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Stà bèa stèa fin doman finchè no rìva el sol
Sciàra sto scuro e el me cuor orbo e pien de doeor
Stà bèa stèa fin doman finchè no riva el sol
Stea dell’universo
Dime che no a ga perso a strada
Dime che in scarsea ga sempre
Un toco del me cuor
Un toco del me amor

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C’è un attimo da fermare:
chi lo riconosce è felice.
***********************

"ARRANCARE: il lento, faticoso, deprimente ma determinato procedere di un uomo che non ha più niente nella vita tranne l’impulso di semplicemente continuare la lotta".

Per chi è arrivato tardi (ovvero dopo il 2007) su questo blog spieghiamo cosa sono gli Shaulismi. Parte tutto da Shaula, che è una stella della costellazione dello Scorpione. E io – chi mi conosce lo sa – sono una pesci ascendente scorpione. E poi il nome era bellissimo, suona come pieno di cristalli e profuma di autunno. Questo è il preambolo
Gli ismi sono le mie filosofie e i miei stili, e ogni post è un ismo. Ci sono ismi per ogni cosa. In particolare però, quando si tratta di me, di pensieri parole opere e omissioni, allora si chiamano Shaulismi.
Non è difficile, ma chi non sa non può sapere. E adesso sa.
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giovedì 11 ottobre 2007 - ore 13:32
Orsetti gommosi alla frutta
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Il venerdì la mamma faceva una grande spesa per il fine settimana, e io e mio fratello la aiutavamo a sistemare gli acquisti nella credenza e nel frigo, perché sapevamo che il nostro premio sarebbe arrivato sicuramente. La mamma, dopo aver riposto le buste Conad (con la margherita gialla e arancione) in un cassetto, estraeva dalla sua borsa un sacchettino di Mexicano, caramelle miste di vari sapori, liquirizia lampone panna frutti di bosco. C’erano le caramelle panino, quelle con gli strati di liquirizia in mezzo e sopra e sotto il cioccolato morbido, o la fragola rosa. C’erano i rotoli di cocco, con il cilindro di liquirizia, c’erano quelle caramelle gonfie e ricoperte di piccole palline di mora. Io e Marco aspettavamo tutta la settimana l’arrivo di quel sacchettino azzurro, e prima di cena la mamma ce ne lasciava prendere una a testa, poi lo riponeva nello sportello più alto della cucina. E diceva: solo una al giorno. Non ci credevamo mai.

Io la ascoltavo. Era un delizioso premio di fine giornata, quando tornavamo a casa dopo essere stati dalla nonna, e prima e successivamente alla cena (la mamma cedeva sempre) ne potevamo assaggiare in tutto anche tre. Io alternavo una con l’altra, mi piacevano tutte, tranne loro, gli orsetti gommosi. Si appiccicavano ai denti, perdevano sapore appena succhiati. E poi erano piccoli, caramelle troppo piccole per me. Io mangiavo i panini alla fragola, quelle a pois, quelle rotonde. Mio fratello mangiava qualsiasi cosa. La leggenda narra che, ingordo e infido, abbia lasciato un dente da latte su uno di quegli orsetti gommosi. Ma per lui non si era trattato di una vera punizione, come avrei voluto, perché il topolino gli aveva messo le monete sopra il comò accanto al letto.
Avanzavano sempre quelli, sempre e solo orsetti gommosi alla frutta. Li mangiava solo la mamma perché diceva che le mamme fanno mangiare prima i bambini buoni, e poi scelgono loro, e faceva finta che le piacessero proprio quelli.
Ma mentre io ero onesta, e aspettavo i momenti in cui sia io che mio fratello aspettavamo a manine unite il nostro trionfo di caramelle, lui di nascosto andava a mangiarle dalla credenza in alto. Si arrampicava, le rubava e andava a mangiarle in un’altra stanza, per non farsi vedere. E quando la terza sera la mamma apriva lo sportello e ci mostrava il sacchetto, beh, c’erano solo orsetti gommosi alla frutta.

