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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

***********************
C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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domenica 4 novembre 2007 - ore 11:17
New York
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Manca poco. Per cause indipendenti dalla mia volontà non mi sono goduta la preparazione del viaggio, mi sono persa quei giorni febbricitanti in cui progetti ogni passo, i luoghi che vuoi vedere, le cose che devi fare. Mi sono persa la preparazione del viaggio, che io adoro quasi quanto il viaggio stesso - mi sono persa l’entusiasmo, il conto alla rovescia, il countdown che termina con la partenza. Non potrò mai spiegargli cosa ha significato per me rinunciare a quei momenti, cosa ha significato la sua gratuita cattiveria nel rovinarmi quei momenti, non lo capirà mai. Non capirà mai perché non gli interessa e non lo vuole capire.
Ma ormai parto, e non mi fermano più. Ce la faccio, riesco a rendermene conto, parto. Lo faccio per me e lo faccio per Maury. Parto, e vado a vivere
la mia città. Vado a vedere come si comportano, cosa combinano. Cosa c’è in più e cosa manca, cosa ricordo e cosa non ricordavo. Vado a tuffarmi in un museo diverso ogni mattina, perché Maury lavora 8 ore al giorno, e io me ne starò a camminare avanti e indietro, a ripassare quello che già so, a scoprire quello che non so. Da sola, vivendomela passo dopo passo. Con il mio immancabile diario di bordo ad annotare tutto.
Quanto mi piace camminare da sola per
NYC. Col mio Starbucks in mano. Con la mia macchina fotografica. Guardare le vetrine di dolci, guardare quei grattacieli altissimi, guardare la gente che cammina di fretta. E guardare dentro le finestre delle case, la mia perversione, la mia ossessione. Le librerie che danno sulla finestra. Cosa non pagherei.
Vado a trovare il mio amore, e checché se ne dica, gli manco da morire. Poi magari non torna, ma gli manco da morire, lo so. E pensa che sarebbe mille volte più bello avere me lì con lui.
E New York è già mille volte più bella di quello che gli basterebbe.

Dicevano, passeranno in fretta 3 mesi. Ma non passano. Dicevano, ti abituerai dopo un po’, farà meno male. Invece fa male sempre. E adesso parto, e vado a curarmi. Dalla mia medicina, la mia terapia. Il mio dottore newyorkese.
E poi, scusate se è poco. Central Park d’autunno.

Da due giorni inizio a realizzare che sto per partire, che sto per vedere Maury, che sto per arrivare a Manhattan. Che ho un appuntamento a Princeton il quale potrebbe essere un importantissimo snodo della mia vita. Se me la gioco bene, se ce la giochiamo bene.
Dire che non vedo l’ora è poco. La cosa che mi spaventa di più, l’unica direi, è la traversata da sola, quelle 9 interminabili ore d’aereo. Ma ho un libro meraviglioso da portare con me.
Sto arrivando. Aspettami. Mercoledì un aereo mi porta da te. Manca pochissimo.
Inizio a fare i preparativi. Adesso sì. Ora sono pronta.
Foto di repertorio - settembre 2004, Empire State Building
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mercoledì 31 ottobre 2007 - ore 13:03
Vecchismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri sera guardavo Ciao Darwin con il mio fratellino non più -ino, che ha 16 anni e fa il figo (quello del pasticcino, così anche Fabio capisce).
Durante una gara canora, il gruppo occidentale canta
Nord Sud Ovest Est. Giovanni zitto. Cavolo, penso, questa è una canzone che, se uno la sa, la deve cantare istintivamente: non si può non canticchiarla, o dondolare la testa, o almeno ridere. Giovanni non ride. Io sono praticamente rabaltata sul divano e mi vedo giovine e spensierata mentre con le amiche disprezzo ma mimo Pezzali nel video. Giovanni niente, zero. Al che mi sorge il dubbio.
"Anni, sai che canzone è?"
"No, mai sentita..."
"Come mai sentita, è impossibile... Ma sai chi canta?"
"No..."
"Sono gli 883... non li conosci?"
"No, questa non la so."
"Ma sai chi sono... Conosci solo quelle nuove?"
"No, so anche Gli Anni, è bellissima, ma questa no."
Mi sono sentita definitivamente vecchia.

