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martedì 6 aprile 2004 - ore 11:59
il mio sogno al mozzo
(categoria: " Vita Quotidiana ")
io il capitano di vascello davanti al mozzo...
lo guardo e biascico:
- individualismo…
- come prego?
- Dicevo individualismo nel senso… no… pensavo ad alta voce…
- Dica allora… che ricorda…
- Ricordo di un sogno di dieci anni fa… non so se poi ero in uno stato di dormiveglia o sognavo perdutamente… ma le dirò non mi sono mai posto il problema se fosse stata realtà o solo frutto della mia mente. Fatto sta che ero a letto da un bel po’… d’un tratto ho sentito che il letto cedeva sotto il peso di… di qualcuno o qualcosa… esso era sopra di me… come inginocchiato a proteggermi… le ginocchia sue facevano da argine alle mie rimanendone accanto…aveva le mani appoggiate all’altezza delle mie spalle… era una persona capisce… e mi sentivo protetto… quasi caldo… vivo all’inverosimile..
- Gia, immagino… continui
- Poi so che lo riconobbi senza aver paura… lo chiamai per nome… dissi…”Papà”…e lui mi disse “si sono io”… ma mio padre era gia morto da quattro anni…di solito solo al pensiero che ci sia un’entità in camera mia ho il cuore che i scoppia di terrore… ma quella volta anche la mia paura del buio era meno importante di quello che vivevo… era il primo contatto che avevo instaurato con lui dopo che se ne andò in quella notte di quattro anni prima…tenevo gli occhi chiusi e sentivo questa gioia nel petto di sentirmi lui sopra… e li dissi “Papà abbracciami”… e sentii le sue braccia corrermi sotto le spalle e mi alzò al suo petto, o a quello che fosse insomma. Fu l’unica cosa che gli chiesi quella di abbracciarmi… fu l’unica cosa che gli chiesi… non avevo altro da dirgli che chiedergli un gesto troppo normale per un padre ed essenziale per un figlio… che potevo chiedere se non il gesto principe tra padre e figlio… l’abbraccio che dice “sono qui con te… ancora…sono accanto a te non temere”…
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martedì 6 aprile 2004 - ore 09:48
vano ammutinante
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vanesio piccolo relitto ambulante...
dalla testa calva e dalle mani rotte dal freddo...
le ore son contate.... le ore son contate...
possa ricoprirti la salsedine nera del mare impetioso...gigolo' marcito...
se ti vuoi vendere il culo... fallo su questa nave... il rispetto l'avrai da me.... ma non permetterti di innondare me con la tua bava rigurgitante...
di sporco venduto ammutinante...
avrai squali nei tuoi occhi impauriti
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giovedì 1 aprile 2004 - ore 09:24
la bussola
(categoria: " Pensieri ")
pendola pendola
amor ricurvo
d'ago di bussola
la bussola segna nord.. navigo da mesi verso nord... dovrei aver doppiato gia la mia partenza....
girotondo infernale
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mercoledì 31 marzo 2004 - ore 09:39
Terre di Miraggio
(categoria: " Pensieri ")
pelle di serpente sembra il mare e per ogni scaglia d’onda vi è insito un ricordo lontano.
Vedere e rivedere nelle onde anonime scritte e scritti di storie simili e gia vissute.
Possa solo la grande essenza del mare essere con me durante questo viaggio.
Sembra che terra si scruti all’orizzonte.
Spero non sia solo un miraggio della stanchezza e della sete.
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martedì 30 marzo 2004 - ore 11:21
il mozzo
(categoria: " Pensieri ")
un mozzo del mio equipaggio mi guarda... e chiede;
"capitano... che c'è che non va? la vedo pensieroso e non riesco a coglierne il senso... è pesante per lei quanto per noi questo viaggio.."
lo guardo... i miei occhi li corrono attorno senza giudizio...
