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martedì 15 giugno 2004
ore 13:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
ANONIMATO Chi frequenta le chat line, pur potendo inferire alcune informazioni relative allo status socioeconomico degli altri, generalmente non sa nulla delle persone con cui interagisce: ognuno è conosciuto ed identificato per mezzo di un soprannome (nickname) e può descrivere se stesso in modi differenti secondo le situazioni. Il nome, il genere, la razza, l’aspetto fisico sono caratteristiche difficilmente modificabili nella vita "reale". In IRC, invece, diventano aspetti provvisori ed immateriali di un’identità mutevole con cui è finalmente possibile giocare e sperimentare...
CYBERSEX
La quasi totalità dei canali IRC e dei MUD esistenti offre agli utilizzatori della rete la possibilità di praticare sesso on-line con partner virtuali.
Nell’ambiente elettronico i confini che separano quello che è lecito, morale, accettabile da quello che non lo è diventano labili ed evanescenti e gli individui si sentono liberi di manifestare anche quei desideri che nella vita reale sono costretti a censurare e reprimere. Questa situazione può essere sfruttata favorevolmente non solo da chi intende sperimentare modi di fare sesso diversi da quelli solitamente praticati, ma anche da chi, almeno nello spazio virtuale, vuole ignorare quei tabù o quelle convinzioni morali che gli impediscono di vivere una vita sessuale totalmente appagante.
R.B.Hamman (http://www.socio.demon.co.uk/home.html), studioso di scienze sociali e comunicazione all’Università dell’Essex nel Regno Unito, ha condotto una serie di ricerche nelle chat rooms dell’AOL (America Online) per cercare di definire il fenomeno del cosiddetto "cybersex".
Dai risultati di queste ricerche sembra che due siano le principali forme di sesso virtuale praticate negli ambienti elettronici (siano essi canali IRC, MOO o MUD, chat rooms dell’AOL):
Masturbazione interattiva mediata dal computer Narrazione di storie a sfondo erotico con l’intento di eccitare il partner Secondo quanto emerso dalle interviste condotte durante questa ricerca, l’asettico ambiente virtuale, riducendo la coscienza di sè e le inibizioni degli individui, può essere il contesto ideale per rapporti sessuali anche molto trasgressivi ed appaganti. Mentre stimola la fantasia ed un forte coinvolgimento cerebrale, però, la mediazione del computer può; anche rappresentare un ostacolo al raggiungimento del piacere perchè implica la totale assenza del corpo, della voce e del profumo del partner. Per sopperire a questa eccessiva povertà di elementi fisici, spesso, gli amanti virtuali si spediscono fotografie erotiche e terminano il loro rapporto parlandosi attraverso il telefono.
Per la maggior parte delle persone, probabilmente, il sesso virtuale è solo un’attività divertente che non implica assunzione di responsabilità e coinvolgimento sentimentale verso il partner.
Ma il cybersex può anche essere un prezioso strumento di emancipazione e conoscenza di se stessi. Il sesso, pur facendo parte della sfera privata, è regolato da norme sociali molto severe e talvolta restrittive anche nella società contemporanea. Delusioni, esperienze negative, paura di contrarre malattie a trasmissione sessuale, convincimenti morali o religiosi sono fattori che possono inibire il desiderio e condurre ad un’inattività forzata le persone più influenzabili o deboli. Il cyberspazio dà a queste persone la libertà di cui hanno bisogno per esplorare i molteplici aspetti della loro personalità, compresi quelli che normalmente censurano in modo più o meno inconsapevole.
Ecco che, paradossalmente, possono essere totalmente sè stessi grazie al supporto di una tecnologia. E’ il compimento di una profezia?
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martedì 15 giugno 2004
ore 12:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Tutto tace... e se non ci penso neanche me ne accorgo!