Mio fratello, l’altro, ce l’aveva in cassetta, neanche CD, in cassetta. L’avevo anche ascoltata, ogni tanto mi ricordo gliela prendevo dalla camera e me la ascoltavo allo stereo.
Mio fratello è quello a destra con la maglietta rosa. Questa foto mi piace un sacco perchè si vede che sono tre sedicenni spensierati e sereni, ma non sono cresciuti con gli 883, il che secondo me è una mancanza, perchè un’adolescenza senza 883 è come una foto di classe senza brufoli, o un compleanno senza patatine.

I giovani d’oggi si sono persi gli 883. La prossima istruzione musicale a Giovanni sarà sugli 883 dei primi tempi trash, non può non conoscerli, lo ritengo necessario.
Tuffo nel passato. Fantastico.
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lunedì 29 ottobre 2007 - ore 13:27
Inedismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Avete mai passato un’intera giornata a casa? Senza mettere il naso fuori, senza oltrepassare l’uscio né lo zerbino, neanche un mezzo passo in giardino? Solo al massimo aprire una finestra e prendere una boccata d’aria? Intendo non un giorno in cui eravate malati, a letto con febbre o influenza, intendo un giorno normale. A casa per vostra volontà o condizioni dipendenti dalla vostra volontà di non uscire per studio, noia, indisponenza, stanchezza cronica, qualsiasi cosa.
Ecco. Avete mai passato un’intera giornata in pigiama? Dalla mattina alla sera, con lo stesso paio di pantaloni addosso, la stessa maglietta da notte, con solo l’aggiunta di un paio di calzettoni di lana per stare al caldo e una giaccona pesante per non morire assiderati.
Ecco, e soprattutto, avete mai passato una giornata senza farvi la doccia? Tutto il giorno senza doccia, solo denti e viso, e ovvie necessità igieniche. Vi è mai capitato?
A me sì, ieri. Tutto questo, tutto lo stesso giorno. È stato allo stesso tempo drammatico e fantastico, quasi incredibile, quasi fiabesco. Come una principessa rinchiusa nella torre, ma con i capelli raccolti e un pigiama a fiorellini.
È stata una giornata terribile. Sono andata a letto che ero distrutta, spossata, stanchissima. E non ho fatto niente, nulla di nulla. Non mi sono mai mossa, sono stata a casa a leggere, scrivere al pc e guardare film. Ho fatto una torta di mele, ma ciò non mi ha richiesto abnormi energie fisiche. Un’intera giornata a casa a fare niente. Ed ero più stanca di un giorno di iperattività come giovedì scorso.
Ho un problema di gestione tempi. Mi serve un diversivo per la domenica, o muoio.
Ovvio, una domenica che segua un sabato normale, e non la festa di laurea più devastante degli ultimi anni (e aspetto le foto). Ma se non sto a casa la domenica non so che altro giorno stare a casa, perché sono sempre in movimento. E allora il cane si morde la coda e io mangio biscotti ogni venti minuti ogni domenica pomeriggio. E guardo il mio amore alla web cam.
Fotine del viaggio in Arizona