A me sono sempre rimasti quelli. Quello che gli altri non vogliono, quello che gli altri lasciano. Quello che non viene portato via con l’inganno, quello che non volevo nemmeno io. Ma io, che ero una bambina dopotutto intelligente, e dicevo che non avevo voglia di caramelle, quella sera. Poi me ne stavo da sola a piangere, perché Marco si era mangiato le uniche caramelle che piacevano a me, mentre a lui piacevano tutte. E dopo essersi mangiato le mie preferite, gli restavano tutti gli orsetti alla fine, e mangiava più caramelle di me.
Io lo dicevo alla mamma che Marco le mangiava di nascosto, ma non avevamo prove. Contavo le caramelle la sera prima, e il giorno dopo erano meno. Ma potevo essermi sbagliata, diceva la mamma, che era mamma di entrambi e non poteva punire nessuno, né la Silvia che non mangiava orsetti per ripicca, né Marco che imbrogliava. Perché lei credeva che io non li mangiassi per una specie di dispetto, per rappresaglia. E invece non mi sono mai piaciuti. Si appiccicavano sui molari, e si faceva fatica a mandarli giù. Avevano colori brutti, erano giallini come il vomito, o verdini come il detersivo per lavare i piatti. Non erano belli, mi piaceva solo staccargli la testa con il primo morso. Poi però mi toccava mangiare anche il corpo, e allora seviziavo l’orsetto staccandogli una zampa alla volta, e poi mangiando controvoglia il tronco. Questo gioco mi aveva stancata presto, mi toccava mangiare l’orsetto, se volevo staccargli arto per arto. E avevo deciso che potevo evitare, che non era necessario.
E restavano sempre alla fine, gli orsetti gommosi alla frutta. Quelli che piacevano di meno, quelli che restavano per ultimi perché si mangiavano proprio per gola, l’ultimo giorno. Marco trionfante mangiava per giorni gli orsetti, dopo essersi mangiato anche tutte le altre. E io, sciocca onesta ingenua bambina di 7 anni, ho iniziato a farmi fregare lì.
"Orsetti gommosi alla frutta" sarà il titolo del mio libro, forse della mia autobiografia. Un giorno la scriverò, è una questione personale ormai. La scriverò e si chiamerà così.
La mia prima fregatura, la prima truffa, la prima rinuncia. La prima volta in cui mi sono dovuta accontentare per non litigare, in cui ho dovuto accettare una cosa che non volevo per non creare problemi a nessuno. Standomene buona, in disparte. A sognare i rotoli di cocco arancione, e i tripli panini bianchi e neri.
Gli orsetti gommosi alla frutta. La prima vera sconfitta. Il primo momento di rassegnazione. Ma non li ho mai mangiati. A me non piacciono, gli orsetti gommosi alla frutta.
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mercoledì 10 ottobre 2007 - ore 09:00
Favolismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ha ragione Italo, Italo ha sempre ragione.
Le fiabe esistono.
Ci sono i buoni, ci sono i cattivi, sta tutto lì. Le fiabe esistono, le fiabe sono nate perché esistono. Sono reali, e non si può negare. E’ chi non crede alle fiabe che non ha i piedi per terra.
I racconti popolari si tramandano verbalmente, si aggiunge, si toglie, si adatta alla propria situazione. Per insegnare ai bambini, per spaventare i bambini. Per mostrare alle bambine come si comportano le spose perfette, per mostrare ai bambini che sono i cavalieri che alla fine diventano principi. Utopia, regole morali magari sorpassate, ma buon costume, rispetto, onestà. Si parte sempre dalla realtà, da fatti accaduti, magari straordinari e quasi irreali, ma terreni. Le basi per ogni fiaba.

