuori dai cassetti, se sono brava almeno una dozzina alla settimana.
Gli viene chiesto (al gruppo dei miei amici) di inserire un’altra forma d’arte all’interno della performance di poesia e musica. La scelta cade sulla Fede, che deve comparire sul palco per tutta la durata della canzone dando un senso visivo, mettiamola così, alla poesia e alla musica. Fin qui ci siamo.
La faccio breve. Domenica sera mentre le proponevano questa cosa c’ero anch’io, e mi hanno tirata dentro. Abbiamo fatto l’unica prova collettiva martedì sera. Lo spettacolo era ieri. Io e la Fede abbiamo provato per due ore ieri pomeriggio, con le candele. Eh sì perché l’idea era la Fede vestita di nero come la Nega che spegne tutte le candele sul palco trascinandosi e arrabbiandosi, fino a spegnerle tutte e lasciarsi cadere a terra. Poi arrivo io vestita di bianco come la Speranza (la mia preferenza era caduta su Posi e Nega, ma non è stata accolta con l’entusiasmo che mi auguravo) con una candela accesa, le accendo la sua ultima e la aiuto a rialzarsi. Un simbolismo chiaro e diretto, di facile comprensione ed effetto, per colpire rapidamente.
La faccio ancora più breve. Arriviamo baldanzosi al teatro e ci dicono che non si può, punto. Le candele non si possono portare. Non si può portare fuochi sul palco è la legge. No, vi ho detto di no. Il vecchio custode sembrava uscito da una fiaba di Perrault.
Urge una soluzione. E io l’ho sempre detto che i fiori risolvono tutto. Quando tutte le speranze sembravano svanite, quando Francesco ha detto che piuttosto che spegnere abatjour era meglio lasciar stare, e ci stavamo rassegnando al piuttosto niente, la Speranza, eccola. Eccomi.
Fiori. Come non averci pensato prima? La Fede conferma. Rompere fiori. La soluzione era davanti ai nostri occhi, per altri 10 minuti al massimo. Eh si, erano le 7.10 ormai. Quattro deficienti che corrono per Treviso in cerca di fiori da comprare e distruggere (vi risparmio le facce dei fioristi, credo non sia una bella esperienza vendere fiori freschi che vanno spezzati e calpestati sul palcoscenico da una vestita come Avril Lavigne). Compriamo 10 euro di garofani rossi e rosa, e uno bianco per il mio ingresso finale. Il mio fiatone al nostro ritorno in teatro era vergognoso. E me ne sono vergognata. Bah.
Il risultato è stato meno scenico, ma altrettanto significativo, ed è questo che noi volevamo. Uso il noi perché il gruppo cerca di coinvolgerci anche per le successive rappresentazioni, dato che viene bene.

A me basta che non ci chiamino sul palco come ieri sera a fine concerto, perché è stato un fulmine a ciel sereno. E siamo sbucate dall’ingresso laterale imbarazzate e sconvolte, con espressioni poco ripetibili, Avril Lavigne che saluta come la principessa Diana dal balcone e io che neanche alloZecchino d’Oro, con la doppia mano sventolante e un sorriso che non so come cazzo mi sia venuto fuori. Tant’è. Ma le riprese io non le voglio vedere.
Anche perché i maledetti trucchi della Fede, nero per lei e bianco per me, acquistati al Tuttouneuro, ci hanno rese cieche per una buona mezz’ora. Sbagliando s’impara, dicono. Dicono.

Vi rimando quindi al sito degli ECSAUDIO che sono un gruppo simpatico e carino. Supportateli con noi. Non si sa mai, vi chiamano sul palco a fare gli abatjour.



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venerdì 30 novembre 2007 - ore 13:14


Bagnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Soprassediamo, non voglio mai più parlare dei miei capelli, almeno fino a quando non avranno raggiunto le mie spalle. Cambiamo argomento che se no mi vengono gli incubi diurni.