Fotine di Maury a NY e con Katy, la coinquilina

PS - Maury ora ha 7 chili in meno di queste foto...
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venerdì 26 ottobre 2007 - ore 08:51
Laureismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il 24 ottobre è successa una cosa fichissima. La Fede (per tutti
"la mia amica con le tette grandi") si è laureata nella ventosa, fredda e grigia Trieste. Peccato per il tempo. Ma niente ci ha fermati, e tutto è andato magnificamente... La sessione pomeridiana iniziava alle 15, lei era la terza, poi una stronza passa avanti non so per quale motivo e noi ritardiamo ancora, nell’irrespirabile atrio caldo e soffocante. Usciamo che è quasi buio, che il vento soffia a duemilall’ora. Alla fine, però, cosa ce ne frega a noi... Ovvio, col sole jera n’altra roba, e magari anche laureandosi prima delle 5 di pomeriggio, sai, quando ancora qualcosa scalda...
Ma in culo anche il tempo, ragazzi...
110!!!!
Applico qui le foto della giornata, perchè credo che tutti debbano vedere il risultato di cotanti complimenti e festeggiamenti. E’ stata una giornata massacrante, un po’ per il viaggio, un po’ per quella maledetta Bora. Ma ne valeva la pena, tutta.
Per una dottoressa da 110 questo ed altro...
La laureanda prima di entrare: relax e sorrisi...
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... fino all’arrivo della comitiva di parenti...

La situazione pietosa in cui abbiamo abbandonato i nostri averi, accatastandoli l’uno sull’altro in precario equilibrio, ma di grande effetto scenico

Luca sempre presente, anche nel momento del bisogno e del soffiaggio di naso
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La discussione, la tensione, l’agitazione, la commissione, la proclamazione (sono ancora ossessionata dalle rime da papiro) e poi...
Dottore!! Dottoreeeee!!! Dottore del buso del cuuuulll!!!Con papà, mamma e fratello - ritratto di famiglia

La dottoressa in tutto il suo splendore (e vorrei ben dire, con il costume giallo che sgrende nel bigio contorno della città e del suo cemento)



E adesso chi è più figa?? Eh???

Il signore in macchina all’incrocio non le toglieva gli occhi di dosso. Al che mi inalbero, questo sta a fissare. Eh. Vutu na foto?? Inizialmente non comprendeva i miei saluti e l’estrazione della macchinetta dalla borsa... Ma la sua faccia quando ci ha viste correre verso di lui...

In piazza Unità - TS - con bozza di vino de casa

Col moroso

Con il papiro, un’opera d’arte senza eguali, di elevato valore estetico, riuscitissimo sul piano letterario e di impostazione eccellente. Un lavoro ottimamente svolto dai prodi amici riunitisi per sputtanare la donzella... Scusate ma ne sono davvero orgogliosa!!

Lettura del papiro - ogni tanto partiva un
"Silvia stronza!", ma non c’era scritto. E allora bevi!!

Brindisi con Luca

Il taglio della torta

Con le nipotine Silvia e Alice

Con le donne di supporto (una macchinata di 5 donne che arrivano su a Trieste senza il minimo problema dovrebbe sfatare qualsiasi mito)

Complimenti dottoressa... 110 auguri!!!! I FEDE
lissimi
Ultima ma non ultima: io con la mia Fedina.