Nelle fiabe ci sono i buoni e i cattivi. I buoni di solito sono anche belli, i cattivi sono spesso bellissimi. Non è vero che ci sono solo mostri e streghe, ve la ricordate quella di Biancaneve? Era la seconda più bella del mondo, era bellissima, anche se cattiva. Si è trasformata in brutta per compiere l’azione cattiva, e dare la mela a Biancaneve, perché deve essere brutta una persona che fa del male. Ma non sempre. I buoni e i cattivi sono belli entrambi, a modo loro, hanno case grandi o piccole, capelli lunghi o corti, tanti amici o pochi. Sono forti entrambi, chi prima e chi poi.
La differenza tra i buoni e i cattivi è una sola: i buoni alla fine vincono, i cattivi alla fine perdono. Le fiabe dicono questo, e io ci credo, perché è vero e perché deve essere vero. Me l’hanno detto fin da quando ero piccina, comportati bene, sii buona e generosa, e alla fine i tuoi sogni si avvereranno. Alla fine andrà tutto bene, alla fine sarai felice.
Io sto vivendo una vita da buona, per ora. Sono i buoni che fanno le vite più difficili. La sfortuna è così tanta che deve assolutamente essere una vita da buona, assolutamente. Ci sono le prove da superare, gli ostacoli da combattere, ci sono i cattivi che cercano di metterti fuori gioco. Sortilegi, incantesimi, pozioni. Ci sono orchi e maghi malvagi, ci sono lupi e orsi nei boschi.
Ma ci sono anche gli aiutanti, ci sono le fate buone, ci sono gli gnomi delle foreste. Se non ci fossero loro i buoni non ci arriverebbero mai alla sfida decisiva col drago. Che magari poi prende altre forme, ma sotto sotto sempre drago è.
Sto vivendo una vita da buona, con tutte le varianti delle favole. Va tutto male, la sfortuna, il destino. Va tutto male, come ai buoni, che si trovano sempre nei guai e ne devono venire fuori.
Se sono davvero una buona si vedrà alla fine. Se realizzerò quei notturni sogni di bimba, quando la mamma sedeva accanto al mio letto e mi raccontava di Cenerentola, con quelle scarpe di cristallo che nessuno può capire quanto ho desiderato.
Io ci credo, perché è vero e deve essere vero. Perché se sto vivendo una vita da buona devo sperare nel pirotecnico finale con effetti speciali, quando finalmente tutto sarà come deve essere.
Aspetto il finale da buona. Quando arriva il principe a portarmi via dal castello. Mi fa salire sul suo cavallo bianco e mi dice:
vieni via con me, non sarai mai più triste. 
Le favole esistono, e chi non ci crede cavoli suoi. O per lo meno, non commenti qui sotto. Ho un terribile bisogno di crederci, e di pensare che se le favole esistono, un giorno, sarò felice anch’io.
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lunedì 8 ottobre 2007 - ore 08:36
Monismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Qualche stronzo, che definire stronzo è delicato e cortese, si è intrufolato al Musee dOrsay laltra notte, e con sagace istinto e brillante intelletto ha ben pensato di sfregiare
"Le pont dArgenteuil".
Idiozia gratuita. Devi essere proprio mona, vecchio imbecille, devi essere proprio un gran mona. Rischiare arresto e galera per rovinare così, con un taglio di 10 cm. un dipinto di Monet, lautore che mi ha spinta a studiare larte, che mi ha affascinata con le Ninfee, con i Campi di Papaveri, con quelle marine doro e dazzuro; lautore che da sempre è uno dei miei preferiti e mi ha iniziata al mondo dellarte, il merito è per gran parte suo. Monet, che mi ha regalato emozioni incredibili proprio allOrsay, che mi è stato regalato in tutte le versioni commerciali possibili - borse agende cartoline poster - perchè tutti sapevano che lo amo, alla follia.
E adesso tu, demente senza cervello, cretino, decerebrato, come vorrei averti tra le mani. Mi vien voglia di sfregiarti quella tua faccia da insulso, deficiente stronzo che sei.

Vado a correre. In villa cè un piccolo laghetto con le ninfee. Non sono proprio
quelle ninfee, ma ci penso ogni mattina.
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domenica 7 ottobre 2007 - ore 14:34
Domenicismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Stamattina era una giornata strana. Sole fantastico, brezza fantastica, umore fantastico. Bere poco il sabato sera aiuta a scoprire la domenica. Quindi sveglia presto, colazione sufficientemente abbondante calorica e zuccherosa, doccetta veloce, bicicletta e via, verso nuovi orizzonti, ovvero la villa. Ma stavolta non a correre, bensì a guardare gli altri correre.
Io col mio libro di Calvino che non ho ancora avuto il tempo di leggere, matita alla mano per segnare quello che lui scrive e avrei voluto saper scrivere io. Seduta su una panchina in alto, a scrutare chi passa, seduta come un uomo, con le gambe aperte, che non so perché il bon ton ha voluto privare noi donne di questo piacere immenso che si chiama “sederti come vuoi”.
Libro in una mano, matita nell’altra. Bottiglietta d’acqua in borsa, la mia bellissima borsa. Abbinamento cromatico di maglia felpa e borsa sobrio e compatto, toni bianchi neri grigi, con accessori marroni. Sono diventata grande, Maury sarebbe fiero di me. E mutande tinta unita. Sono una signorina. Seduta con le gambe aperte.
C’è la Fede in giardino, passo a salutarla. Due chiacchiere da comari, ci siamo viste non più di 12 ore fa ma c’è sempre qualcosa da dire. Tipo lo zerbino col teschio. Che lo sappiamo solo noi e ci viene da ridere.
E poi, cosa si fa per dare una svolta alla domenica, di per sé giorno insulso? Si va dalla Adriana a prendere le paste. Le paste dell’Adriana, la crema più buona del mondo (dopo la crema tiramisù di mia madre, che non ha rivali). Siamo in 5 a casa. Facciamo 12 pastine, che se no c’è sempre qualcuno che ci resta male. Ce ne sono di nuove, panna e mirtilli, sì la metta. Anche quella, è nuova, non l’avevo mai vista, la metta sì... Scusi, me ne dia anche una al limone. No, quella non la metta sopra, la mangio qui. E mangiare una fetta di tortino al limone con un vassoietto di paste nell’altra mano. Il sogno di ogni me.
Poi riprendere la bici, di corsa a casa, smaltarsi su un cancello perchè non frena, mettere su l’acqua per la pasta che tra un po’ tornano tutti a casa, e avere già voglia di pastine e di crema.
PS - Vorrei capire una cosa. Quando metto gli occhiali da sole gli uomini fuori dai bar fischiano. Se non ho gli occhiali da sole potrei tranquillamente essere un macaco in pigiama che guida un califfo blu e nessuno ci farebbe caso. Sì, mi stanno bene. Ma non credevo fino al punto di farmi diventare figa.
PPS - Voglio inventare gli zerbini con le stampe a piacere, tipo le magliette. Ci fai mettere la faccia di uno che ti sta sul cazzo e ogni volta che torni a casa la prima cosa che fai è pulirti le scarpe sul suo naso. C’è quel piccolo problema di vedere ogni mattina e ogni sera quella faccia sulla tua porta di casa, ma vuoi mettere la soddisfazione di pulirtici sopra la pupù del cane. Bello.
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venerdì 5 ottobre 2007 - ore 08:18
NewYorkIsmi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
L’ultima cosa che mi ha detto prima di partire mi suona ancora nelle orecchie. Come una canzone. Come quando ti gira in testa una canzone e non riesci a levartela dalla testa, come un odore, che non riesci a toglierti dalla pelle, come un sapore, che non riesci a toglierti dalle labbra.
Io lo stringevo, piangevo, non riuscivo a smettere di dirgli ciao, ciao amore, ciao, ciao amore mio. Non dicevo altro. Poi lui mi ha stretta forte, fortissimo. E io gli ho detto “guarda come siamo tristi, sono solo tre mesi e guarda come piango, vuol dire che ci amiamo davvero tantissimo..” E lui senza guardarmi, con la testa sulle mie spalle: “Ma non lo sapevamo già?”