Sono fortunata, ho un bagno tutto mio. Avendo la camera in mansarda, ed essendo per questo motivo sul pericoloso baratro tra sfiga e fortuna, ho un bagno tutto mio, che è bellissimo. Me lo sono arredato e scelto (per quanto ci fossero dei limiti di cattivo gusto imposti da qualcuno che giustamente, pagando, ha voluto l’ultima parola sul risultato) e finalmente posso perdere tutto il tempo che mi serve senza nessuno che bussi alla porta.
Questa è la premessa. La cosa divertente è che ho 3 spazzolini in bagno, e sono tutti e tre miei. Due rosa e uno bianco. Quello rosa chiaro ce l’ho da un po’, è ottimo, non mi ha mai delusa e ha le setole dure. Quello rosa scuro ha le setole di media robustezza, e l’ho comprato prima di andare a NY da Maury, volevo uno spazzolino nuovo e colorato, piccolo vezzo. Quello bianco me l’hanno dato in dotazione sul volo Delta da Venezia al JFK, in una confezione completa di dentifricio monodose, crema mani, salviettine, mascherina da notte e tappi per le orecchie.

Ora. Avendo io un bagno tutto mio ho ovviamente sempre avuto un unico spazzolino, un’unica spugna, un solo bagnoschiuma, un solo asciugamano, un solo portasapone. Uno solo di tutto. Uno per tutto.
Ora invece ho tre spazzolini sul bicchiere portaspazzolino. Questa cosa non ha assolutamente senso. Per questo motivo mi rende felicissima ogni mattina quando, dopo colazione, salgo in bagno per lavarmi i denti. È bellissimo poter scegliere con che spazzolino lavarsi i denti la mattina. Non essere obbligati a una scelta forzata perché non c’è scelta. Ma guardare i tre oggetti e dire: con cosa mi lavo i denti oggi?
Di solito uso quello vecchio, che non ha ancora completamente esaurito la sua funzione. Quello nuovo non mi soddisfa appieno. Quello bianco non so, ancora non mi convince. Voglio tenerlo, come si dice, di scorta.
Sono una donna meravigliosa. Ho tre spazzolini.


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martedì 27 novembre 2007 - ore 19:45


Capellismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Io dico parole a caso, non perchè sbaglio (cioè non solo) ma perchè mi piace, mi piacciono i suoni, i rumori, le onomatopee. Mi autocompiaccio della mia voce, mi cimento in voli pindarici con toni e timbri. Alzo, abbasso, strido, sussurro, gorgheggio. Mi piace cambiare e ascoltarmi cambiare, usando parole che non hanno senso in quella determinata situazione. A volte scelgo parole straniere, che mi piacciono solo per il loro suono, e le dico, così, quelle tedesche crude, quelle inglesi snob, quelle francesi le invento. Le dico mentre guido, mentre mi pettino, mentre faccio la doccia, quando c’è silenzio. Decontestualizzate, isolate, estraniate. Così. Per dire una cosa, da sola.

Io ho un vizio, che è toccarmi i capelli. Li tocco, li tiro, li giro, li storpio, li guardo. Sto sempre coi capelli tra le dita. Ho inoltre una malsana morbosa attrazione per le doppiepunte, starei ore e ore a guardarmi e tagliarmi le doppiepunte. Solo che sto anche ore e ore a toccarmi i capelli, e non è bello, e Maury si arrabbia sempre. E a volte non me ne rendo neanche conto ma ci perdo veramente del tempo, tantissimo.

Io sono un’eterna indecisa. Ci metto un anno per decidere una cosa seriamente. Per deciderne una poco seriamente ce ne metto anche di più. E poi finisce che non la faccio. Come i miei romanzi, come i miei concorsi, come il mio shopping rinviato, come i miei viaggi, come i miei esami. Quante volte rimando, quante.
Oppure aspetto il via da qualcun altro, aspetto che mi si dia l’ok, e poi lo faccio.

Io, altre volte, prendo decisioni affrettate, tutto da sola, senza ascoltare nessuno, e senza dirlo a nessuno. Decido la mattina, prendo e vado. Penso di fare una cosa e la faccio, immediatamente.
Oggi ad esempio ho fatto questo.



Che serve a imparare a prendere decisioni, a farlo in fretta, a decidere da sola e a non farmi più toccare i capelli.

E poi a non prendere più decisioni e a chiedere a qualcuno cosa ne pensa.

Prima.

Tiziano: "beh dai, tanto tra un po’ crescono"



Beh, non così tanto...




The day after

Ho mandato le foto a Maury, e dice che gli sono piaciuta. Mi ha dato il suo ok. Speriamo...
Pareri contrastanti. Certo è che fa effetto, è un colpo.
Ma sono belli.
Poi che mi stiano bene, in realtà, è un’altra cosa... Uffa.

