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giovedì 27 maggio 2004
ore 10:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni. Quando piombi nella disperazione più cupa, ti si offre l’opportunità di scoprire la tua vera natura. Proprio come i sogni prendono vita quando meno te lo aspetti, così accade per le risposte ai dubbi che non riesci a risolvere. Lascia che il tuo istinto tracci la rotta per la saggezza, e fa che le tue paure siano sconfitte dalla speranza. La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino. E’ facile sfidare quel che non comporta alcun rischio. La scoperta di nuovi mondi non ti porterà solo felicità e saggezza, ma anche tristezza e paura: come puoi apprezzare la felicità, senza sapere che cos’è la tristezza? come puoi raggiungere la saggezza, senza affrontare le tue paure? alla fine, la grande sfida della vita consiste nel superare i nostri limiti, spingendoci verso luoghi in cui mai avremmo immaginato di poter arrivare. I sogni sono fatti di tanta fatica. Forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: “Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”.
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giovedì 27 maggio 2004
ore 08:40 (categoria:
"Riflessioni")
E' importante diventare forti. Quando si e' forti anche la vostra tristezza diventera' fonte di nutrimento e le cose che vi fanno soffrire vi aiuteranno a purificare la vostra vita. Solo quando si tocca il fondo della sofferenza e ci si sente schiacciati dal dolore, si inizia a capire il vero significato della vita. Proprio perche' si prova una tale sofferenza diventa imperativo continuare a vivere: cio' che importa e' non smettere mai di avanzare. (Daisaku Ikeda)
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mercoledì 12 maggio 2004
ore 08:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Medaglia d'argento... ESTATE
La campagna a destra dell'argine e' un catino dicalore. Il sole estivo spacca. L'acqua verde del fiume e' leggermente increspata da una debole brezza che non riesce a mitigare l'afa del primo pomeriggio. Il cielo, grigio dal gran caldo, e' attraversato da qualche nuvola solitaria, che nulla promette e per questo nulla mantiene. Le cicale mi accompagnano col loro canto piacevole e ininterrotto, dando il ritmo alla mia pigra pedalata. Di tanto in tanto passo sotto all'ombra di un pioppo e godo dell'invitante e temporanea frescura mentre i fiori di sambuco profumano l'aria. Quasi quasi mi fermo, ma se mi fermassi, interromperei probabilmente quell'accavallarsi di meravigliose e pacifiche sensazioni di cui il mio corpo e la mia anima si stanno beando. Meglio continuare a pedalare e lasciare che i pensieri passino come le nuvole, si infrangano nella mente come onde sulla battigia, dissolvendosi e portando con se' tutti gli spiacevoli effetti collaterali che sono soliti causare. Non ho bisogno di loro, sto bene così, anche se inevitabilmente arrivano. Quando sono solo, nel silenzio, mi si presenta davanti la mia vita. Ed alzarmi in piedi sui pedali per spingere piu' forte non serve: magari la distanzio un attimo ma la vita mi sta incollata addosso. Meglio così, pedalare mi fa sentire vivo, faticare mi fa sentire vivo, stare da solo mi fa sentire vivo. Non sento la stanchezza, il caldo non mi da' fastidio e non sono tormentato da sete o fame. Quando arrivero' mi berro' una bella birra fresca, riempiro' la borraccia d'acqua e faro' un bel bagno. Sto andando in spiaggia, e quasi sicuramente arrivero' prima dei miei vicini che sono partiti per la stessa mia destinazione, ma rinchiusi in quella maledetta scatola di latta che è l'automobile: uno dei cancri del nostro tempo. La gente ci nasce dentro, ci vive dentro e molto spesso ci muore dentro. Me li immagino in una coda chilometrica, sotto il sole cocente, soffocati dai gas di scarico e dai vapori del bitume rovente, ad imprecare contro quelli che come loro si sono messi in viaggio tutti alla stessa ora e per la stessa destinazione. Poveri cristi che pena mi fanno. Io invece me la sto godendo come non mai. Vado piano ma non mi fermo, non trovo colonna, e anche se la trovassi, agilmente sulla mia due ruote avrei la meglio, sorpassandola. Quando pedalo non mi puo' fregare di meno di chi sta al governo, se la mia squadra del cuore perde o vince, se le tasse aumentano o se il "Bartali" di turno mi sorpassa con sguardo irridente, poveretto, quanti ce ne sono come lui che il sabato o la domenica inforcano la bici per emulare "Re Leone" o il "Pirata" (pace all'anima sua), che lottano col cronometro, a testa bassa, duri. Si perdono il gusto della bici, quello che la bici deve significare: due ruote di liberta'. Mi piace pedalare, ma anche guardarmi intorno. Se voglio mi fermo, altrimenti continuo a far girare le ruote, lentamente o velocemente, non importa: assaporo la Natura che mi circonda.
(Massimo)
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martedì 11 maggio 2004
ore 18:37 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Se ci fosse un uomo un uomo nuovo e forte forte nel guardare sorridente la sua oscura realtà del presente.