“Capitolo primo. Adorava New York. La idolatrava smisuratamente”. Ma no, è meglio: “la mitizzava smisuratamente. Per lui, in qualunque stagione, questa era ancora una città che esisteva in bianco e nero, e pulsava dei grandi motivi di George Gershwin”. Ahhm, no, fammi ricominciare da capo. “Capitolo primo. Era troppo romantico riguardo a Manhattan, come lo era riguardo a tutto il resto. Trovava vigore nel febbrile andirivieni della folla e del traffico. Per lui New York significava belle donne, tipi in gamba che apparivano rotti a qualsiasi navigazione”. No, roba stantia, troppo stantia, di un gusto… Insomma, dai, impegnati un po’ di più, da capo. “Capitolo primo. Adorava New York. Per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. La stessa carenza di integrità individuale che porta tanta gente a cercare facili strade stava rapidamente trasformando la città dei suoi sogni in una…” Non sarà troppo predicatorio? Insomma, guardiamoci in faccia: io questo libro lo devo vendere. “ Capitolo primo. Adorava New York, anche se per lui era una metafora della decadenza della cultura contemporanea. Com’era difficile esistere in una società desensibilizzata dalla droga, dalla musica a tutto volume, televisione, crimine, immondizia”. Troppo arrabbiato. Non voglio essere arrabbiato. “Capitolo primo. Era duro e romantico come la città che amava. Dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, acquattata ma pronta al balzo, la potenza sessuale di una tigre”. No, aspetta, ci sono. “ New York era la sua città e lo sarebbe sempre stata”.
Manhattan, Woody Allen
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giovedì 4 ottobre 2007 - ore 13:40
Nonnismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
La mia saga familiare si basa su detti popolari. Stamattina è stata mia nonna a darmi una lezione di vita e meteo.
"Se piove ae nove o sciara o piove"Me l’ha detto mentre mi guardava partire per andare in villa a correre, non ci ho voluto credere. Il cielo era grigio (ovvero
musso) e l’aria umida, ma non pioveva. La nonna, che ne sa a pacchi, ha guardato fuori dalla finesta, ha interpretato la sè stessa esperta in saggezza del countryside, e ha proclamato che il tempo che c’è alle 9 di mattina persiste per tutto il giorno.
Sono tornata dalla villa e ha iniziato a piovere, poi ha smesso, poi altre due gocce, ma due davvero, poi basta. Tempo del cazzo, tempo grigio.