è un mozzo che m'interroga... uno degl'ultimi dell'equipaggio....
gli dico
"è stato un qualcosa di impulsivo e indesiderato, anche per me, quei pensieri strani di piccole paranoie.
è un po che mi vorticano in testa strani pensieri e sogni notturni che non mi piacciono.... perche sono sogni belli che nn hanno a che fare nulla poi con la realta'.... nel senso che sono speranze questi miei sogni di una realta' diversa...e che tante e troppe volte nn coincide mai con quello che poi alla fine vivo in realta'..... non è che non coincidera' mai.. ma per ora nn c'è verso.... e sai una cosa....
mi sti stancando un po di questa realta maledetta.... e il consolatorio quanto inutile ciarlare della gente che mi dice "nn credere che altre realta siano migliori",,, piu che consolarmi mi innondano di tristezza a vedere gente arresa a questo maccanico mecanicismo... boh nn so... un piccolo istinto rivoluzionario mi sale nel ventre.... prenderei e spaccherei tutti i gangli che inchiodano.... poi penso e nn è la soluzioni adatta...ci deve essere un modo per essere come si è senza che nessuno stia li ad indicarti come un "coglione"... senza nessuno che critichi la "nuvoletta".... senza nessuno che stia a controllare e a giudicare.....
il modo ci deve essere no.. "
il mozzo mi guarda stranito...
lo consolo..
"guarda il mare... e guarda quanto grande è... e quanto piccoli siamo noi... le onde sono le speranze... si creano... cozzano... esplodono... o ingoiano quello che hanno davanti"
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lunedì 29 marzo 2004 - ore 12:12
mare limaccioso
(categoria: " Pensieri ")
flutti s'infrangono contro scogli lisci e scivolosi...
è l'ultima immagine che ho della terra..
vago nel mare limaccioso... imprigionato da muri d'acqua che corrono in orrizontale..
per qualche strano isitante ho il terrore nelle gambe e nel mio ventre di respirare...
come se stessi annegando fra tritoni e sirene...
fame d'aria..
l'ho toccata... una sirena.. era inebriantemente soffice...
un colpo al secchio e il secchio cade d'acqua ricoperto...
guardo il mio mozzo con uno sguardo dubbio di ira e tristezza...
ripongo il mio sguardo verso il mare...
lo sgomento e la preocupazione... di quanto ancora staro' qui a navigare senza vedere terra...
intanto nebbia si stende placida...
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lunedì 29 marzo 2004 - ore 10:18
riflettendo nello specchio di mare
(categoria: " Riflessioni ")
Questo secolo ormai alla fine
saturo di parassiti senza dignita'
mi spinge solo ad essere
miglore con piu' volonta'.
Emanciparmi dall'incubo delle passioni
cercare l'Uno al di sopra del bene
(f.battiato)
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giovedì 25 marzo 2004 - ore 08:18
un papiro in poppa
(categoria: " Pensieri ")
tenevo a bada i miei marinai...
uno di loro mi disse....
"tenete"
era un papiro..poche parole..
le lessi d'un fiato...
IL GORGO
(Salvare il padre)
di B.Fenoglio
Nostro padre si decise per il gorgo, e in tutta la nostra famiglia soltanto
io lo capii, che avevo nove anni ed ero l'ultimo.
In quei tempi, stavamo ancora tutti insieme, salvo Eugenio, che era via a far
la guerra d'Abissinia.
Quando nostra sorella penultima si ammala. Mandammo per il medico di Niella e
alla seconda visita disse che non ce ne capiva niente; chiamammo il medico di
Murazzano ed anche lui non le conosceva il male; venne quello di Feisoglio e tutt'e
tre dissero che la malattia era al di sopra della loro scienza......