Se ci fosse un uomo forte di una tendenza senza nome se non quella di umana elevazione forte come una vita che é in attesa di una rinascita improvvisa. Se ci fosse un uomo generoso e forte forte nel gestire ciò che ha intorno senza intaccare il suo equilibrio interno forte nell'odiare l'arroganza di chi esibisce una falsa coscienza forte nel custodire con impegno la parte più viva del suo sogno se ci fosse un uomo.
Questo nostro mondo ormai è impazzito e diventa sempre più volgare popolato da un assurdo mito che è il potere.
Questo nostro mondo è avido e incapace sempre in corsa e sempre più infelice popolato da un bisogno estremo e da una smania vuota che sarebbe vita
se ci fosse un uomo...
Allora si potrebbe immaginare un umanesimo nuovo con la speranza di veder morire questo nostro medioevo.
Col desiderio che in una terra sconosciuta ci sia di nuovo l'uomo al centro della vita.
Allora si potrebbe immaginare un neo rinascimento un individuo tutto da inventare in continuo movimento.
Con la certezza che in un futuro non lontano al centro della vita ci sia di nuovo l'uomo.
Un uomo affascinato da uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da corpi e da anime gioiose che sanno entrare di slancio nel cuore delle cose.
Popolato di fervore e di gente innamorata ma che crede all'amore come una cosa concreta.
Popolato da un uomo che ha scelto il suo cammino senza gesti clamorosi per sentirsi qualcuno.
Popolato da chi vive senza alcuna ipocrisia col rispetto di se stesso e della propria pulizia.
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da un uomo talmente vero che non ha la presunzione di abbracciare il mondo intero.
Popolato da chi crede nell' individualismo ma combatte con forza qualsiasi forma di egoismo.
Popolato da chi odia il potere e i suoi eccessi ma che apprezza un potere esercitato su se stessi.
Popolato da chi ignora il passato e il futuro e che inizia la sua storia dal punto zero
Uno spazio vuoto che va ancora popolato.
Popolato da chi é certo che la donna e l'uomo siano il grande motore del cammino umano.
Popolato da un bisogno che diventa l'espressione di un gran senso religioso ma non di religione.
Popolato da chi crede in una fede sconosciuta dov'é la morte che scompare quando appare la vita.
Popolato da un uomo cui non basta il crocefisso ma che cerca di trovare un Dio dentro se stesso.
G.G.
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martedì 11 maggio 2004
ore 11:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Oggetti e desideri esistono tanto in me che negli altri... tu non sei un'eccezione... se pensi di esserlo sappi che questo e' il modo di pensare della mente comune, saper di essere ordinari e' la cosa piu' straordinaria del mondo...
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mercoledì 5 maggio 2004
ore 13:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 5 maggio 2004
ore 09:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Non so come fare ma so che troverò il modo"; così disse per non mancare già prima di cominciare.
Di giorno sognava e di notte volava; come un pipistrello, ascoltando gli abitanti del piccolo mondo che la guardavano da giù. Un continuo rumore senza significato alcuno se non quello del rumore stesso che si adagiava come fosse un tendone da circo su tutti e tutto, coprendo chissà quali sorprese e grandiosità. Una folle curiosità, è vero ma come fare ad entrare sotto al tendone se non pagando un biglietto o conoscendo quell'infame del clown che sta all'ingresso. E poi innanzitutto bisogna scendere in strada e farsi riconoscere da tutti; non sarà facile....
Di tanto in tanto si vede qualcuno uscire dal tendone con in mano un oggetto e sperando d'intravedere la sua faccia e leggere dalla sua espressione furbina i contenuti di quei rumori, di quei giochi, il tempo tiranno lo portava via. La delusione che ne veniva fuori era subito colmata dalla vivace curiosità che i lampi di luce sotto il tendone si espandevano come delle supernove nell'universo che ci circonda...