Sarà un giorno
musso, ci dobbiamo rassegnare.
ANEDDOTO SIMPATICOSpero non seguiate antenna3, perché una delle prossime domeniche potreste incappare nel mio naso dietro lo schermo. Sono costretta a darvi questo annuncio, questa infausta notizia mediatica. Eh si, sono stata intervistata per uno di quei programmi intelligenti, non so quale di preciso, ma resta il fatto che io una domenica sarò su antenna3. Spero vivamente che quella domenica riusciate a trovarvi di meglio da fare in giro per il mondo, non mi piacerebbe sapervi davanti alla tv mentre la mia voce da Zecchino d’Oro irrompe dopo la pubblicità. Se volete sapere come è successo ve lo spiego, così vi preparate all’evento del secolo, ovvero la mia presenza in un programma televisivo. Ma vi avviso prima anche e soprattutto per darvi la possibilità di evitarlo, quindi poi non date la colpa a me.
Ieri sera avevo appuntamento con un amico che doveva farmi una proposta di lavoro (lasciamo stare, una di quelle trovate per inculare la gente, e pensare che era un amico…).
Scelgo io il posto, la mia osteria preferita, un posticino isolato e tranquillo, vino buono e patate al forno, lontani dal rumore, dai passanti, dai bambini che gridano in piazza. Ci accomodiamo fuori, sereni. Chiacchieriamo per qualche minuto. Quatta quatta dal fondo della sala arriva una ragazza neanche tanto carina, vestita approssimativamente e precariamente che, presentandosi come una giornalista di antenna3, vuole farci una sola semplice domanda per un programma domenicale:
qual è la differenza tra fascino e fascinazione? Scusate la volgarità, ma che domanda del cazzo. Immediatamente ci rifiutiamo di rispondere, adducendo futili scuse ma con ferma convinzione, e la ragazza se ne va, delusa. Continuiamo a bere e mangiucchiare. Ma poi che fa, sta tizia, a tradimento? Torna con il barista, uno dei miei baristi preferiti, di uno dei miei locali preferiti, dove si mangiano le patate al forno migliori del mondo, il quale a doppio tradimento con il microfono in mano, seguito dalla telecamera accesa, ci introduce dicendo che siamo timidi e non volevamo rispondere. Imbarazzo. Mi copro il volto con la sciarpa, il mio amico si volta verso un vicolo cieco a sospirare nel buio. Ma la giornalista non desiste. Prende possesso del microfono e, dopo averci scrutati a fondo, con sguardo indagatore, chiede:
siete fidanzati? Ecco, lo sapevo. Doveva succedere prima o poi.
I genitori di Maury non guardano antenna3, ma io lo sento, quel giorno facendo zapping mi vedranno, seduta al tavolo di un’osteria isolata e sconosciuta, lontana da occhi indiscreti, che brindo a spritz e mi alcolizzo con un biondino che fuma sigarette, mentre il mio ragazzo è in America da solo a lavorare sodo per costruire un futuro per noi due. Il panico. Il mio amico risponde di no ridendo, io rispondo “no, siamo amici”, in stato di percepibile agitazione, e lei si esprime in un risolino complice, tipo vi ho sgamati, segreti amanti della notte. La morte cerebrale. Lì credevo veramente di morire.
Ormai siamo in ballo, la telecamera ci punta, la ragazza ci indica maleficamente, il barista scompare. Rispondiamo controvoglia alla prima domanda, cioè cos’è per noi il fascino.
Io non ricordo nemmeno cosa le ho detto, ma ricordo perfettamente cos’ha detto lui, che invece si è lanciato in una patetica ripresa della dicotomia belli dentro belli fuori. La giornalista non è soddisfatta. Chiede a lui cosa lo affascina di una donna, e lui avanti con una nuova filippica sull’estetica, sul carisma, sulla bellezza ma la bellezza interiore, eh… Poi chiede a me cosa mi affascina in un uomo: il suo modo di parlare, la voce, dico. Forse non le è piaciuta la mia risposta, perché repentinamente ha spostato la conversazione sul bel biondino che mi stava acanto, e ha parlato solo con lui. La mia risposta non era soddisfacente, poco piccante, per niente attraente. Io intanto sprofondavo sulla mia sedia impagliata, imbarazzo completo. E ci è andata ancora bene, perché al barista ha fatto una domanda differente: che differenza c’è fra sesso ed erotismo? Ecco, con quella ero veramente segnata a vita, mi è andata ancora bene. Ha detto che andremo in onda, ma non sa precisamente quando. Boh.
L’unica persona che vorrei mi vedesse è mia nonna, ha sempre detto che in tv vengo benissimo.
Agli atri staccherò antenne e cavi della corrente. Solo di domenica, eh. Ogni domenica, ma solo di domenica.
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martedì 2 ottobre 2007 - ore 13:12
Giochismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Parte questa settimana il quiz dell’autunno! La
Shaula Enigmistica, nella sua edizione del martedì, vi proporrà un nuovo gioco ogni settimana! Ai vincitori ricchi premi e cotillons. Il gioco di questa settimana è: trova le differenze!
Queste coppie di fotografie sembrano uguali, ma differiscono in piccoli, piccoli particolari. Riuscite a vederli?
COPPIA FOTO N° 1

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COPPIA FOTO N° 2


Su forza! Giocate con noi! Il gioco è difficile ma non impossibile! Scrivete la risposta corretta nei commenti, fra i vincitori verrà estratto un biglietto andata/ritorno per Treviso da una città del Veneto a vostra scelta il 21 ottobre, fatidico giorno dell
Ombralonga!!!
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Il fatto è che da una parte c’è questo. E Dio solo sa quanto mi manca.