Bravissima amor, sei stata bravissima... Che bello quando sei uscita, e per prima hai abbracciato me. E io ero così felice, e ti dicevo che te l’avevo detto, te l’avevo detto io che andava benissimo...
Perchè, alla fine... Si sa...
SIAMO RAGAZZE...
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martedì 23 ottobre 2007 - ore 08:50
Settimanismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Domani giornata campale: si laurea la Fedina, di cui ho trattato ampiamente nelle pagine precedenti. Si va tutti a festeggiare e bivaccare in riva al mare, scongiurando che il pericolo bora e il terrore temporale non si manifestino, se non con violenza, almeno non contemporaneamente.
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Quindi, se questa settimana mi sentirete poco presente (alcuni se ne feliciteranno, altri proveranno del ribrezzo giustificato dal fatto che mai si sono posti il problema della mia assenza, altri percepiranno la mia mancanza e soffriranno in un vortice di lacrime e autoflagellazioni) sarà perché la mia tesi ha preso finalmente il via in modo serio. Ciò significa che sono diventata una persona seria – ergo la tesi rende seri (e
tesi). Quindi mercoledì laurea a TS, giovedì a BO dal prof, venerdì una festa di compleanno, sabato una festa di laurea. Per le quali bisogna comprare anche i regali, oltre a quello per la Fede che farà la festa la settimana dopo, presumibilmente. In tutto questo devo studiare, lavorare, andare al corso di teatro, intrattenere pubbliche relazioni, scrivere qualcosa, continuare le ricerche, adempiere i miei casalinghi oneri, cucinare e pulire. Quindi con un rapido calcolo matematico posso confermarvi che nella notte fra sabato 27 e domenica 28 Novembre, chi ne avesse voglia e tempo, può venire a raccogliere i miei resti sparsi sul giardino di casa mia, al mio rientro.
Cordialmente saluto e ringrazio chiunque si senta vicino a me nella concitazione di una settimana che poco tempo lascia al libero svolgimento delle attività vitali quali ad esempio respirare e mangiare, e che mi stringe nella morsa del freddo. Ma che mi avvicina all’esibizione dei miei meravigliosi cappelli.
Anche se chi usa cappelli non ha personalità, dicono. Io amo i cappelli. Soprattutto i miei.
In tutto questo Maury sta bene. Era da troppo che non scrivevo di Maury. Volevo solo dirvi che sta bene, molto bene, che ha risolto un problemino che mi era sorto con amazon, e che adesso è tutto sistemato. E sta dimagrendo un sacco perché va a correre e mangia poco, e quindi adesso è ancora più bello di quando è partito. Ovviamente, se fosse possibile, essere più belli.
Ciao piccolo, che lo so che passi a leggere ogni tanto, anche se ti vergogni di dire che segui il mio blog perché lo ritieni una cazzata. Ciao amore, baci.
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venerdì 19 ottobre 2007 - ore 20:51
Teatrismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ieri è successa una cosa che aspettavo da anni. Dopo anni, dopo aver atteso il momento giusto, aspettato di essere pronta, aspettato di essere grande e consapevole... Finalmente...
No, non ho aperto un mutuo. No, non mi sono depilata. Anzi, adesso che mi ci fate pensare, dovrei provvedere anche a quello… Tempo al tempo.
Insomma, dicevo, ieri finalmente ho iniziato il
corso di teatro!! A parte divertente, a parte che l’insegnante è simpatico e molto, molto preparato, a parte che sentivo proprio non solo il desiderio ma il bisogno di farlo… mi sono divertita da impazzire! È fatto per me, lo sento fatto su misura per me. Come ho detto nella mia vergognosa presentazione
“cercavo un modo per sfogare il mio esibizionismo”.
C’è una moltitudine di varietà di differenze che lascia quasi a bocca aperta. Abbiamo il settantenne attore che sta a Treviso per lavoro e non voleva rinunciare alla sua passione, la figa siciliana con il culo grande come una moneta da due euro, la maestrina con gli occhiali sottili e la vocina leggera, la casalinga disperata di 50 anni che da grande vuole fare l’attrice, tre amiche quasi quarantenni infoiate e libertine che serpeggiano tra gli uomini vogliose di O, una ragazzina bellissima venuta per sconfiggere la timidezza, un pizzetto con occhio ceruleo, un ragazzo silenzioso ma interessante.
E poi ci siamo io, Lem, Violetta e la Fra.
Ragazzi, ho trovato la mia strada, diventerò un’attrice di teatro. Non voglio parlare delle figure che ho fatto da subito, e del mio tono lamentoso quando mi sono accorta che non riesco a spostare la testa. E quando ho detto che quell’esercizio lo sapevo fare perché lo facevamo a pallavolo, e Daniele mi ha gentilmente fatto notare che non siamo a pallavolo. Voglio solo parlare di quanto mi piace il teatro, e di quanto mi piace il corso, e di quanto sono felice di aver trovato il coraggio di farlo. Dopo tanti anni, dopo tanti ma, tanti se. Ora faccio teatro. È come un piccolo sogno che stava in un cassetto, ed è venuto fuori.
Ah, e poi prima di noi c’era il corso di Ballo Latino Americano (lo metto maiuscolo perché per chi lo pratica è una disciplina basilare per sopravvivere nella giungla moderna). E vorrei sottolineare che l’insegnante è Fabio Lopez, per gli amici
www.fabiolopez.com, che non è un essere umano, ma una parrucca bionda appiccicata su un automa che sculetta.
Detto questo, il corso di teatro mi piace da morire. E adesso che lo so, voglio farlo ogni anno. Sempre sempre sempre. Mi è venuta la vocazione, mica la posso spegnere sul nascere.
E poi, prima si fa aperitivo ai vini, ci si scioglie, e poi si va a ridere. Credo che niente di tutto questo sia sbagliato, perchè è bellissimo. Quindi è giusto. E quindi io lo faccio, perchè io faccio solo cose belle e giuste.
Come il teatro, appunto.