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martedì 27 novembre 2007 - ore 12:37


...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi ho visto mia madre che correva.
Sembrava una bambina.
Una di quelle bambine buone, quelle brave a scuola, che non corrono mai, se ne stanno sempre buone al loro banco. E quella volta che corrono sono tutte impacciate, scoordinate, ma lo fanno in una maniera deliziosa.
Correva verso il magazzino, io l’aspettavo in macchina. Correva per vedere se il titolare c’era, se poteva parlarci, se potevo andare via.
Correva, mia mamma. Correva coi piedi pesanti a terra, i passi corti e fondi. Ciondolando a destra e a sinistra, ondeggiando, come una palla che rimbalza male, ballonzolando, saltellando.
E’ entrata e uscita subito, mi ha fatto un cenno con la mano.
Come per salutare da lontano lontano.

Oggi ho visto la mia mamma che correva. E’ stato bellissimo.


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lunedì 26 novembre 2007 - ore 08:57


Listismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ah. Se c’è una cosa che io so fare proprio bene, ma davvero davvero bene, sono le liste. Potrei fare una lista ovunque e per qualsiasi motivo, scopo, meta, fine, causa. Io amo fare liste.
Liste della spesa, delle cose da fare, per i regali di compleanno, presenti e assenti. Chi viene alla cena, cosa manca nel frigo, quanti impegni ho in settimana, quali sms devo trascrivere, a che punto sono col ripasso, quali libri ho letto nell’ultimo mese. Cosa voglio per natale e cosa voglio regalare a natale, che testi mi mancano e che testi possiedo per la tesi - controllo incrociato per valutare il reale stato della situazione. Faccio liste nei quaderni, su fogli trovati in cucina, sui manuali di grammatica, su post-it e blocnotes, su carta intestata di Tiziano e su pagine stampate. Potessi, le farei anche sulla carta igienica.
A NY spesso passeggiavo da sola, in attesa che il mio amore uscisse da lavoro. Camminavo come non si cammina da nessun’altra parte, con la testa in alto, in basso, in alto, in basso. Altalenante, per guardare un cielo coperto dai palazzi, e per guardarmi dagli avanzi delle cene canine. Non serve avere una meta, a NY, tanto dove devi arrivare sta sicuro che ci arrivi. NY ti indica la strada, la meta ti si presenta davanti agli occhi e te ne rendi conto quando sei già in metropolitana e sai che sei salito, senza saperlo, per andare da Barnes&Noble.
B&N ha più sedi a Manhattan, ma la mia preferita è quella in mattoni rossi che sta su Union Square. Non è la più grande, non è la più elegante. Ma è la mia preferita, con le bow windows sulla strada, lo Starbucks interno, e la gente seduta per terra in mezzo a queste migliaia di scaffali stracolmi di libri. E legge. La gente legge lì per terra. Si entra, si sceglie un libro, ci si va a prendere un caffè, e ci si siede a leggere dove c’è posto. E se non c’è posto ci si siede per terra. E poi se si vuole si compra il libro, e se no si torna a casa, e il giorno dopo si ricomincia.
Gironzolavo fra un piano e l’altro, trasognata. Il primo sogno si era appena infranto, ma ero piena di buoni propositi per il giorno seguente. Cercavo di decidermi, cosa fare, dove andare, cosa dire, con chi parlare.
E come NY ti porta esattamente dove desideri andare, B&N ti porta esattamente al libro che, senza saperlo, stavi cercando. Era su un piano adiacente alle scale mobili, accatastato assieme ad altri. Se ne stava lì immobile, ad aspettarmi.
To-do-list. Cosa le tue liste dicono di te. Che persona sei, come gestisci te stesso, la tua vita e i tuoi affari in relazione a come, perchè e quando scrivi una lista.
L’avrei comprato. Era il libro che riassumeva le mie perversioni, le mie ossessioni, le mie fissazioni. L’ordine patologico con cui catalogo le cose che mi stanno a cuore. Salvo poi perdere la lista nel caos primordiale in cui lascio ogni cosa, non solo ciò che mi sta a cuore.
Dovevo comprarlo. Sono uscita con un senso di incompletezza dentro, e non sapevo cos’era. Oggi, riguardando le foto di quest’anno e degli anni scorsi, ho visto la mia faccia soddisfatta davanti al palazzo di mattoni rossi, e ho pensato al mio libro delle liste.



Vorrà dire che tornerò a NY a prenderlo.