Ma dall’altra parte c’è questa meraviglia qui, che mi sta accanto, mi sopporta, viene a correre con me tenendo la mia andatura da anzianotta, che mi fa ridere, che mi ascolta, e mi ha messa nei suoi ringraziamenti nella prima pagina della tesi...
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... e ci sono pure queste gioie qui... A cui voglio un sacco bene anche se si sono lanciate tutte col latinoamericano, e io piuttosto che ballare mi butterei sotto un treno...

... e quindi, anche se siamo a Treviso, tutto sommato ce la caviamo bene. Vero stelline?

In attesa del nuovo martedì con la Fede al Bottegon, e credo di non sbagliare di molto se prevedo che sarà di nuovo criceti.
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E colgo l’occasione anche per mostrarvi gli sposi più belli del secolo, che si sono sposati due settimane fa e ormai sono anche tornati dal viaggio di nozze, ma erano così belli che ve li piazzo qui in anteprima mondiale. Massimo e Laura, auguri.

[Sono molto orgogliosa di questa foto perchè l’ho ritoccata cancellando un tizio che sbucava dalla penombra dietro gli sposi. L’ho eliminato con una mano di nero su paint, e mi sento come se avessi trovato finalmente lo scopo della mia vita: ritoccare foto con paint. Beissimo.]
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domenica 30 settembre 2007 - ore 10:07
Varie ed eventuali
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Parlavo del tempo con mia madre. E’ domenica mattina anche per me, non posso fare gli stessi discorsi del mercoledì. Così chiacchierando si arriva alla sfilza dei miei lavori, passando per la mia meteoropatia (si dirà poi così?) fino al fatto che oggi c’è un bellissimo sole che mette voglia di uscire. Ma la mamma sa come rovinare una domenica mattina.
"Sì, oggi è bello, ma il brutto tempo ha fatto la luna, quindi non andare via vestita leggera".
Le chiedo cortesemente di spiegarmi cosa significa, aver fatto la luna. Dopo avermi guardata come un’incosciente che gira per il mondo senza sapere cosa vuol dire aver fatto la luna, mi indottrina con questa perla di saggezza popolare.
"Quando piove un giorno di luna piena, cioè quando la luna si fa, quel tempo rimane per 20 giorni. Tuo papà ieri mi ha detto che sono 40, ma io mi ricordo 20".Al di là della diatriba familiare scatenatasi per averla vinta sui giorni della luna, vi comunico con rammarico che pioverà fino a metà ottobre, minimo. Così è deciso.

Colgo l’occasione per postare la foto del mio
frigo della domenica, che secondo me merita.
La domenica mia madre crede sia necessario preparare le cibaglie più complicate, non so per quale sciocco motivo. È anche vero che mangiamo per una volta quasi tutti insieme, ma non siamo una famiglia di quel tipo, e mangiare separatamente non è mai stato un problema. Ma la mamma ci tiene e passa il sabato a “spignattare” qualche pezzo forte e qualche sugo saporito, diverso dal solito. Il resto del frigo della domenica è il residuo del week end lungo (dal venerdì in poi). Si tiene tutto, e si finisce la domenica sera, in cui tutti abbiamo sul piatto un cibo differente. Il pranzo no, il pranzo è prelibato e sostanzioso. La domenica sera invece si finiscono gli avanzi. Ma devono essere avanzi abbondanti, perché la domenica abbiamo sempre un ospite a cena, la morosa di un fratello a turno (il mio no, è in America, se qualcuno l’avesse rimosso – io ogni tanto sì).
Così, il frigo che mi si presenta la domenica mattina, quando la mia unica preoccupazione è prendere il latte per mangiarmi i biscotti, è questo.

E perchè no, a questo punto colgo l’occasione per mostrarvi anche il mio armadio al culmine del suo ordine interiore. Come sono orgogliosa, quando faccio ordine in armadio. Se faccio ordine in armadio significa che ho bisogno di fare ordine, non lo faccio se vi sono costretta. Lo faccio quando sento che fare ordine mi farà bene: buttare via, scegliere, sistemare, piegare. Non pensare. Bello, il mio armadio in ordine.
UPDATESono appena tornata da un giretto in bici per il paese. Ho trovato un mercato in piazza. Non volevo prendermi niente, ieri ho acquistato una carinissima maglia lunga nera da mettere con i leggins viola. Quindi avevo già fatto la mia spesa settimanale.
Invece no. Ho trovato uno dei venditori più insistenti e bravi, bravi e bravi dell’universo. Infatti mi ha inculata. Non nel senso che mi ha vendudo merce scadente, ma perchè me l’ha venduta. Io non la volevo. E lui è riuscito a vendermela. Mai nessuno era riuscito in questa impresa, lui sì.
Mi ha venduto una borsa che non volevo, che desideravo ma non volevo... Ma è bellissima. Ma è davvero una borsa bellissima.
Mi ha infinocchiata, è vero. Ma involontariamente ho contrattato il prezzo e sono arrivata a pagarla metà di ciò che lui voleva. Sono comunque 50.000 delle vecchie lire, ma cavolo, è bellissima.