Katie Melua - If you were a sailboat
If you were a cowboy I would trail you,
If you were a piece of wood I’d nail you to the floor.
If you were a sailboat I would sail you to the shore.
If you were a river I would swim you,
If you were a house I would live in you all my days.
If you were a preacher I’d begin to change my ways.
Sometimes I believe in fate,
But the chances we create,
Always seem to ring more true.
You took a chance on loving me,
I took a chance on loving you.
If I was in jail I know you’d spring me,
If I was a telephone you’d ring me all day long.
If I was in pain I know you’d sing me soothing songs.
Sometimes I believe in fate,
But the chances we create,
Always seem to ring more true.
You took a chance on loving me,
I took a chance on loving you.
If I was hungry you would feed me,
If I was in darkness you would lead me to the light.
If I was a book I know you’d read me every night.
If you were a cowboy I would trail you,
If you were a piece of wood I’d nail you to the floor.
If you were sailboat I would sail you to the shore.
If you were a sailboat I would sail you to the shore.
If you were a sailboat I would sail you to the shore.
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giovedì 18 ottobre 2007 - ore 12:38
Cucinismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La cosa che mi piace di più, da quando Maury è partito, è mangiare. Di forte impatto sulla mia coscienza, ma realisticamente appagante. Inoltre, la mamma mi ha ricordato che durante la mia triste e lacrimevole adolescenza mi tiravo sul il morale cucinando torte prelibate una o più volte alla settimana. Sono la regina delle torte, devo ammetterlo. Sono un buon cucchiaio, l’avevo precedentemente annunciato, era uno spoioler. Sono una buona cuoca, e ne sono molto orgogliosa.
Quindi, in questo momento di depressione e solitudine, in una mattina di difficoltà emotive ho fatto la spesa e mi sono accaparrata ottimi ingredienti per preparare un delizioso plumcake al limone, così, per coccolarmi. Mentre si cucinava, mentre si gonfiava, mentre lievitava leggiadro e delicato, potevo percepirne il profumo, l’aroma di limone, il richiamo dell’uvetta, l’impasto corposo ma semplice, non elaborato. Una torta pulita, nel suo stampo a fiori rosa e azzurri. Lo controllavo, il mio plumcake, lo guardavo crescere inginocchiata davanti a lui. Si profumava, raccoglieva le sfumature dei vari ingredienti, li amalgamava al tepore del forno. L’ho estratto, girato su un piatto di portata colorato e vivace. L’ho spolverato di zucchero a velo, era bellissimo e profumatissimo. Come lo avevo sognato. Avevo già il cuore pieno d’amore. Mentre lo tagliavo mi investiva quel suo odore di forza e dolcezza.

Poi mi sono girati i coglioni. Non è possibile che io cucino un dolce perfetto, forma perfetta, colore perfetto, cottura perfetta. E l’uvetta sta tutta sul fondo. Mi girano i coglioni.