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venerdì 23 novembre 2007 - ore 09:05


Teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri al corso ci hanno dato le parti. Reciteremo un’opera che il nostro insegnante Daniele ha riadattato per noi dalla commedia di Dario Fo "Isabella, tre caravelle e un cacciaballe".



Essendo la commedia dotata di un numero discretamente elevato di personaggi (quarantaquattro), non riuscendo il nostro guru a sintetizzarne o sopprimerne troppi per lo scarso numero di partecipanti al corso (siamo un numero variabile fra 12 e 15), solo pochi teatranti avranno un ruolo definito, o due ruoli intercambiabili. I personaggi infatti sono rimasti una trentina. E noi siamo in pochi. I ruoli sono stati decisi e sono insindacabili. Il capo è lui.
Quindi ci saranno una sola carinissima Isabella e un solo prestante re Ferdinando (gatu visto el Lem?). Colombo se lo smezzeranno in tre, alternandosi sulla scena, mentre il nostro nonnino di personaggi ne farà due, il capo marinaio e Fonseca, il giudice.

Io invece ne ho cinque. Eh sì, ne ho 5. Devo ancora capire come fare correttamente i cambi di scena, e soprattutto i cambi di abito e di personalità acquisita, per poter interagire con tutti gli altri miei compagni presenti sul palcoscenico, apparendo in situazioni diverse e completamente contrastanti. Ma ce la farò. Avrò il dono dell’ubiquità. L’ho sempre sognato. Infinita, immensa, onnipotente Silvia.

Io sono il boia.
Io sono l’ancella n. 2 di Isabella di Castiglia.
Io sono l’araldo n. 1 e l’araldo n. 3.
Io sono il fratello del marinaio Pinzon.


E’ una cosa bellissima. Sono il boia. Fra tutti è capitato a me, l’ha dato a me, proprio a me, e ne sono entusiasta... Io sono il boia!! Daniele non sperava in tanta soddisfazione. Ebbene sì, mi sento orgogliosa del mio ruolo di boia. Mi sta a pennello. Io sono il boia.



Devo ammettere che il mio numero di battute è abbastanza limitato, e credo si tratti di una scelta tecnica, che approvo in pieno. Dopotutto sarà solo la prima delle mie partecipazioni, e ho bisogno di tempo ed esperienza per crescere professionalmente... Ma mi piaciono, mi piacciono tutte. Le mie parti mi piacciono un sacco.
Il povero insegnante non sa con chi si sta andando a impelagare. Ha detto che vuole anche farci cantare dei pezzi all’interno della commedia. Ok, tu lo dici, e io ci sto. Ma poi non prendetevela con me.
Che va bene che ho una voce bellissima, ma sono stonata da morire.
E mi diverto come una pazza a cantare. E sommate, queste cose, sono in grado di rovinare una serie illimitata di apparati uditivi.

Cordialmente saluto e vado a passare l’aspirapolvere.
(cenerentola is nothing)


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giovedì 22 novembre 2007 - ore 13:01


Atto dovuto...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...alle mie donne fighe!!!!!



Nell’ordine:
Ale Sissi Franci Vale Emi Laura Silvia Mai Dani


E perchè no... i miei uomini in tenuta tiro...



nell’ordine:
Ciccio Ponch Franz Fog Carlo Ale
Toto Zanna Steven Piscina
Pappa


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lunedì 19 novembre 2007 - ore 14:14


I love NY
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per chi non ne fosse ancora sicuro, per chi non ne avesse la certezza, sono qui io per confermare che la vita, fuori da Treviso, esiste.
L’ho visto con i miei occhi, per davvero.
E vi dirò di più: non solo c’è vita fuori da Treviso, ma si sta pure bene. Esistono città in cui la gente riesce a vivere e interagire senza essere necessariamente a Treviso.