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mercoledì 28 aprile 2004
ore 11:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La Parata delle Maschere
Ascoltate ciò che non dico, ve ne prego ! Non siate ingannati dal mio viso, io porto mille maschere e nessuna è il mio vero io. Non lasciatevi ingannare, nel nome di Dio, ve ne prego. Vi do l'impressione di essere sicuro di me, pieno di fiducia e di tranquillità, che non ho bisogno di nessuno. Non credetemi. Sotto questa maschera si cela il mio vero io confuso, spaurito, isolato. E' per questo che mi creo una maschera, per nascondermi, per proteggermi dallo sguardo che vede, nonostante quello sguardo si precisamente la mia salvezza. A condizione che io l'accetti, se contiene dell'Amore, è la sola cosa che mi può liberare dai muri della prigione che io stesso ho eretto. Ho paura di non valere niente, di non essere buono a niente, e che voi lo vediate e mi rigettiate. Allora comincia la parata delle maschere. Io parlo con voi, e vi dico tutto ciò che non è niente e niente di ciò che per me è tutto e che piange in me. Vi prego, ascoltatemi con dedizione e cercate di sentire tutto ciò che non vi dico. Ho veramente bisogno di essere sincero, autentico, di essere me stesso. Ma ha bisogno del vostro aiuto. Bisogna che mi tendiate la mano. Ogni volta che siete aperti, dolci e incoraggianti, ogni volta che vi sforzate di comprendermi per vero interesse, il mio cuore possiede delle ali, delle ali molto fragili, ma pur sempre delle ali. Con la vostra sensibilità, la vostra simpatia, la vostra potenza di comprensione, solo voi potete liberarmi dalla mia incertezza, dalla mia prigione solitaria. Ciò non è facile per voi, perchè più vi avvicinate, più io mi difendo. Ma si dice che l'Amore è più forte dei muri di una prigione, e in ciò riposa la mia speranza. Tentate con tutte le forze, ve ne prego, di fare cadere questi muri, ma con dolcezza, poichè un bambino è molto sensibile. Ma chi sono io? Ve lo stavate chiedendo? Sono qualcuno che conoscete molto bene! Io sono ogni uomo, e io sono ogni donna che voi incontrate. E sono anche te stesso.
"Anonimo"
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martedì 20 aprile 2004
ore 10:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Vidi una ragazzina seduta tutta sola nel parco. Tutti le passavano vicino e non si fermavano per scoprire perché sembrasse così triste. Indossava un vestito rosa logoro, scalza e sporca, sedeva e guardava la gente passare. Non provava mai a parlare. Non diceva una parola. Molti le passavano vicino, ma nessuno si fermava. Il giorno dopo decisi di tornare al parco per curiosità, per vedere se la ragazzina stava ancora lì. Sì, era lì, proprio nello stesso posto dov'era il giorno prima, e ancora con lo stesso sguardo triste negli occhi. Quel giorno ero decisa a fare qualcosa ed avvicinarmi alla ragazzina. Che, come tutti sappiamo, un parco pieno di gente strana non è il posto giusto dove dei bambini possano giocare soli. Nell'avvicinarmi notai la parte posteriore del vestito della ragazzina. Aveva una forma grottesca. M'immaginai che fosse quella la ragione per cui la gente passava e non faceva lo sforzo di parlare con lei. Le deformità sono un colpo basso nella nostra società, e il cielo vieta di fare un passo verso di esse e assistere qualcuno che è diverso. Avvicinandomi ancora, la ragazza abbassò appena gli occhi per evitare il mio sguardo. Da vicino potei vedere più chiaramente la forma della sua schiena. Aveva la forma orribile di una gobba esagerata. Sorrisi per farle capire che era tutto ok; ero lì per aiutarla, per parlare. Mi sedetti accanto a lei e esordii con un semplice "ciao". La ragazzina sembrò colpita, e balbettò un "salve" dopo avermi a lungo fissato negli occhi. Sorrisi e anche lei sorrise timidamente. Parlammo finché venne sera, e il parco fu completamente vuoto. Chiesi alla ragazza perché fosse così triste. Lei mi guardò e con tristezza disse "perché sono diversa". Immediatamente risposi "lo sei!"; e sorrisi. La ragazzina sembrò ancora più triste e disse "lo so". "cara," dissi, "mi sembri un angelo, dolce ed innocente". Mi guardò e sorrise, poi si alzò in piedi lentamente e disse "davvero?" "sì, sei come un piccolo angelo custode mandato a prenderti cura della gente che passa". Annuì con la testa, e sorrise. Così facendo aprì la parte posteriore del suo vestito rosa e lasciò uscire le sue ali. Poi disse "lo sono". "sono il tuo angelo custode" con un luccichio negli occhi. Rimasi senza parole - di certo stavo avendo un'allucinazione. Disse "per una volta hai pensato a qualcuno oltre a te stessa. Il mio lavoro qui è finito." Mi alzai in piedi e dissi "aspetta, perché nessuno si è fermato per aiutare un angelo?" Mi guardò, sorrise, e disse "sei l'unica che possa vedermi" e poi se ne andò.
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martedì 20 aprile 2004
ore 10:12 (categoria:
"Poesia")
Il principe
Volevamo costruire assieme una casa bella e tutta nostra alta come un castello per guardare oltre i fiumi e i prati su boschi silenti.
Tutto volevamo disimparare ciò che era piccolo e brutto, volevamo decorare con canti di gioia vicinanze e lontananze, le corone di felicità nei capelli.
Ora ho costruito un castello su un'estrema e silenziosa altura; la mia nostalgia sta là e guarda fin alla noia, ed il giorno si fa grigio - principessa, dove sei rimasta?
Ora affido a tutti i venti i miei canti arditi. Loro devono cercarti e trovarti e svelarti il dolore di cui soffre il mio cuore.
Devono anche raccontarti di una seducente infinita felicità, devono baciarti e tormentarti e devono rubarti il sonno - principessa, quando tornerai?
H.Hesse
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