Ho bisogno di cucinare, cucinare un sacco. Mi rilassa, mi fa stare bene. Voglio cucinare per ore, preparare una cena dall’antipasto al dolce. E voglio Maury che mangi qui con me, che mi dica che sono bravissima, che gli piace come cucino, e che il grembiule giallo mi sta male perchè sembro una nonna, e che sono una pasticciona e lascio un sacco di sporco, pentole e briciole in giro.
Ho bisogno di mettermi a cucinare. Mi tiene la mente impegnata, le mani impegnate, le ore impegnate. Non ho la testa per fare niente oggi. Va tutto male.
Inutile che faccio finta di non pensarci. Mi manchi da morire. Non volevo arrabbiarmi ieri sera, scusa. Mi manchi. Tantissimo.
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lunedì 15 ottobre 2007 - ore 18:46
Venezismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Doveva essere un domenica diversa dal solito, lontana dall’inedia e la noia trevigiana. Con tre storici, coraggiosi, alcolizzati amici, ovvero la Lauretta, Paolo il Pappa e Ale Zanin, ci siamo ganizzati in un batter d’occhio (nonostante numerosi rifiuti e relativi dubbi anche da parte nostra), ed eccoci finalmente lasciare la vecchia, solita, maledetta Treviso.
Abbiamo preso il treno nel primo pomeriggio, dopo aver ovviamente contattato amici residenti, e ci siamo stanziati a Venezia girandola in lungo, in largo, per terra e per mare. Le nostre Cicerone
(femm. plur.) ci hanno accompagnate a fare il giro di bacari, per rifocillare le nostre stanche membra dopo la camminata iniziale. Peccato che per fare i bacari abbiamo camminato tre volte tanto l’iniziale passeggiata, e ci siamo devastati nel corpo e nella mente, obnubilata di prosecco, cioccolato e fritto. Abbiamo anche preso una grossa gondola nera per attraversare il canale, e per il modico prezzo di 50 cent ho scattato queste bellissime foto.
Simonetta, Ale, Pappa

Laura, Sabina, Simonetta

Io mossa fatta da Pappa

Io da sola perchè l’altra era mossa e volevo una foto

Questa foto si chiama Il sogno

Particolare del sognoSiamo riusciti quindi a prendere in corsa il treno delle 21.56, arrivando ignari in stazione quando l’orologio segnava le 21.55. La corsa ci aveva ridotti a 4 larve umane, ma la prospettiva di un caldo comodo morbido letto ci riempiva il cuore di gioia. Arrivati a Treviso accompagniamo Ale alla Smart, e ci dirigiamo verso la macchina di Paolo che deve a sua volta accompagnarmi alla mia, parcheggiata un po’ più distante, tipo dall’altra parte della città. Quando udiamo Paolo pronunciare le seguenti parole:
“non parte”. Cosa vuol dire non parte? In che senso non parte? Cioè,
quanto "non parte"???
Non vi posso riportare le esatte frasi di Pappa perché mentre lui dava spiegazioni, nella mia mente passavano solo folte bestemmie che si confondevano con le sue parole. Scatta la chiamata ad Ale, invocando il suo ritorno senza preannunciargli l’infausto evento. Lui corre in nostro soccorso e trova tre persone piegate da una risata nervosa che avrebbe potuto infastidire un monaco.
Facciamo salire la creatura più leggera in macchina (Laura), noi 3 dietro a spingere. Niente
Facciamo salire la creatura più esperta in macchina (Ale), noi 3 dietro a spingere. Niente.
La rassegnazione si impadronisce di noi per qualche minuto. Ci mettiamo in mezzo alla strada a fermare auto per chiedere se hanno i cavi per la batteria. Nessuno li ha, alcuni avventori non sanno nemmeno della loro esistenza. Rischiamo la vita con un paio di stronzi che fingono di investirci per dare una svolta simpatica alla loro serata, complimenti, che ideona. Stiamo per arrenderci quando passa una pattuglia della polizia, li fermiamo in preda alla disperazione ma neanche loro hanno i cavi. Ci aiutano però a spingere l’auto, di nuovo, inutilmente. È davvero a terra, non parte, non funziona nulla.
Ale e la Laura tornano indietro alla macchina di Ale e vanno a casa della Laura a prendere i cavi. Io e Paolo rimaniamo seduti sul bordo del marciapiede accanto alla sua Clio blu, accostata diagonalmente. Dopo 15 minuti arriva una telefonata, è la Laura. Si chiarisce per qualche interminabile secondo con Paolo, finché lui non mi dice: andiamo. Scusa, e dove? A prendere la tua, con la Smart non si può.
Attraversiamo quindi a piedi la città, sostando da un ambulante
Gino Panino per prendere una birra. Ce la beviamo per strada, smezzata. Il terrore si impadronisce di me quando realizzo che forse ho parcheggiato in zona disco orario. Sarebbe il giusto coronamento di una grandiosa giornata. Invece no, tutto liscio. Saliamo in macchina, la mia gustosa Micra rossa senza luce interna. Beviamo la birra, io mentre guido, lui seduto accanto a me. Ormai niente ci può scalfire.
Arriviamo alla macchina. Ci rendiamo conto che sono costretta ad entrare contromano per posizionarmi frontalmente alla Clio di Pappa. Contromano. Va bene, io segno tutto. Arriva Steven in tutto il suo splendore a sbirciare, rammaricato di essersi perso Ale Pappa e due poliziotti che spingonoo una macchina con la Laura dentro, e io dalla portiera dell’auto a comunicare alla Laura i cambi di marcia e gas perché non sentiva bene. Siamo al completo. Vuole venire qualcun altro?
L’immagine simbolo, emblema della nostra giornataQuindi il progetto, il nostro programma domenicale, è stato ampiamente rispettato. Novità, imprevisti, fuga dalla quotidianità, evitando i soliti posti che conosciamo a memoria, inebriandoci di vino e fritto, crepe e cioccolato: tutto alla perfezione. Io ci ho pure guadagnato un fantastico libro.
E un vistoso ematoma sulla coscia.