.....Uno di quei giorni, nostro padre si leva da tavola e dice con la sua voce
ordinaria: - Scendo fino al Belbo, a voltare quelle fascine che mi hanno preso la
pioggia. -
Non so come, ma io capii a volo che andava a finirsi nell'acqua, e mi atterrì,
guardando in giro, vedere che nessun altro aveva avuto la mia ispirazione: nemmeno
nostra madre fece il più piccolo gesto, seguitò a pulire il paiolo, e sì che
conosceva il suo uomo come se fosse il primo dei suoi figli.
Eppure non diedi l'allarme, come se sapessi che lo avrei salvato solo se
facessi tutto da me.....
[...]
.....Ma arrivammo insieme alle nostre fascine. Il gorgo era subito lì, dietro un
fitto di felci, e la sua acqua ferma sembrava la pelle di un serpente. Mio padre,
la sua testa era protesa, i suoi occhi puntati al gorgo ed allora allargai il petto
per urlare. In quell'attimo, lui ficcò il forcone nella prima fascina. e le voltò
tutte, ma con una lentezza infinita, come se sognasse. E quando l'ebbe voltate
tutte, tirò un sospiro che l'alzò di un palmo. Poi si girò. Stavolta lo guardai, e
gli vidi la faccia che aveva tutte le volte che rincasava da in festa con una
sbronza fina.
Tornammo su, con lui che si sforzava di salire adagio, per non perdermi d'un
passo, e mi teneva sulla spalla la mano libera dal forcone ed ogni tanto mi
grattava col pollice, ma leggero come una formica, tra i due nervi che abbiamodietro il collo."
il mare ora era uno sdegno amaro...
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martedì 23 marzo 2004 - ore 15:21
Necrologio
(categoria: " Vita Quotidiana ")
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una fata zoppicante
volava qui e la'
con un colpo fendente
essa mai piu volerà
asassino volante
hanno detto di me
poco, poco importante
in fondo che male c'è?
ho respirato polvere
che d'oro s'era vestita
d'una fata in cenere
di un ammissione mai pentita....
possa solo esplodere il silenzio
di un suono che pare FRASTUONO!
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martedì 23 marzo 2004 - ore 11:22
stanco del viaggio ricordo la terra
(categoria: " Vita Quotidiana ")
mesi fa...
Guardavo le stelle. Le guardavo cercando di carpire un qualsiasi loro segreto, una voce sospirata, una lacrima o un lamento, un sorriso o una risata. Ma la mia mente se ne stava a guardare la luna. La luna era così grassa quella notte. Piena di se, orgogliosa nel rinfacciare a tutti i piccoli puntini, la sua supremazia. Ma a me sembrava così delicata e dolce. Non poteva sembrarmi diversa da come la vedevo. Non poteva sembrarmi così cattiva come appariva ad uno sguardo distratto. La vedevo come una mamma amorevole che accudisce i suoi piccoli, le stelle e il mio sguardo raccolti in unico abbraccio di luce, fine luce soffusa. Mentre l’erba mi faceva da cornice io me ne stavo seduto a guardare l’arco del mondo che scende all’orizzonte. Mi sembrava di ricordare un aneddoto della mia infanzia. Chiesi a mio padre, forse, come si poteva vedere se il mondo era rotondo veramente. Mi rispose che bastava guardare l’orizzonte e concentrarsi su di esso e notare il cielo che ne scendeva al di sopra. Era semplice vedere che faceva un arco. Allora il mondo era tondo, e io lo vedevo. E mi sembrava di essere padrone del mondo. Io così piccolo potevo vedere che lui, il mondo così immenso, era rotondo. E la stessa sensazione l’avevo mentre ero seduto su quell’erba a vedere il cielo che finiva rotondo nell’orizzonte. Mi dava la sensazione di ritornare nudo e spoglio di tuitti i miei problemi da adulto, e di ritornare ad essere bambino ancora. È una esperienza libera, un emozione degna di un re. E io mi sentivo un re a tutti gli effetti. Io il re. La luna la mia regina. E possedevamo tutto il cielo e tutta la notte e tutta la terra rotonda e tutta l’erba verde.
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