Dove tutti leggono e non si vergognano di farlo.
Dove se hai fame alle quattro di notte hai solo l’imbarazzo della scelta.
Dove la musica dal vivo non è rumore.
Dove i vicini si salutano non necessariamente conoscendosi dalla nascita.
Dove per amare il prossimo non è necessario essere cattolici o cristiani.
Dove in TV puoi sfidare ad una gara di cultura generale una bambina di 11 anni.
Dove frutta e verdura sembrano fatte di porcellana.
Dove il milk si chiama latte, e un coffee shop vende davvero caffè.
Dove i dermatologi si fanno la pubblicità su cartelloni all’interno delle metro.
Dove un ragazzo chiede alla fidanzata di sposarlo in un diner stracolmo di gente a colazione.
Dove i dentisti hanno la sala operatoria che da su Central Park.
Dove ci sono sessanta persone in coda per entrare in un negozio, e non ci sono i saldi.
Dove nessuno si stupisce se esci in infradito a novembre.
Dove nessuno si stupisce se dici che per sbaglio hai comprato un dentifricio rosso alla cannella.
Dove nessuno si stupisce più di nulla, tranne della maleducazione.
Dove la gente cena con un frullato, o un muffin, o un hamburger da 9 once.
Dove se chiedi informazioni sono contenti di dartele.
Dove la macchina non serve.
Dove non hai paura di girare da sola in stazione di notte.
Dove per conquistare delle anime americane basta saper fare gli gnocchi. Ma perfetti.
Dove giocano a Pictionary in treno.
Dove, dagli 8 agli 80 anni, tutti hanno un ipod.
Dove sono i pedoni che non rispettano i semafori, non le auto.
Dove per altro non esistono bidè. Ma il vero dramma è che forse, per qualcuno, non sarebbe un problema.
Dove vedi un palazzo, un campus, una strada, e cacchio è esattamente uguale a come l’avevi vista in quel film.

Una città, in cui, per dire, capita questo.
“Amore, come vuoi, tu va di la, poi mi raggiungi dall’altro lato di Union Square, sono da Forever 21 (in azzurro).”
E Amore, invece che da Forever 21, entra a cercare la sua donna da Basement (in rosso).
Ma detta così non fa ridere. Forse.



Viaggio ancora sul fuso orario americano. Ho dormito un’ora e mezza, il mio aereo ha ritardato di quasi due, hanno perso i miei bagagli e ho scatenato l’inferno con questo viaggio. Ma chiedimi se sono stanca, chiedimi se ho voglia di togliermi New York dagli occhi.

Chiedimi cosa mi manca, che comincio la lista.





















Louis Armstrong & Ella Fitzgerald - Cheek To Cheek


Heaven, I’m in heaven
And my heart beats so that I can hardly speak
And I seem to find the happiness I seek
When we’re out together dancing cheek to cheek
Heaven, I’m in heaven
And the cares that hung around me through the week
Seem to vanish like a gambler’s lucky streak
When we’re out together dancing (swinging) cheek to cheek
Oh I love to climb a mountain
And reach the highest peak
But it doesn’t thrill (boot) me half as much
As dancing cheek to cheek
Oh I love to go out fishing
In a river or a creek
But I don’t enjoy it half as much
As dancing cheek to cheek
(come on and) dance with me
I want my arm(s) about you
That (those) charm(s) about you
Will carry me through...
(right up) to heaven, I’m in heaven
And my heart beats so that I can hardly speak
And I seem to find the happiness I seek
When we’re out together dancing, out together dancing (swinging)
Out together dancing cheek to cheek








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giovedì 15 novembre 2007 - ore 15:36


live from ny
(categoria: " Vita Quotidiana ")


tipo che maury è uscito per andare a lavorare, e io sono qui in casa che aspetto che i coinquilini si sveglino per poter passare l’aspirapolvere. e non ho voglia di mettere le maiuscole. oggi non diamo importanza alla forma. e neanche al contenuto, parrebbe.

se si sbrigano vado a sventrare la pumkin pie che è avanzata in frigo, così poi passo il mio aspirapolvere, faccio ordine, mi doccio ed esco a bermi un caffettone gigante, poi vado all’istituto di cultura italiana e se mi avanza tempo alla nyu. e alla sva. e a cuny... bellooo!!
il programma è fatto. mi basta che gli altri due si sveglino, non voglio essere l’italiana rompicoglioni che fa le pulizie la mattina.
la mattina.
perchè, non si può la mattina??? mica è l’alba, sono le 9 e mezza.



ecco, ha cominciato a piovere zionano. ci mancava anche la cazzo di pioggia.
guardiamo il lato positivo. questo significa che almeno risparmierò il tempo di lavarmi i capelli, data l’inutilità dell’evento in tale circostanza.

saluti da brooklyn.


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lunedì 5 novembre 2007 - ore 23:02


Così...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Domani a quest’ora sono qui.
Dopodomani a quest’ora sono lì.
Di quest’ora non vedo l’ora.



E ho un’occasione, di quelle fantastiche. E non vedo l’ora.



Non vedo l’ora. Per tutto.


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