Mi fa ridere però riassumerla così: mi sono fatta inculare da un nero!
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venerdì 28 settembre 2007 - ore 12:28
Dietismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Dovrei sfogare le mie frustrazioni e la mia solitudo sul cibo, come faccio da che mondo è mondo, e invece mi sto producendo una dieta su misura. Sono cresciuta, sono diventata grande. Sono una donna manager di sé stessa.
Ho aperto un file Word sul desktop e l’ho chiamato
Dieta.doc. Questa dieta scritta avrà la funzione di non ridurmi sull’orlo di una crisi di nervi ogni volta che, a orario pasto, non so cosa mangiare, quanto e perché, e poi sbavo su ciò che cucina mia madre e pilucco dal piatto di portata una quantità di cibo che sfamerebbe l’America Latina. Donna manager di me stessa. Mi faccio un promemoria scritto così non perdo tempo a pensare a tutte le cose che non mi sono concesse per esubero di calorie, carboidrati, zuccheri e grassi.
Siccome ho deciso anche di stamparlo e di piazzarlo in cucina a monito perenne della mia buona e coscienziosa volontà di ferro, ho impiegato i primi due minuti dall’apertura del documento per pensare ad un titolo ad effetto, che coniugasse autocontrollo, simpatia, comprensione e decisione. Il titolo, prima provvisorio ed ora definitivo è:
DIETA – COLLEZIONE AUTUNNO INVERNO 2007/2008.
Mi sono subito sentita orgogliosa della mia dieta, e sono riuscita ad iniziare.
Il primo passo è stato la tabella. Meglio una tabella che tante righe che poi si confondono e non so se è il pranzo del mercoledì o la cena del martedì. Bisogna essere anzitutto chiari e precisi. Crea tabella, righe colonne. Fatto.
Il secondo passo è stato mettere i nomi dei giorni della settimana sulla prima colonna. Stampatello o minuscolo? Stampatello, è meglio. Il terzo passo decidere il font e la grandezza del carattere. Meglio una scrittura semplice e immediata, quindi il classico Verdana che mette tutti d’accordo, misura media.
Il passo successivo scrivere a titolo delle altre due colonne,
PRANZO e
CENA. Ma bisogna grassettare o no? Ho optato per il sì. Grassetto.
Il passo seguente è stato ovviamente pensare a cosa mangiare pasto per pasto. Per questo l’azione successiva è stata scrivere
LIBERA sulle cene di sabato e domenica. Grassetto? Grassetto. Chi ben comincia è a metà dell’opera, no?
Dopo aver deliberato che la libertà di mangiare è un diritto inalienabile della donna, ho iniziato a scrivere. Non credevo sarebbe stato così facile. Ho cominciato a piazzare i minestroni qui e lì fra pranzi e cene, alternando seriamente e in modo sano e salutare cibi e sostanze diverse. Bisogna usare la testa, mica posso mangiare solo zucchine. Quando ho un minestrone o un passato di verdura, il pasto seguente e quello precedente devono contenere o carne, o pesce, o pasta. Ero davvero bravissima. Mi stavo già facendo i complimenti. Poi mi sono accorta che c’erano troppi minestroni, e non avevo ancora messo il prosciutto. Eliminato un minestrone e piazzato il prosciutto. E il riso? Togliere un minestrone e mettere riso. E le polpette? No dai, le polpette no. Ma lo spezzatino ci sta. Mettiamolo qui. E il tonno? Ci vuole un po’ di tonno. Togliamo un altro minestrone. Spostiamo la pasta di là, il petto di pollo sopra, occhio a non cancellare le zucchine, copia incolla un altro minestrone al posto di passato di verdura. È la stessa cosa? No, l’importante è che sia scritto in modo diverso.
La dieta è fatta. La guardo e la riguardo, manca qualcosa. Gli spuntini!! E dove li metto? Faccio una colonna a parte? No, creo le
NOTE sotto. Spuntini: pochi, gallette frutta verdura. Altro capitolo delle note è Colazione: non troppo abbondante, caffè senza latte. Sì dai, sono brava. Manca qualcosa però. Serate davanti alla TV: solo tisana, no biscotti! Sì, l’ho davvero scritto così. Se deve essere un promemoria, bisogna farlo bene e prevedere le mie dispute interne e i litigi fra testa e pancia, fra attività cerebrale e digestiva. Poi aggiungo un paio di righe per le aggiunte a mano delle note. Possiamo stampare. No. Grassettiamo la scritta note, sottolineiamo i capitoli