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lunedì 14 giugno 2004
ore 08:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un giorno mi sono svegliata... ma io, non ero io, ero loro o forse loro volevano essere me, me e la mia vita. Ho gridato, ho pianto - Voglio la mia vita!- Non sapevo che cosa era la mia vita, ma la volevo, la volevo disperatamente. Un giorno mi sono svegliata... ma io, non ero io, ero loro, ero gli altri, ero lui o forse lui voleva essere me me e la mia vita. Ho lottato, ho cercato - Voglio me stessa!- Non sapevo chi ero ma volevo essere, volevo essere disperatamente. Un giorno mi sono svegliata... e io, ero io. (Anna Lamo)
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giovedì 10 giugno 2004
ore 10:40 (categoria:
"Poesia")
Burattino
Cammino a ritroso sospesa come burattino ad un gracile filo che non sa più reggere la mia noiosa gravosità Frammenti di scene tratte dai film della mia esistenza mi precedono sulla strada mi seguono calpestando la mia ombra impalpabile impalpabili Tutto ruota intorno a me in un vortice di sentimenti mai palesati Quest'odore di noia mi da la nausea Vorrei vomitare tutte le mie paure ma non ci riesco e restano lì in qualche angolo oscuro delle mie viscere
(Marcella Boccia)
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giovedì 10 giugno 2004
ore 10:13 (categoria:
"Poesia")
Lunario
Foglio dopo foglio, si consuma svogliato un mese dopo l'altro, un altro anno andato.
Giorno dopo giorno, del vivere una scusa, come una penna nuova che resta sempre chiusa.
Ancora un altro giorno, ancora un altro mese , le lune e le stagioni attendono protese.
Del cuore un nuovo corso, del vivere un motivo, rimedio tanto atteso: sentirmi ancora vivo. (Lupodimare)
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mercoledì 9 giugno 2004
ore 09:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Il tappo
Immaginate una bottiglia di vino posata su una fonte luminosa. Dentro c'e' una falena. La bottiglia non ha tappo e la falena puo' scappare quando vuole. Ma non scappa. Non vede che la bottiglia e' aperta perche' sta sul fondo, mesmerizzata dalla luce. Cosi', alla fine muore, ancora inconsapevole del fatto che per tutto il tempo la porta verso l'infinito e' rimasta aperta. Al posto della falena mettici la stirpe umana. La nostra "luce", la forza ipnotica che ci trattiene sul fondo di una bottiglia aperta e' rappresentata dall'invasione dei messaggi relativi a cio' che si puo' e cio' che non si puo' fare, cio' che si deve e non si deve fare. La bottiglia e' tutto cio' che esiste. Questi messaggi aumentano costantemente l'energia che rinvigorisce la luce e svigorisce la gente. Siamo il genio nella bottiglia ed e' arrivato il momento di scappare. Il tappo non c'e' mai stato, ci hanno solo fatto credere con l'inganno che ci fosse. (David Icke)
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giovedì 3 giugno 2004
ore 13:47 (categoria:
"Riflessioni")
Quando l'amore vi chiama, seguitelo. Anche se le sue vie sono dure e scoscese. E quando le sue ali vi avvolgeranno, affidatevi a lui. Anche se la sua lama, nascosta tra le piume,vi può ferire. E quando vi parla, abbiate fede in lui, anche se la sua voce può distruggere i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
Poichè l'amore come vi incorona così vi crocifigge. E come vi fa fiorire così vi reciderà.
Gibran Kahlil Gibran
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giovedì 3 giugno 2004
ore 13:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Silenzi superbi, lontani,indifferenti, pensieri persi in dialoghi con il mio io quante domande affollano la mia mente, la voce non ha più risposte svanisce anche il sussurro del vento al richiamo dei ricordi Soffusi volti di donna un tempo miei si accompagnano al silenzio del mio cuore che non ascolta più l’amore.
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giovedì 3 giugno 2004
ore 13:41 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ho ancora tanto desiderio di crederti di crederci... ma i ricordi s’annullano davanti ai miei occhi... il cuore chiama la ricerca di Te vuole il tuo abbraccio che un tempo lo riscaldava, vogliono i miei occhi il tuo sguardo profondo e innamorato poi mi rendo conto che tu sei già andata via senza accorgertene,impunemente colpevole. Sei ormai molto lontana, e la tua immagine non è più la stessa non più parole sincere e sapevi che odiavo la finzione; e nemmeno l’amore è per me e non lascio che tormenti ancora la mia anima con i suoi richiami disperati.
BY FERRUCCIO
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martedì 1 giugno 2004
ore 13:50 (categoria:
"Poesia")
Angolo
Vorrei regalarti un piccolo pensiero di sincerità certamente cadrà nell'angolo giusto del te che mi mostra nei giorni, di aver fatto un piccolo spazio Hai spostato le cose di sempre, hai trovato un piccolo posto nel guazzabuglio di te, dentro il ripostiglio che ognuno porta dentro. In quel posto voglio metterci una mia piccola cosa, il desiderio di vederti, la paura di perdere il fascino di una donna splendidamente sconosciuta e vicina.
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