No, non vi dico come l’ho fatto. Non vi dico che mentre facevamo retro con la macchina la macchina ha sterzato troppo intrappolandomi a pochi cm da un marciapiede, sul cui spigolo sono violentemente caduta, non ve lo dirò. Inutile che insistete. Non lo saprete mai.

Per il mio amore dallaltra parte del mondo che se no si preoccupa. Vedi, non è nero come quello che mi ero fatta l’altra volta nello stesso identico punto, ma in maniera diversa. La cosa singolare sono quelle righe rosse, che corrispondono alle varie costituenti del bordo del marciapiede. La cosa davvero divertente è che continua a cambiare colore, adesso è viola. E molto più scuro di come è risultato in foto.
Mi ami tantissimo adesso, vero?
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domenica 14 ottobre 2007 - ore 10:05
Domenicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Come gli allegati del New York Times della domenica. Come quelle uscite settimanali dei quotidiani. Una rubrica, in comodi fascicoli rilegabili, da collezionare. Un atomo di vita vissuta.
La domenica a casa mia. Io sono una buona forchetta, mi sembra una necessaria e fondamentale premessa. Sono una buona forchetta e un buon cucchiaio, nel senso che sono ottima mangiatrice e cuoca raffinata. Mi diletto in esperimenti e abbinamenti di sensazioni, perché il cibo nient’altro è che una sensazione di piacere. La soddisfazione orale e la ricerca di tale soddifazione, chiedetelo a un qualsiasi psicologo in ascolto, sono tra le facoltà centrali della nostra vita psichica. Ecco, io vivo di cibo.
Ma una cosa che ho sempre mal sopportato, nonostante le mie velleità culinarie e la mia adorazione per le tavole imbandite e i banchetti luculliani, è l’odore del cibo che sale in camera mia quando mi sveglio. Detesto svegliarmi con l’odore della carne sul fuoco, soprattutto, è un odore che non tollero appena sveglia.
Stamattina ho puntato la sveglia alle 9 perché volevo andare a fare colazione fuori, ma quando ho aperto gli occhi e la finestra ho visto un cielo grigio e cattivo, e percepivo l’aria fredda, non so come, ma la percepivo, anche all’interno della mia cameretta isolata di isolante. Mi sono sgranchita le braccia, la schiena e le gambe, ed ho aperto la porta per scendere.
Ecco, sono stata investita da una folata di carne sugo e pasta che mi ha tramortita lasciandomi quasi esanime sul pianerottolo. Sono rinvenuta dopo qualche secondo, con un vistoso ematoma in fronte. Cosa mi ha colpita con tanta forza? Quello che sento è davvero odore di besciamella e carne? Alle 9 di domenica mattina?
La spiegazione di tale fenomeno è semplice: la mamma prepara il ragù, gli arrosti o i brasati la domenica presto, per poter essere più libera e non dover correre a ora di pranzo.
Quando dormo con la porta aperta, tipo d’estate, è peggio perché mi ci sveglio con quegli odori, ed è davvero fastidioso. Ora dormo con la porta chiusa per mantenere il tepore fra le mie quattro mura disuguali e il mio soffitto obliquo.
Se usate l’ingegno, ma neanche tanto, vi sarà facile arrivare alla conclusione che la mamma stava preparando