Spuntini - Colazioni - Serate davanti alla TV. Sono bravissima, ho buon gusto e senso estetico. Dovrei fare la produttrice di diete personalizzate. Questa è decisamente autunnale.
Hey, ma dove sono i dolci? Ah no, li ho evitati appositamente. Cavolo, mi stavo già confondendo. Niente dolci. Lo scrivo a mano sulle righe per le note, così si nota meglio. Ho una scrittura bellissima, evidenziamola.
La dieta è completa, la miro e la rimiro. C’è qualcosa che non va. La stampo lo stesso, al massimo la modifico e ristampo, cosa mi costa.
Insomma, il risultato è che la dieta non è ancora completa, soprattutto perché contiene una quantità di calorie esorbitante, che sto già morendo di fame e che farò finta che la parola
“dieta” non sia mai esistita, almeno per oggi.
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giovedì 27 settembre 2007 - ore 08:39
Temporalismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se il buongiorno si vede dal mattino. Se il mattino ha l’oro in bocca. Se chi ben comincia è a metà dell’opera.
Siamo senza acqua calda. Il temporale di ieri, che ha messo fuori uso la stazione di Treviso colpita da un fulmine nella notte, e
“no, i treni non arrivano e non partono non sappiamo per quanto”, che ci ha costretti a rimediare in tutta fretta per andare alla laurea di Marco a Padova, quel temporale che ci ha inzuppati, infradiciati, insudiciati, infreddoliti, quel temporale che ha abbassato le temperature di 10 gradi in due giorni, quel temporale che mi ha fatto aprire il cassetto dei maglioni di lana, quel temporale che ha messo sottosopra il Veneto, quello stesso maledetto temporale ha fatto saltare una centralina e siamo senza acqua calda, e io ho i capelli sporchi, e devo andare a lavorare, e con i capelli sporchi.
Io odio.Candy Candy.
I film con Charles Bronson (pace all’anima sua).
L’opinionista che fa gli editoriali del tg5 delle 8.00.
Le FFSS e la loro maledetta disorganizzazione.
Quando la mattina mi preparo il caffè e devo pulire la tavola perché chi fa colazione prima di me non pulisce.
Quelli che nel blog mettono foto troppo grandi e si imballa la pagina e bisogna muovere la barra di scorrimento sotto.
Quelli che nel blog scrivono quanto sono felici e quanto si divertono e quanta gente frequentano solo per dimostrare al loro ex che stanno meglio così e non è vero.
L’odore del banco dei formaggi al mercato in mezzo alle bancarelle di abbigliamento.
Quando fa freddo e lo scooter ci mette un’ora a partire.
Quando vado in centro vestita strassa perché devo studiare e poi incontro un sacco di persone che conosco e mi tengono fuori per aperitivo e sono l’unica marcia nel raggio di due km.
Quando non hai l’acqua calda e hai i capelli sporchi e devi vedere un sacco di gente.
Quelli che chiedono consigli e poi non ti ascoltano.
Quelli che vogliono che gli dici la verità e poi si arrabbiano.
Quelli che non capiscono l’ironia e prendono tutto sul serio.
I bar che non ti portano le patatine.
Quelli che cambiano idea ogni venti secondi.
Quelli che si sfogano con te, e ti raccontano balle, e tu ci caschi e poi la colpa è tua.
Le macchine belle del colore sbagliato.
Le cinture omaggio con i pantaloni o le maglie lunghe, che fanno sempre schifo.
Il cane dei miei vicini che ogni volta che sono al telefono abbaia per dispetto.
I jeans tinti da donna.
Quelli che portano rancore e sono vendicativi.
Quelli che dopo 6 anni non se la fanno passare e ancora non riescono a salutarmi cortesemente.
Da oggi chiamatemi la donna dei fusi orari: da oggi viaggio su 3 fusi orari diversi.

Ciao New York, ciao Lisbona, qui Treviso.
Purtroppo.
UPDATE - Non era una centralina o qualcosa di simile, era saltato un coso che poteva essere sistemato, e che è stato sistemato, quindi ho l’acqua calda ma ormai non faccio tempo a lavare i capelli per andare a lavorare. Non tanto lavarli in effetti, quanto asciugarli. Ho risolto con un’acconciatura alta che lascia dubbi interpretativi, e che può tranquillamente sembrare fatta a scopo estetico, non di recupero.
Scappo, sono ippica.
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