il pasticcio (dicasi lasagne per fingere appartenenza ad un ceto superiore), tipica pietanza domenicale. Io amo il pasticcio, come ogni essere umano che voglia essere considerato tale, o per lo meno che voglia dimostrare un barlume di buon senso. Il pasticcio piace a tutti, dai, e che cavolo. Non ho detto niente alla mamma, figurati. Non è neanche il caso di fare la faccia, ma insomma, io mi sveglio con l’odore del macinato sul fuoco, ti vedo scolare fogli di pasta, mi mescoli la besciamella in muso, e tutto questo mentre mi preparo la mia tovaglietta, mi faccio il caffè, tiro fuori i miei pacchi di biscotti (non mi faccio mancare niente, io devo far colazione con biscotti diversi la mattina, almeno 2 differenti, non mi faccio mancare proprio niente) e mi verso il latte. È poco rispettoso da parte tua.
Ma ti perdono perché oggi a pranzo sarà splendidamente pasticcio.
Sunday morning - Velvet Underground
Sunday morning, praise the dawning
Its just a restless feeling by my side
Early dawning, sunday morning
Its just the wasted years so close behind
Watch out, the worlds behind you
Theres always someone around you who will call
Its nothing at all
Sunday morning and Im falling
Ive got a feeling I dont want to know
Early dawning, sunday morning
Its all the streets you crossed, not so long ago
Watch out, the worlds behind you
Theres always someone around you who will call
Its nothing at all
Watch out, the worlds behind you
Theres always someone around you who will call
Its nothing at all
Sunday morning
Sunday morning
Sunday morning
[[O per chi preferisce una frizzante vitalità mattutina]]
La domenica mattina - MatrioSka
La domenica mattina voglio stare nel mio letto
necessaria un’aspirina per non diventare matto
faccio un giro nel giardino
lei mi dice: “senti un po’..
questa notte è stato bello”
non ricordo, non lo so
E non capisco perché
non mi ricordo di te
probabilmente non stavo troppo bene
ma nella mente lo so che lo già vista però
quel giorno devo avere esagerato un po’
Vado avanti a camminare, devastato dalla noia
non ho voglia di parlare, sento che mi manca l’aria
“sei sicuro di star bene?” salta fuori ancora lei
con un tono un po’ sgarbato..
dico: “ma chi cazzo sei?”
E non capisco perché
non mi ricordo di te
probabilmente non stavo troppo bene
ma nella mente lo so che lo già vista però
quel giorno devo avere esagerato un po’
..devastato dalla noia..
faccio un giro nel giardino
lei mi dice: “senti un po’..
questa notte è stato bello”
non ricordo, non lo so
E non capisco perché
non mi ricordo di te
probabilmente non stavo troppo bene
ma nella mente lo so che lo già vista però
quel giorno devo avere esagerato un po’
E non capisco perché
non mi ricordo di te
probabilmente non stavo troppo bene
ma nella mente lo so che lo già vista però
quel giorno devo avere esagerato..
devo avere esagerato un po’!
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venerdì 12 ottobre 2007 - ore 20:36
Michel Petrucciani Trio - Trio in Tokyo - Home
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Solo questo.
In un bacio perugina ho letto che amore è sentire la canzone che ha nel cuore. La sento.
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